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Il Cancro l'ultima richiesta d'amore

Il Cancro l'ultima richiesta d'amore

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Il Cancro l'ultima richiesta d'amore

Lunghezza:
247 pagine
7 ore
Pubblicato:
5 ago 2014
ISBN:
9788869370090
Formato:
Libro

Descrizione

La tanto temuta malattia che si chiama cancro è il risultato della mancanza di dialogo tra le due parti più profonde del nostro essere: l’Anima e l’Io, ossia il nostro mondo affettivo-emotivo e la nostra Coscienza.

L’interruzione del dialogo, il non riconoscere le oscurità presenti nella nostra Anima, l’incapacità o la non volontà di “guardare” che cosa pulsa nel profondo di noi quando ci sentiamo soli,feriti, arrabbiati, impauriti e molto altro ancora, può portare nel tempo all’instaurarsi di questa grave malattia.

La prevenzione più autentica e la stessa guarigione partono dalla capacità di “guardare” e di stare a contatto con quanto vive nell’oscurità dell’Anima, per poterlo trasformare e sollevare verso la Luce della Coscienza. Da questo contatto, da questo dialogo nasce l’intimo amore che dobbiamo dare a noi stessi e di cui il cancro rappresenta l’ultima disperata richiesta.

Questo testo, frutto di un’esperienza di oltre vent’anni nell’ambito della psicoterapia e della medicina psicosomatica, libero da pregiudizi e dai dogmi del pensiero scientifico, offre una profonda ed intensa riflessione sulla natura dell’essere umano e su come in essa affondino sia le radici della malattia che quelle della guarigione.
Pubblicato:
5 ago 2014
ISBN:
9788869370090
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il Cancro l'ultima richiesta d'amore - Loretta Martello

Conclusione

Capitolo1 La Natura Psichica del Cancro

Per questo sono venuto nel mondo, per testimoniare per la verità: chiunque sia dalla verità ode la mia voce.

E Pilato disse: cos’è la verità?

Giovanni18, 38

Cos’è la Verità?

Quando Pilato rivolge a Gesù questa domanda, non attende la risposta. Esce dal pretorio e dice ai giudici: Io nessuna colpa trovo in lui.

Pilato, nel momento in cui pronuncia la domanda, ha in sé la percezione di trovarsi di fronte a qualcuno che può rivelare verità assolute, ma in lui non è ancora pronta la forza per accogliere ciò che gli si sta per manifestare. Ed è questa mancanza di forza che alla fine lo porta a non prendere posizione e a lasciare che Gesù venga condannato. Se Pilato avesse permesso alla Verità di penetrare in lui, avrebbe liberato Gesù.

Accogliere la Verità poteva significare per Pilato una trasformazione radicale della propria vita, e poiché egli era già sulla soglia dei mondi superiori, poteva significare cambiare il corso della storia e dell’esperienza spirituale umana.

Pilato è in noi quella parte che coglie ciò che è vero, ma che rapidamente se ne allontana e lascia che Gesù (l’Io Sono, il Sé, l’Individualità, l’Autocoscienza) muoia.

Senza la guida superiore del Sé, l’Anima sprofonda nell’oscurità ed il corpo muore. Non più illuminata dalla Luce della Coscienza, l’Anima resta in balìa delle correnti nascoste, delle dinamiche inconsce e quindi non riconosciute, dove si manifestano istinti, impulsi, egoismi, passioni, e dove la paura sostituisce il messaggio divino dell’Io Superiore.

La Verità richiede per tutti noi un grande coraggio, il coraggio che Pilato non ha avuto di cambiare il corso della propria esistenza e dell’intera storia umana e divina.

Il coraggio di accogliere la Verità e di partecipare dell’Io Sono (il Cristo in noi), della massima esperienza autocosciente in noi, porta a vincere qualsiasi oscurità. Malattia e morte sono figlie dell’oscurità che abita in noi, della Verità non accolta, del coraggio negato. Sono l’esultanza della paura, la vittoria delle tenebre, il trionfo del male, la negazione dell’Amore.

Coloro che ricevono una guarigione miracolosa sanno che la loro Anima si è aperta a ricevere la Luce dell’Io Sono. E coloro che guariscono tramite un processo interiore di autoconoscenza e trasformazione, sanno che in questo cammino hanno aperto il dialogo tra la loro Anima ed il loro Io Superiore.

