Goditi milioni di eBook, audiolibri, riviste e tanto altro ancora con una prova gratuita

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Cavallino rampante: La vera storia del marchio Ferrari
Cavallino rampante: La vera storia del marchio Ferrari
Cavallino rampante: La vera storia del marchio Ferrari
E-book106 pagine3 ore

Cavallino rampante: La vera storia del marchio Ferrari

Valutazione: 0 su 5 stelle

()

Leggi anteprima

Info su questo ebook

CAVALLINO RAMPANTE
La vera storia d’un marchio da leggenda, del puledro più famoso e veloce del mondo
Hanno fatto la storia dell’umanità i cavalli, grazie a loro le distanze si sono accorciate: i cavalli hanno aperto i confini della fantasia, hanno dato ali alla libertà. Erano, un tempo, l’idea stessa del viaggio… “Cavallino Rampante”, racconta un bel sogno, la storia del puledro più veloce e famoso del mondo, una storia che nasce così: “Il Cavallino rampante era dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca, l’eroico aviatore caduto sul Montello, l’asso degli assi della prima guerra mondiale. Quando vinsi nel 1923 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna”, ricorda Enzo Ferrari, “conobbi il conte Enrico Baracca, padre dell’eroe: da quell’incontro nacque il successivo con la madre, contessa Paolina. Fu lei a dirmi, un giorno: “ Ferrari, metta sulle sue macchine il Cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna”. Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l’emblema. Io ho mantenuto il Cavallino tutto nero, ma su fondo giallo, in omaggio alla città di Modena”.
Sembrerebbe tutto facile. In realtà il Cavallino sparisce, non viene usato subito, cambia posizione, aspetto, proporzioni. Lo fa più volte, nella sua lunga carriera, in un racconto ricco di aneddoti e di piccoli segreti.Per esempio sul primo Cavallino della storia, che orna misteriosamente il cofano di due berlinette Auto Avio Costruzioni in gara alla Mille Miglia del 1940, quando mezza Europa è già travolta dal vortice della guerra.E c’è anche una curiosa digressione finale, quando il Cavallino parla a ruota libera di Enzo Ferrari. Io lo conoscevo bene, sembra dire agli appassionati, io gli ho fatto compagnia sempre, sino a quando il Drake di Maranello ha chiuso gli occhi per sempre…io ero accanto, solo io ero lì…
LinguaItaliano
Data di uscita1 gen 2015
ISBN9786050345018
Cavallino rampante: La vera storia del marchio Ferrari
Leggi anteprima

Leggi altro di Roberto Denti

Correlato a Cavallino rampante

Articoli correlati

Categorie correlate

Recensioni su Cavallino rampante

Valutazione: 0 su 5 stelle
0 valutazioni

0 valutazioni0 recensioni

Cosa ne pensi?

