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La chiesa di San Bartolomeo e la comunità tedesca a Venezia

La chiesa di San Bartolomeo e la comunità tedesca a Venezia

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La chiesa di San Bartolomeo e la comunità tedesca a Venezia

Lunghezza:
642 pagine
7 ore
Pubblicato:
8 set 2014
ISBN:
9788865123492
Formato:
Libro

Descrizione

Al centro nevralgico della città di Venezia, laddove per secoli si sono intrecciati rapporti commerciali e culturali mediante l'incontro di genti provenienti da tutta Europa, si trova la chiesa di San Bartolomeo. All'interno di questo luogo di culto fin dal Trecento ebbe il suo punto di aggregazione anche la devozione dei Tedeschi residenti nel vicino Fondaco.

I saggi raccolti nella presente pubblicazione costituiscono un interessante contributo di conoscenze storiche da collocare nell'attuale prospettiva della società plurale.

a cura di: Natalino Bonazza, Isabella di Lenardo, Gianmario Guidarelli
Pubblicato:
8 set 2014
ISBN:
9788865123492
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Categorie correlate

Anteprima del libro

La chiesa di San Bartolomeo e la comunità tedesca a Venezia - N. Bonazza

CHIESE DI VENEZIA

1

CHIESE DI VENEZIA

NUOVE PROSPETTIVE DI RICERCA

Collana di Studi

La chiesa di San Bartolomeo

e la comunità tedesca

a Venezia

A cura di

Natalino Bonazza, Isabella di Lenardo, Gianmario Guidarelli

Fotografie di

Francesco Turio Böhm

CHIESE DI VENEZIA. NUOVE PROSPETTIVE DI RICERCA. Collana di Studi

DIRETTORE

Gianmario Guidarelli (Studium Generale Marcianum, Venezia-Università degli Studi di Padova)

COMITATO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE

Bernard Aikema (Università di Verona)

Natalino Bonazza (Studium Generale Marcianum Venezia)

Caroline Bruzelius (Duke University Durham)

Ennio Concina (Università Ca’ Foscari Venezia)

Laura Corti (Università IUAV di Venezia)

Michel Hochmann (Ecole Pratique des Hautes Etudes Paris)

Deborah Howard (University of Cambridge)

Paola Modesti (Università degli Studi di Trieste)

Laura Moretti (University of St. Andrews)

Mario Piana (Università IUAV di Venezia)

Paola Rossi (Università Ca’ Foscari Venezia)

Fabio Tonizzi (Studium Generale Marcianum Venezia)

Giovanni Trabucco (Studium Generale Marcianum Venezia)

SEGRETERIA SCIENTIFICA E ORGANIZZATIVA

Ester Brunet (Studium Generale Marcianum Venezia)

© 2013, Marcianum Press, Venezia.

Marcianum Press S.r.l.

Dorsoduro 1 - 30123 Venezia

Tel. 041 29 60 608 Fax 041 24 19 658

marcianumpress@marcianum.it

www.marcianumpress.it

Impaginazione e grafica: Linotipia Antoniana, Padova

In copertina: Jacopo Palma il Giovane, San Bartolomeo percosso,

1593, Venezia, chiesa di San Bartolomeo

© Per gentile concessione dell’Ufficio per la Promozione dei Beni Culturali del Patriarcato di Venezia L’Editore ha cercato con ogni mezzo i titolari dei diritti di alcune immagini senza riuscire a reperirli; resta a disposizione per l’assolvimento di quanto occorra nei loro confronti.

Edizione digitale: luglio 2014

ISBN: 9788865123492


Edizione digitale realizzata da Simplicissimus Book Farm srl


INDICE

Natalino Bonazza, Isabella di Lenardo, Gianmario Guidarelli

Introduzione

CAP. 1

INTORNO A SAN BARTOLOMEO:

IDEE, PERSONE E COMMERCI

Isabella di Lenardo, Intorno a San Bartolomeo

Bernd Roeck, "Artisti - artigiani - mercanti: Tedeschi a Venezia nella prima età moderna

Andrew John Martin, Who is who e dov’è il Doge? La Pala del Rosario: ritratti, non-ritratti e la storia del capolavoro veneziano di Dürer

Thomas Eser, «In onore della città e dei suoi mercanti».

Presenza e rappresentazione della città di Norimberga a San Bartolomeo nell’età di Dürer

Erin Mae Black, La prolusione di Luca Pacioli del 1508 nella chiesa di San Bartolomeo e il contesto intellettuale veneziano

CAP. 2

DALLO SPAZIO URBANO AL LUOGO DI CULTO:

COMMITTENZE, ARTISTI E OPERE

Gianmario Guidarelli, Dallo spazio urbano al luogo di culto

Donatella Calabi, Il Fondaco degli Alemanni, la chiesa di San Bartolomeo e il contesto mercantile

Isabella di Lenardo, L’Oratorio dei Tedeschi. Artisti oltramontani nella chiesa di San Bartolomeo

L’ORATORIO DEI TEDESCHI. TAVOLE

Valentina Sapienza, Il cammino del tredicesimo apostolo. Leonardo Corona e gli huomini facinorosi della Scuola di San Mattia

Martina Frank, L’altare del Crocefisso e la questione della paternità di Giuseppe Pozzo

Massimo Favilla-Ruggero Rugolo, Nuovo, alto e molto bello»: sulla ricostruzione settecentesca del campanile di San Bartolomeo

CAP. 3

DENTRO A SAN BARTOLOMEO:

VITA RELIGIOSA E PASTORALE

Natalino Bonazza, Dentro a San Bartolomeo

Elena Quaranta, San Bartolomeo: prassi musicali e liturgiche di una chiesa parrocchiale veneziana

Silvia Pichi, I lavoranti del Fondaco dei Tedeschi. Mestiere, corporazione e devozione a Venezia

Michele Cassese, I Tedeschi Luterani a Venezia e il loro rapporto con la parrocchia di San Bartolomeo (dal ’500 alla fine della Repubblica)

Davide Trivellato, «Molte scritture ivi depositate per commodo del vicario generale». Testimonianze di attività cancelleresche nella chiesa di San Bartolomeo

Fabio Tonizzi, «Aveva detto e giurato ciò che non aveva sentito». Bartolomeo Zender, l’ultimo vicario perpetuo di San Bartolomeo

DOCUMENTI

1  Il Libretto del Santo Confessore Sinibaldo a Venezia

2  Mariegola dei Ligadori del Fontego dei Tedeschi

3  Bartolomeo Zender

4  La Convenzione della Scuola della Santissima Annunziata, detta dei Tedeschi

APPARATI

Abstract

Bibliografia

Indice dei nomi

Indice dei luoghi

Indice delle immagini

LA CHIESA E LA SAGRESTIA DI SAN BARTOLOMEO. TAVOLE

Mons. Brian E. Ferme

Rettore, Studium Generale Marcianum

L’affermazione dell’università nel Medioevo come istituzione autonoma e privilegiata fu favorita da una combinazione di fattori: da un lato, la presa di coscienza da parte di insegnanti e studenti della cruciale importanza e delle specifiche esigenze connesse all’attività intellettuale; dall’altro, l’intervento attivo dei poteri pubblici, cioè la Chiesa e lo Stato, che combinandosi insieme favorirono l’università dotandola di una particolare autonomia e di una posizione privilegiata. Il nuovo sistema universitario ebbe successo perché era in grado di rispondere abbondantemente ai compiti che fino ad allora erano stati tradizionalmente svolti dalle scuole e che, con la Rinascenza del XII secolo, richiedevano una struttura inedita e innovativa. È vero che gli studiosi stanno dibattendo sulla effettiva natura di questa nuova struttura universitaria. Alcuni, come Herbert Grundmann, sostengono che le università garantirono ai loro membri la libertà di pensiero e quelle condizioni di vita che favorirono e incoraggiarono la ricerca e la riflessione, che a loro volta sono legate alla riscoperta di testi fino ad allora sconosciuti. In altre parole, l’energia intellettuale di insegnanti e studenti furono al centro di questa nuova istituzione. Altri studiosi, come Jacques Le Goff e Alan B. Cobban, sottolineano come il ruolo principale dei nuovi Studia sia stato quello di rispondere ad un bisogno crescente di quello che potrebbe essere definita la componente intellettuale di varie discipline. Si trattava di una necessità particolarmente sentita in una società interessata da una sostanziale crescita demografica ed economica, che a sua volta spingeva la Chiesa, le autorità civili, i Comuni e anche privati cittadini a sostenere la nuova struttura educativa e formativa fornita dagli Studia generalia. Questo non vuol dire che per comprendere la natura dell’università medievale occorra scegliere necessariamente tra l’uno o l’altro di questi approcci, che anzi rimangono due aspetti complementari della stessa istituzione.

Fin dai suoi inizi dieci anni fa lo Studium Generale Marcianum ha cercato di elaborare un processo educativo sostanzialmente rinnovato che, come il nome di questa istituzione suggerisce, si propone di offrire una formazione con un approccio il più possibile completo alle varie domande. In altre parole, una combinazione di quegli elementi che si trovano nelle origini degli Studia Generalia: l’energia intellettuale e una adeguata risposta alle nuove forme di sviluppo e, quindi, alle nuove sfide. Specificamente si cerca di superare ciò che negli ultimi anni è stata sotto molti aspetti la disgregazione della conoscenza, tentando di affrontare le domande che ci vengono poste, tenendo conto degli approcci di varie discipline, intese nella loro interconnessione, nella convinzione che esiste una vera unità di conoscenza che a sua volta contribuisce ad una vera unità della persona.

Il presente volume, che comprende le relazioni tenute al convegno internazionale di studi La Chiesa di San Bartolomeo e la comunita Tedesca a Venezia, risponde perfettamente all’obiettivo dello Studium Generale Marcianum. Gli studiosi di varie università e centri di ricerca si sono ritrovati a Venezia per tre giorni, per studiare e comprendere la natura straordinariamente sfaccettata di una chiesa che ha una storia altrettanto straordinaria nel cuore di Venezia. Il convegno è stato inter-disciplinare in tutti i sensi della parola, e come i saggi qui ampiamente testimoniano vi era una combinazione felice dei fattori demografici ed economici che hanno stimolato ciò che si può definire come il fervore intellettuale di cui era protagonista la chiesa di San Bartolomeo. In un certo senso, in questo angolo di Venezia assistiamo alla piena espressione di quegli aspetti che furono alla base dell’istituzione dell’università medievale, e che permangono, in modo diverso anche se fondamentalmente analogo, nello Studium Generale Marcianum.

Siamo particolarmente grati agli organizzatori del convegno, in particolare l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e il Comitato Scientifico del progetto Chiese di Venezia, per la loro energia e per l’impegno profuso in un progetto che è unico nella sua natura, vale a dire lo studio, o meglio il particolare metodo di studio, finalizzato alla comprensione della multiforme realtà di una chiesa che non può che essere efficacemente compresa tenendo conto del contributo di varie discipline.

