Scopri milioni di ebook, audiolibri, riviste e altro ancora

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Il Terno Di San Gennaro

Il Terno Di San Gennaro

Leggi anteprima

Il Terno Di San Gennaro

Lunghezza:
252 pagine
6 ore
Pubblicato:
26 nov 2013
ISBN:
9781311916822
Formato:
Libro

Descrizione

L’ampolla che custodisce il sangue di San Gennaro è chiusa dentro una cassaforte a doppio fondo. Per aprirla bisogna far girare insieme quattro chiavi prima di comporre la combinazione numerica. Siamo in piena tangentopoli partenopea. Il commissario Abruzzese indaga sulla scomparsa della teca con la preziosa reliquia, mentre a due passi dal Duomo viene rinvenuto il corpo senza vita di un meticcio. Un altro delitto ancora più misterioso avviene nella camera da letto che la vittima aveva chiuso dall’interno.
Dal romanzo: «I quattro uomini in borghese della Scientifica fecero ovunque rilievi: nella stanza del morto, sul terrazzino, sotto il letto, nei cassetti. Poi la loro attenzione si spostò sulla serratura del cancello e alla fine andarono da Abruzzese. Uno di loro confermò:
“Dall’esterno, con quell’armamentario, non poteva entrare nessuno”.
“E la porta?”.
“Blindata” rispose Calogero».
Sull’opera di Massimo Siviero, tra le tante recensioni, un invito a leggere anche i saggi universitari di Barbara Pezzotti:
«The importance of place in contemporary italian crime fiction – Naples, the sulfurous city – Siviero’s Naples as the distopian city of the future». – Published by Fairleigh Dickinson University Press and Rowman & Littelfield Publishing Group, 2012.
«Massimo Siviero e Napoli-Babilonia – L’ambientazione dei gialli di Siviero ricorda la Poisonville di Dashiell Hammett». – I luoghi del delitto. Una mappa del giallo italiano contemporaneo» – goWare & First online, 2014.
Il romanzo ha vinto il premio Napoli in giallo per il miglior poliziesco ambientato a Napoli e il premio speciale Procida, Isola di Arturo, Elsa Morante.

Pubblicato:
26 nov 2013
ISBN:
9781311916822
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

My parents were Neapolitans, I was born in Rome and I live in Naples. When I was a child I wanted to be a diplomat or a doctor. Then I had the good fortune to read “Of mice and men” by John Steinbeck and two days later I obtained “The Grapes of Wrath”. A few months later, a classmate of mine gave me “Death in the Afternoon” and “Across the River and Into the Trees” of Hemingway and I realized that the craft of writing would become my great love. I liked knowing the facts of the day , I read many newspapers and began to attend the drafting of a newspaper. I started writing articles and at age 19 I went as an envoy on the football fields and I studied at university. Then I became a reporter. One day I was struck by a news of crime, a double murder. In the garden of a restaurant in Naples were found the bodies of a man and a woman, it was discovered that they were drug couriers . Until then Naples was seen mainly in the imagination as the city of mandolins and songs , pizza and hospitality. In addition to the neighborhood thugs . I realized that the city had dramatically changed and it became an important crossroads of crime. Although in more than two thousand years of history had been a place of philosophers and scientists, writers and poets (Giambattista Della Porta invented the telescope before Galileo...). So I decided to write my first crime novel , "Il diavolo giallo" which was published in 1992 . There followed " Il terno di San Gennaro" " Un mistero occitano per il commissario Abruzzese", "Vendesi Napoli", " Mater munnezza " and in 2012 " Caponapoli " published in the historic editorial series Il Giallo Mondadori . In 2015 it was published the detective novel "Scorciatoia per la morte". I wrote several essays , including " How to write a Neapolitan crime novel" ("Come scrivere un giallo napoletano"). In this manual I have revealed that the first Italian crime novel was written in Naples in 1852. Several of my books have been published in the convenient eBook editions that I think an effective instrument of freedom of authors and readers I miei genitori erano napoletani, sono nato a Roma e vivo a Napoli. Quando ero un bambino volevo essere un diplomatico o un medico . Poi ho avuto la fortuna di leggere " Uomini e topi " di John Steinbeck e due giorni dopo ho ottenuto in regalo " The Grapes of Wrath " . Pochi mesi dopo, un mio compagno di scuola mi ha dato "Death in the Afternoon " e "Di là dal fiume e tra gli alberi " di Hemingway e ho capito che il mestiere di scrivere sarebbe diventato il mio grande amore. Mi è piaciuto conoscere i fatti del giorno, ho letto molti giornali e cominciai a frequentare la redazione di un giornale. Ho iniziato a scrivere articoli, all'età di 19 anni sono andato come inviato sui campi di calcio e ho studiato all'università. Poi sono diventato un giornalista. Un giorno sono stato colpito da una notizia di reato, un duplice omicidio. Nel giardino di un ristorante a Napoli sono stati trovati i corpi di un uomo e una donna, si è scoperto che erano corrieri della droga . Fino ad allora Napoli è stata vista soprattutto nell'immaginario come la città di mandolini e canzoni, pizza e ospitalità. Oltre ai guappi di quartiere . Mi resi conto che la città era drammaticamente cambiata ed era diventata un importante crocevia della criminalità. Anche se in più di duemila anni di storia era stata la terra di filosofi e scienziati, scrittori e poeti ( Giambattista Della Porta ha inventato il telescopio prima di Galileo ... ). Così ho deciso di scrivere il mio primo romanzo poliziesco, "Il diavolo giallo " che è stato pubblicato nel 1992. Seguirono "Il terno di San Gennaro ", "Un mistero occitano per il commissario Abruzzese ", " Vendesi Napoli", " Mater munnezza " e nel 2012 " Caponapoli ", pubblicato nella storica collana editoriale Il Giallo Mondadori. Nel 2015 è stato pubblicato il romanzo poliziesco "Scorciatoia per la morte". Ho scritto diversi saggi, tra cui " Come scrivere un giallo napoletano ". In questo manuale ho rivelato che il primo romanzo poliziesco italiano è stato scritto a Napoli nel 1852. Molti dei miei libri sono stati pubblicati nelle edizioni eBook che penso siano un efficace strumento di libertà di autori e lettori.


