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Sonetti (testo inglese a fronte)

Sonetti (testo inglese a fronte)

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Sonetti (testo inglese a fronte)

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
178 pagine
2 ore
Pubblicato:
12 set 2012
ISBN:
9788874171743
Formato:
Libro

Descrizione

Nei 154 Sonetti composti da William Shakespeare, probabilmente fra il 1595 e i primi anni del 1600, l’intensa commozione lirica, frutto dell’inquieto rapporto fra la dark lady, il poeta e il suo fair friend, rimanda ad una visione drammatica della vita, in cui gli elementi differenti possono coesistere, non ricomposti ma accettati all’interno di un variegato universo psicologico.
Pubblicato:
12 set 2012
ISBN:
9788874171743
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

William Shakespeare is widely regarded as the greatest playwright the world has seen. He produced an astonishing amount of work; 37 plays, 154 sonnets, and 5 poems. He died on 23rd April 1616, aged 52, and was buried in the Holy Trinity Church, Stratford.


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Sonetti (testo inglese a fronte) - William Shakespeare

Sonetti

Testo inglese a fronte

William Shakespeare

In copertina: Gustav Klimt, La Poesia Fregio di Beethoven - particolare, 1902

a cura di Annalisa Iezzi

© 2012 REA Edizioni

Via S. Agostino 15

67100 L’Aquila

Tel 0862 717001

Tel diretto 348 6510033

www.reamultimedia.it

redazione@reamultimedia.it

Questo e-book è un’edizione rivista, rielaborata e corretta, basata su una traduzione del 1941 reperita tramite il Servizio Bibliotecario Nazionale. La casa editrice rimane comunque a disposizione di chiunque avesse a vantare ragioni in proposito.

Indice

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

XIV

XV

XVI

XVII

XVIII

XIX

XX

XXI

XXII

XXIII

XXIV

XXV

XXVI

XXVII

XXVIII

XXIX

XXX

XXXI

XXXII

XXXIII

XXXV

XXXVI

XXXVII

XXXVIII

XXXIX

XL

XLI

XLII

XLIII

XLIV

XLV

XLVI

XLVII

XLVIII

XLIX

L

LI

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CXXI

CXXII

CXXIII

CXXIV

CXXV

CXXVI

CXXVII

CXXVIII

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CXXXI

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CXXXIII

CXXXIV

CXXXV

CXXXVI

CXXXVII

CXXXVIII

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CXL

CXLI

CLXII

CXLIII

CXLIV

CXLV

CXLVI

CXLVII

CXLVIII

CXLIX

CL

CLI

CLII

CLIII

CXLIV

TO. THE. ONLIE. BEGETTER. OF.

THESE. INSUING. SONNETS.

MR. W. H. ALL. HAPPINESSE.

AND. THAT. ETERNITIE.

PROMISED.

BY.

OUR. EVER-LIVING. POET.

WISHETH.

THE. WELL-WISHING.

ADVENTURER. IN.

SETTING.

FORTH.

T. T.

I

Alle creature più belle noi chiediamo figli,

perché la rosa della bellezza non muoia mai,

così che quando, matura, sfiorirà con il tempo,

il suo tenero germoglio possa portarne il ricordo.

Ma tu, sposo con i tuoi stessi begli occhi,

alimenti il tuo fuoco con la tua stessa sostanza,

producendo mancanza dove regna l'abbondanza ,

nemico di te stesso, troppo crudele all'esser tuo dolce.

Tu che sei ora fresco ornamento del mondo

e impareggiabile messaggero della fulgida primavera,

tu soffochi la linfa nel tuo proprio germoglio,

così che tu ti consumi nell'avarizia;

abbi pietà del mondo! Altrimenti sarai tanto ingordo, da divorare con la tua morte, ciò che al mondo è dovuto.

From fairest creatures we desire increase,

That thereby beauty's rose might never die,

But as the riper should by time decease,

His tender heir might bear his memory;

But thou, contracted to thine own bright eyes,

Feed'st thy light's flame with self-substantial fuel,

Making a famine where abundance lies,

Thyself thy foe, to thy sweet self too cruel.

