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La riproduzione umana è un

meccanismo inefficiente!!

•Indice di massima fecondità ⇒  30%
(probabilita di concepire durante 1 ciclo mestruale)

•Evoluzione del 50­60% di tutte le gravidanze
•75% “pregnancy loss”  ⇒  insuccesso di impianto
Times (days) after ovulation at which various
developmental and maternal events occur
Species Cleavag Become Concept Formation Time of Time- Duration of
e to 4 active us of blastocyst attachm luteal pregnancy
cells transcripti enters ent regression
onally uterus

Invasive
Mouse 1,5-2 2-cells 3 3 4,5 10-12 19-20
Rat 2-3 2 cells 3 4,5 4,5-5,5 10-12 21-22
Rabbit 1-1,5 8-16 cells 3,5 3,5 7-8 12 28-31
Human 2 4-8 cells 3,5 4,5 7-9 12-14 270-290
Non-invasive
Sheep 4 8 cells 2-3 6-7 16 16-18 144-152
Pig 1-3 4 cells 2 5-6 16 16-18 112-115
Cow 2-3 16 cells 3-4 7-8 30-45 18-20 277-290
Horse 1,5-2 7 cells 5-6 6 30-40 20-21 330-345
1. conversione del pattern ormonale ciclico materno
 gravidico
* “early luteal phase”  >P/E  muscolatura tube, utero,
sfintere istmico
* interazioni biochimiche embrio  tessuti materni
a ) contatto fisico e nutrizionale
b ) segnalazioni embrionali  asse ipotalamo-ipofiso-ovarico
 riconoscimento materno
2. il prodotto del concepimento nella fase di
preimpianto (transfer ovidutto - cavità uterina)
* divisione delle prime 2 cellule a velocità specie- dipendenti
* successione di divisioni (cleavage division) dei singoli
blastomeri  invariato il volume totale dell’embrio 
progressiva riduzione del volume dello zigote e dei primi 2
blastomeri (elevato rapporto citoplasma/nucleo) dei singoli
blastomeri  dimensioni cell adulte
• citoplasma oocitario  ribosomi - completo apparato per la
biosintesi completa di proteine (mRNA), mitocondri e sistemi
generanti  ATP; sistema di Golgi  glicoproteine; sistema
citoscheletrico  cito-cariocinesi (maternal cytoplasmic
inheritance of oocyte)
• scarso citoplasma spermatozoi solo il centriolo partecipa
alla “ genetic inheritance “
• iniziale completa assenza di mRNA prodotto dai cromosomi
del concepitotrascrizione inattiva dipendenza totale del
concepito dalla “maternal cytoplasmic inheritance”
• attivazione dell’attività trascripzionale dei geni del concepito
ad una certa epoca variabile da specie a specie; scompare
l’mRNA oocitario  sintesi di nuove proteine di origine
embrionale
• incremento progressivo dell’attività metabolica embrionale
indotta da numerosi fattori di crescita: IGF1-2, EGF,TGFα,
TGFβ1 e 2, PDGF-A.
• eventi differenziativi iniziali volti allo sviluppo dei
tessuti extraembrionari per il supporto
dell’embrione e del feto
1) 8-16 cells compaction morula :
massimizzazione dei contatti intercellulari e
trasformazione del fenotipo cellulare da
simmetricamente radiale a epitelioide
altamente polarizzato ciascuno dei
blastomeri si divide in due cellule che ereditano
rispettivamente il dominio basale ed apicale 
differenti tipi di cellule della blastocisti (64-32-
cells)
2) blastocisti
 outer rim: cellule
trofoblastiche circondano
la cavità blastocelica
 inner cell mass:
eccentricamente nella
cavità blastocelica
3) il prodotto del concepimento fino a questa fase
è contenuto all’interno della zona pellucida che ha
le seguenti funzioni:
∞ previene la perdita di cellule durante il cleavage
 divisione in questa fase  monozygotic twin
∞ previene la fusione di 2 distinti concepiti 
chimeric conceptus
The duration (in days) of the various
developmental phases in five mammals
Species Embryogenic Embryonic Fetal
Mouse 6-7 5-6 8-10
Human 14-16 35-37 c. 220
Cow 16-17 25 c. 240
Opossum 7 4,5 1,5
Wallaby 14 8 5
• la blastocisti è bagnata dalle secrezioni uterine da
cui riceve O2 e substrati metabolici necessari per
continuare la crescita e la sopravvivenza e
successivamente dai tessuti materni (fase
istiotrofica) finchè il concepito non costituisce il
proprio sistema vascolare e riceve nutrienti dalle
sue parti extraembrionarie (fase emotrofica)
attraverso la placenta
• all’arrivo in utero la blastocisti si orienta verso il
sito di impianto (caratteristica di ogni specie) ad
opera dell’attività contrattile uterina - nelle specie
politociche con molti concepiti ed uteri bicorni
l’appropriata localizzazione del sito di impianto e
di espansione spaziale è fondamentale per
minimizzare la competizione nutrizionale e fisica
degli embrioni.
Cambiamenti significativi dello stroma endometriale
(7°- 13° giorno postovulatorio (21-27 del ciclo).