Correlato a Il Terno Di San Gennaro

Libri correlati

Categorie correlate

Anteprima del libro

Il Terno Di San Gennaro - Massimo Siviero

Stava seduto sotto i portici con le spalle appoggiate al muro di un edificio. La bocca era spalancata. I muscoli della faccia grigiastra erano contratti in una smorfia. Doveva essere morto da poche ore.

Si erano fermati solo due ragazzini che avvertirono la polizia. Arrivò una pattuglia.

Due elicotteri volteggiavano sopra migliaia di teste, spuntate come funghi al tragico annuncio. Il morto venne portato via senza che nessuno si facesse il segno della croce. La folla gridava:

Ridateci san Gennaro! Lo vogliamo vedere.

Il marciapiede di fronte al Duomo, oltre piazzetta San Giuseppe dei Ruffi, nel quartiere San Lorenzo, era un formicaio. Dal lato della chiesa, limite di Vicaria, anche l’imbocco di Largo Donnaregina era ostruito. Tutti chiamavano a gran voce l’Arcivescovo, ma lo sbarramento di polizia era imponente. Poi all’improvviso la folla cadde in ginocchio.

Erano in cinque, con abiti neri e il capo coperto da uno scialle. Si fecero largo tra la folla. Entrarono nel Duomo senza essere fermate dagli agenti. Attraversarono la navata centrale deserta e raggiunsero la cappella del Tesoro.

Dietro l’altare, alcuni uomini malvestiti lavoravano con pennelli e pinzette senza mai fermarsi, ma si capiva che non erano soddisfatti. Le cinque figure si misero a pregare in ginocchio, davanti alla cassaforte a doppio fondo con i due portelli ancora aperti. I poliziotti della Scientifica ignorarono la loro presenza che, tuttavia, li intralciava.

Avete trovato niente? chiese monsignor Scarano, l’abate della cappella.

Nessuno rispose. Poi tutti scattarono sull’attenti quando videro l’Arcivescovo attraversare con il seguito il sacello.

Eminenza, siamo impegnati con fede l’abate sembrava a disagio.

Il Cardinale, scuotendo il capo, disse:

Multitudo, multitudo…! Troppa gente!.

Già, vorremmo lavorare in pace ammise il commissario, visibilmente seccato.

Polizia? domandò l’abate.

Abruzzese, Criminalpol disse con voce nasale; poi rivolto alle donne: Voi siete della cappella?.

Sono le parenti di san Gennaro rispose il monsignore.

Abruzzese si avvicinò al sarcofago corazzato e con sorpresa notò:

Strano, questo perché non l’hanno rubato?.

