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Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)

Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)

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Miles Davis - Bitches Brew (Dischi da leggere)

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
59 pagine
32 minuti
Pubblicato:
Oct 27, 2015
ISBN:
9788892512115
Formato:
Libro

Descrizione

Questa serie di guide all'ascolto ha lo scopo di svelare i segreti custoditi dentro ogni disco preso in esame, per offrirli al lettore per dare nuova linfa vitale ai successivi ascolti.

In questo libro viene analizzata in dettaglio la musica contenuta nel disco. Soltanto la musica.
Non sono presenti, quindi, riferimenti agli aneddoti e alla storia della registrazione, né commenti sulla copertina e sugli aspetti iconografici. Altri libri si sono soffermati su questi argomenti e non c’è bisogno di aggiungere altro.
Per poter godere appieno delle informazioni qui presentate, si consiglia di ascoltare il disco oggetto dello studio di pari passo con la lettura.
Il testo è estratto dal libro Supreme Kind of Brew.

Indice dei contenuti:

- Introduzione
- Pharaoh’s Dance
- Bitches Brew
- Spanish Key
- John McLaughlin
- Miles Runs The Voodoo Down
- Sanctuary
- Postludio

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Pubblicato:
Oct 27, 2015
ISBN:
9788892512115
Formato:
Libro

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cpasceri@libero.it

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Già pubblicati:

1) Miles Davis - Kind of Blue

2) John Coltrane - A Love Supreme

3) Miles Davis - Bitches Brew

4) Return to Forever - Hymn of the Seventh Galaxy

5) Pink Floyd - Wish You Were Here

Di prossima pubblicazione:

Led Zeppelin – Houses of the Holy

Black Sabbath - Black Sabbath

Deep Purple - In Rock

Gentle Giant - Octopus

Mahavishnu Orchestra - Inner Mounting Flame

Genesis - Foxtrot

King Crimson - Larks’ Tongue in Aspic

Avvertenza

In questo libro viene analizzata in dettaglio la musica contenuta nel disco. Soltanto la musica.

Non sono presenti, quindi, riferimenti ai testi (peraltro non presenti nell’album in oggetto), agli aneddoti e alla storia della registrazione, né tantomeno commenti sulla copertina e sugli aspetti iconografici. Altri libri si sono soffermati su questi argomenti e non c’è bisogno di aggiungere altro.

Per poter godere appieno delle informazioni qui presentate, si consiglia di ascoltare il disco oggetto dello studio di pari passo con la lettura.

Miles Davis – Bitches Brew

1.  Pharaoh's Dance – 20:05

2.  Bitches Brew – 26:58

3.  Spanish Key – 17:32

4.  John McLaughlin – 4:22

5.  Miles Runs the Voodoo Down – 14:01

6.  Sanctuary – 10:56

Tutte le composizioni sono opera di Miles Davis, ad eccezione di Pharaoh's Dance (Zawinul) e Sanctuary (Shorter)

Miles Davis – tromba (tranne in #4)

Wayne Shorter – sax soprano (tranne in #4)

Bennie Maupin – clarinetto basso (tranne in #6)

Joe Zawinul - piano elettrico (tranne in #6)

Larry Young – piano elettrico (solo in #1, 3)

Chick Corea – piano elettrico

John McLaughlin – chitarra (tranne in #6)

Dave Holland – basso, basso elettrico

Harvey Brooks – basso elettrico (tranne in #4, 6)

Lenny White – batteria (tranne in #5, 6)

Jack DeJohnette - batteria

Don Alias - percussioni, congas, batteria

Jimmy Riley - percussioni

Juma Santos - percussioni, congas, shaker

Anno di pubblicazione: Aprile 1970

Etichetta: Columbia Records

Produttore: Teo Macero

Registrazioni: 19 agosto 1969 (#2, 4, 6) - 20 agosto 1969 (#5) - 21 agosto 1969 (#1, 3)

Versione dell’album oggetto dell’ascolto: CD – Columbia Legacy CBK 65774 (Europe – 1999)

Introduzione

Preludio

Moltissima letteratura ha (scorrettamente) accomunato la pittura impressionista con la musica di Debussy, confondendo molti parametri e fattori, tenendo a mente solo quelli di effettiva concordanza: tenuità e raffinatezza espressiva timbrica/coloristica e dinamica/soggetto-tema, insieme con una devianza formale (come discipline) rispetto al loro passato prossimo.

La pittura impressionista in sostanza si basava sull’accostamento (e non nel miscelamento) dei colori, ed erano le stesse macchie di colori pennellate velocemente sulla tela che realizzavano l’opera meno uniforme e più vibrante, senza dei veri disegni strutturali che tracciassero appunto delle linee che andavano a denotare i soggetti.

Ne derivava una raffinata ed evocativa vaghezza sicuramente affascinante.

Debussy disegnava moltissimo la sua musica, e la colorava pure: la musica, almeno fino alla fine del secolo scorso, è stata sempre disegnata.

Poi soprattutto con l’avvento dell’elettronica qualche musicista a volte ha osato poco disegnare e molto pitturare un’impressionante e astratta musica espressiva: Gyorgy Ligeti è stato uno di questi.

Oltre a queste vaghe sensazioni e parole usate per descrivere e illustrare per comodità di comunicazione, nulla si può accostare alla

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