• Predominanza di ghiandole secretorie tortuose e


distese rispetto allo stroma
• Dal 13 giorno l’endometrio si differenzia in 3 zone :
• Stratum basalis (meno di ¼) nutrito dalla sua
vicinanza ai vasi immersi nello stroma fusiforme
indifferenziato
• Midportion (50%) stratum spongiosum composto
da stroma edematoso lasso con vasi spirali
ubiquitari strettamente e ghiandole nastriformi
dilatate
• Lo strato superficiale compatto (circa il 25%).
Caratteri istologici prominenti: ampie cellule stromali,
poliedriche, fittamente stipate  uno strato
compatto, solido (predecidual transformation) con
capillari subepiteliali e vasi spirali congesti
Fase dell’impianto
Al momento dell’impianto (21-22 gg) i caratteri
morfologici predominanti sono l’edema dello stroma
endometriale, secondario ad ▲ di PG endometriali
E/P-mediato  ▲ della permeabilità capillare
La proliferazione vasculare porta all’attorcigliamento
dei vasi spriali  fattori autocrini and paracrini E+P
indotti
Comparsa di K-cells perivasculari (derivazione
ematica), con un picco nel I trime di gravidanza:
granulociti  effetti immunoprotettivi nei
meccanismi di impianto e placentazione
Dal 26-27 gg leucociti polimorfonucleati extravasati
infiltrano lo stroma endometriale
Decidualizzazione
Decidualizzazione
• La Decidualizzazione inizia nella fase luteale sotto
l’influenza del P, mediata da fattori autocrini e
paracrini
• Il 22-23 gg compaiono cellule predeciduali intorno
ai vasi sanguigni, caratterizzati da ingrandimento
citonucleare, aumentata attività mitotica e
formazione di una membrana basale
• Le cellule deciduali controllano l’invasività del
trofoblasto ed i loro prodotti giocano un importante
ruolo autocrino e paracrino nei tessuti fetali e
materni. In entrabi i processi di sanguinamento
endometriale (mestruazione) e dell’emostasi
endometriale (impianto e placentazione)
• L’impianto richiede un emostasi endometriale e
l’utero materno una resistenza all’invasione. La
Decidualizzazione induce appropriati cambiamenti
nei fattori critici: ▼livelli di attivatore del
plasminogeno, ▼ espressione di melloproteinasi
(enzimi degradanti la matrice stromale
extracellular)
• Le cellule stromali endometriali  progenitori
delle cellule deciduali  originano dalle primitive
cellule staminali mesenchimali uterine, sono
responsive ai segnali ormonali e sintetizzano PG
• Le cellule deciduali producono: prolattina, renina,
relaxina, IGFs, IGFBPs
Impianto
• Rimozione della zona pellucida  enzimi proteolitici
(trofoblasto, utero)
c) Fase di attacco
• Apposizione ed aderenza delle cellule del trofoblasto alle
cellule epiteliali dell’endometrio  modificazioni epiteliali e
stromali dell’endometrio
• Impianto non-invasivo  è mantenuta l’integrità
dell’epitelio endometriale che è incorporato dalla placenta
• Impianto invasivo  penetrazione attraverso le cellule
epiteliali della blastocisti
• Contatto di poche cellule T con le cellule endometriali
• In poche ore nella sottostante area stromale  aumentata
permeabilità vascolare, edema localizzato, modificazioni della
componente della matrice intercellulare e della morfologia delle
cellule stromali e progressiva formazione e neoformazione di
capillari (reazione deciduale). Dopo 2-3gg la
decidualizzazione si diffonde a tutto l’endometrio
(decidualizzazione secondaria)
b) Fase invasiva
• Erosione dell’epitelio superficiale (entro poche ore):
i processi trofoblastici sembrano scorrere liberi tra
le cellule epiteliali adiacenti e digerirle.
Differenziazione del sinciziotrofoblasto,
citotrofoblasto  riserva proliferativa per generare
nuove cellule T.
• Distruzione delle ghiandole endometriali e delle
cellule stromali adiacenti al trofoblasto
• Profondità di invasione variabile: profonda
(interstiziale: uomo, scimpanzè), parziale
(eccentrica: cane, gatto, ratto)
• Invasività trofoblastica  reazione deciduale
• Efficienza del transfer placentare  scarse evidenze
che dipenda dagli strati tra circolo materno e fetale
 variabili meccanismi di trasporto
Controllo del processo di impianto
• Recettività dell’endometrio:
La blastocisti evoca una profonda reazione uterina ma solo
in una finestra di tempo molto stretta durante il ciclo
mestruale, durante il quale l’endometrio è recettivo
all’impianto.
La recettività è definita morfologicamente da:
i) comparsa di protrusioni apicali
epiteliali (pinopodi), che assorbono fluidi uterini e riducono
il volume della cavità uterina consentendo una piena
apposizione della blastocisti all’epitelio sottostante
ii) perdita delle cariche negative di
superficie, riduzione dei microvilli, assottigliamento del
rivestimento mucoso nel sito di attacco
• Fase prerecettiva: lunghi microvilli apicali, elevate
cariche elettriche di superficie, spesso rivestimento di
glicoproteine
• Fase refrattaria: segue la fase recettiva  ostilità
uterina all’impianto del trofoblasto
• Necessità di coordinazione tra sviluppo e trasporto della
blastocisti e recettività endometriale
Sincronizzazione recettività
endometriale/attivazione blastocisti
• Recettività endometriale: fase del periodo di
maturazione endometriale in cui la B può
impiantarsi 20-24 di un regolare ciclo di 28gg
• Modificazioni istologiche: ⇑vascolarizzazione,

