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Siria, il Potere e la Rivolta: Dalle Primavere Arabe allo stato del terrore dell’ISIS

Siria, il Potere e la Rivolta: Dalle Primavere Arabe allo stato del terrore dell’ISIS

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Siria, il Potere e la Rivolta: Dalle Primavere Arabe allo stato del terrore dell’ISIS

Lunghezza:
194 pagine
2 ore
Pubblicato:
2 mar 2016
ISBN:
9788899303228
Formato:
Libro

Descrizione

Dall’inizio delle rivolte in Siria nel 2011, la situazione interna al paese rimane ancora oggi precaria e tragica.Sul campo di battaglia continuano a morire migliaia di individui in una strenua lotta tra i ribelli, le truppe di Assad e i terroristi dello stato islamico dell’ISIS. Fuori dai suoi confini nazionali, vari paesi si sono schierati invece su opposte posizioni tra inconciliabili diplomazie. In questo complesso e variegato scenario originatosi con le Primavere Arabe, ma maturato in seno ai diversi stati per decenni, il neonato Califfato islamico dell’ISIS ha trovato nuovi fronti su cui espandere la propria egemonia. Il libro Siria, il Potere e la Rivolta costituisce una dettagliata quanto minuziosa analisi sulle origini e le cause del conflitto siriano fino ad arrivare ai nostri giorni, ovvero un’attenta valutazione degli scenari che hanno scatenato una guerra oggi fuori controllo trasformatasi in una crisi umanitaria di proporzioni epocali. In una escalation senza precedenti gli eventi siriani hanno influenzato non solo l’intera regione mediorientale ma anche l’Occidente oggi costretto a fronteggiare su numerosi fronti la disperazione delle vittime e il terrore.
Pubblicato:
2 mar 2016
ISBN:
9788899303228
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Siria, il Potere e la Rivolta - Rossanna Carne

Rossana Carne

SIRIA

Il Potere e la Rivolta

Dalle Primavere Arabe allo stato del terrore dell’ISIS

Siria, il Potere e la Rivolta

Dalle Primavere Arabe allo stato del terrore dell’ISIS

Rossana Carne

© Prima Edizione, Marzo 2016, ENIGMA Edizioni©

Edizione cartacea (ISBN – 9788899303211)

Edizione digitale (ISBN – 9788899303228)

ENIGMA Edizioni©

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DEDICATO

Alla mia famiglia

Ad Alberto

Ad Enigma Edizioni ed Enrico Baccarini per la fiducia nei miei confronti

Dedicato, infine, a coloro che sono liberi ...

Bansky, La Bambina con il palloncino rosso

INTRODUZIONE

Dopo tre anni dall’inizio delle rivolte in Siria, la situazione interna del Paese rimane incerta.

Mentre sul campo continua la grande perdita di vite umane per le conquiste territoriali, fuori dai confini nazionali i vari Paesi si schierano o al fianco del Regime o al fianco dei ribelli e delle forze di opposizione¹.

In tutto questo contesto non bisogna dimenticare che la Siria sta affrontando, tra l’altro, in una grave crisi umanitaria, infatti, la situazione ha causato circa 140.000 vittime e quasi 7 milioni di rifugiati tra sfollati interni e coloro che sono fuggiti all’estero².

Gli avvenimenti all’interno dei confini nazionali, però, stanno anche influenzando tutta la regione mediorientale, con ripetuti scontri in Libano e screzi diplomatici con la Turchia. All’esterno, invece, la situazione siriana ha provocato un progressivo allontanamento tra la Russia e gli Stati Uniti, schierati rispettivamente con il Regime e con i ribelli³. Il presente volume è stato suddiviso in quattro parti al fine di poter analizzare al meglio tutte le componenti della così detta ‘situazione siriana’.

La prima parte è stata incentrata sul profilo storico e geografico della Siria, con un’analisi della dinastia Asad e della struttura del potere del Regime, oltre che a un’analisi delle forme di opposizione al governo stesso; successivamente è stata sviluppata una parte centrale sulle Primavere Arabe, in particolare soffermandosi sui motivi dello scoppio di queste rivolte e sulle zone geografiche interessate. Inoltre, viene analizzato, nello specifico, il caso siriano e lo scoppio della rivolta interna che ha portato il Paese all’attuale situazione di guerra.

In tutto questo contesto, viene anche analizzato il quadro internazionale e della popolazione civile che sta subendo una disastrosa crisi umanitaria.

