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Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)
Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)
Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)
E-book59 pagine32 minuti

Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)

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Info su questo ebook

Questa serie di guide all'ascolto ha lo scopo di svelare i segreti custoditi dentro ogni disco preso in esame, per offrirli al lettore per dare nuova linfa vitale ai successivi ascolti.

In questo libro viene analizzata in dettaglio la musica contenuta nel disco. Soltanto la musica.
Non sono presenti, quindi, riferimenti agli aneddoti e alla storia della registrazione, né commenti sulla copertina e sugli aspetti iconografici. Altri libri si sono soffermati su questi argomenti e non c’è bisogno di aggiungere altro.
Per poter godere appieno delle informazioni qui presentate, si consiglia di ascoltare il disco oggetto dello studio di pari passo con la lettura.
Il testo è estratto dal libro Supreme Kind of Brew.

Indice dei contenuti:

- Introduzione
- Pharaoh’s Dance
- Bitches Brew
- Spanish Key
- John McLaughlin
- Miles Runs The Voodoo Down
- Sanctuary
- Postludio

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LinguaItaliano
Data di uscita27 ott 2015
ISBN9788892512115
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    Anteprima del libro

    Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere) - Carlo Pasceri

    cpasceri@libero.it

    Nella stessa collana

    Già pubblicati:

    1) Miles Davis - Kind of Blue

    2) John Coltrane - A Love Supreme

    3) Miles Davis - Bitches Brew

    4) Return to Forever - Hymn of the Seventh Galaxy

    5) Pink Floyd - Wish You Were Here

    Di prossima pubblicazione:

    Led Zeppelin – Houses of the Holy

    Black Sabbath - Black Sabbath

    Deep Purple - In Rock

    Gentle Giant - Octopus

    Mahavishnu Orchestra - Inner Mounting Flame

    Genesis - Foxtrot

    King Crimson - Larks’ Tongue in Aspic

    Avvertenza

    In questo libro viene analizzata in dettaglio la musica contenuta nel disco. Soltanto la musica.

    Non sono presenti, quindi, riferimenti ai testi (peraltro non presenti nell’album in oggetto), agli aneddoti e alla storia della registrazione, né tantomeno commenti sulla copertina e sugli aspetti iconografici. Altri libri si sono soffermati su questi argomenti e non c’è bisogno di aggiungere altro.

    Per poter godere appieno delle informazioni qui presentate, si consiglia di ascoltare il disco oggetto dello studio di pari passo con la lettura.

    Miles Davis – Bitches Brew

    1.  Pharaoh's Dance – 20:05

    2.  Bitches Brew – 26:58

    3.  Spanish Key – 17:32

    4.  John McLaughlin – 4:22

    5.  Miles Runs the Voodoo Down – 14:01

    6.  Sanctuary – 10:56

    Tutte le composizioni sono opera di Miles Davis, ad eccezione di Pharaoh's Dance (Zawinul) e Sanctuary (Shorter)

    Miles Davis – tromba (tranne in #4)

    Wayne Shorter – sax soprano (tranne in #4)

    Bennie Maupin – clarinetto basso (tranne in #6)

    Joe Zawinul - piano elettrico (tranne in #6)

    Larry Young – piano elettrico (solo in #1, 3)

    Chick Corea – piano elettrico

    John McLaughlin – chitarra (tranne in #6)

    Dave Holland – basso, basso elettrico

    Harvey Brooks – basso elettrico (tranne in #4, 6)

    Lenny White – batteria (tranne in #5, 6)

    Jack DeJohnette - batteria

    Don Alias - percussioni, congas, batteria

    Jimmy Riley - percussioni

    Juma Santos - percussioni, congas, shaker

    Anno di pubblicazione: Aprile 1970

    Etichetta: Columbia Records

    Produttore: Teo Macero

    Registrazioni: 19 agosto 1969 (#2, 4, 6) - 20 agosto 1969 (#5) - 21 agosto 1969 (#1, 3)

    Versione dell’album oggetto dell’ascolto: CD – Columbia Legacy CBK 65774 (Europe – 1999)

    Introduzione

    Preludio

    Moltissima letteratura ha (scorrettamente) accomunato la pittura impressionista con la musica di Debussy, confondendo molti parametri e fattori, tenendo a mente solo quelli di effettiva concordanza: tenuità e raffinatezza espressiva timbrica/coloristica e dinamica/soggetto-tema, insieme con una devianza formale (come discipline) rispetto al loro passato prossimo.

    La pittura impressionista in sostanza si basava sull’accostamento (e non nel miscelamento) dei colori, ed erano le stesse macchie di colori pennellate velocemente sulla tela che realizzavano l’opera meno uniforme e più vibrante, senza dei veri disegni strutturali che tracciassero appunto delle linee che andavano a denotare i soggetti.

    Ne derivava una raffinata ed evocativa vaghezza sicuramente affascinante.

    Debussy disegnava moltissimo la sua musica, e la colorava pure: la musica, almeno fino alla fine del secolo scorso, è stata sempre disegnata.

    Poi soprattutto con l’avvento dell’elettronica qualche musicista a volte ha osato poco disegnare e molto pitturare un’impressionante e astratta musica espressiva: Gyorgy Ligeti è stato uno di questi.

    Oltre a queste vaghe sensazioni e parole usate per descrivere e illustrare per comodità di comunicazione, nulla si può accostare alla

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