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Quel viaggio nell’Ignoto oltre la Terza Dimensione
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E-book417 pagine6 ore

Quel viaggio nell’Ignoto oltre la Terza Dimensione

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Info su questo ebook

Una vita tranquilla, quella di Albert, trascorsa in una città, Torino, densa di mistero e fiera di un’invidiabile eleganza. Ha una moglie, due figli, e lavora come impiegato presso l’Ufficio delle Poste di Torino. Albert è un uomo qualunque, con le sue responsabilità di padre e marito, ma il destino ha in serbo per lui una grande impresa; ed è in un giorno uguale a tanti al tri che viene fatalmente travolto dall’inevitabile... Prende un ascensore, preme un pulsante, l’ascensore arriva al piano richiesto, le porte si aprono... ed ha inizio un’incredibile avventura. Lui, Albert, un uomo qualunque, è il PRESCELTO! chiamato a viaggiare attraverso la Terza Dimensione e recuperare il Bastone di Tinku, il simbolo del potere, l’oggetto proibito, che il Maligno ha fatto suo e con il quale intende moltiplicare le sue forze per annientare, una volta per tutte, il Bene dalla faccia della terra. Sbigottito e incredulo, Albert accetta di compiere la missione: affrontare battaglie senza esclusione di colpi contro forze oscure e spietate, misurare la propria forza e intelligenza e metterle al servizio dell’umanità. Verrà aiutato e preparato da quattro Adepti, scelti come lui per questa missione, il tutto sotto il vigile controllo dell’Oracolo e di Istriode. Soltanto sette giorni gli sono concessi per compiere una tale impresa. Un’estenuante guerra contro il Maligno si trasforma in un’avvincente guerra contro il tempo...
LinguaItaliano
Data di uscita3 mar 2016
ISBN9788856777109
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    Anteprima del libro

    Quel viaggio nell’Ignoto oltre la Terza Dimensione - Silvia Sterpone

    Silvia Sterpone

    Quel viaggio nell’Ignoto oltre la Terza Dimensione

    Gruppo Albatros il Filo

    copyright 2014 - 2016

    I edizione elettronica marzo 2016 

    www.gruppoalbatrosilfilo.it

    Presentazione a cura dell’Autrice

    Silvia Sterpone nasce a Torino nel 1961. Le sue origini, o radici che dir si voglia, risalgono nelle terre delle Langhe, precisamente, da parte di padre Neive, e da parte di madre Barbaresco. Le Langhe: terre ben conosciute per i loro ri­cercati, apprezzati, quanto rinomati vini. I genitori, nel 1950 circa, si trasferirono nel vicino capoluogo: Torino. Silvia nac­que, come già sopra citato, nel 1961 preceduta dalla sorella Daniela. Un’infanzia e gioventù felice trascorsa sui campi di Basket, in veste sia di giocatrice che di allenatrice.

    All’età di circa 13 anni studia e prende lezioni di chitarra e, insieme a Marina, formano un duo perfetto per l’accompagnamento delle canzoni nella messa della domenica, con le chitarre elettriche.

    Un incidente al ginocchio l’allontanò, a soli 20 anni, dai campi del Basket.

    Si sposa con Repetto Enrico, laureato in Economia e Commercio, Dirigente amministrativo. Nascono due figli, Ivan e Sara. Ivan consegue Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche ed attualmente sta effettuando un Dottorando in Neuroscienze. Sara si evidenzia tra le più brave alunne scolastiche dell’Alberghiero, che frequenta diplomandosi in 4 anni su 5, e si specializza in Sommeiller, attualmente lavora in uno dei ristoranti più eccelsi di tutta Torino.

    Silvia lavora per ben 15 anni nel settore impiegatizio. Si licenzia da dipendente comunale, presso il Comune di Settimo Torinese, il 1 aprile del 2001 e, soltanto negli anni a venire e tra mille difficoltà, riesce a ritrovar lavoro come Guardia Sala Museale.

    Nel gennaio 2002 si separa dal marito. Adesso è una donna forte e contemporaneamente fragile che affronta il mare della vita e che detiene da sola il timone della sua famiglia; cerca, con destrezza, tra le varie piccole burrasche quotidia­ne... di mantenere ben salda la guida del: timone della sua famiglia.

    Quanto sarebbe stato comodo anche soltanto un mozzo, in taluni momenti, per fronteggiare il mare!

    L’autrice del libro lavora adesso presso la Reggia della Venaria Reale.