Nella quarta parte ci siamo soffermati forme di repressione attuate dal Regime di Asad e dell’uso delle armi chimiche, in particolare, contro la popolazione civile. Si è cercato, successivamente, di intravedere il possibile scenario che potrebbe interessare la regione mediorientale e l’orizzonte delle Primavere Arabe.

La forma di repressione più cruenta fino ad ora adottata in Siria, è stata quella dell’uso di Gas Sarin in un sobborgo della capitale Damasco. La cosiddetta Guerra NBC (Nuclear Biological Chemical) prevede, infatti, l’uso di bombe chimiche che, rilasciando gas velenosi o acidi, hanno lo scopo di decimare indiscriminatamente non solo il fronte nemico ma qualsiasi essere vivente.

Le origini di questo tipo di guerra non convenzionale sono antiche, infatti, potrebbero anche risalire agli antichi romani che erano soliti inquinare le riserve d’acqua nemiche utilizzando carcasse di animali e topi.

Tuttavia, si è dovuto attendere fino alla Seconda Guerra Mondiale, ed in particolare fino al 1937, per assistere alla sintesi e all’uso di queste armi in uno scontro bellico documentato da testimonianze, foto e video.

In particolare le circostanze cui si fa riferimento riguardano il fronte asiatico con la creazione delle cosiddette Fabbriche di Morte, campi di sterminio e di progettazione di armi costruiti dall’esercito Giapponese in Cina.

Sul fronte europeo, invece, si assistettero a vari attacchi da parte dell’esercito tedesco tramite delle bombe posizionate su aerei e cariche di agenti nervini.

Nel 1937 venne sintetizzato un gas nervino tra i più pericolosi, ovvero il Gas Sarin che, essendo incolore ed inodore, sostituì il suo precedente, ovvero il Gas Tabun.

Nel caso siriano, sono stati utilizzati dei missili contenenti Gas Sarin che provocarono migliaia di morti e feriti. Tuttavia, rimane una grande incertezza circa le responsabilità dietro il loro utilizzo. Da un lato infatti, si sostiene che sia stato un attacco progettato dal Regime di Asad, mentre dall’altro ci sono forti dubbi sul fatto che siano stati i ribelli ad utilizzare questi missili, proprio per far ricadere le responsabilità sul governo e quindi ottenere un appoggio internazionale.

A livello umanitario, organizzazioni come Medici Senza Frontiere, Unicef e le Nazioni Unite si stanno mobilitando per cercare di aiutare la popolazione siriana sia all’interno del Paese sia all’esterno. Tuttavia, non è possibile intervenire liberamente, specialmente all’interno dei confini nazionali poiché il Regime non permette la libertà di azione a queste ONG.

A livello internazionale c’è stata, tra l’altro, anche la mobilitazione di artisti come Bansky⁴ che ha proposto una rivisitazione delle sue opere ed in particolare della bambina con il palloncino rosso a forma di cuore che è diventata una piccola rifugiata siriana. Questa immagine, diventata da subito il simbolo dell’attuale piaga che sta colpendo i civili, viene oggi utilizzata per promuovere la campagna #WithSyria che ha lo scopo di aiutare le vittime colpite dal conflitto⁵.

Proprio questa crisi umanitaria è stata il centro della mia scelta di affrontare l’itinerario della crisi siriana che, apertasi come Primavera Araba in ritardo, rivela sviluppi diversi per la varietà dei suoi attori e l’emergere di un progetto islamista non allineato agli esordi.

In allegato al testo si è deciso inserire il discorso inaugurale del giovane Presidente Baššār Ḥāfīẓ al-Asad al fine di poter rendere chiara l’evoluzione che ha avuto il giovane Asad dall’inizio del suo mandato Presidenziale ad oggi.

Asad si era inizialmente presentato come un grande innovatore, pronto a rendere più libero e democratico il suo Paese grazie a un progressivo sistema di riforme.

Con il passare del tempo, però, il Presidente subì una sorta di trasformazione che lo ha condotto all’arresto nell’intraprendere tutte le forme di liberalizzazione necessarie alla Siria, sia a livello economico sia a livello politico.

Probabilmente questo cambiamento avvenne a causa delle spinte provenienti dagli esponenti anziani del Regime, gli stessi che governarono il Paese a fianco del Leone di Damasco, Ḥāfiẓ al-Asad, padre del giovane Baššār.

