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Alimentazione Naturale: Manuale pratico di igienismo-naturale. La rivoluzione vegetariana: mangiare bene per vivere meglio

Alimentazione Naturale: Manuale pratico di igienismo-naturale. La rivoluzione vegetariana: mangiare bene per vivere meglio

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Alimentazione Naturale: Manuale pratico di igienismo-naturale. La rivoluzione vegetariana: mangiare bene per vivere meglio

valutazioni:
3.5/5 (3 valutazioni)
Lunghezza:
533 pagine
8 ore
Pubblicato:
24 giu 2013
ISBN:
9788863651249
Formato:
Libro

Descrizione

Un libro per approfondire ed aggiornarsi sui problemi della nutrizione, della salute e dell'etica, osservati dall'angolo visuale della scienza naturale igienistica. Un testo, semplice e chiaro, che intende influire e incidere sul modo di pensare e lo stile di vita del lettore.
Pubblicato:
24 giu 2013
ISBN:
9788863651249
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Alimentazione Naturale - Vaccaro Valdo

iena.

PARTE PRIMA

ALIMENTAZIONE, SALUTE E SPIRITUALITÀ

1.  LE INSIDIE E LE ILLUSIONI DELLA MITICA DIETA MEDITERRANEA

Chiaro che per l’Italia e i paesi che stanno sulle sponde dell’Adriatico e dello Ionio, del Tirreno e del Mar di Sardegna, la dieta Mediterranea, è la migliore del mondo intero.

Dopotutto è proprio in questa vasta regione marittima che comprende Grecia, Turchia, Medioriente, Egitto, Nord-Africa, Spagna, Francia e Italia, che ha trovato nascita e sviluppo la civiltà occidentale.

Questo senza voler ovviamente far torto al Centro-Nord Europa e al resto del mondo.

Lungo le coste dei nostri mari temperati, c’è stata sempre una predilezione per le olive e l’olio di oliva, per l’uva e l’uva passa, per i fichi e i fichi secchi, per i datteri, per i cereali, per la frutta e la verdura in generale, per salvia, rosmarino, basilico, origano, maggiorana, menta e le altre piante aromatiche. E ai giorni nostri ha sempre prevalso l’interesse per il pomodoro, i peperoni, i funghi, la pummarola napoletana, la pizza e la pasta al pomodoro. Non è mai mancata, lo riconosciamo, una certa attività ittica lungo le coste, e così pure uno sfruttamento di ovini e bovini su Appennini e zone alpine per i latticini, comodi a superare i lunghi periodi invernali, ma sempre con modalità artigianali e senza troppo esagerare. Chiaro poi che negli ultimi decenni anche l’Italia è andata degenerando, trasformando le proprie attività artigianali in industrie moderne, sempre alla ricerca di massimizzare quantitativi e profitti. Più uva sì, ma soprattutto più vini, più latte e più carne, più tonnare ribollenti di sangue, più mortadelle e salumi, più doppiette sferragliate per le campagne alla ricerca frenetica e forsennata dell’ultimo fagiano e dell’ultima lepre.

In data 5/9/05, e questo è solo uno dei tanti esempi ricorrenti da cui prendere spunto, il conduttore di una rubrica televisiva italiana, si è lamentato della confusione e delle incertezze che tutti abbiamo sui cibi, e ha voluto fare un po’ di chiarezza.

Il medico nutrizionista dell’università di Padova chiamato a commentare, e a far luce su chi ha ragione e chi ha torto, ha difeso a spada tratta la dieta mediterranea, basata su tanta buona pasta e tante ottime pizze, vale a dire su carboidrati a lenta combustione che rilasciano zuccheri ed energie in modo ottimale, e ha criticato la diffusione di diete americane che spingono gli obesi ad assumere più carni e meno carboidrati. Tutte cose condivisibili, perché le diete superproteiche americane di Atkins a base di bistecche a colazione, pranzo, merenda e cena, fecero sì calare di peso molta gente, ma fecero anche poi calare, cioè scendere letteralmente giù nelle fosse, una moltitudine di persone colpite da diverse forme di cancro. Si sa bene che la carne non nutre ma stimola, non dà energia ma preleva energia dal corpo per il pesante dispendio energetico determinato dalla sua non facile digeribilità e assimilabilità, e per la sua lunga permanenza nelle zone basse dell’intestino. Più carne significa più veleno e più stimolazione e non più nutrimento autentico. Tutto questo discorso è riferito in particolare al sistema digestivo umano, disegnato dal creatore non per alimentarsi con la carne di altri esseri ma piuttosto coi tanti frutti naturali della terra.

Ovvio che alla fine, con la carne puoi anche perdere del peso, anche se il più delle volte succede esattamente l’opposto, come dimostra la tendenza all’obesità e alla crescita disordinata con invecchiamento precoce di moltitudini di bambini di questo mondo pazzoide e filocarnivoro.

