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Custode del Fuoco Sacro: Lo sciamanesimo e l’energia femminile Le donne medicina raccontano…

Custode del Fuoco Sacro: Lo sciamanesimo e l’energia femminile Le donne medicina raccontano…

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Custode del Fuoco Sacro: Lo sciamanesimo e l’energia femminile Le donne medicina raccontano…

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
121 pagine
2 ore
Pubblicato:
7 ago 2015
ISBN:
9788863653205
Formato:
Libro

Descrizione

Questo libro racconta l’esperienza dell’autrice, in viaggio verso se stessa, a contatto con le Donne Medicina del continente americano. Esso mira a integrare gli insegnamenti delle antiche tradizioni della via sciamanica nella vita quotidiana di

ogni donna alla ricerca del proprio valore, della propria dignità e dell’inestimabile ruolo da lei svolto nella società moderna.

Per ricevere gli insegnamenti che mi offrivano con saggezza e semplicità le Donne Medicina dei popoli nativi dell’America Latina che ho eletto come educatrici, ho dovuto aprire il cuore e ascoltare, con innocenza e stupore, il messaggio tramandato

di bocca in bocca, da generazione in generazione, quello che le antenate chiamano l’eredità che ha radici e che, come una freccia, arriva diretta all’anima. Incontri, ricordi, appunti di diario si susseguono in queste pagine che invitano il lettore a riflettere sul ruolo e il valore di essere donna, sul dono e la responsabilità di essere madre, ma soprattutto sulla potenzialità di vivere come amante la relazione con tutto quello che ci circonda. La via sciamanica, intesa come viaggio della coscienza nel mare della percezione, è stata la pratica che ho seguito per avvicinarmi al mistero di questo mondo.
Pubblicato:
7 ago 2015
ISBN:
9788863653205
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Custode del Fuoco Sacro - Alessandra Comneno

lago.

PREFAZIONE

Questo libro è un insieme di poesia, storia, realtà, magia e consapevolezza. Nello scorrere delle pagine si susseguono le esperienze personali di Alessandra e le voci antiche delle Antenate, avvolte dall’eco di un immenso mistero: il potere enigmatico del Fuoco Sacro, che l’autrice, con passione e conoscenza, trasmette.

Negli anni settanta, il desiderio e l’intento di andare oltre il conosciuto l’hanno condotta in Messico, una terra fertile, vivace, generosa, un crogiuolo di esperienze in cui convivevano contrasti evidenti. Il sincretismo religioso, la storia, i simboli, uniti alla musica, alla danza e ai miti, in un susseguirsi di feste e cerimonie, sono stati da lei assorbiti come riflessi di una cultura caotica, tanto inebriante quanto spettacolare, viva e capace di amalgamarsi perfettamente. In tutto questo, Alessandra, con il suo intuito delicato come una nuvola e una volontà forte come il tuono, si è tuffata a cuore aperto, costruendo nel tempo un ponte rigoglioso tra l’eredità di quelle antiche culture e le proprie radici.

Le pagine di questo libro sono il frutto di anni di esperienze in Messico, Sudamerica e in seguito in Italia e nel resto d’Europa. Ogni capitolo è un bocciolo di rosa che schiudendosi offre un petalo profumato al lettore, un universo femminile, in cui tra le righe troviamo tracce preziose di un sapere dimenticato, di un potere frainteso e depredato.

Custode del fuoco sacro è un profondo viaggio alla ricerca della propria essenza, in compagnia della Madre Terra, della Luna e dei Quattro Elementi, mentre, esortati e cullati dalle parole delle Donne Medicina, si fluisce verso la bellezza dell’incontro col maschile, dentro e fuori di noi, il Sole. La riscoperta dell’energia femminile dona speranza, dignità e un sincero legame con se stessi, con l’umanità e con la natura.

Questo libro invita le donne a riconoscere il proprio potere personale, imparando a camminare, da sole o in compagnia, con rispetto, fiducia e allegria sulla pelle della Madre Terra. Incontrai gli occhi di quella donna e scivolai nel firmamento. Nulla come il suo sguardo m’illuminò, insegnandomi il potere di creare con un intento, di dare forma all’arte, di costruire magia, di dedicare con amore, di riconoscere quello che non ha prezzo, di tramare la storia silenziosa delle nostre origini…

La lettura suscita un alternarsi di nostalgia, euforia, struggimento e consapevolezza, con momenti emozionanti di forte connessione con il Tutto. In queste pagine ho ritrovato il filo rosso che mi lega alla Terra, facendomi sentire appartenente ad una stirpe, a un clan, a un’unica famiglia composta da quelle generazioni di donne che, attraverso i loro grembi, hanno permesso la mia presenza qui e ora.

Sono grata alla vita per essere cresciuta accanto a Donne Medicina che conservo come tesori nel mio cuore, per aver condiviso sguardi di saggezza con le mie sorelle nei cerchi cui ho partecipato e per essermi incarnata in un corpo di donna.

Per tutto questo ringrazio infinitamente Alessandra, mia madre, Donna Medicina dal cuore dritto, come dicono i Toltechi, capace di rendere manifesta tanta bellezza e conoscenza, per averla camminata nella sua vita fino ad oggi, per avermela trasmessa sin dalla nascita e per continuare a seminarla nei cuori fioriti delle donne che incontra nel cammino.

