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Jack e Yani Amano Harry Potter
Jack e Yani Amano Harry Potter
Jack e Yani Amano Harry Potter
E-book187 pagine2 ore

Jack e Yani Amano Harry Potter

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Info su questo ebook

Jack e Yani sono migliori amici e fanno tutto insieme. Però, dopo aver compiuto trent'anni, Yani deciderà di lasciare la città e partire per un viaggio inaspettato alla scoperta dei luoghi culto dei suoi romanzi preferiti. La sua speranza è che una volta tornata potrà dire di aver seppellito l'amore segreto che prova per Jack. Obbligato dagli amici a partire per un lungo viaggio in macchina alla ricerca di Yani, Jack scoprirà molto sulla sua amica leggendo i romanzi fantasy di cui è ossessionata. Dalla caccia ai vampiri a Forks fino alla ricerca di maghi in Florida, Jack affonterà le sue più grandi paure - potrebbe scoprire di amare Harry Potter...e forse anche Yani. 

LinguaItaliano
Data di uscita1 apr 2016
ISBN9781507136461
Jack e Yani Amano Harry Potter
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Autore

Mary E. Twomey

USA Today bestselling author Mary E. Twomey lives in Michigan with her three adorable children. She enjoys reading, writing, vegetarian cooking, and telling her children fantastic stories about wombats. While she loves writing fantasy, dystopian, and paranormal tales for her readers, Mary also writes romance under the name Tuesday Embers. Visit her online at www.maryetwomey.com.

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    Anteprima del libro

    Jack e Yani Amano Harry Potter - Mary E. Twomey

    Twilight è proprietà di Stephenie Meyer

    Harry Potter è proprietà di J.K. Rowling

    HARRY POTTER ® è un marchio registrato di Time Warner Entertainment Company, L.P.

    HARRY POTTER ® è un marchio registrato di Warner Bros.

    Twilight ® è un marchio registrato di Summit.

    Questa è un’opera di finzione. Nomi, persone, luoghi ed eventi sono il frutto della fantasia dell’autrice o vengono usati solo a scopo di finzione. Se qualcuno dei personaggi di questa storia scrivesse un’opera di fantasia e volesse usare il mio nome nel proprio libro, mi piacerebbe avere i capelli rossi e dei fantastici super poteri, come il super udito o l’abilità di produrre hummus dalla punta delle dita a piacimento.

    Questo libro non è stato autorizzato, pensato o approvato da J.K. Rowling, Warner Bros., Stephenie Meyer, Hershey’s, Hostess, Nestle, Redbook, The Wizarding World of Harry Potter, Summit, Robert Pattinson, Anne Rice, Fringe, il San Diego Comic Con, o da qualsiasi altra persona o luogo apparso nel romanzo. Tutto ciò che è stato scritto su queste persone o aziende è pura finzione, ed è frutto delle finte esperienze dei personaggi di fantasia protagonisti, e non dovrebbe essere frainteso per fatto reale, diffamazione o pubblicità di nulla di ciò che vi è contenuto.

    Dedica

    Per Matt, Kroi, Maven e Saxon.

    Le uniche persone con cui condivido volentieri i miei dolci.

    (Va bene, non volentieri, ma lo faccio comunque.)

    Ringraziamenti

    Un grazie speciale ai miei lettori, Brian e Matt.

    Grazie a Tatiana e Doug, per la meravigliosa copertina, per la pazienza...e per avermi letta.

    Grazie a Madeline, per avermi fatto compagnia mangiando dolcetti mentre scrivevo la prima bozza.

    Capitolo Uno

    ––––––––

    Che ne pensi? Chiese Yani a Jack mentre digitava un’ultima frase sul suo vecchio portatile.

    Lui le lanciò un’occhiata mentre lei si raddrizzava sulla sedia, come sempre era sorpreso che riuscisse concentrarsi nel mezzo del costante disordine in cui versava il suo appartamento. Hai finito? le chiese dubbioso. Si era appena fatto spazio tra una montagna di libri ed era riuscito a trovare la sua nicchia nel divano, quella che era andato perfezionando per tre anni. Non aveva intenzione di rinunciare al suo posto preferito senza che ci fosse un buon motivo.