Ma perdere peso e avvelenarsi nel contempo non è certo un obiettivo interessante.

Una dieta alto-proteica come quella a base di carne, di pesce, di formaggio e latticini, tende a creare il grave e devastante fenomeno di acidificazione del sangue. Per rimettere in equilibrio la chimica interna, ovvero per riportare il sangue a un livello accettabile della scala acido-alcalina, serve del calcio. Ma il calcio del latte e del formaggio ingerito non serve allo scopo in quanto si presenta in forma inorganica e quindi non prontamente assimilabile.

Ecco allora che i nostri meccanismi di riequilibrio automatico interno (sistema immunitario) provvedono a tamponare la grave emergenza, richiamando immediati prelevamenti di buon calcio organico-osseinico interno. E le nostre ossa obbediscono, cedendo il proprio calcio. Ma questa cessione, continuata e ripetuta nel tempo, finisce per provocare osteoporosi nelle proprie ossa. E, nel caso del tanto buon latte che contiene tanto buon calcio, come reclamizzato e raccomandato da sempre dal 99% dei pediatri del mondo, si assiste da sempre e si continuerà ad assistere ancora per anni, a questa macroscopica beffa di gente ignara che beve latte per evitare la osteoporosi, mentre in questo modo non fa altro che decalcificarsi gravemente. Il calcio buono interno che spinge via a fatica, soprattutto nei servizi igienici, il calcio cattivo e quel micidiale collante da falegname chiamato caseina. E tutto ciò con intervento dispendioso dell’ipotalamo, dei sensori, del sistema linfatico, del capitale enzimatico e di quello ormonale.

Diventare dei lattanti a vita col latte sottratto alle altre creature evidentemente non paga. Però rimane un grosso business mondiale. Ed è per questo che chiunque osi toccare questo argomento viene immediatamente bollato di eresia. Giù le mani dal latte e dalla carne, vero filone aureo dei tempi moderni. Troppi interessi vorticosi girano intorno a questo indegno e farisaico commercio.

La prova lampante che il latte e i latticini producono osteoporosi viene fornita pure dalle statistiche, che evidenziano come in diverse comunità umane dove non si consumano latticini, l’osteoporosi è fenomeno totalmente sconosciuto, e come al contrario la stessa osteoporosi sia ai massimi livelli laddove si consuma più latte.

Tornando al nostro esperto televisivo di Padova, occorre dire che nella prima parte della trasmissione se l’è cavata piuttosto egregiamente.

Solo che, in fase conclusiva, il suo intervento ha rivelato le solite crepe e le solite illusorie pseudo-certezze dei nutrizionisti di regime.

Ha infatti magnificato la dieta del Mediterraneo quale la numero uno, quale dieta consolidata e di massima affidabilità, grazie alla efficienza della pasta, del pane, della pizza, dei cereali, grazie alla abbondanza di pesce, di formaggi e di carni varie, grazie all’intenso uso di verdura e frutta, alla regolare presenza del bicchiere di vino a tavola.

Mancava solo che includesse anche il grappino e il caffè, e magari qualche sigaretta finale. A questo punto è d’obbligo chiarire una volta per sempre che con la dieta onnivora e ghiottona ora citata, che non corrisponde certo alla autentica dieta mediterranea tradizionale, non si va da nessuna parte e non si progredisce di certo verso un miglior livello salutistico.

È vero sì che essa è diffusa e consolidata, ma è pure vero che altrettanto diffuse e consolidate sono le malattie gravi che stanno falcidiando le genti non più sanissime del Mediterraneo.

Chi ha voglia di capire capisca.

Una non indifferente fetta di medici e di nutrizionisti italiani è persino disposta a riconoscere la superiorità della dieta vegetariana ma non a raccomandarla, con la scusa che servono troppe attenzioni e troppa competenza, e che dunque risulta più comodo e meno rischioso ricorrere agli alimenti animali, pur se con moderazione. Giusta o sbagliata che sia la loro posizione di compromesso, il risultato è che la popolazione mangia semplicemente di tutto, come da essi raccomandato in ogni dove, e non bada affatto alla moderazione.

Nessuna meraviglia alla fine se le città dell’area mediterranea pullulino sempre di più di persone altrettanto obese e malandate di quelle del nord Europa e dell’Oltre Atlantico.

2.  IL MIRAGGIO DELLA PERFEZIONE VEGAN

Che nessuno al mondo, nemmeno il vegan più attento e fedele riesca a fare il fruttariano-crudista al cento per cento come per coerenza dovrebbe, è un fatto accertato che non deve sorprendere o scandalizzare. O perché non trovi sempre la frutta giusta. Oppure perché c’è ma costa troppo.

