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Le stragi e gli eccidi dei Savoia: Esecutori e mandanti
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E-book333 pagine2 ore

Le stragi e gli eccidi dei Savoia: Esecutori e mandanti

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"Le stragi e gli eccidi dei Savoia" è uno dei più famosi pamphlet meridionalisti scritti da Antonio Ciano, fondatore del Partito del Sud. In esso vengono rievocate le innumerevoli stragi compiute dall'esercito piemontese, all'indomani dell'Unità d'Italia, per sopprimere la reazione delle popolazioni meridionali a quella che fu una vera e propria colonizzazione.

Antonio Ciano è nato a Gaeta nel 1947, dove attualmente vive e lavora. Da sempre appassionato della cosiddetta "storia negata", fu uno dei primi a far venire alla luce le verità sommerse della storiografia ufficiale, dando vita ad un vero e proprio filone di revisione storica, attualmente (e finalmente) giunto alla ribalta nazionale. Conoscere il passato del nostro Paese è la strada migliore per assicurargli un futuro.
LinguaItaliano
EditorePasserino
Data di uscita26 set 2015
ISBN9788899447984
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    Anteprima del libro

    Le stragi e gli eccidi dei Savoia - Antonio Ciano

    Ringraziamenti

    A mia moglie Anna

    Parte prima

    Il blocco del nord

    150 anni fa le cupole francesi e inglesi della massoneria internazionale decretarono l’assetto da dare all’Europa e al mondo. Col pretesto della «Rivoluzione Liberale» sancirono per la penisola italica il cosiddetto Risorgimento che avrebbe portato all’accentramento del potere politico ed economico sfruttando l’idealismo di qualche benpensante. Riuscirono nell’operazione. 

    All’interno di questo disegno individuarono, come nemico da distruggere, la Chiesa Cattolica, l’Impero Asburgico e il Regno delle Due Sicilie. Il Mezzogiorno d’Italia, soprattutto sotto i Borbone, era il felice contenitore geografico in cui cresceva e si moltiplicava un popolo che storicamente non ha mai prodotto sudditi ma uomini liberi per via delle benefiche influenze filosofiche originarie della Magna Grecia, di stampo epicureo, in cui risaltava l’importanza della persona umana e del suo pensiero assolutamente irreprimibile.

    Il Pensare, l’Estro, la Fantasia del Napoletano, del Siciliano, del Meridionale viene dal centro del sapere, a cui, oggi si rifà, dopo Roma, tutta la cultura occidentale. Ben se ne erano accorti i Borbone, i quali diedero al popolo maggior importanza di quanto non se ne potesse dare alle aristocrazie e alto-borghesie pur presenti nel territorio, da cui sarebbe venuto il tradimento della Patria durante l’invasione massonica. A maggior ragione andava soppresso il «Regno Felice», in quanto, per la prima volta al mondo, si sperimentava la grande idea di San Leucio, pericoloso meccanismo statuale che avrebbe potuto determinare un diverso assetto politico ed economico dell’Europa.

    Per la prima volta, dopo duemila anni, venivano codificate le basi filosofiche dei Vangeli e le stesse parole di Cristo fondate sull’uguaglianza: Ama il prossimo tuo come te stesso. L’affermazione di questa realtà sarebbe stata non solo nefasta ma mortale per l’assetto politico-ideologico liberal-massonico, in quanto, essa, per via dell’Imprimatur Cristiano, sarebbe stata meno estirpabile di esperienze fondate su visioni meramente terrene, come sarebbe accaduto poi col marxismo. Del resto le molteplici comunità monacali presenti nel meridione d’Italia avevano spianato il terreno a tale mirabile e non certo utopistica sperimentazione. Di fronte a tali fatti, reputati fatali per le ideologie liberali, la massoneria europea scatenò tutta la sua potenza distruttrice contro il Regno Due Sicilie e la Chiesa, assoldando mercenari di ogni risma e di ogni nazione. I massoni liguri «infrancesati» Garibaldi e Bixio, fatti passare dalla setta mondiale per socialisti, con i Mille, longobardi, e l’appoggio delle grandi potenze massoniche di allora (l’Inghilterra e la Francia) e le quinte colonne dei residui borghesi e feudatari sopravvissuti nel Sud (Poerio, Scialoja, De Virgili, Pilo, De Santis, Crispi, De Pretis, Liborio Romano ecc. ecc.) misero a ferro e fuoco il Mezzogiorno d’Italia massacrando le sue genti pacifiche per via della propria cultura, retaggio della sua storia millenaria.