In qualsiasi modo poniamo le cose, il cancro è sempre la drammatica risposta alla mancanza di dialogo tra l’Io e l’Anima, e la sua definitiva guarigione è l’aprirsi del dialogo. E’ così semplice questa via che c’è davvero da stupirsi di come troppo raramente ancora essa venga seguita. Perché il dialogo tra queste due parti di noi così sacre e preziose s’interrompe? E perché molte delle persone ammalate trovano che sia tanto difficile riaprirlo?

Circa venticinque anni fa, all’inizio della mia attività come psicologa presso un servizio di psichiatria, osservai per la prima volta, in modo chiaro ed inequivocabile, la stretta relazione che esiste tra la malattia mentale e il tumore.

Venne ricoverato un uomo di circa settanta anni con una diagnosi di sindrome delirante e fu subito sedato attraverso psicofarmaci. Già il giorno dopo cominciò a riaversi e a riprendere la normale coscienza di sé. Passarono alcuni giorni e cominciò ad accusare vari disturbi somatici, che portarono ben presto a diagnosticare un cancro alla prostata che si stava sviluppando con straordinaria rapidità, data l’età del paziente. Fu predisposto l’intervento alla prostata con una certa urgenza e, non appena rimosso il tumore, ricomparve il delirio. Contemporaneamente a questo episodio, una giovane donna medico di trentacinque anni fu ricoverata con diagnosi di schizofrenia, fu stabilita una terapia che la riportò nel tempo di qualche settimana alla normalità, ma sviluppò un tumore al seno. Asportato il tumore al seno, si presentò nuovamente la schizofrenia. Sedata ancora una volta, sviluppò un cancro all’utero. Seppi che morì qualche anno dopo.

Queste due persone, travolte dalla sofferenza della non appartenenza a se stessi, furono una prima grande prova della profonda relazione che esiste tra mente e corpo. Nel linguaggio comune questo era comunque già noto, perché si parlava molto semplicemente della schizofrenia come pazzia della mente e del cancro come pazzia delle cellule. E nel mondo mio interiore una consapevolezza, che esisteva fin da quando ero piccola, sull’originarsi della malattia da quei substrati dell’essere che andavano a dissolversi e a fondersi nella corporeità, trovava ora una forte conferma.

Queste due persone con il loro dramma furono per me, all’inizio della mia attività di psicoterapeuta, un dono che il destino mi dava come conferma agli sforzi e alla ricerca che andavo effettuando sul mistero che nell’essere umano genera la malattia.

Lo slittamento di un nodo psichico nella corporeità e il suo manifestarsi fisico in forma tumorale passava poi nuovamente alla psiche sotto forma di dissociazione mentale, mentre contemporaneamente liberava il corpo.

Questi due casi non presentavano dubbi e nel mio giovanile entusiasmo chiesi al primario del reparto e agli altri colleghi psichiatri che cosa pensassero di questi spostamenti dalla mente al corpo e viceversa. Mi risposero con una certa noncuranza che a volte succede. Io replicai che bisognava farlo sapere alla gente, che era troppo importante che si sapesse, che questo poteva aiutare immensamente la ricerca sul cancro. Ma nessuno si dimostrò interessato a divulgare questa notizia che a me sembrava straordinaria, e intesi subito che dietro a quel a volte succede, un po’ spento, si celava un monito a non parlare, a non farsi troppe domande, a non diffondere ciò che avrebbe spezzato l’equilibrio di molte strutture, ospedali, case farmaceutiche, centri di ricerca, un monito a non diffondere ciò che avrebbe sconvolto gli interessi di molti. Meglio, molto meglio non approfondire nulla e soprattutto non dire nulla.

Quella volta non mi fu possibile davvero dire nulla, anche se mi accorsi che psichiatri e medici ospedalieri erano quasi sempre tacitamente consapevoli del fatto che i malati di mente non si ammalano quasi mai di cancro. Da allora la mia ricerca si fece più forte, l’attività di psicoterapeuta che da venticinque anni svolgo con costante entusiasmo ed interesse, mi permise di leggere sempre più a fondo nell’anima umana e di trovare quei nessi che cercavo, e anche di aiutare le persone ammalate di cancro a superare la malattia attraverso la comprensione, l’elaborazione e la coscientizzazione di quanto vive nell’intimità del loro essere.