Il busto d’argento, completo di tutto, era ancora nel reliquiario. Al suo posto incastrato dietro la faccia d’oro, c’era anche il macabro ornamento del cranio.

Arrivò di corsa il segretario dell’Arcivescovo. Era giovane con la barba e tutto agitato.

Eminenza! Eminenza…! gli riferì qualcosa sottovoce.

Non praevalebunt il Cardinale sembrava punto nell’orgoglio. Dette la benedizione e si ritirò in processione nel palazzo di Largo Donnaregina.

Il segretario fu invitato da Abruzzese a rimanere.

Allora? il commissario starnutì e si soffiò il naso.

Incredibile, assurdo… vogliono dieci miliardi! Per restituire la teca con il sangue, hanno chiesto un riscatto di dieci miliardi.

Il segretario era provato, non si era mai vista prima la polizia nel Duomo:

Io… non resisto… Io sono malato di cuore.

Dieci miliardi? E chi li paga? chiese a se stesso Abruzzese sistemando le chiappe sulla poltroncina nella saletta attigua. Ma perché non hanno portato via le altre reliquie? E perché hanno trascurato i gioielli? Perché sono delle copie. Quelli veri dove stanno? Nel caveau del Banco di Napoli? Credo di sapere quanto vale questo tesoro: quando nel 1987 portarono alcuni pezzi a Brooklyn, fu assicurato per la modica somma di mille miliardi.

Il segretario se ne andò con un sospiro.

Tutt’intorno alla cappella, c’erano cinquanta busti d’argento e Abruzzese si avvicinò a quello di sant’Antonio: era ricamato con il cesello.

Quanto può valere? Però, è troppo ingombrante…. Poi domandò ai poliziotti in borghese: Impronte?.

Una sulla cassaforte rispose un tipo con un braccio solo.

Capelli?.

Eccoli ne sollevò due o tre con la pinzetta. Vedremo se hanno il bulbo.

Il commissario interrogò l’abate:

Chi ha la chiave?.

Ce ne vogliono quattro, per aprire. Due le tengo io e le altre il vicepresidente della deputazione. Se tutte le chiavi non s’incontrano, la cassaforte rimane chiusa. E dopo, per aprire il portello, bisogna usare la combinazione numerica.

Inviolabile, insomma. Chi è il vicepresidente?.

Il marchese di Villanova. La deputazione di san Gennaro rappresenta l’intera società napoletana.

Già sorrise Abruzzese. Nobiltà, clero, borghesia, istituzioni pubbliche… Il proletariato non esiste?.

Il commissario accese un toscano e si passò una mano sui capelli.

Il popolo è qui ogni giorno, in chiesa sottolineò l’abate.

E il presidente?.

È il Sindaco. Per un vecchio editto del Cinquecento….

Abruzzese scoppiò a ridere:

Il Sindaco? Da stanotte è agli arresti domiciliari con assessori e consiglieri. E speriamo che ci resti. Sono accusati di aver speculato sulla monnezza e le discariche abusive. Inquisiti anche gli onorevoli. Che notte! Per finire, la morte di un povero cristo di cui non si è ancora interessato nessuno.

Le donne vestite di nero chiesero la chiave della cripta per pregare davanti alle ossa. Il custode gliele diede. Le coreute di san Gennaro lasciarono la cappella con movimenti goffi. Non sfuggì al commissario la loro figura tozza come quella delle bufale dei Mazzoni: una, però, era slanciata; e scivolando dietro le altre, fece un inchino al vicecommissario Pisapia, che commentò:

Il furto è avvenuto nel momento sbagliato. Proprio oggi non doveva venire qui la commissione di esperti?

Una tragedia disse sconsolato il monsignore. Dovevano analizzare il sangue. Un guaio. Non ci voleva. Maggio è vicino, siamo quasi ai giorni del miracolo di primavera. Domenica è Pasqua….

Allora, diamoci da fare suggerì Abruzzese.

Sgusciò due semi d’arachide e li mangiò: segno che l’indagine era cominciata.

San Gennaro ci aiuterà concluse Scarano.

Dopo un po’ le bufale tornarono e consegnarono la chiave. Se ne stavano andando quando furono bloccate:

Un momento, voi…!.

Abruzzese sollevò lo scialle di una e ne esplorò il viso.

Ci perseguitate? disse la donna in tono minaccioso.

Andate, andate, non sono mica Diocleziano.

Fuori, solo auto della polizia e carabinieri in perlustrazione.

