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Crisi, economia di mercato e modelli alternativi

Napoli, 14 giugno 2012

La crisi attuale
Capitalismo finanziario e crisi finanziaria Crisi delleconomia reale Dimensione globale e debolezza dellEuropa Crisi di sistema o abusi del modello delleconomia di mercato? Le due posizioni:
- leconomia di mercato resta valida, occorre reprimerne gli abusi e incidere sui fallimenti del mercato (tesi delle mele marce e dellavidit) - il capitalismo non riformabile, si tratta di una crisi di sistema e occorre ripensare ad altri modelli di economia e di societ (tesi della crisi di civilt)

Le alternative possibili
Economia della felicit (scienza che si venuta sviluppando dagli Anni 70: psicologi e sociologi) Decrescita felice o conviviale (Latouche, Illich, Partant, Rist e altri) Economia del dono (Marcel Mauss e seguaci) Non si tratta di espressioni equivalenti, poich hanno origini e proposte diversificate, ma hanno numerosi punti di contatto

Il modello di economia classica


Economia di mercato basata sullo scambio di equivalenti (giustizia retributiva) fra una pluralit di individui che offrono e che chiedono beni e servizi Presupposto antropologico: lhomo oeconomicus un soggetto razionale, la cui azione mossa dal principio di massimizzazione dellinteresse personale. Di qui lequilibrio collettivo: la mano invisibile del mercato rende gli scambi efficienti e consente di raggiungere il miglior risultato possibile.

Il modello di economia classica


Adam Smith (padre della scienza economica classica): Non certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse. Noi non ci rivolgiamo alla loro umanit, bens al loro egoismo, e con loro non parliamo mai dei nostri bisogni, bens dei loro vantaggi

Il modello di economia classica


Conseguenze: utilitarismo individuale comportamentismo (Pavlov, Skinner): azione/reazione dalla felicit pubblica degli Illuministi italiani (Vico, Genovesi, Palmieri) alla felicit individuale del sogno americano (Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti):
Noi consideriamo verit di per s evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali e che il Creatore li ha dotati di alcuni diritti inalienabili, tra i quali la vita, la libert ed il perseguimento della felicit

poi in realt trasformatosi in ricerca del benessere materiale

Le critiche al modello classico


Critiche tradizionali: leconomia di mercato, per essere davvero efficiente (e ci non significa necessariamente equa) presuppone:
a) concorrenza piena ed effettiva, con libert di accesso ai relativi mercati; b) trasparenza informativa; c) assenza di esternalit, cio di costi che si riversino su terzi (costi ambientali, costi sociali, etc.)

Si tratta di un modello ideale, che ha bisogno di correzioni quando degenera e che subisce fallimenti soprattutto nella produzione di beni pubblici

Le critiche al modello classico


Critiche recenti fondate su indagini sociologiche e psicologiche (soprattutto psicologia cognitiva e sperimentale):
- sul piano della dimensione individuale (microeconomica): i processi decisionali effettivi delluomo non corrispondono al modello astratto dellhomo oeconomicus, vi una errata ricostruzione della natura umana alla base delleconomia classica. Le motivazioni dellagire umano sono pi complesse e meno razionali e di questo anche la teoria economica dovrebbe tener conto - sul piano della dimensione comunitaria (macroeconomica): il principio di accumulazione capitalistica ovvero della crescita continua/illimitata non solo erroneo ma distruttivo (limite biofisico costi ambientali; limiti sociali ineguaglianze e dissoluzione dei legami sociali)

Le critiche al modello classico A) Economia della felicit


Leconomia classica si fonda su misuratori della ricchezza materiale (come il PIL), nel presupposto della psicologia comportamentale che la felicit individuale, in quanto stato danimo, grandezza soggettiva e non misurabile. Indagini della psicologia cognitiva (analisi dei processi decisionali) e delle neuroscienze hanno dimostrato che la felicit grandezza oggettiva e misurabile. Metodologie utilizzate: interviste per campioni; misurazioni dellattivit elettromagnetica del cervello (lobo frontale sx e lobo frontale dx) Paradossso di Easterlin (1974) (Economista dellUniversit della California meridionale): negli ultimi decenni dal dopoguerra la ricchezza e il reddito delle persone dei Paesi Occidentali notevolmente cresciuta, ma la felicit percepita dalle persone non aumentata o non si incrementata nella stessa proporzione. (Rapporto fra reddito e felicit: andamento ad U rovesciata) Perch?