    Sì.

    "Tipo, finito, finito?" specificò lui. La risposta distratta gli fece capire che stava rileggendo l’articolo in cerca di altri errori. Sentì che digitava incerta sui tasti mentre cercava di decidere quale parola fosse meglio usare.

    Oh, smettila e vieni qui. Candysnob.blogspot.com è anche tuo.

    Sì, ma questa volta tocca a te scrivere. Inoltre è stata una tua idea, il che vuol dire che devi scrivere metà degli articoli. Le ricordò lui.

    Le barrette di cioccolata sono una tua idea. Ribatté lei, sempre con la risposta pronta.

    La mia idea era di assaggiare e recensire nuove barrette di cioccolata, ed era fantastica. La tua è stata quella di trasformare la cosa in un blog, indi, ragion per cui, un impegno. Sei sempre contenta del tuo contributo? La guardò inarcando un sopracciglio, sfidandola ad ammettere la sconfitta.

    Per favore, smettila di usare ‘indi, ragion per cui’ quando parli. Lo sai che mi fai sentire inferiore. Quando lui rispose ridacchiando, lei si girò a lanciargli un occhiataccia. La tua idea, se così vuoi chiamarla, ci ha fatto fare zero dollari. La mia ci ha fatto fare ventisette dollari solo questo mese. Più che abbastanza per soddisfare la tua dipendenza da torroncini. Yani scosse la testa. Torroncino, mugugnò sotto voce, come se la parola stessa avesse un cattivo sapore. Questo è quanto. Sto per cliccare invio, quindi se hai un’opinione a riguardo, questa è la tua occasione.

    Opinione? Chiese Jack con tono di finta innocenza. Tirò indietro la testa e chiuse gli occhi, rivendicando il divano come suo territorio. Leggimelo. Non mi va di alzarmi.

    Va bene. ‘A tutti voi miei cari appassionati di dolciumi, amanti del cioccolato e aspiranti critici del finto cibo, questo blog è dedicato a voi. Questo mese Jack e io abbiamo assaggiato per voi le barrette Zero. Le barrette Zero vantano una copertura di cioccolato bianco su un torroncino alle nocciole. L’involucro è piacevole alla vista. Hanno un nome infelice, per non dire umile. Eppure, il sapore è tutto fuorché mediocre. Nella nostra impresa di trovare la perfetta e sconosciuta eroina delle barrette di cioccolato, le barrette Zero non riescono a raggiungere quella che consideriamo la perfezione...’

    Hai già detto ‘perfetta’. Non puoi dire ‘perfetta’ e ‘perfezione’. È ridondante. Jack si aggiustò meglio sul cuscino, e uno dei libri di Yani che aveva cercato di tenere a bada scivolò verso di lui e lo pungolò sul ginocchio con l’angolo della copertina rigida. Lo guardò torvo e lo spostò sulla cima della pila traballante che stava ai suoi piedi sul pavimento. Di quante pile di libri hai bisogno? Sul divano, sul pavimento, sul bancone della cucina, sul tavolo...

    Meglio... Disse Yani scostandosi i capelli neri dietro la spalla, e ignorando le critiche sulla posizione dei suoi amati libri. Le barrette Zero non riescono a raggiungere quello che consideriamo ...il fattore Piacere.

    Non male. Anche se suona leggermente erotico.

    E va bene, allora inventati qualcosa tu.

    Un secondo libro, minaccioso, si fece strada verso Jack che sospirò. Si alzò e abbandonando a malincuore il suo diritto sull’unico posto libero del divano si avvicinò a Yani. Clicca su ‘sinonimi’. Ecco. Impeccabile. ‘Le barrette a nostro parere non possono essere considerate impeccabili’, il che è vero. Dovresti mettere ‘orribile’ e basta. Non è forse la giusta descrizione?