    Era quel giorno, in postazione presso la Quadreria del Principe Eugenio; un’esposizione tempora­nea, che si teneva in un’area denominata: la Sala delle Arti.

    Giunge il collega e le dà il cambio, per la normale pausa di 15 minuti che spetta a tempi predeterminati.

    Silvia pigia il tasto per richiamare l’ascensore a lei vicino, è un ascensore ad uso interno e non è adibito per il pubblico. Pensa tra sé: voglio scen­dere velocemente al piano terra per gustarmi al bar un buon caffè. È al terzo piano, finalmente arriva l’ascensore! Sale e velocemente preme il tasto, pensa di aver premuto il tasto 0, equivalente al piano terra. L’ascensore ha un sussulto, parte per poi arrestarsi al piano, si aprono le porte dell’ascensore e, con suo stupore e atterrimento, si ritrova, dinnanzi ai suoi occhi, un battuto in cemento costeggiato a lato da piglie di cemento!

    Silvia è sgomenta, si spaventa! Arrivasse qualcuno e la tiras­se verso quell’angolo sconosciuto della Reggia e lei chiamasse aiuto, probabilmente nessuno sentirebbe le sue urla! Un bri­vido la percorre tutta. Ripreme nervosamente il tasto dell’ascensore quasi sollecitandolo, mentalmente, a portarla via da lì e subito. Arriva al piano terra. Quel piano intermedio, del quale non ne era a conoscenza, l’ha lasciata un po’ sconcertata! Le viene in mente la trama per un libro. Torna, dopo la pausa, presso la sua postazione. Adesso è lì, alla Quadreria del Principe Eugenio, al terzo piano della Sala delle Arti, c’è poca gente, se ricordo bene è il 13 o 14 novembre 2012, e, quasi per gioco, quasi ingannando il tempo, Silvia si chiede: ma come lo svilupperei questo eventuale libro? Le porte si aprono e... qualcuno si ritrova in un viaggio Spazio Temporale di un’altra dimensione!.

    È nato così il mio libro:

    Quel viaggio nell’Ignoto oltre la Terza Dimensione; un Fantasy ricco di cose intriganti, curio­se, storiche e mitologiche, di accenti sul Sacro Graal, ricco di momenti di ponderazione, di suspense, di amore e di tante ma tante cose tutte da scoprire!

    Capitolo I.

    Se non fosse per il tempo uggioso, sembrava proprio una giornata come tante altre.

    Albert e Suzanne avevano consumato una veloce colazione e adesso si stavano preparando entrambi per recarsi al lavoro.

    George, il figlio più grande di 16 anni, era di già uscito di casa.

    George, dovendo prendere due pullman per recarsi al liceo linguistico, era solito alzarsi molto presto la mattina. Gli piaceva arrivare a scuola anche quindici minuti prima della lezione per recarsi, insieme ai suoi amici, al bar per chiacchierare un po’ e insieme far colazione.

    Luca si stava lamentando, non riusciva a trovare il camiciotto nuovo, il suo preferito. «Mamma! non trovo il camiciotto nuovo dove l’hai messo?» chiese.

    «Controlla nel secondo cassetto del mobile» gli urlò Suzanne, «è senz’altro lì».

    Già, sembrava proprio una mattina come tante altre, frenetica come tante altre, eguale a tante altre, se non fosse per quel tempo così uggioso che quasi infastidiva.

    «Detesto queste giornate così uggiose» proferì Albert mentre stava terminando di vestirsi, «non piove, non c’è sole e non si capisce mai come vestirsi».

    «Sei sempre il solito brontolone ma ti amo così come sei» gli rispose Suzanne, mentre si chinava a baciarlo allegramente sulla guancia. Poi, Suzanne, fece scivolare sulle spalle una leggera stola e salutò Albert e Luca prima di uscire per recarsi al lavoro.

    «Io vado, Luca non fare tardi a scuola come al solito!»,disse Suzanne aggiungendo: «Albert, ci vediamo come al solito a pranzo nel mio bar e ricordati che oggi devi passare in banca per il solito versamento».

    «Sì, me lo ricorderò» rispose a voce alta Albert.

    «Mamma, scendo con te, mi dai un passaggio sino alla fermata bel bus?» chiese Luca gettandosi lo zaino sulle spalle. «Certo» rispose Suzanne, «ma muoviti! Non voglio fare troppo tardi altrimenti Mary chi la sente?».

    Albert stava terminando di vestirsi, salutò Suzanne e Luca, sentì il richiudersi della porta alle loro spalle e lo scalpitio dei loro frenetici passi scendere le scale.

