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Australia: un viaggio lungo le vie dei canti

Australia: un viaggio lungo le vie dei canti

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Australia: un viaggio lungo le vie dei canti

Lunghezza:
814 pagine
10 ore
Editore:
Pubblicato:
9 set 2014
ISBN:
9788860591227
Formato:
Libro

Descrizione

L'enorme vastità territoriale dell'Australia racchiude ambienti molto diversi tra loro, dal nord tropicale, al sud temperato e nel centro l'enorme deserto rosso. Le città, che ospitano la maggior parte degli abitanti, sono totalmente a misura d'uomo, vaste aree verdi arieggiano il centro dove svettano grattacieli ultramoderni. Esse rappresentano le nuove “oasi” nel resto del territorio prevalentemente arido, disabitato e geologicamente antichissimo. E qui, nelle vaste distese di sabbia rossa, aridi deserti di erbe pungenti e acacie, resti di montagne primordiali, s'incontrano i segreti più misteriosi dell'Australia, le vie dei canti degli aborigeni che appaiono agli occhi di chi le sa interpretare. I boschi d'eucalipto, la foresta pluviale più antica al mondo, le candide spiagge bagnate dalle onde dell'Oceano Pacifico e Indiano, insieme alle impressionanti scogliere dell'Oceano del Sud incorniciano l'isola. E al largo della costa nordest c'è la Grande Barriera Corallina, il più grande elemento vivente in assoluto. Questa guida cercherà di trasmettere le informazioni necessarie per capire meglio l'Australia sia dal punto di vista geografico che socio-culturale e dove è possibile, seguire le “vie dei canti”, sulle tracce degli aborigeni.
Editore:
Pubblicato:
9 set 2014
ISBN:
9788860591227
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Australia - Carla Piazza

AUSTRALIA

un viaggio lungo le vie dei canti

Di

Carla Piazza

Foto

Carla Piazza

B. Taipo (BT)

P. Lik (PL)

M. Waite (MW)

Tourism Australian Capital Territory (ACT)

Tourism New South Wales (NSW)

Tourism North Territory (TNT)

Tourism Queensland (TQ)

Tourism Tasmania (TT)

Tourism Victoria (TV)

Tourism Western Australia (TWA)

CC/Brenden Ashton (BA)

CC/Corey Leopold (CL)

CC/Diliff/Ian Fieggen (DF)

CC/enjosmith (ES)

CC/Fraser Mummery (FM)

CC/Gemma Stiles (GS)

CC/Hai Linh Truong (HT)

CC/JJ Harrison (JJ)

CC/Jon Hanson (JH)

CC/Les Haines (LH)

CC/Nigel Malone (NM)

CC/Maarten Danial (MD)

CC/Pany Goff (PG)

CC/Rex Boggs (RB)

CC/Yasser Alghofily (YA)

Mappe

cc/NordNordWest, CC/Nigel Malone, CC/Burmesedays, CC/Peterfitzgerald, CC/Tensaibuta, CC/Cardboardbird, CC/Torty3, CC/Nathan Hughes Hamilton

CC: licenza Creative Commons Attribution_ShareAlike 4.0

http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode

Prima edizione ebook: 2014

Copyright ©2014 Polaris

ISBN 9788860591227

La guida è disponibile anche in formato cartaceo

Casa Editrice Polaris

www.polariseditore.it

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte dell’opera può essere riprodotta, distribuita o trasmessa in alcuna forma o con alcun mezzo, o registrata in database, senza il permesso scritto dell’editore.

Benché sia stata prestata la massima attenzione nella raccolta delle informazioni contenute nella guida, nessuna responsabilità per eventuali danni o inconvenienti occorsi a cagione del suo utilizzo potrà essere imputata all’autore, all’editore o a chi, sotto qualsiasi forma, la distribuisce.

Sommario

Perché un viaggio in Australia

Geologia e geografia

... Geologia

... Posizione geografica e topografia

Storia

... Dal Tjukurpa al Commonwealth d’Australia

... L’arte aborigena

... La storia e i viaggi di scoperta

... Le esplorazioni interne

... La corsa all’oro

... Il Commonwealth d’Australia

... La generazione rubata

L’Australia moderna cultura e tradizione

... L’Australia moderna, la terra Down Under

... Il sistema di governo

... Arte e sport

... La gastronomia

Flora e fauna

... La flora: profumi, colori e oli essenziali

... Gli animali australiani

... Gli animali introdotti

Stati e territori

... Western Australia

... Queensland

... Northern Territory

... South Australia

... New South Wales

... Tasmania

... Victoria

... Australian Capital Territory

Northern Territory

... Uluru

... Kata Tjuta - I Monti Olgas

... Il Tjukurpa di Uluru

... I Primi Esploratori

... Fuoco, flora e fauna in Centro Australia

... Da Uluru a Wattarka

... Fiumi aridi e laghi salati

... Dal Kings Canyon ad Alice Springs e il West MacDonnel Ranges

... Alice Springs

... A est di Alice Springs

... A nord di Alice Springs

... Tennant Creek

... Da Katherine a Darwin

... Darwin

... Da Darwin al Kakadu

... Parco Nazionale Kakadu

... Il cibo tradizionale della Top End seguendo le 6 stagioni degli aborigeni

... Le isole Tiwi

... Dal Northern Territory al confine con il Western Australia

... Informazioni pratiche

Western Australia

... Le Kimberley

... Dal Northern Territory a Broome

... Da Kununurra a Derby via Gibb River Road

... Le Kimberley via Great Northern Highway

... Pilbara

... Port Hedland

... Da Exmouth a Perth

... Perth, la capitale dello stato

... Il sudovest e l’entroterra dorato

... Informazioni pratiche

South Australia

... Adelaide, la capitale dello stato

... La Penisola Fleurieu

... Kangaroo Island

... La Barossa Valley, vino per passione

... Clare Valley

... La Penisola Yorke

... La Penisola Eyre e il Great Australian Bight fino al Western Australia

... L’outback del South Australia

... La Limestone Coast e il Riverland: verso il Victoria

... Informazioni pratiche

Victoria

... Melbourne

... A ovest di Melbourne

... Le zone aurifere

... I Grampians – Gariwerd

... La Penisola Mornington

... Phillip Island

... Gippsland

... Le montagne del Victoria e la terra di Kelly

... Il fiume Murray

... Informazioni pratiche

Tasmania

... Hobart

... A est di Hobart

... La Via dei detenuti

... La valle del fiume Derwent

... La costa occidentale

... La costa nordovest

... Da Hobart a Launceston

... Launceston e la Tamar Valley

... I Western Tiers

... Da Launceston a Hobart, attraverso il cuore della Tasmania

... Informazioni pratiche

Australian Capital Territory

... Canberra, la capitale australiana

... Capital Country

... Informazioni pratiche

New South Wales

... Sydney

... Le Blue Mountains

... Le alpi australiane, il tetto del continente

... La costa sud, dal Victoria a Sydney

... La costa centrale del New South Wales

... La Hunter Valley

... Da Newcastle a Tweed Head

... L’Isola Lord Howe

... Il New England

... L’entroterra storico, l’outback del New South Wales

... Informazioni pratiche

Queensland

... La Gold Coast

... Brisbane

... L’entroterra di Brisbane

... La Sunshine Coast, la costa del sole

... Dalla Fraser Coast all’incantevole Whitsunday

... Whitsunday

... Il Grande Outback del Queensland

... Da Townsville a Cairns

... La Grande Barriera Corallina Australiana

... Il Far North Queensland

... Cape York Peninsula

... Le isole dello Stretto di Torres

... Informazioni pratiche

Letture

... Esperienze

...... Pionieri di ieri e di oggi

... Approfondimenti

...... L’opale

...... Il didgeridoo

...... Birre, una tradizione in miglioramento

...... La Megafauna Australiana

...... Albert Namatjira

...... Dai dromedari ai Road trains

...... Le pitture rupestri del Kakadu

...... Gli aborigeni Martu

...... I Noongar e Yangan

...... Nullarbor

...... Karta, la via per il mondo degli spiriti

...... Il Leggendario Uomo della Dugout

...... Il Popolo Kurnai

...... Ned Kelly, il bandito più famoso d’Australia

...... Quasi genocidio, nella terra di Van Diemen

...... L’Isola di Norfolk

...... Fraser Island

...... Il Carnarvon National Park

...... Palm Island, un’isola non turistica, ma sempre un’isola corallina

Notizie utili

... Organizzazione del viaggio

... Informazioni generali

Glossario

Bibliografia

G’day mate!

Grazie per avere acquistato questa guida.

Difficile riassumere tutto quello che c’è da dire sull’Australia in questi pochi capitoli, avrei voluto avere più tempo e più pagine, ma poi temo che nessuno l’avrebbe acquistata se fosse stata in 10 volumi enciclopedici. Dove è possibile ho evitato i numeri, perché anche fonti attendibili e ufficiali presentano differenze e poi perché a me piace pensare un po’ come gli aborigeni australiani che non avevano necessità di racchiudere tutto in numeri e percentuali, in forte contrapposizione con l’australiano e in generale la società occidentale moderna. Ho scelto di non tradurre i nomi degli Stati e Territori al fine di far sì che il lettore familiarizzi con la terminologia che dovrà utilizzare in loco, se ha acquistato la guida pensando di andare in Australia. La lingua inglese parlata in Australia è ben diversa dall’inglese parlato negli altri paesi anglofoni, non è un dialetto, è solo un accento tipico e una scelta di terminologie e modi di dire che non si sentono altrove. La buona notizia è che non si notano differenze evidenti di accenti tra il nord e il sud, tra l’est e l’ovest, e se pensiamo alla vastità del continente è davvero straordinario. L’immigrazione è un elemento su cui si basa la multi-razzialità dell’Australia e nelle prime generazioni di emigranti asiatici o europei le lingue d’origine creano invece notevoli accenti. Le espressioni e terminologie idiomatiche tipiche australiane le ho tradotte nel capitolo vocabolario, ma ce ne sono sicuramente molte altre che non ho incluso. In Australia, quando fa caldo, ci sono tante mosche... sarà forse per questo motivo che gli australiani tendono a parlare a labbra semi-chiuse?

Perché un viaggio in Australia

Tutti sanno che esiste il mal d’Africa, io vi garantisco che esiste anche il mal d’Australia. Per me è un dato di fatto e io ne sono totalmente contagiata. Negli occhi e nel cuore trovano posto: i rossi tramonti del centro Australia, l’affascinante e misteriosa cultura aborigena, gli spazi sconfinati, i caldi oceani che lambiscono le coste e la natura semplice dei suoi abitanti. La mia passata esperienza, maturata con sei anni di vita nel deserto australiano, mi ha permesso di conoscerlo a fondo e mi ha spinto a scoprire gli angoli più reconditi dell’isola continente.

Le città hanno una dimensione assolutamente vivibile con tantissimi spazi verdi, moderni centri commerciali, negozi e un crescente numero di ottimi ristoranti.

L’Outback, strana parola...intraducibile, eppure così realistica. Nell’Outback si respira appieno l’unicità dell’Australia, paesaggi sconfinati, siano essi deserti o foreste d’eucalipto, che saltelli un canguro o scappi via un wombat, le sensazioni d’infinito sono così chiare che non si possono confondere o paragonare con nessun altro luogo al mondo.

Sono circa 15 anni che sento i sintomi del mal d’Australia e l’unica cura che posso fare è quella di continuare a tornarci e percorrere, almeno in parte, le vie dei canti.

Ringraziamenti

Un sentito grazie a mio marito Gigi, per il suo supporto morale e aiuto materiale. Ringrazio la cara amica Gianna, che ha creato i bellissimi disegni di questa guida. A Tourism Australia e ai colleghi degli Enti del Turismo di tutti gli stati australiani e soprattutto all’amico e collega dell’Ente del Turismo del Northern Territory e South Australia: Giancarlo Truffa che mi ha incoraggiato credendo in me dal primo giorno. Silvana Mezzatesta, una donna che ama l’Australia almeno quanto me e mi ha concesso l’onore di scrivere l’inserto centrale della guida. A Giovanni Mereghetti, per gli inserti sulle Isole Tiwi e Il leggendario uomo della Dugout, Edoardo Rosso per il paragrafo: Le birre e tutti gli amici australiani che mi hanno sempre fornito aggiornamenti in tempo reale durante la stesura della guida. A chi mi ha dato volentieri le foto da usare, gli Enti del Turismo e gli amici Luca, Norma e Beatrice. E ringrazio i lettori, ai quali consiglio di leggere questa guida, scritta come se la sentissero raccontare da una persona.

Geologia e geografia

...Gli aborigeni si muovevano sulla terra con passo leggero;

meno prendevano dalla terra, meno dovevano restituirle....

(leggenda Aborigena)

da, Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin

Geologia

Un paese vario e interessante come l’Australia non poteva avere che una storia geologica altrettanto interessante. Infatti, in Australia si trovano in pratica tutti i tipi di rocce conosciute e di tutte le ere geologiche coprendo un periodo di oltre 3.8 miliardi di anni della storia della terra.

La sua storia geologica è legata principalmente al supercontinente Gondwana, che comprendeva anche Africa, America del Sud, India e Antartide. Nel periodo Permiano (tra i 299 e 250 milioni d’anni fa) l’Australia si separò dal supercontinente rimanendo connessa solo all’Antartide, la separazione dalla quale si protrasse sino al Giurassico (tra i 199 e i 60 milioni d’anni fa). Questo ultimo grande evento provocò probabilmente il distaccamento della Tasmania e i grandi mutamenti geologici che scolpirono l’Australia, creando catene montuose le cui cime si innalzavano oltre il limite delle nevi perenni. In seguito, movimenti più modesti lungo i margini orientali e occidentali crearono gli altipiani e occasionali eruzioni vulcaniche. I dinosauri che fino allora dominavano il regno animale iniziarono il declino lasciando però diverse tracce del loro passaggio nelle antiche rocce australiane. I molteplici cambiamenti modellarono il continente Australia. Il centro si alzava da un mare poco profondo, unendo quella che un tempo era stata una serie di isole. Una di queste isole, il Grande Altopiano Occidentale era rimasta l’unica costante nel corso dei mutamenti, a volte parzialmente sommersa, ma pur sempre il cuore stabile del continente. Oggi questo altopiano si allarga su quasi metà del territorio australiano che comprende: le Kimberley e Hamersley Range, il Great Sandy Desert, Gibson e Victoria Desert che conservano ancora testimonianze di epoche remote. Le rocce trovate nella regione Pilbara in Western Australia racchiudono i resti di organismi vissuti circa 3 miliardi di anni fa, le stromatoliti.

I bassipiani centro-orientali che partono dal Golfo di Carpentaria formano un bacino sedimentario che spesso fu inondato dal mare. Sebbene questa sia un’area di 1.5 milioni di kmq dove confluiscono i fiumi che scendono dai rilievi montuosi orientali, gran parte dell’acqua si perde per evaporazione o nella catena di laghi salati e depressioni argillose. Il più grande lago salato, il lago Eyre è il punto più basso del continente con i suoi 15 mt sotto il livello del mare. I bassipiani sono per lo più aspri e inospitali ed è difficile immaginare che sotto quella superficie si trovi il Grande Bacino Artesiano. L’ultimo grande baluardo delle enormi catene montuose che dominavano il continente australiano è il Great Dividing Range che corre parallelo alla costa orientale per circa 3.500 km e presenta una varietà di caratteristiche uniche: tropicale ad un’estremità e sub alpino all’altra. Il Monte Kosciuszko (2.228 mt) è la sua cima più alta, ma altrettanto imponenti sono le foreste pluviali e le brughiere della Tasmania. Le Glass House Mountains nel sud del Queensland si formarono da vulcani attivi circa 25-27 milioni di anni or sono, mentre la fascia di granito che collega il Queensland al New South Wales e le Warrumbungle Mountains, nacquero in circostanze simili in un periodo immediatamente successivo. L’ultimo vulcano australiano attivo nel Victoria, si spense circa 6.000 anni orsono.

In Tasmania gli effetti dell’attività vulcanica e due ere glaciali hanno creato un panorama selvaggio, caratteristico dell’isola che non si trova in nessun’altra zona d’Australia. Le coste australiane possiedono la stessa spettacolarità e varietà dell’entroterra, con una gamma che spazia dalle scogliere calcaree ai bordi della Nullarbor Plain, ai dirupi scoscesi della Tasmania al Victoria orientale, dalle paludi del nord, alla straordinaria Grande Barriera Corallina.

Mentre gran parte del resto del mondo vanta paesaggi giovani (picchi innevati, canyon giganteschi, geyser, vulcani attivi e laghi montani), in Australia i suoi territori aridi e le rocce smussate indicano un’età che deve essere trattata con considerevole rispetto.

Le risorse minerarie

Grazie alla straordinaria geologia dell’Australia, grandi quantità di minerali sono estratti dal ricco sottosuolo. I principali sono: ferro, nickel, bauxite, rame, oro, argento, uranio, diamanti, zinco, carbone, petrolio e gas naturale.

L’estrazione dei minerali ha fortemente influenzato la storia e l’economia australiana; negli ultimi anni hanno riaperto vecchie miniere insieme a molte altre nuove. Australiani, insieme a tanti immigrati specializzati svolgono questi lavori durissimi, ma molto ben retribuiti, per risollevare l’economia propria e del paese.

In Australia si trova una pietra preziosa che è diventata il simbolo del continente stesso: l’opale.

*** leggi ... L’opale ***

Posizione geografica e topografia

L’Australia appartiene al continente Oceania insieme a Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea e a numerose Isole dell’Oceano Pacifico e indica la regione geografica che si trova tra Asia e America. Il nome Oceania sta ad indicare che a differenza degli altri raggruppamenti geografici qui è l’Oceano e altri mari a definire la regione e non il continente.

L’Australia è un’isola che copre una superficie di 7,686,850 kmq, la più grande massa terrestre dell’Oceania e appartiene alla placca Tettonica Indo-Australiana. La superficie equivale quasi al doppio di quella dell’Europa, ma la densità di popolazione è la più bassa al mondo: soltanto 2 abitanti per chilometro quadrato. È il sesto paese più grande del mondo.

È circondata dagli Oceani Indiano, Pacifico e Meridionale (o Antartico) ed è separata dall’Asia dai Mari di Timor e Arafura. L’Australia ha circa 26.000 km di coste e nella parte nordest del continente si trova la più grande barriera corallina al mondo: The Great Barrier Reef che si estende per oltre 2.300 km rendendola l’unico elemento vivente visibile dallo spazio. Il monte più alto è Mawson Peak (2.745 mt) un vulcano attivo che si trova sull’isola disabitata di Heard Island, mentre la cima più nota è il Monte Kosciuszko (2.228 mt) che fa parte del Great Dividine Range, la catena montuosa che si estende per 3.500 km dal Victoria fino a Cape York in Queensland.

La maggior parte del territorio australiano è desertico o semi-desertico rendendo l’Oceania il continente più arido, più piatto e conseguentemente con la terra meno fertile. Solo la parte sud dell’isola ha un clima temperato. La parte nord del continente, invece, è area tropicale con sacche di foreste pluviali e nella stagione delle piogge (da dicembre ad aprile) è raggiunta da cicloni.

Il Great Artesian Basin

É l’unica risorsa d’acqua affidabile per la maggior parte dell’entroterra australiano. Occupa il 23% del continente e comprende parte del Queensland, l’angolo sudest del Northern Territory e il nordest del South Australia e New South Wales. È il più grande e più profondo bacino artesiano del mondo: raggiunge in alcuni punti i 3.000 mt di profondità e una capacità stimata di acqua sotterranea di circa 64.900.000 mc.

Il grande bacino si compone di strati sedimentari d’arenaria di quarzo che risalgono al Triassico, Giurassico e inizio del Cretaceo, ricoperti da sedimenti marini che risalgono al periodo in cui il centro Australia si trovava sotto il livello del mare. La parte est del bacino fu sollevata con la formazione del Great Dividing Range e la maggior parte dell’acqua defluì proprio dal Queensland e New South Wales, scorrendo dolcemente. L’arenaria è impermeabile, l’acqua pian piano attraversa i pori e raggiunge i grani di sabbia scorrendo tra 1 e i 5 mt per anno. Servono circa 2 milioni di anni all’acqua per raggiungere la sorgente nell’area del Lago Eyre.

Il bacino artesiano è la principale fonte di vita di questa vasta zona, utilizzata per abbeverare gli animali e per uso domestico, dopo un adeguato trattamento.

Fiumi aridi e laghi salati

La desolata immagine di scintillanti, bianchi laghi di sale che contrasta con il rosso delle dune di sabbia o l’arida pianura brunastra è una visione comune nell’entroterra australiano. L’enorme sistema di laghi di sale della parte sud del Northern Territory e del South Australia non è racchiuso in nessun Parco Nazionale, ma riveste un grande significato sia culturale sia biologico. Furono da sempre luoghi importantissimi per gli aborigeni della zona e provocarono molta frustrazione ai pionieri bianchi, che trovarono molto difficile oltrepassarli.

I fiumi Darling e Murray: tra mitologia e geografia

L’acqua dolce in Australia è un vero problema, lunghi periodi di siccità caratterizzano il clima rendendo davvero sacra la poca acqua a disposizione. Il bacino idrografico dei fiumi Darling e Murray, lungo circa 3.375 km è la principale fonte di acqua dolce di superficie di tutta l’Australia. Sulle sponde di questi due fiumi ci sono le più importanti coltivazioni del paese più arido al mondo. Il fiume Darling confluisce nel Murray all’altezza di Wentworth in New South Wales e insieme continuano il viaggio attraverso il continente.

Il fiume Murray nasce nelle Alpi Australiane e scorre verso ovest formando il confine tra lo stato del New South Wales e il Victoria per poi sfociare, dopo aver attraversato una serie di specchi d’acqua più o meno salati, nel Lago Alexandrina e quindi nell’Oceano Meridionale nel South Australia, a circa 100 km a sudest di Adelaide. Il fiume Murray è il più lungo d’Australia e la sua importanza gli ha fatto guadagnare il titolo di Mighty River Murray – Fiume mitologico.

Proprio secondo la mitologia aborigena dei clan della zona del Lago Alexandrina il fiume fu creato dal passaggio dell’antenato Ngurunderi, mentre inseguiva Pondi, il Merluzzo del Murray. La caccia iniziò nel New South Wales e, come spesso succede nelle storie del Dreamtime, l’antenato viene raffigurato come un uomo che a bordo di una zattera costruita con legno di eucalipto, insegue il pesce cercando di fiocinarlo. Ma il pesce era molto abile aprendosi sempre nuove vie di fuga, gli affluenti del fiume, e Ngurunderi fu costretto più volte ad aggiustare la sua zattera per continuare l’inseguimento. Sulle colline nelle vicinanze di Tailem Bend, il cacciatore insieme alle sue due mogli, tentò un’imboscata infruttuosa a Pondi, che per scappare formò il Lago Alexandrina. Qui gli inseguitori tentarono invano di pescarlo, ma esso si salvò gettandosi nel mare.

Molti dettagli di questa storia, anche se con nomi diversi, si ritrovano raccontati da altri clan che hanno da sempre attinto la vita dal mitico fiume Murray.

I deserti

I deserti e le aree semiaride coprono la parte maggiore dell’Australia, anche se non sempre le aree desertiche si presentano ai nostri occhi come il più famoso e vasto deserto del Sahara.

I vari deserti australiani hanno caratteristiche diverse l’uno dall’altro, in prevalenza i territori aridi sono coperti da bush, cespugli ed erbe spinose, con boschetti d’acacie e in zone definite svettano le belle querce del deserto, che segnalano che la falda acquifera sotterranea è più superficiale. Alcuni deserti sono rocciosi, con pietraie e affioramenti di antichissime rocce rosse, ma anche il deserto australiano ci può donare immagini più classiche. Ci sono aree di dune di sabbia color rosso fuoco, laghi salati e fiumi aridi, ma non lasciamoci trarre in inganno: con o senza vegetazione, ci troviamo in un deserto dove l’acqua manca e quindi va affrontato con la debita preparazione e il dovuto rispetto.

Qui di seguito descriviamo le principali caratteristiche dei deserti australiani, partendo dal più vasto.

Il Great Victoria Desert copre un’area di oltre 400.000 kmq a nord della piana del Nullarbor nel South Australia e si estende nel Northern Territory e Western Australia. Ci sono alcune aree di dune di sabbia, di steppa e laghi salati. A causa della sua estrema aridità qui è quasi nulla l’attività di pastorizia, ma ci sono alcune comunità aborigene dei popoli Kogara e Mirning.

Nel suo interno si trova il Mumangari Conservation Park, una delle 12 riserve biosferiche d’Australia. Sia questo deserto sia il Gibson furono attraversati da Ernst Giles, l’esploratore che attribuì il nome ai Monti Olgas e a molte altre icone dell’outback australiano.

Il Great Sandy Desert - Grande deserto di sabbia misura 360.000 kmq e copre una significante parte del Western Australia, senza alcun insediamento umano importante, solo nella parte costiera ci sono alcuni allevamenti di ovini. Qui le precipitazioni annuali sono più alte degli altri deserti e raggiungono i 300 mm annui perché è in parte raggiunto dai cicloni nella stagione monsonica, ma l’evaporazione è talmente alta che l'aspetto è simile a quello degli altri deserti. C’è la vegetazione tipica delle aree aride e semi aride australiane composta principalmente da acacie ed erbe spinifex. Questo deserto fu attraversato per la prima volta nel 1889 dall’esploratore inglese Peter Waburton.

Il Tanami Desert si trova tra Northern Territory e il Western Australia ed è prevalentemente un deserto roccioso. Questa è una delle zone più remote al mondo e solo nel XX secolo fu completamente attraversato e fu tracciato il Tanami Track che collega Alice Springs a Halls Creek. Tradizionalmente questa è la terra dei popoli Kukatja, Walpiri e Tjurabalan.

Il Simpson Desert si estende tra il Northern Territory, South Australia e Queensland e copre un’area di oltre 170.0000 kmq. È un deserto di sabbia e contiene una vastissima area di dune parallele che corrono da nord a sud raggiungendo dimensioni che vanno dai 3 mt ai 30 mt, ma la duna più famosa fu chiamata Napparenica, o più semplicemente Big Red e misura 40 mt. Non ci sono strade che attraversano il Deserto Simpson, ad eccezione di alcune piste che furono tracciate in passato per fare rilevamenti minerari. Questo deserto si trova a ovest del Birdsville Track e a nord dell’Oodnadatta Track.

Il Gibson Desert copre un’area di 155.000 kmq che si estende tra due laghi salati: Lake Disappointing e Lake Macdonald lungo il Tropico del Capricorno, nel Western Australia. L’area comprende alcune dune di sabbia, aree di cespugli, colline isolate e basse montagne che si estendono fino al centro del continente. Gli unici insediamenti abitati sono piccole comunità aborigene.

Il Little Sandy Desert - Piccolo deserto di sabbia è un’area rocciosa tra le regioni Pilbara e Kimberley del Western Australia. Fu chiamato così perché assomiglia al suo fratello maggiore, il Grande Deserto di Sabbia. Li accomuna anche la pista per la transumanza che li attraversa entrambi: la Canning Stock Route.

Il Deserto Strzelecki si trova a nord del South Australia al confine con il Queensland e il New South Wales. Questo deserto è caratterizzato da vaste aree di dune di sabbia e da tre aree protette definite totalmente selvagge e naturali, mai alterate da presenza umana. La cittadina di Birdsville si trova nell’angolo nordovest del deserto che deve il suo nome all’esploratore polacco Pawet Edmund Strzelecki.

Lo Sturt Stony Desert si trova nel nordest del South Australia e fu chiamato così dall’esploratore Charles Sturt, che lo attraversò nel 1844, mentre cercava il punto centrale dell’Australia. Le pietre del deserto provocarono non pochi problemi ai cavalli e bestiame che Sturt portava con sé nella spedizione.

Il Tirari Desert copre un’area di circa 1.600 kmq e si trova nell’estremo nord del South Australia. Questa zona è caratterizzata dalla presenza di dune di sabbia e laghi di sale; c’è anche una piccola riserva di 3.5 kmq importantissima per i numerosi reperti fossili risalenti al terziario. Per accedere al Tirari desert occorre percorrere il Birdsville Track che collega Maree a Birdsville.

Il più piccolo Pedirka Desert copre un’area di circa 1.250 kmq e si trova a nordovest di Oodnadatta.

Storia

"Ciò che mi augurerei è che si incoraggiassero tutti gli Australiani

a capire le profonde emozioni che hanno caratterizzato

alcuni dei dibattiti sulle problematiche delle generazioni rubate

e sulla tematica della riconciliazione in generale"

dal film Rabbit Proof Fence

Dal Tjukurpa al Commonwealth d'Australia

Il tempo del sogno, un’antichissima cultura

Non posso parlare della terra, insegnare la terra, salvo che io non ne sia parte integrante, che non ci cammini sopra, che non la tocchi, che non la guardi.

(Proprietario tradizionale)

Prima dell’arrivo degli europei, gli aborigeni abitavano l’enorme continente, dagli aridi deserti, alle foreste tropicali, le pianure, le alture costiere e soprattutto i sistemi fluviali principali. Popoli nomadi o semi-nomadi, in base alle risorse territoriali, parlavano circa 500 tra lingue e dialetti con profonde differenze anche fisiche tra i vari clan.

Antropologi e archeologi affermano che gli aborigeni arrivarono in Australia dal sudest asiatico tra i 50.000 e i 70.000 anni or sono e le prove attuali ci indicano che arrivarono nella parte centrale del continente tra i 40.000 e i 25.000 anni fa. Gli aborigeni stessi dicono di essere stati qui da sempre in base alle loro storie del Tjukurpa (parola dei popoli del centro Australia), tradotto erroneamente come: Dreamtime - Tempo del Sogno. Per gli aborigeni non è nulla di sognato anzi, è molto reale perché si tratta dei loro antenati, ed è indiscutibile che gli aborigeni abbiano sempre vissuto in armonia con la loro terra. L’adattamento all’ambiente e la conservazione delle loro risorse sono basati su una forte relazione spirituale con chi scolpì la terra durante il tempo del sogno e all’attenersi a un codice di condotta molto rigido, dettato loro da queste stesse creature, memorizzato in canti e danze nel corso dei millenni. Secondo gli aborigeni, il mondo fu creato durante il "Tjukurpa" dal passaggio di creature che si svegliarono dalle viscere della Madre Terra. Queste creature avevano forme parzialmente umane e animali, oppure metà umane e metà vegetali; con il loro passaggio e con l’uso di canti crearono tutto ciò che noi ora vediamo nel paesaggio. Per esempio: immaginiamo che l’uomo-canguro creò il canguro, l’uomo-spinifex creò lo spinifex e i risultati dei loro viaggi sono ancora qui da vedere, il loro mondo, l’Australia. Secondo gli aborigeni queste creature erano i loro antenati, niente di fantasioso o mitologico bensì creature ancestrali o totemiche. Ogni singola caratteristica del paesaggio è la testimonianza della presenza e dell’attività degli antenati; molto è tenuto segreto ai non iniziati, tutto è importante e la conoscenza della storia è la legge; essa è tramandata attraverso cerimonie rituali, canzoni, danze e storie, incisioni su roccia o dipinti sulle pareti delle caverne in quasi tutta l’Australia. Ogni popolo riconosceva i punti di riferimento geografici locali e li collegava alla ricca mitologia del Tjukurpa. I vari aspetti geografici erano considerati luoghi sacri con una personalità e rilevanza propria. L’aborigeno riteneva se stesso, la natura e la terra, come qualche cosa d’inscindibile e grazie a questa concezione di unità, raggiungeva un equilibrio con il proprio ambiente.

Gli aborigeni erano raccoglitori e cacciatori, i clan costieri o sui fiumi, anche pescatori. Procacciavano solo la quantità necessaria di cibo per sfamare il clan nel pieno rispetto dell’ambiente anche perché non avevano modo di conservarlo. Gli uomini erano cacciatori esperti, conoscevano benissimo le abitudini delle loro prede, come marsupiali, rettili e uccelli, mentre le donne raccoglievano bacche, frutti ed erbe grazie alla profonda conoscenza territoriale. La capacità della terra di sostenere la flora e la fauna determinava gli spostamenti di ogni clan. La conservazione dell’ambiente, mantenendolo inalterato, era il mezzo mediante il quale l’aborigeno trovava il sostentamento. In un paese che avrebbe ucciso molti pionieri bianchi, i nativi si trovavano perfettamente a proprio agio. Gli anziani avevano conoscenze particolari riguardo alla comunità e la terra, avevano il compito di mantenere l’identità di gruppo del clan mediante una filosofia totemica. Gruppi di persone, sulla base della discendenza, avevano un particolare legame con un totem ancestrale, spesso un animale o una pianta, che fungeva da protettore o simbolo d’identità e doveva essere rispettato. Attraverso cerimonie sacre e pratiche sociali e religiose, gli anziani trasmettevano la loro conoscenza ai giovani. Non esisteva la scrittura, o semplicemente non era mai servita, tutto veniva tramandato oralmente da generazione a generazione e le pitture o incisioni rupestri sulle rocce erano un aiuto alle spiegazioni verbali. Le pitture rupestri assumevano quindi un’importanza indelebile della tradizione aborigena, ma senza il racconto dell’anziano perdono in buona parte il loro significato profondo, lasciando solo il lato estetico. La mitologia sacra che determinava il ruolo di un individuo nella vita e all’interno del clan, veniva tramandata mediante complesse cerimonie d’iniziazione. La superstizione e la stregoneria erano comuni: Puntare un osso contro qualcuno che aveva infranto la legge portava alla morte dell’individuo, così come Cantare a morte qualcuno. Solo l’intervento di un uomo molto potente poteva far rientrare gli incantesimi negativi.

Gli aborigeni tuttora credono che lo spirito di una persona non scompaia con la morte fisica del corpo, ma la conoscenza o spirito continui il viaggio sotto altre forme umane, animali o vegetali. Questa credenza serve a conservare il corso ciclico del mondo naturale; in questo modo ogni persona è il centro di una complessa ragnatela di rapporti e legami che ordina il mondo intero e tutto ciò che si trova al suo interno. Per questo motivo non amano essere fotografati affermando che una foto può trattenere lo spirito di una persona e non gli permette di continuare il viaggio, sotto altre forme, dopo la morte.

Affari da uomo e affari da donna

Per migliaia di anni gli aborigeni australiani hanno mantenuto compiti e responsabilità separate tra i sessi. Invece di considerare uno dei due sessi superiore all’altro, questa divisione li rende entrambi in grado di rispettare il potere, saggezza ed essenzialità dell’altro. La legge delle relazioni umane degli aborigeni, sancisce che in natura ogni cosa ha due metà e solo quando queste due parti lavorano in armonia il mondo funziona come dovrebbe.

Attrezzi tradizionali e stile di vita

Popoli nomadi in un paese che non aveva animali da soma, trasportavano con sé solo gli attrezzi indispensabili alla caccia, alla raccolta e alla pesca. Forme, dimensioni e materiali cambiavano sulla base della zona del paese in cui erano prodotti e utilizzati. Gli uomini trasportavano sempre la lancia costruita con legni flessibili e leggeri mentre la punta era in legno duro, come il legno d’acacia ed era legata con tendini di canguro. Per dare più precisione e forza al tiro utilizzavano un propulsore. Lo scudo di legno varia molto in dimensioni sulla base degli alberi dai quali prendevano la corteccia per produrlo; esso serviva per proteggersi durante la caccia o gli scontri tribali.

Il boomerang, nella cultura popolare, è spesso associato alla caccia: in effetti è forse l’evoluzione del bastone che essendo curvo acquista più aerodinamicità. In realtà era raramente usato per la caccia, soprattutto caccia ad animali grossi, ma semmai per finire l’animale ferito o per scontri personali. L’origine del nome risale ai popoli Turuval della zona di Sydney e quando sbarcò James Cook udì più volte gli aborigeni pronunciare la parola bu-mar-rang

Il boomerang più diffuso non ritornava indietro anche perché se colpiva la preda il suo volo era interrotto. Popoli che abitavano aree umide hanno sempre usato un boomerang leggero che tornasse indietro per far alzare in volo stormi di uccelli. Tutti li usavano per fare musica, tenendo il ritmo picchiandone due insieme. Ne esistono tanti tipi e di legni diversi, negli ultimi anni è usato soprattutto per scopi sportivi. La produzione di boomerang, in epoca recente, è legata alla richiesta turistica e ne vengono prodotti di vari tipi e in vari materiali. In origine i boomerang non venivano dipinti, mentre ora sono i più richiesti. Sia uomini sia donne trasportavano sempre un bastone, quello maschile aveva una punta con una scaglia di pietra, per tagliare meglio. Per incollare la pietra, gli aborigeni hanno da sempre prodotto una sostanza collante lavorando la resina di alcune erbe. I bastoni femminili, invece, erano solo di legno con la punta semplicemente affilata.

Le donne si occupavano principalmente del raccolto e dei figli e quindi utilizzavano un grande contenitore ricurvo, fatto con il legno di corteccia di alcuni eucalipti che serviva per trasportare il raccolto, oppure i bimbi. Appoggiavano il contenitore sul capo che grazie ad un basamento circolare fatto con capelli umani filati, dava più stabilità al piatto.In alcune zone le donne facevano borse e borsette intrecciando le lunghe foglie di alberi acquatici.

Oggetti sacri potevano essere usati solo in particolari cerimonie e da uomini che erano in grado di farlo, come il bullroar, un pezzo di legno legato a una corda che, quando è fatto ruotare, produce un suono che ricorda le voci degli antenati e il didgeridoo, uno strumento a fiato prodotto da un ramo o tronco d’albero. Gli aborigeni camminavano nudi, solo dalla pubertà ragazzi e ragazze indossavano perizomi o gonnelline filate con i loro stessi capelli. Queste cinture servivano anche per appendervi alcuni attrezzi, piccoli animali o rettili catturati. Un’anziana aborigena una volta mi disse:

Nei tempi passati, non c’era nulla di più sexy che vedere il proprio uomo tornare al campo con due belle lucertole che gli penzolavano sui fianchi e un bel cangurino portato sulle spalle....

Bora e le cerimonie d’iniziazione

Bora è il nome utilizzato per identificare sia un tipo di cerimonia d’iniziazione maschile sia il luogo in cui queste cerimonie si svolgevano. In origine questo nome era usato solo dai clan del sudest Australia, ma in seguito fu utilizzato dalla maggior parte degli aborigeni.

L’iniziazione segna il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta e poco è stato raccontato ai non aborigeni di questo momento molto delicato e importante. Ciò che riguarda l’iniziazione varia da clan a clan, ma sicuramente comprende l’apprendimento di canti, danze e la legge tradizionale, e spesso può comportare circoncisione, scarificazioni, a volte la rimozione di un dente o la frattura di un dito. Questo era anche un momento in cui più clan si radunavano, un momento di festa e di interscambi culturali. Il luogo in cui si compie la cerimonia può essere identificato da pile di rocce, incisioni, pitture rupestri e altre forme artistiche. In alcune zone il Bora si compone di due aree circolari delimitate da pietre dove nel primo cerchio più grande si svolge la cerimonia pubblica e nel secondo la parte più privata riservata ai soli uomini iniziati. L’assemblaggio di pietre è considerato una forma artistica degli aborigeni australiani, in particolare nello stato del Victoria dove si trovano alcuni siti molto interessanti. Il sito di Wurdi Youang all’apparenza può ricordare i Cerchi di pietre Megalitici che si trovano in Gran Bretagna, ma si crede che le funzioni che svolgevano fossero diverse. Gli utilizzi di questi luoghi sono tuttora incerti, si presume che siano luoghi speciali per l’iniziazione maschile e studi recenti suggeriscono che potessero essere utilizzati anche per studi d’astronomia.

Corroboree è un incontro cerimoniale dove gli aborigeni danzano, fanno musica, cantano e mimano eventi della creazione del mondo ed in passato si crede comprendesse anche la pratica di attività sportive. Corroboree e Cerimonie sono fortemente collegate ma diverse tra di loro. Il primo è un momento di festa che coinvolge un largo numero di partecipanti, le cui canzoni e danze richiedono in ogni modo una vasta conoscenza tradizionale.

A una cerimonia invece, solo persone invitate possono prendervi parte sulla base della discendenza, sesso e grado di conoscenza acquisito. Gli anziani conducono la cerimonia e portano avanti pratiche rituali.

In realtà ci sono molti termini che identificano il Corroboree almeno quante lingue aborigene diverse sono ancora in uso in Australia e tanti altri ce n’erano prima che molti clan perdessero tale conoscenza o scomparissero del tutto.

Altri sinonimi di Corroboree sono: juju e kobbakobba, nella regione del Pilbara yanda e jalarra e nelle Kimberley jumba.

L’arte aborigena

I bianchi hanno spesso cercato di interpretare l’arte rupestre ma, in molti casi, trascurando il profondo legame tra gli Aborigeni e la terra. Molte interpretazioni erano errate, causando dolore e scoraggiamento tra gli aborigeni; la storia dei nativi fu degradata e la conoscenza di millenni, sottovalutata.

Lo stesso Ernest Giles descrisse le pitture rupestri come: "Rozza rappresentazione di cose spaventose, tra le quali la specie del serpente predomina; c’erano anche forme orribili, di cose tali che possono esistere solo nella loro immaginazione, e sono i deboli tentativi di queste orribili creature tenebrose a dare forme e sembianze al simbolismo delle terribili superstizioni che si tramandano al posto di filosofia e religione".

Quanto può sbagliare un uomo! E lo stesso Ernest Giles cambiò opinione, quando visionò le pitture rupestri a Glen Thirsty, a nord del lago Amadeus, dichiarando: "È una vera e propria galleria d’arte". Ora l’arte aborigena attrae molti visitatori e acquirenti, è accettata a tutti i livelli ed è esposta in svariate gallerie d’arte ed esposizioni pittoriche in tutto il mondo. I dipinti, ora su tele o tavole, mantengono la tradizione della conoscenza del passato entro il futuro. La conoscenza aborigena sulla medicina, biologia, geologia, meteorologia e psicologia si rispecchia attraverso i loro lavori artistici e rimangono, per gli iniziati, una risorsa storica di continua scoperta sui graffiti e nelle pitture rupestri.

Il contatto

Gli aborigeni vivevano in clan familiari che regolarmente s’incontravano con altri. Hanno sempre vissuto in totale armonia con la terra e non conoscevano il possesso. Non serviva affermare che questa terra o quella montagna era loro, lo era e basta, perché discendevano dall’antenato creatore e solo loro ne conoscevano i canti che permettevano di attraversare quel territorio. La legge tradizionale regolamentava tutto, dagli spostamenti ai matrimoni e se qualcuno non la rispettava era punito e a volte suscitava una guerriglia tra clan.

La cultura aborigena aveva preparato la sua gente a tutto quello che avrebbe potuto aspettarsi di affrontare...a tutto, tranne che all’arrivo dell’uomo bianco. L’insaziabile desiderio di terre da parte degli europei, le loro armi e la facilità con cui propagavano malattie sconosciute fino allora, come il vaiolo e l’influenza, erano tutti nuovi aspetti che gli aborigeni non riuscivano a conciliare con le loro credenze e conoscenze. Dal canto loro, i coloni non capivano la cultura locale, il fatto che non avessero costruito strade e paesi, fu interpretato come un totale disinteresse per la terra. L’elevato numero di vittime, insieme alla perdita dei territori tribali, lasciarono gli aborigeni in uno stato di confusione e risentimento. In alcuni casi cercarono di opporsi ai nuovi arrivati, ma non c’era storia tra fucili contro lance, tra boomerang e malattie fino allora sconosciute.

La storia e i viaggi di scoperta

Il nome Australia deriva dal latino Australis che significa meridionale. Leggende di una terra sconosciuta, Terra Australis incognita risalgono ai tempi dei Greci e dei Romani, gli Indù e Marco Polo avevano ipotizzato la sua esistenza e gli Arabi, i Cinesi e i Malesi vi erano probabilmente arrivati e se n’erano andati. Gli olandesi usarono per la prima volta la parola Australische nel 1638 e il termine inglese Australia comparve nel 1693 nella traduzione inglese della novella francese Les Aventures de Jacques Sadeur dans la Découverte et le Voyage de la Terre Australe di Gabriel de Foigny.

Il nome Australia divenne popolare dal 1814 grazie al famoso libro di Matthew Flinders che fu il primo a circumnavigare l’intera isola. In seguito nel 1817 il Governatore del New South Wales Lachlan Macquarie usò per la prima volta il termine Australia in un dispaccio all’ammiragliato britannico e nel 1824 fu accettato ufficialmente.

Il primo avvistamento documentato da parte di europei risale al 1606, quando il navigatore olandese Willem Janszoon avvistò la Penisola di Cape York. Nel XVII secolo gli olandesi avvistarono l’intera costa ovest e nord dell’Australia e la chiamarono Nuova Olanda, ma non tentarono mai di insediarsi. Nel 1770 James Cook risalì la costa est, la battezzò New South Wales e ne rivendicò la scoperta per l’Impero Britannico che era in cerca di nuove terre da adibire a colonie penali. Cook si rese conto di non avere trovato la grande terra del sud ma la costa est della Nuova Olanda e questa enorme isola fu definita terra nullius – terra di nessuno. Invece gli aborigeni australiani abitarono questa terra da almeno 50.000 – 70.000 anni arrivando qua dal sudest asiatico via terra, prima dell’ultima glaciazione. Popolo di raccoglitori e cacciatori, con una complessa tradizione orale e una forte connessione spirituale con la terra, alla quale si riferiscono come alla propria madre che diede origine ai loro antenati nel Tempo del Sogno.

William Dampier un bucaniere inglese che tracciò parte delle mappe della Nuova Olanda nel 1688, descrisse la presenza degli Aborigeni con toni contrastanti:

...Non hanno case né indumenti di pelle, né pecore e pollame....Accantonando la loro forma umana, differiscono di poco dalle bestie...Le loro palpebre sono sempre semi chiuse perché le mosche non entrino loro negli occhi...Hanno visi lunghi e un aspetto oltremodo sgradevole... Dampier fu anche il primo a notare lo spirito comunitario degli aborigeni:

A volte prendono tanti pesci da poter banchettare in abbondanza, e altre volte a stento c’è un boccone per tutti. Ma, sia poco o molto quel che prendono, ognuno ha la sua parte, sia i giovani nel pieno del vigore, sia i vecchi e i deboli che non sono in grado di muoversi...

La terra del sogno rimase indisturbata per quasi un altro secolo, poi una mattina d’autunno del 1770, mentre soffiavano i venti dall’ovest il brigantino Endeavour doppiò la punta di una baia della costa sud-orientale e le cose cambiarono per sempre. La nave era comandata dal tenente di vascello James Cook, un uomo coraggioso e orgoglioso che aveva già terminato di tracciare le mappe delle due isole della Nuova Zelanda e quindi salpò in direzione della Terra di Van Diemen, come era conosciuta allora l’isola della Tasmania, per stabilire se faceva parte della leggendaria terra del sud. Si mantenne un po’ più a nord e avvistò terra a sudest dello stato del Victoria che chiamò Point Hicks. Capì che questa massa terrestre non era collegata con la Terra di Van Diemens, ma doveva essere la costa est della Nuova Olanda.

L’Endeavour continuò il suo viaggio verso nord mantenendosi sempre in vista della terra e dando nomi alle caratteristiche geografiche che notavano man mano. Dopo circa una settimana di navigazione, il 29 Aprile, incontrarono una baia con belle dune di sabbia che arrivavano al mare e Cook decise di scendere a terra per la prima volta; si trovavano nell’attuale Kurnell, un quartiere di Sydney. Il primo nome che Cook diede a questa baia fu Stingrays – La baia delle razze a causa dell’enorme quantità di razze che avvistarono. In seguito il nome fu cambiato in Botany Bay – La baia dei botanici per la grande quantità di nuove specie che raccolsero Joseph Banks, Daniel Solander e Herman Spöring, i botanici di bordo.

Un gruppo di aborigeni guardava incuriosito l’entrata nella baia della nave, un paio di uomini si avvicinarono a Cook e agli altri quando scesero a terra, ignorando i doni che gli furono offerti. Furono sparati un paio di colpi di moschetto sopra le loro teste per allontanarli e gli aborigeni scapparono alle loro capanne tornando poi armati di lance per scacciare gli intrusi che però non ferirono nessuno e quindi

poi scapparono nella foresta. Cook si avvicinò alle loro capanne e trovò solo i bambini ai quali lasciò loro i doni rifiutati dagli adulti. Cook ripartì verso nord e avvistò la grande baia su cui sorge l’attuale Sydney e la chiamò Port Jackson senza però entrarvi. Sempre più a nord arrivò alla Grande Barriera corallina e iniziarono i suoi guai. La nave s’incagliò sul corallo e Cook dovette riparare lo scafo vicino all’attuale cittadina di Cooktown alla foce del fiume Endeavour. Incontrarono altri aborigeni che furono descritti più pacifici di quelli del primo incontro.

Riparata la nave Cook continuò ancora a nord costeggiando la Penisola di Cape York e presso l’Isola Possession issò la bandiera britannica e rivendicò in nome di Re Giorgio III il possesso del continente orientale, chiamandolo New South Wales – Nuovo Galles del Sud. Continuando il suo viaggio attraversò le Isole dello stretto di Torres che si trovano tra l’Australia e la Papua Nuova Guinea già scoperte in precedenza da Luis Vaez de Torres nel 1604. Cook impose al suo equipaggio una dieta a base di frutta ed in particolare agrumi e grazie all’elevata quantità di vitamina C nessuno si ammalò di scorbuto, cosa molto comune invece in altri viaggi esplorativi. Tornando verso la madre patria, Cook ripensò agli aborigeni australiani e nel suo diario scrisse: "in realtà loro sono più felici di noi europei perché sono totalmente ignari non solo degli agi superflui, ma anche di quelli necessari tanto ricercati in Europa...la terra e il mare spontaneamente forniscono loro tutte le cose indispensabili alla vita".

Giunse a Londra nel 1771, indicò Botany Bay come luogo ideale per insediare la nuova colonia e riferì all’ammiraglio di aver trovato la costa orientale della Nuova Olanda, ma non la Grande terra del sud, ammesso che essa esista. Non convinti i Lord dell’Ammiragliato lo inviarono di nuovo per mare. Dal 1772 al 1775 Cook distrusse finalmente il mito storico della Grande Terra del Sud e sospinto dagli alisei esplorò il pacifico provando la scarsità di terre emerse. Cook fu ucciso dai nativi nel 1779 alle Hawaii, le ultime isole che scoprì, nel corso di un terzo viaggio.

Il 26 Gennaio del 1788 arrivò in Australia la "Prima Flotta" dall’Inghilterra composta di 11 piccole navi, capitanata da Arthur Philip che diventò il primo governatore della colonia. Si insediarono a Port Jackson, all’interno dell’attuale Sydney Harbour, preferito alla Botany Bay segnalata da Cook. Sbarcarono i primi 1000 passeggeri di cui circa due terzi erano forzati. Dopo aver perso le colonie del Maryland e della Georgia nella Guerra d’Indipendenza americana, l’Inghilterra aveva bisogno di una nuova colonia dove inviare i galeotti, che non ci stavano più nelle prigioni: bracconieri, prostitute e ladruncoli sbarcarono nella nuova colonia britannica del New South Wales sorvegliati da guardie in giacca rossa pesante poco idonea al clima estivo

australiano. Gli aborigeni che assistevano alla scena urlavano "Warra Warra Warra che significa: Andate Via!" ma nessuno ci fece caso. Gli inizi furono molto duri, le granaglie si erano rovinate nel viaggio e non germogliavano nel terreno sabbioso, il bestiame scappò nella boscaglia e le pecore furono preda dei deportati, degli aborigeni e dei dingo. Trenta mesi dopo con l’arrivo della Seconda Flotta arrivarono i tanto attesi viveri e a poco a poco le tende furono sostituite da

baracche di legno e mattoni e nacque così Sydney, che deve il nome al Visconte Sydney, segretario del ministero degli interni. Gli esploratori partirono via terra e via mare per cercare nuove aree agricole e da adibire a prigioni, come l’Isola di Norfolk dove erano mandati i recidivi. La colonia era un concentrato di ubriachezza dove il Rum che arrivava dal Bengala era in pratica la moneta corrente. Il Nuovo Galles del Sud e le sue colonie penali satelliti di Moreton Bay (l’attuale Brisbane), l’Isola di Norfolk e Van Diemen’s Land (la Tasmania) entrarono nel XIX secolo con la reputazione di Inferno in Terra e secondo le speranze degli inglesi dovevano servire da deterrente in patria. Il Governatore Lachlam Macquarie introdusse delle riforme che comprendevano nuove regole per l’importazione di alcolici, fondò la moneta legale della colonia, la prima banca e incentivò le esplorazioni. Nel 1813 furono attraversate The Blue Mountains - le montagne blu - che bloccavano la strada per l’entroterra di Sydney e fu messo in pratica un piano urbanistico per l’edilizia cittadina. Le deportazioni terminarono nel 1864 e a quella data erano arrivati circa 160.000 condannati di cui solo 25.000 erano donne. L’Inghilterra formalmente rivendicò il Western Australia – Australia Occidentale" nel 1829 e dalla Colonia del New South Wales furono estrapolate le colonie del Queensland nel 1859 e le colonie non penali del South Australia – l’Australia Meridionale, 1836 e Victoria. Il Northern Territory fu fondato come provincia del South Australia e non fu mai colonia penale.

Difficile stabilire quanti fossero gli aborigeni Australiani all’arrivo degli europei, alcune fonti citano circa 350.000 altre milioni. La cosa certa è che diminuirono moltissimo nei 150 anni che seguirono soprattutto a causa delle malattie infettive e della forzata ricollocazione in missioni. La triste realtà della Generazione Rubata e la mancanza di diritti riconosciuti agli aborigeni fino al referendum del 1967 che ottenne il 90% dei consensi, sono alcune delle cause che portarono ad un ovvio degrado culturale. Il riconoscimento del Titolo Nativo degli aborigeni sull’Australia non avvenne fino alla vittoria del caso legale di Mabo contro lo Stato del Queensland del 1992 che provò la falsità dell’asserzione Terra Nullius all’arrivo dei primi Europei.

Le esplorazioni interne

Un continente di oltre 7.700.000 kmq, in gran parte desertico e ricoperto da fitta boscaglia, non si esplora con facilità. Le prime grandi esplorazioni si svolsero, infatti, via mare da Bass e Flinders. Nel 1813 fu oltrepassato il Great Dividing Range – La Grande catena divisoria che si trova nell’entroterra della costa est e cominciarono le disperate esplorazioni nella zona arida del continente. I primi esploratori credevano che i fiumi del New South Wales scorressero verso l’entroterra per sfociare in un mare interno, ma nel 1830 Sturt provò che non era vero. Gli aborigeni ebbero un ruolo importante nelle imprese coraggiose degli esploratori, alcune volte aiutandoli altre volte contrastandoli. Per esempio, nel 1840 John Eyre, che fu il primo ad attraversare il continente da est ad ovest nella parte sud, aveva un compagno di viaggio, Baxter, e 3 guide aborigene. Due di queste uccisero Baxter e scapparono mentre Eyre e Wylie, il terzo aborigeno, completarono l’impresa. Nel 1844 Ludwig Leichardt tentò l’attraversamento da Brisbane a Darwin con 10 compagni di viaggio e delle guide aborigene, alcune delle quali infilzarono a morte con una lancia un amico di Leichardt. Quando ormai furono dati tutti per spacciati Leichardt e la sua squadra arrivarono via nave a Sydney, meritandosi la citazione di Uomini usciti dalla tomba. Nel 1848 Leichardt tentò l’attraversamento da Roma nel Queensland all’Oceano Indiano e questa volta non tornò mai e ben 9 spedizioni furono inviate per trovarlo. Nel 1848 Edmund Kennedy esplorò la Penisola di Cape York, ma a causa della scarsità di viveri e dell’ostilità degli aborigeni lasciò il resto della sua squadra sulla costa e s’inoltrò da solo con una guida aborigena, Jacky Jacky. Kennedy fu ucciso dalla lancia di un aborigeno ostile e fu portato di peso da Jacky Jacky, che era rimasto ferito, nel luogo dove si trovava il resto della squadra e tornarono con la goletta tutti a Sydney.

L’attraversamento del continente da sud a nord prevedeva una lauta ricompensa a chi avrebbe fornito mappe dettagliate per poter costruire la linea telegrafica interna. Burke e Wills partirono da Melbourne nell’Agosto del 1860 con una squadra ben equipaggiata e molti dromedari afgani

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