    Compiuta la colonizzazione e la conquista del Sud, dopo aver massacrato oltre un milione di liberi cittadini che si erano opposti da eroi alla calata dei barbari, dopo aver bollato i nostri patrioti, i nostri partigiani col marchio di briganti e dopo aver posto serti trionfali ed aureole sulle teste bacate degli avventurieri, dei mercenari, dei delinquenti comuni e dei criminali di guerra immortalandoli nei nostri libri di storia, la massoneria diede inizio alla spoliazione di tutti i beni e le ricchezze accumulati nel Sud, culturali, bancari, finanziari o religiosi. Iniziò quindi l’immane diaspora che doveva vedere nell’arco di un secolo le genti del Sud disperse in tutto il pianeta. Esse con le sudate rimesse di migliaia di miliardi hanno arricchito le tasche della massoneria europea e dei barbari longobardi che, con la colonizzazione dell’ex «Regno Felice», arrestarono la loro emigrazione, la loro fame secolare.

    Quella Massoneria, sempre più potente, è riuscita in questo secolo ad infiltrarsi e dominare, prima con i Savoia e con il fascismo, poi a introdurre una Costituzione repubblicana che, accanto ad alcuni affermati principi di libertà salvaguardava la centralizzazione ad essa cara per dominare comunque, anche in chiave cosiddetta democratica, i destini del popolo.

    Allora, è lecito interrogarsi sulle ragioni che hanno portato una parte dell’Italia, un tempo ricca e prospera, a diventare la cenerentola dell’Europa? Allora in che misura questa Repubblica è democratica, se in tutti i gangli importanti della vita istituzionale, finanziaria, bancaria, politica, economica, militare, giudiziaria e professionale affiorano massoni di ogni risma? Dal costituzionalista Labriola al Presidente del Consiglio Berlusconi la lunga pletora di tessere massoniche si è susseguita senza soluzione di continuità. Le «sette» segrete continuano a dominare servendosi anche del braccio armato della «MANDRACA» (mafia-‘ndrangheta-camorra), togliendo il respiro all’immobilizzato Sud, alla libera gente della Magna Grecia sotterraneamente manipolando storia, cultura, vita politica e sociale. Se è vero come è vero che peggio dell’AIDS c’è solo la Massoneria, ce la dobbiamo aspettare anche pronta ad infiltrarsi nelle fila di qualsiasi movimento di riscatto del Sud, proprio come fece nell’ex Regno delle Due Sicilie 154 anni fa.

    Bisogna vigilare giorno e notte se vogliamo dare inizio ad una battaglia di libertà e di bonifica in tutta l’area Meridionale, e perché no, nazionale ed internazionale.

    Tale bonifica sarà possibile con una chiesa razionale, moderna ed evangelica, sposando il postulato cristiano dell’«Ama il prossimo tuo come te stesso», sulle orme di quanto iniziato a San Leucio, si muoverà contro la bestia massonica oggi come ieri, vestita col manto di falsa «RIVOLUZIONE LIBERALE» che produce sfruttamento dell’uomo sull’uomo, enormi ricchezze contrapposte ad abissali povertà, a schiavitù sempre più scientificamente aberranti. Non è possibile che 400 famiglie detengano l’80% della ricchezza mondiale: è immorale, è indecoroso, è indegno di una civiltà umana chiamata tale. Berlusconi appartiene ad una di quelle famiglie, appartiene alla massoneria nazionale ed internazionale, è figlio politico di quel Partito Liberale e massonico che ha distrutto e massacrato il Sud e lo ha reso colonia del Nord, dei Savoia, di Cavour e Garibaldi.

