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Il Segreto di Fulcanelli: absolum

Il Segreto di Fulcanelli: absolum

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Il Segreto di Fulcanelli: absolum

Lunghezza:
312 pagine
4 ore
Pubblicato:
3 giu 2015
ISBN:
9788869370526
Formato:
Libro

Descrizione

I fatti storici e gran parte dei luoghi descritti in questo libro sono reali, così come le vicende e i volumi antichi che vengono citati; le soluzioni trovate dai protagonisti appartengono invece alla fantasia e sono pura invenzione letteraria

Un segreto nascosto da centinaia d’anni la chiave per ritrovarlo è celata in quattro enigmi ma bisogna fare in fretta perché nulla è come appare

Un misterioso delitto, un enigmatico messaggio, quattro indizi, in un crescendo di tensione che segnerà indelebilmente l’anima e la coscienza dei protagonisti.

Chi ha ucciso Tommaso Canseliet? Quale segreto custodiva l’anziano bibliotecario? Da un oscuro messaggio lasciato prima di morire parte l’indagine del commissario Argot, aiutato dalle intuizioni di un giornalista e dalla inquietante presenza di un personaggio che non dovrebbe esistere.
Pubblicato:
3 giu 2015
ISBN:
9788869370526
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il Segreto di Fulcanelli - Roberto La Paglia

Epilogo

Premessa - Prologo

Le cose non accadono per caso. Mai sono stato così convinto di una mia asserzione e mai così determinato nell’affermarla, anche perché, dopo i fatti che sto per narrarvi, ho fatto di questa mia asserzione una vera e propria regola di vita.

Niente accade per caso. Un giorno, per una strana coincidenza, fra l’altro mai spiegata, il tuo quadro preferito che, da anni, è appeso alla tua parete nella tua posizione preferita, senza alcun apparente motivo, cade a terra.

Quel giorno, dovrai prestare molta attenzione a ciò che avverrà in seguito perché, come dicevo all’inizio, nulla accade mai per caso.

Trascrivo questi ricordi e lascio questi appunti perché, un giorno, per una strana coincidenza, fra l’altro mai spiegata, colui che si ritroverà a leggerli sia rapito dalla stessa sete di conoscenza e dalla stessa ansia di ricerca che animarono i miei passi.

Quando ciò accadrà, io avrò realizzato la mia Grande Opera e una nuova strada sarà offerta a tutti coloro che, in umiltà e saggezza, sapranno riconoscere nei segni che saranno dati loro, le giuste proporzioni per costruire un mondo migliore.

L’uomo con il giubbotto di pelle nera si osservò intorno spazientito; per la prima volta non era riuscito a portare a termine un incarico, ma dopotutto le indicazioni erano state fin troppo frammentarie, e se non fosse stato per la congrua somma di denaro che appesantiva la tasca interna della sua giacca, avrebbe di certo rifiutato.

Scavalcò con freddezza il corpo del vecchio bibliotecario e si diresse verso una delle finestre per controllare la strada; non soltanto non era riuscito a trovare quanto richiesto dal committente, ma per la prima volta anche i suoi metodi di persuasione erano miseramente naufragati in un tragico e indisponente silenzio.

Era stato proprio quest’ultimo particolare a farlo andare su tutte le furie, e il risultato era abbastanza evidente; il vecchio disteso a terra ormai agonizzante, l’intero negozio messo a soqquadro e un mortificante buco nell’acqua.

Estrasse dalla tasca sinistra un cellulare e, sempre con gli occhi fissi sulla strada, compose velocemente un numero.

Sono io… nessuna evidenza…

Un fruscio di fondo, seguito da un lungo sospiro, accolse la notizia.

Il bibliotecario?

L’uomo spostò lo sguardo sul corpo che giaceva in maniera scomposta dietro di lui, quindi ritornò a osservare la strada.

Non è più un problema

Bene, seguì una lunga pausa, Potrebbero esserci nuovi sviluppi, forse non tutto è perduto. Domani riceverà nuove istruzioni

I fari di un’auto illuminarono per un attimo il corpo del bibliotecario per poi perdersi tra gli scaffali della libreria; l’uomo osservò pensieroso il display del cellulare, quindi chiuse la conversazione e si avviò lentamente verso la porta.

I cardini cigolarono leggermente lasciando filtrare la fioca luce rossastra di un lampione, quindi la porta si richiuse con lo stesso cigolio e l’uomo si confuse con l’invitante buio di uno dei tanti vicoli romani.

