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Carl Gustav Jung e il mistero di Eranos

Carl Gustav Jung e il mistero di Eranos

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Carl Gustav Jung e il mistero di Eranos

Lunghezza:
351 pagine
9 ore
Pubblicato:
31 mag 2013
ISBN:
9788898137206
Formato:
Libro

Descrizione

Villa Gabriella presso Ascona, nella Svizzera italiana. Qui, grazie all’entusiasmo per ogni forma di mistica in specie orientale oltre che per la psicologia del profondo, e al mecenatismo della proprietaria della villa stessa, Olga Fröbe, Jung e i suoi amici psicologi analitici poterono confrontarsi ogni anno, per un’epoca intera, con i massimi studiosi di religioni orientali o classiche o dello stesso cristianesimo, approfondendo e verificando per tal via le loro teorizzazioni su archetipi e miti dell’inconscio collettivo visti come via al risanamento, e soprattutto alla rinascita, dell’anima.
Pubblicato:
31 mag 2013
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9788898137206
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Anteprima del libro

Carl Gustav Jung e il mistero di Eranos - Wilma Scategni

INTRODUZIONE

Eranos. Sonare d’assieme

La verità sul monte e in riva al lago

Una breve biografia di Rudolf Ritsema

La clinica delle immagini: il Libro rosso e i sentieri di Eranos

Potere e poesia dell’amore in Dante Alighieri

Viaggio dallo scrivere al narrare

L’identità, questa sconosciuta

L’ombra collettiva e individuale: l’aspetto oscuro dell’esistenza

Intorno al transfert. Riflessioni di una gruppoanalista nel contesto di Eranos

Ponti con l’Oriente: René Guénon

Testimonianze sulla coniunctio corpo-spirito tra Oriente e Occidente: il Dio delle sorprese?

La spiritualità interreligiosa nel pensiero di Alice Merz

Eranos, Monte Verità, Laban e la danza: ponti possibili tra passato e presente. Sviluppi ed applicazioni nella Psicoterapia e Danza Movimento Terapia

Siamo prove di sogno. A Eranos

Lao Tzu e il potere della non azione

Percorsi d’individuazione nella storia contemporanea. Note e riflessioni

Gli autori

Crediti

INTRODUZIONE

Olga Fröbe e lo sguardo sul gruppo: l’individuazione, la ricerca, l’incontro di Wilma Scategni

1) La realtà di Eranos tra storia, leggenda e realtà attuale: il mandala e la tavola rotonda

In diverse circostanze della sua vita Jung espresse valutazioni dubitative, se non francamente di presa di distanza a proposito dei gruppi e della loro evoluzione. Ipotizzava in questa realtà, in contrasto con il lavoro individuale, un indebolimento dell’integrità dell’io attraverso il rischio di una perdita del senso di responsabilità.

Altri rischi potevano essere rappresentati dall’instaurarsi di dipendenze coartate di pensieri e di azioni, dall’insorgere di suggestionabilità e tendenze a comportamenti imitativi. In breve l’insorgere di una specie di trasformismo alla Zelig che poteva ostacolare il processo di individuazione. Questo iniziale atteggiamento negativo nei confronti dei gruppi andò tuttavia stemperandosi col tempo fino a trasformarsi in una rivalutazione. Adattamento alla collettività e percorso individuativo, sopratutto in quella che Jung definisce la prima metà della vita divennero oggetto di interesse e di osservazione, vennero da lui identificati come una coppia di opposti, ed infine assunsero carattere di complementarietà.

Jung si soffermò con attenzione sugli elementi positivi così come sui limiti delle due forme di analisi. Il lavoro in gruppo, pur portando incisivi arricchimenti può rappresentare un limite, anche se temporaneo, con cui il processo di individuazione si trova a confrontarsi e di cui è indispensabile essere ben con consapevoli.

Dal canto suo il lavoro individuale, se non ben calibrato in riferimento al contesto che lo circonda, può trascurare l’adattamento sociale.

