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L’ATOMO

MODELLI DI ATOMI

prof.ssa Daniela Aprile


Ist.Istr. Sup. “G. Verga” Modica
LE PRIME SCOPERTE
• 1897 Joseph John Thomson (1856-1940)
misura il rapporto e/m scoprendo che in tutti
gli atomi sono presenti cariche elettriche
negative, che chiama elettroni.
• 1909 Robert Millikan (1868-1953) scopre
che la carica elettrica è sempre un multiplo
intero di 1.6 ⋅10-19C (carica dell’elettrone).

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EVOLUZIONE DEI MODELLI
ATOMICI

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MODELLI
ATOMICI
• Thomson (1902)
• Rutherford (1911)
• Bohr-Sommerfeld (1913)
• Shrödinger (1926)
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Ist.Istr. Sup. “G. Verga” Modica
MODELLO DI THOMSON
(1902)
Nel modello cosiddetto
a panettone
l’atomo è una sfera di circa
10-10m di raggio con
CARICA POSITIVA
UNIFORME
in cui le
CARICHE NEGATIVE
PUNTIFORMI
sono sparse come l’uvetta nel
panettone.
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ESPERIENZA DI RUTHERFORD

Rutherford, Geiger e Marsden (1911):


deflessione di particelle α da un foglio d’oro.
“Era quasi altrettanto incredibile che se avessi sparato
un proiettile da 15 pollici su un foglio di carta velina e
questo mi fosse rimbalzato addosso”
prof.ssa Daniela Aprile
Ist.Istr. Sup. “G. Verga” Modica
ESPERIENZA DI
RUTHERFORD

prof.ssa Daniela Aprile


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MODELLO DI
RUTHERFORD (1911)
La carica positiva è
concentrata
nel nucleo (r=10-14m)
diecimila volte più piccolo
dell’atomo (r= 10-10m).
Orbite ellittiche simili a
quelle dei pianeti.

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Però…
UNA CARICA IN MOTO NON UNIFORME
IRRADIA ENERGIA
L’elettrone in orbita ha accelerazione centripeta

Perde energia

Il raggio dell’orbita diminuisce

L’elettrone cade sul nucleo in circa 10-11s

L’atomo non è stabile


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Ist.Istr. Sup. “G. Verga” Modica
DALLA FISICA CLASSICA
ALLA FISICA QUANTISTICA
Quando si cerca di applicare le leggi della meccanica
classica (newtoniana) allo studio di oggetti
microscopici - gli atomi e le onde
elettromagnetiche da essi emesse - si giunge a
contraddizioni con l’esperienza che hanno
costretto a modificare le leggi fondamentali della
dinamica e dell’elettrodinamica in modo tale che
le leggi così ottenute descrivano correttamente i
fenomeni microscopici, ma si riducano alle leggi
classiche da cui eravamo partiti quando vengono
applicate a fenomeni macroscopici.
“Principio di corrispondenza” – Niels Bohr
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Cosa vuol dire
“quantistico”?
• Grandezze che variano con continuità:
possono assumere qualunque valore.

• Grandezze quantizzate: i valori sono


multipli interi di quantità elementari, non
ulteriormente divisibili: queste quantità
sono dette quanti.

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MODELLO DI BOHR
• L’elettrone non emette
radiazioni e.m. se si
trova in particolari
orbite circolari, dette
stati stazionari
• In ogni orbita non
possono stare più di due
elettroni (principio di
esclusione di Pauli
1925)
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TRANSIZIONI
ELETTRONICHE

Un elettrone può
assorbire o emettere energia
per “saltare” da un’orbita all’altra.
Ma con cosa può scambiare
energia?
prof.ssa Daniela Aprile
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IL FOTONE
EFFETTO
FOTOELETTRICO:
emissione di elettroni da un
metallo colpito da
radiazione ultravioletta.
Einstein (1905): i fotoni
“urtano” gli elettroni
vicini alla superficie
cedendo un quanto di
energia E=hf=hc/λ .
h = 6.63 ⋅ 10 −34 Js
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EFFETTO COMPTON
(1923)

Raggi X colpiscono un elettrone e gli cedono


energia cinetica e impulso come in un urto tra
due particelle

LUCE = PARTICELLA (FOTONE)