    Si soffermò a guardare il tempo, affacciandosi dalla finestra del salotto, forse un timido sole sembrava voler spuntare. Speriamo, pensò Albert. Poi si scrollò dai suoi pensieri, afferrò la sua borsa da lavoro e uscì anche lui di casa.

    Fischiettava, scendendo le scale. Che strano, pensò Albert, tutti in famiglia al mattino avevano l’abitudine di scendere le scale a piedi eppure c’era un comodo ascensore! Ma è così, al mattino si è così di corsa che soffermarsi su di un pianerottolo in attesa dell’arrivo dell’ascensore sembra un’inutile perdita di tempo!

    Albert si incamminò verso l’Ufficio Postale dove lavorava, era contento. Amava la sua Suzanne, i suoi figli stavano crescendo e, come tutti i ragazzi, ogni tanto davano qualche piccolo pensiero ma erano dei bravi ragazzi.

    Voltò lo sguardo verso il cielo, il sole ancora sembrava voler giocare a nascondino dietro le nuvole.

    Chissà, pensò Albert, se mio padre Ermanno passerà da noi al bar nel pomeriggio?

    Era proprio una giornata come tante altre, eguale a tante altre, ma si sa, in realtà non vi è mai una giornata come le altre, e quella giornata, Albert ancora non lo sapeva, sarebbe stata propriamente molto, ma molto diversa da qualsiasi altra.

    Ma torniamo un istante all’inizio della storia, o meglio ancora... in quale luogo nasce questa storia?

    Chi sono Albert e Suzanne? E cosa mai accadrà ad Albert, in una così pur tranquilla giornata?

    Una storia come questa poteva accadere soltanto in una città particolare o che avesse comunque un qualcosa di particolare. Andiamo quindi a scoprire insieme quale città sia questa Torino...

    Questa storia iniziò all’incirca agli inizi degli anni 2000, in un paesino nei dintorni di Torino.

    Torino si trova nel nord-Italia e sorge in una deliziosa pianura, delimitata dai fiumi Stura di Lanzo, Sangone e Po.

    Il fiume Po attraversa la città da sud verso nord ma un altro grande e importante fiume, la Dora Riparia, scorre vicinissimo al centro storico della città. Il fiume Po si protrae, impetuoso e imponente nel suo lungo percorso, fino ai piedi della collina Torinese, come a separare la parte collinare dalla città medesima.

    La città di Torino sorge tra i 220 e i 280 mt. d’altitudine.

    Tra le sue dolci e verdeggianti colline si trovano, a circa 715 mt. d’altezza, due caratteristiche zone denominate il Colle della Maddalena e il Faro della Vittoria. Non vi è un solo torinese che non si sia recato più volte, nel corso della propria vita, o al Colle della Maddalena o al Faro, per ammirare il caratteristico paesaggio che si estende su tutta Torino sino alle innevate Alpi. Un’esclusiva visione di intero dominio su Torino, e oltre.

    Il clima qui è temperato ed è il classico clima delle medie latitudini con estati calde e inverni freddi.

    Se in tre piccole frasi dovessi definire Torino queste sarebbero:

    - Torino, città storica e d’arte

    - Torino, prima Capitale d’Italia nel 1861

    - Torino, città industriale e moderna.

    Torino, ai piedi delle Alpi da un lato e circondata dalle colline dall’altro. Torino, attraversata da due fiumi così importanti come il Po e la Dora, come a simboleggiare l’uomo, la donna e il corso della storia e della vita.

    Se ci si reca alle spalle di Piazza S. Carlo, sull’attuale Via Roma, andando in direzione della Stazione Porta Nuova, potremmo notare due grandi statue rappresentative rispettivamente del fiume Po e della Dora. Il primo, il fiume Po, è rappresentato in veste di uomo barbuto e l’altra, la Dora, come una donna formosa e attraente; entrambe le statue sono adagiate su un basamento marmoreo dal quale scorre, come perpetuo nel tempo, un rigoglioso e imponente getto d’acqua.

    Torino, la cui storia ebbe inizio sin dal III secolo a.C. quando, lungo le rive del Po, si insediarono le prime tribù Taurine discendenti dalle fusioni di stirpi Celtoliguri con popolazioni Galliche, migrate oltralpe, alla ricerca di verdeggianti pianure da coltivare.