La fondazione del Circolo Psicologico di Zurigo, tutt’ora attivo, fu una manifestazione concreta di questo atteggiamento mutato. Della sua nascita Jung parla in una lettera ad Hans Illig, collega di Los Angeles, nel 1955 in cui parla in termini positivi della dimensione di gruppo e di incontro che nel club stesso si andava sviluppando.

Eranos, i suoi incontri e la sua realtà possono essere considerati l’emblema di questo spirito di incontro e condivisione di idee, formulazioni teoriche ed esperienze sempre duttili ed in continua metamorfosi. Qui la presenza di Jung è stata essenziale, pur egli non essendone stato direttamente il fondatore.

Il clima degli incontri di Ascona - Moscia trova alla radice l’attento ascolto reciproco, il rispetto del pensiero altrui e l’apertura a possibili intrecci e contaminazioni creative. Uno spirito cioè lontano dall’immagine di un pensiero egemone, che si proponga come modello, che rischi a suo modo di rappresentare una sorta di colonialismo culturale da parte di ipotetiche verità fantasticate come assolute.

Potrebbe trattarsi di un sogno collettivo, legato al genius loci, forse in gran parte ignoto ispiratore che alita in questo angolo del Ticino, da tempo terreno di democratiche e fantasiose utopie, sperimentazioni naturiste, ricerche innovative in campo artistico, legate alla danza, al teatro, all’esoterismo, in sentore di vaga follia.

Sullo sfondo, si rileva un campo magnetico descritto con mappe e grafici. Nello storico ed intrigante Museo di Monte Verità situato nell’antica Casa Anatta all’interno del parco, una stanza è dedicata anche a carte che tracciano il magnetismo della zona, particolarmente intenso, legato ad alcuni tipi di roccia. Le linee testimoniano una singolare configurazione geofisica. Quest’ angolo del Ticino sembra concentrare infine tutto ciò da cui la Psicologia contemporanea, pur sentendosene inevitabilmente attratta, si sforza a prendere le distanze: l’interesse e la fascinazione verso quella dimensione misteriosa della Psiche che sfugge ad ogni comprensione razionale. L’affannosa ricerca di riconoscimenti scientifici ed esaustive formulazioni teoriche rischiano infatti di imprigionare la psicologia contemporanea in gabbie incapaci di riconoscere e dar spazio al carattere elusivo dell’inconscio, tentando di rinchiudere i suoi contenuti come farfalle fissate sottovetro da uno spillone. Avere la possibilità di osservare con cura colori e venature delle loro ali non è sufficiente per carpirne il segreto del volo.

Proprio ad Ascona, a Monte Verità, non molti anni addietro, è stato piantato (mi pare) da Rigoberta Menciù, contadina india guatemalteca premio Nobel nel 1992, uno degli augurali pali della pace, diffusi in tutto il mondo come debole speranza per un futuro, che si prospetta a dir poco inquietante. Negli spazi ombrosi del parco i ricercatori del Politecnico di Zurigo, lavorano al computer accovacciati sull’erba. Si respira un’armonica coesistenza di storia, scienza, politica, arte.

Poco lontano, vicino al lago, ad Eranos (Ascona-Moscia), un’innumerevole quantità di volumi accuratamente rilegati testimonia un patrimonio culturale di inestimabile valore, raccolto con pazienza, zelo e dedizione assoluta dalla fondatrice di Eranos Olga Froebe Kapteyn e da quelli che successivamente ne hanno continuato l’opera.

Già Mircea Eliade, assiduo frequentatore dei convegni di Eranos, aveva definito gli incontri una nuova forma di creazione culturale, paragonandoli ai circoli interculturali ed interdisciplinari del Rinascimento Italiano e del Romanticismo tedesco, come citato nel testo che ho già nominato. Gli Eranos-Jahr-Bucher rappresentano incontri e crocevia di mondi, culture, spiritualità, linguaggi, religioni: un materiale prezioso che potrebbe offrire, sotto forma di scritti su cui riflettere e meditare, qualche speranza alla ricerca di antidoti al minaccioso integralismo religioso di qualunque natura.

