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Manuale per il colloquio pedagogico di consulenza

Manuale per il colloquio pedagogico di consulenza

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Manuale per il colloquio pedagogico di consulenza

Lunghezza:
293 pagine
2 ore
Pubblicato:
2 dic 2015
ISBN:
9788892524835
Formato:
Libro

Descrizione

Non esiste strumento più potente della parola nella mani di un Pedagogista. E non esiste settore della formazione di un Pedagogista più trascurato del colloquio di consulenza.
Non solo in nessuna Università italiana non è presente un esame sulle tecniche e le strategie del colloquio di consulenza ma, cosa incredibilmente, non esiste nemmeno un testo specifico sull’argomento.
Questo manuale sul colloquio pedagogico di consulenza vuole essere un tentativo di colmare questa paradossale lacuna.
Nato da oltre quindici anni di esperienza sul campo è indirizzato ai Pedagogisti in formazione che stanno per avventurarsi nel complesso campo della consulenza. Ma è indirizzato anche ai colleghi Pedagogisti già esperti ai quali magari interessa un testo snello e di facile consultazione per rinfrescare alcune tecniche e strategie.
Seguendo una logica pratica e spendibile nella professione quotidiana il testo presenta una prima parte teorica indirizzata all’analisi delle basi della comunicazione, e una seconda parte pratica dedicata all’illustrazione della tecnica e delle strategie di gestione e conduzione del colloquio di consulenza pedagogico.
Chiude la trattazione l’analisi dei casi di colloqui pedagogici di consulenza con la persona affetta da demenza , con il minore, con l’adolescente, con il tossicodipendente, con il paziente psichiatrico, con la famiglia, nel lutto.
Pubblicato:
2 dic 2015
ISBN:
9788892524835
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

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Bibliografia

Prefazione¹

La sensazione di solitudine che spesso avvertono i Pedagogisti e gli Educatori Professionali nella propria esperienza lavorativa risulta in questo caso contraddetta da un lavoro che affronta in modo puntuale ed ordinato uno degli strumenti principali utilizzati nella loro pratica professionale.

L’orizzonte è molto ampio: il testo presenta ai lettori e alle lettrici l’importanza di muoversi attraverso un approccio basato sulla complessità, adottando un paradigma evolutivo e costruzionista, che collochi al centro del processo conoscitivo e trasformativo la soggettività del cliente, inteso come persona fortemente legata ai suoi contesti di appartenenza.

L’autore propone una posizione epistemologica che recupera ed integra le indicazioni di Carl Rogers, la corrente esistenzialista di Martin Heidegger, l'ermeneutica filosofica di Hans-Georg Gadamer, la Teoria dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy, il passaggio dalla prima alla seconda cibernetica, la Pragmatica della comunicazione.

Il colloquio pedagogico di consulenza è un incontro con il cliente caratterizzato da processi e modalità di conduzione singolari: pur essendoci chiare accortezze tecniche e metodologiche, tale momento si realizza con modalità diverse a seconda di quanto portato dal cliente, ma anche in base alle caratteristiche personali e professionali di chi realizza il colloquio.

Come si conduce un buon colloquio pedagogico di consulenza, quali sono gli elementi che entrano in gioco nel processo comunicativo, quali le strategie di gestione del colloquio più efficaci, come cambia la conduzione a seconda dell’interlocutore che si ha davanti?

Sono queste le domande intorno alle quali ruota la trattazione del testo.

L’autore da un lato è interessato alla questione dei significati soggettivi che creano la realtà, dall’altro non trascura il ruolo giocato dal conduttore nel contenere le paure, lo stato di crisi, le angosce personali del cliente.

Lo scopo del colloquio è quello di creare nuove basi relazionali attraverso le quali le persone possano generare e utilizzare le proprie risorse; gli individui sono considerati come sistemi aperti in grado di auto-generarsi, organismi attivi in continua trasformazione.

I lettori troveranno suggerimenti e indicazioni utili non solo per avviare la propria attività ma anche per ripensare al proprio lavoro passato in modo da affrontare quello futuro in modo diverso. Chi scrive lavora attivamente nell’ambito specifico, questo rappresenta un ingrediente prezioso del libro: teoria e pratica si intrecciano continuamente, arricchendosi scambievolmente. In tutto il testo sono presenti riferimenti teorici e pratici di grande stimolo.

Infine è un libro ricco del suo autore: contiene una buona dose di rigore metodologico ma anche di creatività, una comprensibilità efficace senza rigidità manualistiche.