Nella bolla di fondazione concesso il 21 maggio 1388 all’Università di Colonia, papa Urbano VI rilevava come il compito di ogni Studium Generale fosse quello di «cacciare le nubi dell’ignoranza, dissipare le tenebre dell’errore, fare in modo che ogni gesto si situi nella luce della verità ... essere utile alla comunità e agli individui, accrescere la felicità umana». La lettura dei saggi raccolti in questo libro soddisfa ampiamente questi severi ma straordinariamente importanti obbiettivi.

Sabine Meine

Direttrice, Centro Tedesco di Studi Veneziani- Deutsches Studienzentrum in Venedig

Il convegno internazionale dedicato alla Chiesa di San Bartolomeo e la comunità tedesca a venezia riveste grande importanza per il nostro istituto di ricerca, essendo questo una rappresentanza culturale tedesca in città oramai da quasi quarant’anni. Ringrazio perciò lo Studium Generale Marcianum per averci sin dall’inizio coinvolto nella programmazione.

Questo importante convegno che analizza la presenza tedesca presso la chiesa di San Bartolomeo e il vicino Fondaco dei Tedeschi affronta un tema già parzialmente discusso nel 2010 nell’ambito del convegno Protestanti tra Venezia e Roma nella prima età moderna organizzato dall’allora direttore Uwe Israel e dal direttore dell’Istituto Storico Germanico di Roma Michael Matheus. Già in quella occasione abbiamo potuto visitare la chiesa e la scoletta degli Alemanni, che per molti fu una vera e proprio scoperta. Desidero ringraziare Don Natalino Bonazza che porta avanti il restauro e la rivalutazione della Chiesa che, trovandosi nell’immediata vicinanza del Fondaco dei Tedeschi, un tempo era punto di riferimento assoluto per tutti i cosiddetti foresti d’oltralpe. Speriamo, quindi, che grazie alla pubblicazione degli atti si possa risvegliare l’interesse generale verso tale chiesa.

Di particolare interesse è l’attenzione che questo convegno internazionale riporta al forte legame che unisce la chiesa di San Bartolomeo – che già nel primo cinquecento ospitava un altare riservato alla comunità tedesca – al vicinissimo Fondaco dei Tedeschi, residenza e centro commerciale della comunità d’oltralpe. Il Fondaco dei Tedeschi fu infatti per secoli un luogo strategicamente importante per lo sviluppo nella città lagunare delle comunicazioni, del commercio e della vita culturale di quella che oggi chiameremmo la Mitteleuropea, ospitando, tra le tante personalità attive nel cuore di Venezia, il pittore Albrecht Dürer, il pellegrino Felix Fabri e i membri della famosa famiglia dei mercanti Fugger.

Tiziana Agostini

Assessora alle Attività culturali e Città Metropolitana del Comune di Venezia

La Città ha accolto con grande entusiasmo il progetto dello Studium Generale Marcianum, riconoscendo nella formula delle giornate di studio multidisciplinari aperte un valore non solo culturale ma anche etico. Poter osservare da nuove angolazioni le nostre chiese grazie al lavoro di un comitato scientifico di levatura è un’occasione che è stata colta. Nel convegno organizzato dal Marcianum con il Centro Tedesco di Studi Veneziani La chiesa di San Bartolomeo e la Comunità Tedesca a Venezia che segue all’esperienza di San Salvador è stato utile riscoprire quanto San Bartolomeo sia stato il fulcro (a tratti controverso) della vita internazionale veneziana. Dalla dimensione religiosa a quella artistica e secolare gli intrecci tematici hanno evidenziato ancora una volta quella interdipendenza dialogica che dà la misura della dinamicità del nostro territorio. Decisiva l’operazione di rendere questo studio fruibile ad un pubblico più vasto rispetto a quello specialistico, un’occasione per riappropriarsi della complessa quanto mai affascinante storia della nostra gente, di chi ha vissuto Venezia prima di noi. Un modo per riscoprire le proprie radici e verificare ancora una volta quel metissage di popoli e culture che ha reso grande la Città.

Ora raccogliere il materiale è un’operazione altrettanto importante perché induce ad una riflessione ulteriore che porta a sedimentare l’esperienza dello scambio e della multidisciplinarietà diventando volano per gli incontri che seguiranno e che riteniamo un’offerta culturale fondamentale, capace di arricchirci come amministratori e come cittadini.

Fig. 1. Chiesa di San Bartolomeo, veduta verso l’altare maggiore

INTRODUZIONE

Promuovendo il progetto Chiese di Venezia (http://issr.marcianum.it/studi-ricerche/chiese-venezia), lo Studium Generale Marcianum ha inteso rispondere ad un’esigenza sempre più avvertita sia nella comunità scientifica, sia dalla platea più ampia dei cultori della storia e dell’arte di Venezia: raggiungere una conoscenza complessiva, organica e di lettura contestuale delle chiese veneziane. A tale scopo si è dato avvio ad un programma di ricerca che anno dopo anno mette al centro dell’attenzione una chiesa, considerandola in tutti quei significati pastorali, devozionali, civili, sociali ed economici che nel tessuto urbano veneziano sono sempre stati così inscindibilmente intrecciati. Tale prospettiva è conforme al metodo di una visione unitaria del sapere, su cui si fonda lo Studium Generale Marcianum, e viene sostenuta in stretto rapporto con l’attività didattica dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Lorenzo Giustiniani. L’appuntamento pubblico del convegno a cadenza annuale dà agli studiosi un’ottima occasione di incontro pluridisciplinare attorno all’oggetto specifico costituito da una chiesa veneziana, stimolando così una sorta di forum permanente di confronto e di scambio tra diverse discipline, coltivate nelle realtà accademiche presenti in città. La pubblicazione degli atti di convegno costituiranno la collana Chiese di Venezia. Nuove prospettive di ricerca, inaugurata con il testo dedicato alla chiesa di San Bartolomeo.