    A noi il compito di destare le genti del Sud, a noi il compito di svegliare le coscienze sopite da 153 anni di vergognose mistificazioni storiche; a noi il compito difficile e gravoso di ridestare la memoria storica, di affondare la nostra coscienza nelle radici culturali, nelle tradizioni delle nostre popolazioni, nella religione dei nostri padri. Solo così possiamo sconfiggere una volta per sempre il Blocco del Nord costituito ieri da Cavour, portatore malefico della rivoluzione liberale e da quella sinistra garibaldina altrettanto malefica, che in un modo o nell’altro, ha appoggiato quella rivoluzione. Era solo reazione.

    Gramsci e la questione romana

    Sembrerà un paradosso, ma con l’Allocuzione tenuta nel Concistoro segreto in Gaeta il 20 Aprile del 1849 prima e con il Sillabo poi, Pio IX intuì quali erano i mali che poi avrebbero colpito la nostra società. 

    Nell’anno 2000 il Vaticano ha celebrato la beatificazione di Papa Maria Mastai Ferretti, ossia Pio IX, scatenando le ire dei frammassoni di tutto il mondo, e dei loro seguaci. Il radicale Marco Pannella da Teramo, santone e guru della libertà di licenziamento degli operai, da sempre liberale e falso pacifista, guerrafondaio quando si tratta di buttare le bombe sulla Serbia socialista, da sempre alle dipendenze della setta liberal-massonica mondialista, ha organizzato perfino un’adunata il 20 settembre 2000 per ricordare al mondo la breccia di Porta Pia. Non la pensava così Antonio Gramsci che, da grande studioso della Chiesa e del mondo che lo circondava, a proposito dei festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della presa di Roma scrisse: Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente. Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia. Fu veramente degna delle tradizioni militari italiane. Porta Pia rassomiglia – in piccolo – a Vittorio Veneto. Porta Pia fu la piccola, facile vittoria dell’aggressore enormemente superiore all’avversario inerme, come Vittorio Veneto fu facile vittoria contro un avversario che – militarmente – non esisteva più. Politicamente Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d’Italia. Tutto il resto è chincaglieria retorica. Le belle frasi Terza Roma sono completamente vuote di senso. Roma è città imperiale e città papale: in ciò sta la sua grandezza universale. La Terza Roma non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagasce e di parassiti. Mentre le due fasi della storia di Roma, l’imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell’occupazione sabauda lascia, unica traccia di sé, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato tra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della società contemporanea. Per questo la questione romana non è risolta. Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia. La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali. E la questione romana è un problema internazionale... (L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 Ottobre 1920).

    La Chiesa cattolica è societas perfecta

    Pannella non ha mai letto la Questione Romana di Gramsci che da comunista vero ha inteso innalzare un monumento alla Chiesa e ai cattolici: "...il bisogno religioso, il fatto religioso sono essenzialmente fenomeni universali, internazionali. Perciò nonostante tutte le declamazioni della pseudo-sociologia democratica di qualche socialista da loggia o da sinagoga, la Chiesa cattolica è societas perfecta, assai più e meglio che lo Stato nazionale massonico e borghese. Il potere temporale dei papi, a torto vituperato dai semi-analfabeti del Libero Pensiero, è stato un modus vivendi storicamente necessario e inevitabile, è stata l’unica forma che potesse, nei secoli passati, garantire la libertà della Chiesa..."

    Molti storici ritengono l’opera dell’unificazione italiana fatta dai Savoia un merito di quella casa regnante; altri solo barbarie,guerra fratricida: un milione di morti per fucilazione,freddo e fame; carcerazioni, stati d’assedio; emigrazioni oceaniche, rappresaglie su scioperanti che chiedevano pane e lavoro. L’unificazione dell’Italia poteva e doveva avvenire in altro modo. L’Italia è stata divisa dai Savoia; storici e politici di parte fanno finta di non saperlo. Oggi esiste una profonda spaccatura tra Nord e Sud, si sono costruite due nazioni, socialmente, storicamente e politicamente diverse. Bossi ne ha solo tracciato il solco. La divisione dell’Italia tra Nord e Sud ha origine nel 1860 quando i piemontesi rapirono le ricchezze delle popolazioni meridionali, quando azzerarono le leggi secolari, quando un esercito di 220.000 tra soldati, carabinieri, polizia, guardia nazionale fece guerra ai contadini che insorsero contro i soprusi dei sindaci liberal-massoni che erano soliti assoggettare a sé, a parenti ed amici,le terre demaniali e quelle della Chiesa.