Molto originale, a tratti minuzioso, il testo ha il pregio di muoversi in modo chiaro e competente su un sentiero lungo il quale sarebbe stato facile scivolare sullo scontato. Di fatto starà a chi utilizzerà questo strumento stabilire se farne uso in una certa direzione piuttosto che nell’altra.

Introduzione

Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro.

Italo Calvino

Il testo che avete tra le mani è il manuale che mi sarebbe stato tanto utile quando, quasi quindici anni fa, ho incontrato il mio primo utente dal vivo.

Dico dal vivo perché fino al momento in cui ho stipulato il mio primo contratto con una cooperativa sociale per la quale svolgevo un s.e.t.² io, con un utente vero, non ci avevo mai scambiato una parola.

Forte del mio bagaglio teorico derivato dagli studi universitari mi sono trovato catapultato nel mondo reale del lavoro senza nessuna competenza comunicativa, se non quella dettatami dal buonsenso.

E si sa, il buon senso viene dall'esperienza, anche se l'esperienza la fai quando non hai buon senso³.

E quindi giù con i tentativi, con le prove ed errori. E a tante prove sono corrisposti tanti errori. E via anche con la ricerca dell’unica cosa che potesse dami una mano nel colmare la mostruosa lacuna lasciatami aperta dall’Università: un testo, una guida, un manuale che mi indirizzasse, almeno inizialmente, verso la conduzione di un colloquio pedagogico efficace ed efficiente.

Io quel manuale non l’ho mai trovato. Ne ho trovati tanti. Ma tutti scritti da altri professionisti per altre professioni. Belli, certo. Ma non per me. Non per un Educatore Professionale & Pedagogista.

Sono passati tre lustri da quel primo colloquio. E ancora, di manuali su come gestire tecnicamente un colloquio pedagogico di consulenza non se ne vedono.

Questo che avete tra la mani è il primo del suo genere. Il prototipo se vogliamo. E come tutti i prototipi avrà qualche sbavatura. Magari qualche anta stride all’apertura. Magari sentirete qualche cigolio durante la lettura.

Però sono fiducioso che qualcosa di buono dentro ci sia finito. Qualche spunto, qualche tecnica, qualche visione.

Posso dirvi che io lo avrei acquistato e letto volentieri. Spero sia lo stesso anche per voi!

Il manuale per il colloquio pedagogico di consulenza è il secondo testo della collana I F.A.R.I., dove l’acronimo sta per Formazione Aggiornamento Ricerca Intervento, tutte le aree di ingerenza della moderna Pedagogia.

Prima di lasciarvi alla lettura una piccola precisazione terminologica. Nel testo troverete utilizzate in sinonimia i vocaboli cliente e persona.

E non solo in questo, ma in tutti i miei testi.

Riprendo il lemma cliente da Rogers intendendo con questo svelare sin da subito il mio approccio umanista all’utenza. Ma intendo anche indicare il rapporto che intercorre tra il cliente stesso e il professionista come, appunto, di chi si vale abitualmente dell’opera di un [..] professionista⁴.

Con il lemma persona assorbo in pieno il significato di individuo della specie umana, senza distinzione di sesso, età, condizione sociale e simili, considerato sia come elemento a sé stante, sia come facente parte di un gruppo o di una collettività. Una definizione decisamente pedagogica.

Ma intendo anche riprenderne il significato etimologico di maschera teatrale, e quindi anche la parte che un attore rappresenta sulla scena⁵. E se in questo sentite degli echi alla teoria di Goffman, beh, sono tutti voluti e ricercati.

Prima di chiudere questa breve intro devo doverosamente ringraziare la Dott.ssa Laura Mastinu, Anna e Mauro per la preziosa e noiosissima opera di correzione delle bozze.

E a Silvia, per il supporto costante e continuo e la sopportazione nel vedermi sparire dietro lo schermo per ore e ore.

Un grazie anche a tutti i colleghi che hanno supportato/sopportato il progetto editoriale dandomi modo di mandare alle stampe questo secondo manuale della collana.

E un doveroso ringraziamento a tutti i clienti con i quali ho potuto dialogare nel corso di svariati anni di professione. Senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile.

