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Cicci Pasticci on the route 66
Cicci Pasticci on the route 66
Cicci Pasticci on the route 66
E-book138 pagine1 ora

Cicci Pasticci on the route 66

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Info su questo ebook

Da piccoli avete mai pronunciato la famosa frase "Vorrei diventare un pompiere", o "Io farò la cantante"?
Il mio più grande desiderio era quello di attraversare gli Stati Uniti d'America, guidare lungo la Route 66, vivere pienamente "a stelle e strisce".
Un mese di avventure e disavventure on the road raccontate giorno per giorno in modo ironico e spudoratamente sincero.
Un diario di viaggio che è la realizzazione di un sogno.
LinguaItaliano
Data di uscita5 nov 2014
ISBN9786050328219
Cicci Pasticci on the route 66
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    Anteprima del libro

    Cicci Pasticci on the route 66 - Silvia Guadagni

    2013

    INTRODUZIONE

    L’ESTA è quel modulo on–line che, una volta compilato correttamente, permette ai cittadini non americani di viaggiare verso gli Stati Uniti senza che nessuno li ammanetti o smanganelli mentre stanno ancora pensando se mettere o no le ciabatte da piscina in valigia.

    La nostra avventura è iniziata quando Pier, alla domanda del modulo:Hai delle malattie mortali infettive?, ha risposto:. Inutile dire che l’autorizzazione gli è stata decisamente negata.

    E io che mi ero già immaginata la folla festosa di Newyorkesi in trepidante attesa del virus letale.

    Una volta corretta la risposta, siamo pronti per partire: il nostro scopo è noleggiare un’utilitaria qualunque e consumare ettolitri ed ettolitri di benzina attraverso gli sconfinati Stati americani, da costa atlantica a costa pacifica.

    Da casa abbiamo già prenotato praticamente tutto, pianificando giorno per giorno quali saranno le nostre mosse e quanti chilometri faremo.

    Ci siamo presi un weekend sul lago Trasimeno per cercare con calma e tranquillità tutti i motel in cui sostare - e per capire che le atmosfere lacustri non fanno per noi -.

    Su Booking.com il nostro metodo di ricerca è stato all’incirca questo:

    Ti sembra il motel meno caro dove possa andare al bagno senza scorta armata e dove possa dormire senza ricorrere ad un potente ratticida?

    Penso di sì. I commenti negativi dei precedenti avventori parlano solo di puzza nauseabonda e lenzuola gialle con i buchi, ma niente di più.

    Mutanti? Alieni? Licantropi?

    Zero avvistamenti, almeno negli ultimi due mesi.

    Ok, prenota.

    Per quanto riguarda il noleggio auto, sul sito di Alamo abbiamo scelto una ecomony car.

    Per la serie: l’importante è che le ruote ruotino e il volante giri almeno in una direzione.

    Abbiamo deciso gli spettacoli da vedere, le escursioni da fare e le località da non perdere.

    Infine, stampato e sistemato tutte le ricevute di pagamento in un quadernone ad anelle che sembra la Bibbia dei viaggiatori. Dalla prima lettera dei vagabondi folli ai Colossesi.

    L’unica cosa che sicuramente ci manca è il senso dell’orientamento ma, essendone ben consapevoli, mappe, cartine, guide e gps si tuffano a pesce nei nostri bagagli a mano.

    Sfortunatamente in Italia si trovano in vendita solo navigatori satellitari con le mappe europee. Se vuoi la mappa degli Stati Uniti, compri il gps e te la vai a scaricare sul sito.

    Di solito la mappa costa come mezzo gps, quindi presumibilmente converrebbe comprarne uno là. Così, magari, la voce-guida saprebbe parlare l’inglese e non storpierebbe con ostinata convinzione tutti i nomi delle vie da percorrere e dei paesi da visitare.

    Un’ottima mappa da avere con sè durante il viaggio è la "HereIt Is! TheRoute 66 Map Series" di Jim Ross e Jerry McClanahan, che si trova facilmente su internet, ma anche direttamente nei vari gift shop lungo la Route. Quando ci si perde, e ci si perde spesso, basta controllare la mappa, inserire nel navigatore il nome del paese successivo attraversato dalla 66 e godersi il fatto di non dipendere dai pigri installatori di segnaletica stradale. Con un po’ di intuito e tanta pazienza si riesce a far tutto! 