    "...L’unità nazionale poteva avere un corso diverso da quello che ha avuto  continua Gramsci – l’unificazione d’Italia in una monarchia accentratrice non ebbe altra giustificazione che la forza delle armi e gli intrighi diplomatici dei Savoia. Della serietà dei famosi Plebisciti non è nemmeno il caso di parlarne: roba simile all’acclamazione dei fiumani a D’annunzio.

    In verità, sarebbe stato più conforme alle esigenze della situazione storica e ai bisogni del popolo italiano il programma federalista repubblicano di Balbo o quello neoguelfo del Gioberti. Malgrado le diffidenze degli storici aulici o democratici, i cattolici italiani erano più patrioti dei patrioti.... Ecco la grandezza del comunista Gramsci, la grandezza intellettuale, la grande intuizione storica, l’arguzia di un italiano, di un Meridionale, di uno tra i più grandi cervelli che l’Italia abbia mai annoverato. Gramsci riteneva: ...una breve parentesi, un attimo di fronte alla storia, la durata dello Stato massonico-nazionale-borghese che, secondo i professorelli delle regie scuole, doveva durare in eterno...". Gramsci pagò con la vita la sua appartenenza politica, pagò con la vita il suo pensare anti-massonico, ma Noi Meridionali gli siamo grati. I Savoia, anche se esiliati, hanno continuato a beneficiare delle nostre ricchezze nel loro esilio dorato, ma verrà il giorno in cui dovranno restituire il mal tolto ai Meridionali e all’Italia tutta.

    Alla manifestazione promossa da Marco Pannella c’erano meno di cento persone; il significato è uno solo: la gente ha capito, la gente di Roma non si è fatta prendere per i fondelli dal marciume massonico e per risposta ha partecipato in massa al Giubileo indetto da Papa Giovanni Paolo II.

    "... Per troppo tempo, il Partito Socialista, dominato da una cricca di massoni e di borghesucci, ha insozzato la sua bandiera partecipando al carnasciale commemorativo del Venti Settembre..." (L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 ottobre 1920).

    Parole pesanti come un macigno. Se i marxisti e i socialisti di oggi non la pensano come Gramsci significa che, o sono massoni o non sono socialisti.

    Molti socialisti si sono dichiarati subito, i seguaci di Bettino Craxi hanno subito trovato collocazione a destra,sguazzano in quell’area politica che accomuna fascisti ed ex fascisti, cattolici traditori, liberali, liberisti, libertari e tutta la feccia politica italiana vicino alle sette massoniche. Molti socialisti e comunisti si sono assuefatti al sistema liberal-borghese da qualche tempo a questa parte difendendo quegli interessi nazionali che comunque sono solo padani, mentre il Sud langue.

    La Chiesa come valore assoluto

    La nazione germanica è sorta da una crisi religiosa. La Riforma protestante, e si è consolidata e rafforzata attraverso un lavorìo del pensiero filosofico che l’ha portata alla creazione dello Stato moderno, in cui il cittadino è anche il credente... cosa è avvenuto in Italia? Il Risorgimento italiano è stato un movimento politico artificiale, senza basi, senza radici nello spirito del popolo, perché non è stato preceduto da una rivoluzione religiosa; il liberalismo cavouriano, separando lo Stato dalla Chiesa, e rendendolo antagonistico a questa come depositaria del divino, in realtà non commise che un grande errore, perché non fece che spogliare lo Stato del suo valore assoluto. (Antonio Gramsci, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma, 1978, pag. 61).

    Ecco, leggendo tra le righe l’opera complessa di Gramsci ci si accorge del suo pensare anti-massonico, anti-risorgimentale, anti-liberista. Perciò noi, gramsciani ed italiani del Sud, incensiamo colui il quale ha dato luce e calore al pensare di milioni di persone. Gramsci è inviso da Pannella e dai liberi muratori che mai hanno preso una cazzuola in mano, ma solo compassi e squadre. 