Probabilmente, ancora una volta, aveva commesso un altro errore, mai lasciarsi andare alla rabbia, mai fidarsi delle apparenze; piccoli accorgimenti che, se rispettati, gli avrebbero permesso di notare le mani ossute del bibliotecario artigliare un ritaglio di giornale confuso tra il disordine di una vana ricerca, dettagli che gli avrebbero permesso di cogliere il tentativo di scrivere un ultimo messaggio con le poche forze ormai rimaste, sottili differenze che gli avrebbero permesso di sincerarsi di aver portato davvero a termine il proprio lavoro ascoltando l’ultimo affannato respiro che precede la morte.

Tutto questo non avvenne.

Il bibliotecario vergò faticosamente sul foglio le sue ultime parole, poi il buio si impossessò per sempre di lui.

Capitolo 1

Argot girava e rigirava quel ritaglio di giornale senza riuscire a trovarvi un senso. Ma, in quel momento, nulla sembrava avere un senso. Una piccola libreria antiquaria vicinissima al Vaticano, il cadavere di un uomo anziano riverso al centro della sala fra resti di libri e carte bruciate, quell’odore penetrante di antico e un ritaglio dei necrologi di qualche giorno prima con una quantomeno bizzarra annotazione. In tutto questo, cosa poteva avere senso?

Quel posto non era mai stato così affollato: la scientifica in piena attività, poliziotti all’ingresso, giornalisti, fotografi, per non parlare poi di tutti quegli inguaribili curiosi che si accalcavano alle vetrine nella speranza di cogliere anche un minimo particolare; il più fortunato, di certo, sarebbe stato quello che avrebbe intravisto il cadavere!

Ripensandoci, però, che c’era poi da guardare? Tommaso Canseliet, l’anziano bibliotecario, giaceva riverso a terra con la testa leggermente inclinata verso gli scaffali; tutto il resto era disordine.

Evidentemente, l’assassino o gli assassini cercavano qualcosa e doveva essere qualcosa di molto importante, vista la furia con la quale avevano sparpagliato a terra i libri.

Ci vuole ancora molto?, chiese Argot rivolgendosi con una certa impazienza al medico legale.

Ho quasi finito. L’ora del decesso dovrebbe risalire alle prime ore del mattino, per il resto sarò più preciso dopo aver eseguito gli esami di laboratorio. Dopo averlo picchiato varie volte lo hanno colpito all’addome con una lama molto lunga, non è morto subito, ma forse sarebbe stato meglio… la sua agonia deve essere stata terribile

Già! Una morte violenta, un biglietto misterioso e una banda di pazzi che mette a soqquadro una piccola libreria antiquaria alla ricerca di non si sa cosa. Proprio un buon inizio di giornata!, ribadì il commissario scuotendo la testa e cercando di cogliere con lo sguardo ogni piccolo particolare che gli era sfuggito.

Argot indossava il solito cappotto marrone con l’immancabile, misteriosa, macchia sul colletto, l’unica cosa alla quale non era mai riuscito a dare una spiegazione. Si ravviò i lunghi capelli scuri osservandosi in una delle ampie specchiere poste tra uno scaffale e l’altro; aveva ancora gli occhi pesti per una lunga nottata passata a rigirarsi tra le coperte, il viso sembrava ancora più scuro del solito e la sua caratteristica ruga sulla fronte era ancora più profonda.

Commissario, vuol sapere la novità?, chiese Marini arrivando di corsa e quasi urtando il medico legale.

Marini, non ho tempo per gli indovinelli, ne ho già uno abbastanza complicato da risolvere. Che succede?

Cansegliet, Canselet, o come diavolo si chiamava, in ogni modo… il vecchio assassinato... era molto legato con il Vaticano e, fuori, c’è un distinto signore in abito scuro, con tanto di cappellino viola in testa, che vorrebbe parlarle

Bene! Sempre più difficile ... la mia solita fortuna! Lo faccia accomodare nell’altra stanza, arrivo subito. A proposito, mi cerchi notizie su quel necrologio che aveva in mano la vittima, ordinò Argot e si passò nuovamente una mano tra i capelli. Aveva iniziato da poco con il grado di commissario e, di certo, non si aspettava un lavoro semplice, odiava profondamente la routine, ma ritrovarsi proprio all’inizio ad avere a che fare addirittura con il Vaticano era forse un po’ troppo. Tirò un sospiro, rimise a posto il bavero del cappotto perennemente sollevato e si diresse verso la piccola porticina in fondo alla stanza; stava per entrare, quando notò qualcosa sporgere dalle pagine di un libro finito su una delle poltroncine del negozio.