Questo sfondo rappresenta il luogo ideale per soffermarsi in atteggiamento di ascolto, riflettere, scrivere, incontrare i propri sogni.

Ad Eranos, da sempre, l’atteggiamento di contemplazione, passività ed ascolto, è facilitato da questo spirito del genius loci, attraverso la pervasiva presenza delle acque del lago, della ricchezza della vegetazione, e dal relativo isolamento.

Nelle stanze di Casa Gabriella, Sala Copte e Sala Piano, dove hanno dormito Jung, Eliade, Campbell, moltissimi altri ed Hillman, anche in tempi più recenti, così come nella sala conferenze, i riflessi dell’acqua creano continui riverberi e giochi di luce sul soffitto nelle giornate di sole. Le onde quiete del lago si ascoltano negli spazi di silenzio, accanto al leggero frusciare dei salici, dei bambù, e degli eucalipti ed i richiami di eterne processioni di germani reali, anatre, gabbiani, taccole, svassi ed altri uccelli migratori.

Nelle giornate di pioggia, le brume del lago creano suggestioni oniriche, lasciando intravedere scorci di paesaggi che continuamente si mostrano e scompaiono, in un continuo gioco di luci ed ombre. Qui la dimensione del sogno, della fantasticheria, della memoria filtrata dall’immaginazione è ovunque presente. Così anche il pensiero più razionale si stempera e si ammorbidisce perdendo ogni rigidità, nell’aprirsi verso molteplici possibili significati, comunque sempre elusivi e sfuggenti in continua metamorfosi. Ne segue che in questo contesto, l’incontro, il dialogo, il rispetto e l’ascolto reciproco, sono facilitati non poco e forse hanno rappresentato da sempre il terreno di coltura che ha portato alla creazione di Eranos, al suo singolare clima culturale ed alla sua realtà esperienziale.

Qui Olga Froebe, ha immaginato, creato e reso concreto un sogno collettivo di incontro tra spiritualità, culture e mondi.

L’equidistanza dal centro del tavolo rotondo, da sempre immagine mandalica come composizione degli opposti negli incontri di gruppo, ne rappresenta la testimonianza più tangibile.

Possiamo ora ampliare lo sguardo verso i complessi intrecci transculturali della realtà dell’epoca e di ciò che la realtà di Eranos ha potuto rappresentare in questo contesto, sotto alcuni aspetti, non così diversi da quelli attuali.

Tuttavia ora abbiamo qualche speranza in più, rispetto a quel tempo, di non trovarci nell’incombenza di una guerra.

Forse un forte contributo al significato che animava gli incontri derivava anche da un sogno collettivo condiviso, che prendeva forma in una speranza di pace. Poteva aleggiare ad Eranos il desiderio di trovare, attraverso questa strada di incontri, ascolto ed aperture al dialogo, barlumi di speranza attraverso la fantasia di creare aperture verso un mondo futuro di dialoghi, rispetto ed ascolto reciproco in grado di arginare la distruttività degli integralismi di qualunque natura e di devastanti guerre incombenti.

La realtà storica di Eranos, tra mille altre letture, può essere allora rivisitata come una ricerca di possibili strumenti in grado di costruire, attraverso l’ascolto del proprio mondo interno, così come dell’altro da sé, del diverso, una trama estremamente vulnerabile ma esistente, una trama su cui appoggiare speranze di pace in un mondo tormentato da inquietanti conflitti, né più né meno dello stesso mondo psichico.

Eranos è stato crocevia di incontri. Elementi simbolici a valenza archetipica sotto forma di immagini mitologiche, icone riferite a leggende o a fiabe, mandala oggetto di meditazione e fantasie oniriche hanno trovato frequentemente spazio nelle relazioni degli speakers raccolte negli annali, così come nell’inesauribile ricerca della Froebe e dei suoi ospiti. Ne erano il cuore pulsante insieme agli ideogrammi dell’I Ching e le mille altre manifestazioni archetipiche, come riflesso del Sé inteso in senso Junghiano.

