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Amati e Demoni Oscuri: Poesie
Etica, curry ed irriverenza: Poesie
Il Giardino dell'Anima
Serie di e-book30 titoli

poesia

Valutazione: 4 su 5 stelle

4/5

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Info su questa serie

Fragmento de la obra

Orillas del Sar
I
A través del follaje perenne
que oír deja rumores extraños,
y entre un mar de ondulante verdura,
amorosa mansión de los pájaros,
desde mis ventanas veo
el templo que quise tanto.
El templo que tanto quise…,
pues no sé decir ya si le quiero,
que en el rudo vaivén que sin tregua
se agitan mis pensamientos,
dudo si el rencor adusto
vive unido al amor en mi pecho.
II
Otra vez, tras la lucha que rinde
y la incertidumbre amarga
del viajero que errante no sabe
dónde dormirá mañana,
en sus lares primitivos
halla un breve descanso mi alma.
Algo tiene este blando reposo
de sombrío y de halagüeño,
cual lo tiene, en la noche callada,
de un ser amado el recuerdo,
que de negras traiciones y dichas
inmensas, nos habla a un tiempo.
Ya no lloro…, y no obstante, agobiado
y afligido mi espíritu, apenas
de su cárcel estrecha y sombría
osa dejar las tinieblas
para bañarse en las ondas
de luz que el espacio llenan.
Cual si en suelo extranjero me hallase,
tímida y hosca, contemplo
desde lejos los bosques y alturas
y los floridos senderos
donde en cada rincón me aguardaba
la esperanza sonriendo.
LinguaItaliano
Data di uscita1 mar 2013
Amati e Demoni Oscuri: Poesie
Etica, curry ed irriverenza: Poesie
Il Giardino dell'Anima

Titoli di questa serie (35)

  • Il Giardino dell'Anima
    Il Giardino dell'Anima
    Il Giardino dell'Anima

    “Il Giardino dell’Anima” vuole essere un viaggio di sentimenti, confessioni, lembi dell’esistenza: trasparenza di ricordi, spesso amari, che cercano di rischiarirsi di luce. Un iter catartico in una dimensione filtrata attraverso scansioni che veicolano più forza al vivere. La poesia di Annamaria rivela una ricchezza di contenuti perfettamente organica all’ armonia del segno. In questo percorso il lettore può incantarsi nella ricerca di valori e significati, identificandosi nelle sottili vibrazioni emotive e nelle luci evocative di un viaggio che, attraverso le stagioni del tempo e dello spazio, ci guida alla conoscenza di noi stessi. 

  • Amati e Demoni Oscuri: Poesie
    Amati e Demoni Oscuri: Poesie
    Amati e Demoni Oscuri: Poesie

    Raccolta di poesie di Marcella Boccia. Poesie d'amore.

  • Etica, curry ed irriverenza: Poesie
    Etica, curry ed irriverenza: Poesie
    Etica, curry ed irriverenza: Poesie

    L'odore del curry è nell’aria Al tramonto indugia sulle pareti dei capannoni d'amianto delle fabbriche infuocate dalla lotta dei facchini Il sapore del curry incendia la lingua e permane dentro ogni poro appiccicato alla pelle d'ebano di eroi giunti da lontano

  • Proposta sibillina: Poesie
    Proposta sibillina: Poesie
    Proposta sibillina: Poesie

    Le sezioni in cui sono divise le poesie di questo libro sono paradigmatiche di alcune associazioni implicite che ho fatto solo in parte con consapevolezza. La sezione «Maschio solubile» contiene poesie dedicate a episodi della mia vita in cui sono stato vittima di avance da parte di persone di un sesso che non è quello con cui ho rapporti romantici. Nella sezione trovano posto elementi affini, come la solubilità dell’identità maschile – che diventa dislessia, lesbismo – e la successiva necessità di scrivere poesie. La sezione «Congressi carnali» parla della mia paura di parlare in pubblico, della stage fright, dell’esibizionismo mascherato da paura, dei viaggi inutili, dell’industria del viaggiare tanto per viaggiare – o, nel caso dei convegni scientifici, per fare sesso. La sezione «Tecnologie inusitate» contiene divertissement sul tema tecnologico, con l’intento di prendere in giro – specie nella pronuncia – chi prende troppo sul serio la terminologia settoriale e non si accorge di quanto sia a volte ridicola. La sezione «Vagabonda in pelliccia» è dedicata all’amica Sibilla.