Le critiche al modello classico A) Economia della felicit


Conferma da indagini sociologiche: negli ultimi cinquantanni sono aumentati malattie depressive, alcoolismo, suicidi Le spiegazioni offerte: - teoria genetica della personalit (molto criticata) - teoria delladattamento edonistico o dellassuefazione - teoria dei sempre maggiori costi per livelli di soddisfazione pi alti - teoria degli effetti posizionali ovvero dellinvidia e del reddito relativo (piuttosto che assoluto) - teoria della progressiva carenza dei cd. beni relazionali/ambientali La Felicit (F) funzione del Reddito individuale (I) ma anche dei beni relazionali/ambientali (R): F= f(I,R)

Le critiche al modello classico A) Economia della felicit


I fattori (esterni ed interni) che condizionano la felicit/infelicit sono almeno sette: - relazioni familiari - situazione economica - lavoro - comunit in cui si vive e amici - salute - libert personale - valori personali Se vero che scienza e tecnologia hanno notevolmente migliorato alcuni di questi fattori (salute, situazione economica, qualit del lavoro) altri hanno subito un deciso peggioramento (relaz. famil., forza e sicurezza della comunit, valori di altruismo) Vuoto etico favorito dal cd. darwinismo sociale e dalla tesi della mano invisibile

Le critiche al modello classico A) Economia della felicit


Proposta (R. Layard): le politiche pubbliche e le azioni private devono perseguire la felicit, intesa come bene comune secondo il principio di J. Bentham della felicit collettiva massima possibile e partendo dal principio di equit, ovvero dalla massima kantiana secondo cui occorre trattare ogni uomo sempre come fine e mai come mezzo e quindi applicando la massima cristiana: non fare agli altri ci che vorresti non fosse fatto a te. In questa prospettiva occorre promuovere i fattori che producono felicit, in particolare i beni relazionali (senza una visione paternalistica di bene comune) Il principio offre il criterio per: - risolvere conflitti fra regole esistenti - adeguare le regole alle nuove esigenze - interpretare le regole vigenti Si pensi alla funzione svolta dagli art. 2 e 3 della Costituzione italiana

Le critiche al modello classico A) Economia della felicit


La critica alleconomia classica e in particolare al modello di sviluppo egoistico (basato cio sul principio della tutela dellinteresse personale) prende spunto anche dalla teoria dei giochi, in cui si mostra che il gioco cooperativo produce maggiore ricchezza complessiva (tutti guadagnano) del gioco competitivo o non cooperativo (agire a somma zero= ci che guadagna uno perso dallaltro). Dilemma del prigioniero: Ci sono due prigionieri che non possono comunicare fra loro. Se entrambi confessano, prenderanno due anni di prigione ciascuno. Se uno confessa e laltro no, il primo sar liberato e laltro condannato a cinque anni. Se non confessano entrambi, riceveranno ognuno una condanna a sei mesi

Le critiche al modello classico A) Economia della felicit


Ecco la tabella delle possibilit: Comportamento scelto A B Confessa Non Conf. Non Conf. Confessa Confessa Confessa Non Conf. Non Conf. Anni di carcere A B 0 5 5 0 2 2 6m 6m

Se i due cooperano (cio non confessano) si pu notare che le perdite complessive sono minimizzate. E in realt nella natura umana vi una tendenza a cooperare, a fidarsi, presente anche come espressione della lotta per la sopavvivenza del gruppo, della specie. Perch? Tesi della punizione della legge come sanzione (Hobbes) Tesi del calcolo razionale sullincremento di reputazione Tesi dellapprovazione da parte di altri (genitori, amici) Tesi del senso morale di equit

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


La teoria della decrescita felice o conviviale viene approfondita da una corrente di pensiero che si affermata negli ultimi decenni del Novecento (dagli Anni 60) e di cui Serge Latouche uno dei maggiori rappresentanti Parte soprattutto dalla critica al concetto di sviluppo e alla teoria dello sviluppismo che stata elaborata nel dopoguerra e abbracciata dal presidente Truman negli Stati Uniti (1949) Divisione del mondo in paesi del Nord e paesi del Sud, ovvero paesi sviluppati e paesi sottosviluppati Visto inizialmente come aiuto che i paesi del Nord avrebbero dato ai paesi del Sud per raggiungere uno sviluppo economico finito per diventare il proseguimento mascherato della colonizzazione dei paesi di nuova indipendenza

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


Nella letteratura lo sviluppo viene definito come la realizzazione dei desideri e delle aspirazioni di tutti e di ciascuno, al di l del contesto storico, economico, sociale e culturale Una condizione del genere non si mai verificata in nessuna parte del mondo Lo sviluppo reale pare piuttosto un processo che porta a mercificare i rapporti tra gli uomini e tra questi e la natura. Troppo spesso sviluppo ha coinciso con occidentalizzazione del mondo. Lo sviluppismo si basa sulleffetto sgocciolamento (trickle down effect) la ricchezza arriver goccia a goccia anche sugli strati poveri della popolazione

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


La teoria della decrescita non vede con favore neppure le attenuazioni del concetto di sviluppo, che cercano di dare un volto umano allo sviluppismo, parlando di sviluppo sociale, sviluppo durevole o sostenibile, etc. poich laccento cade comunque sullaspetto economico. Auspica unaltra economia, una diversa razionalit e una diversa concezione di spazio e tempo

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


Di fatto lo sviluppismo determina profonde contraddizioni: - il paradosso della creazione dei bisogni: attraverso la creazione di tensioni psicologiche e di frustrazioni che lo sviluppo e la crescita economica pretendono di soddisfare i bisogni fondamentali dellumanit - il paradosso dellaccumulazione e delle diseguaglianze: Lidea di fondo : piuttosto che disputarsi le fette di una piccola torta, meglio mettersi daccordo per ingrandire la torta, in modo che ognuno ne abbia una fetta pi grande e che tutti ne abbiano a sufficienza. Contemporaneamente, per, laccumulazione non possibile senza una grande disuguaglianza dei redditi - il paradosso ecologico: Si continua a produrre qualsiasi cosa, anche a prezzi elevati, senza tenere conto del fatto che man mano che passa il tempo aumentano anche i costi per far fronte allinquinamento ambientale

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


Lo sviluppo realmente esistente il saccheggio senza limiti della natura, loccidentalizzazione del mondo; e lomologazione del pianeta, il genocidio di tutte le culture differenti Due rimedi vengono proposti: - la decrescita conviviale - il localismo

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita

DECRESCITA Rinunciare allimmaginario economico, cio alla credenza che di pi uguale a meglio Uscire dallottica della necessit dei bisogni socialmente costruiti Bisogna mettere in discussione il dominio delleconomia sulla vita, ma soprattutto il dominio delleconomia sulle nostre teste La decrescita ha come obiettivo quello di segnare il fondamentale abbandono del perseguimento della crescita per la crescita

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


Rivalutare i valori nei quali crediamo e sui quali organizziamo la nostra vita Ristrutturare lapparato di produzione e i rapporti sociali in base al cambiamento dei valori Ridistribuire le ricchezze e laccesso al patrimonio culturale Ridurre limpatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e di consumare Riutilizzare i beni duso Riciclare

Le critiche al modello classico B) Economia della decrescita


LOCALISMO necessario rivitalizzare lhumus locale sia nel Nord che nel Sud del mondo perch anche in un mondo globalizzato si vive localmente Evitare che il glocale serva da alibi al proseguimento della desertificazione del tessuto sociale In quei paesi esclusi dalleconomia mondiale riuscita a nascere unaltra economia (cosiddetta economia informale, anche se Latouche preferisce parlare di societ vernacolare): i naufraghi dello sviluppo producono e riproducono la loro vita, al di fuori del circuito ufficiale, attraverso strategie relazionali

Le critiche al modello classico C) Economia del dono


L'economia del dono una forma di economia basata sul valore duso degli oggetti, cio sulla capacit di un bene o di un servizio di soddisfare un dato fabbisogno, o tout-court il suo valore di utilit. Leconomia del dono si contrappone alleconomia tradizionalmente intesa, definita economia di mercato o economia mercantile, la quale si basa invece sul valore di scambio o valore commerciale Tuttavia vi un elemento di reciprocit anche nel dono, sia a livello individuale sia a livello di comunit. In certe culture il dono pu tradursi in una norma sociale.

Le critiche al modello classico C) Economia del dono


Questo filone di scienza economica trae spunto dal Saggio sul dono (1925) del sociologo e antropologo francese Marcel Mauss (allievo di Durkheim) che studi alcune societ indigene (o anche primitive) che basavano la loro economia per lappunto sul dono piuttosto che su scambi monetari. Il rituale del Potlach praticato da trib indiane del Canad e del Nord degli Stati Uniti. A Mauss si ispira il MAUSS (Movimento antiutilitarista nelle scienze sociali) e lomonima Rivista guidata da Alain Caill Il meccanismo del dono si articola su tre momenti, sorretti dal principio di reciprocit: - dare - ricevere (loggetto devessere accettato) - contraccambiare Il dono si fonda su un principio di libert, ma crea nel contempo quantomeno un obbligo morale di restituzione o ricambio, che spesso tende a trasformarsi in regola sociale E comunque fondato sulla fiducia e secondo alcuni anche sullamore

Le critiche al modello classico C) Economia del dono


Nelle societ moderne leconomia del dono sembra fondare numerose attivit che vanno sotto letichetta di economia solidale o di volontariato o di terzo settore. La mutualit una delle forme pi tradizionali. Pi di recente, per es., si sono sviluppati centri di scambio locale durante la crisi argentina 1988-2001 per far fronte alla disoccupazione e favorire scambi economici non monetari. Nel settore medico i sistemi di donazione del sangue sembrano rispondere ad un principio di gratuit assoluta con reciprocit assente o del tutto indiretta Altri esempi sono diffusi soprattutto nella societ dellinformazione, mediante i numerosi free software e i programmi open source

Le critiche al modello classico Economia del dono e cristianesimo


Leconomia del dono promossa soprattutto dal Cristianesimo. NellEnciclica Centesimus Annus Giovanni Paolo II sottolinea la necessit di un sistema socio-istituzionale fondato su tre soggetti: il Mercato, lo Stato, la Societ civile, questultima individuata come il luogo pi idoneo per una economia della gratuit e della fratellanza. Nellenciclica Caritas in Veritate, Benedetto XVI evidenzia che leconomia del dono una forma concreta e profonda di democrazia economica, che pu alimentare la solidariet e la responsabilit per la giustizia e il bene comune presso vari soggetti.