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Ermengarda: Una principessa longobarda contro la guerra
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E-book92 pagine1 ora

Ermengarda: Una principessa longobarda contro la guerra

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Info su questo ebook

Il racconto prende le mosse dall’anno 801: Carlo Magno ricorda, davanti al fuoco, la sua vita, rivede la sua ascesa al potere. Tutto prende le mosse da un lontano giorno d’inverno, dall’incontro nel 754 con il Papa. Stefano II ha traversato le Alpi per parlare a Pipino il Breve e tutta la corte franca va incontro, a cavallo, al Papa. Il giovane Carlo vedrà, con immenso stupore, suo padre. l’eroe di mille battaglie, inginocchiarsi e rendere omaggio a un uomo mingherlino e disarmato. Per tutta la vita avrà negli occhi quella scena e quando il Papa chiederà aiuto lui non saprà dirgli di no. A qualsiasi prezzo, anche a prezzo del suo cuore. Il racconto si concentra su Carlo e Ermengarda, la figlia di re Desiderio, sul matrimonio e sul grande amore che nasce tra i due. Nonostante la tragedia si abbatta su loro e sui loro popoli, quel forte sentimento alla fine prevarrà. I due sposi non si incontreranno mai più, ma resteranno legati per l’eternità, vittime della macchina della politica, della ragion di Stato. Il libro si conclude con una sezione dedicata al giorno d’oggi e alle certezze dell’indagine storica, con un caldo, pressante invito a visitare alcuni luoghi dell’Italia del Nord, tra Pavia, Brescia e Cividale del Friuli. Se il mondo longobardo non ha lasciato molte tracce di sé, in queste città rivive infatti, intatto, tutto il fascino della corte di re Desiderio. Si possono persino risentire, immortali, i sospiri e i battiti del cuore dell’infelice Ermengarda.
LinguaItaliano
Data di uscita31 dic 2014
ISBN9786050344943
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    Anteprima del libro

    Ermengarda - Roberto Denti

    Roberto Denti

    Ermengarda

    A voi grazie, a voi che,

    reggendo il fianco infermo,

    pago feste l’amor che oggi mi prese

    di circondarmi ancor di queste aperte aure, ch’io prime respirai, del Mella;

    sotto il mio cielo di sedermi, e tutto

    vederlo ancor, fin dove il guardo arriva... ".

    Sparsa le trecce morbide                                    sull'affannoso petto,  lenta le palme, e rorida                                             di morte il bianco aspetto,  giace la pia, col tremolo                                      sguardo cercando il ciel.

    Ermengarda  (da Adelchi di Alessandro Manzoni)

    PREFAZIONE

    Imperatori, papi, re, principi, badesse, religiosi e, sullo sfondo, le vicende umane, spesso drammatiche, dei popoli. E’ questo il mondo alto medievale che Roberto Denti ha ricostruito nella sua opera. Ma se parla di Carlo Magno e di Desiderio, di Papa Stefano e dei Franchi, dei Longobardi e del loro sogno di unire l’Italia, lo fa con il tono lieve e fantastico del narratore che decontestualizza eventi e luoghi ed usa la storia con la libertà di chi la piega - con una operazione affatto contraria al rigore che storici e studiosi prenderebbero - per far uscire tutta l’umanità dei personaggi. L’esaltazione, anche implicita, dei sentimenti, dunque, come strumento per elevare le figure centrali al di sopra della materialità di cui è intessuta la vita.

    Siamo davanti ad un’opera che sa di fantasia nel senso migliore del termine, nella quale il movimento dei personaggi è corale e, in virtù di quelle licenze di cui si diceva, capace di portare in primo piano una protagonista assoluta, magari insospettata all’inizio, ma fortemente capace di affermarsi nel prosieguo: Ermengarda.

    I pur elevati versi poetici di Alessandro Manzoni l’hanno consegnata all’immaginario collettivo come triste e non si sa se più remissiva o dolente. Nella metrica dell’Adelchi Ermengarda, regina dei Franchi, viene compatita dal mondo intero. La sua bellezza era probabilmente commendevole, ma lei viene ricordata soprattutto per la sua nascita (una delle figlie di Desiderio e Ansa) e per la sua infelice sorte di moglie politica di Carlo Magno che per politica poi la ripudiò.

    Eppure, non è difficile pensare che la storia di Ermengarda sia certamente un’altra cosa: ce lo fa intuire l’autore, che idealizza un Carlo Magno vecchio, stanco, deluso nella vita personale e negli affetti. Un inedito Carlo vincitore sui campi di battaglia, ma umanamente sconfitto e anche un po’ dimesso, come l’altro sconfitto, Desiderio. E’difficile cogliere Ermengarda, in quella sorta di fiction ante-litteram che Manzoni imbastì con l’Adelchi, quale eroina - bresciana - alle radici dell’Europa.

    Oggi, proprio come fece il poetico biografo reso immortale da Renzo e Lucia, viene di nuovo sottolineato l’aspetto romantico della figlia di Ansa e Desiderio, che si conferma personaggio commovente, dilaniato da un amore totalizzante per il marito Carlo. Questo sentimento globale è vissuto in maniera pudica e rappresenta, per Ermengarda, un ideale perduto che si scontra con la realtà, che la tormenta e le comporta una sofferenza acuta e senza speranza.

