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L'appetito sociale: Il cibo come desiderio di riscatto nel linguaggio cinematografico di Pier Paolo Pasolini. Il caso di «Mamma Roma»
Conoscere per riconoscere: La criminalità organizzata nelle Marche
I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio: Analisi e prospettive in Europa e in Italia
Serie di e-book7 titoli

Best Practices Series

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Info su questa serie

La figura del Mobility Manager è stata introdotta, in Italia, con D.M. 27/03/1998 (meglio conosciuto come “Decreto Ronchi”) che ha introdotto politiche ed interventi finalizzati a limitare le emissioni inquinanti a seguito degli impegni presi con la ratifica del Protocollo di Kyoto.
Il Decreto disponeva l’obbligo dell’individuazione della figura del Mobility Manager, in tutti i Comuni compresi nelle zone a rischio di inquinamento atmosferico, limitandolo alle sole aziende ed enti con oltre 300 dipendenti per unità locale o con oltre 800 dipendenti distribuiti su più unità locali. Successivamente sono state individuate le figure del Mobility Manager d’Area e del Mobility Manager scolastico e, da ultimo, con D.L. del 19/05/2020 n. 34 (detto Decreto Rilancio), è stato rilanciato il ruolo di tali figure, rendendole obbligatorie per imprese e pubbliche amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti, ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città Metropolitana, in un capoluogo di Provincia ovvero in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti.
Figura fondamentale per l’adozione di forme di mobilità ambientalmente più sostenibili ed efficienti nell’ambito dei luoghi di lavoro e degli istituti scolastici, il Mobility Manager non ha, purtroppo, supporti normativi adeguati per portare avanti la propria missione.
Questo volume, oltre ad indagare le normative vigenti in materia, esplora il rapporto tra l’attività del Mobility Manager e la promozione dell’uso della bicicletta, quale strumento di incentivazione della mobilità sostenibile e di una migliore qualità della vita e dell’ambiente, cercando di fornire un supporto a chi è investito da questo importante ruolo.
Dallo stesso autore de «I percorsi ciclabili dell’Adriatico» e «I turismi in biciletta come strumenti di sviluppo del territorio»
LinguaEnglish
Data di uscita29 gen 2016
L'appetito sociale: Il cibo come desiderio di riscatto nel linguaggio cinematografico di Pier Paolo Pasolini. Il caso di «Mamma Roma»
Conoscere per riconoscere: La criminalità organizzata nelle Marche
I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio: Analisi e prospettive in Europa e in Italia

Titoli di questa serie (7)

  • I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio: Analisi e prospettive in Europa e in Italia
    I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio: Analisi e prospettive in Europa e in Italia
    I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio: Analisi e prospettive in Europa e in Italia

    Questo volume riprende il lavoro portato avanti all’interno del dottorato di ricerca in “Sociology of Regional and Local Development”, XXVII ciclo, presso l'Università di Teramo. La ricerca di dottorato, di cui questa pubblicazione è una sintesi, ha approfondito le dinamiche del fenomeno dei turismi in bicicletta, fenomeno che negli ultimi anni ha conosciuto un rinnovato interesse sia negli utenti che all’interno delle politiche dei vari Stati, ma che manca, almeno in Italia, di un approfondimento scientifico. Il testo parte da un excursus sulla storia della bicicletta passando poi all’individuazione di una definizione di “cicloturismo” che possa individuare compiutamente il fenomeno, identificando le diverse tipologie dei soggetti che utilizzano la bicicletta all’interno della loro esperienza turistica. Una successiva analisi della letteratura esistente e delle fonti statistiche e documentarie, nazionali e internazionali (riferimenti storici, normativi, economici e sociologici), ricostruisce l'evoluzione del fenomeno ponderando il peso dei fattori strutturali che possono influenzare la formazione delle rappresentazioni sociali inerenti al tema della ricerca.

