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Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia

Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia

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Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia

Lunghezza:
362 pagine
3 ore
Pubblicato:
3 mag 2016
ISBN:
9786050430387
Formato:
Libro

Descrizione

Questo compendio si propone di accompagnare il lettore in un appassionante viaggio alla scoperta dei principali vitigni, vini e zone vitivinicole d'Italia; nel corso del quale l'autore tratteggia i profili enoici di ogni singola regione italiana, partendo dalla Valle d'Aosta fino a giungere alla punta dello Stivale, senza tralasciare ovviamente le grandi isole. Sono presenti, inoltre, approfondimenti dedicati a singoli argomenti, vini e zone vitivinicole, ricchi di riferimenti storici e curiosità. Attingendo da più libri e siti del settore, l'autore ha riassunto ogni regione e vitigno (ce ne sono descritti oltre cento!) in 7 punti informativi... grazie a questa formula semplice e funzionale il lettore riesce a focalizzare e metabolizzare rapidamente quanto trattato.
Pubblicato:
3 mag 2016
ISBN:
9786050430387
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia - Alessandro Farina

Alessandro Farina

Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia

Copyright © 2016 Alessandro Farina

Tutti i diritti riservati

In copertina: Illustrazione di Domenico Farina

Prima edizione, maggio 2016

Contatti dell'autore:

email: alessfarina@gmail.com

blog: http://enoitaca.blogspot.it/

pagina facebook: https://www.facebook.com/Enoitaca

profilo twitter: https://twitter.com/enoitaca

UUID: a40fd950-12f5-11e6-8a74-0f7870795abd

Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write (http://write.streetlib.com)

