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Il «Carpe diem»

Il «Carpe diem»

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Il «Carpe diem»

Lunghezza:
93 pagine
58 minuti
Editore:
Pubblicato:
8 ott 2014
ISBN:
9788891158949
Formato:
Libro

Descrizione

Questo saggio analizza filologicamente il famoso carme oraziano, il Carpe diem, indagandone tutti i significati più profondi. Oggi il mondo, cieco da una perversa sete di denaro e potere, dimentica qual è la era essenza della vita. L'ode oraziana da un lontano passato parla ancora l'uomo moderno e lo invita ad essere saggio affinché possa assaporare il vero profumo dell'esistenza umana.
Editore:
Pubblicato:
8 ott 2014
ISBN:
9788891158949
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Libro

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Rudy.

IL «CARPE DIEM»

LA SUBLIMAZIONE DELL’ESISTENZA UMANA

I

ORAZIO, UNA VITA

Quinto Orazio Flacco nacque nel 65 a. C. a Venosa (tra l’Apulia e la Lucania), in Basilicata. Suo padre, un semplice liberto di umili condizioni che viveva a stento grazie ad un piccolo podere, volle che suo figlio studiasse con i migliori maestri del suo tempo. Così con enormi sacrifici fece studiare il giovane Orazio a Roma presso il celebre grammatico Orbilio ². Si racconta che fra i compagni di classe c’era anche il nipote di Giulio Cesare, Ottaviano, il futuro princeps di Roma. Completati gli studi, Orazio si trasferì ad Atene per frequentare le scuole dei filosofi greci. Infatti, all’epoca era costume per i giovani romani, una volta terminati gli studi, perfezionarsi intellettualmente presso le scuole filosofiche ateniesi. Intanto la storia irruppe prepotentemente nella giovane età del poeta. A Roma Giulio Cesare fu assassinato in una congiura (Idi di Marzo 44 a. C.) e i suoi assassini, detti cesaricidi, si rifugiarono proprio in Grecia per allestire un grosso esercito e combattere contro Ottaviano e Marco Antonio (quest’ultimo generale di Giulio Cesare e insieme ad Ottaviano erede del potere politico di Cesare). Orazio, poiché aveva abbracciato filosoficamente gli ideali repubblicani e antitirannici, vide nei cesaricidi i restauratori della Repubblica a Roma e si arruolò nel loro esercito. Nella battaglia decisiva a Filippi (in Macedonia, 42 a. C.) i cesaricidi furono sconfitti e il poeta riuscì a fuggire miracolosamente alla strage dei vinti che ne seguì. Così a Roma si instaurarono Ottaviano e Marco Antonio. Però dopo la disfatta di Azio (in Epiro, nel 31 a. C.) con la sconfitta e la morte di Marco Antonio, Ottaviano divenne il padrone assoluto dell’impero, autoproclamandosi Augusto e dando vita al principato. Intanto Orazio era già ritornato a Roma. Riuscì sì a ottenere il perdono da Ottaviano, ma perdette il piccolo podere paterno, confiscato per aver militato a favore dei cesaricidi. Così, morto il padre e in gravi difficoltà economiche iniziò a lavorare come scriba presso i questori, ricoprendo incarichi umili e mal pagati. Intanto, iniziò a comporre le sue prime opere poetiche confluite in «Epodi» e «Satire», pubblicate nel 30 a. C. Grazie a queste due raccolte fu notato da Virgilio e Lucio Varo, già celebri poeti dell’entourage di Ottaviano e Mecenate. Fu così che Virgilio presentò Orazio a Mecenate, il quale lo fece entrare ³ nel suo omonimo circolo. Il circolo di Mecenate era molto prestigioso: vi appartenevano solo gli intellettuali più in vista dell’impero. Orazio riuscì a entrarvi grazie alle sue doti letterarie e divenne subito amico di Mecenate, la quale amicizia durò per tutta la vita.

Nonostante Ottaviano utilizzasse il circolo di Mecenate come propaganda politica, Orazio riuscì a non farsi influenzare da queste ideologie tanto da rifiutare un prestigioso e ben remunerato incarico come segretario personale dello stesso Ottaviano Augusto. Successivamente, al poeta di Venosa Mecenate diede in dono una villa in Sabina, nei pressi di Tivoli, alle porte di Roma. Il dono fu talmente apprezzato da Orazio che abbandonò Roma definitivamente per trasferirsi nella sua nuova casa per condurre una vita semplice, onesta e frugale. E così visse finché le Moire recisero la sua vita nell’8 a. C.

Di Orazio si conosce per certo che fu di stampo epicureo, ossia simpatizzava per la filosofia del greco Epicuro, il quale ricercava la felicità nella semplicità e nell’esaltazione di un quotidiano lontano dai riflettori e dal clamore. Infatti, frequenti furono i viaggi di Orazio a Napoli, patria degli epicurei. Il poeta a Napoli frequentò il circolo epicureo di Sirone (allievo di Filodemo di Gadara⁴) insieme a Virgilio. Di testimonianze della presenza in Campania di circoli epicurei sono i ritrovamenti di alcuni papiri ercolanesi di Filodemo di Gadara che ne attestano l’attività⁵. Secondo gli studi filologici dei ritrovamenti papiracei degli scavi ercolanesi, nella zona di Posillipo⁶ esisteva un perenne raduno epicureo. Lì si incontravano e si dedicavano allo studio della filosofia e tra i mirabili giardini e i paesaggi mozzafiato a picco sul mare si dilettavano di otium letterario, mettendo in pratica tutti i dettami della filosofia greca. In breve, Napoli era un luogo indiscusso dell’epicureismo italico.


² Lucio Orbilio Pupillo di Benevento fu un famoso grammatico latino. Secondo le testimonianze degli antichi (Orazio e Quintiliano) era solito far studiare i suoi allievi sull’ «Odysia» di Livio Andronico e spesso utilizzava la sferza verso i più negligenti.

³ Racconta Guido Vitali in Gli scrittori a Roma (vedi bibliografia), che Orazio entrò a far parte del circolo di Mecenate all’età di 27 anni.

⁴ Filodemo di Gadara fu un allievo diretto di Epicuro. Visse tra il 110 e il 40 a.C. nella Villa dei Papiri a Ercolano, donatagli da Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare. La villa divenne subito un cenacolo della dottrina epicurea e fu arricchita da una prestigiosa biblioteca, in parte recuperata dagli scavi archeologici di Ercolano. Filodemo compose epigrammi autobiografici nei

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