  • L'appetito sociale: Il cibo come desiderio di riscatto nel linguaggio cinematografico di Pier Paolo Pasolini. Il caso di «Mamma Roma»
    L'appetito sociale: Il cibo come desiderio di riscatto nel linguaggio cinematografico di Pier Paolo Pasolini. Il caso di «Mamma Roma»
    L'appetito sociale: Il cibo come desiderio di riscatto nel linguaggio cinematografico di Pier Paolo Pasolini. Il caso di «Mamma Roma»

    L’anno 2018 è stato proclamato Anno nazionale del cibo italiano. Ciononostante mostra enormi squilibri e contraddizioni, soprattutto in riferimento a tematiche come il cibo e la povertà. Il testo compie una disamina dei modelli nutrizionali che si sono storicamente affermati e analizza il rapporto tra il cibo e la cultura partendo da una prospettiva filosofica e passando attraverso la lettura di alcune operette letterarie, con lo scopo di porre l’accento sul cibo come ‘fattore identitario’. Luogo di elezione per la parte empirica è il cinema, da sempre spazio di raccolta e di espressione enfatica dei sogni che animano l’immaginario collettivo. La centralità delle immagini è cruciale nello studio dei paradossi tipici dell’epoca attuale, tra i quali spicca la ‘cibomania contemporanea’. Il cinema è un ambito privilegiato per le analisi dei mutamenti intercorsi nella società. La scelta è caduta su Mamma Roma poiché in tale pellicola Pier Paolo Pasolini affronta il tema del passaggio dalle periferie al centro con il conseguente percorso ascendente che la protagonista intende seguire. In tale cornice il cibo assume i tratti di una chimera mai raggiunta e di un traguardo inafferrabile da parte dei “poveri Cristi”, derelitti di ogni epoca, che nei panni dei “pellegrini del cibo” inseguono una meta, una terra promessa sempre all’orizzonte e destinata a svanire nel tentativo incessante di dare senso alla propria ricerca. Il cibo e la fame diventano le proiezioni del desiderio di vedere migliorata la posizione di partenza, le condizioni emblematiche, persistenti e mai rimosse, di chi esprime il proprio ‘appetito sociale’ nei termini di una precisa volontà di riscattarsi, senza soluzioni di sorta, dalla condizione subalterna di appartenenza. *** Eleonora Sparano è Sociologa con specializzazione in Metodologia della Ricerca sociale e Dottore di Ricerca in Politiche sociali e Sviluppo locale. Durante il suo percorso ha affrontato il tema delle disuguaglianze scolastiche basate sul genere e sulla stratificazione sociale, approdando allo studio del diverso accesso alle risorse naturali, all’acqua e al cibo. È stata Assegnista di Ricerca presso l’Università di Roma Tre e Docente di Sociologia per l’Università di Viterbo. Attualmente è Cultrice della materia in Sociologia dei processi culturali (Roma Tre) e al di sopra di ogni cosa è madre di una splendida bambina, al momento di tre anni, alla quale desidera mostrare con l’esempio che cosa significa coltivare, proteggere e difendere i propri sogni con il coraggio, la forza e la fiducia che occorrono per affrontare il domani.

  • Conoscere per riconoscere: La criminalità organizzata nelle Marche
    Conoscere per riconoscere: La criminalità organizzata nelle Marche
    Conoscere per riconoscere: La criminalità organizzata nelle Marche

    Queste pagine sono concepite per diffondere e approfondire la conoscenza delle mafie e la loro espansione in aree non tradizionali del Centro-Nord Italia. Un’analisi dettagliata e stimolante, quella condotta da Sara Malaspina, che getta per la prima volta lo sguardo sull’esistenza della cosiddetta «mafia silente», in specie la ’ndrangheta, nel tessuto socio-economico delle Marche. Un territorio che, per contro, continua a connotarsi per il malcostume della politica locale e per atteggiamenti di indubbia sottovalutazione del fenomeno criminoso. Droga, traffico di esseri umani, riciclaggio, usura, sono inequivoci segnali della presenza di organizzazioni criminali sul territorio marchigiano e dei rischi ai quali lo stesso tessuto socio-economico è attualmente esposto. «Conoscere per riconoscere» significa allora abbandonare - una volta per tutte - la distorta convinzione culturale delle mafie come problema esclusivo del Sud Italia e impegnarsi collettivamente nella sensibilizzazione della popolazione in difesa della legalità.

  • Virtù e paradossi dello sviluppo locale: Tracce per una riflessione
    Virtù e paradossi dello sviluppo locale: Tracce per una riflessione
    Virtù e paradossi dello sviluppo locale: Tracce per una riflessione

    L’attenzione sul tema dello sviluppo locale non è di lunga durata; si propone come una chiave di lettura dei processi diseguali di crescita, ma al tempo stesso tende ad essere abbandonato allorquando le politiche di sviluppo richiedono interventi macro-strutturali sui diversi settori della produzione industriali. Intanto, le politiche dello sviluppo locale hanno lasciato tracce significative dietro sé: il territorio visto nelle sue risorse materiali e immateriali; le comunità locali, intese non solo come destinatarie di beni e servizi, ma attori e gestori di uno sviluppo partecipato; la responsabilità sociale come fattore caratterizzante lo sviluppo e la sua condivisione a tutti i protagonisti delle comunità; la formazione come fattore di riconoscimento e di empowerment delle competenze volte a produrre cambiamento e innovazione sociale, attraverso un uso finalizzato delle nuove tecnologie.  

  • La giustizia non può attendere!: A proposito di persone, carcere, diritti, democrazia in tempi di pandemia
    La giustizia non può attendere!: A proposito di persone, carcere, diritti, democrazia in tempi di pandemia
    La giustizia non può attendere!: A proposito di persone, carcere, diritti, democrazia in tempi di pandemia

    Questo saggio affronta con un linguaggio semplice ma senza reticenze i temi più importanti della giustizia nell’anno del Covid-19, mostrando le insopportabili disuguaglianze innescate dalla pandemia tra i diversi gruppi sociali. L’autrice è animata dalla convinzione che esiste un’alternativa: la giustizia sociale. Il lavoro apporta un contributo di indagine e di approfondimento al dibattito scientifico con la lente della Costituzione, quale strumento di tutela della dignità della persona umana, di liberazione, di riscatto sociale e di partecipazione civile.

  • «Fare» progettazione sociale: Azioni possibili per l'intervento sociale
    «Fare» progettazione sociale: Azioni possibili per l'intervento sociale
    «Fare» progettazione sociale: Azioni possibili per l'intervento sociale

    La forte attenzione posta su contenuti e metodi della programmazione a partire dal settore economico fino a quello sociale non ha impedito, anzi ha incentivato la considerazione di un’altra prospettiva teorica e pratica, quella della progettazione, a partire dal campo sociale per individuarne le connessioni con la dimensione economica. La progettazione in campo sociale sembra però mancare di quelle indicazioni teoriche e metodologiche, che ne fanno un ambito di azioni praticabili soprattutto dalle istituzioni preposte alla organizzazione e gestione delle strutture e delle risorse per il benessere delle persone e delle comunità. Perciò attraverso gli esempi di progettazione sociale elaborati da “lavoratori del sociale” (sociologi, psicologi, manager di istituzioni e servizi di Welfare) si presentano casi, da cui si possono trarre indicazioni metodologiche e pratiche per costruire progetti finalizzati, di cui controllare e valutare gli esiti e gli effetti di cambiamento sociale effettivamente prodotti.

  • Mobility Management e mobilità ciclistica
    Mobility Management e mobilità ciclistica
    Mobility Management e mobilità ciclistica

    La figura del Mobility Manager è stata introdotta, in Italia, con D.M. 27/03/1998 (meglio conosciuto come “Decreto Ronchi”) che ha introdotto politiche ed interventi finalizzati a limitare le emissioni inquinanti a seguito degli impegni presi con la ratifica del Protocollo di Kyoto. Il Decreto disponeva l’obbligo dell’individuazione della figura del Mobility Manager, in tutti i Comuni compresi nelle zone a rischio di inquinamento atmosferico, limitandolo alle sole aziende ed enti con oltre 300 dipendenti per unità locale o con oltre 800 dipendenti distribuiti su più unità locali. Successivamente sono state individuate le figure del Mobility Manager d’Area e del Mobility Manager scolastico e, da ultimo, con D.L. del 19/05/2020 n. 34 (detto Decreto Rilancio), è stato rilanciato il ruolo di tali figure, rendendole obbligatorie per imprese e pubbliche amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti, ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città Metropolitana, in un capoluogo di Provincia ovvero in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti. Figura fondamentale per l’adozione di forme di mobilità ambientalmente più sostenibili ed efficienti nell’ambito dei luoghi di lavoro e degli istituti scolastici, il Mobility Manager non ha, purtroppo, supporti normativi adeguati per portare avanti la propria missione. Questo volume, oltre ad indagare le normative vigenti in materia, esplora il rapporto tra l’attività del Mobility Manager e la promozione dell’uso della bicicletta, quale strumento di incentivazione della mobilità sostenibile e di una migliore qualità della vita e dell’ambiente, cercando di fornire un supporto a chi è investito da questo importante ruolo. Dallo stesso autore de «I percorsi ciclabili dell’Adriatico» e «I turismi in biciletta come strumenti di sviluppo del territorio»

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