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Il Rapporto Obbligatorio: profili strutturali e funzionali

Il Rapporto Obbligatorio: profili strutturali e funzionali

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Il Rapporto Obbligatorio: profili strutturali e funzionali

Lunghezza:
216 pagine
2 ore
Pubblicato:
31 dic 2014
ISBN:
9788867352524
Formato:
Libro

Descrizione

Il volume esamina il rapporto obbligatorio dal punto di vista del suo oggetto e della sua struttura complessa, nella quale coesistono, accanto alla prestazione principale, altri obblighi accessori. Da questa prospettiva sono criticamente analizzate le principali questioni interpretative e le relative soluzioni proposte dalla giurisprudenza e dalla dottrina riguardanti gli aspetti genetici e funzionali del vincolo giuridico.

Antonio Albanese è professore straordinario di Diritto civile nella Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell'Università cattolica. E' presidente del Corso di laurea in Giurisprudenza (sede di Piacenza) e coordinatore della Scuola di dottorato sul sistema agroalimentare. Autore di due monografie e di diversi saggi in tema di contratto e responsabilità civile, è redattore capo della rivista Europa e diritto privato.
Pubblicato:
31 dic 2014
ISBN:
9788867352524
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Libro

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Il Rapporto Obbligatorio - Antonio Albanese

Bibliografia

CAPITOLO PRIMO

DIRITTI DI CREDITO E DIRITTI REALI: DIFFERENZE STRUTTURALI E FUNZIONALI

SOMMARIO: 1. La distinzione secondo l’opinione tradizionale: identità di struttura e differenze funzionali. - 2. L’oggetto dell’obbligazione e del diritto di credito. - 3. La rilevanza erga omnes dei diritti di credito. - 4. L’obbligazione come rapporto tra due soggetti determinati. - 5. Le obbligazioni propter rem.

1. La distinzione secondo l’opinione tradizionale: identità di struttura e differenze funzionali.

Nel codice civile del 1865 non esisteva un libro dedicato alle obbligazioni, corrispondente al libro quarto del codice vigente, e la materia era in parte regolata nel terzo e ultimo libro, tra i modi di acquisto e di trasferimento della proprietà.

In questo contesto il rapporto obbligatorio tra debitore e creditore veniva in considerazione principalmente come titolo che giustificava sul piano causale il trasferimento della proprietà o di altri diritti reali: attraverso l’adempimento dell’obbligazione il creditore diventava proprietario del bene.

Questa funzione dell’obbligazione ha perso gran parte della sua importanza nel codice civile del 1942, che, accogliendo il principio consensualistico, nell’articolo 1376 stabilisce che, qualora il contratto abbia «per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la costituzione o il trasferimento di un diritto reale ovvero il trasferimento di un altro diritto», l’accordo tra le parti non obbliga a compiere un successivo atto di trasferimento, ma direttamente produce l’effetto traslativo.

In questo il nostro ordinamento si differenzia dall’ordinamento tedesco e dal diritto romano che, invece, distinguono tra titulus e modus adquirendi¹.

Permangono comunque casi in cui il trasferimento della proprietà presuppone l’adempimento di un obbligo (c.d. pagamento traslativo). Così ad esempio nel mandato senza rappresentanza ad acquistare beni immobili, il mandatario diventa proprietario delle cose acquistate, ma ha l’obbligo di trasferirle al mandante (art. 1706, co. 2, c.c.)².

La distinzione fra diritti reali e obbligazioni viene rimarcata dal fatto che le relative discipline sono collocate in due libri diversi del codice: rispettivamente nel terzo e nel quarto. In quest’ultimo, peraltro, non soltanto sono contenute le norme che regolano il rapporto obbligatorio tra creditore debitore, ma sono anche disciplinate le principali fonti dell’obbligazione, ossia i fatti o gli atti da cui esse traggono principio. Sono così disciplinati il contratto, il fatto illecito e le altre fonti tipizzate da legge (indebito, arricchimento ingiustificato, promessa al pubblico, gestione di affari altrui). Ma tali norme sono precedute da una disciplina generale delle obbligazioni, applicabile quale che ne sia la fonte e indipendentemente da un nesso sinallagmatico con altri rapporti obbligatori.