Le chiese veneziane sono state motivo a più riprese, fin dagli studi pioneristici di Flaminio Corner, di una imponente produzione di studi e pubblicazioni, soprattutto nell’ultimo secolo. Così accanto a contributi di prevalente ispirazione scientifica sono recentemente apparsi anche degli ottimi testi che, pur proponendosi come guide, rappresentano delle valide messe a punto anche per la ricerca. In questo panorama hanno svolto e svolgono un ruolo di primo piano la collana Venezia: dal museo alla città, edita dalla casa editrice Marsilio, e la collana UCUG - Una Chiesa Una Guida, edita dalla casa editrice Il Prato. Parallelamente, negli ultimi decenni, è stata prodotta una considerevole mole di testi monografici e di atti di convegni, che però molto raramente sono usciti dagli ambiti d’interesse delle specifiche discipline e ancor meno frequentemente sono riuscite a raggiungere un pubblico più ampio.

L’idea di dar vita a una collana editoriale dedicata alle chiese veneziane, che fosse generata dal confronto tra le diverse discipline è nata durante l’evento di presentazione, nel marzo 2009, del libro La chiesa di San Salvador a Venezia. Storia Arte Teologia (ed. Il Prato, Padova), che raccoglie gli atti delle giornate di studio organizzate in occasione del cinquecentenario della rifondazione della chiesa. Il coinvolgimento di specialisti di storia dell’architettura, storia dell’arte, storia della musica e scienze teologiche è fin da subito apparso necessario, perché soltanto con il concorso di diverse discipline si poteva riscoprire, in tutta la sua ricchezza, il significato di una realtà così complessa e plurisecolare come questa chiesa situata in visceribus urbis. Tale rilievo vale in sostanza per ogni altra chiesa veneziana, qualora la si consideri nella sua articolata realtà e multiforme significato ovvero quale elemento catalizzatore di dinamiche socio-religiose e quindi capace di dar luogo ad un determinato patrimonio artistico e culturale.

La scelta delle chiese, che nell’ambito del progetto Chiese di Venezia saranno oggetto di studio, è stata dettata da due valutazioni di fondo. Anzitutto si è considerata l’opportunità di restituire all’attenzione generale la straordinaria varietà tipologica di tali luoghi di culto, cosicchè dopo un affondo su una chiesa parrocchiale (San Bartolomeo), ci si concentrerà sulla sede di un ordine religioso (Santa Maria di Nazareth e i Carmelitani Scalzi), poi sulla chiesa di un Ospedale Grande (San Lazzaro dei Mendicanti), sulla chiesa be-nedettina ma quasi di Stato come il complesso di San Zaccaria, ed infine sulla antica cattedrale patriarcale di San Pietro di Castello. In secondo luogo si è preferito indirizzare la ricerca su quei luoghi di culto per i quali è necessario uno studio monografico aggiornato.

L’esito editoriale del programma di studi e ricerche, condotto nella prospettiva di un costante e attento confronto tra le molte discipline interessate, andrà costituendo una collana di volumi, che intende colmare lo iato, esistente tuttora, tra il genere della guida turistica e quello del saggio monografico destinato agli addetti ai lavori. Ogni volume sarà composto di testi col-lettivi pluridisciplinari, adattati di volta in volta all’oggetto di studio e conforme al punto di arrivo di un dibattito svolto nell’ambito del relativo convegno. Sarà completato da una sezione finale, dotata di piante e informazioni riassuntive, così da fornire quelle informazioni utili a coordinare e riorganizzare i dati forniti dai singoli saggi. In questo modo ogni pubblicazione è resa fruibile a diversi tipi di lettori, che intendano visitare, conoscere e approfondire una chiesa nel suo contesto.

La chiesa di San Bartolomeo è stata scelta come primo oggetto di confronto per il denso intreccio di aspetti giurisdizionali, socio-economici, artistici, pastorali e devozionali che ne caratterizza l’esistenza in un lungo arco temporale (dall’XI al XIX secolo) a fronte dell’assenza di studi complessivi che la riguardava. Immersa tanto profondamente quanto invisibilmente nel tessuto urbano e proprio nel cuore pulsante della Venezia mercantile ed internazionale, la chiesa fu fondata secondo la tradizione con il titolo di San Demetrio nell’840 da Marco e Bartolomeo Orseolo, e fu ricostruita almeno tre volte: nel 1170 su iniziativa del doge Domenico Selvo, che la intitolò a San Bartolomeo Apostolo, poi tra il 1387 e il 1392 ed infine negli anni Trenta del Seicento. Collegiata, dotata di un cospicuo numero di preti titolati, retta da un Vicario nominato direttamente dal Patriarca e sede di un notevole numero di confraternite, la chiesa di San Bartolomeo lega fin dal XIII secolo le proprie vicende a quelle dei gruppi mercantili provenienti dal Sacro Romano Impero ospitati fin dagli Venti del XIII secolo nel vicinissimo Fondaco dei Tedeschi. Il convegno e la presente pubblicazione si concentrano proprio sui rapporti plurisecolari tra la chiesa di San Bartolomeo e i Tedeschi, che qui avevano la propria scuola di nazionalità (cappella e oratorio) e una confraternita di mestiere: quella dedicata dai Bastasi tedeschi del Fontego a San Nicolò.