    Unione non unità d’italia

    Pietro Calà Ulloa così ha spiegato il suo pensare sull’unità d’Italia: "La confederazione è la sola possibile in Italia, perché poggia sul genio della nazione. La sua divisione, precedente alla dominazione romana, nasceva dalla configurazione stessa della penisola. Era confederata l’Italia, per secoli, prima della conquista romana, che possiamo considerare come la prima invasione barbarica della penisola. Crollato l’impero d’Occidente, l’Italia tornò spontaneamente alla sua costituzione naturale. E fu allora che divenne l’anima e lo spirito del mondo. I difensori più illustri dell’indipendenza italiana l’hanno sempre intesa, e servita, attraverso leghe e confederazioni. Era quasi un istinto di conservazione, nella consapevolezza che per l’Italia, essere una, significava essere schiavizzata. L’unità può dare forza, ma non indipendenza. Per quanti amano veramente la patria l’indipendenza non può che essere nella federazione: un fatto di fede e di coscienza..."

    (Pietro Calà Ulloa, Unione non unità d’Italia, Argo p.s.c.r.l., Lecce, 1998, pag. 25). 

    Pio IX

    Gramsci ci ha ricordato che l’Italia poteva essere fatta in altro modo e questo nell’800 lo sapevano in tanti. Lo sapeva soprattutto la Massoneria italiana ed internazionale che per evitare all’Italia di assurgere a Federazione o Confederazione fece intervenire di prepotenza Casa Savoia contro il volere della Chiesa e degli altri principi cattolici italiani. Si stava costituendo la Lega Italica e cioè una confederazione degli Stati italiani con presidente Pio IX. S’erano approntati persino gli articoli che dovevano sancire tale atto politico davanti al mondo, ma i piemontesi si tirarono indietro, a loro non importava nulla dell’unità d’Italia, essi miravano al soldo e al sodo, e i soldi stavano tutti nel Sud. Il potere centrale spettava a una Dieta che si sarebbe riunita a Roma. L’importante documento non venne mai ratificato e, ancora una volta, fu il Piemonte a rovinare la speranza di unire veramente l’Italia. Il Governo Casati fu sconfitto dai radicali alla Camera (era previsto!) e un nuovo Governo ne aveva preso il posto (quello di Cesare Alfieri) avverso all’idea di Lega. Pio IX e il suo ministro Pellegrino Rossi non vollero abbandonare il progetto e redassero uno schema modificato del trattato per la Lega Federativa. Il nuovo governo piemontese rifiutò di accettare un’Italia federata. (Patrick Keys O’Clery, La Rivoluzione Italiana, Edizioni Ares, Milano, pag 166).

    Dopo 140 anni di sistema centralista, di terrore durante gli 85 anni di Regno d’Italia e dopo che il Nord ha spogliato completamente il Sud, l’8 marzo del 2001 è stata approvata alla Camera l’idea di una nazione federata.

    Pio IX ha vinto, chi ha votato contro è stato quel Blocco del Nord che 140 anni fa ha voluto un’Italia serva del potere centralistico, tutto nelle mani del capitale padano. 

    Pio IX voleva evitare spargimenti di sangue tra fratelli, tra italiani, voleva evitare la catastrofe che si è abbattuta nel 1860, voleva evitare il genocidio che il Partito Liberale ha compiuto e la conseguente emigrazione biblica che ne è scaturita.

    Lo storico Nicomede Bianchi nella Storia documentata della diplomazia in Italia dall’anno 1814 all’anno 1861, pubblicata nel 1867, racconta che il primo ad avere l’idea di una Lega federativa fra gli stati italiani fu Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie che, tramite il suo ambasciatore a Roma, conte Ludorf, invitò Gregorio XVI a farsi promotore di una Lega difensiva ed offensiva fra i vari governi della penisola. (Angela Pellicciari, L’altro Risorgimento, Piemme edizioni, 2000, pag. 54).

    Atto rivoluzionario della Chiesa

    Ecco perché la beatificazione di Pio IX è un grandissimo atto rivoluzionario e segnerà la storia del Terzo Millennio. Se è vero come è vero che 400 famiglie detengono l’80 per cento della ricchezza mondiale, ha ragione la Chiesa a beatificare colui il quale, più di tutti ha combattuto il liberismo economico che, così inteso è solo barbarie, sopraffazione, sfruttamento, schiavitù. 

