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Mi sento meglio: Esperienze di applicazione di musica elettronica in musicoterapia per l'educazione dell'orecchio con Ic, dsa, sindrome di Down e autismo
Mi sento meglio: Esperienze di applicazione di musica elettronica in musicoterapia per l'educazione dell'orecchio con Ic, dsa, sindrome di Down e autismo
Mi sento meglio: Esperienze di applicazione di musica elettronica in musicoterapia per l'educazione dell'orecchio con Ic, dsa, sindrome di Down e autismo
E-book65 pagine32 minuti

Mi sento meglio: Esperienze di applicazione di musica elettronica in musicoterapia per l'educazione dell'orecchio con Ic, dsa, sindrome di Down e autismo

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Info su questo ebook

L'educazione dell'orecchio contribuisce allo sviluppo intellettivo del bambino risvegliando la sua attenzione, la sensibilità e l’affettività. Non solo: la musica sviluppa la creatività. In questo libro sono descritte le esperienze di applicazione di musica elettronica in musicoterapia per l’educazione dell’orecchio con Impianto cocleare, Dsa, sindrome di down e autismo. Il metodo è nato grazie all'interesse dell'autrice per i bambini ipoacusici, ma si è dimostrato applicabile anche ad altre patologie e nei disturbi specifici dell'apprendimento, oltre che in bambini e adulti normodotati, ma poco educati ad ascoltare.
LinguaItaliano
Data di uscita12 nov 2015
ISBN9788886631907
Mi sento meglio: Esperienze di applicazione di musica elettronica in musicoterapia per l'educazione dell'orecchio con Ic, dsa, sindrome di Down e autismo
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    Anteprima del libro

    Mi sento meglio - Veronica Fasanelli

    Bibliografia

    Dedica

    Dedicato a Mattia e a coloro che, come lui, hanno creduto in me 

    PREFAZIONE

    A CURA DI ANNAMARIA GHELTRITO

    La musica occupa gran parte della Nostra vita è l'aspetto a Noi più vicino, più comune e forse il più immediato è quello emotivo e relazionale. La musica ci aiuta a vivere e a ricordare con più intensità determinati momenti della nostra vita, ci aiuta a condividere emozioni con altri, favorisce la socializzazione. L'aspetto meno comune è quello di associare la musica allo sviluppo cognitivo dell'individuo. Se pensiamo che si presuppone un parallelismo tra l'origine del linguaggio verbale con quello musicale (Pagnini 1983), possiamo immaginare l'importanza della musica all'interno dello sviluppo della persona. Il linguaggio è l'unione tra le parole e l'intonazione di esse, una frase scritta esprime il concetto, il significato, mentre l'intonazione vocale aggiunge una maggiore precisione comunicativa. Se ci fermiamo a riflettere su questo aspetto allora possiamo comprendere quanto il 'musicale' contribuisca allo sviluppo del linguaggio. La musica circonda il bambino ancor prima della nascita ed è il primo modo comunicativo che ha con la mamma (segnali fatici) per comunicare, ma anche crescendo il musicale non abbandona il nostro discorso, pensiamo a quante interiezioni sono insite in esso. Le imitazioni di versi di animali sarebbero state le prime articolazioni vocali, fatte dall'uomo nel periodo del basso paleolitico, che avessero avuto un significato.  

    Tutto questo mondo sonoro ad un bambino ipoacusico viene a mancare, il bambino viene privato della parte più comunicativa della parola e soprattutto gli viene mancare la possibilità di attuare un'imitazione sonora del mondo che lo circonda.

    L'accurato studio svolto in questi anni dall'autrice, le ha permesso di creare un metodo di intervento musicoterapico, che si avvale sia di strumentario tradizionale sia di supporti elettronici, che accompagna il bambino ipoacusico alla scoperta del musicale che ci circonda. In un primo approccio sviluppando la capacità percettiva globale del bambino e in un secondo momento lavorando più specificatamente sull'aspetto fisico-acustico. Un aspetto molto importante è il concreto coinvolgimento tecnico che l'autrice chiede al bambino attraverso il lavoro svolto al computer, egli vede concretamente le vibrazioni della sua voce, segue tutta la fase di eliminazione e di reinserimenti di certe frequenze. L'esecuzione, da parte del musicoterapeuta, delle consonanti C e G utilizzando un programma che visualizza le onde sonore, fa si che il bambino diventi consapevole concretamente della differenza tra le due consonanti, anche se lui in quel momento non riesce ancora a discriminare a livello acustico. Questo lavoro minuzioso ha dato notevoli risultati migliorando le prestazioni scolastiche e soprattutto la qualità della vita del bambino.

    Il metodo è nato grazie all'interesse dell'autrice per i bambini ipoacusici, ma si è dimostrato applicabile anche ad altre patologie e nei disturbi specifici dell'apprendimento.

    L'autrice, attraverso questo testo, ci accompagna alla scoperta di una modalità di approccio

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