O perché, occorre ammetterlo in tutta franchezza, con la sola frutta e verdura crude, reperibili nel tuo orto o sul mercato, ti riesce talvolta problematico raggiungere la media giornaliera di calorie che ti fa mantenere l’attuale tuo peso forma. O per colpa della primavera temperata che tende spesso a tardare, mentre freddo e umidità ti tengono bloccato e irrigidito, mentre fragole, ciliegie, lamponi, pesche, albicocche, meloni, angurie precoci, stentano ad apparire coi loro preziosi carichi vitali e freschi di succo, e ti lasciano preda dei morsi della fame e della sete, oppure ti mantengono schiavo dei soliti carboidrati da supermercato. Oppure a causa dei rigori invernali eccessivi, con climi e temperature che ti spingono a scaldarti con cibi grassi e con bevande alcoliche.

Talvolta è il lavoro, la fretta, le varie situazioni di emergenza, che ti costringono a scendere a qualche inevitabile forma di compromesso.

Altre volte, quando non vivi da solo o come un eremita, è la tua compagna che, pur brava oltre misura e pur convertita al vegetarianismo, nutre ancora qualche timore e qualche riserva verso il tutto crudo, e si pone come priorità assoluta quella di sfamare al meglio i due ragazzi che stanno crescendo, per cui pasta e pizza, risotto, gnocchi e cereali integrali in versione chiaramente vegetariana trovano spazio nella cucina di casa, mentre qualche traccia di pecorino e qualche scaglia di grana trovano posto accanto alle olive e al pane casalingo.

Un po’ di macrobiotica almeno durante il periodo freddo può anche non guastare del tutto, a patto di non esagerare.

Anche se, spesso, dico che dio ci salvi dalla mamme e che dio ci salvi dalle mogli, ossia ci salvi dalle cuoche, specialmente da quelle più brave con le ricette e i fornelli.

Così alla fine anche il tendenziale vegan come me medesimo, per la consolazione di chi non crede alle regole drastiche, non riesce a stare sempre sui livelli di perfezione e di coerenza che gli competono.

Ci riesce invece ogniqualvolta c’è un salad-bar o un buffet attrezzato in modo conveniente, dove può scegliere e costruire all’istante il suo menù preferito, oppure quando ha la possibilità di bazzicare i mercati di frutta o persino i supermarket, che sono costretti, piuttosto malvolentieri, a tenere anche un bel reparto ortofrutticolo di prodotti vivi e deperibili.

Per fortunata sorte, il mio lavoro principale di consulente tecnicocommerciale mi porta a viaggiare piuttosto intensamente nei paesi della fascia equatoriale e subtropicale asiatica, e ad approfittare delle diverse opportunità che si presentano da quelle parti.

Per la cronaca i migliori salad-bar si trovano in tutte le città dell’Asia e particolarmente a Bangkok e dintorni.

Dopo due piatti di anguria, due di manghi croccanti, uno di papaia, e dopo la giusta sosta di una ventina di minuti perché l’acqua viva zuccherina si irradi all’interno del corpo, si passa a tutti i tipi di verdure e di radici, di castagne d’acqua, di cavoli e ravanelli e, volendo, di una favolosa crema di zucca finale.

Il rischio concreto, in posti come questo, è di mescolare troppe cose in un solo pasto, mentre si sa che è basilare selezionare solo alcune cose e puntare su di esse soltanto, lasciando le altre ai pasti successivi, o al giorno dopo.

Ma persino ai Pizza Hut di Taipei e dintorni si trovano oggi meloni e angurie in quantità, verdure magnifiche, germogli di alfa-alfa e di fieno greco, bruschette vegetariane, ed altre prelibatezze in linea col gusto e con la salute. Stessa cosa succede in molti grandi alberghi di Kaohsiung, al sud del paese.

E questo ha davvero dello straordinario, se pensiamo che nelle grosse città formosiane, fino a pochi anni fa, era quasi impossibile trovare tavoli imbanditi di frutta e di cibi vegetariani.

Non appena le autorità governative e sanitarie hanno avvertito che cancro e cardiopatie stavano falcidiando più che mai la popolazione taiwanese per colpa delle schifezze largamente adottate nell’alimentazione quotidiana degli anni scorsi, i cinesi di Taiwan hanno reagito con prontezza, dando prova di eccezionale saggezza e di arguzia, di massima adattabilità al cambiamento.

Pure la stampa locale non ha esitato a pubblicare nel 2001 in lungo e in largo i risultati degli esperimenti-chiave dell’Università di Cambridge sul cibo corretto, dove il minimo di 5 pasti di sola frutta al giorno sono la sola medicina possibile per continuare a stare sani o per recuperare la salute. I quotidiani locali, China News e Taiwan Times in testa, hanno dato una autentica lezione di serietà e indipendenza alla stampa europea, attaccando sistematicamente senza alcun timore gli interessi dei fabbricanti locali di hamburger e di salami, di cibi in scatola e di bevande in lattina.

