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Anni '80

Anni '80

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Anni '80

Lunghezza:
312 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
Dec 6, 2013
ISBN:
9788868852900
Formato:
Libro

Descrizione

-"Anni '80

Le mode musicali, i movimenti giovanili e i cambiamenti sociali di quella strana decade"

Un viaggio emozionante e molto divertente (ma anche commovente e malinconico, a volte) attraverso tutto ciò che gli '80 furono in Italia e nel mondo come conseguenza della fine del tanto osannato decennio precedente: il grosso rivolgimento socio-culturale che avvenne nel decennio compreso tra il periodo del Punk e la caduta del Muro di Berlino, una decade seconda solo ai favolosi anni '60 per importanza e rilevanza. Gli anni '80 richiamano ancora oggi alla mente allegria, innovazioni, mode variopinte e una modernità che non si era vista mai prima, ma fecero anche da incubatrice per tutto ciò che prendiamo come scontato nel ventunesimo secolo. Partendo dalle origini storiche della "coscienza giovanile" e dai suoi primi vagiti, l'autore esamina poi le mode musicali che la fecero da padrone in quel decennio, tanto che venne appunto chiamato "il decennio delle tribù metropolitane", tra New Wave, Rockabilly, Punk, Dark, Cinesi, Paninari e Metallari, ognuna coi propri idoli, santini e feticci. “Anni 80” e’ un affresco vivido, appassionato, le cui tinte rapiscono il lettore e lo proiettano all’interno di un’epoca complicata, difficile e pericolosa, nella quale per un giovane era facile smarrirsi, ma anche vivida, bruciante, stimolante e contraddittoria.

Con prefazione di Marco Dell'Era, e playlist musicale.
Editore:
Pubblicato:
Dec 6, 2013
ISBN:
9788868852900
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anni '80 - Ventura Adv

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PREFAZIONE

     Scrivere la prefazione di un libro può essere un esercizio di stile, un atto di compiacimento rispetto all’autore che lo propone, un profondo gesto di presunzione rispetto a chi ha speso mesi o, a volte, anni per esprimere il proprio pensiero; in alcuni casi rarissimi è un onore, un atto di donazione rispetto ad un’opera che ha saputo emozionare o solo semplicemente riaccendere il ricordo di un momento importante della propria vita.

Anni 80 e’ un affresco vivido, appassionato, le cui tinte rapiscono il lettore e lo proiettano all’interno di un’epoca complicata, difficile e pericolosa, nella quale per un giovane era facile smarrirsi, ma anche vivida, bruciante, stimolante e contraddittoria.

L’autore non usa un tono giornalistico, non c’è traccia del lavoro dell’opinionista che intervista, verifica, scopre e riannoda le tante voci per descrivere uno spazio temporale, una scena, un’immagine. Max Ventura ci prende per mano con spietata autorevolezza ed ironia, e ci  guida attraverso i suoi occhi negli anni Ottanta, tra le vie di una Milano da vivere e non da bere.

Lo sguardo è però quello attento e critico di chi ha vissuto in prima persona i luoghi, le situazioni e le variopinte realtà che vengono descritte in modo meticoloso. Anni 80 è un libro spiazzante, una cacofonia di immagini, di suoni e di storie che ci si appiccicano addosso in quanto crude, dirette e senza fronzoli.

     L’autore si muove su diversi registri, da un lato schematizzando i periodi, le mode, la musica e le controculture, analizzando i fatti ed illustrando i legami ed i confini di tutto ciò che gli '80 furono in Italia e nel mondo come conseguenza della fine del tanto osannato decennio precedente, e anche di come ne influenzarono quello successivo; dall’altro cala se stesso nella realtà italiana dell’epoca che ci illustra attraverso immagini e spezzoni di un film che non è un film ma è la realtà di quei tempi, di una Milano che usciva dalle nebbie e dal piombo degli anni 70’ per reinventarsi.

Così come Costretti a Sanguinare di Marco Philopat è la nemesi del punk italiano, Anni 80  è  il manifesto di un decennio, amato e smitizzato, celebrato e criticato ma soprattutto vissuto.

"Anni 80" non è un libro ma un viaggio, un percorso a ritroso o un’opera di iniziazione per chi vuole scoprire ma soprattutto capire quel  microcosmo, quel punto nell’iperspazio che ha legato due decenni  per poi sparire.

     Di questo libro ho amato gli aneddoti, le storie e poi i personaggi reali, quelli finiti con la siringa nel braccio, quelli  che anche solo per un giorno hanno calcato un palco, quelli che sono andati a cercar fortuna altrove, quelli che li hanno attraversati e sono ancora qui a raccontarlo.

