Trova il tuo prossimo libro preferito

Abbonati oggi e leggi gratis per 30 giorni
Omicidi Alla Marinara

Omicidi Alla Marinara

Leggi anteprima

Omicidi Alla Marinara

Lunghezza:
272 pagine
3 ore
Pubblicato:
Mar 3, 2015
ISBN:
9781633399846
Formato:
Libro

Descrizione

L'ex detective Arthur Beautyman è tornato a vivere nella cantina di casa di sua madre, dopo aver lasciato suo malgrado il dipartimento di polizia di Los Angeles. Le sue giornate nella fredda Minneapolis passano lente e piatte fra le partite di bridge di sua madre e le ore davanti al computer. Ma presto il detective Beautyman si ritroverà a dover sfoggiare le sue doti da detective, e con l'aiuto di una partner inaspettata, lavorerà per risolvere un caso intrigante e dal gusto tutto italiano.
Pubblicato:
Mar 3, 2015
ISBN:
9781633399846
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a Omicidi Alla Marinara

Libri correlati
Articoli correlati

Anteprima del libro

Omicidi Alla Marinara - Erik Hanberg

Sull’autore

a Mary,

una ragazza del Midwest

OMICIDI ALLA MARINARA

di Erik Hanberg

Traduzione di

Matteo De Carolis

Published by Side x Side Publishing

Copyright © Erik Hanberg 2011

All rights Reserved

Cover Design by Mary Holste

Tutti i personaggi che appaiono in questo libro sono frutto della fantasia.

Ogni riferimento a cosa o persona è puramente casuale.

––––––––

a Mary,

una ragazza del Midwest

THE MARINARA MURDERS

di Erik Hanberg

Traduzione di

Matteo De Carolis

Capitolo 1

Arthur Beautyman sedeva immobile nella cantina di sua madre, provando ad ignorare il tonfo che producevano i suoi tacchi sul pavimento sopra di lui.

Arthur! lo chiamò Ruth, e sentì nuovamente un rumore di tacchi. Julie sta aspettando di vederti!

Julie Diamond era la compagna preferita di Ruth quando giocava a bridge. Sin da quando era tornato a vivere da sua madre, aveva notato che lei tendeva ad annullare le partite di bridge del giovedì se non aveva Ruth seduta al tavolo di fianco a lei. Sapeva bene che era una delle migliori amiche di sua madre, ma lui non le era molto affezionato. Al pari delle nuove amiche, la credeva quasi un impostore, una vecchia parodia della donna che lui ricordava far spesso visita alla casa della sua infanzia.

Ma ora Beautyman non era più un bambino. Era un uomo di 41 anni che ancora si nascondeva dalle compagnie chiudendosi in cantina, e provava un certo imbarazzo per via delle grida e del chiasso che faceva sua madre.

Beautyman premette un tasto del computer bloccando lo schermo. Ora solo una password di 20 caratteri avrebbe potuto sbloccare il computer. Ci sarebbero voluti i federali o qualcuno di simile, dopo anni passati a creare un codice di accesso criptato a 256 bit.

Quindi si alzò e prese il biglietto per la partita dei Vikings di quella sera. Non sarebbe iniziata prima di almeno un paio d’ore, ma decise che avrebbe usato la scusa della partita se avesse sentito il bisogno di andarsene.

Eccoti finalmente, Arthur. Iniziavo a pensare che mi stessi ignorando, disse Ruth non appena suo figlio comparve sulla soglia della porta della cucina.

Indossavo le cuffie, mamma, rispose Beautyman. Poi le diede un bacio sulla fronte e si diresse verso la credenza. Desidera qualche cosa da bere, Mrs. Diamond? le chiese tirando fuori un bicchiere.

Santo cielo, è seduta qui da due ore, pensi che non le abbia già offerto qualcosa? chiese Ruth.

Sono a posto, grazie Arthur. Ruth mi ha preparato del tè, rispose Julie.

Beautyman la guardò attentamente mentre riempiva il bicchiere nel lavandino. Non sembrava stesse troppo bene. Di fatti avrebbe detto che fosse seduta al tavolo da due ore senza nemmeno un bicchiere d’acqua. La sua pelle era terribilmente pallida e un’applicazione irregolare del makeup non riusciva di certo a nasconderlo.