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ONDA-PARTICELLA
Esperimento di Davisson e Germer (1927): un
fascetto di elettroni subisce diffrazione come
un’onda di raggi X
di lunghezza d’onda λ=h/mv
ELETTRONE = ONDA
• Luce e materia hanno due aspetti, che non si possono
mai presentare insieme nello stesso esperimento:
“Principio di complementarietà” – Niels Bohr
h = 6.63 ⋅ 10 −34 Js prof.ssa Daniela Aprile
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EMISSIONE DI
RADIAZIONE
Un atomo emette energia
quando un elettrone”salta”
da un’orbita più esterna in
un’orbita più interna (in cui
ci sia posto disponibile).
Il fotone emesso ha energia
pari alla differenza di
energia tra i due livelli.
∆E = h f
h = 6.63 ⋅ 10 −34 Js
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ASSORBIMENTO DI
RADIAZIONE
Un elettrone può assorbire un fotone per
“saltare” da un’orbita più interna ad una più
esterna solo se il fotone ha energia
esattamente uguale alla differenza di
energia tra i due livelli coinvolti nella
transizione: ∆E = h f
h = 6.63 ⋅ 10 −34 Js
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SPETTRI DEI GAS

Gli spettri di emissione ed assorbimento presentano delle


righe corrispondenti a frequenze caratteristiche di
ciascun elemento chimico.
Dalle frequenze si risale ai livelli elettronici permessi
perché ∆E=hf=hc/λ.
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ATOMO DI
IDROGENO
(Bohr)
• I raggi delle orbite
permesse sono
proporzionali ad n2.
• Le energie dei livelli
dipendono da 1/ n2.
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LIMITI DEL MODELLO DI
BOHR
• Non riesce a spiegare gli spettri degli
atomi con più di un elettrone.
• Misure ad alta risoluzione rivelano
multipletti di righe spettrali: ogni
livello è formato da sottolivelli con
energie leggermente differenti.
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ULTERIORI SVILUPPI
• Sommerfeld (1915): orbite ellittiche -
numero quantico orbitale l.
• Sdoppiamento delle righe in un campo
magnetico: numero quantico magnetico
m.
• Rotazione dell’elettrone su se stesso:
numero quantico di spin s.
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TEORIA ONDULATORIA
• Dualismo onda – particella
• Equazione di Schrödinger (1926)
• Funzione d’onda Ψ(r,t): il quadrato di Ψ rappresenta
la PROBABILITA’ che la particella si trovi
all’istante t nella posizione r.
• Principio di indeterminazione di W. Heisenberg
(1927): di un elettrone non si può conoscere con
precisione grande quanto si vuole sia la posizione
che la quantità di moto: ∆x·∆(mv)>h
L’elettrone, ben definito nella teoria quantistica di
Bohr, risulta delocalizzato in un’onda di probabilità.
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MODELLO DI
SHRÖDINGER

• Le funzioni d’onda Ψ che soddisfano l’equazione di Schrödinger


rappresentano la distribuzione spaziale della carica elettrica di
ciascun elettrone di un atomo e si chiamano orbitali.
• Nell’espressione matematica degli orbitali compaiono tre
coefficienti che corrispondono a n, l, m, s della trattazione
quantistica prof.ssa Daniela Aprile
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STRUTTURA ATOMICA
• Orbite/livelli principali – numero quantico principale n
(1,2,3…)
• Sottolivelli – numero quantico azimutale o orbitale o
angolare l (0,1…n-1)
• Sotto-sottolivelli – numero quantico magnetico m
(intero da –l a +l)
• Spin – numero quantico di spin (+1/2, -1/2)
In un atomo non vi possono essere due o più
elettroni con gli stessi numeri quantici
(principio di esclusione di Pauli, 1925).
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Simboli spettroscopici
n = 1, 2, 3…
l = 0(s), 1(p), 2(d), 3(f)...per ogni n ci sono n
sottolivelli caratterizzati da valori diversi di l
m = 0, ±1, ± 2,…. ± l. Per ogni l ci sono 2l+1
valori di m.
s = ±1/2. Per ogni n,l,m due valori di spin
Per ogni livello ci sono n2 sottolivelli, ciascuno
occupato da due elettroni di spin opposto.
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LIVELLI ELETTRONICI
numero numero
n l m livelli
1 K 0 s 0 1 elettroni
2
0 s 0
2 L 4 8
1 p -1, 0, +1
0 s 0
3 M 1 p -1, 0, +1 9 18
2 d -2,-1,0,1,2
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CREDITI

Le immagini di questa presentazione didattica, ideata e realizzata ad uso degli


studenti del Liceo Linguistico dell’Ist.Istr.Sup. “G. Verga” di Modica sono
tratte da:
• U. Amaldi – Fisica per temi – Zanichelli : diapositive n° 5, 8, 10, 13, 16;
• Il Vocabolario Treccani: diapositive n° 2, 4;
• Halliday, Resnick – Fisica – Casa Editrice Ambrosiana: diapositiva n°11.

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Ulteriori argomenti da
trattare
PROPRIETÀ ELETTRONICHE:
Lavoro di estrazione
Spettri dei solidi (bande di energia)
Conduttori e isolanti
NUCLEO ATOMICO
Energia nucleare (energia di legame per
nucleone)
FISSIONE E FUSIONE nucleare

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