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REIKI TRADIZIONALE GIAPPONESE primo e secondo livello

REIKI TRADIZIONALE GIAPPONESE primo e secondo livello

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REIKI TRADIZIONALE GIAPPONESE primo e secondo livello

Lunghezza:
284 pagine
4 ore
Pubblicato:
22 set 2011
ISBN:
9788863692105
Formato:
Libro

Descrizione

L’unità dell’Universo e le leggi della natura, lo spirito e il microcosmo, devono riunirsi nell’Uomo con la pratica costante dell’amore e della gratitudine. Con queste parole Mikao Usui introduce l’essenza dell’energia vitale universale, insegna a percepirla attraverso i sensi e a coglierne l’intenzione. Così nel Reiki troviamo la legge dell’Universo che diventa una guida per la vita.

Questo libro contiene un’analisi tra il Reiki occidentale e quello tradizionale giapponese, con alcuni elementi che introducono il percorso esoterico e spirituale di Mikao Usui.

È indirizzato a operatori olistici, personale sanitario, studiosi di Reiki, di discipline bionaturali e di arti orientali, ma anche a persone che desiderano entrare nel mondo parallelo delle risposte e che sono consapevoli della responsabilità di ascoltarle.

L’auspicio dell’autore è che questa arte olistica orientale sia accettata come modello per l’arte medica occidentale, con particolare riguardo alla crescita personale e spirituale di ogni individuo.
Pubblicato:
22 set 2011
ISBN:
9788863692105
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

REIKI TRADIZIONALE GIAPPONESE primo e secondo livello - Massimo Medoro

Table of Contents

Titolo pagina

INDICE

Prefazione

Raccomandazioni importanti

Introduzione al corso

Nasce la Ushida Reiki Clinic

Il Reiki dei tempi perduti

Avvicinarsi al Reiki con prudenza

La forza creatrice del pensiero

La Storia

Le origini del termine Reiki

Il significato del termine Reiki

La storia del Dr. Mikao Usui, del Dr. Chujiro Hayashi

e della Signora Hawayo Takata

Le Origini

Le origini del sistema di guarigione del Dr. Mikao UsuiIl sistema indo-tibetano: l’aura e la forza del pensiero positivo

Il sistema indo-tibetano: i nadi e i chakra

Le ghiandole endocrine e i sette segmenti del corpo

L’evoluzione energetica dell’uomo

La meditazione:una tecnica per andare oltre

Usui e la medicina tradizionale cinese

Il Reiki e il Chi Kung

La meditazione dell’orbita microcosmica: la piccola circolazione celeste

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e il concetto di Yin e Yang

La Medicina Tradizionale Cinese e le energie

La Medicina Tradizionale Cinese e la legge dei Cinque Elementi

La Medicina Tradizionale Cinese e i meridiani energetici

Gli organi interni e le emozioni

Un nuovo concetto di malattia

La Tecnica

I tre gradi di conoscenza e le iniziazioni

I 21 giorni di purificazione

I cinque principi fondamentali del Reiki

Il risveglio dell’energia vitale Ki e l’apertura delle vie energetiche

Sette regole per guarire con il Reiki

Principi etici

Il Primo Livello

Introduzione

La luce è una potente fonte di guarigione

La posizione delle mani nell’autotrattamento

La seduta di Reiki nel primo livello

La posizioni delle mani con il ricevente disteso

La sequenza con il ricevente seduto

Il Secondo Livello

Il secondo livello: simboli o ideogrammi?

I primi tre simboli

L’uso dei simboli

Conclusioni

La discendenza iniziatica

Il Reiki in ospedale

Un auspicio

Appendici

Bibliografia

Massimo Medoro

REIKI TRADIZIONALE

GIAPPONESE

primo e secondo livello

EDITORIALE

UNICORN

Seconda edizione italiana pubblicata nel novembre 2012

Editoriale UNICORN, Venezia

ISBN: 9788863692105

Copertina e impostazione grafica:

Studio VP

Tenete presente che il vostro tocco intenzionale ha aperto linee di comunicazione che vanno dal vostro non conscio a quello del paziente.

Se percepirete qualcosa di origine attitudinale che sembri interferire con la comunicazione fra voi ed il paziente, dovrete scoprire se dipende da voi o dall’altro.

Qualunque sia la ragione di questo problema, potete scegliere di interrompere la seduta oppure di lavorare ad un livello più grossolano, senza lasciare che il tocco agisca come linea di comunicazione del non conscio tra voi.

