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Il cielo di maiolica blu. Un’insolita storia d’amore con la Turchia

Il cielo di maiolica blu. Un’insolita storia d’amore con la Turchia

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Il cielo di maiolica blu. Un’insolita storia d’amore con la Turchia

Lunghezza:
297 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
24 mar 2015
ISBN:
9788867973262
Formato:
Libro

Descrizione

"Il cielo di maiolica blu" è un percorso sensoriale con cui l’autrice conduce il lettore alla scoperta della sua amata Turchia, descrivendo luoghi, colori, sapori e profumi di una terra ricca di storia e tradizione. Un libro che racconta, a volte con toni ironici altre con parole d’amore, un Paese vicino geograficamente all’Italia (e all’Europa) ma considerato ancora troppo lontano. Ne svela il carattere, i segreti, gli aspetti nascosti e le leggende: piccole e deliziose perle introvabili altrove. Nella speranza che la conoscenza aiuti a superare la diffidenza.

Un racconto, infine, che pone molta attenzione alla cucina tipica, ripercorrendone l’aspetto tradizionale e culturale per rivelarne i segreti e qualche ricetta.
Editore:
Pubblicato:
24 mar 2015
ISBN:
9788867973262
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il cielo di maiolica blu. Un’insolita storia d’amore con la Turchia - Federica Giuliani

© goWare

marzo 2015, prima edizione

ISBN 978-88-6797-326-2

Copertina: Lorenzo Puliti

sviluppo ePub: Elisa Baglioni

goWare è una startup fiorentina specializzata in digital publishing

Fateci avere i vostri commenti a: info@goware-apps.it

Blogger e giornalisti possono richiedere una copia saggio a Maria Ranieri: mari@goware-apps.com

L’editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non gli è stato possibile comunicare per eventuali involontarie omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti delle immagini presenti nel volume.

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Presentazione

Il cielo di maiolica blu è un percorso sensoriale con cui l’autrice conduce il lettore alla scoperta della sua amata Turchia, descrivendo luoghi, colori, sapori e profumi di una terra ricca di storia e tradizione. Un libro che racconta, a volte con toni ironici altre con parole d’amore, un Paese vicino geograficamente all’Italia (e all’Europa) ma considerato ancora troppo lontano. Ne svela il carattere, i segreti, gli aspetti nascosti e le leggende: piccole e deliziose perle introvabili altrove. Nella speranza che la conoscenza aiuti a superare la diffidenza.

Un racconto, infine, che pone molta attenzione alla cucina tipica, ripercorrendone l’aspetto tradizionale e culturale per rivelarne i segreti e qualche ricetta.

***

Federica Giuliani è nata il primo giorno dell’agosto del 1973. Figlia di viaggiatori, ha iniziato a esplorare il mondo già in culla. È cresciuta in mezzo ai libri e proprio da questi ha tratto il desiderio di conoscere terre e culture lontane. Viaggiando ha imparato a sperimentare nuovi tipi di cucina, ingredienti particolari e spezie inusuali; così si è appassionata ai sapori, ai profumi e alle genti del mondo. Come giornalista continua a viaggiare per raccontare, perché è convinta che la conoscenza aiuti a superare la diffidenza.

Autrice di guide turistiche, app sulla gastronomia. A maggio 2013 ha pubblicato Sari, Samosa e Sutra – Storie e Sapori dall’India.

Nel 2014 ha fondato TravelGlobe, giornale online di viaggi di cui ha anche la direzione editoriale.

A Stefano,

il miglior compagno di viaggio che potessi desiderare

Prefazione

Quando Federica mi ha inviato il suo libro Il cielo di maiolica blu. Un’insolita storia d’amore perché esprimessi un giudizio ho pensato: oddio, un altro libro autobiografico…..

E invece mi sono dovuto ricredere.