B­U signalling
⇑edema, ⇑att secret gh, pinopodi ⇒ epitelio
superficiale endoluminale
• Segnali di sincronizzazione:
E ⇑ proliferazione epitelio endometriale
P ⇑ cellule stromali
GH, peptidi, citochine: ⇑ LIF
Molecole di adesione, mucine,
• Attivazione blastocisti: LIF, TGFα, TGFβ,IL-1,
IL-6, PGE2, PAF, HB-EGFgenes ⇒ sito
Determinanti della
recettività
endometriale

• il dominio del P è essenziale per l’impianto ed il successivo


sviluppo embrionale, ma le modificazioni della recettività
dell’epitelio di rivestimento sono mediate dagli E ovarici o anche
prodotti dalla blastocisti.
Dopo ovariectomia e soppressione E ovarici nel ratto mantenendo
artificialmente P  il concepito entra in utero ma non si impianta
e rimane libero nella cavità uterina. La successiva
somministrazione di E attiva la blastocisti e l’impianto (delayed
implantation)
• Facultative delayed implantation: nel ratto si
verifica naturalmente in relazione
all’allattamento  suckling  sopprime E

• Obligatory delayed implantation: in alcuni animali


(capriolop, tasso, elefante, orso bruno) B viene
tenuta quiescente in utero per molto tempo (sett-
mesi  diapausa) per consentire la nascita in
periodi dell’anno in cui le condizioni nutrizionali
diventano migliori
PLACENTAZIONE

