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Centrali nucleari

Una centrale nucleare brucia uranio e produce energia elettrica (una normale centrale termoelettrica brucia carbone, petrolio o gas) non sfrutta reazioni chimiche, ma reazioni di fissione, circa un milione di volte pi energetiche a parit di massa di combustibile. Una centrale termica media produce 50-100 Mw bruciando migliaia di tonnellate di combustibile, una centrale nucleare media produce circa 1000 Mw bruciando poche tonnellate di uranio.

I combustibili fossili dureranno per altri 50-60 anni, forse un po' di pi, sicuramente non per l'eternit. L'Uranio estratto in miniera durer per altri 60-70 anni, ma c' modo di estrarne in quantit quasi infinita dall'acqua di mare e da altri materiali comuni.

L'energia nucleare, in condizioni di funzionamento normale, ha un impatto ambientale molto minore delle centrali a carbone o a metano, e non produce n anidride carbonica n ceneri come le centrali a carbone.

Per, si ha produzione di scorie nucleari e prodotti residui ad alta radioattivit (prodotti di fissione: cesio, stronzio, iodio, rubidio....) estremamente difficili da trattare e rimangono estremamente pericolosi per periodi lunghissimi (milione di anni). Questo materiale richiede dunque severe precauzioni nel trattamento e nello smaltimento. Ad oggi soluzioni realmente definitive non sono ancora state realizzate e collaudate nel tempo.

L'impatto ambientale in caso di incidente grave in una centrale una delle preoccupazioni che riguardano l'uso civile dell'energia nucleare come ad esempio Chernobyl o Tokaimura, in Giappone.

Mappa della contaminazione da cesio-137 conseguente all'incidente di Chernobyl in Bielorussia, Ucraina, Russia. Le zone rese inabitabili e quindi poste sotto sequestro si trovano entro un raggio di circa 300 km dalla centrale

Maggiore la distanza dal sito dell'incidente, minore il rischio: questo aspetto stato tragicamente riscontrato con il Disastro di ernobyl' del 1986. La nube radioattiva ha percorso praticamente tutta l'Europa con gravi conseguenze, ma le aree circostanti la centrale sono tuttora inadatte alla permanenza umana (fu evacuata un'area di circa 30 km di diametro), mentre cos non per il resto d'Europa. Il motivo di questa differenza va ricercato nella tipologia di emissioni radioattive: gli elementi pi pesanti ed a vita lunga-lunghissima (uranio, plutonio...) tendono infatti a ricadere nelle immediate vicinanze di un impianto severamente danneggiato. Elementi altamente radioattivi ma leggeri ed a vita relativamente breve-brevissima (cesio, iodio ed in generale i prodotti di fissione) tendono a "volare" pi facilmente e quindi coprire ampie distanze. Il tempo di permanenza "in volo" permette tuttavia ad una quota di radioattivit di decadere, per cui maggiore la distanza dal sito incidentato minore sar l'impatto radioattivo. Anche le condizioni meteorologiche hanno una notevole importanza nel trasportare o far cadere al suolo gli elementi radioattivi. In genere l'area di maggior controllo in caso di incidente severo stimata in 5070 km dal sito, corretta in base alla situazione meteo.

Al momento sono attive circa 440 centrali, che contribuiscono al fabbisogno energetico mondiale per il 6-7 % sul totale e per il 18% sul fabbisogno elettrico. Paesi come la Francia hanno quasi l'80% dell'energia elettrica nucleare, moltissimi paesi occidentali si aggirano sul 18-20%.

La grande maggioranza delle centrali nucleari del tipo PWR (reattore ad acqua in pressione). Questo tipo molto diffuso purch quello tecnologicamente pi semplice, non pone particolari problemi di reperibilit n dei materiali n del combustibile, ed offre ottime garanzie di sicurezza.

Nel nocciolo avvengono le reazioni nucleari, che riscaldano a temperature notevoli gli elementi di combustibile, l'uranio che impilato in cilindri molto lunghi e stretti. Sono lambiti dall'acqua di raffreddamento del circuito primario, che raffreddandoli asporta il calore e si riscalda. L'acqua non evapora, perch viene tenuta a una pressione superiore della pressione atmosferica. Nel suo cammino l'acqua scambia calore con altra acqua in un secondo circuito, a una pressione inferiore. Questa evapora, e il vapore arriva e investe una turbina, collegata a un alternatore che d energia alla rete elettrica. Il vapore a bassa pressione in uscita dalla turbina viene raffreddato da acqua che scorre in un terzo circuito che viene poi alla fine raffreddato ad aria in torri di raffreddamento.