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Un anno in cammino con papa francesco
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E-book338 pagine5 ore

Un anno in cammino con papa francesco

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Info su questo ebook

Ad un anno esatto dalla sua nomina a Pontefice, tutte le parole originali pronunciate dal vivo dal Santo Padre sono state raccolte in questo volume, che le inserisce in un’inedita prospettiva. I testi rispecchiano fedelmente i discorsi pronunciati da Papa Francesco, e sono stati ripresi da tutte le sue omelie, incontri, udienze e viaggi apostolici. Inflessioni Spagnole, rafforzativi improvvisati, espressioni fuori dal protocollo e – perché no – errori grammaticali che a volte addolcisono le pungenti parole del successore di Pietro: tutto è stato racccolto con dovizia di particolari.

“Camminare, edificare, confessare – portando la croce”, muovendo da questo percorso di fede tracciato da Papa Francesco, il libro offre un viaggio spirituale per i fedeli. La struttura del volume rispecchia la ciclicità dell’excursus della vita cristiana, che parte da Dio – che conosciamo nella preghiera –, per infine tornare nel seno amorevole del Padre – che abbracciamo nella Croce. L’impegno e la dedizione che si richiedono al devoto che scelga di intraprendere questo iter di fede cresce e si intensifica di capitolo in capitolo, passo dopo passo.
LinguaItaliano
Data di uscita5 mar 2014
ISBN9788868858902
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    Un anno in cammino con papa francesco - Alexander Voccia

    Alexander Voccia

    Un anno in cammino con Papa Francesco

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    Questo libro è stato realizzato con BackTypo

    un prodotto di Simplicissimus Book Farm

    Indice dei contenuti

    Un anno in cammino con Papa Francesco

    Prefazione

    INTRODUZIONE

    Il percorso della fede che si codifica in tre tappe: camminare, edificare, confessare – portando la croce.

    1. CAMMINARE – verso Gesù

    1.1. Un cammino aperto a tutti

    Incominciamo con il pentirci dei nostri peccati ed incamminiamoci verso la riconciliazione con Dio, che tramite l’intercessione di Gesù e Maria non si stanca di perdonare i nostri peccati e quelli di tutti i peccatori.

    Non abbiamo paura di fuggire dal peccato e dalle tentazioni, senza mai voltarci indietro con nostalgia o curiosità.

    1.2. Un cammino che si fonda su Gesù

    Riconosciamo chi è Gesù per riconoscere la Sua chiamata e rinnovare i sacramenti, pregando per superare l’incredulità iniziale, lasciandoci guardare, amare, rinnovare e guidare lungo il cammino da Lui fino a convertirci, anche se ciò implica cambiare i nostri progetti personali.

    Alimentiamo il nostro rapporto con Dio tutti i giorni, custodendoLo ed affidandoci a Lui con umiltà tramite la preghiera, partecipando alla Sua passione, ed incontrandoLo in silenzio per contemplarLo, ringraziarLo, ascoltarLo, lodarLo e vivere la Sua memoria in un intimo dialogo, senza perdere la pazienza.

    Per scuotere le coscienze

    2. EDIFICARE – con Gesù

    2.1. Edificare per superare le tentazioni del mondo

    Lottiamo contro il diavolo con Dio al nostro fianco.

    Dogana pastorale ed ipocrisia cristiana.

    Chiusura in noi stessi, nella gelosia che porta al pettegolezzo, nel relativismo e nella provvisorietà.

    L’idolatria del benessere materiale che ci spinge verso la superbia ed il trionfalismo che ci incitano al carrierismo e all’efficientismo, chiudendo i nostri cuori dinnanzi alla cultura dello scarto ed innalzando il primato dell’economia che porta alla mancanza di lavoro e di dignità e che può solo generare guerra, distruzione e morte.

    Guardiamo alla solidarietà come perno della giustizia globale, che può portare ad un vero sviluppo, rifiutando gli idoli e pregando con il cuore.

    2.2. Edificare con Gesù nel cuore

    Mettiamo Cristo al centro della nostra vita, per guardare con i Suoi occhi e porre le fondamenta dell’edificazione della santità.

    Partiamo dall’amore di coppia per vivere i grandi ideali in ogni aspetto della vita, senza lasciarci trascinare dagli eventi, andando contro corrente, affrontando le sfide con il coraggio di sbagliare.

    Viviamo la vita come un dono da donare e condividere con il prossimo attraverso i carismi, con solidearietà, custodendo il creato ed il nostro prossimo, riconoscendo l’armonia nella diversità di coloro che aderiscono ad altre religioni, di coloro che si professano atei e di coloro che vengono da lontano, ripugnando con sdegno l’indifferenza sociale che uccide.

    Per scuotere le coscienze

    3. CONFESSARE – per Gesù

    3.1. Annunciare

    Partiamo dalla preghiera per annunciare il Vangelo a tutti, perché questa è la missione che dobbiamo portare avanti in maniera gratuita, con gioia, zelo e fervore apostolico.

    Riconosciamo la vocazione per diventare mediatori tra Dio e gli uomini.

    3.2. Testimoniare

    L’importanza della testimonianza che porta libertà.

    Partiamo dalla preghiera che ancora la nostra chiamata in Cristo per diventare strumenti di Dio e missionari nella vita quotidiana che escono da se stessi per andare incontro all’altro, che camminano verso le periferie esistenziali, amano i loro nemici ed abbracciano la carne di Cristo.

    Per scuotere le coscienze

    4. PORTARE LA CROCE – di Gesù

    4.1. Le tribolazioni della Croce

    Abbracciare la Croce significa affrontare molte tribolazioni, come la paura, la solitudine, il pessimismo e la sfiducia.

    Le tribolazioni si possono vincere solo contemplando la croce di Gesù affinchè ci doni il coraggio, la pazienza, la sopportazione e la tenacia di non lasciarci mai rubare la speranza.

    4.2. La gloria eterna della Croce

    Seguire Cristo significa seguirlo sulla via della Croce senza lasciarci sedurre dalla ragionevolezza del mondo, abbassandoci con umiltà fino al martirio quotidiano, affidandoci a Dio senza paura della morte.

    La Croce ci dona il vero potere che è la capacità di servire con amore e mitezza, e ci apre le porte alla consolazione, alla gioia del Signore, alla pace ed all’amore di Dio che ci attende quando entreremo in paradiso assieme ai Santi che ci hanno preceduto nella grazia del Signore.

    Per scuotere le coscienze

    Chiosa

    Note

    Un anno in cammino con Papa Francesco

    «Essere Santi non è un privilegio di pochi,

    come se qualcuno avesse avuto una grossa eredità.

    Tutti noi abbiamo l’eredità di poter diventare Santi nel battesimo.

    È una vocazione per tutti.»

    Prefazione

    Il 13 Marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio è salito alla soglia di Pietro con il nome di Papa Francesco. A distanza di un anno esatto, tutte le parole originali pronunciate dal vivo dal Santo Padre sono state raccolte in questo volume, che le inserisce in un’inedita prospettiva ricollegandole ad un cammino di fede verso la santità tracciato dallo stesso Papa Francesco all’indomani della sua storica nomina: camminare, edificare, confessare – portando la Croce.

    Primo pontefice nella storia bimillenaria della Chiesa cattolica ad assumere il nome del poverello di Assisi. Primo pontefice a venire dall’America Latina. Un Papa rivoluzionario, seppur moderato. Un Papa di immenso carisma, seppur umile. Un Papa in cammino verso un sogno, il sogno di una Chiesa povera e per i poveri. Con il cuore aperto alla voce di Gesù – che ricorda a tutti noi «non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Mt.10,19-20) – Papa Francesco ha lasciato che il suo cammino fosse costellato fin da subito da discorsi improvvisati e pronunciati a braccio. Oggi, a distanza di un anno esatto dalla fine del conclave, l’insieme delle parole ispirate a Papa Francesco dallo Spirito Santo illuminano un percorso iridiscente di fede e conversione.

    Raccogliere questo patrimonio spirituale è quanto si prefigge di fare il presente volume. La natura inedita del libro risiede nel fatto che tutti i discorsi qui riportati sono il frutto di un minuzioso ed attento lavoro di trascrizione dal vivo. Vale a dire che i testi contenuti in questo volume rispecchiano fedelmente le esatte parole pronunciate da Papa Francesco, anzichè offire una semplice trasposizione dei discorsi ufficiali facilmente reperibili on-line. Inflessioni Spagnole, rafforzativi improvvisati, espressioni fuori dal protocollo e – perché no – errori grammaticali che a volte addolcisono le pungenti parole del successore di Pietro: tutto è stato racccolto con dovizia di particolari per offire ai lettori di tutto il mondo un’immagine quanto più possibile fedele, sincera e trasparente di Papa Francesco.

    La fedeltà delle parole riportate rappresenta dunque la prima particolarità di questo libro, ma non certo l’unica. Il secondo aspetto da menzionare è che le parole riporate sono state riprese dalla quasi totalità dei discorsi pronunciati dal Santo Padre. Vale a dire che non sono stati scelti solo alcuni discorsi pronunciati durante particolari omelie. In tal senso, si è voluto offrire ai lettori un quadro d’insieme quanto più completo possibile, che presentasse tutte le omelie, le riflessioni spirituali, le conversazioni, i viaggi apostolici, gli incontri e le udienze tenute durante questo primo anno di pontificato.

    Il terzo aspetto che preme rimarcare è che il presente volume non accenna in nessun momento ad alcuna riflessione di carattere teologico personale. Al contrario, il proposito del libro è di lasciare che le parole ispirate a Papa Francesco dallo Spirito Santo irradino liberamente i cuori dei fedeli, senza la necessità di alcun intermediario. Per questo motivo, le uniche parole qui contenute sono quelle uscite direttamente dalla bocca del successore di Pietro.

    Il quarto aspetto da sottolineare è che viene proposta una selezione di frammenti estrapolati dai discorsi originali, anzichè i discorsi per intero. Essendo l’obbiettivo di questo libro quello di offrire un percorso individuale di fede, si è deciso di carpire tutti quei passaggi che offrono indicazioni spirituali e comportamentali per i fedeli.

    Infine, il quinto ed ultimo aspetto da spiegare è la struttura del presente volume. Tutte le parole di Papa Francesco qui contenute sono state inserite all’interno di un cammino di santità tracciato dallo stesso Santo Padre. In tal senso, è importante chiarire che i discorsi non sono presentati in ordine strettamente cronologico, come se fossero tante fotografie istantanee slegate tra di loro. Al contrario, le frasi del successore di Pietro sono state inserite in una struttura ben definita, senza però che una sola parola sia mai stata strappata dal suo quadro di riferimento originale; vale a dire senza che sia mai stata sradicata dal suo contesto di origine, rispettando quindi fedelmente i concetti normativi e le parole chiave usate dallo stesso Pontefice per delineare e riassumere le sue omelie e rifelssioni spirituali.

    Camminare, edificare, confessare – portando la croce, muovendo esattamente da questo percorso di fede disegnato personalmente da Papa Francesco durante la sua primissima messa celebrata nella Cappella Sistina in presenza dei Cardinali elettori il 14 Marzo 2013, il libro offre un viaggio spirituale per i fedeli di tutto in mondo in cammino verso la santità; un cammino al quale siamo chiamati tutti – come ripetutamente rimarcato da Papa Francesco. In questo senso, la struttura rispecchia la ciclicità dell’exursus della vita cristiana, che parte da Dio – che conosciamo nella preghiera –, per infine tornare nel seno amorevole del Padre – che abbracciamo nella Croce. Non stupisce quindi che l’impegno e la dedizione che si richiedono al devoto che scelga di intraprendere questo iter di fede cresca e si intensificchi lungo tutto il percorso, passo dopo passo.

    Nel primo capitolo – camminare – si sottolinea come il cammino verso la santità sia perennemente aperto a tutti, a prescindere da quelli che possono essere i nostri peccati, purchè si desideri intraprendere un percorso fondato su Gesù. In questo contesto, il capitolo si sofferma dapprima sull’importanza della confessione, per poi raccontare la bellezza dell’incontro con Gesù, che va alimentato tutti i giorni tramite la preghiera, la contemplazione, l’ascolto ed il dialogo.

    Con Gesù radicato nel cuore, nel secondo capitolo – edificare – il fedele è invitato ad uscire da se stesso per andare incontro al prossimo. Nell’uscire da se stessi, il primo passo è quello di affrontare le tentazioni del mondo che ci propone il diavolo, a partire dall’ipocrisia e dall’idolatria del benessere materiale. Fronteggiando le tentazioni con Gesù nel cuore, il fedele è altresì chiamato a vivere i grandi ideali e ad affrontare le sfide quotidiane in ogni aspetto della vita, custodendo il creato ed il prossimo, e lottando contro l’indifferenza sociale che uccide.

    Già intento a vivere la vita con il cuore permeato dalla parola di Gesù, nel terzo capitolo – confessare – viene indicato al fedele un ulteriore passo in avanti. Se infatti nel secondo capitolo il fedele è stato invitato a vivere la propria vita nel rispetto del Vangelo, nel terzo capitolo si propone al fedele di confessare il Vangelo stesso, trasformando la propria esistenza in testimonianza viva della parola di Cristo. Questo particolare percorso include sia l’annuncio del Vangelo, che va portato avanti in maniera gratuita, con zelo e fervore apostolico; sia – soprattutto – la testimonianza. In particolare, attraverso la testimonianza, il fedele è chiamato a diventare uno strumento di Dio in cammino verso le periferie esistenziali, laddove potrà abbracciare la carne di Cristo.

    La quarta ed ultima tappa di questo viaggio è portare la Croce. Qui al fedele viene offerto di seguire Cristo sulla via della Croce, non lasciandosi sedurre dalla ragionevolezza del mondo, abbassandosi con umiltà fino al martirio quotidiano, senza paura della morte. Proprio le tribolazioni della Croce, che si potranno vincere solo contemplando Gesù, apriranno a tutti i fedeli la porta del paradiso dove, assieme ai Santi che li hanno preceduti, vivranno nella pienezza della grazia, della gioia, della pace e dell’amore eterno di Dio Padre. 

    Alexander Voccia

    Roma, 26 Febbraio 2014

    INTRODUZIONE

    Il percorso della fede che si codifica in tre tappe: camminare, edificare, confessare – portando la croce.

    1.     [Il percorso della fede... ] «Noi sappiamo che la storia ha un centro: Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto, che è vivo fra noi. E ha un fine: il regno di Dio, regno di pace, di giustizia, di libertà nell’amore. E ha una forza che la mueve verso quel fine, e la forza è lo Spirito Santo. Tutti noi abbiamo lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel Battesimo, e Lui ci spienge ad andare avanti nella strada della vita cristiana, nella strada della storia verso il regno di Dio.»

    1 Gennaio 2014, Angelus Domini, Piazza San Pietro, Vaticano

    2._____ «La misericordia di Dio vuole la salvezza di tutti. Gesù non dice agli apostoli di formare un gruppo esclusivo. Gesù dice andate e fate discepoli tutti i popoli. Come si diventa membri di questo popolo? Non è attraverso la nascita fisica, ma attraverso una nuova nascita. È attraverso il battesimo che noi siamo introdotti in questo popolo, attraverso la fede in Cristo che deve essere alimentato e fatto crescere durante tutta la nostra vita. Qual’è la legge del popolo di Dio? È la legge dell’amore, amore a Dio e amore al prossimo. Un amore che non è qualcosa di vago, ma che è riconoscere Dio come unico Signore della vita e allo stesso tempo l’accogliere l’altro come vero fratello, superando divisioni, rivalità, incomprensioni, egoismi. Le due cose vanno insieme. Pregare per coloro con i quali siamo arrabbiati: è un bel passo in questa legge dell’amore. E che missione ha questo popolo? Quella di portare nel mondo la speranza della salvezza di Dio. Essere sale che da sapore e preserva dalla corruzione, essere luce che illumina. Il diavolo agisce, ma Dio è più forte. La realtà segnata dal male può cambiare se portiamo la luce con la nostra vita. Facciamo che la nostra vita sia una luce di Cristo. Qual’è il fine di questo popolo? Il regno di Dio. Iniziato su questa terra da Dio stesso e che deve essere ampliato fino al compimento, quando apparirà Cristo vita nostra. Il fine allora è la comunione piena col Signore, entrare nella Sua stessa vita divina dove vivremo la gioia del suo amore senza misura.»

    12 Giugno 2013, Udienza generale, Sagrato della Basilica di San Pietro, Vaticano

    3._____ «La fede è un cammino con Gesù. Ricordate sempre questo. È un cammino che dura tutta la vita. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci da la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire. Siamo chiamati a camminare per entrare sempre di più dentro al mistero dell’amore di Dio che ci sovrasta e ci permette di vivere con serenità e speranza.»

    23 Novembre 2013, Incontro del Papa con i Catecumeni, Basilica di San Pietro, Vaticano

    4.     [... che si codifica in tre tappe: camminare, edificare, confessare – portando la croce.] «Camminare, edificare, confessare. Quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con l’irreprensibilità che il Signore ci chiede. Edificare la Chiesa con pietre vive, unte dal Signore. Noi possiamo camminare tutto quello che ci pare, possiamo edificare tutto quello che ci pare, ma se non confessiamo Gesù Cristo la cosa non va. Chi non prega al Signore prega al diavolo. Quando non si confessa Gesù Cristo si confessa la mondanità del diavolo. Ma a volte la cosa non è cosi facile. E quando camminiamo senza la croce, e quando edifichiamo senza la croce, e quando confessiamo un Cristo senza croce, non siamo discepoli del Signore. Camminare, edificare, confessare Gesù Cristo crocifisso. Così sia.»

    14 Marzo 2013, Fine Conclave, Messa con i Cardinali elettori, Cappella Sistina, Vaticano

    1. CAMMINARE – verso Gesù

    «Ma non ti spaventare.

    Se con quella grossa che ha fatto Pietro,

    lo hanno fatto Papa, tu vai avanti!»

    «Il Signore ci domanda: Cosa pensi tu di me?.

    Ma lo fa, eh? Lo fa tante volte!

    Cosa pensi tu di me?, dice il Signore.

    E noi non possiamo farci quelli che non capiscono bene.»

    «Qualche volta li chiamo [i carcerati di Buenos Aires],

    specialmente la domenica, faccio una chiacchierata.

    Poi quando finisco penso: perché lui è lì e non io

    che ho tanti e più motivi per stare lì?» 

    1.1. Un cammino aperto a tutti

    Incominciamo con il pentirci dei nostri peccati ed incamminiamoci verso la riconciliazione con Dio, che tramite l’intercessione di Gesù e Maria non si stanca di perdonare i nostri peccati e quelli di tutti i peccatori.

    5.     [Incominciamo con il pentirci dei nostri peccati… ] «Tutti portiamo i nostri peccati, ma il Signore vuol sentire che Gli diciamo perdonami, aiutami a camminare, trasforma il mio cuore e il Signore può trasformare il cuore. Dio non è un giudice spietato, ma è come il padre della parabola evangelica. Quando hai la forza di dire voglio tornare a casa troverai sempre la porta aperta. Dio ti viene incontro perché ti aspetta sempre, ti abbraccia, ti bacia e fa festa. Così è la tenerezza del nostro Padre.»

    2 Ottobre 2013, Udienza Generale, Sagrato della Basilica di San Pietro, Vaticano

    6._____ «E questa è la lotta dei cristiani. È la nostra lotta di tutti i giorni. E noi non sempre abbiamo il coraggio di parlare come parla Paolo su questa lotta. Sempre cerchiamo una via di giustificazione: Ma sì, siamo tutti peccatori. Ma, lo diciamo così, no? Questo lo dice drammaticamente: è la lotta nostra. E se noi non riconosciamo questo, mai possiamo avere il perdono di Dio. Perché se l’essere peccatore è una parola, un modo di dire, una maniera di dire, non abbiamo bisogno del perdono di Dio. Ma se è una realtà, che ci fa schiavi, abbiamo bisogno di questa liberazione interiore del Signore, di quella forza. Ma più importante qui è che per trovare la via d’uscita, Paolo confessa alla comunità il suo peccato, la sua tendenza al peccato. Non la nasconde. Alcuni dicono: Ah, io mi confesso con Dio. Ma è facile, è come confessarti per e-mail, no? Dio è là lontano, io dico le cose e non c’è un faccia a faccia, non c’è un quattrocchi. Paolo confessa la sua debolezza ai fratelli faccia a faccia. Altri: No, io vado a confessarmi ma si confessano di cose tanto eteree, tanto nell’aria, che non hanno nessuna concretezza. E quello è lo stesso che non farlo. Confessare i nostri peccati non è andare ad una seduta di psichiatria, neppure andare in una sala di tortura: è dire al Signore Signore sono peccatore, ma dirlo tramite il fratello, perché questo dire sia anche concreto. E sono peccatore per questo, per questo e per questo. I piccoli hanno quella saggezza: quando un bambino viene a confessarsi, mai dice una cosa generale. Ma, padre ho fatto questo e ho fatto questo a mia zia, all’altro ho detto questa parola e dicono la parola! Ma sono concreti, eh? Hanno quella semplicità della verità. E noi abbiamo sempre la tendenza di nascondere la realtà delle nostre miserie. Ma c’è una cosa bella: quando noi confessiamo i nostri peccati come sono alla presenza di Dio, sempre sentiamo quella grazia della vergogna. Vergognarsi davanti a Dio è una grazia. È una grazia: Io mi vergogno. Pensiamo a Pietro quando, dopo il miracolo di Gesù nel lago: Ma, Signore, allontanati da me, io sono peccatore. Si vergognava del suo peccato davanti alla santità di Gesù Cristo.»

    25 Ottobre 2013, Santa Messa, Domus Sanctae Marthae, Vaticano

    7._____ «Gesù da agli apostoli il potere di perdonare i peccati. In questo modo Gesù ci chiama a vivere la riconciliazione anche nella dimensione comunitaria. Tante persone forse non capiscono la dimensione ecclesiale del perdono perché domina sempre l’individualismo. Per noi cristiani c’è un dono in più, un impegno in più: passare umilmente attraverso il ministero ecclesiale. È un dono, una cura, una protezione, una sicurezza che mi ha perdonato. Io vado dal fratello sacerdote e dico ma padre ho fatto questo, è Dio che perdona e io sono sicuro in quel momento che Dio mi ha perdonato, e questo e bello, questo è avere la sicurezza di quello che noi diciamo sempre: Dio sempre ci perdona. Noi dobbiamo non stancarci di andare a chiedere perdono. Mah padre, a me fa vergogna andare a dire i miei peccati. Mah guarda, le nostre mamme, le nostre nonne dicevano che è meglio diventare una volta rosso e non mille volte giallo, eh! Il perdono di Dio che ci viene dato nella Chiesa ci viene trasmesso per mezzo di un nostro fratello, il sacerdote. Anche lui, come noi, è un uomo che ha bisogno di misericordia, ma diventa veramente strumento di misericordia donandoci l’amore senza limite di Dio padre. Anche il Papa si confessa ogni quindici giorni, perché il Papa è un peccatore. A volte capita di sentire qualcuno che sostiene di confessarsi direttamente con Dio. Si, Dio ti ascolta sempre, ma nel sacramento della riconciliazione manda un fratello a portarti il perdono: la sicurezza del perdono a nome della Chiesa. Tutti noi abbiamo il diritto di trovare nei sacerdoti dei servitori del perdono di Dio.»

    20 Novembre 2013, Udienza Generale, Sagrato della Basilica di San Pietro

    8._____ «Vergognarsi è una virtù dell’umile, di quell’uomo e di quella donna che è umile: è una vera virtù cristiana e anche umana.»

    29 Aprile 2013, Santa Messa, Domus Sanctae Marthae, Vaticano

    9._____ «Il Signore gli fa sentire, a lui [Pietro] e anche a noi, che tutti siamo peccatori. Il problema non è essere peccatori: il problema è non pentirsi del peccato, non avere vergogna di quello che abbiamo fatto. Quello è il problema. E Pietro ha questa vergogna, questa umiltà, no? Il peccato, il peccato di Pietro, è un fatto che con il cuore grande che aveva Pietro, lo porta ad un incontro nuovo con Gesù, alla gioia del perdono. Ma non ti spaventare. Se con quella grossa che ha fatto Pietro, lo hanno fatto Papa, tu vai avanti!. È che il Signore è così. Il Signore è così. Il Signore ci fa maturare con tanti incontri con Lui, anche con le nostre debolezze, quando le riconosciamo, con i nostri peccati. Pietro è un grande non perché sia uno bravo, ma perché è un nobile, ha un cuore nobile, e questa nobiltà lo porta al pianto, lo porta a questo dolore, a questa vergogna e anche a prendere il suo lavoro di pascere il gregge.»

    17 Maggio 2013, Santa Messa, Domus Sanctae Marthae, Vaticano

    10._____ «Tutti siamo peccatori e tutti siamo tentati e la tentazione è il pane nostro di ogni giorno. Se qualcuno di noi dicesse: Ma io mai ho avuto tentazioni, o sei un cherubino o sei un pò scemo, no? Si capisce… È normale nella vita la lotta e il diavolo non sta tranquillo, lui vuole la sua vittoria. Ma il problema – il problema più grave in questo brano – non è tanto la tentazione e il peccato contro il nono comandamento, ma è come agisce Davide. E Davide qui non parla di peccato, parla di un problema che deve soluzionare. Questo è un segno! Quando il Regno di Dio viene meno, quando il Regno di Dio diminuisce, uno dei segni è che si perde il senso del peccato. La potenza dell’uomo al posto della gloria di Dio! Questo è il pane di ogni giorno. Per questo la preghiera di tutti i giorni a Dio Venga il tuo Regno, cresca il tuo Regno, perché la salvezza non verrà dalle nostre furbizie, dalle nostre astuzie, dalla nostra intelligenza nel fare gli affari. La salvezza verrà dalla grazia di Dio e dall’allenamento quotidiano che noi facciamo di questa grazia nella vita cristiana. Io vi confesso, quando vedo queste ingiustizie, questa superbia umana, anche quando vedo il pericolo che a me stesso avvenga questo, il pericolo di perdere il senso del peccato, mi fa bene pensare ai tanti Uria della storia, ai tanti Uria che anche oggi soffrono la nostra mediocrità cristiana, quando noi perdiamo il senso del peccato, quando noi lasciamo che il Regno di Dio cada… Questi sono i martiri dei nostri peccati non riconosciuti. Ci farà bene oggi pregare per noi, perché il Signore ci dia sempre la grazia di non perdere il senso del peccato, perché il Regno non cali in noi. Anche portare un fiore spirituale alla tomba di questi Uria contemporanei, che pagano il conto del banchetto dei sicuri, di quei cristiani che si sentono sicuri.»

    31 Gennaio 2014, Santa Messa, Domus Sanctae Marthae, Vaticano

    11._____ «A noi ci piace bastonare gli altri, condannare gli altri. Il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. È il messaggio più forte del Signore, la misericordia. Lui stesso lo ha detto io non sono venuto per i giusti – i giusti si giustificano da soli, ah se tu puoi farlo, io non posso farlo, ma loro credono che possono farlo – io sono venuto per i peccatori. Lui è venuto per noi quando noi riconosciamo di essere peccatori. Ma se noi siamo come quel fariseo davanti all’altare – ti ringrazio Signore perché non sono come tutti gli altri uomini – non conosciamo il cuore del signore. E non avremo mai la gioia di sentire questa misericordia. Gesù ha una capacità unica di dimenticare, ti bacia e ti abbraccia, e soltanto ti dice neanche io ti condanno, va e non peccare più. Il Signore mai si stanca di perdonare, mai. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. Chiediamo la grazia di non stancarci mai di chiedere il perdono.»

    17 Marzo 2013, Santa Messa, Sant’Anna in Vaticano

    12.     [… ed incamminiamoci verso la riconciliazione con Dio...] «Ma cosa è la riconciliazione? Prendere uno da questa parte, prenderne un altro e farli uniti: no, questa è parte ma non è. La vera riconciliazione è che Dio, in Cristo, ha preso i nostri peccati e Lui si è fatto peccato per noi. E quando noi andiamo a confessarci, per esempio, non è che diciamo il peccato e Dio ci perdona. No, non è quello! Noi troviamo Gesù Cristo e gli diciamo: Questo è tuo e io ti faccio peccato un’altra volta. E a Lui piace quello, perché è stata la sua missione: farsi peccato per noi, per liberare a noi. Ma i filosofi dicono che la pace è una certa tranquillità nell’ordine: tutto ordinato e tranquillo… Quella non è la pace cristiana! La pace cristiana è una pace inquieta, non è una pace tranquilla: è una pace inquieta, che va avanti per portare avanti questo messaggio di riconciliazione.»

    14 Giugno 2013, Santa Messa, Domus Sanctae Marthae, Vaticano

    13.     [... che tramite l’intercessione di Gesù ...] «In realtà le guarigioni, l’insegnamento, le parole forti contro l’ipocrisia, erano soltanto un segno, un segno di qualcosa di più che Gesù stava facendo, cioè

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