Occorre aggiungere che a Taiwan non c’è il Vaticano né la Mecca, ma c’è qualcosa che vale molto di più, ed è la Venerabile Ching Hai, il cui messaggio di pace universale sta illuminando e conquistando passo dopo passo e senza alcun clamore il mondo intero, attraverso schiere di giovani pervasi da autentico entusiasmo. Il suo ruolo in questa rivoluzione vegetariana in corso a Taiwan, non può essere sottovalutato. In Italia, al contrario, nessuno ha mai sentito e nessuno ha mai letto qualcosa sugli esperimenti di Cambridge, troppo scomodi e pericolosi per le potentissime e intoccabili industrie del prosciutto e del grana, per le istituzioni regionali e i sindacati e i partiti e le cooperative che ci stanno dietro. Basti pensare che l’ex presidente italiano dell’Unione Europea, ed ex capo del governo di Roma, l’autorevole prof bolognese Romano Prodi, viene chiamato più comunemente Mortadella, che è tutto dire. Il bello è che nemmeno pare sentirsene offeso.

È probabile che le cose non siano andate molto diversamente in Francia e Germania. L’arte della bugia, del non dire, dell’insabbiare le verità vere ma scomode, è evidentemente molto ben coltivata dalle nostre parti.

Diciamo pure che in ogni capitale asiatica si riesce a stare in massima forma, senza la necessità di integrazioni e di compromessi, come succede paradossalmente qui in Italia, che dovrebbe essere la patria della dieta vegan di tipo mediterraneo, mentre invece formaggi, mortadelle, insaccati, prosciutti crudi e cotti, fiorentine e filetti, tonni e anguille, rane e lumache, hanno reso piuttosto abominevole e lercio il mondo alimentare di quello che era il Bel Paese.

In disonorevole dispregio alle raccomandazioni ed agli ammonimenti dei grandi uomini che la nostra magnifica e solare penisola ha prodotto ed ospitato nel corso dei secoli, quali Pitagora, Leonardo, Einstein, Luigi Cornaro, tanto per citarne alcuni, tutti rigorosamente vegetariani e contrarissimi alla violenza criminale sui nostri ingenui ed innocenti compagni di viaggio, traditi e bistrattati in continuazione dall’incivile bipede senz’anima che risponde al nome di uomo.

3.  AGLI ANTIPODI DELLA SALUTE

Nei salad-bar e nei buffet bene organizzati e con ampia scelta, si riesce a fare il vegan senza problemi. E sarebbe davvero insensato trasgredire le proprie caratteristiche. Anche perché adoperare troppo lo stomaco con cibi proteici, cibi cotti, cibi concentrati e devitalizzati, ben sapendo che la digestione rappresenta lo sforzo fisico più pesante cui ci si possa sottoporre (la digestione di un pasto carneo costa più energia che fare una partita di calcio o una gara podistica o una sfibrante corsa in bicicletta), è assurdo e disdicevole, specie quando si ha a disposizione il nostro cibo di elezione che è la frutta (frutta fresca e frutta secca o semi) la quale contiene tutto, ma proprio tutto quello che serve, escluso nulla, con carenze zero nel breve e nel lungo periodo, e soprattutto con virus e batteri zero, e con effetti collaterali zero.

La quale frutta nutre divinamente, grazie ai suoi alimenti completi e auto-digeribili, e disseta pure al meglio, grazie all’acqua biologica distillata in modo naturale dal suo albero o pianta di origine, che la rende priva degli ioni metallici duri ed inservibili tipici di tutte le acque minerali. I frutti sono la parte più nobile e sublime della creazione.

E dio solo lo sa cosa significa mangiare extra e bere extra.

Significa salute con la esse maiuscola. Un miraggio irraggiungibile per chi vive invece col suo tubo gastrointestinale costantemente sotto stress chimico, carico di residui, preda di fermentazioni e putrefazioni sistematiche.

Perché, quando ci si abbuffa di non-cibi a base di cadaverina, si cerca poi pure di spedirli giù rapidamente col vino e la birra, con la coca cola e il caffè, o il cosiddetto digestivo, e il bolo alimentare va sì con maggiore fretta verso il basso, ma anziché prendere la via dei villi intestinali, procede per quella che porta ai servizi igienici, per cui la fame e la sete delle cellule rimaste a secco rodono e si fanno sentire.

In altre parole hai rimpinzato e saziato l’appetito urgente dello stomaco, ma non hai provveduto a nutrire le tue cellule. Non hai più fame a livello di organo digerente ma ce l’hai a livello cellulare, per cui ti senti stanco, spossato, anemico, sferrato.