Le vivacissime immagini, dai colori intensi e talvolta violenti, espresse nel Red Book, di recentissima pubblicazione, ne sono il fedele specchio nel mondo della Psiche. Per Eranos, così come ricordato nel catalogo della Mostra Fotografica sul tema Carl Gustav Jung ad Eranos, 1933-1952 curata da Riccardo Bernardini, Augusto Romano e Giampiero Quaglino (R. Bernardini, A. Romano, G. P. Quaglino, Carl Gustav Jung ad Eranos 1933-1952, Antigone, Torino, 2007). si intende una sorta di banchetto condiviso, dove ciascuno partecipa portando qualcosa di suo, attraverso la condivisione ad un tempo della preparazione, così come della fruizione del pasto medesimo. La tavola Rotonda della terrazza sul lago, di fronte a Casa Gabriella, sede anche del convivio alimentare, permette ai presenti di essere equidistanti dal centro, partecipando in egual misura ad uno spazio - realtà condiviso, e rappresenta fin dall’inizio un’immagine simbolica che incontriamo frequentemente nell’ambito del pensiero junghiano: il mandala. Quest’ultima immagine, come è noto, permette la coesistenza e l’armonizzazione degli opposti, rivelandone la complementarietà.

2) Il filo rosso: i tre temi dominanti nella storia di Eranos e il loro intreccio nel pensiero junghiano

Sappiamo, sempre dal libro citato, Carl Gustav Jung ad Eranos 1933-1952, che il filo rosso che unisce le 600 relazioni raccolte negli annali di Eranos, è rappresentato dall’interesse alle strutture archetipiche del fenomeno religioso. Ogni incontro aveva infatti come titolo un tema archetipico, che rappresentava il centro delle riflessioni, da cui successivamente prendevano forma le relazioni teoriche.

Dall’opera di Rudolf Otto, Olga Froebe accolse l’invito a porre al centro dell’attenzione il tema di una religiosità e di un misticismo incentrato sull’uomo, che sposta su quest’ultimo il centro del fenomeno religioso verso una forma di spiritualità intesa come fenomeno universale dell’animo umano, attraverso l’esperienza del numinoso.

Richard Wilhelm, aveva pubblicato nel 1923 la traduzione dell’I Chinged il suo incontro con Olga Froebe influenzò l’orientamento di Eranos come ponte tra il pensiero orientale ed occidentale: un tema che ebbe una parte preponderante in moltissimi scritti ed incontri. Jung aveva dal canto suo riconosciuto alla psiche una funzione naturalmente religiosa, spostando il concetto di Libido dalla concezione più marcatamente biologica e causale del pensiero freudiano ad una visione finalistica, volta verso una ricerca di significato dell’esistere stesso (C. G. Jung, Trasformazioni e simboli della libido, Opere, Vol. V, Boringhieri, Torino, 1970). Meta ultima della libido, rivisitata dal pensiero junghiano in questa ottica, è la ricerca del Sé, come simbolo della totalità, come coniunctio oppositorum e meta del processo di individuazione (C. G. jung, Il processo di individuazione, in Due Saggi sulla psicologia analitica, Opere, Vol. VII, Boringhieri, Torino, 1983). L’intero processo è guidato dalla Funzione Trascendente(C. G. Jung, La funzione Trascendente, "Opere, vol VIII, Boringhieri, Torino,1976), che indirizza l’inconscio favorendo l’affiorare di immagini simboliche attraverso sogni e fantasie, a volte del tutto criptiche, legate a complessi ideo-affettivi e ad archetipi.

Insieme ad altre espressioni legate al mondo emozionale, di momento in momento testimoniano la metamorfosi e la continua trasformazione del mondo interiore, permettendo di intravedere il percorso su cui si indirizza il processo individuativo.

Il Sé come coniuncio oppositorum è anche il Selbst come totalità psichica, ma anche come imago dei in senso astratto ed onnicomprensivo. Questo permette di affrancare la tensione verso la spiritualità del pensiero junghiano da ogni forma di dogmatismo religioso.