    Fu, il suo territorio, teatro di guerre, riappacificazioni e alleanze con Roma nel periodo dell’espansione romana nell’Italia settentrionale, sino a diventare, per volere di Giulio Cesare, presidio di confine e accampamento sotto Augusto, dal quale la città prese il suo primo nome di Augusta Taurinorum. Correva l’anno 29-28 a.C.

    Nei secoli a venire la storia la volle assoggettata ai Goti, ai Longobardi e ai Franchi, ai quali seguì un periodo in cui i Savoia si inserirono in un complesso gioco di forze che vide Impero, vescovi, feudatari e organismi del nascente Comune intrecciarsi, sovrapporsi e contrapporsi in un continuo alternarsi di lotte e alleanze, sino a quando Torino fu concessa in feudo ai Savoia dall’Imperatore Federico II, Re della Germania, Re della Sicilia e Re di Gerusalemme.

    Federico II nacque nel 1194 e all’età di soli 24 anni, raggiunse l’apice della sua vita con l’elezione a Imperatore del Sacro Romano Impero.

    Ai giorni d’oggi a 24 anni si è da poco maggiorenni, all’epoca già si poteva essere Imperatore del Sacro Romano Impero!

    Ma la storia continua e di storia la nostra Torino è ricca.

    Con l’unificazione amministrativa e politica di tutte le province sabaude, il cui territorio si estendeva all’epoca a cavallo del confine tra il territorio francese e italiano, all’inizio del quindicesimo secolo, i Savoia decisero di trasferire la sede della capitale del loro regno da Chambery, in territorio francese, a Torino e, come a voler sigillare con un patto di sangue quest’evento che segnò la storia, portarono da Chambery a Torino la Sacra Sindone.

    Questo Telo, il cui mistero ancor oggi ci avvolge in un insieme di devozione, incredulità, stupore e fede, viene periodicamente esposto al Duomo di Torino dove, ancor oggi, una moltitudine di persone si accalca per cercare di afferrare, anche soltanto per qualche momento, una vibrazione, una percezione, un atto di fede nell’assoluto.

    C’è chi dice, che il Sacro Telo fu portato a Torino dai Savoia, come un patto per sugellare questa nuova alleanza, quasi un ossequio alla nuova capitale del Regno. Ma altri, asseriscono, che il Sacro Telo sia giunto a Torino a seguito di un voto del Vescovo di Milano, Carlo Borromeo.

    Era il 1576 circa quando la peste prese a calare, come una funesta ombra, su Milano e taluni territori limitrofi.

    La città venne gravemente colpita da questa infausta epidemia. Furono anni terribili. La morte scivolava lenta e irrefrenabile tra le case della gente. La disperazione era tanta e il senso di impotenza ancor di più. Fu proprio il vescovo di Milano, Carlo Borromeo, che in quell’occasione fece un voto. La Sacra Sindone, o come taluni la chiamano il Sacro Sudario di Gesù, sarebbe stata portata a Torino come voto di ringraziamento nei confronti della benevolenza da Dio ricevuta, se fosse cessata la peste.

    La peste cessò e nel 1578 i Savoia trasferirono la Sacra Sindone a Torino, dove è ancora a tutt’oggi conservata.

    La più antica testimonianza storica certa, attinente alla Sacra Sindone, risale agli anni Cinquanta del XIV secolo quando la reliquia, con modalità che rimangono ignote, comparve nelle mani del Cavaliere Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy.

    Era il 20 giungo 1353 quando Goffredo di Charny donò la Sindone al capitolo dei Canonici della Collegiata di Lirey, che egli stesso aveva fondato.

    La prima ostensione pubblica di tale Telo avvenne, pare, nel 1357 – Goffredo era morto l’anno precedente –, suscitando negli anni seguenti diversi dubbi sull’autenticità dello stesso.

    Nel 1415 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, si riappropriò del lenzuolo – ne originò al tempo un lungo contenzioso con i Canonici – e nel 1453 lo vendette o cedette ai duchi di Savoia.

    Questi, inizialmente, lo conservarono a Chambery nella Savoia francese, dove, il 4 dicembre 1532, sopravvisse all’ incendio della Sante-Chapelle su Saint Suaire. Il Sacro Sudario riportò gravi danni in diversi punti. Fu perforato in vari strati da una goccia d’argento fuso, colata dal reliquiario. Forse fu un segno del destino?

    Nel 1563 i Savoia dichiararono Torino Capitale del Regno Sabaudo e nel 1578 trasferirono la Sindone da Chambery alla nuova capitale.