Tocca per valutare

La recensione deve contenere almeno 10 parole

    Anteprima del libro

    Cavallino rampante - Roberto Denti

    cover.jpg

    Roberto Denti                

    CAVALLINO

    RAMPANTE

    La vera storia d’un marchio da leggenda,

     del puledro più famoso e veloce del mondo

    e-motion

    Tutto ha inizio a pochi chilometri da Brescia, ma potremmo anche trovarci sull’asteroide del Piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry. In un luogo della fantasia, del ricordo o, se preferite, dell’anima. Perché c’era una volta … sì, tutte le storie, in genere, iniziano così e questa non fa certo eccezione. C’era una volta Travagliato, un borgo agricolo a pochi chilometri da Brescia. Quel nome antico già indicava il destino della sua gente, nata all’incrocio fra tre vie: qui c’è sempre stato un mercato, un luogo di incontri e di commerci, una piazza grande e accogliente. Erano gli animali la grande attrazione di Travagliato, mucche da latte e buoi da lavoro, ma soprattutto cavalli veloci come il vento, curati, strigliati, amati come in pochi altri posti al mondo. Anzi la parola travaglio deriva da quel grande circo stabile, da cavalieri e maniscalchi sempre all’opera: il tripallium era infatti uno strumento che serviva a tener fermi gli animali, tre pezzi di legno, tre pali a frenarne la giovane irruenza. Travagliato da tripallium, dove i cavalli venivano domati, ferrati, preparati con amore. Quella tradizione non si è perduta, tutt’altro. Il Comune è cresciuto, è salito al rango di città, ma la città ha voluto essere diversa da tutte le città possibili, ha scelto di essere la città del cavallo. E così ogni anno, a fine aprile, organizza una festa immensa, densa di gare, di rodei, di esibizioni, di passerelle. In eterna rivalità con l’antica Fiera di Verona, enorme ma tutta al coperto, Travagliato mantiene il piacere dell’aria aperta, un po’ stile western. Per chi ama i cavalli e il senso di libertà, di avventura che ancora regala salire su una sella, nell’era dei jet e dei cavalli a motore, Travagliato resta un luogo fantastico. Un luogo di passione e di stupore senza confini.

    La storia quindi di un cavallo unico, la storia del puledro più famoso e veloce del mondo può iniziare qui. In una sera come tante, accanto a un fuoco scoppiettante e con un buon bicchiere di vino tra le mani, un classico bicchiere della staffa. Quello che doveva dare il saluto dalla locanda, il via da Travagliato verso il lungo viaggio, quando già il piede era infilato in un ferro e il pensiero correva lontano … verso l’orizzonte …

    Personaggi in cerca d’autore

    Certi giorni, nella Bassa, si spande a ondate una coltre di nebbia, spessa, quasi lattiginosa. La gente del posto ci scherza sopra, dice che quella nebbia si può tagliare col coltello, persino spalmare sul pane. Non sai più dove vai, se finisci nella nebbia, che è anche quella dei ricordi. Devi andare più piano, fare attenzione a quello che fai, devi trovare il tempo per pensare, per decidere. E poi la respiri, ti entra nei polmoni, finisci per amarla, quella nebbia. a nebbia no, lei nasce qua, nella Bassa, e non si muove mai. Le persone entrano nella nebbia, escono dalla nebbia, come ricordi dai cassetti e dalle vecchie scatole di latta. Si fanno incontri incredibili, nei campi, e nella nebbia si aggirano anche fantasmi, persone che non vivono più...

    La strada ora si è fatta stretta, pare un viottolo tra i campi, spengo il motore e scendo. Pensavo al Cavallino, sono al volante di una stupenda creatura di Maranello, una preziosissima Gto, muscolosa, sensuale, un urlo. Ho la fortuna da giornalista esperto di auto di provare potenti motori da collezione, anche perché so sussurrare loro, così mi dicono, perché li so carezzare. Lisciarne il pelo dal verso giusto. Proprio come si fa coi cavalli a Travagliato. I motori poi parlano, parlano per davvero, e, credetemi, non è per il troppo whisky bevuto, ma perché le cose parlano. Per esempio i motori da corsa parlano di persone, di tante mani che li hanno sognati, amati, costruiti, provati. Le auto sono creature di bellezza e libertà, nascono dall’amore di sconosciuti artigiani, soprattutto le Ferrari, vere sculture in movimento, opere d’arte. Guardo il Cavallino che ho al centro del volante, la nebbia ora è molto fitta. Mi sono proprio perso. C’è qualcuno? Una figura esce da dietro un filare di pioppi…è Piero Lardi Ferrari, il figlio del grande Enzo. Parla da solo e mi cammina accanto, incurante della mia presenza …

    Io, Piero Lardi Ferrari, ho sempre in mente un Cavallino…

    "Uno dei miei più lontani ricordi è legato a un’auto, una Lancia Aprilia. Io avrò avuto cinque anni e giocavo con una cordicella, la tiravo e scendeva una tendina parasole. Poi c’era una Fiat 1400, mio padre allora mi teneva in braccio, mi lasciava persino stringere fra le mani il volante. Oppure ricordo una berlinetta 250, ecco quello è stato il primo Cavallino. Io stavo sistemato un po' a cavalcioni del tunnel del cambio, sballottato niente male. Ricordo che era bello, dovunque si andasse, in direzione delle colline. Papà era alla guida e accanto c’era sempre Peppino, l’autista. Che poi, al caso, doveva servire in realtà da meccanico, perché papà non gli avrebbe mai lasciato, per nessun motivo, il volante.

