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Prontuario di Diritto Commerciale

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Prontuario di Diritto Commerciale

Lunghezza:
548 pagine
7 ore
Pubblicato:
20 feb 2015
ISBN:
9788897944690
Formato:
Libro

Descrizione

La Collana "IUS FACILE" è il nuovo strumento ideato per la preparazione degli esami universitari. I Prontuari sono alleati fondamentali per ripassare in modo veloce ed affrontare ogni esame con sicurezza. Ogni argomento è svolto con linguaggio semplice e spiegazioni chiare. La collana si rivolge agli studenti universitari e si adatta perfettamente anche alla preparazione di concorsi pubblici ed esami di stato. Uno strumento indispensabile per lo studio, la consultazione e il ripasso. Il formato e-book digitale, sempre a portata di mano, visualizzabile su qualsiasi dispositivo mobile, iphone, ipad, tablet e su desktop, garantisce massima fruibilità e facilità di utilizzo.
Pubblicato:
20 feb 2015
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9788897944690
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Indice

PRONTUARIO DI DIRITTO COMMERCIALE

L’IMPRENDITORE

IL SISTEMA LEGISLATIVO. IMPRENDITORE E IMPRENDITORE COMMERCIALE

NOZIONE DI IMPRENDITORE

L’ATTIVITA’ PRODUTTIVA

L’ORGANIZZAZIONE

IMPRESA E LAVORO AUTONOMO

ECONOMICITA’ DELL’ATTIVITA’

LA PROFESSIONALITA’

ATTIVITA’ DI IMPRESA E SCOPO DI LUCRO

IL PROBLEMA DELL’IMPRESA PER CONTO PROPRIO

IL PROBLEMA DELL’IMPRESA ILLECITA

IMPRESA E PROFESSIONI INTELLETTUALI

LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI

a) IMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE COMMERCIALE

IL RUOLO DELLA DESTINAZIONE

L’IMPRENDITORE AGRICOLO  LE ATTIVITA’ AGRICOLE ESSENZIALI

L’IMPRENDITORE AGRICOLO  LE ATTIVITA’ AGRICOLE PER CONNESSIONE

L’IMPRENDITORE COMMERCIALE

IL PROBLEMA DELL’ IMPRESA CIVILE

b) PICCOLO IMPRENDITORE. IMPRESA FAMILIARE

IL CRITERIO DIMENSIONALE. LA PICCOLA IMPRESA

IL PICCOLO IMPRENDITORE NEL CODICE CIVILE

IL PICCOLO IMPRENDITORE NELLA LEGGE FALLIMENTARE

L’IMPRESA ARTIGIANA

L’IMPRESA FAMILIARE

c) IMPRESA COLLETTIVA. IMPRESA PUBBLICA

L’IMPRESA SOCIETARIA

LE IMPRESE PUBBLICHE

ATTIVITA’ COMMERCIALE DELLE ASSOCIAZIONI E DELLE FONDAZIONI

L’IMPRESA SOCIALE

L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI IMPRENDITORE

PREMESSA

a) L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA

ESERCIZIO DIRETTO DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA

ESERCIZIO INDIRETTO DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA. LA TEORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO

CRITICA. L’IMPUTAZIONE DEI DEBITI DI IMPRESA

UNA TECNICA PER REPRIMERE GLI ABUSI

B) INIZIO E FINE DELL’IMPRESA

L’INIZIO DELL’IMPRESA

ATTIVITA’ DI ORGANIZZAZIONE E ATTIVITA’ DI ESERCIZIO

LA FINE DELL’IMPRESA

C) CAPACITA’ E IMPRESA

INCAPACITA’ E INCOMPATIBILITA’

L’IMPRESA COMMERCIALE DELL’INCAPACE

MINORE e INTERDETTO *.

INABILITATO.

MINORE EMANCIPATO.

BENEFICIARIO DI AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO.

LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE

PREMESSA

a) LA PUBBLICITA’ LEGALE

LA PUBBLICITA’ DELLE IMPRESE COMMERCIALI

IL REGISTRO DELLE IMPRESE

LA PUBBLICITA’ DELLE SOCIETA’ DI CAPITALI E DELLE COOPERATIVE

b) LE SCRITTURE CONTABILI

L’OBBLIGO DI TENUTA DELLE SCRITTURE CONTABILI

LE SCRITTURE CONTABILI OBBLIGATORIE. REGOLARITA’ E CONTROLLLO

LA RILEVANZA ESTERNA DELLE SCRITTURE CONTABILI. L’EFFICACIA PROBATORIA

c) LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE

AUSILIARI DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE E RAPPRESENTANZA

L’INSTITORE

Rappresentanza sostanziale.

