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Ma il burro lo stavo mangiando io!
Ma il burro lo stavo mangiando io!
Ma il burro lo stavo mangiando io!
E-book45 pagine41 minuti

Ma il burro lo stavo mangiando io!

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Info su questo ebook

Attraverso due giornate della propria vita, in un momento particolarmente difficoltoso e intenso, l’autrice Bibì Zarco racconta le lotte quotidiane toccando il passato e visualizzando il futuro. Un futuro che ha deciso con forza di scegliere e di costruire resistendo alle difficoltà del presente.
E così accade che Bibì…
Tanti luoghi comuni in questo ebook vengono sfatati, quelli che sono animati da positività e, viceversa, quelli che non lasciano presagire nulla di buono ma che anzi provocano ciò che temono.
Rimane la determinazione, oltre che la consapevolezza, a non essere nel profondo ciò che sembriamo in superficie. E diventa centrale e preponderante la voce profonda che ci vuole speciali, che ci crede unici al mondo.
E così accade che Bibì…
LinguaItaliano
Data di uscita6 dic 2012
ISBN9788898041008
Ma il burro lo stavo mangiando io!
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    Ma il burro lo stavo mangiando io! - Bibì Zarco

    Ma il burro lo stavo

    mangiando io!

    Bibì Zarco

    Copyright © 2012 OFFICINE EDITORIALI

    ISBN: 978-88-98041-00-8

    Questo ebook è rilasciato con licenza CREATIVE COMMONS ATTRIBUZIONE – NON COMMERCIALE – NON OPERE DERIVATE 3.0 il cui testo è disponibile all'URL:

    http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

    Ogni copia del presente ebook priva di questa nota è da ritenersi contraffatta

    info@officineditoriali.com

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    Ebook by: Officine Editoriali

    In copertina: illustrazione di Matteo Ricciardi

    Elaborazione grafica copertina: Officine Editoriali

    SOMMARIO

    Introduzione

    Roma 28 Marzo 2009

    Isola Liri 28 Maggio 2011

    31 Luglio 2012

    11 Ottobre 2017

    Appendice

    Introduzione

    Per presentare il lavoro di Bibì Zarco Ma il burro lo stavo mangiando io! è utile definire il contesto dal quale nasce.

    In Italia i numeri sono tanto impietosi quanto eloquenti: esiste, accanto a quella dei giovani o delle donne, un'altra categoria di persone a un passo dal baratro a causa della mancanza di lavoro.

    Si tratta della categoria degli ex lavoratori con più di 40 anni, senza lavoro, senza alcuna forma di sostegno al reddito e ancora troppo lontani dalla pensione: troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione. Non stiamo parlando di un problema marginale. Stiamo parlando di 1.500.000 persone il cui decorso, una volta perso il posto di lavoro, assomiglia a un calvario. Una persona over 40 che cerca lavoro infatti deve percorrere una specie di Via Crucis le cui tappe sono rappresentate dai Centri per l’impiego, dai corsi di formazione, dalle agenzie interinali e dall’invio di inutili curriculum. Durante questo surreale itinerario della disperazione alla ricerca di un lavoro qualsiasi il processo di degrado non si limita alla sfera materiale: la famiglia si sfalda e introduce all’ultima e più dolorosa stazione rappresentata dal collasso psicologico e dalla morte sociale che, non di rado, anticipa quella fisica.

    Non sembri un’esagerazione: nel 2010 ci sono stati in Italia 357 casi di suicidi variamente riconducibili alla perdita del lavoro; molti riguardano disoccupati in età matura. Ma queste sono solo aride cifre, le stesse cifre utilizzate dagli addetti ai lavori, psicologi cognitivisti, giuristi del lavoro, esperti del ricollocamento i quali, in definitiva, non fanno che ripetere la medesima cosa: la società è cambiata e la forza delle cose impone che il singolo soggetto si adatti o perisca. Si tratta di una dichiarazione d’impotenza che sconfina nel darwinismo sociale.

    Tuttavia dal calderone ribollente di queste chiacchiere circa il problema della disoccupazione e delle sue terribili conseguenze, di tanto in tanto emerge una testimonianza autentica: una testimonianza il cui valore aggiunto riguarda il fatto che finalmente si discute non del tema ma dal tema. Ricordo di avere letto un romanzo alcuni anni fa che mi colpì molto. Si tratta de Il mondo deve sapere di Michela Murgia. Quel romanzo o meglio testimonianza ambientato in un call center fu decisivo perché emergesse con forza il problema del precariato giovanile.

    Ne seguirono altri come Mi chiamo Roberto ho 40 anni, guadagno 350 euro al mese… di Aldo Nove, ed altri autori come Giorgio Falco o Andrea Baiani, cominciarono a segnalare l’esistenza di un fenomeno così diffuso da essere trasversale a tutte le fasce di età.

    Ora io sono sicuro che Ma il burro lo stavo mangiando io! abbia tutte le carte in regola per inserirsi nel solco di questa corrente letteraria che va consolidandosi. È infatti una testimonianza shock che ci permette, come

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