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Storia della Figa

Storia della Figa


Storia della Figa

valutazioni:
4/5 (23 valutazioni)
Lunghezza:
263 pagine
3 ore
Pubblicato:
Oct 24, 2013
ISBN:
9788868557539
Formato:
Libro

Descrizione

Kurt Kristensen Giovane autore propone Storia della Figa. Un Originale Libro Visivo sull'Organo Sessuale Femminile con oltre 600 opere e reperti. Dalla Preistoria ad Oggi ripercorriamo come l'uomo abbia rappresentato il sesso femminile e quali fossero i significati ad esso legati. Il lettore si ritrova dentro la simbologia, i ruoli sociali, il mistero e la contemporaneità di un organo che è da sempre fonte di Vita e Desiderio. Attraverso un percorso fatto di Immagini, Arte e Archeologia, di Moda e Fotografia e Curiosità si cerca di restituire rispetto all'organo Femminile. Poiché il rispetto verso la donna parte dalla conoscenza della sua storia, il tutto fatto attraverso un punto di vista Particolare.
Pubblicato:
Oct 24, 2013
ISBN:
9788868557539
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Storia della Figa - Kurt Kristensen

Storia della Figa

Kurt Kristensen

La Storia Della Donna da un Punto di Vista Curioso

Edizione 1

© 2012 – 2013

© Storia della Figa

Stampato e Pubblicato da Lulu Editor©

Copertina: Fotocomposizione di Kurt Kristensen

Tutti i diritti sono Riservati.

Nessuna parte di quest’opera può essere riprodotta, registrata, e-o trasmessa in Alcun modo, senza il consenso di chi ne possiede i Diritti.