Rappresentanza processuale.

I PROCURATORI

I COMMESSI

L’AZIENDA

LA NOZIONE DI AZIENDA. ORGANIZZAZIONE ED AVVIAMENTO

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’AZIENDA

L’AZIENDA FRA CONCEZIONE ATOMISTICA E CONCEZIONE UNITARIA. AZIENDA E UNIVERSALITA’ DI BENI

LA CIRCOLAZIONE DELL’AZIENDA. OGGETTO E FORMA DEI NEGOZI TRASLATIVI

LA VENDITA DELL’AZIENDA. IL DIVIETO DI CONCORRENZA DELL’ALIENANTE

LA SUCCESSIONE NEI CONTRATTI AZIENDALI

I CREDITI E I DEBITI AZIENDALI

CESSIONE DEI CREDITI

CESSIONE DEI DEBITI

USUFRUTTO E AFFITTO DELL’AZIENDA

USUFRUTTO.

AFFITTO.

I SEGNI DISTINTIVI

IL SISTEMA DEI SEGNI DISTINTIVI

a) LA DITTA

FORMAZIONE DELLA DITTA E CONTENUTO DEL DIRITTO SULLA DITTA

IL TRASFERIMENTO DELLA DITTA

DITTA E NOME CIVILE. DITTA E NOME DELLE SOCIETA’

b) IL MARCHIO

NOZIONE E FUNZIONI DEL MARCHIO

I TIPI DI MARCHI

I REQUISITI DI VALIDITA’ DEL MARCHIO

LICEITÀ.

VERITÀ.

ORIGINALITÀ.

NOVITÀ.

IL MARCHIO REGISTRATO

IL MARCHIO DI FATTO

IL TRASFERIMENTO DEL MARCHIO

c) L’INSEGNA

NOZIONE E DISCIPLINA

LA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA

LA LEGISLAZIONE ANTIMONOPOLISTICA

CONCORRENZA PERFETTA E MONOPOLIO

LA DISCIPLINA ITALIANA E COMUNITARIA

LE SINGOLE FATTISPECIE

LE INTESE RESTRITTIVE DELLA CONCORRENZA

ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE E ABUSO DI DIPENDENZA ECONOMICA

LE CONCENTRAZIONI

LE LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA

LIMITAZIONI PUBBLICISTICHE E MONOPOLI LEGALI

OBBLIGO DI CONTRARRE DEL MONOPOLISTA

I DIVIETI LEGALI DI CONCORRENZA

LIMITAZIONI CONVENZIONALI DELLA CONCORRENZA

LA CONCORRENZA SLEALE

LIBERTA’ DI CONCORRENZA E DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA SLEALE

AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA SLEALE

I SOGGETTI

RAPPORTO CONCORRENZIALE

GLI ATTI DI CONCORRENZA SLEALE. LE FATTISPECIE TIPICHE

ATTI DI CONFUSIONE

ATTI DI DENIGRAZIONE

GLI ALTRI MEZZI DI CONCORRENZA SLEALE

la concorrenza parassitaria:

il dumping:

la violazione di segreti aziendali:

LE SANZIONI

LE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE FRA IMPRESE E CONSUMATORI