Potreste poi sentirvi disposti ad andare più in profondità senza scaricare i vostri problemi sul paziente.

Ricordate che ogni cosa cambia di continuo. Lo sforzo terapeutico che agevola il paziente è dinamico e vi spinge sempre a provare nuove strade.

[Tratto da Il Trauma e la Mente di J.E. Upledger]

PREFAZIONE

Eccoci nell’affascinante mondo dell’arte medica (non della scienza medica). Dagli anni ‘60 non ho mai smesso di dedicarmi al significato dei messaggi che il corpo ci invia attraverso le sensazioni di malessere e di dolore: un dialogo che nasce nel profondo della nostra coscienza e affiora in superficie con un’esplosione di sensazioni, con un urlo liberatorio di dolore!

Spesso noi rispondiamo a questa richiesta di aiuto interiore con farmaci antibiotici, cortisonici, antidolorifici, febbrifughi, ecc. Ma in questo modo soffochiamo la nostra coscienza! Non vogliamo ascoltare i malesseri interiori che asfissiano la nostra vita: il corpo sta male, ci vuol dire qualcosa, vuole che cambiamo stile di vita. Però, spesso, la scelta ricade su un’aspirina per poi correre a 160 all’ora in discoteca, al ristorante con gli amici, al cinema, ecc., anche dopo una dura giornata di lavoro!

Le mie ricerche sulle discipline olistiche mi hanno fatto incontrare un mondo incontaminato, nel quale sensazioni sconosciute si alternano a comprensioni profonde del nostro Io.

Guardando il corpo di una persona, ad esempio, possiamo scoprire tutto il suo carattere, le sue tendenze emotive attuali, ma anche quelle che vengono da un passato più o meno lontano e quelle che stanno per costruire il suo futuro. Ecco perché ognuno di noi è speciale: l’unicità e la specificità che ci contraddistingue come individui, non devono farci dimenticare che siamo anche dei piccoli componenti di un grande universo, nel quale abbiamo una missione da svolgere: irradiare amore. Quell’amore, però, che solo una madre può provare verso il suo bambino. Anche se lui ricambierà con capricci, pianto e dispetti, lei continuerà comunque ad accarezzarlo con amore e con la stessa carezza allevierà il suo dolore e la paura della solitudine. Visualizzate una persona verso la quale provate dei rancori e irradiate amore nei suoi confronti: capirete subito quanto male vi siete fatti inutilmente!

La prima volta che mi sono avvicinato al Reiki fu nel settembre 1996 allorché partecipai a un corso di primo livello. Mi spinse verso questa esperienza soltanto la curiosità di vedere come l’energia poteva essere indirizzata per ottenere la guarigione di una malattia! Era l’argomento principale sul quale si fondava la spiegazione, molto fantasiosa e ricca di misteri, delle virtù del Reiki durante questo seminario di due giorni. Sono uscito da questa esperienza, devo ammetterlo, senza aver capito che cosa sono andato a imparare e un po’ infastidito per le due bellissime giornate di sole passate dentro a una stanza.

Circa sei mesi dopo, la Reiki Master mi chiamò per invitarmi al seminario di secondo livello, durante il quale avrei preso contatto con i simboli del Reiki e la loro magica forza: avrei potuto guidare l’energia vitale dove più se ne sentiva la necessità. Si trattava di segni magici che, se disegnati, potevano essere perfino pericolosi e quindi dovevano essere bruciati dopo essere stati utilizzati. Finito il seminario, che durò un giorno, avrei dovuto percepire che stavo entrando in un mondo fantastico nel quale potevo sentire e pilotare l’energia come qualcosa di fisico, di tangibile.

Questa è, in breve, la storia del mio approccio al Reiki.

Riflettendo su entrambe le esperienze, ho intuito che dietro a questo insegnamento molto elementare e, per certi versi, maldestro poteva esserci qualcosa di molto più forte, di molto più universale, di molto più intimo.

Dovevo riempire il vuoto creato da tutti i miei dubbi.

Mettendo in pratica quel poco che avevo compreso durante i seminari, ben presto scoprii che il Reiki poteva essere sia un metodo di auto-guarigione che un modo per dare sollievo alle sofferenze di chi ci sta vicino. La riflessione è fin troppo banale!

È meglio avere intorno a sé un prato fiorito, piuttosto che un terreno arido e incolto!