Purtroppo da circa sessant’anni il cancro è in costante aumento, nonostante la continua ricerca nel campo della cura-soppressione delle cellule anomale.

Spesso ho la sensazione di aggirarmi nella vita come in un mondo di fantasmi, di persone che non vogliono vedere, non vogliono sentire, non vogliono capire, persone fantasmi che vivono nell’ombra di loro stessi. Questi fantasmi sono tanto più potenti nell’ambito della medicina tradizionale e della moderna ricerca scientifico-materialistica.

Come quel lontano giorno in cui mi fu fatto capire che era meglio tacere, ancor oggi si tace, e la gente vive con la paura della malattia, sottoponendosi ai più svariati esami clinici, considerati preventivi, e se si ammala di cancro vive la malattia come qualcosa di scollegato da sé, delegando ai medici e ai farmaci il compito della guarigione.

Nel piccolo spazio prezioso del mio studio, dove gradualmente e con estremo rispetto tra me e paziente si stabilisce il dialogo con l’Anima, dove gradino dopo gradino tutta la paura si dissolve e si rinuncia definitivamente all’estraneità a se stessi, piano piano si impara a vedere, a comprendere, a trasformare e guarire.

Non è difficile. Anzi, è semplice. Ma ci vuole il coraggio di guardare.

Alcuni sostengono che il tempo non sia ancora maturo, che l’umanità nel suo insieme non sia pronta ad accogliere la propria verità interiore, non sia pronta a comprendere la strettissima relazione che il Corpo ha con l’Anima, e addirittura non crede nemmeno che ci sia l’Anima. Ma io penso che non sia così. Nella mia attività incontro persone di qualsiasi livello culturale e sociale, e tutti, proprio tutti, se posti con delicatezza nella possibilità di comprendere, comprendono. Io credo che il tempo sia più che maturo. Non è maturo soltanto per coloro che preferiscono non riconoscere in loro stessi il vero problema, non è maturo per coloro che scelgono la paura al posto dell’Amore.

Molti sono coloro che hanno scritto sulla malattia come messaggio dell’Anima. Ma nonostante tutto quello che si è scritto, detto e dimostrato, continua a persistere nell’opinio-ne pubblica l’idea che una persona malata sia più sfortunata di una che è sana, che sia condannata dal destino, o addirittura dal caso, oppure che sia un santo, una creatura compassionevole, buona e mite.

Tutto questo è illusione, l’illusione che ci creiamo per non far la fatica di togliere il velo dell’apparenza, per sfuggire a ciò che palpita dentro l’Anima e dice: Guardami, io sono te, io sono la tua Verità, per non sentire quella Voce che da sempre ci parla nel profondo del cuore e che sempre, sempre ci dice qual è la direzione della nostra vita, quale la strada che ci porta a noi stessi, e quale quella che ce ne allontana.

Chi si ammala di cancro non è più o meno fortunato di un altro che non si ammala, e non esiste un caso che si diverta a prendere una persona su tre per condannarla al male incurabile, e nemmeno un destino che sia così ineluttabile da non permettere di dialogare con esso. Qualche volta, ma proprio molto raramente, l’ammalato è un santo, nel senso che ha in qualche modo scelto di ammalarsi al posto di qualcun altro, ha scelto di sacrificarsi per amore. Ma questa è un’altra storia. Vedremo più avanti perché succede. Voglio scrivere per aggiungere un’altra goccia al mare di scritti, racconti, testimonianze di coloro che hanno lottato per la Verità, o perché sono guariti loro stessi dal cancro, o perché sono persone che hanno osato guardare, studiare, lavorare per comprenderla. Voglio scrivere perché il dolore-amore che vivo quotidianamente a contatto con le persone che sperimentano questa malattia e altre malattie gravi, diventi fecondo anche per altre persone che ancora non sono in questa prova. Voglio scrivere perché soffro molto nel vedere quanta parte dell’umanità ancora tenga imprigionata nel buio la propria Anima, buio ben coltivato da schemi e strutture e condizionamenti e luoghi comuni.

Mi rivolgo a tutti coloro che sono in cammino per incontrare il più prezioso dei tesori: loro stessi.

L’Anima è come un uccello con le ali aperte verso la Libertà. Se all’Anima vengono strappate le ali, essa cerca il cancro per potersele ricostruire. Il cancro è l’ultimo grido di salvezza, l’ultimo disperato viaggio verso la Libertà.