un prodotto di Simplicissimus Book Farm

Indice dei contenuti

Nota introduttiva

Vitigni autoctoni italiani

Premessa

Aglianico

Albana

Aleatico

Ancellotta

Arneis

Asprinio

Barbera

Bianco d'Alessano

Biancolella

Bombino Bianco

Bombino Nero

Bovale

Brachetto

Canaiolo Nero

Cannonau

Carignano

Carricante

Catalanesca

Catarratto

Ciliegiolo

Coda di Volpe

Colorino

Cortese

Corvina

Croatina

Dolcetto

Erbaluce

Falanghina

Favorita

Fiano

Forastera

Frappato

Freisa

Friulano

Fumin

Gaglioppo

Garganega

Girò

Glera

Greco

Grignolino

Grillo

Groppello

Inzolia

Lagrein

Lambrusco

Magliocco Canino

Magliocco Dolce

Malvasia

Manzoni Bianco

Marzemino

Monica

Montepulciano

Montù

Moscato Bianco

Nasco

Nebbiolo

Negroamaro

Nerello Mascalese

Nero d'Avola

Nosiola

Nuragus

Ortrugo

Ottavianello

Passerina

Pecorino

Petit Rouge

Picolit

Piedirosso

Pigato

Pignoletto

Pignolo

Prié Blanc

Primitivo

Raboso

Refosco dal Peduncolo Rosso

Ribolla Gialla

Riesling Italico

Rossese

Ruché

Sagrantino

Sangiovese

Schiava

Schioppettino

Semidano

Susumaniello

Tazzelenghe

Teroldego

Terrano

Timorasso

Traminer Aromatico

Trebbiano

Uva di Troia

Verdeca

Verdicchio

Verdiso

Verduzzo Friulano

Vermentino

Vernaccia di Oristano

Vernaccia di San Gimignano

Vespaiola

Vien de Nus

Vitovska

Enografia Nazionale

Premessa

Valle d'Aosta

Piemonte

Lombardia

Veneto

Trentino Alto Adige

Friuli Venezia Giulia

Liguria

Emilia Romagna

Toscana

Marche

Umbria

Lazio

Abruzzo

Molise

Campania

Puglia

Calabria

Sicilia

Sardegna

Appendice

I vitigni più coltivati in Italia

Le Denominazioni d'Origine in Italia

LIBRI DI RIFERIMENTO

SITI WEB ITALIANI

Nota introduttiva

Questo compendio si propone di accompagnare il lettore in un appassionante viaggio alla scoperta dei principali vitigni, vini e zone vitivinicole d'Italia; nel corso del quale l'autore tratteggia i profili enoici di ogni singola regione italiana, partendo dalla Valle d'Aosta fino a giungere alla punta dello Stivale, senza tralasciare ovviamente le grandi isole. Sono presenti, inoltre, approfondimenti dedicati a singoli argomenti, vini e zone vitivinicole, ricchi di riferimenti storici e curiosità. Attingendo da più libri e siti del settore, l'autore ha riassunto ogni regione e vitigno (ce ne sono descritti oltre cento!) in 7 punti informativi... grazie a questa formula semplice e funzionale il lettore riesce a focalizzare e metabolizzare rapidamente quanto trattato.

L'autore

Nato a Napoli nel dicembre 1981, Alessandro Farina ama leggere, viaggiare, conoscere la storia e le tradizioni locali ma, soprattutto, ama bere buon vino con buon cibo in buona compagnia.

Ha per paradosso una moglie astemia e in compenso due figlie briose che, già in tenera età, hanno imparato a distinguere (almeno visivamente) una bottiglia di vino da una di acqua.

Dopo la Maturità Classica, si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza poi in Medicina del Lavoro; considerando il vino la medicina dell'anima e provando molto più piacere nel consigliare una buona bottiglia piuttosto che nel prescrivere farmaci, decide di frequentare i corsi AIS, diplomandosi Sommelier nell'aprile 2013.

La sua dionisiaca passione lo ha portato negli anni a partecipare a numerosi ed importanti eventi enogastronomici, nonché allo stappo di alcune tra le bottiglie più ricercate al mondo e all'ideazione del blog "Enoitaca, nonché alla pubblicazione dell'ebook Nozioni di base sul vino e, successivamente, alla fondazione dell'associazione culturale Enodegustatori Campani". 

Vitigni autoctoni italiani

Premessa

Da anni ormai l'Italia si contende con la Francia il titolo di primo produttore di vino nel Mondo... con produzioni che sfiorano ogni anno quasi i 50 milioni di ettolitri; da sempre, invece, il nostro paese supera quello dei cugini d'Oltralpe per il numero di vitigni autoctoni.

Ma cosa si intende per vitigno autoctono?

Per vitigno autoctono si intende un vitigno la cui presenza in un certo territorio è antica... per testimonianze storiche, per attestazioni scritte, per testimonianze orali o perché non ci sono tracce documentali di una importazione dall’esterno.

L’Italia è ricchissima dal punto di vista della varietà dei vitigni; se ne calcolano circa duemila, di cui solo 360 all’incirca sono iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite per uve da vino.

In questo compendio ho provato a descrivere oltre un centinaio di vitigni autoctoni che caratterizzano il panorama enoico italiano, riassumendo brevemente per ognuno la storia, le origini, la diffusione, le principali caratteristiche ampelografiche, nonché le caratteristiche organolettiche del vino che in genere se ne ottiene ed il relativo abbinamento con il cibo.

Aglianico

1. Antichissimo vitigno a bacca rossa, la cui famiglia nel corso dei secoli si è suddivisa in un gran numero di biotipi e sottovarietà; sembra che il nome originario del vitigno (Ellenico) fu cambiato nell'attuale Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo a causa della doppia l pronunciata gl nell'uso fonetico spagnolo. Recentemente alcuni studi negano tale origine. Altri ancora ipotizzano che la parola aglianico è il risultato dell'alfa privativo greco con il sostantivo glucos, zucchero o meglio dell'alfa privativo con l'aggettivo gleukinos, zuccherino. Quindi senza zucchero. Peraltro, la u di glucos si leggeva iu ed è noto che la gl dura greca e latina in italiano si è trasformata in morbida. (F. De Paola)

2. Si tratta, quindi, di un'uva senza zucchero, o almeno un'uva amara (oggi sappiamo perché ricca di tannini), di difficile maturazione (tardiva). Non è un caso che, ad esempio, nel Beneventano venga ancora oggi chiamato Aglianico amaro. (F. De Paola)

3. Gli ultimi studi di genetica hanno messo in evidenza sei biotipi di Aglianico appartenenti a tre gruppi fondamentali:

- Aglianico Amaro, Aglianico di Taurasi e Aglianico del Vulture;

- Aglianico di Napoli 1 e Aglianico di Napoli 2;

- Aglianico del Galluccio.

