Sei sulla pagina 1di 21

ANTIGENI CD

Nella prima Conferenza sugli antigeni di


differenziazione leucocitaria (1982) fu
introdotto il termine “Cluster of
Differentiation” per aiutare a classificare
quegli anticorpi che erano in grado di
riconoscere antigeni con una simile
distribuzione tissutale
La nomenclatura prevede che un marcatore di superficie
che identifichi un particolare stipite cellulare o un certo
stadio differenziativo, che abbia una struttura
biochimica definita e che sia riconosciuto da un gruppo
(cluster) di anticorpi monoclonali diversi sia considerato
un membro di un cluster of differentiation

Tutti gli antigeni di membrana dei leucociti che


abbiano una struttura definita sono designati con la
sigla CD

_HLDA → HCDM (Human Cell Differentiation Molecules)


HUMAN LEUKOCYTE DIFFERENTIATION ANTIGENS
(HLDA) WORKSHOPS

lo scopo principale di questi incontri (uno ogni 4 anni dagli anni ’80) è
sempre stato assegnare un “codice CD” a nuove molecole ben
caratterizzate e verso le quali fossero disponibili anticorpi di buona
qualità (almeno 2)

col miglioramento delle tecniche di biologia molecolare sono sempre di più


gli antigeni espressi sulla superficie dei leucociti identificati tramite
clonaggio genico

con l’ultimo workshop (HLDA8, Adelaide, dicembre 2004) sono stati


identificati 95 nuovi CD → probabilmente gli antigeni CD finora
descritti sono solo una piccola frazione
LA NOMENCLATURA CD PER I
MARCATORI LINFOCITARI

antigeni marcatori
IMPORTANZA DEGLI ANTIGENI CD:

T helper : CD3+CD4+CD8-
Classificazione dei linfociti CTL : CD3+CD4-CD8+

Linfociti B :CD19+CD21+
Natural killer :CD16+
Marker per la diagnosi o il monitoraggio di malattie
linfociti T CD4+/CD8+
circolanti nell’AIDS

Favoriscono fenomeni di adesione e di interazione tra cellule


Integrine, selectine

Mediano l’attivazione dei linfociti stessi


CD40
……nell’isolamento di specifiche cellule

Isolamento di monociti

Isolamento di sottopopolazioni
linfocitarie
PROTEIN MICROARRAY E ANTIGENI CD

Conoscere il profilo di espressione di proteine, la loro regolazione e le


interazioni a cui partecipano è essenziale per poter diagnosticare e/o
monitorare stati patologici

PROTEIN MICROARRAY
CITOFLUORIMETRIA

Sonda fluorescente
legata ad un
anticorpo anti-
CD4
CITOFLUORIMETRIA

E’ possibile coniugare due anticorpi


con diversi fluorocromi ed individuare
CD4-orangeCD3- green
più marcatori contemporaneamente.

Laser

Le cellule marcate possono FALS Sensor


essere identificate e misurate
in base ad una fluorescenza Fluorescence
specifica e ad una intensità di detector
fluorescenza specifica. (PMT3, PMT4
etc.)
CITOFLUORIMETRIA: analisi dei dati

Esempio di istogramma Esempio di dot-plot


PATTERN DI DIFFERENZIAZIONE DEI GRANULOCITI NEL MIDOLLO OSSEO
PATTERN DI DIFFERENZIAZIONE DEI MONOCITI NEL MIDOLLO OSSEO
PATTERN DI DIFFERENZIAZIONE DELLE CELLULE B
NEL MIDOLLO OSSEO
IMPORTANZA DEGLI ANTIGENI CD:

T helper : CD3+CD4+CD8-
Classificazione dei linfociti CTL : CD3+CD4-CD8+

Linfociti B :CD19+CD21+
Natural killer :CD16+

Marker per la diagnosi o il monitoraggio di malattie

Favoriscono fenomeni di adesione e di interazione tra cellule


Integrine, selectine

Mediano l’attivazione dei linfociti stessi


CD40
…ALCUNI ESEMPI

Antigeni CD nei tumori :


Le molecole espresse dalle cellule tumorali (antigeni di
differenziamento) possono essere usate come bersaglio di
immunoterapie e come mezzo per l’identificazione del tessuto da cui
deriva il tumore
CD10 e CD20 nei
tumori dei linfociti B

CD4 come recettore di HIV :


La prima tappa del processo di fusione dell’envelope virale con la
membrana della cellula bersaglio è il legame di gp120 a CD4, a cui
segue l’interazione anche con un corecettore (famiglia recettori per
chemochine)
CD4

• CD4 è una proteina presente sulla


superficie di cellule diverse quali i linfociti T
helper, macrofagi e cellule dendritiche;

• CD4 si lega alla glicoproteina gp120 che è


espressa sulla superficie del virus HIV
• Sia i linfociti T helper sia cellule dendritiche e macrofagi
presentano recettori CD4 sulla superficie cellulare;

• Nella fase asintomatica, l’HIV ha una affinità


relativamente bassa per i primi, ma con il progredire
della malattia i linfociti T helper possono diventare fino a
10 volte meno.

• I macrofagi, pur esprimendo CD4 sono più resistenti


all’effetto citopatico del virus.
……in terapia

è utilizzato un anticorpo diretto contro un


antigene tumorale coniugato con un anticorpo
anti-CD3 (il primo anticorpo monoclonale
murino entrato nei protocolli clinici): in questo
modo, è possibile indirizzare le cellule
citotossiche effettrici verso il bersaglio tumorale.
L’anticorpo anti-CD3 non solo serve a portare a
contatto della cellula neoplastica la cellula
effettrice, ma provoca anche l’attivazione di
questa.
Antigeni CD nei trapianti :
È possibile indurre uno stato di
anergia periferica inibendo
parzialmente la risposta T al
trapianto, ad esempio bloccando i
segnali costimolatori:

uso di antagonisti di B7 (APC)


per impedirne l’interazione col
recettore CD28 espresso dai
linfociti T alloreattivi
uso di anticorpi contro
CD40L per impedirne
l’interazione con le molecole
di CD40 presenti sulle APC

Prolungamento della sopravvivenza dei trapianti


cardiaci in seguito al blocco della trasduzione del
segnale da parte di CD40 e CD28