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Cantiere Expo - I gatti di Mozart sui tetti di Milano

Cantiere Expo - I gatti di Mozart sui tetti di Milano

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Cantiere Expo - I gatti di Mozart sui tetti di Milano

Lunghezza:
98 pagine
1 ora
Pubblicato:
24 feb 2015
ISBN:
9786050359992
Formato:
Libro

Descrizione

Milano in questi mesi è un cantiere. Lavori ovunque. Interruzioni, deviazioni, code e amenità simili. La frenesia per l'Expo si è impadronita della città. Eppure c'è una Milano che deve essere riscoperta, ritrovata, che forse abita in cronache perdute e che potrebbe meglio spiegare il carattere del capoluogo lombardo. L'occasione la offre un libro di Filippo Senatore, intitolato “Cantiere Expo”, con il curioso sottotitolo “I gatti di Mozart sui tetti di Milano” (Edizioni Liberalia, pp. 160, euro 8,90). Ha due prefazioni: di Gian Antonio Stella e di Marco Travaglio. Da quest'ultima ecco un passo che riassume l'indole del libro, un ritratto a colpi di pennello di una certa Milano: “Vecchiette indigenti che non rinunciano a leggere il giornale. Cittadini indignati e politicanti sordi. Ma soprattutto personaggi maggiori e minori che si avvicendano in rigoroso disordine cronologico… Celentano Adriano denunciato nel 1962 dai vicini di casa per schiamazzi con voce e chitarra, e condannato dal pretore a 100 mila lire di multa per ‘rumori molesti'. E poi poliziotti e banditi, puttane ed étoiles della Scala, banchieri e barcaioli, soldati e poeti, giornalisti e faccendieri..”.

L'autore avrebbe potuto chiamare il libro “Vedere l'Expo dalla parte delle radici”, anche perché parla di Giulio Cesare che scopre il burro a Milano (e quindi conobbe meglio il colesterolo), degli antichi mestieri o di quei ladri e rapinatori degli anni Quaranta e Cinquanta che, data l'aria che tira, sembrano gentiluomini con qualche problemuccio. Filippo Senatore non ama Radetzsky e appena può mette in luce il suo rigore: ma forse questo vecchio maresciallo, che si guadagnò i gradi combattendo Napoleone, aveva un cuore migliore di quello del macellaio Bava Beccaris, che frequentava la medesima amante di Umberto I, e che non esitò ad aprire il fuoco sulla folla. Il finale del libro è dedicato all'arrivo di Mozart a Milano. Aveva 14 anni quando vi giunse, correva il 1770. Venne invitato dall'eccellente amministrazione austriaca, dal plenipotenziario Conte di Firmian, e a Milano ebbe con “Mitridate re di Ponto” il suo vero debutto come operista. Abitò per il suo primo soggiorno nella foresteria del convento di San Marco, dove ora c'è il liceo Parini. Ma questa, come direbbe Kipling, è un'altra storia. Un giorno magari ve la racconteremo. Armando Torno Il Sole 24 Ore
Pubblicato:
24 feb 2015
ISBN:
9786050359992
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Cantiere Expo - I gatti di Mozart sui tetti di Milano - Filippo Senatore

Filippo Senatore

Cantiere Expo I gatti di Mozart sui tetti di Milano

«Ritroviamo in questo gustoso balletto, collocato nel tempo

che fu, persone, luoghi, avvenimenti che, felicemente raffrontati ad analoghe situazioni del nostro tempo, suscitano memorie e rimpianti, rievocano sorrisi e affetti. Ricca di rimandi e citazioni, la raccolta cattura la curiosità del lettore accompagnandola insieme alla puntuale cronaca del Corriere della Sera, attraverso errori e glorie di  Milano che l’autore, cosentino di nascita, ha imparato ad amare come fosse un nativo, ad apprezzarla o  –  amorevolmente  –  biasimarla, spronandola ad maiora » .

 Wanda Allora

UUID: 978-88-98740-04-8

This ebook was created with BackTypo (http://backtypo.com)

by Simplicissimus Book Farm

Table of contents

Cantiere Expo

I dimenticati di Via Solferino e altre divagazioni

Antichi mestieri

Aspirante capitale

Podestà e sindaci

Casta e divi

Animali esotici e luoghi magici

Tempio musicale

Resistenze e Risorgimenti

Olio di gomito

Extra Expo

Cieli rasserenanti

Note

Ringraziamenti

Cantiere Expo

I gatti di Mozart sui tetti di Milano

 «Nel suo profondo vidi che s’interna

legato con amore in un volume,

ciò che per l’universo si squaderna»

(Dante, Commedia, Paradiso, 33° canto)

«What are the roots that clutch, what branches grow

Out of this stony rubbish? Son of man,

You cannot say, or guess, for you know only

A heap of broken images, where the sun beats,

And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief…»

(Thomas S. Eliot, The Burial of the Dead)

«Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra sotto i tetti

i lucernari le terrazze le guglie di Milano, è una cosa giovane piccolissima e nuda,

è tenero e bianco granellino sospeso pulviscolo di carne,

o di anima forse con dentro un adorato e impossibile sogno».