4. Questo vitigno presenta un grappolo piuttosto piccolo e compatto, con acini piccoli e dalla buccia spessa, pruinosa e di colore blu-nero; la maturazione è tardiva, tra la seconda metà di ottobre e la prima decade di novembre.

5. Diffuso in tutto il meridione, fino ad oggi l'Aglianico ha espresso i migliori prodotti sui terreni vulcanici del Taburno, di Taurasi e del Vulture in Basilicata.

6. Data la ricchezza di polifenoli, il vino che se ne ricava è adatto all’invecchiamento e richiede un lungo affinamento in botte, oltre che in bottiglia, per limare i suoi potenti tannini e la grande acidità, stemperando così il suo carattere austero, specialmente nelle versioni con lunghi periodi di macerazione sulle bucce.

7. Questo vino suole presentarsi di colore rosso granato; il profumo è intenso, con sentori di piccoli frutti (more, marasche, lamponi), che nella maturità assumono le sfumature delle confetture, accompagnate da note eteree, speziate ed animali, con ricordi di viola essiccata; il gusto si dispone su note tanniche decisamente pronunciate e su un fondo di grande struttura ed alcolicità, con lunga persistenza gusto-olfattiva. L'abbinamento è con primi piatti al sugo di carne, carni rosse arrosto, agnello, selvaggina e formaggi stagionati.

Albana

1. Vitigno a bacca bianca autoctono dell'Emilia Romagna, l'Albana deriva il suo nome dal latino albus, che significa bianco e che alcuni collegano ai Colli Albani, probabile zona d'origine del vitigno (coltivato verosimilmente sin dall'epoca romana, come testimoniato da più autori latini).

2. Secondo alcuni studiosi tedeschi il vitigno Elbing, coltivato nella valle del Reno, corrisponderebbe all'Albana, che sarebbe stata lì importata nel IV secolo d.C. dagli antichi romani.

3. Si conoscono diversi biotipi di questo vitigno, che differiscono sostanzialmente per le caratteristiche morfologiche del grappolo; fra questi, il più famoso è l' Albana Gentile di Bertinoro; il vino che se ne ottiene da questo biotipo dal grappolo grande, secondo una leggenda, sarebbe stato lodato da Galla Placidia... si racconta, infatti, che alla figlia dell'imperatore Teodosio, giunta alle prime ore dell'alba in un ameno borgo della Romagna, fu offerto dagli abitanti del luogo, sconcertati per l'arrivo di una così bella donna (che cavalcava tra l'altro una bianca giumenta), dell'ottimo vino locale in un recipiente di terracotta... e che la futura imperatrice, nell'assaggiarlo, avrebbe esclamato: non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro; da allora quel paese romagnolo si chiamò Bertinoro. Un altro illustre estimatore di questo vino fu, in epoca successiva, Federico Barbarossa, che ebbe modo di apprezzarlo quando fu ospite della contessa Frangipane.

4. Particolarmente diffusa in Romagna, dove dà vita alla DOCG Albana di Romagna e alla DOC Romagna Albana Spumante, questa varietà è contemplata anche nelle denominazioni Colli Bolognesi e Reno. Sporadica è, invece, la sua coltivazione in Liguria, Toscana e Marche.