La letteratura sui Tedeschi a Venezia, in rapporto alla storia economica, sociale, artistica e religiosa gode di una lunga tradizione, a partire dal fondamentale volume pubblicato nel 1887 da Henry Simonsfeld, fino al catalogo della mostra curata nel 1999 da Bernard Aikema, Beverly Louise Brown e Giovanna Nepi Scirè Il Rinascimento a Venezia e la Pittura del Nord ai tempi di Bellini, Dürer, Tiziano, passando per gli studi di generazioni di studiosi. Gran parte di queste ricerche si sono concentrate sulle singole attività dei Tedeschi presenti a Venezia, oppure sui loro multiformi rapporti con la società, l’economia, l’arte e la cultura veneziana; inoltre un promettente filone di studi ap-profondisce le vicende delle singole comunità nazionali tedesche, da Norimberga a Colonia ed Augusta. Una tale messe di studi fotografa una realtà ricchissima e particolarmente variegata, che alle soglie del XVI secolo trova una sorta di autoritratto nella pala raffigurante La Festa del Rosario che Albrecht Dürer realizza nel 1506 per la cappella dei suoi connazionali nella chiesa di San Bartolomeo. Due saggi iniziali dedicati rispettivamente alla comunità tedesca residente nel Fondaco e ai personaggi raffigurati nel celebre dipinto intendono suggerire altrettante novità metodologiche che il convegno e questo libro hanno perseguito fin dall’inizio del progetto. In primo luogo, una questione di prospettiva. Finora, la comunità dei Tedeschi, in tutti i suoi aspetti ed in ogni affondo tematico, è sempre stata studiata soltanto dal punto di vista del Fondaco come luogo dove le varie famiglie, nazionalità e ordini di lavoratori convergevano dal Nord Europa e come luogo di scambio di merci, idee, opere d’arte e persone. Il tentativo qui perseguito è quello di ribaltare il punto di vista e di osservare i Tedeschi anche nel loro rapporto con la chiesa parrocchiale ove buona parte di loro (i cattolici) trovavano alimento per la loro fede e devozione. D’altro lato, lo studio complessivo e multidisciplinare di una chiesa, così finora singolarmente ignorata dalla storiografia se non per singoli affondi su alcune opere d’arte ivi conservate, ha permesso non soltanto di aprire nuovi e promettenti filoni di indagine, ma soprattutto di testare un metodo di confronto e di ricerca, che potrà sviluppare una innovativa stagione di studi sulle chiese veneziane. L’approccio multidisciplinare, che diventa effettivo ed efficace quando presuppone quella unità del sapere che è alla base del progetto educativo e scientifico dello Studium Generale Marcianum, permette di affrontare in termini più comprensivi quei fenomeni storici che, osservati finora soltanto da settoriali punti di vista disciplinari, hanno sofferto di una analisi pur sempre parziale. L’applicazione di questo duplice esperimento metodologico ha determinato un’organizzazione dei temi e dei filoni di ricerca in tre ambiti: nella prima sezione del libro (Intorno a San Bartolomeo: idee, persone e commerci), gli interventi si concentrano sullo allo studio delle persone e dei gruppi che operavano in chiesa; nella seconda, il passaggio dallo spazio urbano al luogo di culto concentra l’attenzione su committenze, artisti e opere; nella terza sessione, si entra dentro a San Bartolomeo per analizzarne la vita religiosa e pastorale, in tutte le sue sfaccettature.

Questo approccio e questo continuo confronto tra discipline all’interno delle tre singole sessioni ha permesso di apportare sostanziali novità nella conoscenza della chiesa di San Bartolomeo e del mondo dei Tedeschi residenti a Venezia, lasciando aperte ulteriori piste di indagine.