    A Chambery nella cappella della Sacra Sindone vi era stato un incendio. E qui, a Torino, a seguito del voto del vescovo di Milano Carlo Borromeo di portare in custodia nelle nostre terre il Sacro Telo, la peste di Milano cessò. Era forse un monito? Era forse un segno del destino?

    Negli anni a venire Umberto II di Savoia, ultimo Re d’Italia, alla sua scomparsa, nel 1983, la lasciò in eredità alla Santa Sede, delegandone la custodia all’Arcivescovo di Torino.

    Il Sacro Telo... l’immagine della sofferenza e del patimento di Dio. L’immagine del Suo volto.

    Il mistero, il fascino della fede nell’Onnipresente.

    Ma continuiamo la nostra storia, poiché Torino è città vestita di storia e mistero.

    Sotto il dominio dei Savoia, Torino cominciò a espandersi e a diventare la bella città che è tutt’oggi, ricca di monumenti storici e deliziose piazze, grazie anche ad architetti come Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, Guarino Guarini, Benedetto Alfieri, Michelangelo Garove, Filippo Juvarra e tanti altri ancora. Aggiungiamo di contorno, a così deliziosa architettura, un paesaggio assai piacevole quali che sono le colline di Torino, i grandi corsi dai viali alberati, il verde di parchi come il Valentino o le verdeggianti passeggiate lungo il corso del fiume Po e della Dora e, ancora, le principali vie del centro adornate di lussuosi negozi e luci e le piacevoli e caratteristiche zone pedonali del centro storico. Ecco, questa è Torino.

    Ma tornando alla storia di Torino vi è ancora da ricordare l’invasione napoleonica del 1800, la conseguente abdicazione del Re Carlo Emanuele IV e il suo trasferimento – o fuga, che dir si voglia – in Sardegna. Ma, fortunatamente, il Congresso di Vienna del 1814 restituì Torino di diritto ai Savoia.

    Nasce il periodo del Risorgimento, a opera del Re Carlo Alberto, ed è con l’ascesa al trono di Vittorio Emanuele II, i primi moti insurrezionali di Garibaldi, la grande opera di personalità come Camillo Benso Conte di Cavour, personaggi che seppero dedicare la loro vita a un obbiettivo comune, attraverso il quale, finalmente, si raggiunse l’unificazione d’Italia. Torino diventa protagonista.

    È il 1861 quando Torino viene nominata prima Capitale del Regno d’Italia.

    Ma il destino ha già in mente altre grandi città rappresentative da denominare Capitale d’Italia e seguiranno, negli anni a venire, da prima Firenze e poi l’attuale Roma.

    Arrivò anche la Prima Guerra Mondiale del 1915-1918 che segnò pesantemente l’Italia.

    Il successivo periodo del fascismo e l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940, con la Seconda Guerra Mondiale, misero ancor più a dura prova Torino e l’Italia intera.

    Finalmente l’alba arrivò. Il 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale proclamò l’ordine di insurrezione generale e con esso, i partigiani, presero il controllo della città ponendo fine all’occupazione nazifascista. Alcuni giorni dopo, il 3 maggio, giunsero anche le prime truppe alleate.

    Dopo il secondo dopoguerra, Torino fu il simbolo della crescita economica dell’Italia.

    Ma intanto Torino guarda al futuro. Torino è una città ricca di storia che si deve mettere al passo con gli eventi, con il progresso, con l’industrializzazione. Torino diventa orgogliosamente il terzo polo economico del triangolo industriale d’Italia, insieme a Genova e Milano.

    Ma la città è anche conosciuta, tramite leggende popolari, per la tradizione di magia e occultismo.

    Talune leggende affermano che Torino sia attraversata da una fittissima rete di gallerie e sotterranei, utilizzate dai Savoia e dai nobili per spostamenti in incognito. Ma si dice anche, che tali sotterranei, venissero utilizzati da personaggi risalenti a congreghe dei Templari e ancora della Massoneria.

    Nel 1556 a Torino soggiornò Nostradamus, personaggio famoso per le sue capacità preveggenti e, sempre a Torino, visse un singolare personaggio come Gustavo Adolfo Rol, al quale si attribuirono poteri paranormali.

    Esperti di occultismo sostengono che Torino sia il vertice di due triangoli magici. Il primo, quello bianco con Lione e Praga, mentre il secondo sarebbe quello nero con Londra e San Francisco.

    Per gli esoteristi la magia positiva di Torino nasce dal cuore bianco di Piazza Castello, dal Duomo che custodisce la Sacra Sindone per proseguire sino alla Grande Madre di Dio e alla Mole Antonelliana che, maestosa, volge il suo sguardo al cielo.