3) Olga Froebe, il gruppo e la relazione

I partecipanti ai Convegni "cominciano ad accorgersi - dice Olga Froebe - che durante i Convegni di Eranos qualcosa accade loro, ed è qualcosa che non accade altrove: si sentono toccati, commossi, desiderano tornarvi e sentono di appartenere a questo gruppo per una qualche misteriosa ragione (…). Credo di poter dire ora (a distanza di molti anni) che la ragione di tutto ciò è la seguente: noi rappresentiamo qui un gruppo nel quale un archetipo sta operando per un suo proprio scopo…(…) Qualcosa sta usando Eranos come un varco di minore resistenza e sta cercando di esprimersi e di operare attraverso il gruppo di Eranos.

La medesima idea archetipica sta muovendo sia l’insegnamento di Jung sul principio di individuazione sia l’opera di Eranos" (Olga Froebe, in R. Bernardini, G.P. Quaglino, A. Romano, Op. cit.).

Anche se queste riflessioni possono risuonare ad alcune orecchie come eccessivamente enfatiche, rivelano senz’altro un fondamento di verità, nella costanza con cui molti dei relatori tornano più volte ad Eranos, ed attendono gli incontri come richiamati da una sorta di fascinazione, che il luogo esercita nei loro confronti.

È interessante il fatto, segnalato ancora da Bernardini nella sua ricerca, che Olga Froebe (intuito femminile) ha già a suo tempo prestato attenzione a quella che ora chiameremmo dimensione gruppale ed alle metamorfosi che avvengono nelle configurazioni costellate dall’inconscio del gruppo stesso. A questo aspetto gli stessi relatori sembrano aver prestato una minor attenzione o almeno sembrano averlo vissuto in modo meno consapevole.

Attraverso le frasi citate sembra che la Froebe sia stata la prima a cogliere e a sottolineare questa realtà. Riconobbe infatti l’importanza che le relazioni teoriche, seppure importanti, non limitassero la loro efficacia unicamente al momento della loro esposizione, ma offrissero anche e sopratutto la possibilità di un incontro esperienziale.

L’attenzione può essere così spostata ai processi che si svolgono nell’inconscio dei singoli attraverso lo sviluppo di un inconscio relazionale, che struttura in se stesso e relativamente al proprio contesto di incontro una direzione sua propria, che potremmo definire individuativa del gruppo stesso esprimendoci in termini junghiani.

Questa si manifesta, in analogia con ciò che avviene nell’inconscio dei singoli, ancora attraverso la costellazione di immagini dell’inconscio attivate dai temi che via via affiorano. Parallelamente gli ambiti di ricerca stessi attivano relazioni tra gli argomenti trattati, il modo con cui vengono svolti, e tra gli studiosi che potremmo considerare concretamente i loro rappresentanti in carne ed ossa.

Se torniamo ora al nostro contesto, nell’epoca contemporanea, al lavoro nei gruppi analitici ed al lavoro sui sogni, l’incontro concreto tra mondi e culture diverse si attua attraverso la dimensione di attesa, silenzio, ascolto, narrazione ed infine condivisione. Può seguire in alcuni contesti, anche la drammatizzazione in gruppo.

Ad emergere sono quegli stessi echi che, provenendo dalle profondità della psiche, parlano attraverso il linguaggio universale degli archetipi, comuni a tutta l’umanità al di là dei confini etnici e linguistici.

Ciò non significa ignorare contrasti e conflittualità presenti in ogni gruppo, ma semplicemente lasciarli temporaneamente da parte per qualche tempo, sullo sfondo, in attesa di essere riavvicinati in tempi più maturi, quando cioè il gruppo stesso si senta più in grado di affrontarne le potenzialità distruttive sentendosi in grado di dominarle.

Ogni gruppo del resto non è che un microcosmo riflesso di ciò che avviene nel mondo a livelli più ampi.