(Dino Buzzati, Un Amore)

Tutti i diritti riservati all’Autore

­­Indice

La città piena di vita di Gian Antonio Stella

La galleria della mente di Marco Travaglio

I dimenticati di Via Solferino e altre divagazioni

I Labirinti 

II Archivi 

III Avrei bisogno subito 

IV Nostromo 

V Barzini e Montanelli 

VI Il venditore di almanacchi 

Antichi mestieri

VII Quando i Cesaroni vivevano a Milano 

VIII Il mio nome è Lara 

IX Quei due spari in Via Fiori Chiari 

X Poeti maledetti 

XI Banditi a Milano 

XII Ieri e oggi 

XIII Per non dimenticare Ernestina 

XIV Mussolini e le milanesi 

XV Movida infinita 

Aspirante capitale

XVI Quando Giulio Cesare scoprì il burro 

XVII Un inno da strada per Expo 2015 

XVIII Milano da Costantino a Expo 

XIX Cicco e i suoi fratelli 

XX L’amico Fritz e le sue impressioni su Milano 

XXI Gli orti di Milano 

Podestà e sindaci

XXII Oldrado e la casta (nel 1229) 

XXIII I bambini di Vienna e i tramvieri milanesi 

XXIV La filosofia di Antonio Greppi 

XXV Il sindaco ambientalista 

Casta e divi

XXVI Deputato milanese senza compensi 

XXVII Il lamento della casta 

XXVIII Le due prime del 1953 

XXIX ‑Quel giorno in pretura 

XXX Ruggero Ruggeri 

Animali esotici e luoghi magici

XXXI L’iguana e il boa 

XXXII D’Amora noir

XXXIII Il romanzo di Milano 

XXXIV La Bullona, una stazione in cerca di futuro 

XXXV La maledizione della torre fantasma 

XXXVI I tremila passi 

XXXVII L’Anfiteatro romano in condominio 

XXXVIII La fontana che guarì il nipote del re 

Tempio musicale

XXXIX Prima alla Scala 

XL Il sogno di Mariafrancesca 

XLI Verdi in Piazza Scala 

XLII Un autore dimenticato 

XLIII Prove generali per una Milano migliore 

Resistenze e Risorgimenti

XLIV La signora del Risorgimento 

XLV Adele, quell’amore per Milano 

XLVI Comandante Giustizia 

XLVII Tafferugli alla Scala 

XLVIII La marcia di Radetzky 

XLIX Da Ventotene a Via Solferino 

L Come Antigone 117

LI La tregua 118

LII L’amico di capitan Facchetti 

Olio di gomito

LIII Albergo Candidezza 

LIV Il giudice onorario 

LV Pugni 

LVI Il milanese che inventò il ventilatore 

LVII L’artificio e l’invenzione 

LVIII Raimondo Guaita 

LIX Fotografia in movimento 

LX Raffaele e Guglielmina 

Extra Expo

LXI Scossi come siamo 

LXII La bicicletta dell’equilibrista 

LXIII Il poeta cancelliere 

LXIV Convergenze parallele 

LXV Le vedovelle milanesi 

Cieli rasserenanti

LXVI Stelle cadenti 

LXVII ‑Quando la tristezza si dissolve

come la nebbia al sole 

LXVIII Addio Maestro

LXIX Verga e Milano 

LXX I gatti di Mozart e la Marsigliese 

­­­­­

                                                                                                      PREFAZIONI

La città piena di vita

«C’è un Duomo con tante guglie appunto perché ogni immigrato ne scelga una e vi alzi o vi ammaini la sua bandiera. Io così feci, la mia era una gu­glia nana, secondaria, verso il Corso Vittorio Ema­nuele, ma agì come qualsiasi altra e Milano mi trattenne, eccomi qua».

Forse nessuno, fra tutti coloro che hanno amato e raccontato Milano, è riuscito a cogliere con tanta poesia una delle cose che per decenni hanno segnato questa città: lo spirito di accoglienza, magnificamente descritto da Giuseppe Marotta alla fine degli anni Quaranta in questo articolo sul Corriere d’informazione intitolato «Piazza Duomo». Spiegava il grande scrittore partenopeo: «Del giorno in cui vennero a Milano molti di noi parlano come di una loro seconda nascita». E proseguiva, descrivendo quelle guglie: «Chi avrà ora la mia guglia, un manovale di Pontassieve o un baroncino di Catania? Tieni du­ro, amico: è una cara vecchia guglia che in principio sta sulle sue ma poi cede, ma poi si scalda. Met­titi all’angolo di Via Pattari, lasciati vedere e guardala, sembra un dito puntato sui santi per dirgli tirate a sorte fra voi ma il designato si spicci, aiuti questo ragazzo che ha i giorni di pensione contati, che diavolo ci state a fare lassù?».

Scrisse negli anni del boom Indro Montanelli che il capoluogo lombardo era «la città italiana meno xe­nofoba e quindi la più qualificata a diventare una metropoli. Le industrie non bastano a creare un cli­ma cosmopolita. Torino di industrie ne ha quante Mi­lano, ma rimane chiusa nelle sue allergie razziali, quindi è provinciale. Milano è aperta, anzi spalancata, come lo sono tutti i porti franchi».

Forse quest’idea di «Milan col coeur in man» era un po’ troppo ottimista. E dettata dall’amore che il gran­de giornalista di Fucecchio provava verso quella città che gli aveva dato tutto: «Io sono un contadino, uno cresciuto nella campagna delle Vedute e tra i boschi della Cerbaia. Un contadino che andò a Milano con quattro stracci e poi ebbe molto da quel­la città, dall’Ambrogino all’ambrogione"». Una città che aveva mantenuto con lui le promesse dei mi­ti infantili quando andava pazzo «per certe scatole di burro che si chiamava, ricordo, Locate Triulzi » e che il nonno riportava dai suoi viaggi nel capoluogo lombardo: «Il burro nostro era certamente mi­gliore perché ce lo facevamo in casa col latte delle no­stre mucche. Ma il Locate Triulzi era il burro della domenica perché veniva da

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