  • Vedova di me stessa: Poesie
    Vedova di me stessa: Poesie
    Vedova di me stessa: Poesie

    Scorre lava ed inquietudine nelle vene de' figli del vulcano Si nutrono di passione e turbamenti Han l'anima inzuppata di magma e negli occhi il tormento de' sensi i figli del vulcano Sconvolge le notti ed i risvegli il desiderio di guarire dai ricordi e dall'orrore del passato che scorre nelle vene de' figli del vulcano e bruciando di bramosia con forza ed irruenza amano

  • Bolle d'accompagnazione: Settantasette poetwit da skvolabus in Russia tsentrale
    Bolle d'accompagnazione: Settantasette poetwit da skvolabus in Russia tsentrale
    Bolle d'accompagnazione: Settantasette poetwit da skvolabus in Russia tsentrale

    Prendere otto writer, otto esemplari di homo scribens, cinque di madrelingua italiana e tre siciliana, nella fattispecie due giornalisti e sei tra romanzieri e poeti, metterli su uno scuolabus che va in giro per la Russia centrale per otto giorni, agitare, non mescolare: shaken, not stirred, come il cocktail preferito di James Bond. Questa, grosso modo, è la ricetta che è stata seguìta dal 14 al 22 settembre 2013 dai mandanti di questa gita scolastica fuori tempo massimo, alla quale ci siamo ritrovati impreparati, senza il cestino di plastica celeste della merenda, e disattenti al suono della campanella. Ad accompagnarci avevamo anche la maestra, naturalmente essendo piccoli, una maestra polimorfa incarnata da diverse persone: ● la bodyguard, Andrej, che espletava il suo ruolo in incognito, fingendosi fotografo, nella penombra dell’ultima fila, ma conosceva bene i tempi scenici e sapeva entrare al momento giusto con la battuta giusta come quando, in un bar-discoteca di Kozélsk alle sei del pomeriggio, un indigeno ha invitato a ballare una di noi, e Andrej si è rivolto ad Andrea domandandogli: «Lo devo togliere?». Come se fosse un bruscolino (ma lo era, in confronto a lui). ● Il preside, nella persona di Pàša, che si sdoppiava anche nella funzione di autista dello scuolabus, che è stato la vera guida della spedizione. ● Il Commissario Politico, nella persona di Anastasija detta Nàstja, nostro autentico Duce dell’Umanità Progressiva verso il Radioso Avvenire. Ha viaggiato sempre sul cofano dello scuolabus, come il simbolo cromato della Mercedes, stagliando il suo profilo perfetto (e pure cromato) e lasciando svolazzare in modo ordinatissimo il drappo che la copriva, il braccio sinistro proteso verso l’alto impugnante la Falce. ● Il jukebox umano, Romàn detto Ramon, mascotte che senza bisogno d’inserire moneta alcuna faceva funzioni sia di karaoke che di fonte musicale autonoma. ● E le due mediatrici interlinguistiche orali, Olja e Sveta. Spesso hanno rivestito funzioni molto più ampie, dalle nutrici alle under-umbrella sitter, dalle consulenti globali alle respingitrici (buferà). Si trattava di un esperimento scientifico: mettendo in queste condizioni gli ingredienti suggeriti dalla ricetta, cosa ne sarebbe uscito? Di certo l’energia sprigionata dall’incontro di questi componenti biochimici è stata ed è notevole. Io che pensavo di avere fatto l’ultima gita scolastica della mia vita nel 1975 quando m’innamorai perdutamente di Mariella Saporito da Quarto Oggiaro e passai l’intera tratta Roma-Milano del treno accelerato a limonare con lei sotto gli sguardi esterrefatti degli altri sedenti nello scompartimento, mi sono ritrovato a farne un’altra quasi quarant’anni dopo. Solo che nel 2013 certe cose non le faccio più... e poi il sedile in fondo dietro era sempre occupato. Ho quindi composto questi poetwit che contengono alcuni riflessi dei rimescolamenti avvenuti nella mia mente per motivi linguistici, culturali, affettivi, psicotici...