PARTE PRIMA:

TEORIA

Basi teoriche del colloquio pedagogico

Res tene, verba sequantur

Conosci l’argomento, le parole seguiranno

La formazione dei pedagogisti moderni come anche degli educatori professionali viene definita, con un termine forse un po' nebuloso, olistica. In sintesi questo significa che nel curricolo formativo convergono oltre lo studio della pedagogia stessa anche l'antropologia, la sociologia, la psicologia e la filosofia, solo per citare alcune materie limitrofe.

Ognuna di queste materie concorre a dare corpo a un approccio alla Persona che trova nelle peculiari modalità del colloquio pedagogico la sua realizzazione pratica.

L'ambito entro cui si sviluppa il colloquio pedagogico di consulenza è quello della relazione di aiuto. Rogers definisce la stessa come "una relazione in cui almeno uno dei protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato nell'altro. L'altro, in questo senso, può essere un individuo un gruppo. In altre parole, una relazione di aiuto potrebbe essere definita come una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire, in una o in ambedue le parti, una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto e una maggiore possibilità di espressione.

Ora, è ovvio che una definizione del genere copre un vasto ambito dei rapporti normalmente ritenuti utili per lo sviluppo. […] Include quasi tutte le relazioni di orientamento, sia in campo educativo, sia professionale, sempre per citare Rogers.

Un primo cardine teorico lo possiamo quindi rintracciare nell’approccio della psicologia umanistica ad opera di Abraham Maslow e di Carl Rogers. In particolare condividendo la valorizzazione della Persona e del suo potenziale latente, della sua tendenza verso la autorealizzazione, la creatività, le scelte.

Il processo tipico di sintonizzazione emotiva e dialogica del colloquio pedagogico di consulenza rintraccia nell’epochè di Edmund Husserl una sua modalità strutturale.

Il concetto di epochè, letteralmente sospensione del giudizio, si configura come un'accettazione totale e incondizionata del cliente da parte del professionista. In questo il colloquio pedagogico di consulenza abdica totalmente a ogni pretesa diagnostica o classificatoria mentre procede a studiare l'intersoggettività individuale.

Per rimanere in ambito filosofico, dalla corrente esistenzialista di Martin Heidegger il colloquio pedagogico di consulenza mutua il concetto dell'uomo come progetto, come autore reale del proprio sviluppo il quale è sempre responsabile del proprio futuro in quanto sempre dotato di scelta.

Dall’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer si trae l'idea che ogni qualvolta osserviamo una realtà la osserviamo con il nostro metro di giudizio, e quindi di pre-giudizio. Con un'ottica psicologica sociale potremmo definire questo fenomeno come bias cognitivo. Più avanti nel testo dedicheremo uno spazio apposito a questa tematica.

Da Gadamer il colloquio pedagogico di consulenza trae anche l'idea che ogni cambiamento personale possa avvenire tramite un processo di ritrascrizione narrativa esperita all'interno della cornice di una relazione altamente significativa.

Tutte queste influenze e sollecitazioni vengono integrate e rese operative tramite il processo di maieutiké di stampo socratico. La maieutica, letteralmente arte della levatrice, è proprio il metodo del tirare fuori tipico dell'educare (ex-ducere). Spetta a Danilo Dolci l'onore di aver reso il metodo attuale e moderno nel contesto sociale contemporaneo italiano.

Il metodo si sostanzia in un dialogo nel quale il confronto tra professionista e cliente consente di affrontare le credenze disadattive, infondate o contraddittorie fino a giungere a una nuova presa di coscienza, a un nuovo sviluppo personale. Tutto il metodo è esattamente l'opposto della retorica. Non si tratta di convincere qualcuno di qualcosa quanto piuttosto di supportare il cliente nella presa di coscienza individuale in un percorso di autorealizzazione.

Il colloquio pedagogico di consulenza si configura come una brachilogia (βραχύς brachys, breve e λόγος logos, discorso) in quanto direttamente indirizzato ad avere un impatto sul qui-e-ora e sullo sviluppo futuro della persona. In questo si distingue in maniera profonda da ogni altra tipologia di colloquio che vada a ricercare elementi inconsci o criptici.

In questa breve ricerca delle basi teoriche del colloquio pedagogico di consulenza è indispensabile un breve accenno alla teoria dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy. In particolare si vuole porre l'attenzione sul fatto che ogni individuo è elemento di un sistema complesso dinamico e non lineare. Ogni mutamento sulla persona conduce inevitabilmente con se anche un mutamento nel suo sistema di vita. E viceversa. Ciò diventa estremamente visibile nel caso del colloquio di consulenza a nuclei familiari e a diadi.