LA PUBBLICITA’ INGANNEVOLE E COMPARATIVA

I CONSORZI FRA IMPRENDITORI

NOZIONE E TIPOLOGIA

IL CONTRATTO DI CONSORZIO

I CONSORZI CON ATTIVITA’ INTERNA. L’ORGANIZZAZIONE CONSORTILE

I CONSORZI CON ATTIVITA’ ESTERNA

LE SOCIETA’ CONSORTILI

IL GRUPPO EUROPEO DI INTERESSE ECONOMICO

CARATTERI GENERALI

LA DISCIPLINA

LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE DI IMPRESE

LA COLLABORAZIONE TEMPORANEA ED OCCASIONALE FRA IMPRESE

LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE PER LA PARTECIPAZIONE AGLI APPALTI PUBBLICI

CONTRATTI, TITOLI DI CREDITO

I CONTRATTI

LA VENDITA

Nozione. Tipi

Vendita reale e vendita obbligatoria

Le obbligazioni del venditore

La garanzia per evizione

Vizi. Mancanza di qualità. Buon funzionamento

Garanzia di buon funzionamento

Garanzia di conformità

Clausole sulla qualità della merce

Le obbligazioni del compratore. Il prezzo

L’inadempimento nelle vendite mobiliari

La vendita con riserva di proprietà

La vendita con patto di riscatto

La vendita fuori dei locali commerciali

IL CONTRATTO ESTIMATORIO

Nozione. Funzione

La disciplina

LA SOMMINISTRAZIONE

Nozione. Distinzioni

La disciplina

I CONTRATTI DI DISTRIBUZIONE

La categoria

Concessione di vendita

L’affiliazione commerciale (franchising)

L’APPALTO

Nozione. Caratteri essenziali

Le obbligazioni dell’appaltatore

Difformità e vizi dell’opera

Le obbligazioni del committente

Estinzione del rapporto

Il subappalto

La subfornitura

IL CONTRATTO DI TRASPORTO

Nozione. Tipi

Pubblici servizi di linea

Il trasporto di persone

Il trasporto di cose

Trasporto con pluralità di vettori

I CONTRATTI PER IL TURISMO

Il contratto di viaggio

Il contratto di albergo

DEPOSITO NEI MAGAZZINI GENERALI

Nozione. Disciplina

Fede di deposito e nota di pegno

IL MANDATO

Nozione. Tipi

Mandato con e senza rappresentanza

Estinzione del mandato

Commissione e spedizione

IL CONTRATTO DI AGENZIA

Nozione. Caratteri distintivi

La disciplina

Gli agenti di assicurazione

LA MEDIAZIONE

Nozione. Caratteri distintivi

La disciplina

I mediatori di assicurazione

IL CONTO CORRENTE ORDINARIO

Nozione. Funzione

Disciplina

I CONTRATTI BANCARI

Impresa bancaria ed operazioni bancarie

Le operazioni bancarie nel codice civile

La disciplina generale dei contratti bancari

I depositi bancari

L’apertura di credito

L’anticipazione bancaria

Lo sconto

Operazioni bancarie in conto corrente e conto corrente bancario

La disciplina del conto corrente bancario

Le garanzie bancarie omnibus

I crediti documentari

I servizi di custodia. Il deposito titoli in amministrazione

Le cassette di sicurezza

L’INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

Premessa

IL LEASING

Tipologia

Il leasing finanziario

Il leasing operativo

Il leasing di ritorno (lease-back)