  • Sguardi rubati: Centotrentadue poetwit
    Sguardi rubati: Centotrentadue poetwit
    Sguardi rubati: Centotrentadue poetwit

    Caro Bruno, la poesia mi affascina e mi mette soggezione. Spesso mi appare ermetica e, anche se condivido fino in fondo, senza considerarla riduttiva, la definizione che ne dava GF Contini (a memoria, dal liceo) di "cosciente rifiuto e lucido superamento delle regole sintattiche e grammaticali", la mia ammirazione e la mia soggezione ad essa sconfinano qualche volta in una specie di rinuncia alla comprensione razionale e in un contemporaneo abbandono ed abbraccio emozionale, o emotivo: il che mi basta per apprezzarla e amarla. Questa premessa per affermare con modestia e semplicità che le mie parole sul tuo lavoro vanno prese per quelle di un ingenuo lettore, che ha una venerazione totale per la parola scritta e che dunque ama la poesia, anche se ignorante in materia. Beh mi sono piaciute molto le tue poesie, molto. Mi colpiscono per il carico di attrazione per il femminile che testimoniano, mi seducono per la sensualità che sprigionano, mi incuriosiscono per i sentimenti delicati, ma a volte robusti, che esprimono: ne scaturisce un mondo di emozioni e di pulsioni, e di fascinazioni che mi meraviglia, se lo confronto con il quadro razionale e apparentemente algido che offri di te quando ti apri agli altri. Forse è la scelta dei quadri, per la maggior parte rappresentanti femmine più o meno generose di sé, ma certo tutte profondamente femmine, ma da queste tue parole strutturate in brevi poemi liberi scaturisce una grande ricchezza emotiva dedicata, non dico univocamente, ma certo fortemente, all'altra metà del cielo. Dunque, dietro quella veste formalmente ineccepibile di uomo di lettere e di studio, cioè di mente e di ragione, sei un assatanato uomo di carne e di sensi: alleluia! E la forma leggera e agile che assumono le tue poesie, spesso in consapevole contrasto con alcuni quadri "importanti", sembra affermare che, nonostante l'entità e/o la gravità dei sentimenti provati, basta la musica lieve di poche parole a narrarli, che siano però le parole giuste, anche inventate. Mi sono piaciute senza riserve, dunque i miei complimenti. Grazie. Gianpaolo Tescari

  • Kursaal: Poesie
    Kursaal: Poesie
    Kursaal: Poesie

    Ancorata a questo bivio sull'orlo del precipizio ascolto il sangue pulsare sui dorsi delle mani ciondolanti e sulle tempie disfatte dal giudizio Come vi sia giunta è tema d'amnesia con la melatonina fra i denti e ai polsi logori legacci di purpureo velluto stretti come gli amanti a cui l'amor si nega Maledetta dai sensi come Didone a Cartagine e Narciso sulla riva del fiume dell'inganno mi s'impone l'atroce dilemma d'avvalermi della perfida ragione nella scelta del sentiero prediletto Ed ambo le strade conducono all'inferno  

  • La delega dell'amore: Poesie
    La delega dell'amore: Poesie
    La delega dell'amore: Poesie

    La pioggia bussa al tetto ed al desiderio della tua bocca Amo alla follia quella dolcezza rinchiusa nel guscio duro della tua austerità Amo il sogno rincorso e mai concretizzato d'aver fra le mani chiuse a coppa la tua voglia di me Non guardarmi se non mi vedi Ascolta il respiro che spinge nel petto e bussa alla mia voglia di te come la pioggia fa col tetto

  • Per tenerti la mano tra coyote e cinghiale: Poesie intorno a Deiva
    Per tenerti la mano tra coyote e cinghiale: Poesie intorno a Deiva
    Per tenerti la mano tra coyote e cinghiale: Poesie intorno a Deiva

    Ma se il vento, prepotente e assassino decide ora di essere tiepido, di essere gelido di andare venire restare da sé solo un costrutto, dici tu, solo un costrutto culturale ma cos’altro cos’altro ho per aggrapparmi cosa c’è di base, qual è il fondo solido? il nucleo intorno a cui si avvolgono le certezze? come un rocchetto, come un racconto, si dipanano gli strati – non sanno di essere arrotolati sul nulla.

  • Non sparare: Poesie
    Non sparare: Poesie
    Non sparare: Poesie

    Poesie in lingua italiana di Marcella Boccia. Traduzione in albanese del poeta Arben Idrizi.