Strano, sono spariti tutti.

Tutti tranne i due ragazzini che avevano scoperto il cadavere anonimo.

Torna all'Indice

Capitolo 2

Via Duomo, linea di confine tra i quartieri Vicaria e San Lorenzo, era tornata a essere la strada di sempre: curiale e alquanto silenziosa. Sulla destra si allargava, insolitamente calma e compassata, piazza Crocelle ai Mannesi, la porta di Forcella. Era la casbah del crimine, dove si arruolavano i legionari della camorra. I due poliziotti camminarono con passo lesto. Con la rinite ad Abruzzese era tornato il malumore. Starnutì una decina di volte, si soffiò il naso e concluse:

Pisapia, Napoli cambia troppo in fretta. Prima tutta quella mobilitazione e ora l’indifferenza….

Passarono davanti a un bancolotto e Abruzzese propose:

Giochiamo il terno di san Gennaro.

Si misero in fila: qualcuno chiedeva di interpretare un sogno, qualche altro giocava sulla nascita di una nipote. Venne il loro turno.

Avete il terno del sangue? chiese serio il commissario.

Quale sangue? fece il ricevitore con indolenza.

San Gennaro, amico. Possibile? Non avete preparato le giocate?.

Con lui non si scherza ammonì il ricevitore. Comunque, se proprio ci tenete, eccomi qua.

San Gennaro, il sangue e il furto… quanto fanno?.

Sangue aggrumato? Furto con scasso?.

Furto senza scasso. Ma dove vivete? Nessuno vi ha detto che stanotte hanno rubato le ampolline dal Duomo? Abruzzese stava perdendo la pazienza.

Ho già tanto da fare con i miei numeri… Allora, 63, 66, 67: il furto, il sangue solido e Gennaro. Cinquemila su Napoli?.

Il commissario uscì dalla fila e con calma si mise a cercare i quattrini nelle tasche, mentre ascoltava la giocata successiva: 17 e 40; trentamila lire sulla ruota di Napoli.

Qua sono tutti impazziti bofonchiò. Poi, chiese al giocatore:

È l’ambo del morto di stanotte?.

Quello non rispose. Nessun indizio dai frequentatori della fabbrica delle illusioni.

Il commissario pagò, prese il biglietto e con Pisapia uscì.

Pisapia, tu avresti giocato così?.

No, sono disorientato. Sono troppi i barboni che muoiono per strada.

Prima voltano la faccia per non vedere e poi fanno le giocate. Non lo so… credo che chiederò l’autopsia.

Entrarono in un bar, guardati con sospetto come due alieni. Nessuno aveva voglia di parlare, tanto meno con loro.

Erano stati sguinzagliati agenti in borghese in tutte le zone di Napoli. Nei quartieri della città vecchia, dalla Stella a San Carlo all’Arena, dall’Avvocata a Montecalvario, fino a San Giuseppe e Porto, erano stati segnalati comportamenti anomali, con reazioni di calma e compostezza indegne per Napoli. Il furto del secolo aveva trasformato un’intera città.

Commissario, qua non succede niente, sono preoccupato il Prefetto chiamò Abruzzese, temendo per l’ordine pubblico (eccessivo) e per la sua poltrona. Lo sapete meglio di me, questa città si regge sul disordine. Se s’inceppa il caos, tutti cominciano a ragionare e troppe persone che ragionano, a Napoli diventano pericolose. C’è troppa calma. Dovete fare qualcosa.

Il Prefetto non scherzava, parlava maledettamente sul serio.

Non posso arrestare mezza Napoli, solo perché si comporta con insolita calma. Piuttosto, mi preoccupa la pace camorristica.

Indagate, indagate. E fate presto! Trovate qualcosa il Prefetto fu perentorio. Stanno arrivando i giornalisti di mezzo mondo.

Ah, così si parlerà dei politici arrestati ironizzò il commissario.

Indagate, indagate l’uomo di governo abbassò il ricevitore.

Gran figlio di puttana! esclamò tra sé Abruzzese.

Chiamò Villa Torre.

Il marchese di Villanova? Ah, e quando lo trovo? Devo vederlo, fatemi chiamare. Sono il capo della Criminalpol.

Il procuratore Aiello aveva accolto la sua richiesta. S’era fatto tardi e Pisapia lo accompagnò con la Uno. Il cadavere era stato trasferito dagli Incurabili al vicino obitorio in vico Capozzi.