Istruzioni per l’Uso

Quando decisi la creazione di questo lavoro mi chiedevo come avrei potuto unire assieme tutti i vari pensieri che mi giravano per la mente. Oggi vivo in Italia dove la quotidianità è raccontata tutti i giorni sui Tg, sui Giornali e su Internet, e in essi non mancano mai notizie di Economia, di Satira di Politica di Gossip e di Cronaca. Mi ha sempre colpito in questi ultimi anni la crescente quantità di informazione sui delitti e sulla violenza nei confronti del sesso femminile. A questo Psicologi, Criminologi, Politi e Specialisti di ogni tipo cercano di dare risposte, essi accalcano le pagine dei giornali, le riviste, e Spesso si mettono in mostra nelle Arene televisive parlando di Violenza sulle Donne. Trovo il fatto che già il parlarne aiuta anche se esso non è di certo sufficiente a cancellare la violenza. Credo che le motivazioni di tutte le forme di violenza vadano ricercate in tantissimi fattori, in generale La Violenza Sulle Donne è parte di un universo di violenza inutile che affligge la nostra società ma credo anche che abbia in sé alcune caratteristiche particolari. La violenza, la sopraffazione l’abuso, sono frutto di molti fattori sociali e culturali. In Italia come nel resto del mondo possiamo parlare di Maschilismo Estremo, di Malattie Mentali, Di Disturbi di Personalità, Di Violenza Fine a se stessa, ma per me è soprattutto un fattore di tipo Culturale la causa della Violenza. La ragione io la chiamo Ignoranza. Racchiudo in questa parola non solo il significato intrinseco della parola, ossia il non conoscere ma anche degli aspetti di rifiuto del diverso e la mancanza di riconoscimento di diritti diversi e il rispetto della vita umana. Le forme di violenza nei confronti del sesso femminile sono infinite, violenza su donne e bambine, Violenza domestica, Ricatti Sessuali, Stupri, Matrimoni forzati, Matrimoni Organizzati, Matrimoni riparatori Schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, le spregevoli mutilazioni genitali, fasciature stressanti a varie parti del corpo, uso di acidi, vestiti umilianti e coprenti. Ad indicare queste varie forme di violenza sul sesso femminile nasce e si sviluppa il termine femminicidio ad indicare tutte le forme di violenza e omicidio nei confronti delle donne. Un lettore attento capirà subito che il parlare di violenza contro le donne sta alla base del mio libro. Per me è l’essenza stessa del non conoscere o del negare l’altro che porta la violenza. Tantissimi sono i libri le trasmissioni i blog e quant’altro che parla di violenza sulle donne. Seguendo tutte queste informazioni spesso noto che la componente sessuale è predominante, quasi la donne fosse inferiore al maschio, sia per storia sia per la cultura in certe nazioni il maschio si reputa ancora superiore in tutti gli aspetti alla donna. La superiorità ipotetica maschile spesso porta a credere che la donna debba obbligatoriamente mettere a sua disposizione il suo corpo a soddisfacimento delle voglie maschili, nulla di più sbagliato. Questo libro nasce da un’insieme di idee. Credo che per combattere la violenza si debbano usare moltitudini di armi, La denuncia, la lotta, la manifestazione, le leggi, ma la mia arma scelta stavolta è stavolta un libro. Credo che La consapevolezza la divulgazione la spiegazione della realtà può permetterci di capire, può educare, può urlare che in fin dei conti siamo tutti uguali tutti degni del rispetto che la vita merita, in questo caso che non deve esistere differenza di rispetto tra i due sessi degli essere umani. Non volevo fosse un libro che denunciasse la violenza sotto forma di diario di cronaca, ma ho deciso di prendere in esame alcuni elementi ed unirli in un modo originale, in un modo che non era mai stato fatto, ora mi spiego meglio. Sulla violenza alle donne ne parlano in tantissimi, specialisti di ogni genere, molto più preparati di me a parlare di certi fatti. Il mio percorso parte da una strada visiva, una strada particolare. Tempo fa lessi un libro dal titolo di David M. Friedman, dal titolo Storia del Pene, Pene inteso come organo sessuale, il giornalista partendo dalle origini affrontava l’evoluzione dell’idea che gli essere umani si erano fatti di quell’organo sessuale. Un percorso che nel suo svolgersi parla del maschio e della sua evoluzione. Idea carina interessante per un libro anche se molto complesso nel linguaggio e nella struttura. Mi chiesi subito se qualcuno avesse fatto un percorso simile per l’organo femminile. Da ricerche varie non trovai nulla di simile, e mi scatto subito la voglia di intraprendere questa strada, ma volevo che fosse una strada mia, che rispecchiasse il mio modo di vedere le cose che portasse un mio messaggio di rispetto. A questo punto ho fatto delle scelte. Avevo tante idee dovevo ora metterle assieme. Volevo farci un libro sulla storia dell’organo femminile, ma non volevo solo un percorso storico, ma che fosse anche un percorso di storia di donne, una strada ricca di simbologia. Difatti ciò che per taluni è un solo organo dell’anatomia umana nei secoli è stato un feticcio, un elemento da rispettare, una divinità, la fonte dell’origine della vita umana, una fonte di divertimento perché no, ma soprattutto la culla della vita. Volevo un percorso ad ampio respiro cronologico. Una strada che percorresse i secoli e i continenti. Una strada di riscoperta del ruolo sociale e Simbologico dell’organo femminile. Inoltre pensai che il libro dovesse avere un linguaggio che fosse il più semplice possibile, affinché esso possa essere piacevole ma che disponga anche della facoltà di entrare nel suo senso profondo e