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La Vagina Infestata

La Vagina Infestata

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La Vagina Infestata

Lunghezza:
124 pagine
1 ora
Pubblicato:
20 set 2014
ISBN:
9788898924202
Formato:
Libro

Descrizione

È difficile amare una donna la cui vagina è un portale sul mondo dei morti.

Steve è pazzo d’amore per Stacy, ma la loro vita sessuale si è inceppata perché Steve è spaventato dai suoni bizzarri che le escono dalla vagina. Lei dice che è sempre stata infestata dai fantasmi e che non creano problemi, per cui va tutto bene, ma Steve non è per niente d’accordo!

Quando un morto vivente esce dalla vagina di Stacy, lei e Steve si convincono che non sia semplicemente infestata: è una porta su un altro mondo. Steve viene costretto da Stacy a entrarci dentro per intero, come prova d’amore, per esplorare il mondo che c’è oltre. Ma una volta entrato non sarà così facile uscirne... soprattutto dopo che Steve avrà incontrato una strana ragazza, Fig, che abita da sempre quel mondo solitario.

[Romanzo breve di Bizarro Fiction, collana Vaporteppa, 20.500 parole, circa 66 pagine, con in aggiunta un saggio di "Introduzione alla Bizarro Fiction" di 3800 parole a cura di Chiara Gamberetta]
Pubblicato:
20 set 2014
ISBN:
9788898924202
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

La Vagina Infestata - Carlton Mellick III

Carlton Mellick III

LA VAGINA

INFESTATA

Traduzione di Emilio Zanchi

&

Postfazione di Chiara Gamberetta

La Vagina Infestata

Carlton Mellick III

Traduzione: Emilio Zanchi

Grafica del biglietto: Laura Bagliani

Illustrazione di copertina: Manuel Preitano

Postfazione a cura di: Chiara Gamberetta

ISBN 978-88-9892-420-2

Copyright © 2014 Antonio Tombolini editore

Via Villa Costantina, 61

60025 Loreto (Ancona), Italia

Titolo originale: The Haunted Vagina

Copyright © 2006, 2011 by Carlton Mellick III

http://carltonmellick.com

Tutti i diritti riservati.

Collana ideata e curata da

Marco Carrara - il Duca di Baionette

Vaporteppa n. 8

www.vaporteppa.it

vaporteppa@simplicissimus.it

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Indice dei contenuti

Colophon

Nota dell’Autore

Capitolo Uno

Capitolo Due

Capitolo Tre

Capitolo Quattro

Capitolo Cinque

Capitolo Sei

Capitolo Sette

Capitolo Otto

Capitolo Nove

Capitolo Dieci

Capitolo Undici

Capitolo Dodici

Capitolo Tredici

Capitolo Quattordici

Capitolo Quindici

Capitolo Sedici

Capitolo Diciassette

Introduzione alla Bizarro Fiction

Note dell’Editore

Grazie da Vaporteppa

NOTA DELL’AUTORE

André the Giant mi manca.

– Carlton Mellick III 14/4/2011 8:48

CAPITOLO UNO

Ho avuto paura di fare sesso con Stacy da quando ho scoperto che la sua vagina era infestata.

Quando ci siamo incontrati per la prima volta, non mi sono accorto per niente che aveva la vagina infestata. Sembrava una vagina perfettamente a posto. Più che a posto. Era fantastica! Almeno, per il primo anno. Ma dopo che ci siamo fidanzati, e Stacy si è trasferita a vivere da me, mi sono accorto di strani suoni che provenivano da lei, mentre dormiva.

All’inizio ho pensato che fosse semplicemente il suo russare. Poi ho pensato che avevamo lasciato la televisione accesa, da qualche parte in casa. Sentivo voci nel buio, mormorii e poi risate. Poi lamenti. Poi ululati. I suoni erano ovattati, ma sembravano diventare sempre più distinti notte dopo notte.

«Da dove diamine provengono questi rumori?» ho chiesto a Stacy una sera.

Lei ha battuto le palpebre e si è svegliata. «Uh?»

«Sento delle voci. Provengono dai muri» ho detto.

«Oh…»

«Sono serio.»

«Non vengono dai muri» ha detto lei. «Provengono da me.»

«Da te?»

«Da dentro di me» ha detto, scostando le coperte e indicandosi l’inguine.

Le ho rivolto un risolino.

«Ascolta» ha detto, spingendomi la testa sul suo grembo e premendomi l’orecchio contro la vagina.

Era come sentire l’oceano in una conchiglia di carne pelosa.

«Mi stai prendendo in giro!» ho detto.

Lei ha sorriso. Era tutto uno scherzo.

Ma poi l’ho sentita…

Una voce, dentro di lei.

Non riuscivo a capire le parole. Era una donna che piangeva, biascicando in una lingua confusa. Poi la donna mi ha urlato nell’orecchio e mi sono allontanato di scatto dalle gambe di Stacy.

La mia fidanzata si è messa a ridere, strizzando gli occhi marrone scuro.

«Che diavolo!» ho gridato.

«Te l’avevo detto!»

«Cos’era?»

«Un fantasma.»

«Cosa?»

«Sono infestata» ha detto Stacy, sfiorandosi la vagina e sorridendo.

«Come ha fatto un fantasma a finire lì dentro?»

«Non lo so» ha detto. «Ce l’ho dentro da ormai tanto tempo.»

«Perché non fai niente per liberartene?» le ho chiesto.