Con uno stile leggero e piacevolissimo, da autrice consumata, Federica scrive un libro difficile da definire. Non è (solo) un diario di viaggio, né una guida pratica: piuttosto un romanzo, come recita il sottotitolo: Un’insolita storia di amore. Un romanzo perché narra dell’amore di Federica per la Turchia e per il popolo turco in generale. Con occhi da innamorata ne svela il carattere, i segreti, gli aspetti nascosti e le leggende, piccole deliziose perle introvabili altrove. Come innamorata ha anche qualche rimprovero da muovere, sempre attraverso le proprie esperienze personali e mai come luogo comune, con estrema precisione, ma anche con animo propositivo, per dire di un amore profondo, ma non cieco. Un libro mai banale, che ha l’ambizione di prenderti per mano e condurti a vedere la Turchia con i suoi occhi. Il racconto si dipana attraverso le prime meraviglie di bambina in viaggio con la famiglia, i continui ritorni, gli incontri, i solidi rapporti di amicizia, coltivati e cercati mettendo a disposizione uno dei beni più preziosi nel mondo di oggi: il tempo. Ci porta a scoprire cosa si nasconde a una visita frettolosa e cioè il carattere di un luogo e di chi lo abita, i piccoli grandi segreti che letti in successione fanno la Storia. Il tutto raccontato in capitoli indipendenti da legami spazio-temporali; piuttosto un atlante delle emozioni che apre a un modo nuovo e diverso di guardare alla Turchia, Paese difficilmente decifrabile, dalle mille contraddizioni, prima tra tutte quella di stare su due continenti. Così con passo leggero, ma non superficiale, ci muoviamo con Federica nei millenni di storia, con gli occhi della curiosità e gli occhiali dell’affetto. Davvero un bellissimo, sorprendente lavoro.

Federico Klausner

Il libro sulla carta geografica

• İstanbul

[Vedi Città da sultani]

[Vedi Topkapı, intrighi a corte]

[Vedi La magica maglietta ottomana]

[Vedi Cose che capitano]

[Vedi Il fascino dei bazar]

• Pamukkale

[Vedi C’era una volta un castello di cotone]

• Goreme (Cappadocia)

[Vedi La terra dei bei cavalli]

• Nevşehir

[Vedi Quello che il tappeto ha da raccontare]

• Uçhisar

[Vedi Uçhisar segreta]

[Vedi Le case troglodite di Uçhisar]

[Vedi Curiosità su Uçhisar]

[Vedi L’arte della diplomazia]

• Avanos

[Vedi Rossa terra d’argilla]

• Aksaray

[Vedi Tradizionale ospitalità turca]

• Soğanli

[Vedi Non solo bambole di stracci]

• Sobesos

[Vedi Due passi nella storia]

• Ortahisar

[Vedi Crazy Alì]

• Konya

[Vedi Danza mistica]

• Mardin

[Vedi Il futuro nei fondi di caffè]

• Trabzon

[Vedi Il Ramazan]

• Doğubeyazit

[Vedi Maghi del picnic]

• Kaş

[Vedi Il genio in una lampada]

• Bozcaada (Distretto di Tenedo)

[Vedi L’isola del Cabernet]

• Gökçeada

[Vedi L’isola che non c’è]

• Nemrut daği

[Vedi Antioco, il re che cercava l’eternità]

• Hasankeyf

[Vedi Un paese da salvare]

• Şanliurfa

[Vedi La città di Abramo]

• Harran

[Vedi La città di mezzo]

• Kars

[Vedi Vita nomade]

• Van

[Vedi La città dei gatti]

• Tatvan

[Vedi Il fascino di un vulcano]

• Dara

[Vedi La città sepolta]

• Tortum

[Vedi Una grande famiglia]

• İşhan e Yusufeli

[Vedi Là dove il tempo si è fermato]

• Rize

[Vedi La terra del tè]

• Diyarbakir

[Vedi Diyarbakır e la seta]

• Kahramanmaraş

[Vedi Uno strano gelato]

Introduzione

Il gusto del viaggio è un concetto articolato e difficile da esprimere, ma è quello che spero di riuscire a trasmettere al lettore di queste righe.

La maggior parte delle persone, in genere per mancanza di tempo, affida le proprie vacanze a un’agenzia che in una settimana ha la pretesa di far visitare un Paese intero.

Una volta mi ha contattata una persona che mi chiedeva consigli su un tour in Turchia che aveva prenotato. Quando ho sentito l’itinerario e il lasso di tempo in cui si sarebbe svolto, non ho avuto il coraggio di dirle che per vedere quei luoghi in maniera accettabile, nemmeno approfondita, avrebbe dovuto avere a disposizione tre settimane, non i sette giorni di cui mi aveva parlato. Allora le ho diplomaticamente risposto che, nel caso la Turchia le fosse piaciuta, ci sarebbe potuta tornare per approfondire la sua conoscenza. Con questo non voglio dire che si debba viaggiare solo nel caso in cui si abbia molto tempo a disposizione, ma che bisogna visitare luoghi adatti al periodo che si può concedere loro. Se lo meritano, ovunque si decida di andare.

Per conoscere e apprezzare un posto credo sia necessario dedicargli attenzione, non si può correre da un monumento all’altro senza potersi sedere su di un muretto a osservare la gente che passa, senza accettare un invito inaspettato a bere un tè o a parlare con qualcuno del luogo.

Sarebbe un peccato non avere il tempo per ammirare un tramonto infuocato, per contrattare lungamente un acquisto o per perdersi in un mercato affollato.

Il gusto del viaggio sta anche e soprattutto in questo, nell’avere modo di approfondire luoghi e conoscenze, non solo nell’assaggiare cibi sconosciuti. A volte è necessario tornare e ritornare in un Paese per poterlo conoscere a fondo, sempre che lo si desideri profondamente.

Così è successo a me con la Turchia. A oggi ci sono stata undici volte, ma non ho ancora finito con lei.

Ci sono luoghi che ancora non ho visitato, altri che vorrei vedere nuovamente, persone che non ho incontrato e altre di cui vorrei approfondire la conoscenza. Non ho certo intenzione di dedicarmi solo a lei. Amo viaggiare e la lista dei luoghi che vorrei visitare è infinita, ma il rapporto con la Turchia è davvero speciale.

Quando si incontra una persona con cui si ha un inaspettato e profondo feeling si parla di affinità elettiva. Intendo una di quelle rare situazioni nella vita in cui, solo con quell’individuo, ci si intende al primo sguardo, senza parole, come se fosse la cosa più normale e naturale del mondo. Sentire cosa prova l’altro anche quando non si è vicini fisicamente. Credo che tra me e la Turchia si tratti proprio di questo.

È come se la conoscessi da sempre, come se mi abbracciasse figurativamente dandomi il benvenuto ogni volta che passo la frontiera, come se sentissimo fisicamente il dolore della lontananza quando non possiamo stare insieme, almeno per un po’. Può sembrare strano da sentire ma sono certa che ognuno di voi, se solo scavasse nel profondo delle proprie emozioni, potrebbe dire una cosa simile di qualche luogo.

Bisogna abbandonare i pregiudizi, spogliarsi del superfluo e concedersi a ciò che ci circonda in quel momento, ovunque ci abbia portato il nostro cammino.

Amo ogni viaggio per quello che mi dà, i ricordi che mi lascia, i colori, i sapori, le parole scambiate con le persone incontrate sul cammino; perciò continuo a viaggiare in cerca di un altro luogo, oltre ai due che ho già individuato, che io possa considerare il mio Paradiso. La Turchia è però qualcosa di più. È casa. Una terra in cui, come mai in nessun posto al mondo per il momento, riesco a sentirmi in famiglia anche in mezzo a un gruppo di perfetti estranei.

Un luogo da cui le persone, che ormai mi conoscono da anni, sanno che non riuscirò a stare a lungo lontana e che quando dico che l’anno successivo ho in programma un’altra destinazione mi rispondono con sicurezza: allora ci vediamo l’anno dopo.

Tutto ciò è per me il gusto del viaggiare: il riuscire a godere di ogni attimo apprezzandolo per quello che rappresenta in se stesso e in quel momento, portando a casa con me nuove storie da raccontare. Questo è il racconto di un viaggio lungo decenni attraverso un Paese che, grazie alla voglia di comunicare dei suoi abitanti, mi ha regalato emozioni uniche e profonde sotto un cielo di maiolica blu.

Pronuncia della lingua turca

Per comodità e cultura del lettore, credo sia utile una piccola spiegazione in merito alla pronuncia delle parole turche. Questa lingua è regolare nella maggior parte dei casi e, una volta appresa la fonetica, si procede velocemente.

Alcune lettere sono totalmente diverse, nella pronuncia, dall’italiano.

• a: a breve come in ‘fatto’

• e: come in ‘tetto’

• ı: vocale non accentata, non si pronuncia

• i: come in ‘pineta’

• o: si pronuncia ou

• ö: come nel francese ‘coeur

• u: è una u lunga

• ü: si pronuncia iu

• c: come in ‘gelato’

• ç: come in ‘cialda’

• g: g dura come in ‘gatto’

• ğ: muta, ma se è tra due vocali assomiglia a una i

• h: aspirata come in ‘house’ inglese

• ş: come sc in ‘sciroppo’

• j: come nel francese ‘jardin

• ş: si pronuncia sc come in ‘sciroppo’

• v: si pronuncia come una v appena accennata

L’origine di un amore

Tutto è iniziato da un tappeto [Vedi Figura 1 – I tappeti raccontano una storia]. È passato molto tempo ormai, avevo solo sette anni ma il ricordo è ancora vivo nella mia mente.

Da sempre mi piace ascoltare le storie che le persone hanno da raccontare, le ho sempre reputate interessanti, di qualunque cosa trattassero.

A volte sono gli oggetti che hanno da dire e i tappeti sono, tra tutti, quelli che si possono leggere come un libro: se li si sa interpretare, sono in grado di riflettere come uno specchio la vita di chi li ha tessuti.

Già allora, da bambina, appresi le tecniche elementari per distinguere un autentico tappeto tessuto a mano da uno realizzato industrialmente. I disegni non devono essere perfettamente simmetrici, i colori naturali sono più chiari e meno brillanti di quelli chimici e la frangia casalinga è irregolare, stretta e sfilacciata all’estremità. La storia vera e propria di un tappeto, però, viene narrata dai simboli riprodotti sul motivo decorativo e molte sono le cose che si possono scoprire.

Il mese dedicato alle vacanze, al viaggio lungo, era quello di agosto. Negli altri periodi dell’anno non sarebbe stato possibile stare via così a lungo, anche cinque settimane, a causa del lavoro di papà e della scuola per noi figli.

Anche quell’anno avevamo previsto di percorrere molti chilometri, migliaia di chilometri. La destinazione scelta era un Paese considerato da molti pericoloso. Un luogo dove, dicevano, era bene andare in gruppo, cercando di non separarsi mai, soprattutto nelle città.

Un posto dove non avremmo dovuto bere acqua se non da bottiglie perfettamente sigillate né mangiare verdure crude a causa di qualche batterio sconosciuto a noi occidentali.

Ci erano giunte notizie di fantomatici gruppi che assalivano i camper, derubando e, a volte violentandone, gli occupanti. Si raccontava di giovani ragazze sparite negli stretti vicoli delle città e mai più ritrovate.

In quel clima di terrore decidemmo comunque di mettere le ruote del nostro camper in territorio asiatico, più precisamente in Turchia.

Non so per quale motivo ma è ancora adesso un Paese che incute timore, fa immaginare nefandezze di ogni genere e tipo: forse perché il detto Mamma li turchi! rievoca ancora le razzie compiute dagli Ottomani sulle zone rivierasche dell’Italia meridionale o forse solo perché è considerato uno Stato tanto lontano da noi, dalle nostre abitudini mentre, se solo ci si prendesse il disturbo di conoscerlo un po’ più da vicino, ci si renderebbe conto che non sono così tanto lontani dal modo di vivere e pensare italiano. Il viaggio però sarebbe andato diversamente da come si era preannunciato e da lì sarebbe iniziata la mia storia d’amore con la Turchia.

La Turchia e le donne

I miei genitori sono dei viaggiatori per natura. Nati entrambi a Roma, si sono conosciuti a Firenze per poi vivere insieme tra Milano e Torino, compiendo innumerevoli traslochi.

I viaggi, sotto qualsiasi forma, hanno sempre fatto parte di loro e anche io di conseguenza ho iniziato a spostarmi già a pochi giorni dalla mia nascita, che tra l’altro cade proprio il primo del mese dedicato al viaggio lungo, come usavo chiamarlo.

Alcune credenze orientali insegnano che trascorrere il giorno del compleanno in un Paese diverso da quello di nascita, contribuisca a cambiare il proprio destino perché in questa maniera si smuovono le energie che ci circondano creando qualcosa di nuovo. Come tutte le credenze non può avere riscontro scientifico ma per una che nella sua vita ha trascorso, forse, un paio di compleanni a casa è un bel pensiero da tenere a

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