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Cose dell'altro mondo

Cose dell'altro mondo

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Cose dell'altro mondo

Lunghezza:
50 pagine
41 minuti
Pubblicato:
23 dic 2015
ISBN:
9788892532588
Formato:
Libro

Descrizione

Questo è il racconto surreale delle peripezie dell’anima di un defunto che giunge in Paradiso per errore. Qui, infatti, essa non risulta iscritta nell'elenco degli aventi diritto al Regno dei Cieli per una trascuratezza del suo angelo custode che ha dimenticato di trascriverne le azioni terrene nel registro delle anime. Giudicata d’urgenza dal tribunale celeste formato dalla corte dei Santi e da un Dio irascibile (ma in fondo molto alla mano) come giudice supremo, le prove di ammissione dell’anima alla vita eterna sono ritenute insufficienti. Per questo viene rispedita sulla Terra e riammessa a una prova d’appello esistenziale.
Pubblicato:
23 dic 2015
ISBN:
9788892532588
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Cose dell'altro mondo - Vittorio Russo

Vittorio Russo

Cose dell’altro mondo

RACCONTO

© 2015

ISBN: 9788892532588

V. Russo - Cose dell’altro mondo

www.vittoriorusso.eu

russo.vit@gmail.com

Cose dell’altro mondo

All’improvviso sentì che una forza misteriosa lo stava sollevando dal letto. Istintivamente fece per aggrapparsi alle coperte, ma le braccia inerti non ubbidirono al comando del suo cervello. Diede uno scossone con tutto il corpo e non ottenne altro risultato che quello di capovolgere se stesso e trovarsi con la faccia in giù, qualche palmo al di sopra del letto. Intanto continuava a salire lentamente, finché si accorse di essere coricato contro il soffitto della stanza. Ma non provava alcun incomodo o malessere per quella posizione innaturale: la nuca, la schiena, le gambe erano adagiate comodamente e senza sforzo sulla superficie del soffitto, come per effetto di una legge di gravitazione alla rovescia. Anzi, avvertiva un impulso inconscio a lasciarsi trasportare ancora più in alto, come se fosse divenuto un palloncino gonfio di gas. Ma per fare ciò avrebbe dovuto prima staccarsi dal soffitto e discendere di nuovo un poco per poter raggiungere il riquadro della finestra.

Cominciò allora a dimenarsi, tentando di far leva con la schiena, ed ecco, provò una sgradevole sensazione: si accorse che il suo corpo non aveva più la consueta consistenza, ma era una mera massa di materia fluida, pur conservando le fattezze umane.

Non si era ancora riavuto dallo stupore di quella scoperta, quando fu attratto da un suono di voci che proveniva dal basso. Sua moglie e suo figlio erano entrati nella stanza in punta di piedi, si erano diretti silenziosamente accanto al letto, poi avevano tirato un po’ giù le coperte e si erano messi a gridare e a gesticolare.

Il commendatore Trapassi si vide steso laggiù, nel letto (la forte miopia gli aveva fino a quel momento impedito di distinguere il volto cadaverico tra il biancore delle lenzuola) e i due congiunti che lo palpavano e lo scuotevano con gesti disperati.

Se a tutta prima lo sdoppiamento del suo essere poté apparirgli uno dei tanti strani e macabri scherzi che il delirio in quegli ultimi giorni gli aveva spesso giocato, adesso la presenza concreta della consorte e del figlio, le loro voci e i loro rumori lo convinsero che non stava delirando, era dunque solamente l’anima di se stesso!

Questa fu per il commendatore Trapassi la constatazione della propria morte.

In verità mi sono espresso impropriamente. La constatazione di morte la fecero i suoi familiari, per i quali la triste realtà era quel corpo privo di vita. Il commendatore Trapassi invece non avvertì alcuna interruzione nel suo essere. Notò solamente che aveva cambiato consistenza (era diventato aeriforme) e che non c’era più alcun legame con quel corpo, che egli contemplava laggiù come altro da sé, una specie di fantoccio che gli assomigliava. Piuttosto, provò compassione per il dolore della moglie e del figlio, che non si accorgevano di lui, aderente al soffitto. Li chiamò per nome, con tenerezza:

«Martina! Tonino! Sono qui…»

Ma essi non lo udirono e continuarono ad agitarsi accanto al cadavere. Ripeté l’invito a voce più alta, quasi gridando. Non udirono nemmeno quella volta.

Allora il commendatore Trapassi dovette riconoscere tale primo inconveniente nell’essere morto: egli vedeva e sentiva come sempre, ma non era più in grado

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