Ixchel Ruz

Counsellor e praticante di sciamanesimo

PROLOGO

"In principio era il silenzio, vuota la cupola del cielo e il mare nella calma." Popol Vuh

Per ricevere gli insegnamenti che mi offrivano con saggezza e semplicità le Donne Medicina dei popoli nativi dell’America Latina che ho eletto come educatrici, ho dovuto aprire il cuore e ascoltare, con innocenza e stupore, il messaggio tramandato di bocca in bocca, di generazione in generazione, quello che le antenate chiamano l’eredità che ha radici e che, come una freccia, arriva diretta all’anima.

Incontri, ricordi, appunti di diario si susseguono in queste pagine, invitando a riflettere sul ruolo e sul valore di essere donna, sul dono e sulla responsabilità di essere madre ma soprattutto sulla potenzialità di vivere come amante la relazione con tutto quello che ci circonda. La via sciamanica, intesa come viaggio della coscienza nel mare della percezione, è stata la pratica che ho seguito per avvicinarmi al mistero di questo mondo.

Ringrazio le Anziane di Tradizione, le Curanderas, le portatrici della Sacra Pipa, le Abuelas dell’antico Messico Maya-Tolteca, le Elders dei popoli del Nord, poche delle quali viaggiano ancora nel loro corpo su questo piano terrestre, per avermi formato come Custode del Fuoco Sacro, Madre, Donna.

Alessandra Comneno

INTRODUZIONE

La donna è una creatura sconosciuta, soprattutto a se stessa. Il legame che la collega a Madre Natura, ai quattro elementi e ai loro poteri curativi e rigenerativi, si è perso nel tempo. Ne rimangono indizi silenti, tramandati oralmente o nascosti nei libri scritti per lo più da uomini.

In tutte le antiche tradizioni, come nello sciamanesimo, la qualità femminile è considerata selvaggia o non addomesticabile, indomabile, sensuale, magica ma soprattutto pericolosa e misteriosa. L’energia empatica che la donna è in grado di sviluppare con le forze della Madre Terra, il suo appartenere a una ciclicità naturale che segue il ritmo della Luna e delle maree, rivela le innate qualità che incarna. Lei è infinita capacità creativa e trasformativa, potere innato generativo, è connessione totale con lo spirito di tutte le cose, è forza indescrivibile che le permette di superare cambi repentini, ostacoli, traumi e avversità. Potremmo definire una donna, per il suo legame con l’intero creato e per la sua predisposizione a rigenerarsi in esso, un frammento puro, in veste umana, della Natura viva che la circonda.

Sono cresciuta in una famiglia che i più potrebbero considerare normale: due genitori che hanno trascorso la vita insieme, amandosi a modo loro, un fratello e una sorella che hanno condiviso con me l’infanzia fino al giorno in cui presi il mio cammino, stanca di tante domande che non avevano trovato risposte. Viaggiai in giovane età verso mondi che mi fecero rapidamente perdere le tracce di me stessa. Dopo aver attraversato le esperienze della politica, dell’autocoscienza, del femminismo degli anni settanta, delle manifestazioni in piazza per rivendicare un posto, un corpo e un’anima che qualcuno aveva rubato, mi ritrovai a varcare l’oceano per cercare nuovi concetti che consolassero la sete di sapere realmente chi ero. Incontrai dimora sull’altopiano centrale del Messico, tra pini e orchidee, banani e bambù. A ventidue anni, i grandi spazi attirano ma fanno anche molta paura.

Passai un tempo ospite del mio compagno, in seguito padre di mia figlia, in un vecchio autobus stile Woodstock, con la porta decorata da un grande arcobaleno. Mentre costruivamo la nostra casa di legno, pietra e argilla, lavoravamo con un gruppo di amici a un progetto ecosostenibile che negli anni si rivelò una delle più interessanti esperienze comunitarie d’America, l’Aldea di Huehuecoyotl, a Tepoztlàn, nello stato di Morelos. Furono anni a stretto contatto con la natura: non avevamo energia elettrica e, durante la stagione monsonica, raccoglievamo l’acqua della pioggia in cisterne di pietra per cautelarci dai tempi di siccità.

Le donne che vivevano nei villaggi vicini, pelle morena, sguardo serio, intelligente e facilmente sfuggente, richiamavano la mia attenzione. Mi piaceva osservare come salutavano, come s’intrattenevano chiacchierando e ridendo di gusto, come camminavano in gruppo mentre portavano i panni da lavare al fiume in grandi ceste che appoggiavano sulle loro teste. Avvicinarle non era difficile, non erano necessarie molte parole, bastava fare delle cose insieme e il filo era annodato.

Passavo molte ore con loro a imparare l’arte di riconoscere le erbe selvatiche, a curare il fuoco nelle loro rustiche cucine, a selezionare il mais e a fabbricare intrugli magici con bacche e resine, amorevolmente ricevuti dalla farmacia della Madre Terra, come dicevano. Io ero la niña guerita (la piccola biondina), la straniera che veniva a imparare.

Trascrivevo minuziosamente l’antica conoscenza che ricevevo durante i nostri incontri sul mio quaderno blu che mi accompagnava nella vita come un amico; annotavo l’essenza delle mie percezioni, gli appunti su cui riflettere, studiare, crescere, definire, comparare. L’odore del mais che si abbrustoliva nel comal[1], le tisane fumanti, il piagnucolio dei bambini attorcigliati al petto delle donne dentro variopinti scialli che coprivano loro le spalle, le silenziose camminate tra gli aromi tropicali, le nuvole di polvere sui viottoli di terra che i nostri passi sollevavano, i cieli tersi che rivelavano le sagome antiche, quasi intagliate nell’etere, delle mie stimate maestre, sono tra i

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