  • A Silva: Liriche a quattro zampe
    A Silva: Liriche a quattro zampe
    A Silva: Liriche a quattro zampe

    Nolite mittere Silvam ante porcos Le tue mancate parole, le perle, i porci, non ti sembri soltanto, è vero, è così il mio sommo peccato: ti chiamo bella e mi abbracci, mi ti sdrai addosso. Beneducata Per buona educazione non sai essere volgare solo nel sonno piccoli abbai soffocati. Al coro degli sguaiàti, lanci lo sguardo a me per farmi capir che son villani.

  • Profezie ed estasi: Poesie
    Profezie ed estasi: Poesie
    Profezie ed estasi: Poesie

    Il mio ombelico è un guardiano valoroso ed austero A metà strada fra il cuore e la femminilità custodisce un atavico segreto A nessuno n'è concessa la conoscenza Giammai alcuno ha conquistato la sua benevolenza Il mio ombelico tace E sì valoroso ed austero reca il peso del mio segreto

  • Vieni qui amore
    Vieni qui amore
    Vieni qui amore

    Vieni qui amore a scaldare la nostra rosa a baciare i petali del mio cuore a contare i secondi tra un dolce sguardo e l'infinito Vieni qui amore ché il tempo è fugace ed inganna gli amanti sulla durata della vita Resto ferma ad attenderti seduta sul confine tra la terra e la tua pelle vellutata e odorosa di miele

  • Impronte digitali sulla mia anima: POESIE
    Impronte digitali sulla mia anima: POESIE
    Impronte digitali sulla mia anima: POESIE

    Marcella Boccia è poetessa e scrittrice, di origine campana. In India si è formata in filosofia dello Yoga. Autrice di testi scolastici per stranieri e numerose raccolte poetiche in e-book. Laureata in Cinema, con specializzazione in scenografia, è sceneggiatrice. Ha scritto sulla guerra civile in Congo. Per la libertà del Tibet, ha girato a Londra il video di “Roof of the world” (autrice di testo e musica), con la partecipazione di Phuntsog Nyidron, la monaca tibetana protagonista della canzone, imprigionata e torturata dai soldati cinesi nel carcere di Drapchi. Nel 1999 ha scritto "Partenope", sigla televisiva del Festival di Napoli (Mediaset, RTI). Per la poesia, ha ricevuto il Premio Poeta top 2004 dall'Associazione Internazionale Artisti (A.I.A.). Nello stesso anno è entrata a far parte dell’Albo d’oro “I Corinti”, per essere una dei poeti italiani più letti nel web. Ha ricevuto numerosi premi alla poesia ed è presente in antologie e raccolte poetiche. Nel 2005 ha ricevuto ad Assisi il Premio internazionale Mandir della Pace, “per il suo impegno nella diffusione di una cultura di pace e non violenza”.

  • Poesie dall'ospedale psichiatrico: versione filologica del delirio
    Poesie dall'ospedale psichiatrico: versione filologica del delirio
    Poesie dall'ospedale psichiatrico: versione filologica del delirio

    L'autore è ricoverato in ospedale psichiatrico in un non meglio precisato paese baltico da diversi anni. Dai versi trapelano sia le terapie a cui è sottoposto (compreso uso di alcol non consentito dalle autorità sanitarie), sia le relazioni col personale, infermiere e infermieri, il rapporto con gli animali domestici (è una comunità controllata, con sperimentazione di pet therapy). I versi, sull'onda tra delirio e poesia, tra realtà e immaginazione, tra prescrizione e trasgressione, sono suggestivi dell'atmosfera unica che si respira all'interno dell'istituzione manicomiale o postmanicomiale.