Era una piccola agendina nera dai bordi dorati; la sfogliò rapidamente. Vi erano segnati degli appuntamenti presi da Canseliet per visionare vecchi libri e prezzarli. Forse poteva essere interessante; la mise in tasca e si diresse con aria incuriosita verso la stanza attigua.

L’uomo seduto alla piccola scrivania del bibliotecario aveva una strana ruga sulla fronte e questo colpì subito Argot, ma fu questione di un attimo. Era un uomo sulla cinquantina, molto ben curato, con grandi occhi scuri e colorito olivastro.

Il commissario Argot?

Ci conosciamo, Monsignor...?

Aldini, Monsignor Aldini, un umile servo di Dio che presta i suoi servigi e le qualità che il cielo gli ha donato a gloria e onore di Santa Romana Chiesa. Sempre con il sorriso sulle labbra, parlava lentamente e senza alcuna inflessione dialettale. Curioso cognome il suo, commissario!

Curioso? In che senso, Monsignore?

Niente, riflettevo ad alta voce

C’è qualcosa che posso fare per lei, Monsignore? Intanto, Argot gli si era seduto di fronte e continuava a osservarlo. Chissà perché in quel volto c’era qualcosa che gli sfuggiva.

Diciamo che il povero signor Canseliet aveva spesso rapporti con il Vaticano: vecchi libri da restaurare, copie da visionare… sa come funziona, no?

Veramente non saprei, ma non vedo il nesso con quanto è accaduto.

Canseliet aveva la nostra massima fiducia e questo gli consentiva di accedere a informazioni che altrimenti non andrebbero oltre le mura della biblioteca vaticana. In questo senso, sarebbe un gesto molto apprezzato in alto loco se ci rendesse partecipi delle sue conclusioni

Argot corrugò notevolmente la fronte.

È ovvio, commissario, che non vogliamo in alcun modo essere di intralcio alle sue indagini, né tanto meno metterla in una posizione, diciamo, poco piacevole con i suoi superiori. Le saremmo davvero grati se avesse un occhio di riguardo nei nostri confronti nel caso venissero fuori notizie o situazioni che, in qualche modo, potrebbero ledere l’immagine della nostra istituzione

Perdoni, Monsignore, mi corregga se ho capito male. In poche parole, lei mi sta chiedendo una corsia preferenziale. Argot sfoggiò un ampio sorriso per quella che credeva fosse la sua migliore battuta della mattina.

Monsignor Aldini sorrise di rimando, allargando le braccia. Diciamo che entrambi potremmo usufruire di questa corsia preferenziale, come ama definirla lei. In fondo, la Chiesa è sempre stata la corsia preferenziale per il Paradiso!

Ci penserò

Mi trova negli uffici della Congregazione, le lascio i miei recapiti

Argot osservò il biglietto da visita con il logo della Santa Sede; tutto regolare, pensò.

È stato un piacere parlare con lei, commissario Argot, mi ritenga a sua disposizione. Monsignor Aldini uscì, mentre Argot rimase seduto sulla poltroncina di velluto verde destinata agli ospiti; chissà quali segreti poteva conoscere Canseliet! Tutto sembrava prendere la piega di una di quelle tipiche storie dei romanzi gialli e questo ad Argot proprio non andava giù. Lui era un tipo tranquillo, amava il suo lavoro, ma cercava sempre di evitare i problemi. Questo suo comportamento era niente meno che una conseguenza dei racconti che il padre gli aveva fatto sulle difficoltà che avevano incontrato quando arrivarono in Italia dalla Francia. Preferiva sempre starsene in disparte, taciturno, avvolto nel suo inseparabile vestito marrone scuro, con l’aria sognante e le mani sempre perdute fra i capelli leggermente ricci.

In ogni caso, non ci sarebbe stata la necessità di incontrare nuovamente Monsignor Aldini. Probabilmente, una delle tante bande di teppisti aveva tentato la solita rapina e il povero bibliotecario ne aveva pagato le conseguenze. Con questi pensieri che gli frullavano in testa, Argot si diresse nuovamente verso il piccolo salone della biblioteca, ma si fermò a metà strada, incuriosito; il medico legale se ne era già andato e, al suo posto, c’era un uomo che, pur stando chino sul cadavere, osservava con attenzione gli scaffali quasi vuoti.