Avevo letto da qualche parte che l’allievo trova il Maestro e che nulla avviene per caso. Durante questa ricerca entrai in contatto con il Reiki Master canadese Richard Rivard che mi indirizzò verso la conoscenza del Reiki Tradizionale Giapponese, così come era insegnato in Giappone e non in occidente. Con lui ho appreso che si tratta di una tecnica di guarigione dell’anima (non del corpo!) attraverso l’intenzione dell’operatore di ripristinare armoniosamente l’unità di corpo, mente e spirito, la cui disfunzione rappresenta la causa primaria di qualsiasi disagio fisico, psichico, emozionale e spirituale.

Il 14 giugno 1999 Richard ritenne di conferirmi il grado di Reiki Master/Teacher{1}  in accordo con gli insegnamenti impartiti da Mikao Usui, che rappresentano la base del sistema di guarigione naturale nel Reiki Tradizionale Giapponese. Successivamente, decisi di completare gli studi del Reiki secondo l’insegnamento occidentale fino a ottenere il titolo di Reiki Master/Teacher il 7 dicembre 1999{2} . Dopo aver sperimentato queste conoscenze come praticante, ma anche come insegnante, nel 2002 ho deciso di creare la Ushida Reiki Clinic allo scopo di preparare degli operatori attraverso un per-corso della durata di parecchi mesi.

Dall’approfondimento dello studio della vita del Dottor Mikao Usui, il fondatore del Reiki, ho constatato che la sua intuizione non poteva basarsi semplicemente sulla visione di palline colorate, come veniva insegnato in occidente.

La conoscenza dei due sistemi del Reiki, l’esperienza nell’insegnamento acquisita in questo decennio e la stima continuamente dimostratami dagli allievi, mi hanno convinto a condividere la mia evoluzione per mezzo di questo manuale. Qui, cercherò di introdurre le mie ricerche e le mie esperienze nel campo olistico, partendo dalla differenziazione dei due sistemi occidentale e orientale.

Il primo si basa essenzialmente sui principi della medicina indo-tibetana, forse più facilmente accettata in occidente all’inizio del secolo scorso, l’altro poggia i suoi fondamenti nella medicina tradizionale cinese e nel Buddismo Tendai, da cui Usui attinse la sua preparazione culturale per approdare al sistema di guarigione naturale che fu chiamato Reiki.

Poiché il Reiki è, insieme, una tecnica e un percorso interiore, ho cercato di descrivere le due realtà, quella occidentale e quella orientale, senza parteggiare per l’una o per l’altra, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere quella che più si adatta alle sue esigenze, anche spirituali.

Massimo Medoro

RACCOMANDAZIONI IMPORTANTI

Le discipline bionaturali non sostituiscono le diagnosi, i trattamenti medici e psicologici, perché la loro azione non è orientata verso la malattia, ma stimola l’innata capacità di reagire della parte sana dell’individuo, visto nella sua specificità e unicità di mente, corpo, emozioni e spirito.

Pertanto, chiunque effettui una sessione di Reiki non deve e non può fare diagnosi, né effettuare trattamenti medici o interferire con essi, né prescrivere prodotti farmaceutici.

Questa tecnica di armonizzazione energetica non costituisce un atto medico propriamente detto, poiché non rientra nei concetti, nei fenomeni e nelle esperienze medico scientifiche.

Il Reiki è un metodo sia antico che moderno riconducibile alle tecniche di automedicazione responsabile, patrocinate dall’Organizzazione Mondiale della Salute.

Qualora accusiate un qualsiasi disturbo fisico o psicologico, è raccomandabile che vi rivolgiate sempre a un professionista abilitato.

Introduzione al corso

Nasce la Ushida Reiki Clinic

Il Reiki dei tempi perduti

Avvicinarsi al Reiki con prudenza

La forza creatrice del pensiero

NASCE LA USHIDA REIKI CLINIC

Nell’ottobre del 2002 fu inaugurato il primo corso di formazione della USHIDA REIKI CLINIC che terminò nel maggio successivo. Otto mesi durante i quali si sono alternati insegnamenti ed esperienze di Chi Kung, Yoga, Floriterapia, Fisiologia energetica, massaggio aromaterapico e, ovviamente, di Reiki. Il Reiki, praticato all’interno della Ushida Reiki Clinic, ha come base i principi della Medicina Tradizionale Cinese (fisiologia energetica), del sistema dei Chakra e delle ghiandole endocrine.