IL FACTORING

Il contratto

La disciplina

LA CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

L’operazione

La disciplina

LE CARTE DI CREDITO. LA MONETA ELETTRONICA

Le carte di credito: nozione. Tipi

Le carte di credito trilaterali

La moneta elettronica

IL CREDITO AL CONSUMO

Nozione

La disciplina

L’INTERMEDIAZIONE MOBILIARE

I servizi d’investimento

Le società di intermediazione mobiliare

Disciplina generale dei servizi di investimento

La gestione di portafogli

Gli organismi di investimento collettivo

Caratteri generali

I fondi comuni di investimento. Struttura. Tipologia

Istituzione del fondo. Partecipanti

Natura del fondo. Gestione. Controlli

I fondi pensione

Le società di investimento a capitale variabile

L’offerta al pubblico di prodotti finanziari

Nozione

La disciplina. Il prospetto informativo

MERCATO MOBILIARE E CONTRATTI DI BORSA

Il mercato mobiliare

I contratti di borsa

Contratti a contanti e a termine

Gli strumenti finanziari derivati

Il riporto

IL CONTRATTO DI ASSICURAZIONE

Contratto ed imprese di assicurazione

I tipi di assicurazione

La disciplina generale: il rischio e il premio

La stipulazione del contratto

L’assicurazione contro i danni

L’assicurazione della responsabilità civile

L’assicurazione sulla vita

La riassicurazione

L’ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE

Nozione

Disciplina

I TITOLI DI CREDITO

I TITOLI DI CREDITO IN GENERALE

Premessa

La creazione del titolo di credito: rapporto cartolare e rapporto fondamentale

Titoli di credito astratti e causali

La circolazione dei titoli di credito

La legge di circolazione. I titoli al portatore

I titoli all’ordine

I titoli nominativi

L’esercizio del diritto cartolare. La legittimazione

Le eccezioni cartolari

L’ammortamento

Documenti di legittimazione e titoli impropri

La gestione accentrata dei titoli di massa

LA CAMBIALE

Cambiale tratta e vaglia cambiario

I requisiti formali della cambiale

La cambiale in bianco

Capacità e rappresentanza cambiaria

Le obbligazioni cambiarie

L’accettazione della cambiale

La cessione della provvista

L’avallo

La cambiale ipotecaria

La circolazione della cambiale

Il pagamento della cambiale

Le azioni cambiarie

Il protesto

Il processo cambiario. Le eccezioni

Le azioni extracambiarie

Ammortamento. Duplicati e copie

Le cambiali finanziarie

L’ASSEGNO BANCARIO

Nozione. Caratteri essenziali

I requisiti dell’assegno bancario

La posizione della banca trattaria

Circolazione. Avallo

Il pagamento dell’assegno

Il regresso per mancato pagamento

Assegno sbarrato, da accreditare, non trasferibile. Assegno turistico

L’ammortamento

L’ASSEGNO CIRCOLARE. GLI ASSEGNI SPECIALI

L’assegno circolare

Gli assegni della Banca d’Italia

PRONTUARIO DI DIRITTO COMMERCIALE

All Rights Reserved

Invictus società cooperativa editrice

Via Pasquale Galluppi, 85

47521 Cesena (FC)

Italia

Copyright © 2015 by Invictus società cooperativa

www.invictuseditore.it

L’IMPRENDITORE

IL SISTEMA LEGISLATIVO. IMPRENDITORE E IMPRENDITORE COMMERCIALE

Nel nostro sistema giuridico la disciplina delle attività economiche ruota intorno alla figura dell’imprenditore. Ma la disciplina non è identica per tutti gli imprenditori.

Il c.c. distingue diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre criteri:

1 in base all’oggetto dell’impresa, si distingue fra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale;

2 in base alla dimensione dell’impresa, si distingue fra piccolo imprenditore e imprenditore medio-grande;

3 in base alla natura del soggetto che esercita l’impresa, si distingue fra impresa individuale, società e impresa pubblica.

Il c.c. detta innanzitutto un corpo di norme applicabile a tutti gli imprenditori, detto statuto generale dell’imprenditore. Comprende la disciplina dell’azienda, dei segni distintivi, della concorrenza e dei consorzi e di alcuni contratti.

Poi, detta lo statuto dell’imprenditore commerciale che disciplina l’iscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale, la rappresentanza commerciale, le scritture contabili, il fallimento e le procedure concorsuali.

Nel sistema del c.c. la qualifica di imprenditore agricolo e piccolo imprenditore ha rilievo solo al fine di delimitare l’ambito di applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale. Infatti, imprenditore agricolo e piccolo imprenditore (anche commerciale) sono esonerati dalla tenute delle scritture contabili, dall’assoggettamento alle procedure concorsuali, mentre è stato esteso ad essi l’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese.

Anche la distinzione fra impresa individuale, società e impresa pubblica rileva essenzialmente al fine di definire l’ambito di applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale. Infatti, le società commerciali ( diverse dalla s.s.) sono tenute all’iscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale, anche se l’attività esercitata non è commerciale. (art. 2200)

Con la riforma delle società del 2006 è stata soppressa la regola per cui le società non potevano essere mai considerate piccoli imprenditori; regola per cui le società erano sempre espose al fallimento se esercitavano attività commerciale.

Gli enti pubblici che esercitano impresa commerciale sono sempre sottratti alla disciplina dell’imprenditore commerciale. In ogni caso non sono mai esposti al fallimento.

In conclusione : lo statuto dell’imprenditore commerciale è statuto proprio dell’imprenditore privato commerciale non piccolo.

NOZIONE DI IMPRENDITORE

Secondo l’ art. 2082 è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Tale concetto si richiama alla nozione economica di imprenditore, ma che non coincide con la nozione giuridica di imprenditore.

La nozione economica descrive l’imprenditore come il soggetto che nel processo economico svolge una funzione intermediaria fra chi dispone di fattori produttivi e chi domanda prodotti e servizi. Nello svolgimento di tale funzione l’imprenditore coordina, organizza e dirige, secondo scelte tecniche ed economiche, il processo produttivo ( funzione organizzativa ) assumendo su di sé il rischio di impresa, cioè il rischio che i costi non siano coperti da ricavi sufficienti.