Il cancro non è un tema che riguardi solo le persone che ne sono affette. Il cancro è la legge deviata della vita. E purtroppo tutti ne siamo immersi. Esiste un carcinoma spirituale che avvolge la Terra, ed ogni giorno siamo chiamati ad essere terapeuti e medici del pianeta.

Il cancro è la vittoria della paura sull’Amore, della menzogna sulla Verità, della rabbia sulla Pace, della colpa sul Perdono, della facile lusinga sullo sforzo costante di Vivere, della schiavitù delle forme sulla Libertà creativa.

Il cancro è l’ultima richiesta d’Amore perché rende visibile, accessibile e per l’ultima volta riconoscibile, il guasto di un’Anima che non è stata ricettacolo d’Amore dello Spirito che la abita.

Capitolo 2 Uno sguardo generale

Il cancro, dal latino cancer e dal greco karkinos, significa granchio, l’animale che si muove lateralmente e indietro.

Il cancro, proprio come il granchio, porta le cellule indietro, le fa regredire a livelli primitivi, a livelli indifferenziati ed anarchici.

E’ un tumore nella sua forma più grave, e spesso viene chiamato soltanto tumore, proprio per rendere più tenue il dramma che racchiude e renderlo più simile ad un gonfiore (tumor, infatti, significa gonfiore).

Oppure viene chiamato sarcoma, che significa massa, neoplasia, che significa nuova formazione.

Quando il cancro si diffonde si parla di metastasi (dal greco meta = al di là, e stasis = stato-posizione), quindi cambiamento di sede di una materia che va oltre le leggi della materia, una materia patologica.

La scienza che si occupa del cancro viene chiamata oncologia ed oncologo il medico che se ne prende cura (onco deriva da ogkos, ossia corpo voluminoso).

Questi termini di origine antica sono ormai ben inseriti nel linguaggio comune ed anche se la gente semplice parla ancora di brutto male o di male incurabile, riconosce quasi sempre anche i termini più clinici, così come sa che quando si parla di chemioterapia o di radioterapia ci si riferisce alle cure per il brutto male.

Oggi se ne parla molto e non solo oggi. Da molti anni questi termini sono usati nel linguaggio quotidiano e stanno anche ad indicare l’assuefazione ad essi, il fatto che in maniera scontata e poco cosciente si accetti che esistano questi mali incurabili e che vengano curati attraverso terapie invasive, le uniche, si pensa, in grado di arginare, se non di risolvere, il problema.

Molti slogan, a questo riguardo, bombardano l’inconscio collettivo, parlando di lotta definitiva, vittoria sul male, guerra al cancro, proiettili magici. C’è sempre questo richiamo alla guerra e alla vittoria, e non si pensa che già nell’usare questi termini si è sconfitti; ogni guerra comporta che in entrambe le parti ci siano perdenti e parlare così della malattia significa la stessa cosa: perdere.

Il cancro non è un nemico da combattere, il cancro è nell’uomo, il cancro siamo noi. E se noi siamo amici di noi stessi, non vogliamo fare la guerra e vincere, ma vogliamo comprendere e fare la pace. Questo modo di affrontare la malattia genera grande confusione nella gente comune, la quale così si affida ai medici, ai farmacisti, ai ricercatori, ai centri di aiuto, ed offre il proprio denaro per la ricerca o le proprie forze nel volontariato.

Tale visione della malattia genera paura, e la paura, a sua volta, provoca malattia. Si vive con l’ansia del brutto male, si sa che un terzo dell’umanità muore per questo (ma ormai si è arrivati quasi alla metà) e si teme di essere uno di questi tre, ci si sottopone a visite ed esami clinici di prevenzione, in uno stato di allarme che provoca angoscia e ipocondria.

Ancora quand’ero piccola sentivo parlare del cancro come del male del secolo, ma ora che è iniziato un nuovo secolo il cancro c’è ancora di più.

Nonostante le smentite della medicina e della ricerca ufficiali, nonostante l’aggressività dei metodi di terapia, di cancro si continua a morire, e diverse statistiche non esprimono una diminuzione, bensì un aumento. John Balair affermò ancora nel settembre 1994, in una riunione del President’s Cancer Panel[1]: … Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent’anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea., dopo aver commentato un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990.

