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Caro Antonio

Caro Antonio

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Caro Antonio

Lunghezza:
64 pagine
1 ora
Pubblicato:
14 set 2012
ISBN:
9788862595971
Formato:
Libro

Descrizione

Caro Antonio è un documento di rara umanità, la testimonianza di un maestro che, dopo 30 anni, racconta un’esperienza unica: il difficile rapporto scolastico avuto con un allievo davvero pestifero. E tutto questo prima della auspicata riforma sull’inserimento degli handicappati nella scuola, in un tempo in cui, a fronte di un sistema di servizi educativi per il disabile ancora assai inadeguato, il maestro era lasciato completamente solo a dovere fronteggiare situazioni complicate e incontrollate.
Pubblicato:
14 set 2012
ISBN:
9788862595971
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Caro Antonio - Dauno

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Oggi vado in pensione. Dopo quarantacinque anni di onorato servizio, si dice così, come mi incitavano a fare quasi tutti amici e parenti, vado in pensione.

Andare in pensione vuol dire cambiare vita, non dover correre a lavoro ogni mattina, guardare con minore insistenza l'orologio, curarsi un po' più di se stessi e non interrogarsi su cosa ci riserverà il futuro.

Il futuro, però, mi fa paura. Sento di essere prigioniero di un insormontabile muro al di là del quale si avverte, si indovina il pulsare della vita, senza potervi partecipare.

Ma oggi alla mia mente si affollano i ricordi di una vita.

Ricordi il primo giorno di scuola, il giorno in cui ci siamo visti per la prima volta?

Ciò che mi è rimasto maggiormente impresso di quel giorno, oltre te, fu la presenza di una giovane donna, nipote di una mia amica di scuola, che mi affidò il figlio per il ciclo che iniziava.

Mi raccomando, Giuseppe è un bambino troppo sensibile mi disse con gli occhi lucidi.

Non temere sarà come un figlio per me risposi con un tono di compiacimento nella voce.

Dopo solo due mesi morì. Era malata di cancro. Solo allora mi resi conto della sua figura eterea,dei suoi occhi lucidi e della vuota presunzione della mia risposta.

Era una splendida giornata di fine settembre e mi era toccata in sorte la prima aula, subito accanto all'ingresso principale della scuola, vicino alla scrivania dei bidelli.

Primo giorno di scuola per bambini di prima classe elementare: E' lei il maestro…? È questa la sezione…? Presentazioni, ricerca di cognomi sullo elenco degli iscritti, sorrisi, contentezza, perplessità sui visi delle mamme e dei bambini, qualche lacrimuccia, qualche riluttanza, un vociare indistinto, un dialogare disordinato: i primi momenti di un qualsiasi primo giorno di scuola.

Tutti i nuovi alunni mostravano un qualche segno di ansia o di preoccupazione per la diversa vita a cui erano costretti: tutti si tenevano stretti alla mano della propria mamma.

Qualcuno frignava sommessamente, qualche altro più intraprendente aveva preso posto nei banchi di prima fila e tutto compreso del nuovo ruolo, osservava tutto con curiosità.

Tu solo entrasti a razzo, portandoti a traino i tuoi genitori trafelati. Ti fermasti un attimo, poi cominciasti ad andare su e giù tra i banchi. Guardavi tutto e tutti, ma sembrava che non vedessi niente e nessuno. Tuo padre ti fermò a volo, prendendoti per le spalle, e ti presentò: Questo è Antonio, mi disse, girandoti verso me.

Scansasti una mia carezza con uno scarto improvviso della testa e, visibilmente infastidito, ti liberasti dalla presa di tuo padre e riprendesti ad aggirarti senza sosta tra i banchi e i genitori che indugiavano nell'aula e davano l'impressione di non volersi distaccare dai propri figli.

Tuo padre si scusò con me per il tuo rifiuto della mia carezza e per l'insofferenza nei confronti di lui e di tua madre.

Ti avevo detto che è molto vivace e che è molto nervoso quando deve affrontare una nuova situazione mi ricordò tuo padre, riandando ad uno scambio di informazioni di qualche tempo prima, quando mi aveva preannunciato che avrebbe iscritto te nella mia classe.

Non preoccuparti, lo considererò un altro figlio, lo rassicurai con una faciloneria e una presunzione di cui mi sarei pentito presto.

I tuoi genitori ti salutarono cercando di baciarti, ma la tua reazione fu identica, se non più immediata, a quella che avevi avuto nei miei confronti.

Non ti preoccupare, me la vedo io, ripetei ai tuoi genitori accompagnandoli alla porta e dando una leggera pacca sulle spalle di tuo padre, non so quanto rassicurante.

Finalmente, dopo una sequela di Non si preoccupi lo tratterò come un figlio abbastanza lunga, tutti i genitori andarono via e, come accade sempre ad ogni inizio di ciclo elementare, cominciai a girare tra i banchi e chinandomi su ogni alunno a chiedere loro con un sorriso e una carezza il proprio nome.

Tu non mi permettesti di farti una carezza e di chiederti il nome. Appena cercavo di avvicinarti tu ti allontanavi senza guardarmi, per avvicinarti avrei dovuto rincorrerti e afferrarti a forza e non ritenni opportuno farlo. Lasciai libero un banco di prima fila per darti la possibilità di sederti, quando ne avessi sentito il bisogno.

Cominciai a parlare con i tuoi compagni e a raccontare qualcosa che tenesse sveglia la loro attenzione.

Scelsi racconti divertenti per suscitare nei tuoi compagni l'ilarità e in te, che te ne stavi da solo e continuavi a gironzolare per l'aula, una qualche curiosità e un certo interesse per quello che stavamo facendo.

Poi cominciammo a scrivere su strisce di carta il nome di ciascun alunno in stampatello da attaccare sul proprio banco e da ricopiare.

Tutti si affrettarono a farsi scrivere il proprio nome e, tornati al posto, a trafficare con cartella, astuccio, quaderno, matita, in attesa che fissassi con il nastro adesivo ciascun foglietto al proprio banco.

Tu, invece, occupasti il centro dell'aula davanti alla lavagna e cominciasti a roteare su te stesso, tenendoti in equilibrio sul piede sinistro e dandoti lo slancio col piede destro.

I tuoi compagni distolsero la

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