Il rischio di impresa giustifica il potere dell’imprenditore di dirigere il processo produttivo e legittima l’acquisizione da parte dello stesso dell’eventuale eccedenza dei ricavi sui costi ( profitto ). E proprio nell’intento di conseguire il massimo profitto si ravvisa il tipico movente dell’attività imprenditoriale.

I requisiti giuridici minimi necessari e sufficienti che devono sussistere perché un dato soggetto sia qualificato come imprenditore e sia esposto alla disciplina dell’imprenditore sono stati fissati dal legislatore nell’ art. 2082.

Dall’art. 2082 si ricava che :

1 l’impresa è attività, cioè una serie coordinata di atti unificati da una funzione unitaria,

2 tale attività ha uno specifico scopo, cioè la produzione o scambio di beni o servizi,

3 tale attività ha specifiche modalità di svolgimento, cioè con organizzazione, economicità e professionalità.

Si discute se siano altresì indispensabili:

1 che l’intento dell’imprenditore sia quello di ricavare dei profitti, scopo di lucro,

2 che i beni o servizi prodotti o scambiati siano destinati al mercato,

3 che l’attività svolta sia lecita.

Questi requisiti sono rilevanti ai fini dell’applicazione delle norme di diritto privato, ma altri requisiti sono richiesti da altri settori dell’ordinamento nazionale ( es. diritto tributario ) o dall’ordinamento comunitario.

Non esiste, quindi, una sola nozione di impresa, ma vi sono più nozioni di impresa.

L’ATTIVITA’ PRODUTTIVA

L’impresa è attività ( serie di atti coordinati ) finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. Quindi l’impresa è attività produttiva.

Per qualificare un’attività come produttiva è irrilevante la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi vanno a soddisfare. È impresa anche la produzione di servizi di natura assistenziale, culturale o ricreativa.

Inoltre è irrilevante che l’attività produttiva possa qualificarsi nel contempo come attività di godimento o di amministrazione di determinati beni o del patrimonio del soggetto agente.

Non è impresa l’attività di mero godimento, cioè l’attività che non dà luogo alla produzione di nuovi beni o servizi. Es. il proprietario di immobili che ne gode dei frutti dandoli in locazione.

È attività di godimento e produttiva quella di un proprietario di un fondo agricolo che destini lo stesso a coltivazione, oppure di un proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad albergo. In questi casi, la locazione è accompagnata dall’erogazione di servizi collaterali che eccedono il mero godimento del bene.

È attività di godimento o amministrazione del proprio patrimonio e attività di produzione l’impiego di proprie disponibilità finanziarie nella compravendita di strumenti finanziari con intenti di investimento, speculazione o concessione di finanziamento. Quindi, sono imprese commerciali le società di investimento e le società finanziarie.

Sono imprese commerciali anche le holding, cioè le società che hanno per oggetto esclusivo l’acquisto e la gestione di partecipazioni di controllo in altre società, con funzione di direzione, di coordinamento e di finanziamento della loro attività.

L’ORGANIZZAZIONE

Non è concepibile un’attività senza programmazione e coordinamento della serie di atti in cui essa si sviluppa, ossia priva di organizzazione. Non è concepibile attività di impresa senza l’impiego coordinato di fattori produttivi (capitale e lavoro) propri e/o altrui.

La funzione organizzativa dell’imprenditore si concretizza nella creazione di un apparato produttivo stabile e complesso, formato da persone e da beni strumentali, ossia di un’ attività organizzata.

Affinché un’attività produttiva possa dirsi organizzata in forma di impresa non è necessario :

4 che la funzione organizzativa dell’imprenditore abbia per oggetto anche altrui prestazioni lavorative autonome o subordinate. È imprenditore anche chi opera utilizzando solo il fattore capitale e il proprio lavoro, senza avvalersi del lavoro altrui.

5 che l’attività organizzativa dell’imprenditore si concretizzi nella creazione di un apparato strumentale fisicamente percepibile ( beni strumentali). È vero che non vi può essere impresa senza impiego e organizzazione di mezzi materiali, ma questi possono ridursi al solo impiego di mezzi finanziari. Ciò che qualifica l’impresa è l’utilizzazione di fattori produttivi ed il loro coordinamento da parte dell’imprenditore per un fine produttivo.