Clinico deriva dal greco klinikos con il suo significato originario, cioè che si fa presso il letto e questo da kliné (letto) e in generale tutto ciò dove l’uomo può appoggiarsi. Può essere inteso come insegnamento pratico che si fa presso il letto per portare la persona alla normalità. Per estensione e in questo contesto, è definito anche come laboratorio per le attività di ricerca, sperimentazione e didattica. Lo scopo del trattamento è di rafforzare le difese immunitarie dell’organismo, armonizzando la circolazione dell’energia vitale, e di ricercare, per elaborarle, le cause che hanno condotto alla malattia intesa come proiezione energetica di un disagio radicato nei quattro piani di coscienza: Fisico, Energetico, Mentale e Spirituale. Da questo punto di vista il Reiki diventa anche uno strumento che interagisce con essi:

Il piano della materia (Fisico), è il mondo in cui l’energia assume l’aspetto più denso, in una forma con la quale possiamo entrare in contatto attraverso i nostri sensi per relazionarci con la realtà che ci circonda.

Il piano delle emozioni (Energetico), dove l’energia appare nelle sue diverse manifestazioni (colori, luce, suoni, ecc.) e dove gli eventi, interagendo con esperienze passate, stimolano le memorie che provengono dalla coscienza, senza le quali si bloccano i sistemi (canali energetici e sensoriali, ad esempio) che fanno fluire le sensazioni e vigilano sulla vita stessa.

Il piano del pensiero (Mentale), ci mette in contatto con le immense potenzialità della nostra mente che ha in sé lo strumento con cui possiamo vedere oltre il visibile, cioè quel mondo immaginario nel quale possiamo creare, progettare, sognare, visualizzare senza bisogno della materia: è il campo dei desideri.

Il piano del divino (Spirituale), in cui le vibrazioni elevatissime ci mettono in contatto con la nostra più intima essenza: l’energia si unisce all’anima e le forze dell’Universo si uniscono con il divino che è in noi. Partendo da questi principi, il Reiki assume l’aspetto di un percorso di formazione, ma anche e soprattutto di un processo di crescita interiore. In entrambi i casi, l’obiettivo di questo metodo è il ripristino dell’armonia con i cicli naturali e il conseguente riconoscimento dell’Uomo nel ruolo di artefice del proprio Universo. Questo è l’inizio di un percorso di guarigione.

IL REIKI DEI TEMPI PERDUTI

La sacralità del Reiki è insita nel miglioramento del proprio stato di salute, nella consapevolezza che con questo metodo viene facilitato il riconoscimento di Sé, oltre all’identificazione energetica delle forme (simboli, ideogrammi o pittogrammi) che partecipano al percorso di guarigione e che si attivano per mezzo dell’iniziazione.

Nel passato era data molta importanza alla diagnostica, ma oggi questo insegnamento viene poco praticato perché è associato al lavoro del medico con i limiti che le leggi impongono. Il termine diagnostica, significa la determinazione di ciò che è causa di malattia. Nella pratica del Reiki, però, la diagnosi non è effettuata su organi o aree fisiche del corpo, ma sull’energia che essi emanano. Quindi, viene dedicata una maggiore attenzione alla proiezione energetica della malattia che, normalmente, è alimentata da disagi di natura spirituale, emozionale o mentale, spesso conseguenti ad abitudini alimentari e comportamentali sbagliate.

L’operatore di Reiki serve come conduttore per trasmettere informazioni che aiutino il ricevente ad aumentare la circolazione della sua energia e, quindi, a fargli prendere coscienza delle proprie capacità guaritrici che soltanto egli stesso è in grado di attivare.

Ognuno di noi deve essere consapevole di queste capacità, per cui è indispensabile partecipare attivamente durante il trattamento di Reiki, altrimenti si ricava una dipendenza alla non guarigione dal momento che, in realtà, soltanto noi possiamo guarire noi stessi.

È così che il Reiki partecipa al processo di attivazione dell’energia guaritrice; ma perché ciò accada è indispensabile che il praticante percepisca la vera intenzione e la vera motivazione che lo spingono a dare questo aiuto.

L'intenzione è facilmente intuibile: il praticante vuole facilitare la guarigione del ricevente. Questo è un obiettivo guaritore e positivo.

Tuttavia, molti dimenticano di ricercarne la motivazione, cioè la ragione per cui desiderano esercitare questa intenzione. E qui è facile cadere nella trappola dell’ego. La motivazione è diversa per ognuno di noi: la più comune riguarda coloro che praticano il Reiki per l’amore e la positività che derivano dall’aiutare gli altri a crescere spiritualmente.

