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Fino all'ultima pietra. Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia
Fino all'ultima pietra. Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia
Fino all'ultima pietra. Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia
E-book33 pagine23 minuti

Fino all'ultima pietra. Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia

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Info su questo ebook

Fino all’ultima pietra è un nuovo saggio di Giannandrea Mencini che in modo impietoso analizza il fallimento della gestione del traffico acqueo a Venezia. A Venezia “traffico acqueo” vuol dire “moto ondoso”: onde generate dai natanti a motore che danneggiano le rive e le fondamenta degli edifici e la morfologia stessa della laguna veneziana. Un problema che sta diventando abnorme e che le istituzioni veneziane divise e succubi delle diverse lobby cittadine non riescono più a controllare. Questo nuovo lavoro di Mencini partendo dalla fine dell’800 e arrivando ai giorni nostri tratteggia il fenomeno e cosa si poteva fare per arginarlo e non è stato fatto.
Un racconto storico che con grande lucidità descrive anche la crisi politica e sociale che sta coinvolgendo la città dei Dogi.
LinguaItaliano
Data di uscita23 set 2014
ISBN9786050322958
Fino all'ultima pietra. Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia
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    Anteprima del libro

    Fino all'ultima pietra. Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia - Giannandrea Mencini

    Fino all’ultima pietra

    Come il traffico acqueo sta distruggendo Venezia

    Giannandrea Mencini

    Il problema alle origini

    L’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti dell’inquinamento idrodinamico, più

    comunemente chiamato moto ondoso, creato dal traffico motorizzato ovvero dalle onde generate dai

    natanti a motore che danneggiano le rive e le fondamenta degli edifici e la morfologia stessa della

    laguna veneziana, è andata fortemente aumentando negli ultimi anni ma il problema del moto

    ondoso e la relativa protesta dei cittadini hanno radici già nell’ottocento.

    Il 20 giugno 1881 la «Gazzetta di Venezia» pubblicava una lettera nella quale venivano messi in

    evidenza i lati negativi dell’arrivo del vaporetto lungo il Canal Grande: scomparsa della poesia

    della gondola, pericoli per la viabilità nel Canal Grande, danni causati dalle eliche sui palazzi. La

    prima protesta documentata risale al dicembre 1882, protagonista una cittadina veneziana di

    Cannaregio, Santa Siega, che aveva presentato un reclamo al Prefetto «pel danno che ne risentono

    le fondamenta del detto fabbricato dalle onde che producono i vaporetti che fanno il servizio da

    Venezia a Mestre. La casa tra breve potrebbe minacciare rovina, come avvenne dichiarato da

    persona d’arte…» La denuncia non ebbe fortuna: i vaporetti continuarono a transitare e la signora

    Siega si vide pure recapitare un’ingiunzione del Comune con l’obbligo di provvedere

    tempestivamente a restauri radicali della propria casa.

    Verso la metà del XX secolo, precisamente nel 1949, a Palazzo Madama si discuteva di moto

    ondoso grazie a una interrogazione a firma del Senatore Lucifero che interrogava il Ministro del

    Lavori Pubblici per sapere «quali provvedimenti intendeva adottare per ovviare alle gravi

    conseguenze sul patrimonio edilizio veneziano causate dall’erosione a cui sono sottoposte le case

    per le onde provocate dai vaporini». Di fatto quindi il problema moto ondoso entrava nelle aule del

    parlamento italiano.

    L’aumento della motorizzazione pubblica e privata si ha a partire dagli anni ’60, periodo in cui le

    barche a

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