    La Chiesa della Gran Madre, sorge all’estremità orientale del Ponte Vittorio Emanuele I sul Po ed è prospiciente alla Piazza Vittorio Veneto. La citata piazza è una delle piazze più importanti della città, nonché tra le più grandi d’Europa. La Gran Madre, posta d’innanzi al Ponte e alla prospiciente piazza, sembra guardare d’innanzi a sé lo scorrere costante del Fiume, mentre, dalla sua posizione, domina sulla zona circostante e la verdeggiante collina sembra abbracciarla cingendola di un armonioso paesaggio.

    Il tempio della Gran Madre di Dio, si trova rialzato rispetto alla piazza stessa dove sorge.

    La chiesa sorge su di un sagrato e per raggiungerla, occorre salire la prospiciente scalinata.

    Ai lati della scalinata stessa, entrambe poste su di un basamento, vi sono due statue rappresentanti una la Fede e l’altra la Religione realizzate dallo scultore carrarese Carlo Chelli. Le due statue rappresentano due prosperose donne dall’amorevole sguardo.

    La statua a destra rappresenta la Religione. La donna sembra innalzare con la sua mano destra una croce, ha uno sguardo fiero, reca sulla fronte il triangolo con l’occhio divino e un Angelo, inginocchiato alla sua sinistra, le porge le Sacre Tavole che lei sta a indicar con la mano. Sembra, nel suo silenzio statico, come a indicare e ricordare quella che è la Santa volontà: le Sacre Tavole dell’Alleanza.

    La statua a sinistra rappresenta la Fede. La donna regge con la mano destra un libro aperto, mentre, con la mano sinistra tiene elevato un calice verso il cielo stesso. Al suo fianco un Angelo alato sembra vegliare su di lei. L’Angelo, pare avere al suo fianco destro, seminascosta, una spada. Secondo alcune interpretazioni il calice rappresenterebbe il Santo Graal, mentre lo sguardo quasi idolatrico della Madonna, taluni dicono, ne indicherebbe il luogo o la direzione in cui esso giace custodito. Ebbene, vi è un qualcosa che più del Santo Graal riesca a trascinarci in un vortice di mistero? di interrogativi? di curiosità e di domande senza risposte?

    La statue vogliono rappresentare la Madonna? O la Fede e la Religione stesse rappresentate nella figura femminile della donna con al suo fianco un Angelo? La statua della Fede con la mano sinistra innalza un calice, Simbolo dell’Alleanza con Dio? o dolce invito a non dimenticare il Verbo? Il Santo Graal...

    E la Statua della Religione? non sembra invitarci a non dimenticar le Sacre Tavole? Scorreranno i fiumi, trascorreranno anni, secoli e millenni ma cosa mai resterà nel tempo della Sacra Alleanza? Un inaridito fiume? o un rigoglioso paesaggio in fiore bagnato dalla fertilità del fiume stesso della Vita?

    Il tempio, di proprietà comunale, fu eretto per volontà dei Decurioni, gli allora amministratori della città, per festeggiare il ritorno del Re Vittorio Emanuele I di Savoia dopo la sconfitta di Napoleone. Era il 20 maggio del 1814. Ai piedi della scalinata antecedente la chiesa, dinnanzi alle due statue citate prima, sorge la statua dedicata allo stesso Vittorio Emanuele I di Savoia realizzata dallo scultore genovese Giuseppe Gaggini.

    Ma anche la fontana del Frejus di Piazza Statuto, ideata dal conte Marcello Panissera, viene indicata dagli esoteristi e di essa si dice che sia il cuore nero della città. La fontana prende il suo nome dall’omonimo traforo del Frejus che collega l’Italia alla Francia.

    Essa consiste in una piramide di enormi massi provenienti propriamente dallo scavo del traforo.

    La piramide è sovrastata da un Genio o Angelo alato, sotto il quale trovano posto le figure marmoree dei Titani abbattuti.

    Nella mitologia greca, i Titani erano i sei figli maschi di Urano e di Gaia – Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Crono –, della generazione più antica degli dei. Dal più giovane dei Titani, Crono, derivò la generazione degli Olimpi. Citati nella Teogonia di Esiodo, i Titani sono protagonisti della cosiddetta Titanomachia, che narra la lotta di Zeus e degli altri dei dell’Olimpo contro i Titani, per la conquista del trono celeste. La lotta si conclude con la sconfitta dei Titani, fatti precipitare nel Tartaro.