    Aveva un buon retrogusto. Deve pur valere qualcosa. Che ne dici di così? ‘Subito dopo aver aperto l’involucro, la barretta ci ha colpiti in pieno viso con un odore di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio e di torroncino ammuffito. ’

    Crudele, disse lui sorridendo, e scuotendo la testa. Hai ancora bisogno di me, Nespolina? Stasera ho un appuntamento, e anche tu.

    Lei tentò di non sorridere, non voleva fargli sapere quanto le piacesse quel nomignolo. Mi stai chiedendo se ho bisogno di qualcuno appollaiato sulla spalla che mi corregga la grammatica? No, non dalla prima media. Sei tu che hai insistito per leggere tutto prima che venga inviato.

    Penso fossimo entrambi d’accordo dopo il famoso fattaccio di ‘ha’ e ‘a’, le ricordò lui

    Riuscirai mai a lasciarmi in pace per questo? si lamentò lei. Ero stanca! È stato dopo che Frank e Kelly sono tornati dall’ospedale con Hanna. Mi è permesso commettere qualche errore ogni tanto.

    Non quando tieni un blog con un laureato in lettere. Sei laureata anche tu! Dovresti vergognarti, fare un errore da quarta elementare davanti al mondo di internet. Cosa direbbe la Signora Hasenoffer?

    Lei era la mia maestra di quinta elementare, quindi, Ah! rispose Yani, cancellando incerta le ultime parole.

    Devo scappare. Ti rubo una mela.

    Yani lo ammonì distrattamente. Beh, prendine una sola, non tutto il...

    Jack scappò poco prima che lei finisse la frase, portando con sé la busta di frutti rossi. Attraversò il metro e mezzo di corridoio fino alla sua porta e girò la maniglia, chiudendosi nel suo appartamento con il maltolto.

    Capitolo Due

    ––––––––

    La caffettiera di Jack era tale solo nella più remota delle definizioni. Sì, faceva passare il caffè e aveva persino un posto dove mettere il filtro, ma preparare la bevanda mattutina richiedeva più lavoro di quanto il vecchio elettrodomestico si offrisse di fare. I fondi di caffè sparsi su tutto il bancone della cucina irritavano Jack, oltraggiato dalla loro sfacciataggine nel non voler cadere direttamente nel filtro così come lui avrebbe voluto.

    La porta al di là del corridoio si aprì e Jack alzò gli occhi al cielo. Prima che potessero bussare aprì uno spiraglio della porta e depositò la busta di mele (meno due) tra le mani di Yani. Era chiaro che si fosse preparata un discorso per avere indietro i suoi frutti, ma lui non aveva tempo di starla a sentire. Chiuse la porta e la sentì lamentarsi mentre si allontanava.

    C’erano sei camicie nel cesto della biancheria, ma nessuna era pulita. Sospirò e indossò una polo verde che conservava come ultima risorsa. Diede una triste un’occhiata al suo riflesso nello specchio. La cosa peggiore era che non poteva neanche prendersela con Yani. Dopo tutto, questa settimana toccava a lui fare il bucato.

    Jack versò il caffè in due tazze, sistemando la propria come piaceva a lui, passò poi a quella di lei. Si lamentò con il contenuto del frigo che sembrava non voler collaborare, e sperò che il latte di soia gli saltasse incontro invece di farlo faticare per farsi trovare.

    Uscì di casa traballando con le due tazze fumanti in mano, diede poi un leggero calcio alla porta di Yani per annunciare la sua presenza.

    Lei lo fece entrare, sgranocchiando una mela si voltò per tornare al bancone della cucina che era disseminato di libri. Jack intanto cercò invano un posticino libero dove poter posare le due tazze roventi.

    Ti sei preso la mia rivista? chiese lei con espressione confusa.

    Quale? chiese lui.

    La mia Donna Moderna. Lo sai che non riesco a superare la settimana senza una Donna Moderna. Dove l’hai messa?

    Non che disdegni essere accusato di prima mattina, ma non ho preso la tua rivista.