Dietro una vecchia porta marrone, al pianterreno, si stava eseguendo l’autopsia. Sul muro di lato alla porta, era scritto con un pennarello: Obbitorio, con due b.

Il corpo era disteso supino, sopra il tavolo in acciaio inox che pendeva verso un lavabo. Sotto fasci di luci abbaglianti, un coltello con il manico di legno affondava in quelle carni necrotiche per portare alla luce brandelli di verità. Sul tavolo, forbici di vario tipo e l’orrendo costotomo, più un attrezzo da giardiniere che uno strumento medico; e tante pinze, sonde e seghe elettriche, bilance, bicchieri, bacinelle, aghi e filo, lenti d’ingrandimento.

Pisapia, pallido, esclamò:

Ma è un immigrato di colore!.

Il fetore opprimente della sala si mescolava con l’odore intenso del sigaro. Abruzzese appariva affaticato e dolente: la rinite non gli dava tregua.

È un meticcio. Capisco la tua sorpresa. Non si vede tutti i giorni un sudamericano di colore sezionato all’obitorio.

Il Procuratore ascoltava con la mano incollata all’orecchio e intervenne:

È di un pallore diverso, impercettibile.

Già, un pallore nero, ironizzò Abruzzese. Gesù, fate luce, dottore.

Una morte improvvisa ha sempre dei lati oscuri tentò di spiegare il magistrato, a disagio. L’autopsia chiarirà ogni dubbio su eventuali cause delittuose.

Personalmente, sospetto delle coincidenze e questa morte è coincisa con il furto nel Duomo il fumo acre del sigaro fece lacrimare gli occhi del commissario che starnutì con visibile sofferenza.

Passò un’ora. Alla fine, il medico legale, con la mascherina ancora appesa al collo, gettò i guanti nella pattumiera e disse:

Non ci sono segni di violenza. Per ora, due ipotesi: la morte improvvisa può essere dipesa da una crisi respiratoria, oppure da inibizione.

Inibizione? domandò il Procuratore mentre accendeva l’apparecchio acustico.

In un soggetto predisposto, può bastare un’emozione. Si può morire così o per uno spasmo della glottide anche a cinquant’anni. Con i pochi elementi che ho, è già troppo.

Il perito settore prese dal tavolo un grosso barattolo con l’etichetta e chiuse il coperchio.

L’esame di questo reperto disse ci potrà essere di aiuto.

Abruzzese si sedette su una sedia di metallo.

Quei piccoli segni sulla faccia? domandò.

Avete ragione. Ma un cadavere esposto all’aria subisce l’azione divorante degli insetti. Noi diciamo fauna cadaverica. Personalmente, sono convinto che sia morto per asfissia.

Il medico girò il corpo a pancia in giù dopo averla ricucita.

Abruzzese ebbe un sussulto, colpito dalle chiazze color vinaccia diffuse sulla schiena.

E queste, come le spiegate? Con il vostro permesso, le macchie ipostatiche sul dorso non le dovrebbe avere. Non è stato trovato seduto con le spalle al muro? Io dico che qualcuno può avercelo portato già morto.

Il Procuratore fissò il medico che ipotizzò con imbarazzo:

Qualcuno avrà avuto pietà e lo ha sistemato così. Dico asfissia e insisto, guardate queste macchie, sono molto intense e diffuse. Nelle morti per blocco respiratorio, il tempo di coagulazione è ritardato e la putrefazione più rapida, in soggetti ben sanguificati. Si tolse il camice e s’aggiustò la cravatta a farfalla.

Abruzzese era seccato e non lo nascose.

Morte naturale, insomma? Se lo dite voi… ironizzò. Morto a due passi dal Duomo, magari d’infarto per un forte dispiacere. Un meticcio che amava san Gennaro… Di lui non sappiamo niente, nemmeno il nome.

Ora sono più tranquillo disse il magistrato; fece capire che si stava per concludere, con il rituale medico-legale, quello giudiziario e autorizzò la sepoltura del morto; con una solenne raccomandazione: Cercate almeno di sapere come si chiamava.

Uscirono dall’obitorio quasi soddisfatti. Tutti tranne il commissario che con un gesto stizzito gettò per terra il mozzicone di sigaro nel cortile dell’ex convento.

I due poliziotti rimasero soli.

Questa morte non mi convince. Ha messo in allarme molti: per questo hanno giocato al lotto sul meticcio disse il commissario.

Il vicecommissario sorrise:

Voce di popolo….

