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Sublime plurale Marche da scoprire

NELLE MARCHE È DEL RESTO SEMPRE UNA QUESTIONE DI GEOGRAFIA, GEOMETRIE E GEOLOGIA

LE “PUGLIE” E GLI “ABRUZZI” hanno perso quel plurale cui qualcuno con parecchi anta d’antan ancora s’aggrappa, tra nostalgia ed inerzia. Le Marche no, il singolare non è concepibile: saranno l’aria e l’aura dell’Adriatico che bagna le tre regioni a fondere e confondere, può darsi che dipenda dai riverberi del tetris di vernacoli e vessilli che fa smottare, incessante, i confini dall’altra parte. Non importa, quello che c’interessa è sublimare il sublime distillando le coordinate di un possibile portolano marchigiano per un viaggio speciale. Uno dei tanti, il più bello di tutti (fino al prossimo). In che modo?

Forse come col brodetto. Quella zuppa di pesce assembla e miscela, esalta le componenti invitando a godersi la somma e ogni singolo addendo: un’arte che sfida sensi e algebra. Oppure come con la moretta, l’operazione che il cicchetto dei portuali fanesi impone è tuttavia ribaltata: caffè, brandy e rum uno sopra all’altro, distinti come in una carota da geologo. Le pupille distinguono, le papille sintetizzano. Comporre o scomporre, dunque (per ricomporre)? Sì ma non basta. Per complicarci le cose scegliamo le “Marche Alte”, quelle verso il confine con la Romagna, aggiungendo così altri elementi. Ci ricordiamo però di Vitruvio, Bramante e Raffaello: estro con rigore. E ci consoliamo nella ricerca di un plurale armonico, quasi plastico. Nelle

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