5. Gli acini di questo vitigno presentano una buccia spessa e pruinosa, nonché resistente, ed il cui colore può variare dal giallo verdognolo al giallo dorato o ambrato. La vendemmia avviene in genere nelle due ultime settimane di settembre; tuttavia, vi sono casi in cui i produttori prediligono l'appassimento su pianta, che vede talvolta lo sviluppo della muffa nobile.

6. Il passito che se ne ottiene presenta nel bicchiere un colore che varia dal dorato all'ambrato, al naso esprime sentori di frutta candita e confettura, mentre si mostra pieno ed avvolgente al gusto. Meno esaltanti risultano, invece, le versioni secco, amabile e dolce che, piuttosto simili tra loro, presentano un colore giallo paglierino dai riflessi dorati, profumi poco intensi al naso e buona struttura al gusto, dove differiscono ovviamente per il residuo zuccherino.

7. Le versioni da uve appassite sono da abbinare alla ciambella romagnola, nonché al formaggio di Fossa accompagnato da miele di castagno. Data la buona struttura, le versioni secche (ottenute da uve non appassite) sono da abbinarsi con crostacei, zuppe e brodetti di pesce.

Aleatico

1. Vitigno aromatico a bacca rossa, la cui antica origine è dibattuta, l'Aleatico forse fu introdotto in Italia dai coloni greci; a sostegno di quest'ipotesi il fatto che un tempo era conosciuto come Liatico, nome che richiama quello del vitigno greco Liatiko, che presenta però caratteristiche differenti.

2. Studi genetici hanno dimostrato un legame di parentela tra l'Aleatico e il Moscato Bianco, dal quale ha ereditato l'inconfondibile aromaticità; secondo alcuni si tratterebbe, infatti, di una mutazione del Moscatello Nero.

3. L'Aleatico non ha un'alta produttività, presenta un germogliamento precoce e risulta sensibile alle primavere umide (durante le quali è soggetto al fenomeno dell'acinellatura); negli ultimi decenni si è assistito nei vigneti ad una notevole riduzione della superficie occupata da questo vitigno che, dal grappolo piccolo e alato, mostra acini di media grandezza e dalla buccia spessa e molto pruinosa. La maturazione avviene in periodi variabili a seconda della localizzazione geografica: in Toscana cade nell'ultima decade di settembre, mentre in Puglia si anticipa tra la fine di agosto e la prima metà di settembre.

4. Utilizzato in passato come uva da tavola, l'Aleatico è diventato famoso per la produzione di vini passiti; di norma le sue uve sono raccolte a maturazione non troppo avanzata e fatte poi appassire tradizionalmente su graticci o in appositi locali coperti e ventilati.

5. Diffuso soprattutto in Toscana, dove dà vita alla DOCG Elba Aleatico Passito, questo vitigno è coltivato anche in altre regioni dell'Italia centromeridionale, tra cui il Lazio, dove lo troviamo in purezza nella DOC Aleatico di Gradoli, ed in Puglia, dove è previsto nelle denominazioni Salice Salentino e Gioia del Colle; in Corsica è utilizzato insieme al Grenache per la preparazione del Rappu, vino alcolico e strutturato usato come aperitivo, ottenuto dalla pigiatura di uve appassite il cui mosto è fatto poi fermentare in presenza dei raspi.

6. Da uve, sia fresche sia appassite, vinificate in purezza si ottiene un vino rosso rubino dai leggeri riflessi violacei, molto aromatico e fine, con sentori di violetta, frutta rossa e confettura, cui seguono note speziate con l'affinamento; al gusto risulta intenso e morbido, con sensazioni pseudocaloriche importanti e ritorni di ciliegia sotto spirito, frutta secca e confettura di prugna.

7. Il passito da uve Aleatico può essere apprezzato come vino da conversazione o come vino da dessert, per accompagnare la pasticceria secca, dolci al cioccolato e crostate di frutta; consigliato anche abbinamento con formaggi erborinati.

Ancellotta

1. Vitigno a bacca rossa considerato originario della provincia di Reggio Emilia, l'Ancellotta deve probabilmente il nome alla famiglia modenese Lancellotti o Lancillotto che tra il XIV ed il XV secolo ne diffuse la coltivazione.