    3 SETTEMBRE 2013

    Il nostro aereo decolla alle 10:35 dall’aeroporto di Bologna. Siamo ben consci che una volta arrivati in America avremo problemi da risolvere, posti da cercare, deviazioni da affrontare e maltempo da temere, quindi vogliamo subito mettere alla prova la nostra capacità di cavarcela egregiamente in qualsiasi situazione: nel fare il check-in, impalliamo la macchinetta automatica inserendo i miei dati anagrafici associati al numero di passaporto di Pier e viceversa. Diciamo che forse era destino che facessimo la fila, ma nel frattempo un sottile e poco rassicurante presagio di drammi s’insinua nei nostri pensieri.

    Facciamo scalo a Parigi e alle 16 atterriamo all’aeroporto di Newark.

    La prima cosa da fare è andare a ritirare l’auto a noleggio. Dave ci accoglie e comincia ad inondarci di parole incomprensibili, poi ci porta fuori, nel parcheggio, dove non c’è nemmeno la sagoma di un’utilitaria, né tantomeno di una economy car. Ci fa vedere 4 o 5 berline fiammanti. Noi proviamo timidamente a fargli capire che non ci interessa avere un baule che contenga 3 o 4 cadaveri piuttosto che un sedile posteriore dove troverebbe posto anche una famiglia di grizzlie obesi, noi vogliamo semplicemente spendere il meno possibile.

    Ma Dave ha già deciso cosa è meglio per noi.

    Continua a parlare troppo velocemente, l’unica cosa che capisco è che ad un certo punto ci offre una bottiglietta d’acqua. Mentre penso che carino, ce la regala, lui striscia la carta di credito di Pier e io realizzo subito che quell’acqua sarebbe bene farla decantare, assaporarla e centellinarla come fosse un vino tra i più pregiati del pianeta.

    Usciamo dall’autonoleggio con l’unica macchina che non ci aveva mostrato, un transatlantico blu, la più grande di tutte: una Dodge Avenger targata North Carolina dotata di un telepass che, a quanto pare, ci servirà solo fino a Chicago, poi chissà.

    Dave non ce lo spiega con chiarezza. Noi pensiamo che, mal che vada, passeremo sfondando le sbarre di ogni casello che ci si parerà davanti.

    In ogni caso, tra una parola indecifrabile e l’altra, e con qualche sorriso in qua e in là, ci ha gentilmente alleggeriti di circa 2000€. Anche perché se non hai compiuto 25 anni e vuoi guidare un’auto noleggiata negli Stati Uniti, devi pagare una tassa in più di circa 500$. E Pier ne ha 24.

    Economy car ‘sto paio di balls.

    Dovevamo seguire il consiglio di un centralinista dell’Alamo che ci ha detto:Ma perché non partite l’anno prossimo?. Uno stratega mancato.

    Ovviamente dopo 8 ore di aereo passate con gli occhi pallati a guardare film e a cercare una posizione pseudo-comoda tra braccioli, finestrino e spalla del vicino, la stanchezza comincia ad ululare e alle palpebre sembrano essersi agganciati dei fili a piombo, ma Pier stoicamente si mette alla guida del bolide e, mentre io ronfo senza ritegno, arriva dopo 3 ore e un quarto a Washington D.C.

    Il nostro motel è una bettola di periferia che neanche Hitchcock avrebbe mai scelto per girare Psyco. Entriamo e, oltre ad una puzza di fumo allucinante per non dire allucinogena, ci accoglie un condizionatore acceso al massimo che ha reso la stanza una cella frigorifera. Forse vogliono ibernare i clienti nel disperato tentativo di far durare di più i loro soggiorni.

    4 SETTEMBRE 2013

    Ci svegliamo alle 4 del mattino e ci guardiamo sconcertati nelle palle degli occhi, dove si legge nitidamente la scritta:E adesso??. Uno a zero per il fuso orario.

    Cerchiamo di rimanere a letto almeno fino alle 6 e mezza per poter poi andare a fare colazione. Quattro cornetti,

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