Come avviene in una buona terapia, sia individuale che di gruppo, solo quando la rete relazionale, emotiva ed empatica del gruppo stesso si sia progressivamente rafforzata, diventando in grado di reggerel’impatto con emozioni forti o addirittura violente, sarà possibile a poco a poco un progressivo avvicinamento ai nodi scottanti di conflittualità intense, temperandone almeno in parte gli aspetti disgreganti.

Reggere questa tensione di opposti al nostro interno, nei gruppi e nel mondo sociale, arginandone la deflagrazione sotto forma di aspetti devastanti e distruttivi, sono il fine ultimo di ogni ricerca, che si proponga ad ogni livello una concreta sopravivenza del pianeta o, a livello più limitato e circoscritto, un semplice miglioramento di relazioni sociali.

4) Il temenos e lo spazio protetto. Il contenimento degli opposti

Uno spazio salvato dallo strepito del mondo per recepirne gli echi, è essenziale per facilitare le relazioni, come ben sa ogni terapeuta, analista o conduttore di gruppo. Vittorino Vezzani (ancora nel testo citato), così descrive lo spazio di Eranos:

Quando scesi dal vaporetto ad Ascona, venni giù per la strada tortuosa fino al cancelletto che apre l’accesso ai piccoli viali ombrosi ed alle scalette di pietra che conducono al giardino ed alla villa, così vicina al lago e nascosta tra gli alberi, una certa austerità del luogo mi diede la strana impressione che quel giardino solitario e quella casa tranquilla fossero stati scelti da qualche occulta e grande Presenza per un’opera importante e feconda nei regni dello spirito. Questa impressione non si è mai cancellata dal mio cuore, ed io la provo ancora quando mi affaccio al cancelletto modesto e rivedo i fiori del giardino, curati come quelli di un chiostro riservato alle bellezze dell’anima (V. Vezzani, Eranos, luce ed ombra, in R. Bernardini, G. P Quaglino, A. Romano, cit.).

La signora Olga Froebe Kapteyn, al di là di tutti gli altri numerosi meriti, è chi ha creato, offerto e reso possibile lo spazio di Eranos: la creazione di uno spazio senza tempo dove si attende che le cose semplicemente accadano ed i pensieri prendano forma quietamente.

E tuttora il ricordo di questi accadimenti è ancora così vivo e ricco di frutti dopo quasi ottant’anni.

A questo punto non può mancare il riconoscimento dell’intenso lavoro di salvaguardia e custodia di questo inestimabile patrimonio: spazi d’anima, indispensabili per la salute mentale non solo di chi li frequenta, ma anche di chi ne sente a distanza gli influssi. La sola immagine di quell’atmosfera di casa, e di familiarità tuttora viva ad Eranos, creata dall’attenta cura all’ambiente ed all’arredamento nei minimi piacevoli particolari: i fiori sempre freschi ed i centrini d’epoca evocano quelle immagini di equilibrio, apertura e serenità, essenziali per ritrovare e riproporre nella vita diurna ed onirica spazi d’anima".

La Psicologia è l’arte che più di ogni altra è stata in grado di dare valore e centralità alla funzione dell’accoglienza. La sua importanza è spesso ignorata. Si tratta di una funzione tradizionalmente femminile, spesso relegata nell’ombra o addirittura svalutata. Talvolta ci si accorge della sua centralità solo laddove è percepita come mancanza, altrimenti è fin troppo facile darla per scontata.

Sono i toni dell’accoglienza a definire in gran parte le coloriture emotive che prendono forma nell’incontro.

Una buona accoglienza che assume la forma di uno spazio dove sia possibile fare anima per esprimerci in termini Hillmaniani, può connotarsi come uno spazio fuori dal tempo pur essendo totalmente immersa nel tempo storico. Per esprimerci nei termini di Eliade invece si può parlare di uno spazio in cui il tempo ciclico proprio delle profondità dell’anima possa trovare una via di espressone lasciando temporaneamente da parte il tempo lineare e progressivo dell’esperienza quotidiana.