2. Dalla produzione abbondante e costante, secondo alcuni questo vitigno deve, invece, il nome alla particolarità della foglia, che presenta un lobo mediano lanceolato; tuttavia, quest'ipotesi appare meno probabile.

3. Diffuso soprattutto nella pianura emiliana, il vitigno Ancellotta è contemplato, in assemblaggio con altre varietà di Lambrusco, in più denominazioni.

4. Presenta un grappolo spargolo e alato, con acini piccoli e dalla buccia scura, consistente e pruinosa; la raccolta delle sue uve avviene in genere nelle ultime due settimane di settembre.

5. Vinificato in purezza, dà un vino molto colorato e dotato di ma buona componente alcolica, ma che si presenta povero di profumi (perlopiù vinosi e di frutta rossa) e con una bassa acidità.

6. Il vino che se ne ottiene lo abbineremo, dunque, con antipasti e piatti poco aromatici e non strutturati al sugo e alla carne.

7. Data la sua grande ricchezza di sostanze coloranti (antociani), questo vitigno è sovente utilizzato dall'industria dei mosti concentrati per la produzione del rossissimo, vino rosso dalle intense tonalità cromatiche utilizzato per il taglio con vini carenti di colore.

Arneis

1. Vitigno a bacca bianca autoctono del Piemonte; l'Arneis deve il nome, secondo un aneddoto, ad un viticoltore che, girando per la zona del Roero (tradizionalmente a bacca rossa), vide questo vitigno a bacca bianca ed esclamò: ma cosa l'è st'arneis? (ma che cos'è quest'affare?).

2. Le sue origini sono antiche e probabilmente questo vitigno era già coltivato all'epoca degli antichi romani; tuttavia, le prime testimonianze della sua coltivazione risalgono al '400, quando era conosciuta come Renesio.

3. Ampiamente coltivato per secoli ed utilizzato per dare vini dolci (secondo il gusto dell'epoca), questa varietà vide ridursi notevolmente la sua superficie vitata nella prima metà del '900, in seguito alle due guerre mondiali; fino alla fine degli anni '60 lo si trovava solo sporadicamente impiantato nei vigneti, insieme al Nebbiolo, per depistare gli uccelli che, attratti dal suo aroma, risparmiavano le più importanti uve rosse. La produzione ed il successo dei vini bianchi secchi ottenuti dalle uve di questa varietà è, dunque, un fenomeno piuttosto recente.

4. La sua diffusione è soprattutto nel Roero, dove dà vita all'omonima DOCG; è presente inoltre nelle Langhe, anche se in misura minore. Lo troviamo, infine, in forma sporadica in Sardegna.

5. Presenta un grappolo compatto, dotato di una o due brevi ali, con acini piccoli e dalla buccia molto pruinosa. La raccolta delle sue uve avviene di solito verso la fine di settembre.

6. Impiegato talvolta in passato per ammorbidire il gusto dei vini rossi locali, vinificato in purezza l'Arneis dà un vino dal colore giallo paglierino, che presenta al naso sentori floreali, di frutta a polpa bianca e note erbacee, mentre si mostra pieno al gusto e con un tipico finale ammandorlato. Da segnalare, inoltre, l'utilizzo di questo vitigno per la produzione di vini passiti e spumanti.

7. I vini bianchi secchi, che se ne ottengono, sono da bersi come aperitivi o per accompagnare antipasti, primi piatti di verdure, nonché piatti a base di pesce o carni bianche.

Asprinio

Ma l'incanto delle vigne, così drappeggiate a lunghi e altissimi e folti festoni da un pioppo all'altro! Immense pareti di verzura, tese verticalmente: che il sole, attraversandole, trasforma in vasti arazzi luminosi, dai meravigliosi frastagli indecifrabili. E le contorsioni, gli intrichi, i grovigli dei rami, nella loro vegetale, apparentemente immota, vitalità, nei loro complicati abbracci intorno ai fusti diritti dei pioppi, hanno qualche cosa di mostruoso ed animalesco. Così, nel suo libro Vino al Vino, Mario Soldati descriveva le alberate aversane, disegnate da viti centenarie di Asprinio, che negli anni '60 disegnavano un vigneto che si estendeva su ben 16'000 ettari, ma che oggi arriva a ricoprirne poco meno di 200.