    E di qui l’Angelo Alato, rappresentato nella Fontana del Frejus, che domina sui Titani abbattuti. Forse a simboleggiare la vittoria del bene sul male? Eppure codesta fontana è simbolo del cuore nero della città, infatti viene denominata anche Porta degli Inferi. Altre voci dicono che l’Angelo alato rappresenterebbe Lucifero, l’Angelo che si ribellò al Creatore.

    Il tutto è un’allegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta nello spirito positivista dell’epoca in cui fu realizzato? Tuttavia, nella tradizione popolare, a questo significato originale se ne è sovrapposto un altro secondo cui il monumento è testimonianza delle sofferenze della vita e l’Angelo veglia e domina su di esse. Sulla testa dell’Angelo è posta una stella a cinque punte, quale simbologia può essa rappresentare?

    Due sono i motivi, a noi conosciuti, per i quali la fontana del Frejus viene definita il cuore nero della città. Uno di questi è perché si trova a occidente, quindi in posizione infausta per il tramonto del sole, e il secondo motivo, dicono, sia perché qui vi era la vallis occisorum, luogo di impiccagione, uccisione e di sepoltura, luogo di sofferenze e torture. Ospitava infatti, codesta piazza, il patibolo che rimase per secoli in Piazza Statuto e che venne poi spostato dai francesi all’incrocio tra Corso Regina Margherita e Via Cigna. Il così denominato, ancora attualmente, Rondò della Forca.

    Ma a Torino si parla anche di Massoneria, di tortuose reti di passaggi sotterranei.

    Ed è vero che a Torino, in tempi passati, venivano praticati esoterismi e magie nere?

    Torino sa vestirsi anche di un suo fascino e di un suo mistero.

    Ebbene, i personaggi di questa nostra storia vivono a pochi passi dal centro di questa misteriosa, meravigliosa, anche se a volte ai giorni d’oggi un po’ caotica, Torino, precisamente in una piccola località denominata San Mauro Torinese.

    * * *

    San Mauro Torinese sorge sulle rive del Po, ai piedi delle pendici settentrionali della Collina torinese, ed è dominata dall’alto della collina che la sovrasta dalla Basilica di Superga.

    Il primo documento scritto, in cui compare citato questo comune, riporta come nome Pulchra Rada o Pulcherada – letteralmente bella spiaggia o bella rada – una denominazione che risale al 991. Ancora a tutt’oggi vi è una chiesa denominata appunto la Pulcherada, risalente all’anno 1000, attorno alla quale iniziò a svilupparsi il primo nucleo abitativo della zona che, nell’arco dei secoli, diventò l’attuale San Mauro Torinese.

    La zona fu nel secolo XII teatro di continui scontri armati tra due casate, il Marchesato del Monferrato e il Ducato dei Savoia. Prese il suo nome in onore di San Mauro Abate, Santo monaco benedettino, che nel 1420, diretto in Francia, qui sostò e soggiornò.

    A San Mauro non si respira la storia, come camminando per le vie del centro di Torino, ma è piacevole, la sera, rientrando da lavorare, ritrovarsi non proprio nel traffico caotico della città ma attorniati ancora dal verde della collina.

    Purtroppo, negli ultimi decenni, anche qui il cemento ha dilagato. Il cemento si espande, come una macchia d’olio, inghiottendo tra le sue fauci il verde. Forse per lucro? Il cemento ci ha privati di numerosi quanto piacevoli, rilassanti ed essenziali rigogliosi spazi verdi. Ma l’uomo è così, si accorge sempre in ritardo di aver sbagliato. E così quel ridente paesino immerso ancora nel verde dove sino a pochi anni fa vi erano ancora polmoni di filari di pioppi, terreni a coltivazione e prati, è ora diventato come il prolungamento di una branchia di Torino. Ha comunque un suo fascino passeggiare o andare in bicicletta lungo le sponde che costeggiano il fiume Po, godendo del paesaggio della collina circostante e ammirando la nostra Superga.

    Già, Superga. Superga è la Basilica che dall’alto della collina funge da occhio vigile su Torino. È uno dei motivi di orgoglio della Torino stessa, ma più per un significato affettivo che effettivo.

    Fu fatta erigere dal Re Vittorio Amedeo II, come voto di ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i Francesi che assediarono Torino nel 1706. Il progetto è del messinese Filippo Juvarra e risale al 1715. Inutile dire che lo Juvarra lasciò, in Torino e dintorni, una sua grande impronta. Tanti e notevoli gli storici edifici da lui realizzati parzialmente e non, tra i quali, Palazzo Madama, Palazzo Reale, le chiese di San Carlo e Santa Cristina in Piazza San Carlo, la Palazzina di Stupinigi, Il Palazzo del Senato Sabaudo, Superga, La Villa della Regina, Il Palazzo dell’Università di Torino, il Santuario della Consolata, il Castello di Rivoli e la Reggia di Venaria Reale, il Castello del Valentino, e nemmeno le ho citate tutte! – sperando che nessuno di offenda –.

    Insomma Juvarra ha davvero contribuito a dare un volto alla nostra Torino, ma non dimentichiamo grandi architetti come il Castellamonte, il Guarino Guarini, l’Alfieri e tanti altri ancora, altrettanto degni d’attenzione.

    Ma torniamo alla nostra Superga. Tra i molteplici edifici costruiti dallo Juvarra, di certo non mi sento di dire che sia uno dei monumenti di maggior rilievo, ma ripeto: Superga è Superga.

    Superga è un emblema per i Torinesi. Posta sulla cima della collina, lei domina, lei è il faro che illumina la via, quando la sera, stanchi dopo una lunga giornata di lavoro, rientriamo a casa.

    Se sali sino a Superga potrà sembrarti di dominare Torino dall’alto. Vi è un grande piazzale dal quale si apre ai tuoi occhi un paesaggio infinito che, nelle giornate limpide, si estende su tutta Torino sino alle Alpi. Bello recarvisi di giorno ma ancor più suggestivo di sera, poiché si ha l’occasione di vedere Torino come vestita a festa e adornata di miriadi di luci. Sempre lì, nella meravigliosa basilica di Superga, tutt’ora visitabile, dormono il loro sonno i regnanti della dinastia dei Savoia.

    Qualcuno dice che dormono e che dall’alto della collina vegliano.

    Ed è proprio qui, ai piedi della collina di Superga, nel comune di San Mauro, dove scorre palesemente dolce e tranquillo il Fiume Po, che abitano Suzanne e Albert.

    Suzanne ha 41 anni e ha una sorella di nome Mary. Mary è di poco più giovane, ha 38 anni. Le due sorelle sono nate dal matrimonio di Mark, di origini olandesi, con Lucia.

    * * *

    Mark è di origini Olandesi ed è nativo di Amsterdam.

    Amsterdam ti avvolge, ti cattura, di Amsterdam ti innamori. È una dimensione totalmente diversa rispetto una qualsiasi città o grande metropoli. Già sorvolando i territori olandesi, arrivando in aereo, si è rapiti e colti da stupore nel vedere il verde d’Olanda. Mi ricorda quella famosa canzone che citava: ma il verde d’Irlanda.... In effetti l’Irlanda e l’Olanda si può dire siano quasi, dico quasi, alla stessa latitudine. Lì, il colore della vegetazione è un verde diverso da quello di Paesi più caldi come possono essere l’Italia, la Spagna o altri a simili latitudini. Il verde è più intenso, quasi lievemente più scuro, rigoglioso e sembra invitarti. Ti trasmette la voglia di regalarti una rilassante vacanza per ritemprare le energie, nella quiete di queste terre, avvolta dal verde dalla natura, e a pochi passi il mare.

    In compenso, a differenza dei paesi più caldi, un bel bagno nei loro mari, nel mare del Nord, senz’altro in stagione estiva è forse possibile, ma brrr... che freddolina sarà l’acqua!

    Amsterdam non ha alle sue spalle una grande storia o tracce di un passato antico.

    Amsterdam è tra le più giovani delle grandi città d’Europa, essa ha soltanto sette secoli di vita!

    Non ha una sola rovina risalente all’epoca romana, nessuna chiesa romanica, nessuna traccia di Carlo Magno.

    La fortuna della città è che è cresciuta libera, senza vincoli e senza condizionamenti, priva di ambizioni temporali di un sovrano o imperatore. Una città costruita, pietra su pietra, da ricchi mercanti e urbanisti intelligenti che hanno saputo sviluppare la città armoniosamente, evidenziando le sue stesse naturali bellezze.

    Amsterdam nacque intorno al XIII secolo da un villaggio di pescatori situato vicino a una diga – dam – sul fiume Amstel. Ed è proprio al centro di Amsterdam, nella specifica Piazza Dam, che si affacciano tutt’oggi con tutta la loro imponenza edifici come il Palazzo Reale e la Nieuwe Kerk. Soltanto ad Amsterdam si può trovare una chiesa denominata la Nieuwe Kerk –

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