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Triadi: La minaccia occulta della criminalità cinese nel Mondo
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Triadi: La minaccia occulta della criminalità cinese nel Mondo
E-book176 pagine2 ore

Triadi: La minaccia occulta della criminalità cinese nel Mondo

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Info su questo ebook

Con l’obiettivo di sostenere il suo eccezionale sviluppo economico, il regime cinese si serve di numerosi strumenti di forza. Uno di questi è sconosciuto al grande pubblico: le Triadi. Assimilabili alla mafia per le loro tradizioni, i loro riti iniziatici ed i loro codici d’onore, oggi queste sono in piena espansione. Totalmente integrate alla società cinese, esse rappresentano un pericolo mortale per le economie occidentali, poichè forniscono a Pechino un’arma segreta che agisce nella più totale illegalità. La concorrenza economica internazionale ne è così da queste minata alla base. Le polizie e gli organi di giustizia in diversi Paesi stanno lottando anche solo per identificare queste organizzazioni e ciò fa comprendere quanto siano formidabili. Il crimine cinese organizzato è ormai completamente colluso con una parte delle autorità, tanto più che nella Repubblica Popolare Cinese la corruzione è divenuta una piaga endemica. Questo libro cerca di far luce su questi sistemi criminali e le loro ramificazioni in Occidente.

LinguaItaliano
Data di uscita22 mar 2016
ISBN9781310328374
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    Triadi - Alain Rodier

    Introduzione

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    Scrivere sulla criminalità organizzata cinese non è inutile, sebbene comporti una certa dose di rischio. Mercoledì 8 maggio 2005, ad esempio, Wen Zong, corrispondente del periodico Nanfang Dushi Bao, che aveva avuto la sfrontatezza di pubblicare un articolo sulla triade Sun Yee On, è stato vittima di una mutilazione: gli sono state asportate due dita della mano destra dagli uomini di questa organizzazione criminale celebre a Hong Kong. L’aggressione aveva un valore simbolico molto forte: ad essergli amputate erano state le dita con cui teneva in mano la penna.

    Bisogna tuttavia riconoscere che le triadi cinesi hanno normalmente un sacro orrore della pubblicità, se si eccettua quella che esse possono farsi attraverso i film, girati sotto il loro controllo, i quali concorrono a accreditare vieppiù la loro reputazione di onore, coraggio e invincibilità. La realtà è sfortunatamente più prosaica: sono soltanto organizzazioni malavitose, che utilizzano, ogni mezzo illegale per fare soldi quanto più facilmente possibile.

    Fra l’8 e il 15 novembre del 2012 si è svolto a Pechino il XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese (PCC) in cui sono stati eletti trecento membri del Comitato Centrale. Quest’ultimo ha designato, a sua volta, un nuovo Politburo di venticinque membri, che ha preso la gestione degli affari dell’Impero di Mezzo. Il termine di mezzo deve essere preso sia in senso proprio che figurato. In effetti, la criminalità organizzata cinese costituisce una minaccia planetaria di prima importanza in ragione dell’immensità dei suoi mezzi umani e finanziari, e del fatto che essa è utilizzata da Pechino a segreto sostegno della sua politica estera. Esiste un altro soprannome rivelatore a proposito della Cina, quello di Repubblica del malaffare. Si tratta di una denominazione un po’ perentoria, la quale deriva dalla circostanza che, all’interno del Paese, numerosi politici e funzionari siano corrotti, specialmente da persone notoriamente legate a organizzazioni criminali. Il PCC tenta di arginare questo fenomeno con il sostegno di campagne di stampa, che mettono sotto accusa funzionari anche importanti. Sembra tuttavia siano solo i casi giudicati troppo eclatanti ad essere messi alla berlina. Coloro che usano condotte più discrete non sono disturbati, soprattutto se la loro azione favorisce l’armonioso sviluppo dell’economia cinese. Le autorità sanno chiudere pudicamente gli occhi di fronte ai profitti illegali, guadagnati da questi campioni di patriottismo.

    Questa criminalità che corrode in profondità la Cina si è ormai da molti anni estesa al mondo intero. In un primo tempo, essa ha seguito i flussi migratori che hanno condotto, nel XIX secolo, molti Cinesi a cercare condizioni di vita migliori emigrando, specialmente verso il Continente nordamericano e l’Europa. Essa ha considerevolmente aumentato il proprio reddito grazie all’apertura delle frontiere economiche e al boom dei trasporti internazionali. Anche il colossale miglioramento dei mezzi di comunicazione, attraverso lo sviluppo di internet, ha contribuito al suo incremento. Dalla fine dell’Impero sovietico, la globalizzazione e l’eccessiva frammentazione degli Stati, il cui numero è passato dai 72 della fine del 1945 ai 194 del 2001, hanno largamente contribuito alla diffusione della criminalità transnazionale. Sino all’inizio degli anni ’90, le organizzazioni malavitose, se si escludono le diverse mafie italiane, le quali avevano già prodotto delle metastasi in Europa occidentale e Stati Uniti, erano generalmente relegate nella loro sfera geografica di origine. Il crollo della Cortina di ferro ha permesso alle diverse organizzazioni di espandersi sull’intero Pianeta, mettendosi talvolta in urto fra loro, ma molto più spesso intrecciando alleanze e realizzando una sorta di mercato globale comune del crimine organizzato. Il prodursi di una moltiplicazione di Stati, la cui sovranità, a causa della mancanza di mezzi e di esperienza, ha comunque subito una diminuzione de facto, ha molto favorito tale espansione criminale.