A volte, ancora oggi,  passeggiando in zona Castello mi viene l’istinto di  cercare con gli occhi le antiche scritte di  C.T. (vedi capitolo: Cinesi: La resistenza). I tempi  però sono cambiati, la Chiesa non uccide più con l’onda!!

Marco Dell’Era

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AVVERTENZE PER I LETTORI:

Carissimi, tutte le vicende storiche, artistiche, sociali e culturali qui descritte sono derivate dalla mia diretta conoscenza dell'epoca come testimone oculare, eccetto per quelle epoche (prima del '77) dove per forza di cose non ero in grado di partecipare direttamente, e sono assolutamente veritiere fin dove la memoria mi ha assistito. Le fonti esterne (enciclopediche) ovviamente intervengono per quei fatti dei quali devo sempre controllare dettagli, date e nomi. Alcuni collaboratori mi hanno poi aiutato con correzioni e precisazioni in fase di stesura finale

Io sono del '66, quindi ho avuto la possibilità di vivere dall'interno ogni singolo movimento di cui parlo, oppure ho avuto informazioni di prima mano già all'epoca su quelli (pochissimi) ai quali non ho assistito direttamente. Quindi, non parlo per sentito dire come fanno molti...

Le opinioni in questo libro sono sempre farina del mio sacco, tratte dalla mia esperienza, e non sono certamente basate su ricerche scientifiche; ognuno quindi gli dia il peso che crede.

Questo libro parla, all'interno del grande argomento degli anni '80, specificatamente dei movimenti musicali e giovanili di quella decade. Non parla degli anni '80 in generale, che ovviamente comprendevano anche altri aspetti della cultura, della politica, dello sport, della cronaca. Faccio però delle piccole appendici riguardo ad alcuni aspetti della decade che possono interessarvi.

Attenzione però, questa non è un enciclopedia della musica, nè degli anni '80 in genere, quindi, quando parlo di una corrente musicale, artistica, sociale o culturale, e nomino alcuni dei suoi esponenti, parlo solo di quelli sui quali ho qualcosa di valido da dire, o che ritengo fossero i più rappresentativi, e ne elenco brevemente solo i tratti fondamentali; tutto qui.

Inoltre, io devo filtrare le informazioni statiche col metro del mio giudizio, che cerco sempre di mantenere imparziale; non venite quindi a smarronarmi con commenti tipo ma ti sei dimenticato di questo, di quello... oppure non sono d'accordo su questo, su quello.... Questo è il MIO libro, e qui il mio parere è legge; se la pensate diversamente, andatevi a scrivere il VOSTRO libro.

Se invece mi sono proprio sbagliato su qualcosa di specifico (purchè sia verificabile), fatemelo sapere sulla pagina Facebook Argo Libri e farò le dovute correzioni.

Se qualcuno poi avesse in mente di insinuare che io ho dato spazio solo ai miei gusti personali in fatto di musica e tendenze, si rimangi subito il pensiero; mi faccio un vanto di essere obiettivo come un cannocchiale militare. Ad esempio, parlo a lungo di gruppi musicali o di fenomeni culturali che non mi piacevano per niente, nè allora nè adesso, ma che obiettivamente furono davvero importanti all'epoca. Di molti che amavo, invece, non parlo per nulla poichè mi rendo conto che erano rilevanti solo per me.

Quando vi consiglio brani da ascoltare, potete trovarli facilmente su YouTube, ma date retta a me, cercate sempre di sentire le versioni ufficiali, originali dell'epoca e da studio, e non quelle dal vivo, che di solito si sentono male, o i vari remix e cover, che snaturano gli originali.

Le foto che vi mostro sono per la maggior parte di pubblico dominio, recuperate da internet: cè anche una manciata di foto originali della scena milanese dell'epoca, ma sono poche: purtroppo all'epoca quasi nessuno tra le tribù di giovani faceva foto, non avevamo certo i telefonini con la fotocamera.

Infine, chi ha letto i miei lavori precedenti sa già che io uso frequentemente un linguaggio da caserma, e una grammatica del tutto personale.

A me mi piace così, perdereste tempo a cercare di correggermi. Per me l'Accademia della Crusca può anche saltare in aria, e Dante-Pascoli-Montale possono impiccarsi.

M.V., Luglio 2013  

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INTRODUZIONE

     Perchè un testo sugli anni '80 e sulle mode giovanili di quegli anni?

Rispondo in pochissime parole: perchè noi, fondamentalmente, viviamo in un mondo che è stato creato in quella stranissima decade, che fu l'ultima davvero particolare prima di un lungo periodo di noia e depressione sociale, che dura tutt'ora, marcato solo da vuote invenzioni tecnologiche, disastri naturali e dalla totale assenza di speranza nel futuro.