Seguendo lo stesso filo di pensiero incontriamo il modello ecologico di Urie Bronfenbrenner il quale ci ricorda che nel condurre il nostro colloquio pedagogico andremo a dialogare con un microsistema che si relazionerà con un mesosistema, il quale a sua volta proietterà al macrosistema attraverso l’esosistema.

Nell'approcciarci alla persona andremo a svolgere una funzione di contenitore delle paure, dello stato di crisi, delle angosce personali. Andremo cioè a fornire un supporto, quello che Donald Winnicott avrà modo di definire Holding (letteralmente sostegno).

La struttura generale, la cornice globale, entro cui far convergere tutte queste linee teoriche sarà il riconoscimento della dignità umana e del diritto di ognuno alla massima espressione individuale e al perseguimento del massimo livello di benessere così come indicato, ad esempio, da Basaglia e da tutta la corrente dell’antipsichiatria per quanto riguarda i disturbi mentali, o in maniera più generale e permeante nel principio fondamentale di libertà di Maria Montessori.

Obiettivi del colloquio pedagogico di consulenza

Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro. E' quello il punto al quale si deve arrivare.

Franz Kafka

In una società in tumultuoso mutamento, come quella odierna, nella quale i limiti spaziali e temporali sono fortemente contratti, dove gli stimoli sono pervasivi e spesso incoerenti tra loro, in una società fluida, per usare le parole di Bauman⁶, dove il rischio di omogeneizzazione della realtà quotidiana è alto il colloquio di consulenza pedagogico dimostra tutta la sua potenza e la sua utilità.

Ogni intervento professionale, scientifico, etico, deve dirigere verso la ricerca di un obiettivo chiaro e definito. Qual è, dunque, l’obiettivo di un colloquio pedagogico di consulenza? È possibile definirne uno univoco?

Pur nella eterogeneità delle condizioni umane e delle esigenze individuali è possibile rintracciare dei canoni comuni a tutti i colloqui pedagogici di consulenza.

Agiamo in funzione di un unico obiettivo globale: il miglioramento del benessere della persona e della Sua qualità di vita.

Potrà sembrare a primo impatto riduttivo e forse poco roboante ma, se ci si riflette un attimo, è essenzialmente lo scopo di ogni intervento di aiuto alla persona. L’aumento del benessere.

Delineando meglio i micro obbiettivi specifici del colloquio pedagogico di consulenza troviamo che esso mira ad aumentare il livello di adattamento della persona al proprio contesto di vita, e lo fa tirando fuori le potenzialità individuali in un processo di empowerment basato sull'incremento dell’autostima, del senso di autoefficacia e dell'autodeterminazione per far emergere le risorse latenti e accompagnare la persona ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.

Il colloquio pedagogico di consulenza è educazione professionale in atto e rende tutto il suo senso etimologico al lemma ex-ducere, tirare fuori.

Di volta in volta le modalità del colloquio andranno declinate sulla base delle esigenze e delle richiesta del cliente, ma avranno sempre come canone costitutivo la ricerca della massima evoluzione individuale indirizzata al superamento dello stato di crisi vissuta, o al dispiegamento delle potenzialità interiori, o al miglioramento dell’adattamento al contesto di vita socio-relazione.

La natura consulenziale del colloquio pedagogico è esperita dal fatto che il professionista, Pedagogista o Educatore Professionale, aggiunge ai dati forniti dal cliente la propria preparazione teorica, la propria esperienza professionale, le proprie metodologie, per accompagnare il cliente verso un nuovo livello di sviluppo individuale.

Riprendendo Vygotskij⁷ il colloquio pedagogico di consulenza si gioca nell’orizzonte della zona di sviluppo prossimale con un occhio attento verso la zona di sviluppo potenziale.

La peculiarità stessa del colloquio pedagogico ne sostanzia la natura anche in tutti quei casi nei quali il cliente non presenta una crisi o una stato di malessere. Proprio in virtù del fatto che l’educazione, il trarre fuori, è possibile in qualsiasi condizione e in qualsiasi istante del percorso di vita perché ogni persona può, in qualsiasi momento, tendere a un miglioramento della propria condizione.

Allo stesso modo con il quale Michelangelo liberava dal marmo le sculture che già vi erano imprigionate all'interno, così il colloquio pedagogico di consulenza ha lo scopo di aiutare il cliente ad affrontare gli impacci e gli impedimenti che lo vincolano in una condizione di crisi, a rintracciare nuove modalità di approccio alla sua realtà di

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