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Il Dio di Darwin: l'alternativa laica al creazionismo e all'Intelligent Design

Il Dio di Darwin: l'alternativa laica al creazionismo e all'Intelligent Design

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Il Dio di Darwin: l'alternativa laica al creazionismo e all'Intelligent Design

Lunghezza:
310 pagine
17 ore
Pubblicato:
7 ott 2014
ISBN:
9788869240829
Formato:
Libro

Descrizione

Un’aspra polemica è in atto tra fautori del darwinismo e seguaci dell’Intelligent Design, atei di solito i primi, credenti i secondi. Darwin da un lato, Dio dall’altro, ovvero: ‘Se’ il darwinismo è vero… ‘allora’… ‘Dio non esiste’. Viceversa: ‘se’ Dio esiste… ‘allora’… ‘il darwinismo è falso’. Ma le cose stanno veramente così?
Uno dei più famosi principi della biologia, l’esclusione competitiva, afferma che la più efficace competizione si ha tra specie simili: predatori vs predatori, erbivori vs erbivori, etc. Perché non applicare questo principio nella contesa filosofica tra ipotesi metafisiche in gara per lo stesso ambito: il Sacro? Invece di contestare il canone Sacro dall’esterno, perché non proporre una alternativa agnostica, laica ma interna al tema filosofico del Sacro, ai sensi di una sana competizione epistemologica? Forse non si doveva ‘spingere’ per chiudere quella porta: forse la si doveva ‘tirare a sé’, per aprirla, senza timori, all’indagine filosofica laica.
Pubblicato:
7 ott 2014
ISBN:
9788869240829
Formato:
Libro

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Il Dio di Darwin - Roberto Verolini

EDIZIONI SIMPLE

Via Weiden, 27

62100, Macerata

info@edizionisimple.it / www.edizionisimple.it

ISBN edizione digitale: 978-88-6924-082-9

ISBN edizione cartacea: 978-88-6259-280-2

Stampato da: WWW.STAMPALIBRI.IT - Book on Demand

Via Weiden, 27 - 62100 Macerata

Tutti i diritti sui testi presentati sono e restano dell’autore.

Ogni riproduzione anche parziale non preventivamente autorizzata costituisce violazione del diritto d’autore.

Prima edizione digitale ottobre 2014

Prima edizione cartacea ottobre 2010

Copyright © Roberto Verolini

Diritti di traduzione, riproduzione e adattamento totale o parziale e con qualsiasi mezzo, riservati per tutti i paesi.

In copertina:

Portrait of Charles Darwin, 1881,

di Julia Margaret Cameron

Ad Alfredo, il ragazzo che divenne mio padre,

e che non ho visto più sorridere…

Sommario

Capitolo 1

Il Dio di Darwin: Evolutionistic Design vs Intelligent Design

Capitolo 2

Teismo, deismo e ateismo alla luce della teoria evoluzionistica

Teismo e deismo: tra dogma e laicità

Capitolo 3

Scienza & Sacro. Contributi quasi teologici della scienza

Capitolo 4

Scienza e deismo. La nuova sintesi

Apertura e intrinseca indeterminatezza delle dinamiche evolutive

Capitolo 5

Evolutionistic Design: l’alternativa all’Intelligent Design

Conseguenze in prospettiva deistica (deo-logica)

Evolutionistic Design: istruzioni (e precauzioni) per l’uso

Capitolo 6

Deismo e Bibbia

Capitolo 7

Conclusioni

Sull’inedita interpretazione deo-logica di Gn 1-3

Il Dio di Darwin e il confronto evoluzionismo/creazionismo (ID). Strategie di una provocazione...

Bibliografia

Capitolo 1

Il Dio di Darwin: Evolutionistic Design vs Intelligent Design

Tutto al mondo esiste per finire in un libro.

Stéphane Mallarmé

E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi,

altrimenti il vino spezza gli otri

e si perdono sia il vino che gli otri;

ma a vino nuovo otri nuovi!