In conclusione : la qualità di imprenditore non può essere negata sia quando l’attività è esercitata senza l’ausilio di collaboratori, sia quando il coordinamento degli altri fattori produttivi non si concretizzi nella creazione di un complesso aziendale materialmente percepibile.

IMPRESA E LAVORO AUTONOMO

Si è posto il problema se si possa parlare di impresa anche quando il processo produttivo si fonda esclusivamente sul lavoro personale del soggetto agente, cioè quando non vengono utilizzati né lavoro altrui né capitale proprio o altrui, quindi manca la c.d. eteroorganizzazione .

Il problema si pone, quindi, per i prestatori autonomi d’opera manuale (elettricisti, idraulici, ecc.) o di servizi personalizzati ( mediatori, agenti di commercio).

La semplice organizzazione a fini produttivi del proprio lavoro non può essere considerata organizzazione imprenditoriale e in mancanza di un minimo di eteroorganizzazione deve negarsi l’esistenza di un’impresa, anche se piccola.

Una parte della dottrina, invece, basandosi sull’art. 2083, ritiene imprenditore anche chi si limita ad organizzare il proprio lavoro, senza impiegare né lavoro altrui né capitali. Ma tale tesi non è condivisibile, in quanto la nozione di piccolo imprenditore non vuol indicare la superfluità di ogni forma di eteroorganizzazione.

L’organizzazione del lavoro dei propri familiari è pur sempre organizzazione del

lavoro altrui. E comunque, il requisito dell’organizzazione è richiesto sia per l’imprenditore che per il piccolo imprenditore, ma non per il lavoratore autonomo.

In conclusione : un minimo di organizzazione di lavoro altrui o di capitale è sempre necessario per aversi impresa, anche se piccola. In mancanza si avrà lavoro autonomo non imprenditoriale. Semplici lavoratori autonomi restano i prestatori d’opera manuale (elettricisti, idraulici) o di servizi (mediatori, agenti), fin quando si limitano ad utilizzare mezzi materiali inespressivi, in quanto strumentali allo svolgimento di ogni attività o strettamente necessari all’esplicazione delle proprie energie lavorative. Ossia, fin quando non si supera la soglia della semplice autoorganizzazione del proprio lavoro; al di là si diventa imprenditori.

ECONOMICITA’ DELL’ATTIVITA’

Nell’art. 2082 abbiamo visto che l’impresa è un’attività economica, dove attività economica è sinonimo di attività produttiva, cioè attività rivolta alla produzione o allo scambio di beni o servizi.

Ma, nell’art. 2082 l’economicità è richiesta in aggiunta allo scopo produttivo dell’attività . Ciò che qualifica un’attività economica non è solo il fine (produttivo) cui essa è indirizzata, ma anche il modo con cui essa è svolta.

L’attività può dirsi condotta con metodo economico quando è tesa ad ottenere la copertura dei costi con ricavi ed assicurino l’autosufficienza economica. Altrimenti si ha consumo e non produzione di ricchezza.

In conclusione : non è perciò imprenditore chi produca beni o servizi che vengono erogati gratuitamente o a prezzo politico, tale cioè da far oggettivamente escludere la possibilità di coprire i costi con i ricavi.

LA PROFESSIONALITA’

L’ultimo requisito richiesto dall’art. 2082 è il carattere professionale dell’attività.

Professionalità significa esercizio abituale e non occasionale di una data attività produttiva.

La professionalità non implica però che l’attività imprenditoriale debba essere necessariamente svolta in modo continuato e senza interruzioni. Per le attività stagionali è sufficiente il costante ripetersi di atti di impresa secondo le cadenze periodiche di quel tipo di attività.

La professionalità non implica nemmeno che quella impresa sia l’unica attività o l’attività principale. È possibile anche il contemporaneo esercizio di più attività di impresa da parte dello stesso soggetto.

Può aversi impresa anche quando si opera per il compimento di un unico affare. Il compimento di un unico affare può costituire impresa quando, per la rilevanza economica, implichi il compimento di operazioni molteplici e complesse e l’utilizzo di un apparato produttivo idoneo ad escludere il carattere occasionale e non coordinato dei singoli atti economici.

La professionalità va accertata in base ad indici esteriori ed oggettivi. Non è necessario che si abbia reiterazione degli atti di impresa, che l’attività si sia già protratta nel tempo. Indice di professionalità può essere anche la creazione di un complesso aziendale idoneo allo svolgimento di un’attività potenzialmente stabile e duratura.