Thou, that art now the world's fresh ornament

And only herald to the gaudy spring,

Within thine own bud buriest thy content

And, tender churl, mak'st waste in niggarding.

    Pity the world, or else this glutton be,

    To eat the world's due, by the grave and thee.

II

Quando molti inverni ti graveranno la fronte, incidendo solchi profondi nel campo della tua bellezza, la fiera divisa della tua giovinezza, ora tanto ammirata, non sarà che una veste cenciosa, senz'alcun pregio; se ti si chiedesse allora dove sia tutta la tua beltà, dove sia tutto il tesoro dei tuoi fiorenti giorni, il dire che tutto sta dentro i tuoi occhi infossati, sarebbe una rodente vergogna, un elogio vano. Qual maggior lode meriterebbe l'uso della tua bellezza, se tu potessi rispondere: Questo mio bel figlio pareggia il mio conto e fa perdonare la mia vecchiaia, provando che la sua bellezza è derivata da te! Ciò sarebbe un ringiovanir quando sei vecchio, un riscaldar il tuo sangue quando ti sentirai gelare.

When forty winters shall besiege thy brow,

And dig deep trenches in thy beauty's field,

Thy youth's proud livery, so gaz'd on now,

Will be a tatter'd weed, of small worth held;

Then being ask'd where all thy beauty lies,

Where all the treasure of thy lusty days,

To say, within thine own deep-sunken eyes,

Were an all-eating shame and thriftless praise.

How much more praise deserv'd thy beauty's use,

If thou couldst answer 'This fair child of mine

Shall sum my count, and make my old excuse,'

Proving his beauty by succession thine!

    This were to be new made when thou art old,

    And see thy blood warm when thou feel'st it cold.

III

Osservati nello specchio e di' al volto che scorgi

ch'è ormai tempo che quel viso ne generi un altro;

se tu di esso non rinnovi la freschezza,

derubi il mondo e neghi la gioia a una madre.

Non c'è donna così bella che disdegni il grembo

intatto all'amplesso della tua virilità?

O chi sarà tanto folle da divenire la tomba

dell'amore di se stesso e troncare la propria discendenza?

Tu sei lo specchio di tua madre, che ritrova in te

la fiorente primavera della sua giovinezza ;

e così tu dalle finestrelle della tua vecchiaia vedrai, malgrado le rughe, questo tuo bel tempo dorato. Ma se tu vuoi vivere per non essere ricordato, muori celibe, e la tua immagine morrà con te.

Look in thy glass, and tell the face thou viewest

Now is the time that face should form another;

Whose fresh repair if now thou not renewest,

Thou dost beguile the world, unbless some mother.

For where is she so fair whose unear'd womb

Disdains the tillage of thy husbandry?

Or who is he so fond will be the tomb,

Of his self-love, to stop posterity?

Thou art thy mother's glass, and she in thee

Calls back the lovely April of her prime;

So thou through windows of thine age shalt see,

Despite of wrinkles, this thy golden time.

    But if thou live, remember'd not to be,

    Die single, and thine image dies with thee.

IV

Prodiga beltà, perché spendi su te stesso

tutto il patrimonio della tua bellezza?

L' eredità della natura è un prestito, non un dono:

perché, essendo generosa, essa presta a chi è generoso.

Dunque, mio bell'avaro, perché usi male

gli abbondanti tesori a te dati per farne dono ?

Perché, vanamente usuraio, fai uso di così grandi somme

e pure non ne trai alcun profitto ?

Giacché, non trafficando che con te medesimo,

tu frodi te stesso nella tua dolce persona;

e così, quando Natura ti chiamerà per il trapasso, quale rendiconto accettabile potrai lasciare? La tua bellezza non usata sarà sepolta con te, che, ben usata, vivrebbe come esecutrice della tua volontà.

Unthrifty loveliness, why dost thou spend

Upon thy self thy beauty's legacy?

Nature's bequest gives nothing, but doth lend,

And being frank she lends to those are free:

Then, beauteous niggard, why dost thou abuse

The bounteous largess given thee to give?

Profitless usurer, why dost thou use

So great a sum of sums, yet canst not live?