Gli oncologi di oggi si ribellano a quest’affermazione e sostengono che dal 1994 ad oggi sono stati fatti enormi progressi nella cura farmacologica tradizionale. A me invece viene più spontanea un’altra osservazione: se già diciotto anni fa, e ancora sette anni prima s’era compreso il fallimento di questa linea, come mai si continua a perseverare in essa?

In un recente convegno sul cancro a cui partecipai, un oncologo affermò con molta aggressività che l’80% dei tumori guarisce con chemioterapia, e che le donne con tumore al seno guariscono nel 98% dei casi. A questa dichiarazione reagì un altro medico il quale rimproverò il primo della non veridicità di questi dati, poiché a lui risultava che la chemioterapia guarisse meno del 50% dei casi. Intervenne allora un’infermiera presente in sala, sostenendo con sicurezza che soltanto l’1,5%, in realtà guariva dal cancro.[2]

Io ascoltavo questa discussione poco serena e poco rassicurante e mi chiedevo se quei medici si fossero mai posti la domanda di che cos’è veramente la guarigione.

Se guarire significa soltanto sopprimere il male, allora, forse, le scienze statistiche possono anche dare alcuni numeri corretti. Ma se si guarda a cosa accade dopo che il tumore è stato soppresso, che cosa si trova? Quante volte, dopo questa soppressione, compare una patologia autoimmune (cioè un’equivalente psichica del cancro), come sclerodermia, o psoriasi? Quante volte arriva un infarto, un ictus, una sclerosi o una psicosi? E quante, dopo qualche anno, un cancro nuovamente?

Se si vuole fare una sana ricerca, o se si vuole veramente comprendere cos’è la guarigione, è necessario tener presente la vita di un paziente per molti e molti anni, direi fino alla fine della vita, e anche tutta la sua biografia precedente alla malattia, in modo particolare i primi sette anni di vita. Soltanto così si può comprendere se c’è stata guarigione o piuttosto deviazione di una patologia in un’altra forma e in un’altra ancora. Molte volte mi sono capitati dei pazienti che avevano passato la vita a sopprimere ora l’una ora l’altra malattia, affrontando interventi plurimi e quantità enormi di farmaci. Arrivavano da me dicendo che non ce la facevano più, che volevano buttare via tutte le medicine. Avevano capito che tutto partiva da un unico male, ma che nessuno aveva saputo individuare quale.

La risposta più frequente ad una guarigione dopo la soppressione di un tumore, sia che questa avvenga tramite un intervento chirurgico, sia dopo una chemioterapia, è la depressione; motivo per cui quasi sempre si ritiene importante somministrare dei farmaci antidepressivi, come prassi clinica. Questo è anche il motivo più frequente per cui molte persone si rivolgono a me, perché si sentono depresse ed instabili nell’umore, mentre prima dell’intervento o della cura non lo erano mai state. La sofferenza a sfondo depressivo, se da un lato esprime il terreno psichico che è alla base del tumore, dall’altro diventa l’opportunità della più autentica guarigione. Essendo il cancro la realizzazione somatica di un inconscio desiderio di Libertà-Amore mai trovato prima, ed essendo stato ora soppresso con le diverse terapie e con esso soppressa la ricerca di Libertà, la stessa non-Libertà si riversa ora nell’Anima sotto forma di profonda tristezza. La somministrazione di farmaci antidepressivi, in questo caso, impedisce nuovamente la liberazione dell’Anima, il respiro dell’Anima, il riconoscere finalmente se stessa e le sue parti che soffrono e che si liberano nell’Io. Assumere farmaci antidepressivi significa, ancora una volta, cacciare nuovamente in prigione questo dolore che prima si era trasformato in tumore e che ora invece vive nella piena coscienza. Spesso però i pazienti fortunatamente rifiutano questi farmaci, un po’ perché costa loro un’ulteriore fatica sentirsi definire depressi, un po’ perché sono stanchi di assumere sostanze tossiche. Cercano più frequentemente di farcela da soli e a volte chiedono un aiuto psicologico. Da questa richiesta d’aiuto si forma il primo gradino per lo sguardo attento alla Voce Interiore ed al suo ascolto, il primo gradino per la vera guarigione.

La guarigione infatti è armonia in tutto il nostro Essere, ossia armonia nel Corpo Fisico, Eterico, Astrale e Spirituale. La guarigione del solo Corpo Fisico può provocare invece un grande pericolo per l’Anima e lo Spirito, sottraendo loro un’opportunità di libertà e di evoluzione.

Se si

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