Altro è professionalità e altro è organizzazione. Infatti, si può avere esercizio non professionale di attività organizzata, come previsto dall’art. 2070 3° comma .

ATTIVITA’ DI IMPRESA E SCOPO DI LUCRO

Non c’è dubbio sul fatto che lo scopo che normalmente anima l’imprenditore è la realizzazione del profitto e del massimo profitto consentito dal mercato. Ma ci si chiede se lo scopo di lucro sia necessario e, quindi, si debba negare la qualità di imprenditore e l’applicabilità della relativa disciplina quando ricorrano tutti i requisiti dell’art. 2082 ma manchi lo scopo di lucro.

La risposta è negativa quando lo scopo lucrativo si intende come movente psicologico dell’imprenditore, c.d. lucro soggettivo.

Lo scopo di lucro soggettivo non può ritenersi essenziale perché l’applicazione della disciplina dell’impresa, volta a tutelare i terzi, deve basarsi su dati esteriori ed oggettivi. Essenziale è solo che l’attività venga svolta secondo modalità oggettive astrattamente lucrative, (lucro oggettivo). Irrilevante è sia la circostanza che un profitto venga poi realmente conseguito, sia il fatto che l’imprenditore devolva integralmente a fini altruistici il profitto conseguito. È sufficiente che l’attività venga svolta secondo modalità oggettive tendenti al pareggio fra costi e ricavi (metodo economico) e non anche che le modalità di gestione tendano alla realizzazione di ricavi eccedenti i costi (metodo lucrativo).

La nozione di imprenditore è unitaria, comprensiva sia dell’impresa privata sia dell’impresa pubblica, art. 2093. Ciò implica che requisito essenziale può essere considerato solo ciò che è comune a tutte le imprese e a tutti gli imprenditori.

L’impresa pubblica è tenuta ad operare secondo criteri di economicità, ma non è preordinata alla realizzazione di un profitto.

Le società, invece, sono tenute ad operare con metodo lucrativo e nel duplice senso che l’attività di impresa deve essere rivolta al conseguimento di utili, lucro oggettivo, e che l’utile deve essere devoluto ai soci, lucro soggettivo.

Nel caso particolare delle società cooperative, essendo caratterizzata dallo scopo mutualistico, si deve considerare pienamente rispondente alla legge e alla Costituzione una gestione dell’impresa mutualistica fondata su criteri di pura economicità e non tesa alla realizzazione di profitti.

La recente disciplina delle imprese sociali, introdotta dal d.lgs. n. 155/2006, art. 3, vieta a questo tipo di impresa di distribuire utili in qualsiasi forma ai soci, amministratori, partecipanti, lavoratori o collaboratori. Nel contempo, però, si richiede che esse svolgano un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi, art. 1.

In conclusione : requisito minimo essenziale dell’attività di impresa è l’economicità della gestione e non lo scopo di lucro. La qualità di imprenditore deve essere riconosciuta sia alla persona fisica sia agli enti di diritto privato (associazioni e fondazioni) con scopo ideale o altruistico.

IL PROBLEMA DELL’IMPRESA PER CONTO PROPRIO

Le imprese operano di regola per il mercato, cioè destinano allo scambio i beni o servizi prodotti. Ma l’art. 2082 non richiede la destinazione al mercato della produzione, quindi è imprenditore anche l’imprenditore per conto proprio.

Ma una parte della dottrina è contraria vista la concezione economica dell’imprenditore come soggetto che svolge funzione intermediaria fra proprietari dei fattori produttivi e consumatori. Ciò induce a ritenere che la destinazione allo scambio della produzione è implicitamente richiesta dal carattere professionale dell’attività di impresa ovvero dalla natura economica della stessa o quanto meno dalla funzione di tutela dei terzi della disciplina dell’impresa. Funzione di tutela che non avrebbe senso quando un soggetto risolve la propria attività produttiva in se stesso senza entrare in contatto con i terzi.

In conclusione : l’impresa per conto proprio non è impresa, in quanto per l’acquisto della qualità di imprenditore basta una destinazione parziale o potenziale della produzione al mercato.

Vi sono alcune ipotesi in cui non si può parlare di imprese per conto proprio.

