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Ecommerce book 2017

Ecommerce book 2017

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Ecommerce book 2017

Lunghezza:
128 pagine
2 ore
Pubblicato:
6 mag 2016
ISBN:
9786050431964
Formato:
Libro

Descrizione

Come impostare una strategia? Come creare contenuti? I social servono o no a vendere? Come vendere alimentari, ebook, vino e altro? Quali forme di ecommerce esistono? Quali sono le visioni del futuro della vendita online e offline?

Questo libro è una raccolta – ragionata, aggiornata e in ordine logico – di articoli sull'ecommerce, apparsi sul mio blog [mini]marketing, negli ultimi 24 mesi. Contiene idee, suggerimenti, visioni, suggestioni, commenti, analisi sul mondo del commercio elettronico, ma anche del digital e della vendita in generale.
Il tutto visto da uno che ha accumulato 15 anni di esperienza sul campo con grandissime aziende, PMI e startup conseguendo fantastici successi e rovinosi fallimenti. Ma da ognuno ha imparato qualcosa su quella cosa in continua evoluzione chiamata ecommerce e vendita online.
Pubblicato:
6 mag 2016
ISBN:
9786050431964
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Ecommerce book 2017 - Gianluca Diegoli

Gianluca Diegoli

Ecommerce book 2017

I contenuti di questo libro e di minimarketing.it sono utilizzabili citando la fonte, come sempre.

Questo ebook è autopubblicato e autocorretto: perdonate eventuali errori di battitura.

Maggio 2016 - Aggiornato a gennaio 2017

UUID: ee61aff4-cf6c-11e6-8f71-0f7870795abd

Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

http://write.streetlib.com

Ringraziamenti

Questo non è un libro, ovviamente. È una raccolta di post già pubblicati su minimarketing.it, ricollocati in un ordine più o meno sensato. Ho deciso di non editarli, se non in minima parte, per lasciare intatto lo stile leggero del blog, che è forse quello che mi ha permesso di scriverci sopra per quasi dodici anni di fila. Non ha nemmeno la pretesa di essere un manuale di e-commerce, ma solo una lista di illuminazioni improvvise, impressioni scritte tra un treno e l'altro, segnalazioni di risorse. 

Vuole essere un piccolo generatore di suggestioni, idee e riflessioni che possono ispirare i progetti ecommerce di imprenditori e manager. Gli addetti ai lavori non ci troveranno verità rivelate, ma solo una personale visione, sulla quale mi aspetto che qualcuno non si ritroverà del tutto. Del resto, erano pubblicati online proprio per dare il via a una conversazione sui temi. Grazie di cuore a tutti quelli che da anni mi leggono, commentano, segnalano.

Come sempre, ci si legge al venerdì alle nove, per chi è tra i 4.000 iscritti alla blogletter.

Indice

Ringraziamenti

Aprire un e-commerce?

Fare e-commerce non è fare un sito e-commerce

​Perché un e-commerce non funziona

La metafora della centrale idroelettrica

La checklist, in sintesi

I cinque ostacoli da superare

Le cinque C fondamentali

Ricerche di mercato gratis

Rapportarsi con la realtà geografica

​Come possono (soprav)vivere i piccoli e-commerce?

C'è spazio per i piccoli? Amazon, la coda lunga e gli altri

Farsi trovare: la tassa di ingresso all'e-commerce

Creare contenuti per vendere meglio

Vendere con poche risorse

Imparare dalle televendite

Imparare dai supermercati

Troppa scelta, nessuna scelta

Ecommerce in abbonamento?

Vendere vino (e cose simili)

Vendere ebook e simili

Vendere cose inutili (ma carine)

Fare la spesa da Amazon Prime Now

La spesa (e tutto il resto) arriva a casa

Le quattro P di un negozio usabile

Usare i social media per l'ecommerce?

Social + commerce

Il social proof

Twitter?

La cassa è faticosa

Il conversational commerce via chat ci salverà dal checkout?

​Conversational e-commerce: il messaggio è il nuovo carrello

I clienti ritirano da soli

Packaging reloaded

Ecommerce e microimprese, un passato difficile e un futuro da costruire

Piccole produzioni alimentari e ecommerce

Profezie varie per il 2022

Trend e-commerce e retail da tenere d’occhio

Contatti

Aprire un e-commerce?

Lo devo fare davvero?

(Da un’intervista)

E-commerce: per tante aziende può essere la salvezza, per moltissime altre una condanna, soprattutto per le piccole/micro aziende, che spesso sperano di trovare la soluzione a tutti i loro problemi nell’apertura di uno shop online. Partendo dal presupposto che la piattaforma in se ha un costo, sia quel che sia, per fare in modo che qualcuno trovi l’e-commerce, bisogna comunicarlo. Credo che questo sia assodato. Ora, si può fare SMM, Web Adv, Social Adv, ecc, però tutto questo ha un costo. E da un conto veloce, questo costo NON è sostenibile da chi ha margini ridotti. Esattamente come per uno shop offline, sono necessari più o meno 2 anni di investimenti per conquistare il mercato. Cosa ne pensi?