che questo possa essere capito dal maggior numero di persone. Abbandonai scelte stilistiche e di forma troppo elaborate in cambio di un linguaggio semplice e quotidiano, ma volevo che i suoi contenuti fossero reali, e sicuri, per questo ho scelto con attenzione e precisione tutte le mie fonti bibliografiche affinché chi volesse approfondire ogni parte del nostro percorso possa farlo in libertà. Inoltre volevo fosse un percorso visivo, un percorso che permettesse a chi legge di vedere l’evoluzione di cui parlo con una ricchissima raccolta di immagini. Ma questi non erano elementi sufficienti, volevo aggiungere quel qualcosa che permettesse di accendere la curiosità del lettore o dello Sfogliatore. Dico questo e preciso che ho deciso di creare più edizioni di questo libro, e i motivi sono multipli. Le nuove tecnologie permettono una maggiore e più semplice diffusione, e questo ha ovviamente portato alla creazione della versione E-Book. Poi vi è la Versione Basic Only Text, dal formato piccolo leggero e con carta riciclata, strizzando così l’occhio al riciclo e al rispetto dell’ambiente, e poi una versione Premium con testo e commento di tutta la raccolta di circa 500 immagini, foto e reperti che portano al lettore la possibilità di vedere oltre che di leggere. Questo è il motivo per cui parlo di lettore Sfogliatore, perché volevo che il lettore potesse prendere e lasciare in qualsiasi momento la lettura e poter riprendere lo sfoglio e la lettura senza perder il regolare percorso della nostra storia. Una lettura visiva mi piace chiamarla. Ma tutto questo non era sufficiente. Molti non sanno o non vogliono ammettere che un libro se creato si spera possa essere acquistato e letto. Per essere letto deve rispettare una serie di dettami dati dall’editoria dal mercato del libro. Esso deve per cui avere delle caratteristiche precise, e ogni autore deve creare curiosità attorno alla sua opera. Devo chiarire che la scelta del titolo e l’utilizzo di certi termini all’interno del testo sono una scelta consapevole molto precisa. In uno dei capitoli accenno al fenomeno dello sfruttamento dell’immagine femminile ai fini commerciali, una scelta a volte rubata a volte volontaria da parte delle donne. Dico questo perche spesso la medicina è peggio del male che vuole curare. Consapevole di questo volevo che il libro avesse visibilità, che portasse il suo racconto e i suoi contenuti a un pubblico il più ampio possibile. La scelta del Titolo Storia della Figa ripercorre in parte questi ragionamenti. Serviva una parola, provocatrice che catturasse l’attenzione del potenziale lettore, una copertina che richiudesse in sé l’argomento e che attirasse la mano del lettore. Titolo e copertina volutamente provocatori ma un contenuto curato nel testo e nelle immagini, un libro che mi piace chiamare archeologia della figa. La discussione sul titolo è frutto di ragionamenti lunghi e di critiche di amici conoscenti ma soprattutto da parte di me stesso. Ma sono sicuro che se avessi utilizzato una parola meno diretta il libro si sarebbe potuto confondere tra le migliaia di proposte. Volevo fosse unico. Ricordo come la parola figa nasce in un contesto che potremo dire quotidiano e scurrile che stava ad indicare proprio l’organo femminile. La parola acquisisce presto popolarità e si diffonde. Qui la uso come immagine evocatrice, una parola che in se ha tanti significati, qua la usiamo per colpire e provocare la curiosità di chi forse si troverà vedere il libro vicino le sue mani. Perdonerete la scelta. Ammetto un pizzico di contraddizione, tra il parlare di sfruttamento dell’immagine e l’usare parole e immagini di per se commercialmente appetibili in un mercato contemporaneo curioso verso il corpo femminile. Perdonerete l’utilizzo di un titolo e una copertina provocatori. Ma credo chela provocazione spesso porti occasioni. Ci tengo a precisarlo nel rispetto di tutte le donne, e parto dal presupposto che il corpo femminile sia una tra le cose più belle della natura terrestre e che la sua nudità sia naturale e non volgare. L’arte infatti ci permette di capire come per secoli la bellezza della nudità femminile sia stata oggetto di rispetto e venerazione da parte di tutti gli uomini. Come dimenticare le eteree divinità Greche e le Dame rinascimentali, o le ballerine di Degas? Esse non erano certe considerati volgari o esibizioniste. Ma non dimentichiamo che nel libro non parliamo solo di corpo, ma ripercorriamo l’evoluzione sociale e le vittorie del sesso femminile nel suo lungo cammino di uguaglianza. Fatte queste piccole premesse abbiamo creato un Unicum. Un percorso che ci permette di capire come nell‘evoluzione della storia femminile il suo organo sessuale abbia sempre avuto un ruolo fondamentale, perche intrinseco della sua natura di femmina e donna. Nudità, organo sessuale e storia della donna non possono essere separati. Abbiamo messo assieme questo lato della storia, e un buon numero di reperti, opere d’arte, statue, quadri, giornali pitture e quant’altro potesse mostrare come l’uomo ha rappresentato quest’organo e quali fossero i suoi significati simbolici. In queste immagini non vi è la semplice esibizione, ma vi sono contenuti e simboli profondi, simbolismi di vita, di maternità, di madre e di amanti. Ricordiamo le forme simboliche della Dea Madre, o le donne raffigurate nei Lupanari Di Pompei, o le dame del 1700 francese. Ho fatto delle scelte. Alla fine di quasi tre anni di lavoro propongo questo mio percorso ricostruttivo, pieno di punti da approfondire e di correzioni e precisazioni da fare. Spero nel giusto e corretto giudizio di chi mi leggerà.