Non è impresa per conto proprio:

6 la società cooperativa che produce esclusivamente per i propri soci. La società cooperativa è soggetto di diritto distinto dai suoi soci ed i soci fruiscono dei beni prodotti dalla società in base a rapporti di scambio con la cooperativa;

7 l’azienda costituita dallo Stato o da altri enti pubblici per la produzione di beni o servizi da fornire dietro corrispettivo.

Possono, invece, considerarsi imprese per conto proprio:

8 la coltivazione del fondo finalizzata al soddisfacimento dei bisogni dell’agricoltore e della sua famiglia;

9 la costruzione in economia, cioè la costruzione di appartamenti non destinati alla rivendita.

Il caso del coltivatore del fondo ci dimostra che non vi è incompatibilità fra impresa per conto proprio ed economicità, dato che l’attività produttiva può considerarsi svolta con metodo economico anche quando i costi sono coperti da un risparmio di spesa o da un incremento del patrimonio del produttore. Inoltre, le esigenze di tutela dei terzi possono ricorrere anche rispetto all’impresa per conto proprio.

Quindi, l’applicazione della disciplina dell’impresa non si può far dipendere dalle intenzioni di chi produce, ma deve fondarsi esclusivamente sui caratteri oggettivi fissati dall’art. 2082. Caratteri che possono ricorrere tutti anche quando i beni prodotti vengono in fatto consumati o utilizzati dallo stesso produttore.

Il costruttore in economia deve perciò essere qualificato come imprenditore commerciale, così come il coltivatore del fondo.

IL PROBLEMA DELL’IMPRESA ILLECITA

Punto controverso è se la qualifica di imprenditore debba essere riconosciuta anche all’attività illecita, cioè contraria a norme imperative ( norme che subordinano l’accesso all’attività a concessione, autorizzazione o licenza, detta impresa illegale), all’ordine pubblico o al buon costume.

Un attività di impresa illecita può dar luogo al compimento di una serie di atti leciti e validi. Infatti, l’illiceità del risultato globalmente perseguito dall’imprenditore non comporta di per sé l’illiceità della causa o dell’oggetto, art. 1418, dei singoli atti di impresa.

I terzi creditori meritevoli di tutela possono esistere anche quando l’attività di impresa è illecita, quindi chi esercita attività commerciale illecita è esposto al fallimento.

Nel caso di impresa illegale, l’illecito non impedisce l’acquisto della qualità di imprenditore con pienezza di effetti, ferme restando le conseguenti sanzioni amministrative e penali. Il titolare dell’impresa illegale è esposto al fallimento.

Nel caso di impresa immorale, cioè di un’attività che abbia un oggetto illecito (es. traffico di droga), al fine di tutelare i terzi estranei all’illecito, si nega l’esistenza di impresa. Questo, per il timore che il riconoscimento della qualità di imprenditore porti all’applicazione non solo delle norme che tutelano i creditori di un imprenditore commerciale (fallimento), ma anche delle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti dei terzi ( disciplina dell’azienda, dei segni distintivi, della concorrenza sleale). In questi casi deve applicarsi il principio secondo cui da un comportamento illecito non possono mai derivare effetti favorevoli per l’autore dell’illecito o per chi ne è stato parte.

In conclusione : chi esercita attività commerciale illecita è imprenditore ed in quanto tale potrà fallire. Non potrà però avanzare le pretese del titolare di un’azienda o agire in concorrenza sleale contro altri imprenditori, in applicazione del principio della non invocabilità della qualificazione per la non invocabilità del proprio illecito.

La stessa regola vale anche per l’impresa illegale e per l’impresa mafiosa, cioè per quella impresa, che pur avendo un oggetto lecito, è lo strumento per il perseguimento di un disegno criminoso.

IMPRESA E PROFESSIONI INTELLETTUALI

Esistono delle attività produttive per le quali la qualifica imprenditoriale è esclusa in via di principio dal legislatore, come per le professioni intellettuali.

I liberi professionisti non sono mai in quanto tali imprenditori. Infatti l’art. 2238, 1° comma, stabilisce che le disposizioni in tema di impresa si applicano alle professioni intellettuali solo se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma di impresa.

I liberi professionisti, ma anche gli artisti e gli inventori, diventano imprenditori solo se ed in quanto la professione intellettuale è esplicata nell’ambito di altra attività di per sé qualificabile come impresa.

Ad es. il medico che gestisce una clinica privata, l’artista titolare di un teatro nel quale recita, ecc. In questi casi si è in presenza di due casi: l’attività

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