  • L'idea che ho di te
    L'idea che ho di te
    L'idea che ho di te

    Parole e frasi comuni: agosto alcuna Alimenta il desiderio all'amore all'orecchio Amami amanti Marcella Boccia amare i pregi amore animi ansie antiche aurora avverso baci Marcella Boccia battito bellezza bello bravi tutti Marcella bruciata buio calendario centro cielo coltello coppa coraggio corpo cuore d'amore d'emozione danzanodemone del passato diaframma diamante Diario dolce elude emozioni eros Estatico estemporanea Faccio un origami Ferisce feroce fiato fisicità folle giardinogioia giorno imperversa imprudente Incido incontra Inganno innamorati innescano Internazionale Kashmir Kursaal L'ho L'idea Labbra lapislazzuli lontananza mattinomelanconia melodia meteora Mille volte morsi morte nefasti ché nera notte trascorsa nutre occhi lucidi pace parole passione paure Percorriamo perenne perfidia petto pioggiaPoesie Poeta pregi son bravi presente rabbia rapiti respiro rinascita risuona risveglio rovente ruba sanguina scarurigine scritto sensi sensuale sentimenti sguardo silenziosogni sonno sorriso sorseggio sparare stomaco strada Taciturna Tatuo tempesta tormentano uccide vento vetri vibrando viso vivere volgari vuoto.

  • Canzone d'amore di J. Alfred Prufrock: versione metrica da T.S.Eliot
    Canzone d'amore di J. Alfred Prufrock: versione metrica da T.S.Eliot
    Canzone d'amore di J. Alfred Prufrock: versione metrica da T.S.Eliot

    Ora andiamo, io e te che la sera s'è sdraiata contro il cielo come corpo piano sotto anestesia; ora andiamo, per certe vie poco battute, il mugugnio in ritiri di serate in alberghetti da due soldi e autogrill di Shell con segatura: vie che come un tema uggioso inseguono con l’intento insidioso d’indurti a una domanda sconvolgente...

  • Seta Nera
    Seta Nera
    Seta Nera

    Parole e frasi comuni: accende all'etere amanti amore anima attende attimo avversità baci Marcella Boccia Brucia C'è del segreto cadute caffè campagna capisce capodannocasa cellula cerea cielo corda corona corpi Correvo cuore d'esser d'ogni dell'amore demoni desiderio destino dischiude dita domani donate Fato Fende ferita filo Fioriscefissa folla giorno Incontrami incontro introversione l'amore ché l'anima leziosi linea lucida M'innamorai manca mani curiose mattino memoria mente misuramondo notte null'altro che l'amore palpebre parli parole passione Marcella Boccia perdermi perfetta petto pezzo preghi presente proibito pubblicatopunta Quegli occhi ragioni rapisci rasserena rendi respiro resta ricordi rosa rossore rubandoli Sanguina Sarò scandisce seducente sensuale separa Seta Nera sgretola ogni certezza sguardo Siamo silenzio sogni solerte solitudine sorriso spada strada Sussurrarti all'orecchio terrena testa timide tormenti vile viso angelico zucchero.

  • Luigia Paglia - Viaggi nell'Erebo
    Luigia Paglia - Viaggi nell'Erebo
    Luigia Paglia - Viaggi nell'Erebo

    Anche un viaggio all’inferno può servire a capire quanto Paradiso hai intorno.

  • Tutte le poesie (1904-1966): Versione metrica
    Tutte le poesie (1904-1966): Versione metrica
    Tutte le poesie (1904-1966): Versione metrica

    Questa edizione delle poesie di Anna Ahmàtova (o Achmàtova, a seconda del tipo di traslitterazione) per la prima volta propone in italiano la mole completa del corpus poetico. Le edizioni italiane pubblicate finora sono sedici, sempre scelte molto parziali, in cui compaiono al massimo un centinaio di liriche, scelte dal curatore, sul totale di circa 850 che sono presenti qui. Qui sono stati omessi soltanto le filastrocche e i componimenti propagandistici, due filoni che non appartengono alla poesia intesa in senso artistico. Inoltre, a quanto ne so, è la prima volta che se ne tenta una versione metrica. Cerco di spiegare perché l’ho fatto. In questo libro (e quindi nella mia visione), il metro è la dominante assoluta delle poesie di Anna Ahmàtova. Anche nelle intenzioni dell’autrice questo aspetto sembra molto importante. In una poesia del 1946, in cui racconta di avere barattato «quella sera» per la sua fama, scrive che  [...] né vie né strofe chiamano «ahmatoviane». Il riferimento implicito è alla onéginskaâ strofa, ossia la strofa onieghiniana, il verso impiegato da Puškin per il poema Evgénij Onégin, un tetrametro giambico, ossia un verso di otto sillabe divise in quattro gruppi di due, di cui la seconda sillaba è sempre accentata. Questo accenno narcisistico mostra l’importanza che riveste il metro nella creazione ahmatoviana.