Pisapia, vado a piedi. Ci vediamo a piazza Cavour, davanti alla metropolitana.

Dal budello di vico Capozzi, evitando una gimcana di scooter, Abruzzese raggiunse via Armanni. Tagliò dalla scorciatoia del vicino ospedale per via Maria Longo, fino a porta San Gennaro. La vita del quartiere era quella di un qualsiasi giorno. Lotta per sopravvivere e illeciti d’ogni sorta, ma senza clamore. Le facce, anche quelle le stesse: facce smorte, incantate, dolenti. Abruzzese osservò una ra-gazza dai capelli nerissimi e lucenti. Non riuscì a spiegarsi come potesse crescere una chioma così bella in un luogo così malsano.

La ragazza si pettinava e sorrideva, nella vestaglietta di seta di San Leucio. Capì subito che il poliziotto stava per chiederle qualcosa:

A vostra disposizione. Furastiero?.

Sì, ma perché non usi il fon? Non hai il mal di testa?.

Una pianta si asciuga all’aria aperta, i capelli soffrono.

E tu soffri per san Gennaro?.

Soffre lui per noi… Chi siete? Un acciaffatore, uno sbirro?.

Un ficcanaso che non crede alle apparenze. A proposito di forestieri, di sbirri e di delitti, hai saputo del mulatto trovato morto qua vicino?.

Sì, ma che c’azzecca con san Gennaro?.

Lasciò la bella guagliona e si fermò davanti a un altro piccolo obitorio con la scritta: Macelleria. Vide uscire una donna massiccia, accompagnata fuori, come una regina, dal venditore. Si ricordò di averla già vista da qualche parte. Era una delle cinque donne vestite di nero, quella alla quale aveva scoperto il muso nella cappella. Indossava un vestito di seta rosa, era ben truccata e le pendevano ori e gioielli da tutte le zampe.

Abruzzese entrò nella bottega e chiese:

Del furto che mi potete dire?.

Quale furto? il beccaio continuava a macinare carne.

San Gennaro, amico.

L’uomo dietro il bancone scosse la testa e disse:

Sono oriundo di Montecalvario… non capisco niente.

State attento Abruzzese puntò il bastone contro il macellaio. Il vostro commercio registra qualche irregolarità, o mi sbaglio? Chi è la tizia appena uscita?.

Donna Nunziata, femmina di rispetto. Ma voi chi siete? Un vigile annonario?.

No, no, solo un poliziotto… Nunziata, avete detto? L’ho già vista nel Duomo.

È una parente di san Gennaro, decisa ma generosa.

Allora , tanto oriundo non siete….

A San Lorenzo ci conosciamo tutti.

Il commissario s’avvicinò a un foglio incorniciato e lesse:

Pasquale Fusco, licenza per la macellazione di carni bovine e suine.

Scaduta da sei mesi. Abruzzese si girò verso il frigobanco e la sventolò:

Bene, bene….

Via, è stata una dimenticanza. Vi servo due tracchiulelle o la cularda? È nu butirro.

Smettetela! Allora, donna Nunziata… parente di san Gennaro e poi?.

Perché, non ve l’ho detto? È la figlia di don Ciccio.

E chi è don Ciccio?.

Ciccio Granada, il re di via Duomo. Sa tutto su san Gennaro.

E voi tutto su di lui. Vi ascolto.

Aiutò a portare in salvo il tesoro durante la guerra, con un altro pezzo importante. Comunque, nun saccio niente, sono oriundo.

Con voi ci rivediamo, anche se certa carne mi fa schifo.

Mentre imboccava porta San Gennaro, Abruzzese vide due ragazzini che fuggivano dopo aver rotto il vetro di un’auto: forse erano gli stessi che avevano scoperto il cadavere del meticcio.

Attraversò via Foria e si fermò davanti alla stazione della metropolitana. Pisapia lo raggiunse in ritardo perché bloccato dal traffico. Abruzzese entrò nell’auto. Pisapia infilò lo stereo per sentire le ultime notizie.

La commissione di esperti annunciò una voce asettica verrà comunque a Napoli, anche se la teca con il sangue non si è ancora trovata. Verrà per esaminare la pietra che sanguina nella parrocchia di Pozzuoli…. Seguì una breve intervista telefonica. "Ed ora ecco il giudizio di uno che le ha viste di tutti i colori… Don Ciccio, chi ha rubato

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Il Terno Di San Gennaro

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori