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Un Gaijin in Giappone

Un Gaijin in Giappone

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Un Gaijin in Giappone

Lunghezza:
129 pagine
1 ora
Pubblicato:
23 lug 2014
ISBN:
9788898754137
Formato:
Libro

Descrizione

Da Holly e Benji a Dragon Ball, passando per i Pokemon e Final Fantasy, generazioni di bambini italiani sono cresciuti con un'idea mitizzata del Giappone, filtrata da manga, animazione e videogiochi.
Frullo era uno di questi bambini. Così, con la scusa di andare a trovare i suoi amici giapponesi Tonic e Taka, nell'estate del 2013 parte insieme al belga Benjamin (sembra una barzelletta) per due settimane di viaggio tra Osaka e Kumamoto, con la missione di scoprire di più su quel bizzarro arcipelago che tanto lo ha affascinato e sui suoi stravaganti abitanti.
Da questa esperienza nasce "Un Gaijin in Giappone", a metà strada tra un diario di viaggio e un racconto ironico, con l'obiettivo di trarre un bilancio da quel viaggio tra templi buddisti, sale giochi, onsen, karaoke e ramen, e di rispondere alle domande che assillavano il nostro eroe: che diavolo è il Giappone contemporaneo, alla fine, e chi diavolo sono i giapponesi di oggi?

L'autore - Marco "Frullo" Frullanti è l'esempio più paradigmatico di "raccomandato", dato che pur di avere qualcuno che pubblicasse i suoi libri si è creato la propria casa editrice.
Frullo, laureato in Semiotica, consulente di web marketing e in generale "smanettone di internet", concilia fin da sempre le sue due grandi passioni, la lettura e il mondo "nerd". Anche come scrittore.
Dalla sua passione per musica, libri, videogiochi e film degli anni '90, il decennio della sua infanzia e pre-adolescenza, è nato il suo primo ebook, “Anni '90 - Dagli 883 a Carmageddon”. La sua fissa per la cultura contemporanea giapponese lo ha invece portato alla realizzazione del secondo, "Un Gaijin in Giappone". Il terzo riguarda invece la sua altra fissa, la sottocultura del web, con "Facebook Killed the Internet Star". Il quarto... no, basta, non esageriamo.
Pubblicato:
23 lug 2014
ISBN:
9788898754137
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Un Gaijin in Giappone - Marco "Frullo" Frullanti

Marco Frullo Frullanti

Un gaijin

in Giappone

I edizione digitale: luglio 2014

© tutti i diritti riservati

Nativi Digitali Edizioni snc

Via Broccaindosso n.16, Bologna

ISBN: 978-88-98754-13-7

Collana: FTL - For The Lulz

www.natividigitaliedizioni.it

info@natividigitaliedizioni.it

Foto in copertina e all'interno del testo a cura di Marco Frullanti

Contatti Marco Frullo Frullanti

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Yo, jes' think about it…

How many people in this world do ya think really understand themselves?

People get depressed in life because they don't know what's up.

But, they go on living. They don't run away… Isn't that how it is?

I know you got problems… hell, we all do.

But you gotta understand that there ain't no gettin' offa this train we're on,

till we get to the end of the line.

Barret Wallace, Final Fantasy VII (Squaresoft, 1997)

Inevitabile e pallosissima prefazione

20 aprile 2014

La prefazione del mio primo maldestro tentativo letterario, Anni '90 - Dagli '883 a Carmageddon, è stata scritta prima di tutta l'accozzaglia di articoli che è andata a comporre poi l'ebook e in fase di revisione non è praticamente stata toccata, causa fretta e pigrizia. Se avete avuto la sfiga di leggerlo ve ne sarete presumibilmente accorti; in caso contrario, se ci tenete proprio a farvi del male, fate pure, eh.

Per la mia qui presente seconda opera (ma quanto fa figo scriverlo?), abbozzo invece la prefazione dopo aver buttato giù la spina dorsale dell'ebook in questione, cioè il diario di viaggio, prima di tutte le necessarie integrazioni atte a far diventare questo accrocchio che avete appena acquistato (ah, tra l'altro, grazie!) qualcosa di più di un elenco delle robe che ho mangiato e delle stramberie che ho visto. O almeno, questa è l'idea.

Il resto del lavoro che mi aspetta sarà la parte più impegnativa; non si tratta più di scandagliare i ricordi nella mia mente e trasformarli in caratteri, ma di approfondire, fare ricerche, riflettere. Mica una puttanata. Contate anche che finora ho scritto rigorosamente tra le 10 di sera e le 11 e mezza, a giorni alterni (molto alterni), combattendo le miliardi di distrazioni che l'Anno Domini 2014 ci affligge: serie TV apparentemente infinite, giochi online, il mondo intero che ti rompe il cazzo su Facebook e WhatsApp, una quantità pressoché illimitata di pornografia, libri da leggere, lavoro da terminare; in alcuni casi addirittura vita sociale e di coppia, pensate.

Eppure, voglio portare a termine sta roba. Prima di tutto per me stesso, perché negarlo: scrivere libri è un boost incredibile all'ego, e poi per quale cacchio di ragione sarei diventato editore se non per il gusto di poter pubblicare le mie puttanate? Inoltre, mi arrogo il diritto di pensarlo, per voialtri tapini che volete leggere sta roba; probabilmente siete un po' dei nerdazzi anche voi, presumibilmente avete tra 18 e 30 anni, con ogni probabilità la cultura popolare giapponese ha in qualche modo infestato la vostra vita in un modo o nell'altro, tra anime, manga e videogiochi, e vi incuriosiva saperne qualcosa di più, e magari farvi due ghignate nel frattempo leggendo le disavventure di quel cazzaro di Frullo.

Beh, se le cose stanno più o meno così, siete il mio lettore modello e quindi se arriverete alla fine e rimpiangerete di non aver investito sti due eurini in bitcoin o goleador vuole dire che ho scazzato, ma di brutto. Se non vi rispecchiate nel profilo di sopra, può pure essere che possiate trovare sto ebook di qualche utilità, ma vi anticipo che per voi non mi prendo nessuna responsabilità, oh.

Il mio riferimento per Un Gaijin in Giappone, che dev'essere per forza il titolo definitivo, e se l'ho cambiato non so che cazzo mi è saltato in testa, sono i racconti di viaggio di Bill Bryson, che ha la non trascurabile abilità di trasformare episodi apparentemente irrilevanti dei suoi viaggi in riflessioni al contempo esilaranti e illuminanti. Escludo di arrivare a questi livelli, ma se sto ebook riuscirà a darvi qualche informazione non troppo banale e magari a generare addirittura qualche sghignazzo, vuol dire che forse così schifo non avrò poi fatto.

Giuro solennemente di non aver più ritoccato questa prefazione dopo il 20 aprile 2014.

Introduzione: Scusa, ma perché sei andato in Giappone e non a Sharm o a New York?

Terrazzo della scuola di inglese Atlantic Language a Galway. Solo i più stoici dei tabagisti combattevano il vento dell'ovest irlandese (che no, non strideva gentile, con buona pace dei Modena City Ramblers) per farsi la loro dose di nicotina tra una lezione e l'altra. Stavo amabilmente facendo i cazzi miei quando arrivò questo giapponese in maniche corte (ci voleva del coraggio, ve lo assicuro) e assurdi capelli tendenti al fucsia che attaccò bottone con Hey, what kind of music do you listen to?. Ma veramente c'è gente che inizia delle conversazioni così? Comunque, l'interazione sociale con il nipponico si esaurì con poche frasi di circostanza, non a causa della mia asocialità, bensì della difficoltà da parte dell'orientale nel pronunciare frasi in inglese di senso compiuto. Nei giorni successivi la simpatica scenetta si ripeté secondo lo stesso identico copione, con io che mi divertivo a passare nella risposta da Symphonic progressive metal a Jazz and punk, senza godere di apprezzabili divergenze nella reazione pacatamente entusiasta del giapponese, che nel frattempo mi spiegò, ovviamente a stento, di chiamarsi Tonic, because i drank all the gin. Vabbè…

Una sera stavo accendendomi una sigaretta fuori da un pub, quando sentii: Hey, what kind of music do you listen to? Conclusi la serata arrancando brillo verso casa dopo 5 pinte in 4 pub. Da quel momento, io e Tonic diventammo in qualche modo amici inseparabili o quasi per quei tre mesetti che passai in Irlanda. Le barriere linguistiche e culturali cedettero man mano che aumentavano le pinte scolate, anche in virtù di una fascinazione da parte di entrambi per la nazione dell'altro, io per via di videogiochi e anime, lui per il cibo e le moto.

Oltre ai vizi dell'alcool e del tabacco, condividevamo la stessa attitudine sarcastica verso le convenzioni sociali, lo stesso umorismo un po' nero e sguaiato, entrambi non eravamo interessati a mischiarci con i nostri connazionali, suscitando puntualmente la perplessità degli studenti della scuola, che vedevano un nerd italiano e un party-boy giapponese (anche se in effetti un party-boy giapponese tende poi ad avere comportamenti e interessi simili a un nerd italiano) fare costantemente comunella con un fine diverso da quello dell'omoerotismo; la nostra inusuale comunanza di gusti ci portò addirittura a fare entrambi il filo alla stessa ragazza (ovviamente finendo per ostacolarci a vicenda e andare in bianco entrambi, ma che ve lo dico a fare).

A fine giugno tornai in terra italica, dove Tonic mi venne a visitare due volte nel corso dei suoi restanti mesi in terra europea, circostanze nelle quali si fece notare per il particolare talento nell'apprendere parolacce e bestemmie in idioma italico e per il gusto a ingurgitare grossi quantitativi di pizza, vino e caffè. Ricordo una mattinata in cui dovetti andare a lezione e lo lasciai nel mio appartamento da studente. Al ritorno, circa due ore dopo, lo trovai in condizioni pietose, con i miei coinquilini abruzzesi esterrefatti poiché si era scolato una boccia di lambrusco e una moka piena di caffè. Poi Tonic ritornò al Sol Levante, mandandomi poco dopo un pacco i cui contenuti farò a meno di esplicitare per evitare l'ira delle dogane, ma che era introdotto da un biglietto con scritto Enjoy drink, smoke and sega. Non si riferiva alla software-house di Sonic ma alla parola italiana che più gli era rimasta impressa.

Negli anni successivi declinai gli inviti di Tonic di andarlo a trovare in Giappone per vari motivi, e col tempo perdemmo i contatti. Quando ci fu il terremoto di Fukushima fui molto preoccupato, ma poi pensai che probabilmente uno come lui si sarebbe messo il costume e avrebbe abbracciato una tavola da surf all'arrivo delle onde (vivendo nella periferia di Osaka, ben lontana dall'epicentro, per fortuna non fu coinvolto). Dopo un po' rispose comunque alle mie mail ansiose con un link a un video demenziale. Nell'autunno del 2012 scoprii, ovviamente tramite Facebook, che si trovava a Madrid per alcuni mesi con lo scopo di imparare lo spagnolo e, si suppone, di ingurgitare ingenti quantità di paella e sangria. Lo contattai per chiedergli di poterlo andare a trovare, mi rispose autoinvitandosi di nuovo in Italia, dove si fece di nuovo notare per l'entusiasmo nei confronti degli aperitivi, durante uno dei quali arrivò a riempire 6 piatti. Lì mi rinnovò l'invito a raggiungerlo in Nippolandia.

Stavolta, con una maggiore stabilità economica e la smania per i viaggi folli rimasta sopita troppo a lungo, iniziai a

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