Qui siamo davvero agli antipodi della salute, del benessere e della saggezza. I non-cibi, oltre a mantenere affamate e malnutrite le cellule, oltre che sciupare e rovinare la frutta male mescolata, provocano ulteriori danni non meno gravi. Lasciano infatti residui tossici, e poi rubano spazio al cibo vero, al succo zuccherino della frutta fresca e viva. I non-cibi che scacciano per così dire il vero cibo elettivo: un fenomeno inquietante. L’essere intelligente per antonomasia che ad ogni suo pasto sceglie il folle ciclo autovessatorio del blocco intestinale da 50 ore e rinuncia al ciclo facile e leggero del succo zuccherino vivo, pronto a entrare nel sangue e nelle cellule in due dozzine di minuti. L’unica condizione che la frutta richiede è quella di non fare brutti incontri e brutte mescole nello stomaco e nell’intestino tenue.

I nemici del nostro organismo, per ordine di pericolosità e di non armonizzazione chimica, sono:

1 - carne (la carne di qualsiasi animale di terra o di acqua i cui percorsi, i cui tempi, i cui residui, sono incompatibili col funzionamento ottimale del nostro organismo e con la salute);

2 - latte e latticini (i prodotti caseari, oltre alla acidificazione e alla conseguente frode di calcio buono e di osseina dal midollo, impediscono persino ai villi intestinali di succhiare il ben di dio che sta in ogni frutto maturato al sole);

3 - cibi cotti e cibi conservati (più i cibi junk o cibi-spazzatura, tutti privi di enzimi);

4 - bevande zuccherate e gassate, bevande alcoliche e stimolanti.

Il vegan che sta in me fa dunque del suo meglio per essere preciso e coerente. Sa con sicurezza che la perfezione sta nell’unica dieta umana per definizione, nella dieta che rispetta il disegno e la struttura dell’apparato alimentare umano. Sa senza ombra di dubbio che quello è il modello da seguire. Se poi talvolta non ci arriva, ricorre pure al compromesso. Ma a quello meno grave, e mai alla trasgressione brutale a base di cadaverina e alcol. In verità, la nostra dieta vegetariana e vegan non è per niente una dieta, e non dovrebbe nemmeno essere chiamata tale, poiché non ha nulla a che vedere con le tante diete che circolano al mondo, le quali sono frutto della fantasia, degli interessi, della troppo frequente dabbenaggine umana, della superficialità diffusa, senza offesa per chi ne è coinvolto.

Il modello igienista-vegetariano è un sistema filosofico-pratico rigorosamente ancorato alle tradizioni millenarie del salutismo, basato sulle leggi naturali immutabili della vita organica, legato saldamente ai principi scientifici della fisiologia, dell’anatomia e della biologia.

Perché la carne, tutta la carne in tutte le sue forme e derivazioni, mettiamocelo bene in testa, sta davvero agli antipodi del cibo. Sta agli antipodi della serenità e della pace interna con la propria coscienza. Sta agli antipodi del sorriso, della logica, della legge divina, della moralità, della salute e della pulizia (contiene non solo milioni di microrganismi vivi e morti, ma persino quantitativi rilevanti di sangue, di ormoni, di urina e di acidi urici).

La carne in realtà non fa male, fa malissimo. Al corpo, alla mente e all’anima.

L’obiettivo che tutti dobbiamo cercare sempre e soltanto è la perfezione, non la mediocrità e ancor meno la vigliaccheria nei riguardi dei più deboli. Poco importa se non lo centriamo del tutto. L’importante è andarci il più vicino possibile.

Questo è il messaggio per gli uomini e le donne di buona volontà. I bambini invece non hanno bisogno di alcun messaggio di tipo vegan.

Sono già portati per natura ad accarezzare e a studiare gli animali, a incuriosirsi sui loro versi e comportamenti, a provare per queste creature una magica attrazione e simpatia, dimostrando doti di sensibilità e di umanità vera che gli adulti hanno da troppo tempo perso per strada. Perché, davvero, in partenza e in origine siamo tutti vegan perfetti. Sono purtroppo gli stessi genitori, le scuole, la pediatria sbilenca, i media corrotti e comprati, a pervertire e diseducare in modo inesorabile le loro future scelte, a imporgli progressivamente, passo dopo passo, dei menù sporchi di sangue, ad abituarli e spingerli e persino costringerli al salame, alla mortadella, al prosciutto, ai bocconcini di manzo, a mettergli sul tavolo di casa bevande gassate, a organizzare loro party scolastici a base di merendine e focacce, caramelle e chewing-gum, panini con affettati e formaggi, fante e cole e gazzose, quasi a volerli rendere al più presto possibile regolari clienti di cliniche ed ospedali, a volerli trasformare in abbonati a tutta la trafila sanitaria che gli adulti hanno già malauguratamente subito.