  • Il mare nei tuoi occhi e l'abisso nel mio cuore
    Il mare nei tuoi occhi e l'abisso nel mio cuore
    Il mare nei tuoi occhi e l'abisso nel mio cuore

    Raccolta di poesie di Angela Nappa.

  • Da una parte il miele dall'altra la cera
    Da una parte il miele dall'altra la cera
    Da una parte il miele dall'altra la cera

    Come diceva Pasolini, “La più grande attrazione di ognuno di noi / è verso il Passato, perché è l’unica cosa / che noi conosciamo ed amiamo veramente.” C’è tanto passato in questo diario, passato che si coagula attorno a due figure, le figure centrali della vita di Sandro Buoro, prima e dopo: “PADRE MIO, MADRE MIA irrimediabilmente perduti cerco le impronte della vita tra i rovi che ricoprono l'orto che fu nostro e chiedo ai mattoni della cascina che non è più se ricordano la piccola cucina che riuniva di sera prima che notte separasse ognuno con fatiche e speranze proprie ma i cuori battevano all'unisono al canto dei riscatti sperati e dell'usignolo sulla gaggia in fiore.” (7 agosto 2021) Nostalgia del passato (dolore del ritorno del passato) che altrove s’allarga ai toni dell’epica contadina: “DOVE SONO FINITI QUEGLI UOMINI coi vestiti stracciati e le mani ridotte ad attrezzi da lavoro, QUELLE DONNE COL GREMBIULE LEGATO IN VITA che cucinavano per la famiglia, preparavano conserve e marmellate, chiamavano col verso a sera le galline...”. Ma c’è anche, a fianco, il presente, vissuto con carattere costantemente polemico/ironico, perché “fuori infuria la storia e i venti sono contrari”. Perché con questo presente, per citare ancora Pasolini, come si può non essere polemici? È quello stesso passato che di per sé è critica nei confronti del presente. Ne risultano, qui dentro, due musiche diverse. Il “largo” della contemplazione e del ricordo e il “mosso agitato” della polemica e della critica si alternano per formare l’ossatura tonale della raccolta. Ecco un esempio di come l’andamento lento dell’anapesto può guidare lo sguardo: “La stagione che il mondo foglia e fiora, la vertù che 'ntorno i fiori apre et rinove non è semplicemente croco che spinge la polvere, bocciolo carnoso di narciso che gonfia dal suo tubero ricco, tulipano che chiude la corolla a sera dopo averla impregnata di sole e aria oppure giacinto che spunta lento e mostra il fiore a grappolo un po' alla volta fino a ubriacare del suo odore...”. Altrove la lingua corre: “di questa città in mano a cinesi, neri, magrebini, rumeni, slavi, centri commerciali e supermercati... e il peggio non sono loro in questo luogo ‘fortunato’ posto al centro del triangolo industriale d'Italia, l'ombelico della ‘settima potenza industriale’ del mondo... balle balle balle e parole parole parole berciate da cattivi amministratori, da imbonitori di popolo bue, da novelli Nerone con la cetra in mano a cantare la rovina della città e la scomparsa della Provincia da qualunque classifica civile.” E così, rapportandosi una all’altra e scontrandosi anche e amoreggiando, le due essenze verbali alla fine si fondono in una voce originale, toccando la vetta: “Bastava un fruscio di canne per sognare alzando lo sguardo sulle scure macchie dove cinghiali e forse draghi di notte ritornavano nei campi, ai botri d'acque rifugi perduti che la famiglia aveva bruciato e reso terra buona per vivere. In qualche luogo del nostro passato c'era una grande famiglia da dove tutti siamo partiti per solcare mari e terre del mondo e là ritornare un giorno col sogno a cerchio seduti canteremo di strade, paesi uniti, felici del viaggio che mette pace in cuore.”

  • Pasquale Sellitto - Spirituale minimo
    Pasquale Sellitto - Spirituale minimo
    Pasquale Sellitto - Spirituale minimo

    Raccolta di poesie di Pasquale Sellitto.