    Altro elemento, seppur involontario, che ha indebolito la lotta al crimine è la guerra dichiarata al terrorismo (Global War On Terrorism – G.W.O.T.). Forze di Polizia e mezzi finanziari notevoli precedentemente consacrati alla lotta contro il crimine, soprattutto negli Stati Uniti, all’indomani dell’11 settembre 2001, sono stati stornati nell’azione di contrasto verso il terrorismo. A titolo di esempio, l’FBI, obbedendo a direttive politiche date all’epoca, ha derubricato la lotta al crimine organizzato al sesto posto delle proprie priorità: centinaia di agenti federali sono stati trasferiti dal loro ufficio, in cui erano impegnati contro la delinquenza, per essere impiegati nell’antiterrorismo. È inutile dover precisare che le organizzazioni presenti nel territorio statunitense hanno immediatamente approfittato della circostanza. Il crimine organizzato è ormai una realtà innegabile, al contrario del passato in cui la sua presenza è stata spesso negata dai dirigenti politici o economici. In effetti, per molto tempo questi ultimi hanno rifiutato di arrendersi all’evidenza, dichiarando che fosse al massimo un soggetto da romanzo popolare o da film di cassetta. Nei casi migliori, il fenomeno è stato sottovalutato, attraverso l’argomentazione che esso non avesse ripercussioni reali sulla società. Ancora oggi, la stampa parla dell’ultimo padrino come dell’ultimo dei Mohicani quando un criminale di alto livello è messo dallo Stato in condizione di non nuocere. Alcuni parlano di fine delle mafie, quando addirittura non ne negano l’esistenza. Si tratta di un errore grossolano, in quanto, al contrario, il fenomeno sta conoscendo una robusta espansione e minaccia la vita degli Stati democratici, aggredendone le economie, in virtù del proprio strapotere finanziario. Malgrado sia difficile realizzare delle statistiche, in quanto, per definizione, i profitti del crimine organizzato sono occultati, numerosi analisti, fra cui quelli dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine – ONUDC – stimano che 2,1 trilioni (più di 2.000 miliardi di dollari), al netto dell’evasione fiscale, vale a dire il 3,6% del PIL mondiale, ha un’origine quantomeno opaca. La maggioranza di questo denaro proviene dal traffico di droga, dalla tratta dei migranti, dalla vendita delle armi e dall’attività di contraffazione. Questa cifra rischia peraltro di essere riduttiva, in quanto l’economia illegale è strettamente intrecciata oggi a quella legale. In effetti esistono forti legami fra la criminalità dei colletti bianchi e le organizzazioni mafiose. La crisi economica che, da molti anni, investe l’economia legale del mondo occidentale trova alcune delle sue ragioni nell’economia sommersa; sebbene quest’ultima non ne sia la causa iniziale, il crimine organizzato ne trae profitto. Per quanto riguarda le triadi cinesi, sul piano finanziario, esse avrebbero un giro d’affari mondiale di 200 miliardi di dollari, vale a dire più del 40% del prodotto interno lordo cinese! Gran parte di questo denaro è reinvestita nell’economia legale, costituendo un apprezzabile strumento di dumping. Un esempio, è molto eloquente: una parte dei benefici che le triadi realizzano nel settore del traffico di droga, nel Triangolo d’oro (Myanmar, Laos, Tailandia) è investito nell’industria tessile tailandese che, di conseguenza, è diventata imbattibile in fatto di prezzo. E come se fosse un caso, molte imprese locali che lavorano in questo settore hanno dei proprietari di origine cinese! Il risultato è che le stesse industrie tessili a basso costo del Maghreb non possono essere più competitive. Ancor più grave, il denaro sporco è diretto anche verso investimenti puliti sui mercati finanziari. Una parte del debito pubblico di numerosi Stati è ormai parzialmente detenuto da organizzazioni criminali sotto forma di obbligazioni e di buoni del tesoro. Alcuni di questi Paesi si trovano ora in condizione di dipendere in forma più o meno stringente da gruppi criminali. Inoltre, questi ultimi, esercitano un’influenza occulta sulla politica macroeconomica dei governi grazie alla loro influenza sui mercati. Il crimine organizzato si è infiltrato anche in un certo numero di banche d’affari, di studi legali, di società di trasporti che offrono una copertura legale molto apprezzata. La mafia investe anche in borsa nei mercati speculativi delle materie prime e dei prodotti derivati, utilizzando molte società di copertura. Quanto alle triadi cinesi, esse hanno la particolarità di essere le organizzazioni criminali più importanti per numero di membri e di essere utilizzate dalle autorità cinesi, che vi trovano un volano per lo sviluppo economico del proprio Paese. Approfittando anche della diaspora generatasi oltremare, esse agiscono senza incontrare alcun particolare problema, in quanto la tradizione ancestrale di discrezione e segretezza è particolarmente viva nelle comunità cinesi. Anche se esse restano visibili in superficie, l’attenzione dei giornali è, in questo settore, monopolizzata da coloro che vengono chiamati cani sciolti e dalle più fotogeniche mafie italo-americana o russa; malgrado tale sottovalutazione mediatica le triadi sono oggi il nemico pubblico numero uno delle democrazie occidentali, molto più dei movimenti terroristici, che non hanno la potenza necessaria, per mettere realmente in pericolo il funzionamento degli Stati democratici.