    Il meccanico era necessario perché una Ferrari non doveva mai rimanere ferma, bloccata per la strada, doveva tornarsene a casa. Come un Cavallino, anche zoppicando un po’. Difatti nel baule stava ammassato di tutto, quasi una mezza officina, persino una biella e un pistone…Ero su quell’auto e papà guidava molto forte. Era bravo, era un vero pilota, non faceva nulla per esibizione, né per impressionarmi. Era bravo e basta.

    Andare forte, vincere, stare davanti a tutti era il suo destino. Per lui significava solamente fare il proprio dovere. Anche un Cavallino in fondo deve correre veloce, è nella sua natura. E questa regola valeva anche per tutti gli altri della squadra, se un pilota vinceva, lui era felice ma non lo dava a vedere, non si complimentava, quella vittoria rientrava in qualche modo in un dovere da compiere … Pochi hanno capito questo lato di Enzo Ferrari, questa sua visione delle cose …

    Penso che volontariamente o meno sia stato identificato con quel Cavallino rampante, col marchio delle sue auto. Anche lui del resto si impennava spesso, non sopportava le briglie.

    Hanno raccontato di tutto su mio padre, hanno detto che era un uomo solo. E’ falso, si descriveva solitario: non potendo frequentare i club, in pratica finiva col non amare le feste. Molti hanno scritto privilegiandone il lato duro, deciso, autoritario. Non nego che a volte fosse anche molto ruvido, ma io ricordo un uomo dolce, affettuoso, simpatico. Con una sua malcelata tenerezza.

    Penso sognasse un Cavallino tutto suo, un’esplosione di vitalità. Un purosangue che, dopo essersi alzato sulle zampe con orgoglio, ti viene accanto e ti appoggia il muso contro il viso. Come a indicare un orizzonte lontano …".

    Piero Lardi Ferrari mi guarda e si allontana. Grazie per avermi raccontato questi ricordi, no, grazie a te che me ne hai offerta l’occasione … la nebbia inghiotte ogni cosa. Ma ecco un altro personaggio, è Sergio Scaglietti, il grande carrozziere …

    Io, Sergio Scaglietti, quanti Cavallini ho vestito!

    "Il primo Cavallino che ho visto stava su un’Alfa Romeo da corsa. Era il 1937, io avevo 17 anni e riparavo parafanghi. Era la mia specialità, come lattoniere. Martellavo in un’officina proprio dinanzi alla Scuderia Ferrari, in via Trento e Trieste a Modena. Adesso di quel mondo non c'è più niente, c'è una banca, e anche la sede della Scuderia non c'è più. Peccato. Se non ci fosse stato il commendator Ferrari io sarei rimasto un artigiano sconosciuto per tutta la vita, sarei al massimo diventato uno dei tanti piccoli carrozzieri di Modena che, in un modo o nell'altro, hanno avuto a che fare con le macchine da corsa. Non sono certo diventato ricco, ma grazie a Ferrari mi sono, prima di tutto, divertito. E ho avuto molte soddisfazioni …

    Ho sempre dato del lei a Ferrari. Anche se per trent’anni, al sabato, mi veniva a prendere e andavamo a mangiare insieme. Anche se ogni mattina andava al cimitero, a trovare Dino, e poi veniva da me

    Ti è piaciuta l'anteprima?
    Pagina 1 di 1