• 1-PASSAGGIO DALLA FASE ISTIOTROFA A


QUELLA EMATOTROFA
 Durante la fase istiotrofa della crescita il
prodotto del concepimento assorbe sostanze ed
espelle prodotti di rifiuto nel fluido endometriale
che lo circonda. Queste sostanze passano
attraverso la sottile “corazza” di trofoblasto e si
distribuiscono per “diffusione semplice”
attraverso le cavità e i tessuti del concepito
 Il MESODERMA del prodotto del concepimento intanto
 si espande e si formano vasi sanguigni che lo invadono
e si uniscono a formare un’estesa rete vascolare. Avviene
la formazione del sangue nel mesoderma del sacco
vitellino e con lo sviluppo dell’embrione si forma nel
mesoderma cardiaco un cuore primitivo
2-FORMAZIONE DELLA PLACENTA
• CARATTERISTICHE DELLA PLACENTA CORIO-
ALLANTOIDEA
 Proliferazione estesa del tessuto coriale per
una grossa area di scambio

 Elevato sviluppo vascolare delle componenti


materna e fetale
 Giustapposta “intimità”, ma fisicamente
separata, tra flusso sanguigno materno e fetale
PLACENTA UMANA
 Nella placenta emomonocoriale umana lingue o
“villi” di sincizio-trofoblasto contenenti involucri
di tessuto mesodermico nei quali scorrono vasi
sanguigni, penetrano profondamente nel tessuto
materno a formare un’intensa rete.
 Ogni vaso sanguigno villoso, con una
progressiva ramificazione da una divisione a metà
dei vasi ombelicali, è separato da un sottile strato
di sincizio-trofoblasto. Alla punta del villo
terminale i capillari sono dilatati e formano
circonvoluzioni tortuose
tali da garantire un flusso
rallentato per favorire lo scambio
di metaboliti con il sangue materno.
 Le proiezioni terminali dei villi si insinuano in
“bacini fenestrati” (nella parte centrale e
periferica)
▼▼
• Ogni bacino è chiamato LOBULO FETALE
– in ogni lobulo si gettano le arterie spiraliformi
– la pressione del sangue determina la sua circolazione
attraverso le pareti fenestrate del lobulo verso i sottili
villi terminali
▼▼
• Più di 200 lobuli formano la
PLACENTA UMANA MATURA
spessa 3 cm e 15-20 cm di diametro
FLUSSO SANGUIGNO PLACENTARE
• GITTATA CARDIACA ⇒ incremento del 25% in risposta
al carico periferico
• FLUSSO SANGUIGNO
MATERNO ⇒ irrora la placenta attraverso
l’arteria uterina e l’ovarica e
• costituisce il 10% della gittata
cardiaca totale a termine di
gravidanza
• ARTERIA UTERINA ⇒ percorre le pareti laterali
dell’utero dando da 9 a 14 ram
ognuno dei quali penetra
fino al terzo
distale del miometrio
• ANASTOMOSI ⇒ intervengono tra i rami della
arteria ovarica e uterina e da queste si dipartono una serie d
arterie arcuate che, percorrendo la parete anteriore e
posteriore del miometrio creano un ricircolo. Da questo
nascono arterie radiali che irrorano l’endometrio basale, a
questo punto le cosiddette arterie basali ditribuiscono le
CIRCOLO A BASSA PRESSIONE
∀ → Le cellule trofoblastiche migrano attivamente
nelle terminazioni erose delle arterie spirali
(TROFOBLASTO ENDOVASCOLARE) ostruendole
parzialmente e così abbassando la velocità di
flusso sanguigno materno
∀ → Anche il flusso fetale è diminuito per l’aumento
dell’area d’intersezione vascolare dato dalla
profusione dei rami e dalla dilatazione dei capillari
=> mancata invasione del sinciziotrofoblasto =
possibile causa di GESTOSI

• la circolazione fetale opera a bassa pressione
N.B. i capillari fetali non colassano essendo bassa
anche la pressione di perfusione materna (4-
10mmHg) dentro gli spazi intervillosi
Tappe della fertilizzazione e delle
successive fasi di sviluppo
• Fertilizzazione-tube ⇒ 24-48h dopo ovulazione
• Stadi iniziali (zigote ⇒ morula 12-16 cell),
embrione all’interno di un rivestimanto non
adesivo (zona pellucida) ⇒ tuba
• 2-3gg postfertilizzazione ⇒ E entra in utero
• Morula ⇒ blastocisti (32-64 cell) ⇒ cell diff (outer
and inner mass)
• Entro 72h dall’ingresso in utero ⇒ embrio fuori
dalla ZP ⇒ esposizione strato esterno-S
• Impianto dopo 6-7gg dopo fertilizzazione