Purtroppo, però, questo campo ha attirato molte persone cordiali e amorevoli, ma spesso prive del collegamento con il loro Sé Superiore e con il bisogno di sentirsi desiderate e adulate allo scopo di manipolare il prossimo. Ciò è molto ingannevole e pericoloso, poiché costoro spesso predispongono i loro pazienti a una pericolosa dipendenza, con il risultato di essere travolti dall’euforia di sentirsi lodare e adulare. Un tale principio non può che risultare negativo per qualsiasi tipo di rapporto si voglia intrattenere con le persone e non ha nulla a che fare con il Reiki.

Un'altra motivazione è il desiderio di veder aumentare l’amore e la luce sul pianeta.  Ma la guarigione planetaria nasce dentro a ciascuno di noi e il Reiki può essere usato come un mezzo potente in grado di agevolarla attraverso le azioni individuali.

Come operatori di Reiki, quindi, dovete ricercare nella vostra anima la vera motivazione. Come riceventi dovete essere consapevoli della vostra partecipazione diretta nel processo di guarigione e della motivazione di chi vi aiuterà a farlo. Pertanto, lasciate sempre alla vostra intuizione il compito di guidarvi verso la persona che ritenete più idonea per aiutarvi a risolvere il problema che vi affligge. Se durante una seduta di Reiki vi sentite a disagio o percepite un qualsiasi limite al processo di crescita interiore, sospendetela e rivolgetevi a un altro operatore.

Lo stesso vale per gli operatori: se intuite che la persona non desidera partecipare attivamente al suo processo di guarigione, avete l’obbligo di sospendere il trattamento. Ognuno, infatti, deve essere libero di accettare la sua partecipazione al metodo di cura e non deve sentirsi obbligato a guarire. Questo è uno dei più importanti insegnamenti del Reiki.

Già da queste poche riflessioni, risulta evidente che il Reiki Master per prima cosa deve saper am-maestrare la propria vita, in caso contrario potrebbe cadere da un piedistallo che egli stesso ha preparato così alto da procurargli effetti estremamente disastrosi. Essere Master, quindi, significa aver guarito i propri disagi ed essere pronto a indicare agli altri la via per risolvere i loro, perché soltanto sperimentando la propria guarigione una persona può veramente comprenderne il pieno potenziale.

L’abilità è proprio quella di sapersi collegare direttamente con il Supremo Maestro Interiore per mezzo di un’unica via, senza alcuna intermediazione, anche da parte di chi ha scoperto una piccola parte del Reiki. Infatti ognuno di noi ha il suo sentiero esclusivo che lo collega con la propria spiritualità e con la propria capacità interiore di guarire e quindi soltanto l’intuizione può guidarci nella scelta del maestro o del terapeuta.

AVVICINARSI AL REIKI CON PRUDENZA

È molto importante tenere presente che durante una seduta di Reiki è abbastanza frequente, per il ricevente, sentirsi in una condizione di dipendenza rispetto all’operatore, perché chi riceve spesso ritiene di dipendere da chi dà.

Imparerete che il Reiki non viene dato da nessuno, ma é molto più semplicemente canalizzato da chi conosce la tecnica di far passare attraverso di sé l’energia cosmica per poi farla fluire sul ricevente per mezzo delle sue mani (ma non solo). Inoltre, con la procedura dell’allineamento si crea un equilibrio energetico tra i due. Infatti, mentre la centratura (o connessione) è la preparazione dell’operatore a diventare un canale per ricevere l’energia cosmica da trasferire al ricevente, l’allineamento che segue questa pratica, li rende entrambi interagenti a livello energetico. Ciò consentirà, nel prosieguo della seduta, di essere ricettivi agli stimoli che il Reiki provoca in un contesto di assoluta equità energetica. Nessuno dei due è dominante rispetto all’altro, ma entrambi, ognuno nel proprio ruolo, consentono all’energia cosmica di fluire attraverso il loro corpo per raggiungere lo scopo prefissato.

Per esplorarci internamente non abbiamo bisogno di essere guidati da visioni, da voci, da suggerimenti dei defunti o, peggio, dei vivi con fantasiose rievocazioni di situazioni non sempre reali, di pensieri ossessivi, di letture, di film, ecc. che vengono portati in superficie perché stimolati da un accumulo incontrollato di energia a livello cerebrale. Solo apparentemente queste rievocazioni danno la sensazione di benessere,

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