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Formicone
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E-book64 pagine32 minuti

Formicone

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Info su questo ebook

“La comedia per el subiecto, compositione e recitanti fu bellina, et serìa stata onorevole in una sala grande apparata”. Con queste parole Isabella d'Este testimonia la nascita della commedia regolare in lingua italiana. È il 12 novembre 1503 e a Mantova è appena andato in scena il Formicone del giovane Publio Filippo, tratto da Apuleio. La novità arriverà presto alla corte estense di Ferrara, dove lavora Ludovico Ariosto, e, a seguire, nel resto d'Italia, avviando la ricchissima stagione della commedia cinquecentesca.
A cura di Daniele Lucchini.

La versione in brossura è ordinabile dal sito di Finisterrae.
LinguaItaliano
Data di uscita16 mag 2016
ISBN9781326656201
Formicone
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    Anteprima del libro

    Formicone - Publio Filippo Mantovano

    Colophon

    Finisterrae 31

    Prima rappresentazione: Mantova, 1503

    Prima pubblicazione: Venezia, 1527

    Prima volta in Finisterrae: 2012

    A cura di Daniele Lucchini

    In copertina: Daniele Lucchini

    Teatro all'Antica di Sabbioneta, 2010 (particolare)

    © 2012 Daniele Lucchini, Mantova

    www.librifinisterrae.com

    Tutti i diritti riservati

    ISBN: 9781326656201

    Epigrafe

    Se mi presterai il tuo benevolo orecchio te lo accarezzerò col divertente mormorio della mia storia.

    Apuleio, Metamorfosi

    Prefazione

    La comedia per el subiecto, compositione e recitanti fu bellina, et serìa stata onorevole in una sala grande apparata.¹

    Così il 12 novembre 1503 Isabella d'Este, marchesa di Mantova, scrive al marito Francesco Gonzaga, poche ore dopo aver assistito ad una rappresentazione tratta da una novelletta di Apuleio e messa in scena a corte dagli scollari dell'umanista Francesco Vigilio, già da un anno insegnante alle dipendenze della famiglia. La marchesa precisa tra l'altro di avere apprezzato in special modo l'interpretazione del servo fatta dal figlio del massaro generale, suggerendo di servirsene ancora per future commedie a corte.

    La commedia in questione s'intitola Formicone ed è opera di un giovane autore dilettante che ruota attorno all'ambiente gonzaghesco, Publio Filippo Mantovano, del quale nulla si conosce se non questa attribuzione.

    L'interesse per la cosa potrebbe fermarsi qui e rimanere circoscritto ad archivisti e studiosi specializzati nella storia del teatro rinascimentale di corte, se non fosse che al Formicone spetta l'onorevole primato di essere la prima commedia regolare mai scritta e rappresentata in lingua italiana.

    Imitazione e originalità: la trama

    La trama è piuttosto classica, quasi uno stereotipo. Barbaro, marito geloso, incarica il proprio servo Formicone di vigilare su sua moglie Polifila, dovendosi egli assentare per un viaggio d'affari. Ne approfitta Filetero, spasimante ricambiato di Polifila, che con la complicità del parassita Licopino riesce a corrompere Formicone e a darsi sollazzo con la concupita. Sul più bello Barbaro ritorna e, scoperto che qualcuno ha avuto accesso alla camera della sposa, si appresta a far bastonare il fallace custode. Quando ormai per il poveretto la situazione sembra irrimediabilmente compromessa, Filetero con l'inganno riesce a darla a bere a Barbaro e a liberare Formicone da castigo certo.

    Il soggetto, come anticipato sopra, è la rielaborazione di un racconto contenuto nelle Metamorfosi di Apuleio (IX, 17-21), dal quale derivano anche i nomi dei personaggi principali: Barbaro, invariato, Filetero, Filesitero in Apuleio, Formicone, il corrispondente greco Mirmece in Apuleio. Non casuale corrispondenza di carattere ironico vi è anche tra i due nomi d'origine greca della moglie di Barbaro: nelle Metamorfosi Arete, vale a dire virtù e, quindi per estensione, anche virtuosa; nel Formicone Polifila, cioè amante di molti.

    Invenzione del Mantovano è però

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