E c’è davvero da chiedersi cosa mai serva la scuola, se non si insegna fin da piccoli un minimo di educazione alimentare basilare, se non si approfitta neanche degli spuntini scolastici per dare un esempio pratico di selezione appropriata di cibi e bevande. Avviene invece che gli studentelli acerbi abbiano libero accesso alle maxibottiglie di cola, alle bottiglie di aranciate e di acqua frizzante. La cola è la preferita, e nessuno che indirizzi o che ammonisca o che spieghi agli ignari scolari che stanno scegliendo male, che c’è della caffeina e dello zucchero o altri edulcoranti a rischio, e che l’acqua impiegata non è di sicuro la migliore. Nessuna maestra, nessuna mamma lo fa. Succede semmai che gli adulti presenti indulgano piuttosto nello stesso peccato grave, dando anche il cattivo esempio. Cose da chiodi, che fanno male a vedersi e che sono la regola e lo specchio di come vanno le cose nella realtà.

È qui che si rovinano i ragazzi di oggi e gli uomini di domani, non dando loro l’occasione irripetibile per imparare e per correggersi in tempo.

Se tutto questo argomentare non basta a convincere il lettore che la carne fa malissimo sia al corpo che allo spirito, non mi resta altro che invitarlo a visitare, almeno una volta nella sua vita, l’esterno e l’interno di un qualsiasi macello.

4.  L’INUTILE RINCORSA ALLA SINGOLA VITAMINA E AL SINGOLO MINERALE

Andare alla ansiosa rincorsa di questo o di quello, di una specifica vitamina o di un particolare minerale, non è la cosa migliore da farsi, considerata la tendenza di tutti i micro-nutrienti alla simbiosi, alle alleanze, od anche alle reciproche repulsioni. Il modo migliore di proteggere il nostro corpo da carenze è quello di arricchire la nostra dieta giornaliera con tutti i possibili semi che troviamo (incluso sesamo e lino), con tutte le radici possibili, tutta la frutta e i vegetali disponibili attorno al nostro giardino o sul mercato, e di evitare al massimo cibi cotti e cibi in scatola, capaci di soddisfare il nostro fabbisogno calorico, ma anche di fare man bassa di principi nutritivi all’interno del nostro corpo.

Altro importante consiglio è di fare attenzione ai repentini cambi di temperatura per chi vive fuori della fascia tropicale.

Occorre essere sani e in forma in tutti i mesi e tutte le stagioni.

Il crudismo è pratica eccellente 360 giorni all’anno, a condizione che si riescano a reperire adeguate varietà di prodotti naturali.

Una buona strategia è quella di acquistare adeguato quantitativo di semi alfa-alfa e di crearsi in proprio degli ottimi germogli freschi. Altra cosa importante è quella di includere nella nostra dieta invernale noci, nocciole, mandorle, pistacchi, e di fare largo uso di frutta stagionale tipo agrumi (arance, pompelmi, mandarini), kaki, castagne, melograni, pere e mele e uva, e di non scordare patate, yams, patate dolci.

Quando c’è un repentino calo di temperatura, il corpo comincia a disperdere calorie e a reclamare rapidi recuperi delle medesime. La tentazione di ricorrere a cibi concentrati e sbagliati è più che mai dietro l’angolo.

Se uno non riesce a stabilire una appropriata strategia di adattamento alimentare al freddo, mediante l’applicazione di sani principi di igiene naturale e il ricorso ai cibi giusti a ogni ora del giorno e della sera, si ritrova automaticamente in riserva, con la spia accesa e la voglia matta di spegnerla subito con la prima cosa che gli capita tra le mani. Per un vegetariano si tratterrà di una cioccolata, o di un pezzo di formaggio o un bicchiere di vino. Per un non vegetariano che tenta di diventarlo potrà essere l’uovo o anche una ricaduta verso la carne.

Tant’è che persino gli animali predatori diventano più aggressivi verso le loro vittime in concomitanza del freddo.

Ma nel caso del primate uomo, se c’è buona disponibilità di frutta e verdura, e se si usa l’accortezza di coprire il proprio corpo quando serve e di scaldare l’ambiente in cui si vive, non ci sono problemi.

5.  LE MOTIVAZIONI IGIENISTICHE

Nel presente manuale si parlerà spesso di igienismo e di scuola igienistico-naturale, e sarà opportuno spiegare qui in sintesi, il significato del termine Igienismo. Tra le scoperte rivoluzionarie e le invenzioni positive del pensiero umano degli ultimi due secoli, quella probabilmente più rilevante e decisiva per ognuno di noi, e soprattutto per i nostri figli e per il futuro dell’umanità, è il nuovo metodo igienistico di interpretare la salute e la malattia.

Purtuttavia, tanto legati sono donne e uomini ai propri vecchi pregiudizi, che non si riesce facilmente a rimuovere e sradicare i loro gravi errori e i loro dogmi di fede senza causare incredulità e talvolta persino offesa personale.

In questo modo si esprimeva Herbert Shelton, per descrivere le difficoltà di convincere la gente pur con prove evidenti alla mano.