    Giovanni Paolo II, che più di ogni altro ha contribuito a debellare il marxismo e non solo, con l’umiltà che solo i grandi posseggono, ha fatto ammenda degli errori commessi dalla Chiesa nei secoli: Galileo Galilei, Giordano Bruno, l’Inquisizione. Gli ebrei sono stati discriminati e ghettizzati, perseguitati nei secoli e la Chiesa ha chiesto perdono per tali colpe.

    Ma gli ebrei hanno subito pure un olocausto terribile da parte del nazismo generato dalle sette sataniche massoniche, i cui capi, sono quasi sempre stati di estrazione e di religione ebraica, come pure anche hanno subito angherie da quel marxismo foraggiato e diretto dal Gran Tempio di Londra per distruggere il seme dell’uguaglianza e della solidarietà. Moltissime comunità ebraiche si allarmarono in quei giorni. Allora ci chiediamo umilmente: perché le comunità ebraiche di New York, di Londra, di Genova e di Roma, che tanto hanno gridato, non hanno fatto ammenda dei crimini contro l’umanità commessi dalla massoneria e da chi l’ha diretta da quando è stata fondata? Perché prendersela con la Chiesa cattolica se questa ha avuto il coraggio di beatificare un Papa (Pio IX) che voleva evitare al popolo italiano il genocidio e la guerra civile, costata oltre un milione di morti, la spoliazione dei beni ecclesiastici, la distruzione di centinaia di conventi, la fucilazione di centinaia i preti e di monaci, di donne e bambini, di operai e contadini, chiamati dai servi e lacchè di regime briganti solo perché difendevano le loro tradizioni, la loro patria, la loro religione ed il proprio re? Quando si condanneranno i vari Albert Pike, i Lord Parlmerston, i Lord Gladstone, i Cavour? Eppure i nostri storici, ancora oggi, fan passare Pio IX per un papa anti-italiano! Gramsci chiamava detti storici, aulici o professorelli.

    Cavour protobeccaio e porco di stato

    Angelo Manna è da considerarsi tra i più grandi scrittori meridionalisti. Studioso di cose risorgimentali, ha insegnato ad una generazione, la nostra, ad amare il Sud e la sua storia. È stato uno dei primi a scoprire la potenza che possono emanare le onde televisive: quando parlava lui, le altre tv ammutivano quasi; nell’ora della sua trasmissione riusciva a catturare l’ascolto di migliaia di napoletani e non solo. Le onde di Canale 21, negli anni ’80, oltrepassarono infatti, i confini della Campania e ben presto la popolarità dello storico napoletano varcò anche l’oceano approdando nelle Americhe. 

    Oltre mille ore di trasmissione dell’emittente televisiva privata su quello che è stato il Risorgimento nel Sud, svegliarono di colpo le coscienze sopite dei napoletani. Manna si presentava sugli schermi in modo elegante, capelli lisci, neri, imbrillantinati e tirati all’indietro,da vero meridionale, da vero napoletano, linguisticamente raffinato, serioso, arrabbiato,con la rabbia di chi sa di essere stato preso per i fondelli dalla storia di regime, intercalando sapientemente, a volte, qualche battuta in lingua autoctona, altre volte frasi in latino, in francese. Da quegli studi Manna tuonava contro i cosiddetti padri della patria, contro Garibaldi, contro Cavour, contro i Savoia, contro i corrotti del centrosinistra di allora che aveva fondamenta solide e che paragonava ai corrotti dell’800. Cosa nuova ed inedita in quei tempi dissacra i liberatori, i rigeneratori, i massoni, re e primi ministri del regime savoiardo ritenuto sacro fino ad allora. Un partito, il MSI, intuendo l’Affaire elettorale pensò bene di intruppare il grande storico nel proprio partito alle elezioni del 1983. Manna sbalordì tutti prendendo oltre 130 mila voti di cui validi 90 mila, venendo poi rieletto anche nel 1987. La sua carriera politica finì quando, da deputato in carica, presentò un’interpellanza all’allora ministro della difesa Giovanni Spadolini in data

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