Nel libro quarto, inoltre, l’obbligazione viene presa in considerazione non soltanto dal punto di vista del vincolo che grava sul soggetto passivo, ma anche in termini di diritto di cui è titolare il creditore. L’intitolazione del libro quarto alle obbligazioni e, quindi, il riferimento alla situazione passiva anziché a quell’attiva, è un retaggio della vecchia concezione imperativistica della norma giuridica come comando, dalla quale deriva l’idea di una priorità logica dell’obbligo rispetto al diritto, che del primo si reputa un mero riflesso.

Ma al di là del nomen iuris, il libro quarto riconosce espressamente la figura del diritto di credito. Basti pensare alle norme sulla cessione del credito, il quale, al pari dei diritti reali, rientra nella disponibilità del creditore.

Il codice civile del 1942 ripropone quindi la vecchia questione relativa alla distinzione tra diritti reali e diritti di credito.

Secondo l’opinione tradizionale questi non si distinguerebbero in relazione all’oggetto, ma dal punto di vista dei soggetti nei confronti dei quali tali diritti possono essere fatti valere. Così come il diritto reale ha per oggetto una cosa, oggetto del diritto di credito sarebbe il comportamento del debitore, ossia la prestazione alla quale quest’ultimo è obbligato³. La differenza dipenderebbe invece dal fatto che il diritto reale può essere fatto valere erga omnes, mentre il diritto di credito vale solo nei confronti del debitore⁴.

Questa ricostruzione non è però condivisibile né dal punto di vista oggettivo né dal punto di vista soggettivo.

2. L’oggetto dell’obbligazione e del diritto di credito.

Con riguardo al primo aspetto Luigi Mengoni nel saggio del 1952 L’oggetto dell’obbligazione⁵ ha dimostrato che il diritto di credito non ha per oggetto soltanto il comportamento dovuto dal debitore, ma anche la realizzazione del risultato cui è destinato quel comportamento. Se ne trae una conferma sistematica dalla disciplina della mora del creditore: anche se il debitore ha compiuto tutti gli atti dovuti mediante l’offerta formale, l’obbligazione non si estingue, in quanto non può considerarsi adempiuta. Il debitore non è inadempiente, ma non è neppure liberato dall’obbligo. A tal fine è necessario dimostrare il conseguimento del risultato cui è strumentalmente preordinato il contenuto dell’obbligo. Finché il risultato non è raggiunto non si ha quell’adempimento che estingue l’obbligazione⁶.

È vero che l’estinzione può aversi per altra via, ad esempio per effetto del deposito liberatorio, ma questo è cosa diversa dall’adempimento, in quanto libera del debitore, ma non soddisfa l’interesse del creditore alla prestazione.

Allo stesso modo l’impossibilità che estingue l’obbligazione è quella che impedisce oggettivamente di realizzare il risultato, non quella che impedisce soltanto al debitore il comportamento dovuto (ad es. insolvenza del debitore). Questa è in realtà una mera difficoltà soggettiva come tale irrilevante⁷.

In conclusione, se oggetto dell’obbligo è il comportamento dovuto dal debitore⁸, oggetto del diritto del creditore è il risultato che soddisfa l’interesse da questi perseguito attraverso l’obbligazione.

Se il debitore tiene una condotta diligente, ma il risultato che il creditore ha diritto di ottenere non è raggiunto, non c’è adempimento. A seconda dei casi, l’obbligazione si estingue per impossibilità o il debitore è responsabile per inadempimento.

Non c’è quindi identità simmetrica fra oggetto dell’obbligo e oggetto del diritto di credito, c’è piuttosto una correlatività funzionale, nel senso che il comportamento dovuto dal debitore è funzionale alla realizzazione del risultato che soddisfa l’interesse alla prestazione.

3. La rilevanza erga omnes dei diritti di credito.

In realtà i diritti di credito si differenziano dai diritti reali nella misura in cui l’interesse del creditore è fisiologicamente soddisfatto attraverso la cooperazione necessaria del debitore, anche se questa non ne esaurisce l’oggetto. Se, peraltro, la soddisfazione dell’interesse si realizza per altra via, l’obbligazione si può comunque estinguere, ad esempio per adempimento del terzo (art. 1180 c.c.).

Diversamente, il titolare di diritti reali soddisfa il proprio interesse indipendentemente dalla cooperazione di un soggetto obbligato a un comportamento, anche se non mancano con riguardo ai diritti reali su cosa altrui profili di cooperazione tra soggetti, che però sono riconducibili non alla presenza di un rapporto autonomo tra di essi, ma alla divisione delle rispettive competenze in merito al godimento del medesimo bene⁹.

In ogni caso non sarebbe corretto fondare la distinzione tra diritti reali e diritti di credito in ragione della non opponibilità dei secondi erga omnes¹⁰.

Ove, infatti, si guardi non alla pretesa del creditore a un comportamento del debitore, ma al risultato che costituisce oggetto del suo diritto, se ne dovrà riconoscere la tutela anche contro gli atti dei terzi che ne impediscano la realizzazione¹¹.

Così come il proprietario può pretendere che altri si astengano dall’impedire il godimento del bene, allo stesso modo il creditore può pretendere che altri soggetti, anche diversi dal debitore, si astengano dal compiere atti che impediscono la realizzazione del risultato, che costituisce oggetto del suo diritto.

La giurisprudenza del resto ha ormai ammesso da tempo la tutela aquiliana del diritto di credito. Se un terzo rende temporaneamente o definitivamente impossibile la prestazione del debitore, è tenuto a risarcire il danno ai sensi dell’articolo 2043 c.c. Ad esempio il terzo provoca la morte o l’infortunio del debitore che non può così adempiere la prestazione lavorativa¹².

In questi casi non può configurarsi una complicità nell’inadempimento del debitore, il quale non è inadempiente, ma è impossibilitato ad adempiere. Viceversa nella fattispecie di complicità il terzo partecipa all’inadempimento del debitore agevolandone la condotta: ad esempio, consapevole dell’esistenza di un patto di prelazione, stipula il contratto che ne costituisce violazione. In entrambi i casi il terzo non diventa debitore ed è tenuto solo al risarcimento del danno, non alla prestazione.

Il creditore può quindi pretendere il comportamento del debitore, ma può comunque esigere che i terzi si astengano dal compiere atti che impediscano di realizzare il risultato al quale tale comportamento è preordinato.

In definitiva, sia nei diritti reali che nei diritti di credito l’interesse del titolare è protetto rispetto a ingerenze di terzi. La differenza sta nel fatto che l’interesse del creditore nella normalità dei casi è soddisfatto attraverso un comportamento strumentale del debitore.

4. L’obbligazione come rapporto tra due soggetti determinati.

L’obbligazione è il rapporto in virtù del quale un soggetto debitore è tenuto ad adottare in favore di un altro soggetto creditore un determinato comportamento¹³. Il rapporto obbligatorio è il paradigma del rapporto giuridico, come relazione tra due soggetti regolata dal diritto. In questo senso il diritto di credito, a differenza dei diritti reali, presuppone un rapporto tra due soggetti determinati.

In presenza di tale presupposto può peraltro accadere che l’operatività di alcuni obblighi accessori (c.d. di protezione)¹⁴ si estenda anche a favore di terzi che si trovano in un rapporto con il creditore, tale da porre la medesima esigenza di tutela¹⁵.