    Sono stati i Britannici di Hong Kong che, nel XIX secolo, hanno dato il nome di triadi alle società nere (hei shehui). Il nome con cui i Cinesi sono soliti qualificare le loro confraternite è invece quello di associazioni – società del cielo e della terra (Tiandihui). Sebbene non tutte queste abbiano carattere criminoso, molte di loro rispondono invece ai caratteri definitori delle Organizzazioni Criminali Transnazionali (O.C.T.) o Transnational Organized Crime (T.O.C.), tracciati dalle Nazioni Unite. Per essere più chiari, questo studio prende in considerazione le organizzazioni, che possiedono le caratteristiche dei Gruppi Droga e criminalità organizzata, tracciate dall’Unione Europea, per la quale un ente è considerato come appartenente al cosmo della criminalità organizzata internazionale se essa risponde a sei degli undici criteri seguenti:

    1) collaborazione fra più di due persone (condizione obbligatoria),

    2) attribuzione di ruoli specifici ad ognuno dei suoi membri,

    3) proiezione in un periodo lungo o comunque indeterminato,

    4) forme interne di disciplina e controllo,

    5) il sospetto che commetta infrazioni penali gravi (condizione obbligatoria),

    6) raggio d’azione internazionale,

    7) ricorso alla violenza o ad altre forme di d’intimidazione,

    8) riciclaggio di denaro,

    9) utilizzo di strutture commerciali o d tipo affine,

    10) influenza sul potere politico, mediatico, sull’amministrazione pubblica, sul potere giudiziario o sull’economia,

    11) finalità di profitto e/o di potere (requisito obbligatorio).

    Le triadi sono delle OCT nel vero senso del termine. Sono certamente assimilabili alle mafie. In effetti una mafia è un’OCT che ha in più altri requisiti come una tradizione, propri riti iniziatici, reclutamento locale e un certo codice di condotta, che essa si compiace di chiamare codice d’onore. A confronto, i cartelli sudamericani sono delle OCT, ma non delle mafie, in quanto non possiedono una tradizione ancestrale o cerimonie iniziatiche stabilite, perché effettuano reclutamenti fra persone di nazionalità diverse e infine non hanno alcun codice interno.

    Comparate con organizzazioni omologhe italiane, americane e russe, le triadi sono le mafie più importanti del Pianeta, per numero di affiliati, per disciplina e organizzazione. Per meglio capirne il funzionamento, bisogna sottolinearne due caratteristiche peculiari: la faccia (mianzi), vale a dire l’immagine che rimanda di sé un individuo in seno al contesto sociale in cui è inserito, e le relazioni (quanxi) che sono basate sulla fiducia. In effetti, la comunità cinese è concentrata sull’esterno e, per ciò che concerne i rapporti interni, la reputazione (la faccia) e la capacità relazionale giocano un ruolo fondamentale.

    Chiaramente le relazioni reciproche facilitano le attività internazionali dei gruppi criminali cinesi, il cui spirito di disciplina è in loro radicato in misura maggiore rispetto alle altre OCT.

    Le triadi sono entità molto articolate e radicate nella realtà cinese: esse rappresentano un pericolo vitale per le società occidentali, in quanto apportano un contributo importante allo sviluppo del Paese e ne favoriscono il dispiegarsi della politica economica ed estera. Una sorta di arma segreta che permette al potere di Pechino di affrancarsi da ogni regola, nella misura in cui quest’ultimo ne sfrutta le capacità di penetrazione, dissimulando il proprio rapporto con esse. Diversamente dai gruppi terroristici, che cercano di dare visibilità alla propria causa attraverso spettacolari atti di violenza, l’azione delle triadi è più discreta. Tale discrezione è in effetti importante, nel campo delle attività sommerse specie di natura criminale, per il buon andamento degli affari. D’altra parte, come le altre OCT alle quali esse possono essere accostate, le triadi cercano con ogni mezzo di infiltrare l’economia legale, in modo da essere poco individuabili e soprattutto più difficili da colpire in quanto una radicale azione di contrasto contro di esse determinerebbe conseguenzialmente la morte delle strutture economiche infiltrate. A tale riguardo, è esemplificativo il caso della Costa Azzurra: lottare fermamente contro le OCT (soprattutto di origine italiana, russa e corsa), in questa regione, significherebbe la scomparsa

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