Sulla testa portava un turbante di un rosso brillante, legato stretto attorno alle tempie, senza mostrare nemmeno un capello al di sotto di esso.

Ti piace? chiese Julie, mettendosi le mani in testa. E’ un po’ come quella poesia. Se proprio devo indossare qualcosa in questo momento, credo che almeno debba essere bello, giusto? disse, mostrando un sorriso forzato, e Beautyman rimase impressionato dal fatto che vi riuscisse.

Si sedette al tavolo di fronte a lei e poggiò gli avambracci sulla fredda superficie di formica. Sì, mi piace. Sembra anche caldo.

Ho vissuto in Minnesota per tutta la vita ma non ho mai capito quanto fosse realmente freddo. Senza capelli in testa l’aria mi sembra gelida. Julie abbassò lo sguardo verso la sua tazza. Beautyman non sapeva se lei si aspettasse una risposta che, non arrivando, fece immergere la stanza in un silenzio imbarazzante.

Julie ha un caso per te, disse Ruth diversi secondi più tardi.

La testa di Beautyman fece uno scatto per la sorpresa. Immaginava che quella fosse solo una semplice visita che sua madre aveva organizzato per passare almeno una ventina di minuti con la sua amica, evitando l’argomento del cancro al pancreas. Non immaginava che Julie Diamond fosse lì per incontrare lui. Ma non era forse questo ciò che sua madre gli aveva appena detto?

Beautyman non sapeva proprio da dove cominciare. Ah...Mrs. Diamond, non so che cosa le abbia detto mia madre.

Che tu eri il miglior detective che lo Sheriff’s Department di Los Angeles abbia mia avuto, tagliò corto Ruth. E’ la verità, e tu lo sai.

Non sono più a Los Angeles.

Puoi essere un detective qui.

Ha pronunciato quelle parole con la convinzione di chi non ha idea di che cosa stia dicendo, pensò Beautyman. Come quando eliminò dal computer il primo capitolo delle sue memorie ed insistette affinché lui lo recuperasse. Ho chiuso con queste cose. Nessun dipartimento mi assumerà dopo quello che è successo.

Non ti sto chiedendo di farti riassumere, Arthur. Prova a lavorare come detective privato e vedi se ti piace ancora.

Mamma, non ho nessuna intensione di farlo!

Sta solo facendo il difficile, Julie, ma sono sicura che ti ascolterà, disse Ruth, cambiando strategia.

Per la seconda volta nel giro di pochi minuti, Beautyman non seppe che cosa rispondere. Non che la prima volta avesse intavolato una discussione particolarmente elegante. Negli ultimi quattro mesi si era sentito come un sedicenne che supplicava sua madre per cambiare l’orario del suo coprifuoco previsto per le 22:00.

Beautyman fece un broncio non appena realizzò come Ruth doveva aver convinto Julie a scaricare il problema su di lui. Sicuramente l’idea di coinvolgerlo era stata di sua madre, pensò. Ma forse non avrebbe dovuto continuare la discussione davanti alla sua amica. Fece una smorfia.

Mi dispiace Mrs. Diamond, io e mia madre abbiamo spesso questa discussione, disse. Ma ora mia ha incuriosito. Fu una spiegazione poco convincente accompagnata da un sorriso anch’esso incerto, ma Julie smise di accartocciare alcuni fazzoletti che spuntavano dalla sua borsa. Forse aveva realmente bisogno del suo aiuto.

E’ per via di mio nipote, Jake. E’ stato via per molto tempo...ma nessuno poteva immaginare che non l’avremmo più rivisto.

Quando se n’è andato? chiese Beautyman.

"Tre anni fa. Da un appunto che ha lasciato sembrava che...come se volesse buttarsi nel Lago Calhoun. Quando è scomparso la polizia ha avviato le ricerche nel lago ma non ha trovato nessun corpo, solo la sua giacca. Ma lo sapevamo tutti che stava passando un periodo molto difficile...sapevamo che era andato fino in fondo.

Da allora la morte ha visitato molto spesso la nostra famiglia. Prima la madre di Jack, poi mia nuora Ellen. Quest’ultima morì due anni fa in un incidente stradale. Poi la mia diagnosi di qualche mese fa...è troppo. Nathan non tornerà più come aveva promesso, ora si trova a Wall Street a fare chi solo sa cosa. E May che si trova in Europa pensando di farsi una cultura ma che probabilmente sta solo bevendo troppo.

Nathan e May? chiese Beautyman.

Tutti nipoti. Nate è il più grande, poi Jake e infine May.

Beautyman avrebbe voluto avere con sé una penna per potersi appuntare tutti quei nomi. Guardò verso sua madre per chiedergliene una, ma vide che non aveva di che preoccuparsi. Lei conosceva i nomi dei nipoti di Julie come se fossero i suoi.

Ma mio figlio Henry continua ad andare avanti, aggiunse, mostrando un sorriso affettuoso, quasi che la sua perseveranza fosse uno scherzo. Apre il suo ristorante questa sera. Se Ellen fosse qui per vederlo, so che ne sarebbe molto fiera.

Beautyman sentì una lieve commozione nella voce della donna e attese che si ricomponesse senza interromperla.

Fu Jake a scegliere il nome. Anni fa quando Henry disse per la prima volta di voler aprire un ristorante – e non un ristorante qualunque, ma il miglior ristorante di Minneapolis – Jake suggerì di chiamarlo ‘Il Carato’. Julie mostrò un debole sorriso e lo stesso fece Beautyman, abitudine che aveva preso nelle stanze degli interrogatori. Forse l’anima del detective era ancora in lui.

Era un orribile gioco di parole per Henry Diamond chiamare il suo primo ristorante ‘Il Carato’. disse Julie. "Pensava che non avesse fascino ma, dopo la scomparsa di Jake, non penso vi fossero dubbi su come lo avrebbe chiamato.

Sai...credo che tutti sentissimo ancora la sua presenza fra noi, ma ognuno tentava di farsene una ragione meglio che poteva. Fino a ieri, quando Jake ha fatto ritorno nelle nostre vite. E detto questo Julie scoppiò in lacrime.

E’ tornato a casa? Beautyman era confuso e lo sguardo serio di sua madre suggeriva il fatto che la sua amica sapesse bene che cosa stesse dicendo. E un buon detective avrebbe dovuto sapere quale sarebbe stato il seguito di una simile affermazione.

Il corpo di Jake è stato ritrovato ieri, disse Ruth, stringendo fra le braccia la sua amica, "nel Lago Calhoun.

Hanno detto che doveva trovarsi nel lago da non più di due ore prima del suo ritrovamento, proseguì Julie singhiozzando. Un paio d’ore! Tutto qui. Dopo essere stato via così a lungo e averci fatto pensare che si fosse ucciso...invece era vivo?! È stato qui! E ora ci è stato portato via di nuovo. E’ come rivivere tutto daccapo. Detto questo iniziò a piangere di nuovo. Vorrei solo sapere dove sia stato negli ultimi tre anni, nient’altro. Perché ci ha fatto questo?

Capitolo 2

Beautyman sedeva dietro l’area di meta dei Vikings, immerso nella sua birra e guardando a mala pena il campo. Odiava il football. In ogni singolo aspetto che riusciva a considerare, esso non si avvicinava minimamente al baseball. La forza bruta della graticola non aveva niente a che fare con l’eleganza del diamante. Ma ottobre era già passato. I suoi amati Dodgers non ce l’avevano fatta di nuovo e i Minnesota Twins, non è che fossero andati tanto meglio. Perciò gli unici sport che potevano portarlo fuori di casa erano il football o l’hockey. Doveva solo tirare a sorte per decidere quale fosse il peggiore, e così scelse quello senza ghiaccio.

E come mai stavano giocando di giovedì sera? Il football doveva essere lo sport del week-end mentre il baseball quello che si giocava durante la settimana. Solo che, la settimana seguente, si sarebbe festeggiato il Giorno del Ringraziamento e l’unica possibilità era quella di vedere il football di giovedì.

Beautyman guardò il suo bicchiere di plastica ed agitò la birra contenuta al suo interno che produsse solo un paio di bolle. Che cosa poteva fare per Julie Diamond? Non aveva alcuna licenza per poter agire come investigatore privato nel Minnesota. Non aveva nessun amico al dipartimento di polizia che potesse aiutarlo. L’unica cosa che voleva era andarsene dallo stato del Minnesota e da casa di sua madre il prima possibile.

Da quanto tempo si ripeteva ormai queste cose? Sei mesi? Era sgattaiolato nella cantina di sua madre come un disgraziato e senza uno straccio di lavoro. E continuava a ripetere a se stesso che si trovava lì per badare a sua madre malata. Che cosa stava facendo? Aspettava che iniziasse a morire come la sua amica, in modo da giustificare i beni che gli avrebbe lasciato?

Beautyman si alzò in piedi. E’ un brutto segno, pensò, quando riesci a infliggerti più sensi di colpa di quanto non faccia già tua madre.

Stanotte sono il fantasma del Natale passato, pensò Beautyman, con il naso pressato contro la finestra del nuovo ristorante. In piedi vicino a lui ci sarebbe stato Ebenezer Scrooge, a guardare se stesso da giovane ballare, bere e a baciare ragazze sotto il vischio.

Quella festa era una di quelle feste. Gli amici si abbracciavano, gli affari terreni non avevano alcuna importanza, il cibo sembrava provenire dal mondo perfetto degli spot televisivi, l’alcol ti dava solo una perfetta leggerezza, e ogni donna era intelligente e sexy. O almeno questo era quello che si vedeva attraverso la finestra.

Nonostante quella gelida notte di novembre a Minneapolis, Beautyman si trattenne dall’idea di entrare. Questa non era la sua festa. Julie sarebbe stata l’unica persona che lo conosceva. Qualcuno sarebbe stato contento di vederlo? Jake Diamond era morto ed era riapparso proprio nel giorno dell’inaugurazione del ristorante di suo padre, un ristorante a cui Jake aveva dato il nome, e non poteva che essere un cattivo presagio.

Se avesse perso il controllo durante la festa, Julie sarebbe stata distrutta e Ruth furiosa. Ma essere un buon detective comportava sempre il rischio di perdere il controllo. E se qualcuno della famiglia di Jake sapesse del suo finto suicidio di tre anni fa? Sentiva se stesso dire a sua madre. E se qualcuno di loro conoscesse il motivo per cui ora era morto? Ma lei non avrebbe di certo voluto ascoltarlo. Il suo lavoro era quello di trovare il colpevole. E sospettare di un parente della migliore amica di sua madre sarebbe stato uno scandalo.

Le sue dita iniziavano a sembrare dei bastoncini di pesce congelati. Quindi le infilò nelle tasche ed entrò.

La cameriera che era all’ingresso lo salutò con una ampio sorriso. Buona sera signore. Benvenuto al ristorante ‘Il Carato’.

Poi lo guardò come in attesa di qualcosa e Beautyman capì che aveva bisogno di un pass per entrare, e così estrasse dalla tasca l’invito che Julie gli aveva dato.

Più sono belli e più sembra che uno li abbia ricevuti per errore, sorrise.

Non si preoccupi, sembra che lei si confonda bene fra gli invitati, disse la donna aggirando la sua postazione. Poi gli toccò il gomito con la punta delle dita e Beautyman si sentì come se gli mancasse il fiato.

Vuole che le prenda la giacca signore? tentò di spronarlo, quando vide che non si muoveva. Poi sorrise, mentre lui si voltava espirando lentamente. Sapeva che la donna aveva letto con esattezza l’espressione sul suo volto.

Beautyman si lasciò scivolare la giacca dalle spalle fino alle mani di lei. Non poteva fare a meno di sentirsi basso vicino a quell’amazzone, che dovette appena alzare le braccia per prendere la sua giacca.

Sono qui come ospite di Julie Diamond. Potrebbe indicarmi il suo tavolo?

Mi dispiace signore, ma ha già lasciato il ristorante. Posso condurla ad un tavolo riservato?

Solo se si siede con me, avrebbe voluto dirle scherzosamente. I suoi lucenti capelli biondi erano stati raccolti in uno chignon che le dava un’aria professionale. Doveva essere una donna di mezza età e per un attimo sperò che lei potesse ricambiare la sua attrazione. Dovrei uscire un po’ più spesso.

Sì bene, la ringrazio.

Beautyman si lasciò guidare attraverso la folla. Avrebbe dovuto esaminare con attenzione gli invitati, ma i suoi occhi non riuscivano a non guardare la pelle perfetta e le scapole che la donna esibiva dal suo abito scollato.

Si fermò ad un tavolo posto in un angolo appartato del ristorante ed indicò una sedia.

In realtà, avrei preferito avere un posto al tavolo del signor Henry. Provò a chiedere. Non avrebbe raccolto nessuna informazione sedendo ad un tavolo da solo.

La donna sorrise educatamente. Il signor Diamond difficilmente avrà tempo di sedersi stasera. Ma lo informerò della sua presenza per farlo venire a salurla signor...

Beautyman. Detective Beautyman. Sono qui per Jake.

Gli occhi della donna si fecero lucidi non appena lui si sedette. Era paura? Pena per la perdita? Rabbia per quanto era accaduto? Il calore? Qualunque cosa fosse, scomparve e i suoi occhi si coprirono di lacrime. Si affrettò verso la cucina con una mano che le copriva la bocca, ma troppo tardi per evitare che egli sentisse un singhiozzo. Beautyman realizzò che, ancora una volta, aveva perso una possibile compagnia. Era proprio arrugginito.

Beautyman ordinò un Manhattan al cameriere che arrivò non appena la donna lasciò la sala. Non amava particolarmente bere, ma lo credeva adatto all’atmosfera. Il ristorante era sapientemente illuminato. Salvo per la zona al centro della stanza, ornata da un lampadario d’argento del quale si intravedevano appena le lampadine. Ogni fonte luminosa sembrava esser stata nascosta, la luce rimbalzava sulle pareti come se fosse lievemente incandescente. La luce fioca era periodicamente ravvivata dalle fiamme che bruciavano sotto le padelle della cucina aperta o nel tavolo laterale per la preparazione del flambé alla banana. A Beautyman sembrò l’ambiente ideale per un primo appuntamento o per festeggiare le nozze d’argento.

A fermare il suo indagare fu una grossa mano che spuntava da una manica di smoking e che gli posò il suo Manhattan di fronte.

Ha fatto piangere Dana, disse una voce.

Beautyman guardò su. Un uomo dai capelli brizzolati lo stava fissando. Era alto e robusto, e aveva un torace molto sviluppato che gli riempiva lo smoking. A Beautyman sembrò quasi che l’uomo indossasse un’armatura da football americano sotto la giacca. Era enorme e forte.

Prima che potesse alzarsi, l’uomo scivolò nella sedia di fronte alla sua con una grazia sorprendente. Holst aveva promesso che non sarebbe successo niente stasera ma a quanto pare non è così. Lei sta molestando la mia famiglia e bevendo il mio liquore.

Mi dispiace se ci sono stati dei problemi, Mr. Diamond. Non conosco nessuno di nome Holst e ho tutta l’intenzione di pagare il mio drink.

Henry Diamond inclinò la testa su di un lato. Dana dice che ha a che fare con la polizia.

Beautyman si pentì subito di aver cercato di impressionare la donna e di aver fatto il nome di Jake. Penso che abbia capito male. Sono un investigatore privato. Non chiedermi la licenza.

Con quale agenzia?

La mia.

Posso vedere la sua licenza?

Devo averla dimenticata nell’altro paio di pantaloni, rispose Beautyman senza nemmeno far finta di cercarlo.

Capisco. Diamond si alzò. Lei non è un detective, ma solo un amico degli Alcamo. Se non si incammina subito verso la porta, gli agenti che sono qui saranno lieti di accompagnarla alla polizia. Credo che avrebbero parecchie domande da farle. Nonostante la chiarezza delle sue parole, Diamond non sembrava credere realmente a quanto stesse dicendo.

"Sfortunatamente

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Omicidi Alla Marinara

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori