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Su due piedi e quattro zampe - III edizione

Su due piedi e quattro zampe - III edizione

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Su due piedi e quattro zampe - III edizione

Lunghezza:
188 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
May 3, 2016
ISBN:
9788892606876
Formato:
Libro

Descrizione

"Purtroppo Andrea non annusa. Questo è il suo vero problema! Se annusasse di più avrebbe meno guai secondo me." Parola del cane Teodorico, Teo per gli amici, che si trova a dover affrontare grossi rischi per soccorrere il suo padroncino, Tommy, che è caduto nelle grinfie di due bulli, proprio quando gli amici di scuola sono tutti in vacanza e non lo possono aiutare, e i genitori... per carità, sarebbe davvero un bel guaio se lo venissero a sapere! Qualcuno che vorrebbe aiutarlo ci sarebbe, per dire la verità: una ragazzina italo-francese un po' sballata che si chiama Giselle e che è venuta a stare nella casa accanto. Ma quello che Giselle propone è veramente inaccettabile: un incantesimo da fare di notte in una tana segreta, seguendo le istruzioni di un vecchio, puzzolente e incartapecorito libro di magia. Roba da matti! Anzi, roba da femmine, secondo Tommy, eppure... Tommy e Teo trascinano il lettore in una coinvolgente avventura, alternandosi nella narrazione e svelando i loro pensieri e sentimenti. Questo libro è adatto per i ragazzi e per tutti coloro che amano gli animali.
Editore:
Pubblicato:
May 3, 2016
ISBN:
9788892606876
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Su due piedi e quattro zampe - III edizione - Giuliana Giusti Chines

Lucchesi

CAPITOLO PRIMO

Giovedì 14 luglio

Chi comanda di più?

Nel mio branco siamo in quattro.

Io sono il capo e mi chiamo Teo, Teodorico, Ilcane, Stupidabestiaccia e Saccodipulci.

Andrea è il mio migliore amico.

Si chiama anche: Quelfannullone, Quelperditempo e Quelbuonoannulla.

Poi ci sono: Mamma, Marianna, Cara, Signora, Quellascocciatrice, Quellabrontolona... e, per finire, Papà, Corrado, Caro, Signoraladino, Ilcomandino e Signornò.

Papà Corrado comanda su Andrea, Mamma Marianna comanda su papà e Andrea comanda su di me. Il capobranco però sono io.

Alla fine, mi chiedo, chi è che comanda di più in questo branco? Questo non l'ho ancora capito.

La mia vita la passo all'aperto in giardino e la notte dormo sul prato perché in casa non mi lasciano entrare. Ho una cuccia in giardino, che però è piena di pulci. Mi ci infilo dentro solo quando il cielo esplode e rimbomba per via del temporale.

Ogni sera sto col naso spiaccicato contro il vetro della portafinestra di cucina a guardare dentro perché aspetto il biscotto. Il biscotto me lo dà Marianna. Anche stasera sono qui che aspetto.

E' già un po' che aspetto, veramente, ma Marianna non viene.

Guardo e guardo dentro la stanza, ma riesco solo a vedere il didietro della testa di Corrado, che spunta dal divano, e le figure colorate della televisione di fronte a lui.

Di Marianna non c'è traccia. Ho proprio paura che se ne sia scordata del biscotto... e non vedo neppure Andrea. Mi sa che sta giocando nell'altra stanza con quella cosa che chiamano il computer.

Ah, no, invece mi sbagliavo! Ecco Marianna! Ora la vedo! E' entrata nella stanza e sta venendo proprio verso di me. Visto? Non dovrei essere così pessimista!

Oh, no! Dall'altra stanza è arrivato un urlo di Andrea e Marianna si è bloccata a mezza strada. Ce l'ho! Ce l'ho! Sono un GRANDE!!! E vaiii!!! Vai! Vaiiii!!! urla Andrea.

Vai subito a letto Andrea!!! E' l'ora di finirla con quel computer!!! risponde Marianna anche lei con un urlo.

Silenzio.

Poi si sente la vocina sottile di Andrea che implora: Ancora cinque minuti, per piacere!

Ma a questo punto si fa sentire forte e potente la voce del Signornò: Ubbidisci senza fare storie!