La pala di Dürer, che abbiamo assunto come premessa visiva alla nostra indagine collettiva, costituisce l’immagine di una ragnatela di contatti, rapporti sociali, economici e culturali (come la Prolusione tenuta da Luca Pacioli nel 1508) tra Tedeschi e mondo veneziano, di cui la chiesa di San Bartolomeo era elemento catalizzatore. D’altronde, la relazione privilegiata tra la chiesa di San Bartolomeo e i Tedeschi del Fondaco – assunto come filo rosso del convegno – non ne assorbe affatto il significato nella realtà veneziana, ma lo mette in rilievo a partire da quel centralissimo contesto urbano, in cui fin dalla sua fondazione la chiesa si trova a svolgere un ruolo cruciale. Infatti quella calle che, come un cordone ombelicale (per usare una espressione di Rheinold Müller), unisce l’entrata laterale della chiesa all’ingresso monumentale del Fondaco segna soltanto uno degli assi interpretativi di un contesto che, dalla costruzione del primo ponte in legno sul canal Grande vede la chiesa, il fondaco e la Zecca come altrettanti, seppur non esaustivi, cardini di evoluzione della dinamica urbana. Come in tutte le chiese veneziane, anche a San Bartolomeo, sono le confraternite (le Scuole Piccole) a costituire lo snodo necessario ad integrare le istanze della società e le loro espressioni artistiche nello spazio sacro del luogo di culto. La Scuola dei Tedeschi e l’annesso Oratorio, insieme a tutte le altre confraternite di mestiere e di devozione, è al centro rapporti di forze, che segnano la vita liturgica, artistica e musicale della chiesa, ma anche le trasformazioni fisiche dell’intero complesso di San Bartolomeo tra la fine del XVI secolo e il primo trentennio del XVII secolo. Una grande messe di documenti inediti permette di fare luce su queste dinamiche; in particolare, per illustrare le vicende e le attività della confraternita dei norimberghesi che anticamente convenivano all’altare dedicato a San Sinibaldo, presentiamo in questa occasione una straordinaria fonte ri-masta finora inedita: il libretto di conti, oggi conservato a Norimberga, di cui viene pubblicato un estratto in appendice al libro. Un tema cruciale per la comprensione integrata dell’intreccio di tutte queste dinamiche sociali, artistiche e culturali è naturalmente la funzione cultuale dello spazio sacro, che di queste vicende è scenario e spesso fattore determinante. Il ruolo che le pratiche liturgiche e devozionali hanno avuto nella vita della chiesa e in particolare delle confraternite non oblitera il fatto che dalla prima metà del XVI secolo il Fondaco ha conosciuto la presenza di Tedeschi aderenti alla Riforma protestante e che i rapporti tra questi e il Capitolo di San Bartolomeo possono costituire una eccezionale e inedita cartina di tornasole, per meglio documentare l’atteggiamento della Chiesa veneziana nei loro confronti. L’apporto integrato di tutte queste nuove conoscenze apre una serie di filoni di ricerca. Innanzitutto occorre indagare meglio come i residenti ma anche i viaggiatori tedeschi concepivano e vivevano il rapporto tra chiesa e Fondaco; bisogna poi individuare più precisamente le pratiche religiose dei Tedeschi a Venezia, sia dei protestanti che dei cattolici, ed in particolare rilevare portata e significato delle tre vigilie notturne osservate per consuetudine di antica radice medievale fin quasi alla fine della Serenissima: sono puntualmente descritte nel documento inedito pubblicato in appendice. Infine, i parziali affondi sulle vicende costruttive della chiesa, sul suo assetto interno e sull’arredo liturgico aprono la strada ad ulteriori e più estese indagini, che devono riguardare gli altari e i loro apparati, i cicli pittorici, i restauri interni effettuati tra XVIII e XIX secolo e le trasformazioni delle pertinenze (sagrestie, oratorio, case dei preti, ecc.) dal XVI al XVIII secolo.

Lo sviluppo delle ricerche potrà essere svolto da un uso più assiduo e metodico dell’archivio parrocchiale di San Bartolomeo (conservato a San Salvador, organizzato in modo mirabile ed altrettanto fruttuosamente catalogato), nonché dalla messe di risultanze e riscontri che stanno emergendo nel corso degli interventi tesi ad un completo restauro della chiesa e tuttora condotti ad opera della ditta Sansovino s.r.l. Sono già frutto di questo lavoro e dell’analisi materiale del manufatto il rilievo fotogrammetrico e la mappatura litologica degli altari (realizzata dallo Studio associato architetti Paolo Tocchi e Silvia Gualdi), che in sede di convegno sono divenuti oggetto di dialogo tra studiosi e restauratori e stimolo di nuove acquisizioni conoscitive e, in questo libro costituiscono la base grafica dei due inserti di immagini dedicati rispettivamente all’Oratorio dei Tedeschi e alla Chiesa. Ricordiamo infatti con piacere che, in coda alle due giornate di studio, tutti i partecipanti al convegno hanno potuto usufruire di una visita guidata agli ambienti della sagrestia e dell’oratorio dei tedeschi, guidata dai restauratori Francesco Grimaldi e Antonio Casellati. Un momento carico di interesse che ha protratto la discussione in loco tra i relatori, i restauratori che sul manufatto stavano concretamente operando e gli uditori del convegno, in un dialogo tra specialisti e pubblico che fa parte integrante della strategia divulgativa del progetto Chiese di Venezia.

Un fattore decisivo che ha reso possibile e fruttuoso lo scambio di diverse discipline, grazie ad una buona organizzazione di ogni fase del convegno, è la collaborazione tra lo Studium Generale Marcianum e il Centro Tedesco di Studi Veneziani, di cui ringraziamo la presidente Sabine Meine, la dott.ssa Petra Schaefer, l’intero staff e il Curatorium. Determinante è stato anche l’appoggio del Comune di Venezia, in particolare nelle persone della Assessora alle Attività Culturali Tiziana Agostini, del dirigente dell’Ufficio Cultura Roberto Ellero e del responsabile dell’Ufficio Stampa Enzo Bon, ai quali va la nostra riconoscenza. Un sentito ringraziamento anche alla Scuola Grande di San Teodoro, che ha ospitato una delle giornate di studio, e ad alcune strutture operative del Patriarcato di Venezia per il costante supporto: l’Archivio Storico Diocesano, nelle persone di Diego Sartorelli e Davide Tri-vellato; l’ufficio stampa, in particolare Alessandro Polet; l’ufficio diocesano per la pastorale del turismo, in particolare Gianmatteo Caputo e Irene Galifi. La realizzazione di questo libro non sarebbe possibile senza la campagna fotografica che Francesco Turio Böhm ha predisposto in preparazione del convegno e che costituisce di questo testo gran parte dell’apparato iconografico. Molte persone hanno contribuito in vario modo alla riuscita del convegno e alla pubblicazione degli atti: ringraziamo Ester Brunet, Alex Bamji, Mario Rosso.

Infine, desideriamo ringraziare i membri del comitato scientifico internazionale del progetto Chiese di Venezia che, in ogni fase di realizzazione del convegno, hanno attivamente e puntualmente collaborato alla sua organizzazione scientifica.