CAPITOLO I

PROFILO GEOGRAFICO E STORICO DELLA SIRIA CONTEMPORANEA

La Siria è posta strategicamente tra l’Europa, l’Asia e l’Africa. Confina a nord con la Turchia, a est con l’Iraq, a sud con la Giordania, a ovest con Israele e Libano. Sempre a ovest le coste siriane si affacciano sul Mar Mediterraneo. Il territorio, per la maggior parte, è desertico e faceva parte della Mezzaluna Fertile⁶.

Dislocazione geografica della Siria

I tavolati desertici che caratterizzano il territorio sono interrotti da alcuni rilievi. I fiumi principali sono l’Eufrate, il Khabur, l’Oronte e lo Yarmuk⁷.

La popolazione è cresciuta notevolmente dal secondo dopoguerra con un incremento annuo del 3,5%, ovvero uno dei tassi più alti al mondo.

I conflitti nei Paesi circostanti hanno determinato, tra l’altro, l’arrivo in territorio siriano di migliaia di profughi. La lingua ufficiale dello Stato è l’arabo.

La Siria attualmente, così come in passato, è un mosaico di popolazioni e, soprattutto, di religioni⁸. Al suo interno presenta comunità appartenenti alle tre più importanti religioni monoteiste e la sua capitale, Damasco, è considerata il quarto luogo sacro per il mondo islamico, dopo La-Mecca, Medina e Gerusalemme⁹.

La Siria nasce come Stato indipendente e come repubblica parlamentare democratica negli anni ‘40¹⁰. Il potere era di fatto nelle mani dei proprietari terrieri e dei commercianti, ma con un’ascesa continua della classe militare, che stava acquisendo maggiore importanza¹¹.

La crescita a livello sociale poteva avvenire solo tramite la carriera militare, in quanto le università erano accessibili solo dalle classi alte.

La Siria subì una serie continua di colpi di stato tra il 1949 e il 1970, che destabilizzarono il Paese e che vedevano a confronto gruppi filo occidentali e gruppi nazionalisti. La situazione cambiò nel 1963, quando, l’8 marzo, un gruppo di giovani ufficiali rovesciarono il governo in carica. Questi militari appartenevano al gruppo denominato Ba’th¹².

Questo colpo di stato portò a un decisivo cambiamento nella classe politica siriana, con mutamenti risolutivi nei rapporti tra musulmani sunniti e non sunniti, popolazione urbana e rurale e classi ricche e povere. A seguito di questa rivoluzione il Paese visse un periodo di forte instabilità.

Basti solo pensare che in diciassette anni si ebbero ben tredici colpi di stato¹³.

La situazione cambiò profondamente, con l’avvento al potere di Ḥāfiẓ al-Asad, primo presidente alawita, che salì al potere nel febbraio del 1971¹⁴.

La Siria subì una trasformazione radicale nella sua struttura economica, e vide un incremento spropositato del settore pubblico. Anche la popolazione urbana subì un aumento consistente.

Una delle prime riforme che furono attuate dal presidente Asad, fu quella agricola, che ottenne successo grazie all’aumento delle terre irrigate. Come prima cosa, Asad smantellò le fattorie statali per dare impulso alle cooperative, che diedero vigore al settore agricolo.

Inoltre, grazie all’aiuto dell’URSS, venne costruita la diga sull’Eufrate per dare completa irrigazione ai campi¹⁵.

L’istruzione per un decisivo intervento divenne il settore prioritario. Le scuole elementari, infatti, divennero obbligatorie¹⁶.

La storia contemporanea della Siria è caratterizzata, tra l’altro, da continui contenziosi con Israele a causa del controllo delle risorse idriche dell’area e dal sostegno al popolo palestinese.

Gli israeliani sfruttavano da tempo ed in prospettiva le acque per l’irrigazione e per la produzione di energia elettrica. Purtroppo, nonostante Israele e Siria avessero firmato il cessate il fuoco proposto dalle Nazioni Unite nel 1967 , la perdita della Regione del Golan per i siriani fu un disastro.

Più di centomila siriani furono espulsi dagli israeliani e le forze di occupazione distrussero senza pietà interi villaggi, minacciando gli abitanti di origine siriana.

Successivamente, furono incoraggiati gli insediamenti ebraici in modo da rendere permanete la presenza israeliana nella regione¹⁷.

Nel 1972 la Siria di Ḥāfīẓ al-Asad accettò la risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva, tra le altre cose, il totale ritiro delle truppe e la restituzione dei diritti al popolo palestinese.

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