Le scoperte e le riscoperte salutistiche dell’igienismo moderno si collocano negli Stati Uniti di inizio secolo 19°, e portano la firma di un gruppo di medici dissidenti che hanno dato vita a un scuola medica alternativa che si è affermata con gli anni dando luogo a un filone medico e a un movimento innovatore, e a una serie di importanti cliniche igienistiche che stanno riscuotendo, nel tempo presente, grande successo negli States ed anche in Europa.

Il merito dell’igienismo è stato quello di togliere il velo protettivo al senso di magia e di mistero che da sempre accompagnava le attività mediche, di rivoluzionare la cura del malato, di salvare milioni di persone da morte prematura, fenomeno assai diffuso a quel tempo, di rappresentare una preziosa ancora di approdo e un faro di illuminazione scientifica per la medicina e per la gente, di semplificare i concetti e di renderli comprensibili con chiarezza alla gente comune, depurandoli dalla terminologia indecifrabile e specialistica tipica della medicina ufficiale.

Nel tempo presente, l’igienismo svolge il prezioso ruolo di mettere a nudo le incongruenze della medicina ufficiale, della medicina allopatica e di quella omeopatica, e di rappresentare nel contempo un punto di riferimento e di educazione sanitaria corretta per il genere umano.

Oggi come oggi, l’igienismo, la scienza igienistica naturale, si può considerare praticamente dissolto come movimento specifico e come organizzazione, anche se negli States rimangono attivi alcuni gruppi storici che rivendicano il diritto di rappresentare meglio l’eredità culturale di Herbert Shelton, e che continuano eroicamente a dare fastidio e a misurarsi con la Coca Cola e le grosse industrie americane, a condurre dure campagne contro l’irradiazione crescente dei cibi vivi in America (vedi devitalizzazione di mele, patate, castagne, banane), a pubblicare delle riviste, tipo la Health Science.

Ma i suoi concetti salutistici alternativi hanno ormai fatto breccia nella cultura americana, per cui non c’è medico negli States che non includa nei suoi pensieri e nei suoi ragionamenti professionali una vasta gamma di riflessioni igienistiche, e questo è già un risultato eclatante. Ormai l’igienismo, come tutte le scienze, appartiene universalmente all’umanità, sia come metodo di ricerca che come stile e visuale di vita sana, come assieme di principi rigorosi coi quali ogni operatore sanitario e ogni paziente dovrà presto o tardi misurarsi.

La Natural Hygiene è un programma basato su principi scientifici e sul comune buon senso nella cura del corpo e della mente, destinato e rivolto universalmente alla gente di tutte le fedi.

Non è una religione, un culto, o una filosofia metafisica, ma un ramo del sapere che studia i principi fondamentali per raggiungere il benessere e la salute.

Il termine Hygiene è derivato dalla parola greca Hygiea, che significa salute.

La Natural Hygiene o Igienismo Naturale è la branca della biologia che studia, ricerca e sperimenta i metodi e le condizioni ideali per realizzare l’obiettivo salute. Essa riconosce che salute e malattia non sono risultati casuali e bizzarri, situazioni misteriose e di fortuna, ma risultati logici e spiegabili razionalmente. Essa insegna che la buona salute si mantiene o si recupera allorquando forniamo al nostro organismo i requisiti fisici e psicologici dei quali esso ha bisogno. I principi basilari dell’Igienismo Naturale sono sintetizzabili in 10 punti chiari e semplici:

1) LA BUONA SALUTE È UN FATTO NORMALE

Dal momento che il corpo tende normalmente alla salute, è sufficiente fornirgli le cose semplici e naturali di cui esso ha necessità, e risparmiargli o evitargli le cause potenziali di malattia.

2) IL CORPO È AUTORIPARANTE ED AUTOGUARENTE

Il corpo umano è una entità autonoma, un organismo totalmente autosufficiente, auto-costruente, auto-orientante, auto-preservante, auto-guarente, ed è capace di mantenere sé stesso in stato ottimale di funzionamento e di assenza di malattia, se le sue vere esigenze vengono rispettate.

3) LA MALATTIA NON È UN MALE MA UN PROCESSO RIMEDIALE

L’igienismo Naturale introduce una visuale davvero rivoluzionaria sul concetto di malattia acuta.

La malattia non è più un male cattivo da eliminare, come afferma da sempre la medicina, ma un prezioso dono della natura che la gente deve imparare a capire e rispettare. La malattia è un vero e proprio medico che ti viene a guarire. Sbattergli la porta in faccia e cercare di mandarla via è una dabbenaggine incredibile e un crimine contro se stessi. Il male, il dolore, il soprappeso, l’obesità, e la marea di fastidi fisici che ci perseguitano, sono tutti dei sintomi, dei messaggi da interpretare e capire correttamente. I sintomi sono entità da trattare coi guanti e con rispetto, e non rompiballe da eliminare e mandare via in malo modo. Questa affermazione ha fatto sobbalzare dalla propria sedia medici di mezzo mondo per decenni, e ne sta tuttora facendo sobbalzare tanti, ma pur sempre di meno in quantità e qualità, visto che il concetto è stato ormai acquisito ed intuito dalle migliori menti mediche e dalle scuole terapeutiche d’avanguardia.