Venezia, settembre 2012

CAPITOLO 1

INTORNO A SAN BARTOLOMEO:

IDEE, PERSONE E COMMERCI

ISABELLA DI LENARDO

INTORNO A SAN BARTOLOMEO

Intorno alla chiesa di San Bartolomeo, ora come nel passato, si muove il brulicante nucleo di Rialto, il luogo originario dell’identità e della memoria più antica della città, non solo matrice del primo insediamento ma anche simbolo delle radici letterarie e leggendarie di Venezia, esemplarmente rap-presentate dalla carta natale della città trasmessa in alcune Cronache veneziane e corrispondente alla posa della prima pietra della chiesa di San Giacomo di Rialto. Quest’ultimo fu epicentro di uno dei mercati più ricchi d’Europa, porta verso l’Oriente, ma anche sede privilegiata delle magistrature de-putate al controllo del commercio e dei proventi di ogni tipo di tassazione.¹ Luogo quindi profondamente legato allo ‘scambio’ rispetto a cui il denaro ne rappresentò uno dei tanti modi possibili. Intorno alla chiesa di San Bartolomeo, probabilmente dalla sua istituzione, e in modo particolare da quando amplificò il suo ruolo anche grazie alla presenza del Fondaco dei Tedeschi, si articolava la piazza finanziaria, il mercato dei metalli, dei tessuti, delle spezie e dei prodotti di lusso decisivi per le economie del Nord Europa. A partire dal lavoro capitale di Henry Simonsfeld, che focalizzandosi sul Fondaco dei Tedeschi ha inaugurato un indirizzo di ricerca prolifico, l’analisi storica dell’intera area non poteva prescindere dal ruolo ricoperto dai mercanti tedeschi e più in generale dalla loro comunità nelle dinamiche di scambio culturale, artistico e, come evidenziano alcuni contributi del libro, religioso. In particolare per i todeschi, nonostante Venezia fosse il crocevia fondamentale per molte comunità straniere,² la presenza del Fondaco, collocato sulla riva della chiesa di San Bartolomeo, rappresentò un fulcro determinante che impresse a tutta l’area, quasi per sineddoche, gli stessi caratteri di internazionalità e scambio che le erano propri. Nel 1493 nel Liber Chronicarum di Hartmann Schedel, tra tutti i luoghi veneziani menzionati, il centro di Realt è il più citato e noto pertanto agli innumerevoli pellegrini, mercanti, artisti e viaggiatori che giungevano in città. La ricca panoramica affrontata nel saggio di Bernd Roeck ripercorre i numerosi contatti tra tedeschi, architetti, artisti, stampatori, e la città di Venezia rispetto a cui le attività del Fondaco e la sua ricca rete di mercanti furono dei propulsori. Alcune famiglie dell’élite mercantile furono infatti determinanti per la circolazione di idee: tra loro i Fugger, gli Ott, gli Imhoff, i Welser, gli Hoffer e gli Hirsfoghel erano esponenti di spicco della vita del Fondaco e si identificavano nella comunità religiosa raccolta nella chiesa di San Bartolomeo. Quest’ultima diventò il perno della vita religiosa per i tedeschi, e molti di loro comparivano come confratelli delle due Scuole della nazione distinte piuttosto chiaramente tra augustani e norimberghesi. Il contributo di Roeck ripercorre gli scambi reciproci tra Venezia e il Nord, in particolare con la florida città di Augusta dove soprattutto gli artisti e gli architetti furono indispensabili per la costruzione di un canone artistico che era identificato come veneziano, addirittura italiano. L’architetto Elias Holl è una figura emblematica in questo senso. Il saggio focalizza, in via più generale, un denso rapporto di scambi continui in cui i mercanti del Fondaco, intellettuali, scrittori e collezionisti a loro volta, costituivano i vettori oculati, gli intermediari; per usare un termine comune anche al contributo di Andrew John Martin: gli agenti. Per molti di loro si tratta di un ruolo riconosciuto, emerso dalle fonti e di primaria importanza così come racconta la vicenda della traslazione a Praga del dipinto della Festa del Rosario di Dürer, documentata da Roeck e Martin, operazione coordinata dall’agente di Rodolfo II, Girolamo Ott.

Di molte altre personalità che conducevano a Venezia gli affari su procura delle filiali commerciali della madrepatria si è persa la memoria, almeno quella della loro residenza nel Fondaco e del legame con la chiesa di San Bartolomeo. Persi nel 1572 i documenti più antichi relativi alla presenza della comunità tedesca nella chiesa di San Bartolomeo,³ tuttavia alcune iscrizioni lapidee, la cui testimonianza è emersa dai documenti dell’archivio parrocchiale, ne appuntano il passaggio, e la loro sepoltura. La chiesa era stata eletta pantheon della nazione tedesca. L’importante scoperta fatta durante la recente campagna di restauri dell’epigrafe di Christoph Mülich (Fig. 2), potente agente dei Fugger, e usata come materiale di reimpiego sotto il pavimento della sacrestia, è una conferma importante rispetto all’esclusività assegnata alle sepolture dei mercanti tedeschi prima del grande incendio del 1572.⁴ Molto probabilmente in origine era collocata nella cappella absidale destra, o nelle sue vicinanze, ora dedicata all’Annunciazione, precedentemente al Rosario. Il ritrovamento costituisce una traccia documentaria significativa anche per ricostruire gli estremi della presenza veneziana di Mülich, protrattasi fino al 1555 che ora sappiamo essere l’anno della morte.

Fig. 2. Iscrizione sepolcrale di Christoph Mülich,Venezia, chiesa di San Bartolomeo

I mercanti del Fondaco costituivano indubbiamente la parte più rilevante e interessata nel rapporto con la chiesa di San Bartolomeo. Intorno a quest’ultima, sulla Riva del Carbon e nelle immediate pertinenze tra Fondaco e chiesa risiedevano anche molti stampatori tedeschi. Proprio il loro apporto fu determinante per la formulazione anche di un’iconografia della città di Venezia. La Veduta di Reuwich (Fig. 3), concepita a Venezia, rappresentò senza dubbio un prototipo per il Nord ma anche le numerose descrizioni contenute nei testi per i pellegrini che giunti a Rialto si riunivano proprio innanzi alla chiesa di San Giacomo il minore, sull’altra sponda, per poi intraprendere il viaggio verso la Terrasanta, costituirono un fondamentale repertorio di topoi. Anche in questo caso gli elementi di riflessione introdotti nel saggio di Roeck insistono sul ruolo che gli stampatori d’oltralpe ricoprirono nella divulgazione e circolazione della leggendarietà di Venezia. Non solo il Fondaco quindi fu centro nevralgico, ma anche le sue pertinenze. Gli ospiti delle locande disseminate intorno al Ponte e nelle vicinanze di Campo San Bartolomeo svolgevano una funzione di accoglienza essenziale: Lion Bianco, Aquila Nigra, San Zorzi le più rinomate e specchio anche di una realtà alternativa alla ‘protezione-segregazione’ del Fondaco: quella della mobilità sociale che la Repubblica, per sua indispensabile sopravvivenza, cautamente permetteva. Accanto ai preziosi pistori l’artigianato tedesco si era ritagliato altri margini di autonomia e riconoscimento. Fu grazie all’intervento di alcuni di questi artigiani che nel 1562 venne ri-fondata la più antica Confraternita del Rosario nominandola Scuola dell’Umiltà. Come si evince dalla mariegola, tra gli umili rifondatori non compare alcun mercante di spicco, semmai pistori, fornari e, tra loro, Magno Tieffenbrugger, celebre maestro liutaio dell’omonima dinastia originaria di Augusta.⁵ Anche nella nobile arte della liuteria gli scambi commerciali e culturali della celebre famiglia con bottega a San Bartolomeo all’Aquila Nera avevano permesso la diffusione dei prestigiosi strumenti tra Padova, la Baviera, Parigi e Anversa.

Una cifra consistente delle attività che si sviluppavano nelle pertinenze del Fondaco era rappresentata dagli stampatori d’oltralpe, potente enclave realtina, i cui esponenti costituirono le anime ispiratrici delle due differenti Scuole dei Tedeschi nella chiesa di San Bartolomeo. I profili di alcuni di loro, in particolare Anton Kolb, editore della prima veduta a volo d’uccello della città di Venezia e profondo stimatore del suo artefice, Jacopo De’ Barbari, e Leonhard Wild sono analizzati nei saggi di Thomas Eser e Andrew John Martin. Nel primo contributo, Eser, co-curatore del Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, ripercorre una fonte molto preziosa, sul versante tedesco, per studiare la comunità norimberghese del Fondaco e i suoi rapporti con la chiesa di San Bartolomeo dove vi aveva fondato la Confraternita di San Sinibaldo. In questa sede sono presentati alcuni brani inediti tratti dal Libretto di San Sinibaldo conservato nel fondo Imhoff nell’archivio del Museo, solo in parte edito, e di cui una fondamentale recente indagine reflettografica ha permesso di recuperare le porzioni di testo cancellate dall’umidità e dal tempo. Il Libretto è l’unica fonte autentica, tra gli ultimi decenni del XV secolo e il primo ventennio del successivo, per conoscere consuetudini e personalità della Confraternita di San Sinibaldo. Emblematicamente il Libretto ricalca in stesura la forma della ‘partita doppia’ o bilanza, così come viene definita nel documento, modalità specifica con cui i mercanti tenevano i libri di conti. La partita doppia, nata in Italia e formalizzata da Luca Pacioli nella sua Summa nel 1494, era già utilizzata, così come testimonia il Libretto, nel 1464, (primo anno documentato), a riprova che forse proprio a Rialto, in seno alle comunità mercantili internazionali, era nata per necessità una lingua comune di trascrizione contabile. Il documento entra nel dettaglio della quotidianità del culto della comunità norimberghese protesa tra Venezia e la ricca città della Franconia, ne illustra consuetudini, pratiche liturgiche e mette in evidenza il ruolo nodale del cappellano, o confessore, trait d’union tra la venezianità della parrocchia e il multiforme universo del Fondaco.

Nel Libretto di San Sinibaldo sia Anton Kolb, che il padre Stephan, ricco mercante norimberghese, che il fratello Franz, vi sono menzionati. Alla fine del Quattrocento e nelle prime decadi del Cinquecento sono i Kolb a detenere in parte le redini della vita della Confraternita di San Sinibaldo e il contributo di Eser puntualizza, insieme al ruolo di tanti altri protagonisti della confraternita norimberghese, l’importanza ricoperta dal celebre Anton. Anche per la fondazione della confraternita della Zoia restata, del Rosario, l’editore di Regensburg, Leonhard Wild, fu decisivo: gastaldo nel 1504, compare, forse, ritratto anche nella Festa del Rosario di Dürer di cui il contributo di Andrew John Martin ricostruisce alcune presenze ma altre ben più significative assenze.

Gli stampatori

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