Capitolo 2

Il sole disegnava chiazze di luce sempre più ampie lungo l’antica Via Trionfale, il percorso seguito un tempo dai guerrieri romani, diretti a riscuotere gli onori del popolo dopo aver sconfitto il nemico.

Su quella stessa strada si trovava l’uomo con il giubbotto di pelle nera, sorpreso dall’alba proprio quando stava per imboccare una via laterale che lo avrebbe portato nei pressi della chiesa di San Lazzaro in Borgo; una volta raggiunto il portale con il suo vistoso rosone e le due finestre monofore, sarebbe arrivato a casa in pochi minuti.

Lanciando di tanto in tanto uno sguardo a destra e a sinistra, attraversò velocemente frugando allo stesso tempo nella tasca dei pantaloni alla ricerca delle chiavi di casa.

Estrasse con soddisfazione il portachiavi e si apprestò ad aprire il vecchio portone di legno ricoperto da graffiti non certo antichi quanto il palazzo nel quale abitava.

Un lavoro perfetto…sia pure senza alcun risultato

La voce proveniva dalla scala appena di fronte, e sebbene le strette finestre poste ai lati non lasciassero filtrare abbastanza luce per riconoscere chi stesse parlando, quel particolare suono, così simile ad un sommesso rantolio, non gli era del tutto nuovo.

Non era previsto un incontro in questo luogo, credevo di essere stato abbastanza chiaro

Ha ragione, mi dispiace, ma questa storia potrebbe prendere una piega imprevista

L’uomo fece una breve pausa, quindi iniziò a scendere le scale.

A quanto sembra non sono stati presi in considerazione alcuni fatti, alcune informazioni che, se giunte in tempo utile, ci avrebbero permesso di gestire diversamente il nostro accordo

Non la seguo, di cosa sta parlando?

Parlo del fatto che sono entrati in gioco nuovi personaggi, e che adesso la partita va giocata in maniera del tutto differente

L’uomo in nero fece qualche passo in avanti portandosi faccia a faccia con il proprio interlocutore.

Continuo a non capire, ma se intendete scaricarmi proprio adesso state commettendo un grosso sbaglio; lei sa benissimo che non esiterei a parlare, e non soltanto di quanto è avvenuto questa notte

Non si riscaldi, nessuno la vuole scaricare. Certo che se a parlare fosse stato il bibliotecario lo avremmo di certo gradito

Ho avuto la mano pesante, lo ammetto; quel vecchio mi ha fatto saltare i nervi, ma le assicuro che non c’era traccia di quanto mi è stato chiesto di recuperare

Ne è proprio sicuro? Canseliet non era uno stupido, magari ha trovato il modo per ingannarla

Non credo, in ogni caso lei stesso mi ha assicurato che non tutto è perduto…

Infatti…

L’uomo sorrise sfregandosi le mani.

Prendo la sua risposta come una proposta per un nuovo incarico?

Un nuovo incarico? Ma certo…si tratta proprio di un nuovo incarico…dica a Canseliet che il suo coraggio è stato speso invano!

Il riflesso di una lama illuminò per un attimo lo sguardo stupito dell’uomo in nero, mentre la sua risposta si confuse in un improvviso gorgoglio.

Un inaspettato raggio di sole attraversò le finestre dell’androne, illuminando per qualche istante una figura china sul cadavere dell’uomo in nero intenta a farsi devotamente il segno della croce.

Capitolo 3

Argot si avvicinò in fretta e, con una certa impazienza, domandò: Scusi, lei è della Polizia?

L’uomo si alzò di scatto, allungando la mano destra in segno di saluto e sfoderando un sorriso carico di scuse: Mi perdoni. Sono Robert Straw, giornalista e scrittore... quando capita!

Scrittore?! Cosa scrive esattamente, signor Straw?, chiese il commissario senza celare un certo sarcasmo.

"Un po’ di tutto, commissario, anche se prevalentemente scrivo saggi sull’esoterismo[1] e sui misteri in genere e, sempre saltuariamente, cerco di venderli." Costui indossava una lunga giacca nera senza colletto su un maglione chiaro alla dolce vita; la carnagione era chiara ed aveva pochi capelli ricci dietro, ma lisci davanti, pettinati in modo da nascondere, almeno in parte, la notevole ampiezza della fronte.