Certo che questa interpretazione della malattia non porta soldi, vantaggi, guadagni alla categoria. Non è un’idea comoda e conveniente. Anche il medico deve pur sopravvivere. La malattia dunque intesa come processo fisiologico rimediale ed eliminatorio, dove il corpo cerca di purificare, riparare e ringiovanire se stesso. Quando tale meccanismo restaurativo viene interpretato come guaio o come danno da stroncare o come sintomo da combattere, e si ricorre a cure e trattamenti, si causa uno stop al processo rimediale e una scomparsa rapida del sintomo negativo, ma si creano anche le basi per una nuova malattia futura assai più grave e dolorosa del sintomo ora eliminato.

4) LA TOSSIEMIA COME CAUSA BASE DI TUTTE LE MALATTIE

L’igienismo afferma che le malattie sono causate da pratiche improprie di vita, da scelte sbagliate. L’igienismo nega l’esistenza di centinaia e migliaia di malattie elencate nei repertori medici, e le giudica come varianti dello stesso fenomeno, tentativi simili del corpo di preservare se stesso.

La malattia è il risultato di una enervazione, di una caduta di energia nervosa, di una bancarotta energetica dove si consuma di più di quanto si può rigenerare, che impedisce la pulizia degli scarti metabolici dell’organismo e che va rapidamente a costituire un ammasso di tossine o veleni interni. Questo processo viene definito tossiemia, ed è qui che tutte le malattie hanno inizio ed origine, incluso il misterioso raffreddore e i misteriosi ceppi di influenze che la medicina ama irresistibilmente attribuire alla Cina, al Giappone, alla Spagna, e a ogni altra possibile provenienza fantasiosa e di comodo.

Tra le cause vere che portano alla enervazione ed alla tossiemia, ci sono il troppo lavoro, gli eccessi nel mangiare e nel bere, insufficiente attività fisica, scarso riposo e scarso sonno, stress emozionali.

La medicina definisce l’infezione come invasione del corpo da parte di batteri e parassiti e virus, mentre l’igienismo la descrive come decomposizione di sostanza organica all’interno del corpo, ovvero avvelenamento costante dall’esterno con cibi impropri, più avvelenamento interno per accumulazione eccessiva o intasamento di cellule morte e materiali di scarto.

Le infezioni specifiche non sono altro che infezioni settiche. La sepsi è l’unico agente infettivo vero e onnipresente in tutte le diverse malattie specifiche. Sepsi che nasce dalla decomposizione di proteine animali non assimilate. Parola di Herbert Shelton, onore alla memoria.

Quando l’accumulazione di tossine eccede il livello di tolleranza individuale, il corpo inizia una lotta drammatica per rimuovere le sostanze avvelenanti e per riparare il danno. Questo tipo di lotta o di crisi viene chiamata disease, che in inglese sta per disagio ed è sinonimo di malattia.

5) NON ESISTONO CURE E TERAPIE, SALVO POCHE ECCEZIONI

Purtroppo l’idea diffusissima che ci si possa difendere dalle malattie e si possa poi guarire dalle stesse, continuando a fare gli stessi errori, è una autentica rovinosa assurdità per l’uomo.

L’Igienismo rifiuta in modo categorico tutte le droghe, i farmaci, le medicine, le trasfusioni, i trapianti, le radiazioni, i supplementi dietologici, le integrazioni vitaminiche e minerali di tipo farmacologico, e qualsiasi altro mezzo artificioso.

La guarigione dalla malattia avviene in ogni caso non grazie alle cure mediche ed ai farmaci, ma nonostante ad essi, e con disturbi e ritardi nel recupero vero della salute. Chi guarisce è sempre e solo il potere auto-guarente del corpo.

L’igienista, medico o non medico, sa dunque come comportarsi con la malattia. Il metodo igienistico di non intervento, o meglio di intelligente non intervento, può essere difficile da accettare, e può suscitare comprensibili perplessità a chi è digiuno di preparazione igienistica, ma è la sola via vera per la guarigione e per la salute autentica.

Chiaro poi che occorre usare testa e buon senso. Non si deve spingere il concetto del non intervento ai limiti della logica, non lo si può estendere all’infinito. Le ferite serie devono essere pulite, spesso devono essere suturate. La chirurgia di pronto intervento, la ricostruzione chirurgica, specie in conseguenza di gravi incidenti della strada o del lavoro, sono indispensabili.

L’uso di farmaci anestetici di emergenza è indispensabile. Trattasi di sostanze alla lunga dannose e pericolose per le quali non ci sono comunque alternative. Guai se non ci fossero. E guai ovviamente se non ci fossero tanti abilissimi chirurghi, tanti specialisti, e persino, per stare su

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