Ho visto di recente in TV un programma in più puntate, di produzione USA (presentato da uno pseudo-giornalista italiano che negli anni '80 era alle elementari e quindi non potè viverli di sicuro) in cui, in pratica, si descrivevano gli '80 con poco più di tre sentenze: il cubo di Rubik, l'aerobica di Jane Fonda, e gli Yuppies. Siccome queste sono ovviamente sciocchezze, che da noi non ebbero alcun impatto, vorrei qui parlarvi dei veri anni '80 vissuti da noi in Italia, lasciando perdere (se non per un brevissimo flash) le puttanate d'oltreoceano.

Prima di tutto dobbiamo dividere la decade in due fondamentali periodi: il primo va dal '79 all'85 (dal Post-Punk al Live Aid), e il secondo dall'85 al '90 (dal Live Aid alla caduta del Muro).

Tutto quello che venne prima del '68 nel mondo occidentale era ancora fortemente reminiscente del mondo ottocentesco e anteguerra. Le donne erano sottomesse agli uomini, gli uomini indossavano quasi sempre la cravatta, il galateo e le maniere erano rigidamente imposte, le sigarette erano sexy, comunicavamo in maniere approssimative, sentivamo ancora gli echi della Seconda Guerra Mondiale (molti addirittura sentivano ancora quelli della Grande Guerra), e il mondo era rimasto per la prima volta scioccato, più ancora che dai disastri di Hitler, solo dal grande cambiamento socio-culturale degli anni '60, che ruppe tutte le convenzioni di secoli, e dal quale non si tornò mai più indietro.

La società cominciò quindi a digerire i cambiamenti degli anni '60 durante la "corta decade '73-'78¹ ", e poi si iniziò con il mondo davvero moderno, quello dove viviamo ancora oggi in attesa di una futura prossima rivoluzione che spazzi via, speriamo, il crimine, le disuguaglianze sociali, le dipendenze, l'ignoranza e la stupidità. Ma la vedo dura.

Voi potreste chiedermi: perchè gli anni '80, e non, ad esempio, gli anni '60, '70, o '90?

E' presto detto: per quanto riguarda i favolosi '60, sono già stati scritti fiumi di parole da persone ben più competenti di me, e che erano presenti all'epoca; ricordatevi che io, nato nel '66, li vidi solo con occhi neonati; anche nei '70 ero ancora troppo piccolo, li ho vissuti tutti ma da bambino e poi da ragazzino, non potevo certo interagire pienamente con la società dell'epoca.

Invece gli '80 li vissi proprio da dentro a fuori, da destra a sinistra, dall'alto al basso, in lungo e in largo, e pure su tre rive dell'oceano, poichè li vissi anche sulla costa Ovest e costa Est americane, e a Londra, oltre che in Italia e nel resto d'Europa.

In questo lavoro quindi parlo prevalentemente di Milano, di riflesso dell'Italia, più vagamente dell'Europa occidentale, e in ultimo arrivo fino agli USA.

La scelta dell'Italia come focus primario poi non deriva solamente dal fatto che io sono italiano; secondo me, in Europa occidentale, solo in Inghilterra e Italia ci sono stati rivolgimenti sociali, culturali, artistici e di costume davvero notevoli di rilievo. Gli altri paesi, come la Francia (all'epoca molto provinciale esclusa la  capitale Parigi), la Spagna (all'epoca appena uscita da 40 anni di franchismo), la Germania (all'epoca ancora divisa), Olanda e Scandinavia (all'epoca poco inserite nella comunità internazionale) erano molto meno rilevanti sulla scena, oppure in loro si ritrovavano solo marginali aspetti di quei fenomeni che invece da noi o in U.K. erano completamente sviluppati.

Per fare un esempio, i Paninari esistettero solo in Italia, così come i Cinesi. I New Wavers nostrani, in confronto a quelli francesi, tedeschi, o olandesi, sembravano degli indossatori di Armani.

Inoltre da noi esisteva un'aggregazione giovanile e un movimento, una socialità che nelle tristi e dilapidate città del Nord Europa certo non avveniva (chi non ha avuto la classica compagnia del muretto o dei giardinetti ad esempio? Provate a cercarle in Belgio o in Bassa Sassonia...).

Per quanto riguarda il focus specifico su Milano, deriva non solo dal fatto che quella era la scena che io, ovviamente, conoscevo meglio, ma anche dal fatto che, a livello di movimenti giovanili, fu la città più colonizzata da quelle mode e dalle loro correlazioni, anche grazie al fatto che era già la più grossa e importante città d'Italia insieme a Roma e per forza di cose alimentava molte più masse giovanili di, per esempio, Bologna, Torino o Firenze, nettamente più piccole e provinciali. La vicinanza con le reti televisive di Berlusconi alimentò anche parecchio la diffusione di tali mode.