Marco 2, 2

La scienza senza la religione è zoppa.

La religione senza la scienza è cieca

Albert Einstein (1)

Niente è più intrigante e fecondo… del mettere in dubbio l’ovvietà…

Anonimo

Contributi della scienza nella filosofia e teologia: Darwin

«… Diciamo, pronunziamo e sentenziamo che tu, Galileo suddetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Off.0 veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre Scritture, ch’il sole sia centro della Terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tenere e difendere per probabile un’opinione dopo esser stata dichiarata e definita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre costituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii, assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li suddetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data.» Opere, p. 402-406 (2)

Il 22 giugno 1633 queste parole riecheggiarono nelle austere stanze del convento di Santa Maria sopra Minerva, in Roma. Il brano è tratto dalla sentenza formulata dal Tribunale Inquisitore del S. Uffizio nei confronti di tal « …Galileo, figlo.lo del q. Vinc.o Galilei di Fiorenza, dell’età mia di anni settanta, costituito personalmente in giuditio…»(3)

Sempre secondo le cronache, un Galileo che possiamo intuire intimidito, avvilito, ferito nell’orgoglio, recitò queste parole, in ginocchio, davanti ai sette Cardinali del Tribunale: «… pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d’gni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonziarò a questo S. Offizio o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo dove mi trovarò...» Opere, p. 406-407. (4)

Questo epilogo consegnò ai posteri il caso Galilei, forse il più famoso episodio di oscurantismo ideologico della storia del pensiero moderno. Il processo cui il pisano fu sottoposto è universalmente inteso quale icona, pietra miliare del tragico contrasto tra scienza moderna e dottrina cattolica – con un risalto forse più ampio dell’orrendo rogo in Campo dei Fiori a Roma il 17 febbraio del 1600, nel quale il filosofo nolano Giordano Bruno si consumò dopo aver distolto, negli ultimi, interminabili istanti di vita, lo sguardo dal Crocifisso. E sì, erano tempi bui…

Il fatto che il 31 ottobre 1992, circa 359 anni dopo, il Pontefice Giovanni Paolo II abbia timidamente ammesso [sic!] che Galileo avesse avuto «… molto a soffrire… da parte di uomini ed organismi della Chiesa…» (5) rende a piene mani la… causticità iconoclasta di questo episodio nella storia della Chiesa di Roma. Ma, sia che il caso Galilei possa esser ammesso, obtorto collo come infausto errore della Chiesa, o meno,(6) l’essenza del contrasto tra pensiero scientifico e ideologie fideistiche – troppo spesso animate da manie oscurantiste, se non da vera e propria protervia – resterà espresso in aeternum dall’ignobile abiura cui il 22 giugno 1633 Galileo, uomo di grandi curiosità intellettuale e ingegno, riconosciuto universalmente quale padre della scienza moderna, fu costretto dal tribunale inquisitore del S. Uffizio di Roma. E non il contrario! E nulla e nessuno potrà sovvertire il fatto che questo avvenne in ossequio di una presunta supremazia di un’ideologia teologica sull’affermazione di una verità scientifica.(7) E non il contrario! Una verità pur anche limitata, per l’appunto scientifica: ma vera!

Galileo «… figlo.lo del q. Vinc.o Galilei di Fiorenza…», l’uomo Galilei, dovette abiurare davanti al tribunale del S. Uffizio di Roma e ripudiare il suo intelletto, le sue osservazioni, le sue libere idee di scienziato per questo e solo per questo. E questo e solo questo rappresenterà nei secoli dei secoli tale fatto: un sopruso per il quale Galileo dovette abiurare la verità scientifica della teoria copernicana a favore della falsa e infondata concezione geocentrica sostenuta a livello teologico. Questo e solo questo accadde; non il contrario!

Nei 381 anni trascorsi da quel giorno la querelle scienza/fede ha vissuto altri momenti di forte contrasto. Per quali autentici motivi? Si deve forse evocare una congenita incompatibilità tra i due ambiti? Non è detto!

Basta partecipare a uno dei convegni… ‘Scienza & Fede’ ripetutamente organizzati da istituti universitari, fondazioni culturali, religiose etc. Si pensi però a un convegno non... nell’Università Lateranense in Roma, ma ad esempio in un monastero buddista a Lhasa, Tibet. Mentre il meeting romano si profilerebbe sin da subito denso di frizioni e polemiche – esperienza diretta! – tra teologi e scienziati (in particolare sulle tematiche evoluzionistiche), nel Tibet s’assisterebbe – sorpresa? – a… pacate disquisizioni sul come alcune intuizioni del Buddismo propongano interpretazioni sorprendentemente prossime alle odierne teorie della fisica.(8) Ciò è elegantemente testimoniato dal ‘Nuove immagini dell’Universo’,(9) saggio in cui il Dalai Lama duetta con scienziati in merito alle sconcertanti convergenze tra concezioni buddiste e odierne teorie sulle particelle elementari! Un confronto da cui emergono intriganti assonanze tra fondamenti del Buddismo e la meccanica quantistica, le attuali teorie sulla natura del tempo e dello spazio, sulla percezione, sull’emergere della coscienza riflessa, e così via.

Nel mondo occidentale il dibattito scienza/religione verte, al contrario, su ben altri argomenti ed è decisamente… meno pacato e sereno.

In sintesi, il libro del Dalai Lama mostra come questo confronto assuma caratteri differenti in culture (e teologie) differenti, dimostrando come i temi del dibattito scienza/religione siano in realtà del tutto contingenti. Ovviamente: i fondamenti della scienza sono gli stessi, da Roma al Tibet; a cambiare, sia nel tempo che in culture differenti, sono gli asserti teologici, gli specifici concetti di creazione, Dio etc. Ma questo significa solo ed esclusivamente che il dibattito Scienza/Fede è condizionato dalla contingenza e parzialità delle distinte accezioni religiose – e non, al contrario, da presunti limiti o... ottusità della scienza, come taluni pii assertori vorrebbero far credere!

In effetti, il dibattito Scienza/Fede si svolge esclusivamente in relazione ad caratteri collaterali, elementi tipici delle varie confessioni di fede che non possono rappresentare il canone dell’ipotesi metafisica al centro del Sacro tout court: l’esistenza di un Ente Creatore. Pur escludendo il riferimento a un ‘Creatore’ nel suo metodo di indagine nomologica, e relativa prassi, la scienza, in ossequio al suo intrinseco agnosticismo formale, non formula alcuna affermazione a favore o contro tale eventualità – essendo tale ipotesi collocata epistemologicamente fuori dagli ambiti di applicazione del metodo scientifico. Malgrado ciò, la scienza impone nella descrizione dei fenomeni naturali vincoli concreti, circoscritti ma d’indubbio impatto, cui ogni ipotesi metafisica e ogni fede religiosa è – obtorto collo – chiamata ad conformarsi, senza eccezioni. Galileo... docet.

Prendiamo il contrasto sorto a causa della teoria dell’evoluzione. Il 24 novembre del 1859 Charles Darwin pubblicò ‘On Origins of Species by Means of Natural Selection’ presso l’editore londinese John Murray.(10) Da questo epocale lavoro ha preso origine una corrente di pensiero inedita e potente, che ha assunto un ruolo fondamentale nella querelle tra scienza e fede, generando uno scontro violentissimo. Le più immediate reazioni della Chiesa cattolica alla teoria darwiniana furono di netto rifiuto: già nel 1860 i vescovi riuniti solennemente in Sinodo a Colonia espressero la loro profonda opposizione alla neonata teoria evoluzionistica dichiarando «… del tutto contraria alle Sacre Scritture e alla fede la sentenza di coloro i quali ardiscono asserire che l’uomo quanto al corpo, è derivato per spontanea trasformazione da una natura imperfetta, che di continuo migliorò fino a raggiungere l’umana attuale.» (11)

Ebbene: quali sono gli sviluppi di questo ulteriore confronto scienza/fede (fede, nella fattispecie, cattolica)? Alla luce degli sviluppi che la teoria dell’evoluzione ha costantemente mostrato dall’iniziale formulazione, il tema risulta attuale e gravido di implicazioni profonde. In particolare, grazie a un esuberante sviluppo teorico, l’evoluzionismo ha ribaltato radicalmente le canoniche interpretazioni filosofiche di argomenti che, pur procedendo dall’ambito scientifico, convergono su aspetti di forte risalto teologico.

Dalla fine dell’800 sino a pochi anni or sono solenni prese di posizioni delle gerarchie religiose – d’obbligo il riferimento alla Chiesa cattolica – hanno alimentato il contrasto. Eppure, in tempi recenti numerosi autori – ed esponenti dei vertici ecclesiastici – hanno ripetutamente sostenuto che l’originale controversia tra teoria dell’evoluzione e dottrina cattolica stia addirittura dissolvendosi nel nulla, come se la polemica si stesse serenamente smorzando dopo gli eccessi che contraddistinsero l’iniziale diffusione del darwinismo. Varie voci, da scienziati a teologi, si sono giusto levate per sostenere addirittura una… concordanza di fondo tra evoluzionismo e fede cattolica. Al di sopra d’ogni voce primeggia ovviamente il discorso pronunciato da Giovanni Paolo II il 24 ottobre del 1996 all’assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze.

Tale documento rappresenterebbe il primo riconoscimento ufficiale dell’evoluzionismo quale ‘teoria scientificamente valida’ da parte della Chiesa Cattolica.(12) Ora, trattando del dibattito scienza fede non si può non tenere in debito conto il fatto che, tra le moderne teorie scientifiche, la teoria dell’evoluzione ha costituito, più di ogni altra, il principale elemento di controversia. Questo al di là dell’aspetto epistemologico della questione, che condurrebbe a valutazioni del tutto distinte – più avanti analizzate.

È in relazione ai fondamenti di questa teoria che il confronto s’è rivelato, specialmente nel passato, scontro al calor bianco e, ancor oggi, s’infiammano gli animi. Questo è facilmente verificabile. Innanzi tutto è da ricordare come la teoria dell’evoluzione abbia avuto – la sola tra le teorie scientifiche! – addirittura l’onore di vedersi dedicare un importante documento del magistero cattolico: l’Enciclica Humani generis (1950), in cui la Chiesa argomentò solennemente la sua… reticenza dottrinale nei confronti della teoria di Darwin.

Sui fondamenti teorici di questa teoria si è addensato come non mai l’interesse di opposti schieramenti. C’è da notare come altre attuali discipline scientifiche, come la cosmologia, le teorie sulla natura profonda della materia, la relatività, etc. mostrino notevoli attinenze con questi temi che vanno da ambiti propri dell’indagine scientifica vera e propria ad argomenti che, sino in tempi recenti, erano totale appannaggio della speculazione filosofica e teologica. Ma nessuna di queste discipline ha assunto il risalto né espresso il ruolo caustico e dissacrante che il pensiero evoluzionistico ha riversato, sin dalle sue origini, nel dibattito scienza/fede.

È bene sottolineare come, in tempi recenti, la teologia abbia prontamente accolto con benevolenza importanti teorie scientifiche a causa della loro apparente capacità di poter corroborare, in qualche modo, l’eventuale ipotesi di una creazione. Basti pensare alle accoglienze riservate alla teoria del Big Bang, alle valutazioni estrapolate dal tema delle cosiddette costanti fondamentali della natura (13) e da principi della fisica e cosmologia moderne, quali il controverso Principio Antropico di John D. Barrow e Frank J. Tipler;(14) tutti aspetti propri del dibattito scientifico epistemologico che sono stati oggetto di entusiastiche considerazioni ‘pro fide’ da parte di gerarchie religiose e schiere di arguti teologi. (15)