I Figa Preistorica

1.1 La Dea Madre e la Figa Gonfia

Nella nostra ricostruzione sulla simbologia della figa dobbiamo partire dal principio, dalla Preistoria. La donna ricopre un ruolo fondamentale nelle raffigurazioni preistoriche. Dalle fonti materiali gli archeologi hanno ricostruito la figura della Grande Madre, una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie antiche, la dea rappresenta la terra, la procreazione, essa era la mediatrice tra l’umano e il divino. Da essa abbiamo intuito l’esistenza di una presunta originaria struttura matriarcale delle civiltà preistoriche, organizzate da gruppi di cacciatori raccoglitori. Il culto della Grande Madre è stato fatto risalire al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, ci riferiamo alle numerose statuette femminili chiamate "Veneri, rinvenite in tutta Europa. Le simbologie della dea si articolano con gli spostamenti dei popoli e la crescita di complessità delle culture, la Grande Dea, pur continuando ad esistere e ad avere culti propri, assumerà personificazioni distinte, per esempio, sul lato dell’amore sensuale nascono divinità Ishtar-Astarte-Afrodite e Venere, il lato della fertilità delle donne, Ecate triforme, come 3 sono le fasi della vita, il lato della fertilità dei campi, Demetra , Cerere e Persefone - Proserpina, il lato della caccia Kubaba, Cibele, quindi Artemide - Diana. La simbologia era legata al ciclo naturale delle messi, allora avveniva la morte del seme, perché esso potesse risorgere nella nuova stagione, la grande dea e la sua figa è legata anche a culti legati al ciclo morte-rinascita e alla Luna, che da sempre lo rappresenta i più arcaici di questi riti sono solo per le donne, come quello di Mater Matuta o della Bona Dea. Ad esempio, nelle feste e nei misteri in onore del gruppo Demetra Cerere-Persefone - Proserpina, il suo culto segna il volgere delle stagioni, ma anche la domanda dell’uomo di rinascere come il seme rinasce dalla terra. L’evoluzione religiosa della figura della Grande Madre venne costantemente rappresentata da segnali di connessione tra le nuove divinità e quella arcaica. Finché le religioni dominanti ebbero carattere politeistico, un segno certo di connessione consisteva nella parentela mitologica attestata da mitografi e poeti antichi come ad esempio, Ecate è figlia di Gea; Demetra è figlia di Rea. Altro carattere che permette di riconoscere le tracce della Grande Dea nelle sue più tarde eredi, è poi la ripetizione di specifici attributi iconologici e simbolici che ne richiamano l’orizzonte originario.

Come ad esempio:

il dominio sugli animali, che lega ai leoni alati che accompagnano Ishtar, la cerva di Diana e il serpente ctonio della dea cretese;

l’ambientazione tra rupi, caverne, a ricordare il carattere ctonio della divinità originale) e boschi, o presso acque; il carattere e i culti notturni.