  • Cantico dei cantici: versione filologica del libro della Bibbia
    Cantico dei cantici: versione filologica del libro della Bibbia
    Cantico dei cantici: versione filologica del libro della Bibbia

    I libri che compongono la Bibbia hanno subìto l'amaro destino di una coperta che ognuno tira dalla propria parte per dimostrare questa o quella tesi. Non c'è come essere decretato «sacro» perché un testo abbia un destino traduttivo segnato, segnato da scelte traduttive improntate a una tesi ideologica extratestuale. Tutti i traduttori, volenti o nolenti, coscienti o inconsapevoli, hanno una tesi ideologica dimostranda nel proprio lavoro. Ma si spera che in generale sia una tesi intratestuale, ossia radicata nella loro interpretazione del testo, e non extratestuale, ossia radicata altrove, nella necessità di fare una crociata di cui il metatesto diviene pretesto. Anch'io, confesso, ho una tesi: quella di mostrare la possibilità di una traduzione curiosa delle circostanze che hanno determinato l'esistenza di questo testo. Circostanze fattuali, quindi non ideologiche. Curiosità descrittiva. Per questo le numerose ambiguità sono state risolte a vantaggio della plausibilità nopn ideologica ma descrittiva, fabulistica. Anche se la fabula è debole per non dire inesistente. Di errori ce ne sono di sicuro, sia perché la mia conoscenza dell'ebraico è limitata, sia perché – credo – anche chi conoscesse l'ebraico alla perfezione avrebbe più di una possibilità alternativa di decifrazione. Invito quindi la lettrice e lo sparuto lettore a leggere come vuole, sperando di produrre suggestioni, e a scrivermi all'indirizzo indicato in fondo al libro anche per segnalarmi divergenze d'opinioone, suggerimenti, correzioni e chi più ne ha più ne scriva. Buona lettura! Milano, diciassette aprile duemilaquattordici

  • Tutte le poesie 1912-1930: versione filologica
    Tutte le poesie 1912-1930: versione filologica
    Tutte le poesie 1912-1930: versione filologica

    Маяковский. La lettera я è la terza del cognome del poeta russo, e ha un suono che corrisponde grosso modo al nostro dittongo «ia». Fino al 1995 la norma internazionale ISO 9 suggeriva di traslitterare la я con due caratteri latini, «ja». Da quell’anno è uscita una nuova versione della norma ISO 9, che permette di avere una corrispondenza biunivoca tra i 33 caratteri dell’alfabeto russo e quelli latini corrispondenti. Di conseguenza in base alla norma internazionale non si scriverà più «Majakovskij», ma «Maâkovskij». Lo scopo di questa norma è permettere di ricostruire la grafia cirillica e quella latina di una parola a chiunque, a prescindere dalla conoscenza della lingua russa. Altre due lettere che sono state interessate dalla “riforma” del 1995 sono la х cirillica, che si legge come una h, o come la «c» della parola «casa» pronunciata da un toscano, che prima si trascriveva «ch», e ora si traslittera «h»; e la щ, che prima si trascriveva «šč», e ora si traslittera «ŝ». Per esempio, il cognome del capo della Russia dal 1953 al 1964, Хрущёв, che contiene in terza posizione quella lettera, e che prima veniva scritto in vario modo tra cui spesso, alla buona, «Krusciov», ora dovrebbe traslitterarsi «Hruŝëv». Le poesie di Maâkovskij sono famose in tutto il mondo perché con le sue “scalette” di versi e con la sua sperimentazione lessicale e grafica sono state innovative e, per un certo tempo, sono state compagne di strada del regime totalitario instauratosi nell’ottobre 1917. Nel 1923 Maâkovskij andò a New York e davanti a un grattacielo fu ispirato a scrivere la sua prima poesia “a scaletta”. Probabilmente è stato ispirato dalle finestre accese/spente del grattacielo. Dal 1923 al 1930, anno del suicidio, quasi tutte le sue poesie sono scritte così, con i versi che non vanno a capo del tutto, descrivendo delle “scalette” con i caratteri tipografici. Il suicidio del poeta nel 1930 – causato in parte dalla disperazione del proprio amore possessivo per Verónika Polónskaâ – si inserisce nel contesto della divaricazione sempre più marcata tra il poeta della (sua personale idealizzata astratta) rivoluzione, e il poeta di riferimento del Partito comunista dell’Urss – ruolo, quest’ultimo, che lo metteva sempre più a disagio. I poeti morti suicidi spesso godono di una fama particolare, e in questo Maâkovskij non fa eccezione. Sono stati fatti diversi studi scientifici sulla correlazione tra malattia mentale e poesia, e tra poesia e suicidio, e sono state scoperte varie cose interessanti. In sostanza esiste una correlazione positiva tra schizofrenia e creatività verbale e in particolare poetica. La cosa non deve sorprendere, se pensiamo che scrivere poesie significa spingere al limite estremo il confine tra scrittura – e quindi sintassi, linearità della prosa – e associazione libera – e quindi paradigma, salto logico, metafora, nesso privato. Per dirlo con un termine che è volutamente in parte tecnico-medico e in parte suggestivo di una collocazione di frontiera, i poeti sono «borderline», cavalcano il confine tra lingua e metalinguaggio, fanno il surf sull’onda che separa l’esposizione ordinata e l’affastellamento creativo, e a volte ne sono travolti. Maâkovskij soffriva di certo di un delirio di onnipotenza-grandezza.

  • De (molto) vulgari eloquentia
    De (molto) vulgari eloquentia
    De (molto) vulgari eloquentia

    "Questa raccolta di poesie nasce come sfogo, come rabbia sputata fuori in rima, per l'ennesima volta la scrittura è stata (metaforicamente) il mio vaso da notte delle idee, dove, con la nuova scuola e le varie vicissitudini se non casini, ho potuto tirare giù il mondo.  Io impazzisco per le rime, le assonanze e gli incastri, amo questa salvezza che ho da me stesso, chiamata "penna" e venero ciò che può darmi". (Iacopo Malaspina)

  • Sbalzi d'amore: Poesie
    Sbalzi d'amore: Poesie
    Sbalzi d'amore: Poesie

    L'odore del tuo amore resta nella casa quando vai via e mi sorprende a fissare il soffitto in attesa che svanisca Io e te siamo lucciole estive che non fanno rumore eppure illuminano la campagna quando l'oscurità l'avviluppa ed un alito di vento spazza via la melanconia

  • La pietra sul tempo
    La pietra sul tempo
    La pietra sul tempo

    e le cascine dall'alto scoprono tetti crollati coppi franti, stanze abbandonate e intrise di piogge e sofferenze e tempo. I paesaggi e le cose, le case che crollano, i coppi, la pioggia che consuma, battendo il tempo sulle pietre… questa ultima raccolta del “poeta contadino” Sandro Buoro è piena di cose che soffrono. Un’atmosfera elegiaca la pervade, virgiliana. Vediamo e ascoltiamo le lacrimae rerum, le strida mute degli oggetti che lo specchio accomuna ai viventi nel loro “correre alla morte”. È poesia antica, imbevuta di classici, ma soprattutto classica nel modo. Nel modo di osservare il mondo e la vita. Ed è il modo/mondo dei campi arati, dei filari dei pioppi, dei canneti indizio dell’acqua. Il fiume che porta via tutto ha il colore della terra, il tempo smotta, le colline s’appianano, i tetti rovinano, gli amici più non s’incontrano, le biciclette sono rare al tramonto. Un dolente “tempus fugit” risuona in questi versi. Ma c’è… il vento, lo scirocco che viene dal mare e che porta nubi chiare, e profumi che “leniscono il cuore”: Altre volte la voce del vento tra rami di tiglio o di selvatica acacia sveglia i miei sensi e mai sopiti ricordi di eucalipti quando ero bambino altrove e ritorna l'aspro sapore aromatico della foglia masticata tra i denti E insieme al vento i ricordi dei giorni felici, dei nomi amati, dei volti lontani ma non assenti, vicini al pensieroso solitario, che addolcisce i suoi versi, modulando bisillabi armonizzati: Altre volte la voce del vento; che reinventa un linguaggio epico omerizzante, diffidente di articoli. E c’è colei “che rientra da notti lunari”, e c’è una non nominata del tutto presente, e c’è Marta che torna, e c’è… il “fiore d’innocenza”, il corpo piccino e tenero, fragile ma possente di tutto il futuro possibile: “Alma dagli occhi profondi”.

  • Le bestiaire: Ou le cortège d'Orphée
    Le bestiaire: Ou le cortège d'Orphée
    Le bestiaire: Ou le cortège d'Orphée

    Dans vos viviers, dans vos étangs, Carpes, que vous vivez longtemps! Est-ce que la mort vous oublie, Poissons de la mélancolie.

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