«Cosa potrei fare?»

«Non lo so… Chiamare un prete?»

«Cosa farebbe un prete? Mi infilerebbe dentro una croce e ordinerebbe allo spirito di uscire?»

«Forse…»

«Non è che sia questo gran problema. Ormai ci sono abituata.»

«Come…»

«In effetti, un po’ mi piace.»

Ho lanciato un’occhiataccia alla barca appesa alla parete dietro di lei.

«Già» ha detto Stacy, distendendo le gambe sul mio grembo. «Chi altri ha una vagina infestata?» Si è lisciata il cespuglietto dei peli pubici, e ha divaricato le labbra della vagina per esaminarsela. «I miei precedenti ragazzi pensavano che fosse sexy, a suo modo.»

Ho scosso la testa mentre lei sorrideva. Io la trovavo ripugnante. Ma il fatto che fossi spaventato dalla sua vagina sembrava eccitare Stacy.

Dopo la discussione fece l’amore con me. Per lei, fu il sesso più selvaggio che avesse mai sperimentato. Mi aveva inchiodato sotto di sé, mi succhiava il labbro inferiore screpolato, e fece scivolare il mio pene dentro le sue parti intime infestate, godendo dell’espressione terrorizzata sul mio volto. Io non mi ero mai sentito così a disagio in vita mia facendo sesso. Giuro che quella notte sentii strane cose agitarsi dentro di lei. Sentivo i respiri dei fantasmi sulla punta del cazzo.

***

Ma eravamo pazzamente innamorati! Non ci ho neanche pensato a lasciare Stacy per via della sua vagina infestata. Lei era tutto per me. L’amavo tanto >< così! (significa infinitamente).

Ho bruciato di passione per lei dal giorno in cui ci siamo incontrati. Eravamo due estranei che in qualche modo erano finiti per addormentarsi insieme sull’autobus, la mia testa sul suo grembo, i suoi capelli scuri e ricci che mi proteggevano come una coperta, il suo respiro caldo sulla nuca. Quando ci svegliammo, lei disse: «È stato confortevole», e io le sorrisi. Era molto alta, specie per una ragazza asiatica. Quasi trenta centimetri più alta di me. Con capelli ricci simili a seta, e piccoli occhiali ovali.

Poi Stacy disse che aveva un letto comodo a casa sua, se volevamo continuare a dormire. Avevo accettato. Pensavo che volesse fare sesso. Durante l’intera camminata fino a casa sua, mi brillavano gli occhi che tenevo fissi su di lei, e cercavo di nascondere l’erezione sotto il cappotto. Ma lei voleva sul serio solo dormire. Era tardi. Entrambi lavoravamo al pomeriggio. Entrammo nel suo monolocale, il pavimento coperto con il bucato che lei insisteva fosse pulito, e ci spogliammo fino a rimanere in canottiera, mutande e calze. Aveva ragione. Era sicuramente un letto comodo. Era il letto più grande e più morbido in cui ero stato. Stacy si accoccolò contro di me tutta la notte, come se fossi un orsacchiotto di peluche. Non conoscevamo i nomi uno dell’altra, ma è stato uno dei momenti più dolci che ho passato in compagnia di un’altra persona.

La mattina dopo, ci siamo presentati.

«Steve!» ha detto Stacy, saltando fuori dal letto per raggiungere il bancone della cucina. «Odio quel nome!»

Potevo vedere i suoi capezzoli color cacao sotto la canottiera. Si doveva essere tolta il reggiseno durante la notte.

«Mi spiace…» ho detto.

«Ah-ah!» ha detto, mangiando dei cereali Lucky Charms direttamente dalla scatola. «Quando vuoi farlo di nuovo?»

Mi sono stretto nelle spalle.

«Stasera?» ha chiesto.

Ho annuito, tirandomi su i pantaloni.

Andando alla porta, lei ha detto: «Ci becchiamo sul bus.»

Per tre settimane abbiamo dormito insieme nello stesso letto. Non abbiamo mai fatto sesso. Non ci siamo mai baciati. Non ci siamo mai tolti altri vestiti se non i pantaloni. Semplicemente abbiamo sognato insieme.

Le conversazioni erano brevi. Non andavamo in giro. Non facevamo niente per conoscerci. Avevamo organizzato solo di dormire insieme. Per lei ero semplicemente un animale di peluche con un cuore che batteva.

***

Ma alla fine, cominciammo a parlare.

Scoprii che il suo cibo preferito erano le foglie di vite ripiene e i suoi film preferiti erano tutti russi. Stacy era nata in Tailandia, ma era stata adottata da una ricca coppia di afroamericani prima che avesse l’età per camminare, e aveva trascorso la gran parte della sua vita in un quartiere di lusso fuori Los Angeles. Aveva passato dieci anni all’università, qui a Portland, ottenendo lauree in ogni materia che poteva. Non era interessata a fare carriera. Le piaceva solo imparare cose nuove, e i genitori le avevano pagato ogni spesa finché non aveva compiuto trent’anni. Era stato allora che le avevano tagliato i viveri e lei aveva dovuto lasciare la scuola per trovarsi un lavoro. Sfortunatamente, le sue lauree in Filosofia, Storia, Russo, Antropologia, Psicologia e Scienze Umane erano inutili sul mercato del lavoro, e così aveva rimediato un impiego in un negozio di vestiti alla moda in centro città. A quel punto, aveva deciso che la sua vera passione era

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