È però evidente come tutte le conclusioni scientifiche siano senza eccezioni molto più fluide e molto meno assolutistiche di quel che spesso ci si aspetterebbe in questi ambienti: la scienza mal si adatta ai dogmi di fede. In merito si vuol ricordare uno sferzante passo di ‘Dal big bang ai buchi neri’ in cui Stephen Hawking, recuperando la verve di irriverente matricola di college, narra di quando venne invitato in Vaticano dai Gesuiti nel 1981 assieme «… a un certo numero di esperti per farsi dare consigli sulla cosmologia. Al termine del convegno i partecipanti furono ammessi alla presenza del santo padre. Il papa ci disse che era giustissimo studiare l’evoluzione dell’universo dopo il big bang. Ma che non dovevamo cercare di penetrare i segreti del big bang stesso perché quello era il momento della Creazione e quindi l’opera stessa di Dio. Fui lieto che il papa non sapesse quale argomento avessi trattato poco prima nella mia conferenza al convegno: la possibilità che lo spazio tempo fosse finito ma illimitato, ossia che non avesse alcun inizio, che non ci fosse alcun momento della Creazione. Io non provavo certamente il desiderio di condividere la sorte di Galileo, pur essendo legato a lui da un forte senso di identità, dovuto in parte alla coincidenza di essere nato esattamente 300 anni dopo la sua morte.» (16)

Tornando all’evoluzione, la singolare considerazione di cui godrebbe la teoria evoluzionistica è confermata dal fatto che la stessa, tra tutte le altre teorie scientifiche, ha avuto il pregio – per altri, difetto – di penetrare in modo radicale non tanto nei segreti di una creazione da confinare eventualmente al momento del big bang, come osservava Hawking; quanto nelle modalità con cui nelle cosmologie religiose s’è intesa la creazione dell’uomo. È l’area d’indagine propria di tale teoria a far la differenza rispetto alle altre; ed è la particolarissima, inedita risposta che il pensiero evoluzionista ha veicolato sin da subito a definire il suo ruolo caustico nella controversia scienza/fede. Qui e solo qui si toccano appieno gli aspetti connessi con la presunta creazione dell’uomo – e la sua vera natura; in tali ambiti, infatti, si definiscono i fondamenti ontologici e dottrinali del Cattolicesimo e s’impianta il suo edificio teologico escatologico.

Secondo il decreto del 30 giugno 1909 della Pontificia Commissione Biblica in questa dimensione si stabiliscono, per l’appunto, i fatti che «… toccano i fondamenti della religione cristiana…».(17) Tutti fatti, si badi bene, perfettamente storici, concreti, reali, cui «… appartengono fra gli altri: la creazione dell’universo fatta da Dio all’inizio del tempo; la particolare creazione dell’uomo; la formazione della prima donna dal primo uomo; l’unità del genere umano; la felicità originaria della prima coppia umana nella condizione di giustizia, d’immunità e d’immortalità; l’ordine dato da Dio ai primi uomini per provarne l’ubbidienza; la loro trasgressione, in seguito alla seduzione del diavolo presentatosi in forma di serpente; la perdita dello stato primitivo d’innocenza a causa di questa trasgressione; infine la promessa del Redentore.» (18)

Sono dunque fatti storici, e non miti, ciò che la teoria dell’evoluzione ha sospinto sotto le luci dell’indagine scientifica – sottraendoli dall’esclusività della speculazione teologica. E questi sono fatti storici, assolutamente imprescindibili dottrinalmente, da cui si originano le dinamiche che condurrebbero infine al mistero della missione di Cristo e della sua incarnazione; fatti su cui si basa l’intera dottrina cattolica della salvezza – in analogia con tutte le altre religioni di ceppo biblico.

L’irriverente irruzione della teoria evoluzionistica in ambiti così storici e sacrali motiva l’interesse spasmodico, e le feroci polemiche che questa teoria ha catalizzato su di sé. Qualcosa che, a suo tempo, Darwin aveva perfettamente intuito, tanto da confidare al naturalista A. R. Wallace: «Lei mi chiede se affronterò il problema dell’uomo... penso che eviterò l’intero argomento, che è avvolto da una grande quantità di pregiudizi; benché non sia alieno dall’ammettere che, per il naturista, è il problema più elevato e più interessante.» (19)

L’interesse per questi fatti storici non è dunque solo del naturalista ma anche, non meno, del teologo… e del Magistero.

In tempi recenti la discussione si è ulteriormente rinvigorita e articolata grazie a varie proposte interpretative. Vari autori hanno iniziato a sostenere la possibilità di far coesistere tra loro le distinte concezioni.

In definitiva, possiamo osservare una doppia tendenza, che esprime in sé un’ulteriore asimmetria, analogamente a quanto avvenuto con Galilei. Da un lato abbiamo, infatti, fautori di un’accezione del processo evolutivo in cui si perora sempre e comunque un atteggiamento laico e materialistico, ateo o agnostico, non confessionale. Tra questi, i principali esponenti del pensiero evoluzionistico: J. Monod (20), T. Huxley, R. Dawkins, Stephen J. Gould. (21) Sull’altro versante, si è tentata una convergenza sincretistica, concordistica tra dottrina cattolica e teoria evoluzionistica, sulle tracce delle pionieristiche tesi di Theilard de Chardin: ecco allora Henri Bergson e la sua Evoluzione Creatrice (22), scienziati quali Rémy Chauvin (23), (24) etc (25).

Si è accennato all’asimmetria tra le parti: se osserviamo come si sta svolgendo questo ennesimo confronto, cogliamo il senso di tale asimmetria. Nel complesso, l’azione di teologi e fautori dell’opzione teistica si svolge in palese antitesi rispetto alla controparte: costoro hanno operato un vero e proprio cambio di paradigma, passando dall’esplicita opposizione all’evoluzionismo a un suo problematico accoglimento –subordinandolo [sic!] a un’improbabile supervisione divina.

Nessuna inversione di rotta si registra invece nel versante opposto! Gli esponenti laici mantengono sostanzialmente le posizioni canoniche dell’originale pensiero evoluzionistico, nell’alveo di quanti li hanno preceduti: è nel versante teista che si registra un cambiamento netto del paradigma teologico esegetico rispetto a quanto affermato dall’Enciclica del 1950. Nel versante laico, ateo o agnostico che sia, l’idea evoluzionistica è restata indefessa a coesa evidenza di un pensiero antitetico alle posizioni dottrinali cattoliche; è nella teologia cattolica, e forse… pur se appena accennato, nel Magistero della Chiesa, il ripensamento forte nei confronti dell’evoluzionismo. È qui che si cambiano le carte in tavola! Non dall’altra parte. Anche qui: non il contrario!

Il 24 ottobre 1996 il pontefice Giovanni Paolo II ha riconosciuto all’evoluzionismo, rispetto ai suoi predecessori, lo status di teoria e non di mera ipotesi, ipotizzando addirittura una qualche concordanza (sic!!!) con i ortodossi contenuti della Fede cattolica inerenti l’origine dell’uomo: «Tenuto conto dello stato delle ricerche scientifiche a quell’epoca e anche delle esigenze proprie della teologia, l’Enciclica Humani generis considerava la dottrina dell’«evoluzionismo» un’ipotesi seria, degna di una ricerca e di una riflessione approfondite al pari dell’ipotesi opposta. Pio XII aggiungeva due condizioni di ordine metodologico: che non si adottasse questa opinione come se si trattasse di una dottrina certa e dimostrata e come se ci si potesse astrarre completamente dalla Rivelazione riguardo alle questioni da essa sollevate. Enunciava anche la condizione necessaria affinché questa opinione fosse compatibile con la fede cristiana, punto sul quale ritornerò. Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata né provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per sé un argomento significativo a

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