1. L'Asprinio è un vitigno a bacca bianca introdotto probabilmente in Campania dagli Etruschi e diffuso nell'Agro Aversano; recenti studi di analisi molecolare lo vogliono un biotipo del Greco.

2. Si tratta di una varietà dalla spiccatissima acidità, da cui deriva appunto il nome. Gli acini, così come anche i grappoli, sono piccoli e la loro maturazione avviene tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.

3.Nell’Agro Aversano, passeggiando sui terreni sabbiosi di origine vulcanica, è possibile imbattersi in viti a piede franco coltivate ad alberata, maritate al pioppo (reminiscenza degli impianti etruschi), che raggiungono anche i 20 metri di altezza e che impongono ai viticoltori equilibrismi incredibili, su altissime scale, per la raccolta delle uve.

4. Questo vitigno lo troviamo in purezza nella DOC Asprinio di Aversa, il cui territorio si estende su alcuni comuni tra le provincie di Napoli e di Caserta. Tale denominazione prevede sia la tipologia ferma sia la tipologia spumante; al riguardo, c'è da sapere che da sempre è stata sfruttata la naturale propensione a frizzare di questo vitigno, tanto che in passato si pensava che l'Asprinio appartenesse alla famiglia dei Pinot e che fosse stato importato durante la dominazione francese di inizio Ottocento per la produzione di vini spumanti. Mi è capitato, inoltre, di assaggiarne un'interessante versione passito, non contemplata però nel disciplinare di produzione.

5. Dà un vino dai riflessi verdolini, leggero, minerale, con una componente alcolica non elevata e un'acidità spiccata, preannunciata al naso da tipici sentori agrumati e corrisposta la palato da una sensazione tale da far quasi raggrinzire le gengive... ideale per rinfrescare e sgrassare la bocca; degustandolo il Soldati scriveva l'Asprino profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non si può immaginare se non lo si gusta. Si tratta di un vino in genere poco longevo, da consumarsi entro l'anno (ma non mancano versioni affinate sui lieviti che si prestano ad un modico invecchiamento in bottiglia). Ottime anche come fresco aperitivo e dal finale ammandorlato sono le versioni spumantizzate che si ottengono con il metodo Martinotti-Charmat.

6. L'abbinamento tradizionale è con la mozzarella di bufala e prosciutto, ma non sfigura con insalate e fritture di mare, pizze, calzoni e piatti a base di pesce.

7. Oltre alle valide iniziative proposte dalle associazioni, Slow Food e Pro Loco locali in primis (tra cui quella di Cesa che ogni anno organizza la Sagra del Vino Asprinio con tanto di degustazioni e spettacoli messi in scena nelle antiche grotte scavate nel tufo), volte a promuovere e valorizzare l'alberata aversana, occorrerebbe un intervento delle Istituzioni per tutelare chi di questo suggestivo paesaggio ne ha cura... ossia quei viticoltori che, noti ai più per le vertiginose vendemmie sugli scalilli, sono custodi di tradizioni ormai a rischio di scomparire, sia per gli elevati costi di gestione sia per la mancanza di un ricambio generazionale; fattori che hanno portato nel tempo al progressivo abbandono della vite maritata e al diffondersi di sistemi di allevamento più comodi e meno onerosi, come quelli a spalliera.

Barbera

1. Vitigno a bacca rossa autoctono del Piemonte, la Barbera in questa regione è indicata al femminile per tradizione.

2. Anche se le sue origini sono antichissime, le prime testimonianze storiche della sua coltivazione risalgono al XVIII e XIX secolo e la vogliono originaria del Monferrato: infatti, ampelografi

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