Argot non dava l’impressione di apprezzare molto il suo interlocutore; esoterismo e occultismo[2]... , magari ora avrebbe cercato di fargli l’oroscopo per predirgli quando avrebbe risolto il caso.

Signor Straw, non vorrei essere scortese, ma lei capisce bene che si trova sulla scena di un crimine!

Certo, lo so benissimo e me ne scuso ancora, signor... ?

Philippe Argot... Commissario

Mi scusi ancora, commissario Argot. Il signor Canseliet mi aveva fissato un appuntamento proprio oggi, sono arrivato e non sono riuscito a trattenermi; deformazione professionale, capisce no?

Era già la seconda persona che pretendeva da Argot che capisse qualcosa quando poi, alla fin fine, non c’era molto da capire: due intrusi e due buone scuse, o forse no?

Capisco, signor Straw, disse Argot annuendo a testa bassa e mal celando un leggero sorriso, mentre sfogliava di riflesso la piccola agenda che aveva trovato prima.

Perché Canseliet aveva preso contatto con lei?

Esattamente non saprei, ma sarei proprio curioso di saperlo. Canseliet aveva spedito una lettera a mio padre che, purtroppo, è venuto a mancare qualche giorno fa; la busta conteneva la pagina strappata di un libro e volevo qualche spiegazione in più

Ha con sé la lettera?

Sì, se le può essere utile!

Straw si frugò nella tasca interna della giacca, però tenendo sempre gli occhi fissi sugli scaffali della libreria.

Tutto può essere utile, Signor Straw, soprattutto in un caso strano come questo!

Strano?

Canseliet era un vecchio pacifico, sembra che non avesse nemici, tutti i vicini concordano sul fatto che si trattava di una persona riservata, dedita esclusivamente al proprio lavoro e ai propri interessi. Tra l’altro, non credo che avesse accumulato una grande fortuna con questo negozio e, tranne che si tratti della solita banda di balordi in cerca di denaro facile, sinceramente non saprei proprio dare una ragione a questo omicidio

Straw gli porse una busta gialla, sulla quale era stato scritto in tutta fretta un indirizzo e il francobollo era stato incollato di traverso.

Che fretta aveva il signor Canseliet! Più che un indirizzo sembra una ricetta medica e che gran bella fantasia deve avere avuto il postino per interpretarlo

Argot estrasse dalla busta un vecchio foglio ingiallito, stampato con caratteri molto fini, ma strappato così di fretta che una buona parte del centro era mancante.

Sa di cosa si tratta signor Straw?

"Dovrebbe essere una pagina di un vecchio libro di incisioni papali, mentre il personaggio ritratto è Papa Celestino V[3]"

Argot iniziò a storcere lievemente le labbra. Antiche incisioni, misteri, adesso sarebbero andati a finire sicuramente sull’esoterismo, poiché quell’uomo se ne occupava direttamente e, la cosa, gli dava non poco fastidio; magia, esoterismo, proprio tutti quegli argomenti che aveva sempre cercato di evitare. Restituì il foglio a Straw, ma quando quest’ultimo lo prese per spiegargli il significato, il suo sguardo cadde sul retro della pagina e l’espressione di stupore che gli sconvolse il viso non passò di certo inosservata.

Commissario, alla fine è solo la pagina di un libro!

No, Straw, non pensavo a questo, guardi dietro

Robert girò la pagina e strinse gli occhi nella sua tipica espressione di quando si trovava di fronte a qualcosa di veramente curioso. Il retro del foglio era stato scritto a mano da qualcuno, forse un appunto preso in gran fretta, una scritta fatta con un pennarello rosso e racchiusa in un cerchio: "Lungo Mari Indifesi"

Sì, l’avevo notata anch’io, questa strana frase, proprio per questo avevo deciso di vedere Canseliet.

Forse sarebbe dovuto arrivare prima, Straw, almeno sarebbe riuscito a spiegarmi anche questo, replicò Argot, mentre da una bustina di plastica saltava fuori il biglietto trovato nella mano di Canseliet.

Li mise uno accanto all’altro sullo scrittorio.

Strana frase, replicò ancora Straw, inclinando leggermente il capo, quasi a seguire le sbavature lasciate dal pennarello.

Strano! Sarebbe davvero poco, Signor Straw.