    Yani si esibì in un profondo sospiro. "Non era nelle mie buste della spesa quando le ho sfatte ieri sera. E poi, tu prendi sempre qualcosa in prestito." Fece il segno delle virgolette con le dita per enfatizzare ciò che aveva appena detto.

    Quindi vieni subito a prendertela con me, un uomo, accusandomi di aver rubato la rivista più insulsa che si possa trovare sugli scaffali? E poi, lo sai che mi sono intascato le tue mele. Te l’ho detto che ne avrei prese un paio. Non si può definire una rapina se non c’è l’elemento sorpresa. Parlò senza guardarla in faccia, cercando ancora di trovare un posto su cui posare il caffè nell’appartamento in disordine. C’erano libri sparsi su ogni superficie e in ogni stanza perché Yani leggeva ovunque si trovasse. Quando le aveva proposto di costruirle una libreria lei aveva insistito di preferire il suo sistema, e tutto era esattamente dove voleva. Nel frattempo, tutte le mattine era una battaglia per cercare un angolino di formica abbastanza grande da poterci posare qualcosa sopra.

    Yani lo guardò ad occhi stretti, valutando quanto potesse essere credibile la sua dichiarazione, poi disse. Bene. Non riesco a trovarla. So di aver comprato la mia rivista, ma non riesco a trovarla.

    Io ho un unico grande problema ed è dove posare il tuo caffè. Quando avevi in mente di fare i piatti?

    Prima o poi giungerà l’Apocalisse. Allora i piatti sporchi non saranno più un grande problema, no?

    Discutere mentre mi si sciolgono le mani. Fantastico! pensò lui scocciato. Nel frattempo, ho delle tazze bollenti in mano, e le mollerò tra cinque secondi.

    Yani annuì studiando il bancone. Va bene, va bene. Dammi cinque minuti per fare un po’ di spazio.

    Le dita di lui iniziarono a pulsare in protesta. Stai confondendo sessanta secondi con cinque? Queste cose sono bollenti da morire!

    Yani si affretto a fare spazio sul bancone disordinato. Sto mettendo via! Non metterle sui miei libri! Con attenzione prese tre di sei spessi romanzi con la copertina rigida, riflettendo su dove potesse poggiarli.

    Sei agli sgoccioli, i secondi passano. Sbrigati! disse Jack digrignando i denti, facendo del suo meglio per non far cadere le tazze. La guardò spostare con cautela gli altri tre libri e posarli sul pavimento, Jack si disse di non urlare, era sicuro che lo stesse facendo di proposito.

    Lei sorrise e si alzò, provocandolo con la sua calma. Ecco! Posale pure, sei proprio un bambino.

    Bambino? si lamentò lui mettendo giù le tazze. Una volta libero da quell’inferno, scosse le mani per liberarle dal calore. Sono abbastanza gentile da portarti il caffè. Tutto ciò che chiedo è un posto dove appoggiarlo finché mi ritrovo ancora le impronte digitali, e tu mi chiami ‘bambino’? È Harry Potter, mica dinamite. Lo hai letto un miliardo di volte. Pensi davvero che una macchia di caffè possa cambiarne la fine?

    Non ne cambierei mai la fine; è perfetta. Ribatté lei, arricciando il naso per la volgarità del suggerimento. Soffiò sul suo caffè, imperturbata dal cenno di pelle sciolta. Questo mese tocca a te fare il caffè. Non fare il santarellino solo perché stai finalmente facendo la tua parte. Ti sei almeno ricordato il mio latte?

    Jack scosse la testa, sapeva che stava cercando di depistarlo, ma non gli importava di finire nella sua trappola. Dopo tre anni di solita routine, sì, mi sono ricordato il tuo latte di soia. Non devi chiederlo tutte le mattine.

    A volte lo dimentichi, gli rispose sottovoce, ma a volume abbastanza alto da infastidirlo.

    Una volta! Un anno fa! Donna, non me la perdonerai mai. E non me ne sono dimenticato. Ero di fretta e non ne avevo comprato abbastanza.

    Capita mai che tu non vada di fretta?

    "Sì, ogni morte di papa, quando per una volta anche il tuo

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