Due o tre anni di ritorno dell’investimento sono la norma, online come offline: poi capita il prodotto o lo store particolarmente «virale», ma è l’eccezione, non la norma. Purtroppo nel mondo reale non è ancora così scontato che per vendere online serva promuoversi, e che lo shop è solo una condizione necessaria (ma nemmeno, a volte) ma non sufficiente per vendere. Io credo che non ci sia un’unica ricetta: ci sono realtà che con passione riescono attraverso i social media e la newsletter a trovare un loro pubblico, magari in maniera organica e pazientando, ma senza investire capitali, ma investendoci tempo e pensiero costante. In altri casi, se si hanno obiettivi più alti a livello di numeri, da Google e dall’advertising bisogna passare, come sempre, e se si vuole investire bene bisogna affidarsi a chi lo sa fare, e questo comporta un costo. Quindi, marcate stretto chi investe i vostri soldi, fatevi spiegare in parole povere. La mia ricetta è investire il più possibile in costi variabili all’inizio, che posso accendere e spegnere al volo. Store su shopify, bigcartel e simili o in marketplace, pubblicità a piccoli tentativi. Testate la temperatura dell’acqua, sbagliate spesso ma con poca «rovinosità», imparando dagli errori e dai primi clienti.

Purtroppo sono ancora troppi i webmaster o le web agency che hanno come unico obiettivo quello di vendere l’e-commerce, e non quello di portare il cliente sul web. Affidarsi ad un professionista non è sempre facile, quindi, per le aziende che non hanno (giustamente) le competenze per valutarlo. Ma qui siamo già molto avanti, abbiamo già deciso di aprire un e-commerce. Quando un amico, conoscente, ma anche un potenziale cliente, viene da me e mi dice: ho deciso di aprire un e-commerce, io gli rispondo: perché?. Il 99% delle volte non sono state fatte una serie di considerazioni che possono portare quella persona a cambiare idea. Molto spesso, semplicemente, non si valutano target e posizionamento, e ci si dimentica degli aspetti pratici dell’e-commerce: gestione del magazzino, degli ordini, delle spedizioni, e del supporto ai clienti. Hai riscontrato anche tu queste difficoltà nelle aziende italiane? Hai qualche consiglio?

Questo è il problema principale. non c’è mai un piano di marketing e vendita in questi e-commerce improvvisati. del resto, nemmeno nel piccolo commercio offline c’è quasi mai, e finché l’economia tirava e la concorrenza era limitata, si vendeva lo stesso. nell’e-commerce la concorrenza è alta, sempre. le agenzie molto spesso vendono — anche giustamente— la loro merce, la costruzione del negozio. sono imprese edili, non possono farti il piano marketing. e dall’altro lato, i consulenti per ragioni di budget non se ne possono occupare. se trovi una soluzione, dimmela.

Mi sembra che siamo perfettamente allineati, le aziende, che siano online o tradizionali, hanno bisogno di un piano marketing che supporti la loro attività. Per concludere, possiamo dare 3 spunti utili per le aziende che vorrebbero aprire un e-commerce?

1) Fare un minitest con possibili clienti, simulando il sito anche con fogli di carta e mockup: acquisterebbero? quali dubbi? quali aspettative?

2) Copiare dai migliori, modificando qualcosa per differenziarsi.

3) Non spendete nel sito e nel magazzino fino a che non avrete verificato il modello di business.

Fare e-commerce non è fare un sito e-commerce

E perché chi non lo capisce fallisce.

Se c’è una frase che mi sono stancato di ripetere (e ce ne sono, molte) è quella sopra. Lo scrivo per l’ultima volta. Uno shop non è un ecommerce. Un carrello non è un ecommerce. La newsletter è un ecommerce? Ecco, nemmeno un sito. Un e-commerce è un ecosistema, di cui il sito può essere o meno un componente. A volte non lo è, visto che i marketplace stanno ingoiando quote di mercato.

L’ecommerce di qualsiasi settore è commerce, prima di tutto. Il commercio online è un modello dinamico in cui si confrontano aggregatori, intermediari, facilitatori, creatori di contenuti, influenzatori di masse, concetti economici come il margine ottenibile e le economie di scala, concetti sociologici come il tipo di compratore, il suo comportamento e la sua nazionalità, un reticolo neurologico di touchpoint e informazioni da cui il compratore online attinge e da

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