For having traffic with thy self alone,

Thou of thy self thy sweet self dost deceive:

Then how when nature calls thee to be gone,

What acceptable audit canst thou leave?

    Thy unused beauty must be tombed with thee,

    Which, used, lives th' executor to be.

V

Quelle stesse ore che foggiarono con arte squisita

le forme amabili su cui ogni occhio s'indugia,

si faranno implacabili con esse

e renderanno brutto ciò che ora eccelle di bellezza.

Che il tempo inarrestabile trae l'estate 

nell'orribile inverno e là lo sperde;

la linfa stringe il gelo, le fresche foglie avvizziscono,

la beltà vien sommersa dalla neve e lo squallore è dovunque.

Allora, se non restassero i profumi distillati nell'estate,

liquidi prigionieri chiusi in pareti di cristallo,

gli effetti della bellezza sarebbero perduti con la beltà stessa, spenta essa e spento anche il ricordo. Ma i fiori distillati, anche se giunti dall'inverno, non han perso che il loro sfarzo ; la loro soave essenza sopravvive.

Those hours, that with gentle work did frame

The lovely gaze where every eye doth dwell,

Will play the tyrants to the very same

And that unfair which fairly doth excel;

For never-resting time leads summer on

To hideous winter, and confounds him there;

Sap checked with frost, and lusty leaves quite gone,

Beauty o'er-snowed and bareness every where:

Then were not summer's distillation left,

A liquid prisoner pent in walls of glass,

Beauty's effect with beauty were bereft,

Nor it, nor no remembrance what it was:

    But flowers distill'd, though they with winter meet,

    Leese but their show; their substance still lives sweet.

VI

Non lasciar dunque rovinare dall'aspra mano dell'inverno

la tua estate, prima che l'essenza sia da te stillata.

Rendi soave qualche fiala; fai prezioso qualche luogo

con il tesoro della tua bellezza, prima che essa s'estingua.

Non è vietato un interesse

che allieta chi volentieri ha contratto il prestito;

sta a te di creare un altro te stesso,

o dieci volte più felice se pagherai dieci per uno.

Dieci volte più felice tu stesso saresti,

se in dieci tue creature tu potessi rivivere;

che potrebbe fare la morte, quando tu morendo lasciassi te stesso ancor vivo nella tua prole? Non esser egoista, che troppo bello sei per esser preda della morte e rendere i vermi i tuoi soli eredi.

Then let not winter's ragged hand deface,

In thee thy summer, ere thou be distill'd:

Make sweet some vial; treasure thou some place

With beauty's treasure ere it be self-kill'd.

That use is not forbidden usury,

Which happies those that pay the willing loan;

That's for thy self to breed another thee,

Or ten times happier, be it ten for one;

Ten times thy self were happier than thou art,

If ten of thine ten times refigur'd thee:

Then what could death do if thou shouldst depart,

Leaving thee living in posterity?

    Be not self-will'd, for thou art much too fair

    To be death's conquest and make worms thine heir.

VII

Guarda, quando in Oriente il benigno sole

leva il suo capo ardente, ogni occhio quaggiù

rende omaggio alla sua ricomparsa,

con occhio umile mirando la sua sacra maestà;

e dopo aver asceso l'ardua curva celeste,

simile a forte giovinezza nel suo fiore, gli sguardi dei mortali adorano ancora la sua bellezza, seguendola nel suo splendente pellegrinaggio; ma quando dal sommo cielo, con lo stanco carro, come l'esausta vecchiaia, fluttua via dal giorno, gli occhi, prima adoranti, si distaccano dal suo cammino cadente, e guardano altrove; così tu, quando avrai sorpassato il tuo momento migliore, morirai trascurato, se non avrai procreato un figlio.

Lo! in the orient when the gracious light

Lifts up his burning head, each under eye

Doth homage to his new-appearing sight,

Serving with looks his sacred majesty;

And having climb'd the steep-up heavenly hill,

Resembling strong youth in his middle age,

Yet mortal looks adore his beauty still,

Attending on his golden pilgrimage:

But when from highmost pitch, with weary car,

Like feeble age, he reeleth from the day,

The eyes,

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