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Traumatologia pratica in P.S.
Traumatologia pratica in P.S.
Traumatologia pratica in P.S.
E-book214 pagine1 ora

Traumatologia pratica in P.S.

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Info su questo ebook

Questo libro è dedicato agli Specializzandi ed ai giovani specialisti in ortopedia e traumatologia che si trovano ad affrontare le problematiche del traumatizzato in un pronto soccorso. I molti testi già esistenti di traumatologia affrontano il trattamento delle fratture in modo certamente esaustivo ma perdono spesso di vista cosa sia necessario fare al momento dell’accettazione del paziente, quali accertamenti eseguire, quali manovre riduttive siano da fare immediatamente e quali sia preferibile rimandare, se sia necessario o meno ricorrere all’anestesia e, in caso sia necessario ridurre immediatamente una frattura, quale sia il grado di scomposizione residua accettabile e quali i tempi di immobilizzazione. Tutto questo in un testo volutamente sintetico e in un formato estremamente ridotto. Ci auguriamo che gli specializzandi e i giovani specialisti possano trovare in questo libro un utile vademecum che faccia loro affrontare i primi passi della loro formazione in modo sereno e riducendo al minimo gli inevitabili errori di inesperienza.
PAOLO CABITZA, Professore Ordinario di Clinica Ortopedica dell’Università degli Studi di Milano, dirige l’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Policlinico San Donato. È stato direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione ed è attualmente direttore della Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università degli Studi di Milano.

PRIMO ANDREA DAOLIO, Professore a Contratto della Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università degli Studi di Milano, è responsabile dell’Unità Dipartimentale per la gestione clinica degli Innesti Ossei presso il Centro di Chirurgia Oncologica Ortopedica dell’Istituto Ortopedico G. Pini di Milano. È stato Responsabile del Servizio di Traumatologia d’Urgenza dell’Istituto Ortopedico G. Pini di Milano.
LinguaItaliano
Data di uscita1 lug 2011
ISBN9788874886241
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    Traumatologia pratica in P.S. - Paolo Cabitza

    coccige

    HOME

    Cabitza Paolo e Daolio Primo Andrea

    Traumatologia pratica

    in P.S.

    40131 Bologna - Via U. Terracini 30

    Tel. 051-63.40.113 - Fax 051-63.41.136

    www.editrice-esculapio.it

    Fratture della scapola

    Le fratture della scapola isolate sono rare. Sono in genere dovute a traumi diretti e sono spesso associate ad altre fratture nei politraumi che coinvolgono il torace e la spalla.

    Distinguiamo:

    Fratture extra articolari

    Fratture articolari.

    Sono più frequenti le fratture extra articolari (del corpo del collo e dei processi). Sono in genere fratture stabili perché la scapola è avvolta da voluminose masse muscolari. Possono risultare instabili quando, specie nei politraumi da incidenti stradali, vengano coinvolte le apofisi, il collo e anche la clavicola.

    Quadro clinico

    Caratterizzato da dolore vivo alla palpazione della zona fratturata ed ai movimenti della scapolo-omerale. Spesso è presente notevole tumefazione ed ecchimosi ma nelle fratture composte può mancare del tutto.

    L’esame radiografico va eseguito oltre che in proiezione antero-posteriore anche in proiezione assiale di scapola.

    Nelle fratture della glenoide porre attenzione ai rapporti articolari per possibile lussazione o sub-lussazione gleno-omerale.

    Nei traumi più violenti bisogna valutare la presenza di possibili fratture delle prime coste e di lesioni del plesso brachiale

    Primo trattamento

    Immobilizzazione con fasciatura Desault.

    Trattamento definitivo

    Sia le fratture composte che quelle scomposte richiedono un’immobilizzazione con fasciatura Desault o toraco-brachiale gessato per 15-20 giorni. I risultati, anche in caso di scomposizione, sono generalmente buoni. Le fratture articolari scomposte vanno studiate con esami radiografici mirati ed eventuale TC per escludere instabilità e rischio di sub lussazione o lussazione gleno-omerale, in questi casi è indicata la sintesi chirurgica.

    Anche nelle fratture extra articolari più complesse con coinvolgimento di più distretti (collo, acromion, processo coracoideo) e della clavicola può trovare indicazione l’intervento di osteosintesi.

    Nel bambino questo tipo di frattura è rarissima, il trattamento è sempre conservativo (bendaggio Desault per 2-3 settimane) ed eventuali indicazioni chirurgiche vanno valutate a distanza in caso di gravi disturbi funzionali.

    Fratture della Clavicola

    Le fratture della clavicola sono molto frequenti. Si suddividono in:

    Fratture del terzo medio

    Fratture del terzo esterno

    Fratture del terzo interno.

    Le fratture del terzo esterno ed interno sono poco frequenti e raramente scomposte per la loro posizione anatomica.

    Le fratture del terzo medio subiscono invece una scomposizione caratterizzata dallo spostamento del frammento mediale verso l’alto per azione dello sterno-cleido-occipito-mastoideo e del frammento distale verso il basso per azione del pettorale e del deltoide (fig. 1).

    Quadro clinico

    Il dolore elettivo alla palpazione oltre all’evidente deformità del profilo della clavicola, in caso di scomposizione, rendono evidente la diagnosi. L’esame radiografico in antero-posteriore chiarirà il tipo di frattura e l’eventuale scomposizione.

    Nel bambino sono frequenti le fratture a legno verde (fig. 2) non sempre del tutto evidenti all’esame radiografico. Utile in tal caso l’esame comparativo della clavicola controlaterale.

    Primo trattamento

    Bendaggio a otto di Petit (fig. 3) o fasciatura Desault.

    Trattamento

    Nel neonato che può incorrere in questo tipo di lesione durante le manovre del parto, la frattura guarisce spontaneamente senza alcun trattamento. Nei bambini sotto i 6 anni è sufficiente immobilizzare l’arto in bendaggio Desault per circa 2-3 settimane (la guarigione è perfetta anche in caso di fratture scomposte).

    Nei bambini oltre i 6 anni e negli adulti si cerca di allineare i monconi di frattura ricorrendo ad un bendaggio morbido ad 8 che passando dietro il collo, sotto le ascelle e messo in tensione con appositi lacci retropone le spalle. L’immobilizzazione va protratta per circa 4 settimane nei bambini e per 6 settimane nell’adulto. Questa metodica può causare disturbi da compressione del fascio vascolo nervoso al cavo ascellare.

    I pazienti vanno quindi informati della possibilità di insorgenza di questo rischio e invitati a restare a riposo in posizione supina e con arti abdotti varie ore al giorno nei primi giorni dopo l’immobilizzazione.

    È utile eseguire un controllo radiografico del focolaio di frattura nei giorni successivi. Nelle fratture gravemente scomposte o con terzo frammento può essere indicata l’applicazione di apparecchio gessato toraco-brachiale dopo la riduzione; questa viene effettuata a paziente seduto, esercitando attraverso un’ansa ascellare una trazione verso l’alto e posteriormente.

    L’intervento chirurgico trova indicazione nelle fratture esposte, nelle fratture complesse del cingolo scapolo omerale (omero, scapola, clavicola) e nelle fratture con lesioni vascolari o nervose.

    Lussazioni della acromio-claveare

    Nella maggior parte dei casi l’estremo acromiale della clavicola si sposta cranialmente rispetto all’acromion.

    Se si determina la rottura dei legamenti acromio-claveari e coraco-claveari (conoide e trapezoide) lo spostamento della clavicola può essere notevole (lussazione) (fig. 4). Se i legamenti coraco-acromiali restano integri si determina solo un modesto spostamento (sublussazione).

    Quadro clinico

    All’esame ispettivo della spalla in posizione eretta è evidente la salienza dell’estremo acromiale della clavicola. La pressione sullo stesso risveglia dolore e offre la sensazione di ritorno elastico detta segno del tasto di pianoforte.

    La radiografia va effettuata in ortostatismo, a braccia pendenti e confrontata con una comparativa del lato sano per evidenziare anche le minime dislocazioni.

    Primo trattamento

    Immobilizzazione con fasciatura Desault.

    Trattamento

    Nelle sublussazioni si applica fasciatura di Desault per circa 3 settimane. Nelle lussazioni il trattamento conservativo è seguito nella maggior parte dei casi da buoni risultati funzionali. L’intervento chirurgico di sintesi temporanea dell’acromio-claveare andrebbe riservato alle gravi instabilità o a quei pazienti che non accettano l’inestetismo della dislocazione della clavicola o che svolgono attività sportiva agonistica.

    Lussazioni della spalla (gleno-omerale)

    Molto frequenti, sono caratterizzate dalla perdita dei normali rapporti articolari tra testa omerale e cavità glenoidea.

    In base alla direzione dello spostamento che subisce la testa omerale si suddividono in:

    Lussazioni anteriori

    Lussazioni inferiori

    Lussazioni superiori

    Lussazioni posteriori.

    Le lussazioni anteriori sono di gran lunga le più frequenti. La testa omerale si sposta anteriormente ponendosi al di sotto della coracoide o della clavicola (fig. 5).

    Nelle lussazioni inferiori la testa dell’omero si porta inferiormente alla glenoide. Caratteristica è la varietà eretta nella quale il braccio si presenta iperabdotto.

    Nelle rare lussazioni superiori la testa omerale si porta al di sopra della glenoide; si associa quasi sempre la frattura della coracoide.

    Le lussazioni della testa posteriormente alla cavità glenoidea sono rarissime per la grande robustezza della capsula articolare nella porzione posteriore.

    Quadro clinico

    Il paziente, molto sofferente, si presenta in modo caratteristico col braccio parzialmente abdotto (iperabdotto in caso di lussazione eretta), il gomito flesso, sostenendo l’avambraccio con l’altra mano; l’impotenza funzionale è assoluta. La cavità glenoidea si presenta disabitata per la migrazione della testa omerale, l’acromio-claveare appare pertanto abnormemente sporgente assumendo l’aspetto a spallina militare.

    Possibile complicazione della lussazione di spalla è la lesione del nervo circonflesso che può portare alla paralisi del muscolo deltoide. L’esistenza di tale complicanza andrà sempre ricercata prima di ogni manovra riduttiva saggiando la sensibilità nella zona di distribuzione cutanea del nervo (faccia laterale della spalla e del terzo prossimale del braccio); il dolore è generalmente troppo intenso per poter valutare anche la funzionalità deltoidea.

    L’esame radiografico, da eseguirsi nelle proiezioni frontale ed assiale, consente

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