Non può invece condividersi la ricostruzione secondo cui in alcuni casi uno dei soggetti del rapporto obbligatorio potrebbe non essere determinato, ma semplicemente determinabile¹⁶. A sostegno di questa tesi si adducono gli esempi della promessa al pubblico (art. 1989 c.c.), del legato (art. 631, co. 2, c.c.) e della donazione (art. 778, co. 2, c.c.) là dove sia rimessa a un terzo la scelta del beneficiario.

In realtà nei casi presi in considerazione l’obbligazione concretamente sorge nel momento in cui è determinato il soggetto che ha diritto alla prestazione, mentre prima di quel momento l’obbligazione non esiste ancora. Se si verifica la situazione prevista nella promessa al pubblico, il promittente sarà obbligato nei confronti di chi si trovi nella situazione o abbia compiuto l’azione prescritta, altrimenti non sarà obbligato. Analogamente nel legato e nella donazione, ove non sia possibile individuare il beneficiario, non ci sarà alcun obbligo¹⁷.

5. Le obbligazioni propter rem.

Diverso è il caso delle c.d. obbligazioni propter rem, nelle quali il soggetto passivo è determinato in base alla titolarità di un diritto reale. Qui il debitore è determinato sin dal principio, ma può mutare perché l’obbligazione inerisce alla titolarità di un diritto su un bene e circola insieme a esso (c.d. ambulatorietà)¹⁸.

Ad esempio l’obbligo di pagare le spese di manutenzione delle parti comuni dell’edificio condominiale sorge in capo ai soggetti che sono titolari delle singole proprietà individuali nel momento in cui è compiuta l’attività cui la spesa si riferisce (cfr. artt. 1104, 1118, 1123 c.c.). Lo stesso vale per le spese di riparazione e ricostruzione del muro divisorio comune, che grava sui comproprietari (art. 882 c.c.).

La prima caratteristica delle obbligazioni propter rem è quindi la loro accessorietà rispetto a una situazione soggettiva di carattere reale. Da ciò deriva che il soggetto cessa di essere debitore quando trasferisce il diritto a un terzo, a prescindere dal fatto che il contratto che trasferisce la proprietà contempli oppure no l’obbligazione inerente al bene.

Una parziale eccezione si ha nel caso di comunione, là dove il cedente rimane obbligato in solido con il cessionario al pagamento delle spese di manutenzione del bene comune, di cui era debitore al momento del trasferimento della quota di comproprietà.

Questa regola si applica anche ai condomini di edifici in virtù dell’estensione prevista dall’art. 1139 c.c. L’eccezione è prevista a tutela del creditore, che potrebbe trovarsi di fronte a un nuovo debitore insolvente o meno solvibile. Emerge in questo modo in termini più netti il significato dell’ambulatorietà: il debitore muta con il trasferimento della proprietà e non è necessario il consenso del creditore. Si tratta di una deviazione rispetto ai principi in tema di circolazione delle obbligazioni, in base ai quali per sostituire il debitore occorre il consenso del creditore, anche nel caso in cui la prestazione oggetto dell’obbligazione non sia infungibile¹⁹.

Il creditore invero fa affidamento su una certa garanzia patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., che potrebbe cambiare con il mutamento del soggetto passivo. La deviazione rispetto ai principi è solo attenuata dal fatto che una garanzia patrimoniale è offerta dalla proprietà del bene al quale inerisce l’obbligazione: questa infatti potrebbe non essere sufficiente se ad esempio il bene fosse gravato da ipoteca di primo grado a favore di un altro creditore.

Altra discontinuità rispetto ai principi potrebbe ravvisarsi nel fatto che i beni, ai quali accedono le obbligazioni propter rem, possono essere gravati da pesi, che passano ai successivi acquirenti del bene, indipendentemente dal loro consenso.

Per entrambe queste ragioni le obbligazioni propter rem sono caratterizzate da un requisito di tipicità: esse sorgono da fattispecie direttamente previste dalla legge oppure possono costituirsi mediante contratto nei casi stabiliti dalla legge e con il contenuto da essa previsto²⁰. In tal modo si rispetta anche il principio

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