E la vocina di Andrea, ancora più implorante: Dai, per piacere, ancora un minutino, sto per battere il mio record!!!

Ma il Signornò tuona: Ubbidisci senza fare storie, ho detto!

Silenzio.

Poi Andrea entra nella stanza strascicando i piedi e fissando il pavimento. Quando Andrea strascica i piedi e fissa il pavimento significa che è molto triste. Ma è così presto! si lamenta E poi non devo mica andare a scuola domattina!

A scuola no! Ma c'è l'ALLENAMENTO, te ne sei scordato?

Andrea ODIA la parola ALLENAMENTO. Tutte le volte che qualcuno dice questa parola diventa tristissimo. In più Corrado ha una faccia serissima. E quando Corrado ha una faccia così seria è bene non insistere. Anche Andrea lo sa, infatti abbassa la testa, dà un calcio al gambo del tavolo e scompare su per le scale. Sospiro dal dispiacere perché non lo rivedrò fino a domattina.

Però, a questo punto, Mamma, Marianna, dovrebbe, finalmente, darmelo questo BISCOTTO!

Mi sbaglio o si sta avvicinando? Sì, sì arriva!

Eccola che arriva! EVVIVA!

Mi lecco le labbra, mugugno e dimeno la coda a girandola.

Ma il biscotto dov'è?

Marianna si è fermata dietro la finestra e mi sta guardando. Ma non vedo biscotti.

DOV'E' IL BISCOTTO?

NON C'E'???

Invece di darmi il biscotto Marianna urla: Vai subito via di lì Stupidabestiaccia che mi impiastricci il vetro col tuo naso umidiccio!

Ancora una volta sospiro dal dispiacere.

NIENTE BISCOTTO STASERA.

E allora me ne vado.

Che ci sto a fare qui?

Mi avvio mogio verso il cespuglio di gelsomino che è il mio posto preferito per dormire. Mi giro su me stesso un paio di volte per farmi il letto, poi mi sdraio sull'erba umida di guazza e mi metto a guardare la luna.

Stanotte la luna è così grossa e tonda che mi sembra si sia seduta sulla mia testa. Sembra un pallone gonfiato ed è così luminosa che le stelle non si vedono più.

Chiudo gli occhi e potrei benissimo mettermi a dormire, ma poi mi ricordo che non ho ancora cantato la mia canzone alla luna.

Tiro un lungo sospiro perché, veramente, sarei un po' stanco. Pazienza! Non posso dormire tranquillo se prima non canto alla luna. Mi rimetto a sedere, mi do una grattatina dietro l'orecchio, poi alzo il muso verso il cielo e comincio a cantare.

Ooohhh luuuuuuna lassuuuuuuù...

Che guuuuaaardi quaggiuuuuuù...

Saaaaai diiirmi un pooooo'

tuuuuuuuuu...

Chi cooooooomaaaanda

di piuuuuuuuù...?

L'approdo sul materasso

...sono vicino alla rete che delimita il campo.

Ho le scarpette da calcio ai piedi

e cammino con passi corti e impacciati

affondando nel terreno morbido.

Il sole manda macchie di

luce

a illuminare qua e là il viale alberato.

Mi volto a guardare il campo che ormai è deserto.

Tutti i miei compagni se ne sono già andati.

E' rimasto solo il mister che mi manda un saluto col braccio sollevato.

Lo saluto anch'io e improvvisamente

LI VEDO.

Sono ancora lontani,

per ora sono solo due figure indistinte, che però si stanno avvicinando

a vista d'occhio.

DEVO FUGGIRE!!!

Cerco di mettermi a correre

ma le mie gambe si incollano al terreno.

Sono diventate pesanti come macigni e il cuore ha cominciato

a battermi all'impazzata.

E intanto QUEI DUE hanno già dimezzato la distanza

e si avvicinano

con la velocità del vento.

Sono ormai così vicini

che sento il loro fiato sul collo. Quello coi capelli color paglia,

le mutande gialle

che spuntano dai pantaloni col cavallo a mezza coscia

e la faccia piena di foruncoli e piercing, uno sul sopracciglio,

uno sulla bocca, tre sull'orecchio, uno sotto il naso,

è ormai a pochi passi da me.