Anche nel mutare delle religioni, la memoria della divinità arcaica, signora di luoghi o semplicemente di bisogni umani primari, si mantenne e si trasmise lungo le generazioni, dando luogo a culti forse inconsapevolmente sincretistici le cui ultime propaggini possono essere considerate, ad esempio, le molte Madonne Nere venerate in Europa. La variante nordica della Grande Madre, portata fino alle Isole britanniche da migrazioni di popoli pre-Achei verso nord ovest, è secondo Robert Graves la Dea Bianca della mitologia celtica colei che a Samotracia si chiamava Leucotea e proteggeva i marinai nei naufragi.

Nella psicologia di Jung la Grande Madre è una delle potenze luminose dell’inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice. In Erich Neumann, che più di tutti gli allievi di Jung dedicò i propri studi ai vari aspetti del femminile, l’archetipo della Grande Madre (tendenzialmente conservativo e nemico della differenziazione) è il principale ostacolo allo sviluppo del Sé individuale, che per conquistare la propria parte femminile deve sviluppare le proprie capacità di separazione ed autoaffermazione. Più in generale, la figura (o l’archetipo) della Grande Madre riappare non di rado nelle opere creative: dalla figura di Medea, che ha attraversato i secoli da Euripide a Pasolini, alla Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart, a certe battute e immagini del cinema di Woody Allen. La dea madre riporta sempre il suo legame con il su sesso nudo, come testimoniano i ritrovamenti di statuine dagli attributi femminili esageratamente evidenziati, e moltissimi disegni e graffiti che riproducono vulve, vagine e seni gonfi di dee in gravidanza, durante il parto o in allattamento. La femmina era riconosciuta come fonte di vita e assunse una moltitudine di forme e di nomi, disseminando il suo culto ai quattro angoli della terra. Alla dea era associato il ciclo lunare e, per analogia con i cicli rigenerativi delle fasi lunari, la morte era vista come momento necessario alla rigenerazione della vita. Il seppellire i morti nella terra, stava ad indicare, venir messi nel ventre della vagina della Grande Madre, dalla quale rinascevano, come avveniva per il ciclo vegetale. Al tempo della Grande Madre essa era venerata sotto la forma trinitaria di fanciulla, di donna gravida e di anziana, tre figure femminili che venivano identificate con le tre fasi lunari mensili. La Grande Madre fu la prima autentica trinità nella storia religiosa dell’uomo, perché l’unica che riunisce in una sola persona divina tre diverse manifestazioni divine: la femmina impubere (Luna crescente), la femmina fertile (Luna piena), la femmina infeconda (Luna calante). Ai tempi del culto della Grande Madre la donna, immagine vivente della dea, simile alla Luna, cresceva e decresceva, dall’adolescenza alla senilità, senza soluzione di continuità e la sua perpetuità non era in discussione perché la fanciulla-luna-crescente diveniva madre-luna-piena, e infine vecchia-luna-calante, per sparire dal cielo per qualche giorno e ritornare sotto forma di nuova fanciulla. L’idea di un dio maschile che impersona la vegetazione , che nasce e muore annualmente, sembra essersi formata attorno al quinto millennio a.C., epoca nella quale si cominciò a celebrare con veri e propri riti la nascita e la morte umana e vegetale. Il rito, nel quale i due personaggi principali erano la donna la Grande Dea e l’uomo la vegetazione doveva ripetere il più fedelmente possibile ciò che accadeva in natura e per questo la rappresentazione della nascita e della morte vegetativa avveniva con drammatico realismo attraverso un sacrificio, quasi sempre umano. Dato che la dea, per la sua natura generatrice, doveva per forza essere eterna e non poteva quindi soccombere nel sacrificio, era logico ed appropriato che a morire fosse la divinità maschile/vegetale, che sarebbe rinata l’anno seguente e che era decisamente minore rispetto all’onnipotente divinità femminile/generatrice. Nacque così la prima forma di matrimonio sacro tra la dea e un giovane dio delle stagioni.

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