    Si può quindi affermare che il lavoro di Roberto Denti costituisce un modo stimolante di considerare il nostro affascinante personaggio al quale, fino ad ora, ha concesso più spazio la letteratura che non la storia. Eppure i due ambiti possono anche non essere in contraddizione. Gli accenni che, nella parte finale, l’autore dedica alla morte - e oltre - dell’eroina suonano come un implicito invito ad indagare con accuratezza sulla stessa sepoltura di Ermengarda in Santa Giulia - San Salvatore dove, sia detto per inciso, è stata ritrovata una lapide sulla quale è chiaramente leggibile proprio il nome Irmingarda. Lapide postdatata fin che si vuole, ma...

    Del resto tutto, nel monastero, rimanda a quella figura di donna, Desiderata o Ermengarda, sia pure "nullo veterum scriptorum testimonio subnixìo", cioè senza il sostegno evidente delle fonti storiche. Per la precisione, il nome di Ermengarda ricorre soltanto in un testo quattrocentesco, ma quelli più antichi e autorevoli accennano a Desiderata figlia del re longobardo Desiderio e di Ansa, sorella di Adelchi, di Anselperga, prima badessa di San Salvatore e di Anseperga, moglie del duca di Benevento, di Liutperga, moglie di Tassilone, duca di Baviera. Forse, continuando ad indagare, anche la Storia un giorno verrà a sostenere quanto immaginazione e sentimento ci fanno presagire? Cioè che Ermengarda può ben rappresentare - con la sua vita, le sue sofferenze, il suo comportamento - l’archetipo della donna moderna, della donna oggi alle prese con problemi di autoaffermazione e parità, di acquisizione di un ruolo indipendente e importante nella società?

    Di certo Ermengarda è un’eroina che, a ben guardare, non si rassegna e che agisce secondo il criterio del sentimento. Ne esce sconfitta, come donna, ma, con un parallelo sul filo della letteratura, questa sua sconfitta appare meno dura, per esempio, di quella del foscoliano Jacopo Ortis, non solo perché la sua morte non è procurata, ma perché Ermengarda arriva alla morte certa di accedere a un’altra vita, consolata dalla provvida sventura e convinta che Dio l’aspetti per abbracciarla. Ed il viaggio estremo di tale affascinante personaggio parte proprio da Brescia, dal monastero di San Salvatore/Santa Giulia. Ermengarda, allora, anch’ella simbolo di Brescia, ieri, oggi, domani?

    Agostino Mantovani

    Segretario della Fondazione Cab, ex presidente

    di Brescia Musei SpA e Parlamentare Europeo,

    l’on. Agostino Mantovani è uno degli artefici

    del grande progetto che ha portato Brescia a

    diventare Patrimonio dell’Umanità, sito

    longobardo e romano protetto dall’Unesco.

    L’AMORE OLTRE

    Il peso dei rimpianti

    Carlo Magno, vecchio e solo, è davanti al fuoco. Fuori dal

    palazzo nevica e lui, immobile come una statua, ricorda. Ha scelto di vivere ad Aquisgrana, una città tutta nuova, costruita per la

    corte. Basta con le tende, il campo militare e i continui

    spostamenti, il corpo, ormai stanco, non li sopporta più. Così

    Carlo, immobile, lascia spazio ai ricordi, passa in rassegna la sua lunga vita densa di emozioni, di conquiste, di vittorie.

    Corre l’anno 801, sul suo capo poggia la corona del Sacro Romano Impero, ha riunito tutte le terre del mondo, Carlo. Ma si ritrova col cuore a pezzi.

    Indietro nel tempo, tra tante donne, tra cinque mogli e uno stuolo di amanti, ne ricorda una, dolce e delicata, passata come un lampo davanti ai suoi occhi.

    E’ Ermengarda, la figlia minore, la prediletta dell’ultimo re longobardo, Desiderio. L’aveva sposata, Ermengarda, e poi tristemente rimandata alla sua terra: l’aveva ripudiata solo per far piacere al Papa, con cui aveva stretto un’alleanza. Era morta nel giro di poche lune, Ermengarda, e alla notizia Carlo aveva avvertito come una fitta al cuore. Non era stato tenero con lei, questo no, e avrebbe sempre voluto rimediare ai suoi gesti in qualche modo, perché quella ragazza l’aveva attratto in modo irresistibile, ma poi la politica, con le sue regole crudeli, aveva avuto il sopravvento.

    Nel fuoco del camino tutto ora si ricompone, nel guizzare delle fiamme e tra le faville dei legni la storia pare finalmente delinearsi nei suoi veri contorni. Ermengarda, la bella Ermengarda, sì, lui la rivede adesso. Sopra la nuda terra è volata via veloce come una rondine, più leggera di una nube. Il suo cuore, pensa Carlo, nel frattempo è invece invecchiato, si è indurito e riempito di amarezza, ma lei resta un momento bello in una lunga vita, lunga anche troppo: forse perché portava con sè una speranza, un’idea di cambiamento. Come un arcobaleno dopo la pioggia. Nel suo cuore, ammette Carlo, Ermengarda c’è sempre stata: dovunque andasse, qualsiasi cosa facesse … una presenza nell’anima. Sì, se l’è portata dentro. E, così facendo, l’ha tenuta sempre viva. Viva!

    Il grande ceppo nel camino continua a bruciare, lento, schiocca e a tratti pare lamentarsi, mentre faville salgono verso il nulla. Sì, la morte, sospira

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