"Lungo Mari Indifesi e Lungo Mari Indifesi, per quanto sia stravagante il messaggio lasciato dalla vittima è sicuramente altrettanto strana la coincidenza di ritrovarlo nella busta indirizzata a suo padre. Signor Straw, lei o suo padre avevate mai conosciuto o frequentato Canseliet?"

No, commissario e, comunque, penso sia abbastanza prematuro saltare a certe conclusioni!

Nessuna conclusione, Straw. Ammetterà però che è abbastanza inquietante, se mi concede il termine

Inquietante?

Un cadavere, un biglietto enigmatico e la strana lettera recapitata a casa sua; non sono un gran lettore di gialli e non credo alle cose troppo evidenti, ma sarà d’accordo anche lei sul fatto che si tratta di coincidenze che sarebbe meglio approfondire

"Personalmente ne so quanto lei, Argot, forse meno. Vorrei pensarci un po’ su, magari darò uno sguardo alle carte di mio padre e alla sua agenda, in ogni caso non ricordo nulla che lo possa in qualche modo collegare a Canseliet. Comunque, qualora lei non l’avesse notato prima, i messaggi non sono proprio uguali, guardi sotto, è stata tirata una riga e Canseliet ha continuato scrivendo Perdonanza"

"Perdonanza. Chissà, magari chiedeva perdono per qualcosa"

Argot non sembrava molto interessato a questa seconda parte, era più curioso di conoscere i rapporti che potevano esserci stati fra il padre di Straw e il vecchio bibliotecario, tanto che ritornò nuovamente all’attacco.

E così, signor Straw, lei mi conferma che non ha mai avuto modo di sentire il nome di Canseliet o di leggerlo da qualche parte, magari tra gli appunti di suo padre?

Glielo confermo commissario, vuole anche che glielo giuri?

A quella risposta, Argot sospirò, alzando le spalle.

Ci pensi su e mi chiami appena riuscirà a trovare o ricordare qualcosa, qualunque cosa

Straw diede un’ultima occhiata agli scaffali della libreria, prese distrattamente il biglietto da visita del commissario, poi uscì proprio mentre iniziava a piovigginare. Monsignor Aldini gli sorrise affabilmente dal finestrino della grossa auto scura parcheggiata proprio di fronte alla libreria, ma lui non gli fece neanche caso.

Pian piano la libreria si stava svuotando; la scientifica aveva già finito i primi rilevamenti e gli agenti avevano terminato di catalogare quello che era rimasto fra il disordine dei libri squarciati e degli oggetti rovesciati a terra con violenza. Argot si lasciò andare pesantemente su una delle poltrone con gli occhi fissi alla pagina strappata ed al suo enigmatico messaggio. Marini entrò di corsa con il suo solito modo di fare alquanto brusco, tirò fuori un sorriso tra il burbero e l’enigmatico e si piazzò proprio di fronte ad Argot con uno sguardo così pietoso che sembrava volesse quasi compatirlo.

Marini, ha solo voglia di guardarmi in faccia o c’è qualcosa che vorrebbe dirmi?

L’uomo scosse lievemente il capo in cenno di assenso.

Dica allora, cosa aspetta?

Il ritaglio dei necrologi

Certo che lo ricordo e allora?

Ho fatto qualche ricerca e qualche telefonata all’archivio del giornale

E allora? Marini, la prego, non parli a singhiozzo, ho già tante cose da pensare per oggi, vada avanti

Tra i nomi, ne ho trovato uno che sembra proprio fatto apposta per questo caso

Marini, la prego, non faccia lo spiritoso, oggi non è proprio giornata!

"Commissario, per farla breve, uno dei nomi riportati in quel ritaglio è quello del signor De Matteis, morto due giorni fa nella propria abitazione sull’Appia Antica. Giovanni De Matteis era un esperto di libri antichi, lavorava saltuariamente per la Biblioteca Vaticana[4] e spesso firmava le proprie perizie dopo aver consultato Tommaso Canseliet"

Marini, sinceramente lei non ha fatto altro che confondermi le idee, ma almeno abbiamo una traccia. Passo in ufficio e stendo il primo rapporto, lei intanto chiami a casa di questo De Matteis e veda di fissare un appuntamento, magari domani pomeriggio. Ottimo lavoro!

Marini sorrise; cercava sempre un apprezzamento da parte di Argot e, questa volta, era riuscito ad averlo. Non aveva faticato molto, in effetti, ma il risultato era stato molto gratificante.

Grazie, commissario, serve altro?

"Mi servirebbe l’assassino, ma sarebbe davvero

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