Possiamo augurarci che Eranos possa ancora rappresentare in futuro quello spazio per la ricerca di una spiritualità laica per cui è nata, come crocevia di dialogo e soprattutto di incontro inter-religioso ed interculturale, recuperando e mantenendo vivi anche quegli originari elementi di ricerca di una religiosità troppo spesso sommersa dallo strepitare assordante di invettive ed intolleranti integralismi dogmatici. Su questo tema tornerò ancora in chiusura di questo articolo.

Ogni anno gli incontri di Eranos si svolgevano a cadenza rituale nella seconda metà di agosto. Gli incontri hanno portato alla raccolta di circa 600 scritti. Olga Froebe offriva l’ospitalità nella sua splendida villa appartata e tranquilla, in mezzo a piante secolari, sulla riva del lago, chiedendo ai suoi graditi ospiti null’altro che i loro scritti per la pubblicazione degli annali di Eranos.

Tornando ancora al testo citato sulla storia di Eranos, mi sembra particolarmente importante riportare un brano che ancora ci rimanda alla capacità di Olga Froebe di far fronte agli ostacoli, mantenendo la saldezza quale dote necessaria ed indispensabile per un buon conduttore di gruppo.

Nel 1940 in cui le circostanze impedivano alla maggior parte degli oratori di raggiungere la Svizzera a causa della guerra, Olga Froebe-Kapteyn aprì i lavori con la consueta serietà, dicendo che, se non fossero arrivati né oratori né ascoltatori, lei non avrebbe rinunciato a celebrare Eranos da sola.

All’unico relatore previsto aveva comunicato:

Potrebbe, nell’eventualità, tenere la sua conferenza anche solo per me? Io rappresenterò l’uditorio e lei gli oratori. Come di consuetudine, io aprirò il Convegno con poche parole e, dopo la sua conferenza, pranzeremo in giardino, sorseggiando una bottiglia di Chianti, e questo sarà a tutti gli effetti un valido "Convegno di Eranos.

Ho riportato queste frasi per sottolineare l’importanza che possono avere, più di ogni altra dissertazione teorica, a livello didattico per chi si appresta a condurre gruppi. La scansione rituale e la capacità di seguirne i tempi è ciò che in un gruppo, spesso più di ogni altra cosa ne definisce la solidità e la capacità di contenimento sul piano emotivo e relazionale.

Olga Froebe offriva uno spazio protetto che rendesse possibile una trasformazione. C’era una consapevolezza dei limiti di accoglienza, dei propri spazi e dei tempi possibili che avrebbero scandito gli incontri di Eranos. Gli inviti erano rigorosamente selezionati, ma proprio dalla coscienza del limite che si configura in ogni circostanza, può derivare il senso di un buon contenimento emotivo ove la trasformazione sia possibile. È ciò che avviene in terapia nei gruppi.

Alcune forme di meditazione buddhista consistono nella contemplazione di uno spazio vuoto. Al suo interno una mente - specchio permette l’affiorare di forme che si configurano sotto forma di riflessi del pensiero e delle immagini mentali emergenti dalle profondità della psiche.

Differenti forme di spiritualità, espressioni laiche quanto appartenenti a diverse fedi religiose possono coesistere nell’abitare anche temporaneamente insieme questo spazio.

La consapevolezza che la propria identità, storia e credenza religiosa, così come l’appartenenza etnica o geografica rappresenta un punto di partenza e non di arrivo, rende possibile l’apertura, l’incontro e la coesistenza con l’altro da sé.

L’identità diviene allora qualcosa di fluido, pur appoggiandosi a riferimenti che mantengono carattere essenziale, ben radicato in elementi che ne rappresentano la continuità, nella consapevolezza di una continua metamorfosi.

Una stanza vuota alle Nazioni Unite accoglie i componenti di tutte le religioni del mondo che desiderino ritirarsi in preghiera o meditazione in prossimità di riunioni, incontri, decisioni o altri eventi significativi.

In uno spazio che esprima carattere di neutralità, ciascuno può incontrare i propri dei, ma ciò che è più importante è che si tratti di uno spazio condiviso, in grado di assumere differenti configurazioni di fronte allo sguardo di che temporaneamente lo abita.