Finalmente le mie gambe si staccano dal terreno.

Muovo qualche passo in avanti, ma il biondo è ormai appiccicato alla mia schiena

e corre infilando le sue gambe sotto le mie.

L'altro, quello basso, anche lui pieno di piercing

e coi capelli neri,

mi sta superando di lato.

Si volta verso di me e sogghigna.

Il mio cuore è impazzito .

Mi getto in avanti, disperato.

I miei piedi perdono la presa sul terreno e cado di schianto

giù per un baratro senza fondo.

La testa mi si svuota di colpo e lo stomaco mi balza in gola.

Cerco di urlare ma la voce non esce

e poi...

Finalmente approdo sul materasso col cuore che mi batte all'impazzata.

Mamma mia, che paura! Menomale che era solo un sogno. Il solito incubo.

E menomale che Teo si è messo a ululare e mi ha svegliato! Una volta tanto mi ha fatto proprio un piacere. Però, ormai che mi sono svegliato, di sicuro non mi riaddormento più.

Che ore sono?

Le dieci, quarantaquattro minuti e cinquantasette secondi. Ci vorranno secoli prima che arrivi domattina.

E' inutile che chiuda gli occhi, tanto ormai non dormo. Non serve neanche infilare la testa sotto il cuscino... e neppure rigirarmi a pancia in giù.. né tirare i piedi fuori dalle lenzuola... né mettermi sul fianco destro... né su quello sinistro... né buttare la testa giù dal letto... posso stare a rigirarmi tutta la notte, ma il problema non si risolve.

A meno che non trovi il sistema di non andare più a quello schifo di allenamento. Ma come faccio?

Non è che non ci abbia provato, ma ormai mi sono già bruciato tutte le scuse. Per il male a una caviglia è bastata una piccola corsa in un momento di distrazione e mi hanno subito scoperto. Per la febbre alta, a mamma è bastato accostarmi le labbra alla fronte per decidere che non era vero. Per aver detto che avevo il mal di pancia mi è toccato stare una giornata intera a digiuno. E per aver detto che avevo il mal di testa mi hanno tenuto tre giorni senza computer.

A questo punto non so cos'altro potrei inventarmi.

E pensare che tutto è cominciato per via di quello stupido volantino, accidenti! Una sola occhiata e papà ha deciso che il calcio estivo era proprio quello che mi ci voleva: quello sì che è un vero sport... perché non ci vai... che ci stai a fare a casa tutto il giorno ora che non c'è la scuola... e poi non ci sono neanche i tuoi amici. Sono tutti al mare, no?

Questo è vero. I miei amici sono spariti tutti, purtroppo. Magari non saranno andati tutti al mare, ma quasi.

Naturalmente noi al mare non ci andiamo. Non se ne parla proprio. Neanche dalla mattina alla sera. Dove si sta meglio che a casa nostra... abbiamo tutte le comodità... l'aria condizionata... un giardino grande come un parco... chi ce lo fa fare di metterci in macchina a sudare... e stare in coda sull'autostrada per poi andare a finire nel pigia pigia di qualche spiaggia bollente... con gli ombrelloni che costano un occhio della testa e il ritorno colla schiena tutta bruciata dal sole.... Qualche domenica si potrebbe andare a fare una gitarella in montagna, quello sì!

GITARELLA in montagna? Non ci penso neanche! Odio le gitarelle in montagna!

Comunque, anche se non andiamo al mare, COSA FARE, lo saprei benissimo. Mi basterebbe soltanto qualche bel videogame nuovo. E invece no! Di videogame non se ne parla neanche. Figurarsi! Non lo vedi che i videogame ti mangiano quel poco di cervello che ti è rimasto?

E con questa storia del calcio papà l'ha fatta così lunga che alla fine ho dovuto cedere, purtroppo.

La prima fregatura è che mi tocca alzarmi presto come quando andavo a scuola perché si deve approfittare del fatto che papà è di strada andando al lavoro. Di strada, per modo di dire, perché, in realtà, mi lascia alla fermata del pullman per la Mentolina. E il pullman ritarda sempre e una volta non è neanche arrivato. E poi devo arrampicarmi su fino in cima al colle. A piedi e in salita! Mi ci vogliono almeno dieci

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