Per quanto riguarda la pura partecipazione di massa, Milano era ovviamente imbattibile; con già quasi 3-4 milioni di persone effettivi all'epoca, era ovviamente un bacino di utenza smisurato, ed inoltre la sua coesistenza col mondo della moda, che già all'epoca era esploso, fece sì che le strade della città dall'81 all'87 abbondante furono una passerella unica di mode e stili ben delineati e precisi, e che ci fosse poco spazio per i non allineati o coloro che ancora mantenevano la casualità e la noncuranza stilistica tipica degli appena trascorsi '70.

Se invece aveste passeggiato per, ad esempio, Genova, o Venezia, o Napoli, non avreste visto molto di ciò, nonostante le altre città d'Italia avessero anche loro piccoli nuclei di New Wavers (forti a Firenze), Rockabilly (forti a Roma e in Sicilia), Mods (forti a Torino e Bologna) ed altri esponenti della fauna metropolitana filo-musicale.

A Milano invece vedevi quello stile ovunque, persino gli adulti e la gente per nulla correlata coi movimenti giovanili e musicali presere a vestirsi e pettinarsi alla New Wave. Si adeguavano, e fu certamente quello lo stile imperante del decennio 80, come ho ricordato prima, non solo a Milano e nel resto d'Italia ma anche in Europa, Inghilterra compresa, e Stati Uniti.

Il lasso di tempo esaminato nel particolare, invece, spazia dagli anni '60 ai '90. Vedete, a questo riguardo, il capitolo successivo, Background.

Così come gli anni '60, anche gli anni '80 sono durati parecchio, almeno dodici anni tutto sommato, mentre i '70 sono durati pochissimo, schiacciati tra la massiccia influenza inerziale dei '60 e il violento azzeramento socio-culturale che fu il '77.

Una importantissima caratteristica degli anni '80 fu poi l'enorme ed addirittura ingombrante presenza della musica come catalizzatore di mode, movimenti e cambiamenti. Lo era già stata in passato, specialmente nei '60, ma non lo fu mai più così tanto in futuro, e, dopo il '95, quando l'universo musicale si era talmente frammentato e annacquato in migliaia di rigagnoli, essa divenne solo un rumore di sottofondo, generato automaticamente, mentre nelle decadi prima era stata un rombo di tuono che proveniva dal centro vitale dell'Umanità.

Infine, gli anni '80, come ho già accennato, furono davvero particolari, importanti, addirittura eccessivi, così come i '60. Diedero la forma ai decenni successivi, che viviamo ancora oggi. Furono ricchissimi di movimenti musicali importanti e duraturi, di fenomeni, di mode, arte, tecnologia, costume e cultura, di cambiamenti politici e sociali secondi solo a quelli, appunto, degli anni '60. In confronto, i '70 e i '90 invece furono dei periodi cuscinetto, quasi tutto quello che si generò in quelle decadi ibride è stato fagocitato dal tempo e ormai dimenticato.

Ora abbiate pazienza, ma per raccontarvi i nostri anni '80 devo partire da lontano. Molto lontano.

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-1-

BACKGROUND

TRE DIMENSIONI

Non vorrei annoiarvi subito, ma prima di iniziare devo spiegarvi questo:

La verità, a volte, è un opinione.  I fatti, a volte, sono diversi dalle percezioni che abbiamo di essi.

Facciamo degli esempi:

Ieri c'erano 28 gradi, umidità 70%; oggi ci sono 28 gradi, stessa umidità. Ma oggi fa più caldo di ieri. Perchè?

La regina Vittoria, nell'Inghilterra ottocentesca, era progressista, spregiudicata e democratica. Ma oggi si usa il termine vittoriano come sinonimo di moralità bacchettona, conservatorismo, e manierismi ingessati. Perchè?

Mario è simpatico, colto, educato e bello, e tutti lo amano. Ma a me sta sulle palle. Perchè?

Perchè i fatti sono bi-dimensionali, ma le percezioni delle persone sono tri-dimensionali. Quindi:

Se anche sulla carta ieri c'erano 28 gradi, e oggi anche, ma io, per varie ragioni, percepisco più caldo, sarà questa la cosa che mi ricorderò, che dirò alla gente, e che alla fine diverrà definitiva: che oggi c'era più caldo di ieri.

Se il ricordo che la gente ha del regno della Regina Vittoria è quello di un periodo ingessato, conservatore e bacchettone, poco potrebbe fare uno storico a convincervi del contrario: ormai è passato ai posteri così. La percezione comune è rimasta quella.

Se a me Mario sta sulle palle, hai voglia a dirmi che è simpatico, bello, gentile. A me sta sulle palle e basta, è una questione di feeling.

A maggior ragione, quando noi parliamo di decadi dal punto di vista storiografico, i fatti dichiarano che gli anni Sessanta iniziano, appunto,

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