5) Monte Verità, La Montagnola e Il gioco delle perle di vetro

Forse non è un caso che Eranos trovi spazio ad Ascona, poco lontano, come si è detto, da Monte Verità, tradizionalmente luogo di incontro di utopisti, poeti, asceti, artisti e mistici. Qui, ancora nello storico museo di Casa Anatta, una stanza di esposizione è dedicata ad Eranos ed ai suoi incontri, sotto forma di resoconti storici, fotografie d’epoca e testimonianze.

Poco lontano si trova Montagnola, dove Hermann Hesse scelse di vivere gran parte della sua vita fino al termine dei suoi giorni.

Qui l’artista - editore Jean Olaniszyn ha fondato in Torre Camizzi, il Museo Hermann Hesse.

Montagnola è anche il luogo dove Hermann Hesse scrisse lo storico libro, che gli permise di ottenere nel 1946 il Premio Nobel per la letteratura: Il gioco delle perle di vetro. Il testo fu molto apprezzato anche da talenti di gusto difficile come Thomas Mann. Scorrendone le pagine viene spontaneo pensare ad Eranos e sembra che di Eranos stessa si parli, in quel confluire ed armonizzarsi di arti, scienze, dottrine ed esoterismo.

Il gioco delle perle di vetro è stato scritto tra il 1933 ed il 1943. La sua stesura iniziò cioè, parallelamente al lavoro di Jung ad Eranos.

A proposito del libro I Ching, della cui importanza abbiamo già parlato nella storia di Eranos, dice Hermann Hesse:

… pur non sapendo una parola di cinese, e non essendo mai stato in Cina, valicando due millenni e mezzo, trovai nell’antica letteratura cinese la conferma delle mie intuizioni, trovai un’atmosfera spirituale, una patria quale avevo posseduta soltanto nel mondo assegnatomi dalla nascita e dalla mia lingua (…).

Contemplare una delle combinazioni di segni (…) non è leggere e non è neanche pensare, ma è come guardare l’acqua che scorre o le nubi migranti. Là sta scritto tutto quanto può essere pensato o vissuto.

Ne Il gioco delle perle di vetro, il protagonista Joseph Knecht, nei mesi di ritiro nel boschetto di bambù attraverso la conoscenza dell’I Ching inizia il suo risveglio spirituale. L’interesse all’I Ching in quest’epoca, è forse qualcosa in grado di riflettere e di manifestare lo spirito del tempo in luoghi diversi.

Del libro dell’I Ching esiste attualmente una versione italiana, tradotta dall’originale cinese, a cura di Rudolf Ritsema e Shantena Augusto Sabbadini.

Non credo sia un caso neanche il fatto che i biografi di Hermann Hesse raccontino di come, nell’ultima parte della sua vita, si fosse fatta strada la sua necessità di fare amicizia con la morte e che il medesimo tema ricorra come meta ultima di un ciclo esistenziale, relativamente al processo di individuazione descritto da Jung. Rappresenta inoltre la radice di ogni ricerca religiosa e ricompare spesso nei sogni sotto forma di ricerca di significato, ritorno di estinti... o viaggio iniziatico.

Qualcosa può accomunare Montagnola con la Torre di Bollinghen, il giardino e le acque del lago antistante ad Eranos.

Sui temi affini a quelli della ricerca nella mitica Castalia, descritta ne Il gioco delle perle di vetro, si animavano le cene e gli incontri intorno alla tavola rotonda in pietra di casa Gabriella e le passeggiate nei vialetti in mezzo al verde. La loro vegetazione è il più fedele ed accessibile riflesso, allora come ai tempi nostri, della ciclicità del cosmo attraverso l’incedere e l’alternarsi delle stagioni.

La medesima ricchezza della vegetazione, in cui è splendido perdersi, si incontra di fronte all’incanto della inesauribile Biblioteca di Eranos: il mondo soggiorna su sconfinati scaffali. Solo le conferenze teoriche di Eranos, che ne rappresentano unicamente una parte, sono, come si è detto, circa 600, radunate in accattivanti volumi ben rilegati.

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